Il blog di Gabriele Del Grande. Quattro anni di viaggi nel Mediterraneo lungo i confini dell'Europa. Alla ricerca delle storie che fanno la storia. La storia che studieranno i nostri figli, quando nei testi di scuola si leggerà che negli anni duemila morirono a migliaia nei mari d'Italia e a migliaia vennero arrestati e deportati dalle nostre città. Mentre tutti fingevano di non vedere.
31 August 2009
Llegan dos pateras a Canarias con un inmigrante muerto
Madrid - 31/08/2009 - Dos pateras han alcanzado las costas canarias en el último día de agosto, un mes en el que hasta hoy y por primera vez en diez años no habían llegado cayucos a las islas. En una de las embarcaciones, en la que viajaban cinco sin papeles, uno ha resultado muerto nada más llegar a la playa. Los otros cuatro se encuentran en buen estado. Además, otra patera con diez inmigrantes magrebíes ha arribado poco antes a las costas de Lanzarote y entre sus ocupantes viajaban una mujer y cuatro menores.
La primera embarcación llegó por sus propios medios hasta Cueva del Trigo en el municipio de Granadilla (Tenerife) y fue un excursionista que estaba en la zona el que sobre las 8.00 de la mañana alertó de su presencia. Hasta el lugar se trasladó personal de Cruz Roja para atender a los inmigrantes pero no pudieron hacer nada para salvar la vida de uno de ellos.
La otra patera ha sido localizada por la Guardia Civil a una milla de la zona de Puerto del Carmen, con todos sus ocupantes en aparente buen estado de salud, según ha informado a Europa Press el Centro Coordinador de Emergencias. La Cruz Roja recibió una alerta sobre las 2.00 de la madrugada indicando que una patrulla de la Guardia Civil había localizado una patera y que estaba siendo trasladada hasta la capital de la isla.
Agosto, tradicionalmente un mes de cayucos, era el tercer mes sin que hasta hoy entraran embarcaciones con inmigrantes a Canarias. Tampoco fue detectada ninguna barca durante los meses de abril y mayo. Al menos desde 1999 no se registraba un mes sin llegadas de inmigrantes por mar a Canarias. En lo que va de año han entrado ilegalmente en enbarcaciones en España casi 5.000 inmigrantes, la mayoría por Andalucía, casi un 40% menos que en 2008.
Respingimento: tensione a bordo della motovedetta della Gdf
Sul pattugliatore d'altura Denaro della Guardia di Finanza sono seguiti momenti di tensione. I respinti, in gran parte rifugiati somali, si sarebbero infatti rifiutati di essere trasbordati sulle unità libiche. Il corrispondente ribadisce a Fortress Europe: "Parlavano somalo, erano tutti somali, come sulla barca respinta l'11 agosto scorso". Alla fine è stato deciso per motivi di sicurezza di dirottare il pattugliatore direttamente verso Tripoli, dove l'unità militare italiana è approdata intorno alle 13.00.
Intanto si fa sentire la Commissione europea, che ha annunciato alla stampa che invierà una richiesta di informazioni a Malta e all'Italia proprio sull'ultimo respingimento. In particolare, la Commissione sottolinea che "qualunque essere umano ha diritto di sottoporre una domanda che gli riconosca lo statuto di rifugiato o la protezione internazionale", ricordando poi quanto aveva già affermato in proposito il commissario alla Giustizia, libertà e sicurezza, Jacques Barrot, in una lettera del 15 luglio scorso al presidente della Commissione europarlamentare Libertà civili, Lopez Aguilar. Peccato però che le parole di Barrot stridano con gli sforzi della diplomazia europea a collaborare con la Libia. Per chi ha poca memoria, rimandiamo ai rapporti di Frontex in merito...
30 August 2009
Brevi dalla frontiera n° 6
CITTÀ DEL MESSICO, 30 AGO 2009 - Sono almeno 246 i messicani morti durante i primi sette mesi dell'anno in corso mentre cercavano di entrare illegalmente nel territorio degli Stati Uniti. Lo ha reso noto oggi il ministero messicano degli Esteri. Il dicastero ha precisato che la maggior parte dei decessi è avvenuta nel deserto dell'Arizona, la causa più comune di morte è stata la deidratazione e l'età delle vittime oscilla fra i 18 e i 45 anni. Questi dati, prosegue la stessa fonte, mostrano una tendenza, seppur lieve, alla diminuzione delle morti di emigrati negli ultimi quattro anni: nel 2005, infatti, i casi registrati sono stati 443, e l'anno scorso 344. Quanto ai respinti dagli Usa e rispediti in Messico da Tucson (Arizona), nel 2008 sono stati 18.464 (13.590 uomini e 4.874 donne), il che porta il totale registrato dal 2004 a 82.339 (65.786 uomini e 16.553 donne) L'anno scorso, inoltre, sono stati respinti 17.772 minorenni non accompagnati. (ANSA)
UNHCR, PREOCCUPAZIONE PER NUOVI RESPINGIMENTI
PALERMO, 30 AGO 2009 - L'alto commissariato Onu per i rifugiati esprime «preccupazione», dopo l'ennesimo respingimento in Libia deciso oggi dal governo italiano nei confronti di altri 75 migranti intercettati al largo delle coste siciliane. «La politica dei respingimenti - osserva Laura Boldrini, portavoce in Italia dell'Unhcr - invece di arginare il fenomeno dell'immigrazione sembrebbe tradursi in realtà in una forma di penalizzazione nei confronti dei richiedenti asilo, persone in fuga da guerre e persecuzioni che hanno diritto ad ottenere protezione. È il caso dei 75 migranti riportati oggi a Tripoli che, secondo le prima informazioni, sarebbero somali, un paese che da circa vent'anni vive in condizioni di completa anarchia, una situazione che colpisce sopratutto la popolazione civile». (ANSA)
UE IN CAMPO, PIANO RIPARTIZIONE RIFUGIATI
(di Ugo Caltagirone) - BRUXELLES, 30 AGO 2009 - Dopo la tragedia dei profughi eritrei l'Europa prova a scuotersi, e a fare qualcosa di concreto per migliorare l'accoglienza dei rifugiati in fuga da regimi oppressivi. E per non lasciare soli Stati come Italia e Malta (ma anche Grecia e Spagna) sempre più impegnati nella difficile gestione dei flussi di immigrazione irregolare attraverso il Mediterraneo. Obiettivo della Commissione europea - che mercoledì proporrà un piano per la ripartizione tra tutti i Paesi Ue degli immigrati che hanno diritto d'asilo - è quello di dar vita ad una vera e propria «azione congiunta», lanciando a tutte le capitali del Vecchio Continente l'appello per una maggiore solidarietà. Bruxelles, pur ribadendo che la lotta all'immigrazione clandestina resta un affare di competenza dei singoli Stati, vuol dunque dimostrare di non essere sorda alle richieste di aiuto giunte a più riprese soprattutto da Roma e La Valletta. E spinge perchè il 'Patto europeo per l'immigrazione e l'asilò - siglato un anno fa e fortemente voluto dal presidente francese Nicolas Sarkozy - non resti lettera morta. La strada, però, resta più che mai in salita. Ci sono infatti le resistenze di Paesi come Germania, Olanda e Austria, investiti a loro volta da un notevole flusso migratorio e restii a farsi carico di quote di immigrati che arrivano dalla frontiera sud dell'Europa. A ciò si aggiunge la sostanziale indifferenza delle principali capitali dell'est europeo che non si sentono toccate dal problema. Ma la Commissione Ue - come si legge nella bozza di comunicazione preparata dai servizi di Jacques Barrot, succeduto a Franco Frattini sulla poltrona di commissario competente sui problemi dell'immigrazione - chiede che l'Europa assuma un ruolo più incisivo sul fronte di un'accoglienza «ordinata e sicura» dei rifugiati, a partire da un sistema più efficace per verificare chi può beneficiare del diritto d'asilo e chi no. Un modo questo - si sottolinea a Bruxelles - che serve anche a scoraggiare l'immigrazione clandestina. Ecco, dunque, le cinque 'linee guidà che l'esecutivo europeo chiede di seguire nel mettere nero su bianco un piano comune tra tutti e 27 gli Stati membri: innanzitutto - si legge nel documento della Commissione - la partecipazione dei Paesi al programma dovrà restare su base volontaria; il contributo di ogni Stato dovrà quindi essere rapportato alle reali possibilità di accoglienza; si dovrà poi prevedere la possibilità di una revisione annuale del sistema di ripartizione dei rifugiati; andranno inoltre coinvolte le organizzazioni internazionali (come l'Unhcr e le Ong specializzate); infine - si legge nel testo di Bruxelles - il programma dovrà essere progressivamente sviluppato in base alle esperienze che saranno via via acquisite. Attualmente sono 10 i Paesi Ue che partecipano regolarmente a una ripartizione dei rifugiati da accogliere su base annua: Svezia, Danimarca, Finlandia, Olanda, Gran Bretagna, Irlanda, Portogallo, Francia, Romania e Repubblica Ceca. Ma nel corso del 2008, ad esempio, altri Paesi, come l'Italia, la Germania, il Belgio e il Lussemburgo, si sono impegnati ad accettare una parte dei rifugiati iracheni ospitati da Siria e Giordania. (ANSA).
ERITREI; VESCOVO PRATO, VITTIME INCURIA UMANA
PRATO, 29 AGO 2009 - Gli eritrei vittime del naufragio sono «sicuramente vittime anche dell'incuria umana e come tali ora sono presso Dio». È questo uno dei passaggi dell'omelia pronunciata da monsignor Gastone Simoni, vescovo di Prato, durante la messa celebrata questa sera nel duomo di Prato in suffragio dei 73 eritrei morti durante il loro viaggio della speranza, come di tutti coloro che sono periti per tentare di raggiungere le coste del nord del mondo. Lo rende noto la diocesi di Prato, «Non si organizza bene la Terra mettendo da parte le grandi indicazioni della Parola di Dio - ha aggiunto il presule -. Non si fanno buone leggi se non si guarda alla legge di Gesù. Certo noi cristiani non siamo ingenui, anche quando parliamo di immigrazione. Respingiamo l'accusa di essere quelli che vogliono accogliere tutti indiscriminatamente e disordinatamente e che non si preoccupano delle conseguenze per la società, non sapendo tradurre la solidarietà in atti legislativi concreti. Sappiamo bene qual è la complessità dei problemi. Proprio per questo respingiamo la critica di essere buonisti». Alla messa ha partecipato anche il sacerdote eritreo Abbà Dawit, che al termine ha recitato la preghiera dell'eterno riposo nella lingua tigrina, uno degli idiomi del Corno d'Africa.(ANSA).
RIMPATRIATI DA CATANIA 33 CITTADINI EGIZIANI
Roma, 29 ago 2009 - È stato rimpatriato dall'aeroporto di Catania a cura della Polizia di Stato il primo gruppo di 33 cittadini egiziani che lo scorso 26 agosto erano stati intercettati, a bordo di un peschereccio in navigazione a 14 miglia dalle coste di Siracusa. Il peschereccio, partito dal bacino orientale del Mar Mediterraneo, il 25 agosto 2009, era monitorato con tracciatura radar dagli organismi info-investigativi italiani, coordinati dalla Direzione Centrale dell'Immigrazione e della Polizia delle Frontiere della Polizia di Stato. I 52 stranieri sbarcati sulle coste italiane erano privi di documenti identificativi e per evitare il rimpatrio, hanno riferito di essere curdo-iracheni, mentre in 18 hanno affermato di essere minorenni. Dagli accertamenti effettuati dagli organi di polizia è emersa invece l'origine egiziana dei 52 immigrati e la presenza di 10 minorenni. Tutti i 52 stranieri sono stati denunciati per ingresso illegale sul territorio nazionale. Con il rimpatrio dei 33 cittadini egiziani, si è chiusa la prima fase di una complessa operazione, che ha consentito al personale della Task Force antimmigrazione di procedere anche all'arresto dei 2 scafisti egiziani ed al sequestro del peschereccio. (Sin/Col/Adnkronos)
GADDUR, ORA CONTROLLARE CONFINI SUD LIBIA SERVE TECNOLOGIA
(di Fabrizio Finzi) ROMA, 28 AGO 2009 - L'accordo tra Italia e Libia per frenare l'immigrazione sta funzionando ma ora serve un ulteriore sforzo: pensare ai confini a sud della Libia, quelli da dove entrano attraverso il deserto i flussi della disperazione che poi si riversano sulla costa mediterranea per tentare la sorte in Italia. Questo è il messaggio lanciato dall'ambasciatore libico a Roma, Abdulhafed Gaddur in una intervista all'ANSA alla vigilia della visita del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi a Tripoli. «L'accordo sull'immigrazione funziona anche se ci sono alcuni punti ancora non applicati come la riorganizzazione del sistema di sorveglianza dei confini sud della Libia», ha spiegato Gaddur. L'ambasciatore si trova a Tripoli proprio per preparare la visita del premier italiano che celebrerà l'anniversario della firma del Trattato di amicizia e cooperazione. Un'intesa lungamente cercata dall'Italia e che ha chiuso definitivamente il contenzioso sulle pagine buie del colonialismo italiano in Tripolitania e Cirenaica. Serve al più presto, in sostanza, un sistema di sorveglianza «ad alta tecnologia» che possa scrutare con facilità gli immensi confini desertici del sud della Libia. Un'alta tecnologia che potrebbe essere messa a disposizione, ha riferito il diplomatico, dalla Finmeccanica. Una necessità sulla quale l'Italia sembra concordare visto che proprio ieri il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, ha inviato una lettera alla Libia nella quale, tra le altre cose, si sottolinea la volontà di completare questi accordi velocemente. Un sistema complesso e tecnologico che per metà dovrebbe essere finanziato dall'Unione europea: «l'altra metà - ha precisato Gaddur - dovrebbe pagarla la Ue perchè fa parte dell'accordo per la liberazione delle infermiere bulgare» accusate di aver inoculate l'Aids a centinaia di bambini libici e liberate dopo una lunga trattativa con diversi Paesi europei. In questo contesto tutto è pronto a Tripoli per l'arrivo di Silvio Berlusconi, ad un anno esatto dalla firma dell'Accordo di amicizia di Bengasi. L'ambasciatore ha spiegato che il premier avrà un colloquio con il leader libico già al suo arrivo a Tripoli nel pomeriggio del 30 agosto. Quindi si sposterà a circa 20 chilometri da Tripoli nel punto dove dovrebbe passare il tracciato dell'autostrada costiera la cui costruzione fa parte dell'Accordo. Berlusconi si troverà a visitare due progetti appositamente realizzati, attraverso giganteschi modellini, di quella che sarà la futura autostrada che dovrebbe unire l'Egitto alla Tunisia. Non mancherà successivamente una veloce visita ad una linea ferroviaria, alla costruzione della quale partecipa anche l'Ansaldo. Quindi, in serata, la visita del premier si concluderà con la cena dell'Iftar (la cena che conclude il digiuno). (ANSAmed)
NOVE AFGHANI IN TIR COCOMERI SBARCATO A ANCONA
ANCONA, 28 AGO 2009 - Nove immigrati afghani, fra cui tre diciassettenni, che tentavano di entrare in Italia nascosti in un tir carico di cocomeri, sono stati scoperti ad Ancona dalla Polizia di frontiera allo sbarco del traghetto greco Superfast. Si erano introdotti nel rimorchio dell'autoarticolato all'insaputa dell'autista, un cittadino greco, forzando il portellone. I maggiorenni, tutti uomini, sono stati reimbarcati sulla stessa nave, diretta a Patrasso. I tre ragazzini affidati ai Servizi sociali del Comune di Ancona. Nessun addebito è stato mosso al camionista.(ANSA)
TRA MALTA E LIBIA RINGRAZIAMENTI E GRATITUDINE
LA VALLETTA (MALTA), 25 AGO 2009 - «La Libia comprende la difficile situazione che sta affrontando Malta sul fronte dell'immigrazione clandestina». Lo ha detto il segretario agli esteri libico Suleiman Shoumi, in visita ufficiale a La Valletta. L'esponente libico ha incontrato il ministro degli Esteri maltese Tonio Borg che ha espresso la «gratitudine» del governo della Valletta per «gli sforzi e gli impegni» presi da Tripoli nel controllare il fenomeno «tramite i pattugliamenti in mare». Intanto si è appreso di una imminente visita ufficiale a Malta del leader libico Gheddafi, mentre il Presidente maltese George Abela sarà a Tripoli l' 1 settembre, giorno del 40/mo anniversario della rivoluzione libica. (ANSA)
RICORDATO A VILLA LITERNO JERRY MASSLO
CASERTA, 25 AGO 2009 - Jerry Essan Masslo, l'immigrato sudafricano ucciso da tre giovani italiani nel corso di una rapina mentre si trovava con altri connazionali in una baracca, nella quale vivevano a Villa Literno (Caserta), è stato ricordato oggi in una cerimonia svoltasi nel cimitero del centro agricolo dove è sepolto. L'incontro di autorità locali, rappresentanti di associazioni di volontariato, della Cgil regionale e del Forum degli immigrati, è stato promosso dall'associazione di volontariato medico sociale «Jerry Essan Masslo», componente del costituendo Forum regionale per i diritti civili e contro il razzismo. Un mazzo di fiori è stato deposto davanti alla tomba dell'immigrato sudafricano, diventato simbolo dell'antirazzismo in Campania. Il presidente dell'associazione «Masslo», ha presentato l'iniziativa «Da Villa Literno a Villa Literno», che si terrà il 26 e 27 settembre prossimi, nel corso dei quali si svolgeranno dibattiti e spettacoli sul tema dell'immigrazione in Campania negli ultimi venti anni.(ANSA)
MALTA A FRATTINI,NOI PRIMI INTERVENIRE
ROMA, 24 AGO 2009 - Il ministro degli Esteri maltese, Tonio Borg, replicando al titolare della Farnesina, Franco Frattini, sostiene che «è stato un aereo del Frontex (missione di pattugliamento Ue, ndr) basato alla Valletta a localizzare il gommone con cinque immigrati a bordo e che è stata la Guardia costiera maltese a raggiungere per prima il battello». Lo riferisce una nota del ministero degli Esteri della Valletta. Borg ribadisce inoltre che «la posizione (sostenuta da Frattini, ndr) secondo cui se l'area di ricerca e soccorso di competenza maltese fosse stata più piccola la tragedia dei 75 eritrei non sarebbe accaduta, è sbagliata perchè l'incidente - secondo quanto riferito dai migranti sopravvissuti - si è verificato fuori dall'area di competenza maltese e le autorità di Malta non ne erano per niente a conoscenza». La nota sottolinea infine che «la prima volta in cui il gommone è stato individuato dall'aereo Frontex si trovava ancora nelle acque libiche e che a bordo c'erano solo cinque persone». (ANSA)
GUARDIA COSTIERA RECUPERA CADAVERE A LARGO DI LINOSA
Palermo, 22 ago 2009 - (Adnkronos) - Il cadavere di un uomo extracomunitario è stato recuperato a sud di Linosa da una motovedetta della Capitaneria di porto di Lampedusa (Agrigento). Il cadavere, in avanzato stato di decomposizione, potrebbe essere trasferito direttamente a Porto Empedocle nell'agrigentino. Potrebbe trattarsi di uno dei migranti morti nell'ultimo viaggio della speranza. L'altro ieri, infatti, a sud di Lampedusa gli uomini della Guardia di finanza hanno tratto in salvo 5 eritrei su un gommone alla deriva. Gli extracomunitari hanno riferito ai soccorritori di far parte di un gruppo più ampio e di aver perso durante la traversata nel Canale di Sicilia 73 compagni di viaggio, morti per la fame e gli stenti e gettati in mare. Finora sono 9 i cadaveri avvistati dalle autorità maltesi nel Canale di Sicilia. (Loc/Col/Adnkronos)
MINISTRO MALTESE, NON FIRMEREMO ACCORDO ITALIA
LA VALLETTA, (MALTA) 22 AGO 2009 - Malta non firmerà un accordo con l'Italia che propone la riduzione della zona di salvataggio in mare (Sar) di competenza dell'isola-Stato. Lo ha detto il ministro degli Esteri della Valletta, Tonio Borg, rispondendo alle dichiarazioni apparse sul Corsera dal ministro degli Esteri Franco Frattini. «Non firmeremo, nonostante le pressioni», ha detto il ministro Borg. La questione della zona Sar è in discussione tra Roma e La Valletta da 10 anni, ma nessun accordo è stato raggiunto.(ANSA)
ERITREI; MALTA AVVISTA OTTAVO CADAVERE
LA VALLETTA (MALTA), 21 AGO 2009 - Un altro cadavere, l'ottavo nel giro di pochi giorni, è stato avvistato in mare dagli aerei di stanza a Malta impegnati nella Missione Frontex, il pattugliamento congiunto del Mediterraneo. I corpi, tutti in avanzato stato di decomposizione, potrebbero appartenere ai migranti che erano sul gommone con i cinque eritrei soccorsi ieri al largo di Lampedusa. I maltesi hanno spiegato che non è stato possibile il loro recupero perchè si troverebbero in acque di competenza libica. I primi quattro cadaveri sono stati individuati martedì scorso, altri tre ieri sera quando le autorità della Valletta hanno comunicato ufficialmente a quelle italiane l'avvistamento. (ANSA)
11 IRACHENI IN PORTO ANCONA
ANCONA, 21 AGO 2009 - La polizia di frontiera ha individuato ieri pomeriggio 11 iracheni, di età compresa tra i 23 e i 29 anni, nel porto di Ancona in attesa di entrare illegalmente in Italia durante lo sbarco dei passeggeri dalla Superfast proveniente da Patrasso. La loro presenza era stata segnalata dal comandante della nave. Gli 11 si accingevano ad eludere i controlli, nascondendosi nei rimorchi o sotto le parti meccaniche dei Tir. Sono stati respinti al Paese di provenienza.(ANSA)
CAGLIARI, INTERCETTATI 11 IMMIGRATI ALGERINI
Cagliari, 21 ago 2009 - Undici immigrati algerini sono stati intercettati dai carabinieri nei pressi di Porto Pino (Carbonia Iglesias). Gli stranieri sono stati accompagnati nel Centro di prima accoglienza di Elmas (Cagliari). Ieri erano stati individuati altri 17 connazionali appena sbarcati con un barchino. (Rag/Col/Adnkronos)
TRASFERITI IN CIE 44 MIGRANTI SBARCO LAMPEDUSA
PALERMO, 21 AGO 2009 - Sono stati trasferiti nei Centri di identificazione ed espulsione di Brindisi e Lamezia Terme la maggior parte dei 44 migranti (e non 45 come era stato comunicato in un primo tempo) intercettati ieri pomeriggio da una motovedetta della Guardia Costiera a un miglio e mezzo da Lampedusa. Gli extracomunitari, giunti alle 5 di stamani a Porto Empedocle, sono stati subito smistati verso i Cie, tranne tre minori accompagnati presso alcune comunità protette individuate dall'ufficio minori. (ANSA)
11 MIGRANTI SBARCANO A LINOSA
LAMPEDUSA (AGRIGENTO), 21 AGO 2009 - Un gruppo di 11 migranti è stato bloccato dai carabinieri a Linosa, la più piccola delle Pelagie. Gli extracomunitari, tutti marocchini, sarebbero riusciti ad approdare direttamente sull'isola con un peschereccio che si è poi allontanato; le forze dell'ordine non hanno infatti trovato alcun barcone lungo il litorale. Gli immigrati sono stati accompagnati nel Centro Polivalente dell'isola, in attesa di essere trasferiti a Porto Empedocle con il traghetto di linea. Ieri a Lampedusa si erano registrati tre sbarchi in poche ore: dopo il gommone con cinque eritrei, soccorso in mattinata da una motovedetta della Guardia di Finanza, una piccola imbarcazione con altri cinque tunisini è riuscita ad approdare nel pomeriggio a cala Croce, mentre un barcone con 45 persone è stato intercettato a un miglio e mezzo dalla costa. (ANSA)
Libia: firmato accordo operativo tra Oim e Acnur
Libya - The UN High Commissioner for Refugees (UNHCR) and IOM offices in Libya have signed a comprehensive cooperation agreement to address the many pressing needs of migrants, refugees and asylum seekers who are currently in reception and detention centres in Libya.
Under the agreement signed on 27 July in Tripoli, IOM and UNHCR will work with the relevant Libyan authorities and civil society to provide humanitarian assistance to concerned persons in reception and detention centres.
Joint UNHCR and IOM teams will be set up to conduct interviews in the centres to identify refugees, asylum seekers and migrants, as well as vulnerable persons with specific needs, such as victims of trafficking and gender-based violence, unaccompanied minors and/or single women.
Refugees and asylum seekers identified through the screening process will be referred to UNHCR for refugee status determination processing.
IOM and UNHCR will jointly determine those among migrants and rejected asylum seekers who are willing to return home and will assist them to return in safety and dignity.
Both agencies will also work together to secure funding to ensure the voluntary return of migrants and failed asylum seekers is sustainable.
The agreement further specifies that IOM and UNHCR will work as a team in the resettlement of refugees from Libya to third countries.
UNHCR and IOM will develop, coordinate and participate in joint trainings, workshops and seminars for government offices, NGOs and civil society, among others.
For more information, please contact:
Laurence Hart
IOM Tripoli
Tel: +218 91 383 25 96
E-mail: lhart@iom.int
Leggi anche: Libia: esternalizzare le frontiere per esternalizzare l'asilo?
Malta: recuperato un altro cadavere al largo di Bizzerbugia
75 rifugiati somali respinti in Libia, dove il premier festeggia
Intanto non si hanno ancora notizie del peschereccio con circa 150 persone a bordo che sarebbe partito alcuni giorni fa dalle coste libiche. L'allarme è stato lanciato da un rifugiato somalo detenuto nel centro di Safi a Malta, che venerdì scorso ha ricevuto una telefonata. Le autorità maltesi hanno detto di non avere intercettato fino ad ora sui radar l'imbarcazione. Le condizioni meteo nel Canale di Sicilia sono in peggioramento. Ci auguriamo che stavolta si possa evitare una tragedia simile a quanto già accaduto il 20 agosto con la strage degli eritrei
Intanto a Malta è stato recuperato un altro cadavere al largo di Bizzerbugia
Paleologo: questi respingimenti sono illegali
PALERMO - Le violente polemiche innescate dal centro-destra contro la chiesa, ed i continui tentativi di depistaggio dell’opinione pubblica su temi assai rilevanti come la bioetica e la salute riproduttiva, vorrebbero lasciare nell’ombra gli abusi e le illegalità che il governo italiano ed i suoi agenti continuano a commettere ai danni dei migranti, anche nello stesso giorno nel quale Berlusconi vola in Libia per festeggiare con Gheddafi il primo anniversario del “Trattato di amicizia tra Italia e Libia”, un trattato che disonora chi lo ha firmato e chi se ne fa oggi silenzioso esecutore.
Secondo il governo italiano, messo di fronte alle critiche proveniente dalla sua stessa maggioranza, “il premier va da Gheddafi solo per celebrare il Trattato Italia-Libia”. Un Trattato che, nella sua concreta attuazione, anche al di là di quanto previsto nei Protocolli operativi sottoscritti a Tripoli nel 2007 dal capo della polizia Manganelli, ai quali fa espresso riferimento, se ha sortito l’effetto di ridurre i cd. "sbarchi di clandestini”, ha chiuso la porta in faccia a migliaia di richiedenti asilo e ha stabilito regole di ingaggio da parte delle unità militari dislocate nel Canale di Sicilia, che hanno prodotto respingimenti illegali, ripetute omissioni di soccorso e stragi e abusi senza fine, a mare come nelle prigioni libiche. Ancora nel giorno del viaggio di Berlusconi a Tripoli le unità militari italiane hanno respinto in Libia un gommone carico di migranti provenienti dal Corno d’Africa ( soprattutto somali ed eritrei), prima “assistito”e scortato da mezzi militari maltesi e poi, ancora una volta, quando era già al limite delle acque di competenza italiana, 24 miglia a sud di Capo Passero, in Sicilia, oggetto di un respingimento collettivo, vietato da Convenzioni internazionali ratificate dall’Italia. Convenzioni che dovrebbero essere vincolanti per i ministri come per gli agenti istituzionali e gli ufficiali di collegamento ai quali si affida l’esecuzione delle operazioni di respingimento.
Non si hanno invece notizie di un'altra imbarcazione con circa 150 migranti che sarebbe partita alcuni giorni fa dalle coste libiche. L'allarme è stato lanciato da un immigrato somalo rinchiuso nel centro di detenzione di Safi a Malta, che venerdì scorso ha ricevuto una telefonata. Le autorità maltesi hanno detto di non avere intercettato fino ad ora sui radar l'imbarcazione. Si prospetta un'altra tragedia coperta dal silenzio delle autorità di polizia.
L’art. 12 del Codice delle frontiere Schengen prevede che le autorità di polizia possano bloccare i migranti che tentano di entrare nel territorio di uno stato Schengen, ma secondo la giurisprudenza della Corte di Giustizia questo potere non può essere esercitato in contrasto con i diritti fondamentali della persona umana, tra i quali va annoverato il diritto di chiedere asilo ed il diritto a non subire respingimenti collettivi. Chiunque venga raccolto a bordo di una unità battente bandiera italiana in attività di controllo delle frontiere marittime, si trova in territorio italiano e se fa richiesta di asilo, o se si tratta di un minore, non può essere riconsegnato alle autorità di un paese terzo come la Libia, soprattutto quando non può essere stabilita la esatta provenienza delle persone raccolte in mare. Chi contravviene queste regole viola il diritto internazionale e questa stessa violazione andrebbe sanzionata anche dal giudice penale quanto meno come abuso di ufficio, se non come omissione di soccorso o vero e proprio sequestro di persona.
La direttiva comunitaria sulle procedure di asilo e la normativa italiana di attuazione, il decreto legislativo 25 del 2008, pur modificato dal decreto Maroni dello stesso anno, impediscono alla autorità di polizia di frontiera, e dunque anche ai militari imbarcati sulle motovedette che effettuano i pattugliamenti nel canale di Sicilia, qualunque valutazione sulla ammissibilità delle persone alla procedura di asilo. L’art. 10 del Testo Unico sull’immigrazione prevede che non può essere respinto chi per esigenze di soccorso viene ammesso nel territorio nazionale , come lo sono le unità militari battenti bandiera italiana ovunque operino, oppure quando si manifesti con qualunque modalità la volontà di chiedere di asilo. E che nessuno ripeta la solita menzogna, contenuta in tante relazioni di servizio della polizia di frontiera, che in mare nessuno fa richiesta di asilo, perché dai racconti di decine di naufraghi si può ricavare come questi manifestino subito dopo il salvataggio, in modo inequivoco, la volontà di entrare in Italia per presentare richiesta di asilo, ma sono invece le autorità militari che ignorano queste richieste, magari approfittando dell’assenza di interpreti ufficiali, e riconducono in Libia persone che in quel paese ritorneranno a subire abusi e violenze di ogni genere.
Il principio di non refoulement (non respingimento), sancito dalla Convenzione di Ginevra, vale anche in acque internazionali, ed anche quando c’è il rischio che le persone respinte verso un paese terzo come la Libia siano successivamente deportate verso i paesi di origine nei quali possono subire arresti arbitrari, torture o altri trattamenti disumani o degradanti. Come è noto il leader libico Gheddafi è un grande amico ( oltre che di Berlusconi) del dittatore eritreo e la Libia deporta in Eritrea centinaia di giovani fuggiti per sottrarsi al carcere a tempo indeterminato che in quel paese sanziona chi non vuole subire la leva obbligatoria ( anche per le donne). Carcere e torture sono confermati dai giovani della diaspora eritrea che hanno raggiunto l’Europa ed hanno ottenuto il riconoscimento dello status di asilo.
Negli ultimi tragici sbarchi in Sicilia la maggior parte delle persone provenivano da paesi come la Somalia e l’Eritrea, ed anche nei casi di respingimento verso la Libia, malgrado la censura imposta dalle autorità italiane, si osserva la stessa composizione dei migranti ammassati nei gommoni, ed è in aumento la percentuale di donne, vittima di abusi in Libia, e per questo in stato di gravidanza, e di minori non accompagnati. Respingere queste persone non è solo disumano, come sono disumani i protagonisti politici ed i fedeli esecutori militari di questi ordini vergognosi, ma viola consolidati principi di diritto internazionale e comunitario, e dovrebbe per questo essere sanzionato anche a livello interno. Le autorità italiane hanno dimostrato di non essere in grado di garantire in alcun modo il rispetto dei diritti umani dei migranti nei paesi di transito in Nord-africa (dunque anche in Algeria, Tunisia ed Egitto, oltre che in Libia), ed il viaggio di Berlusconi da Gheddafi, proprio nel giorno dell’ennesimo respingimento illegale verso la Libia conferma la complicità , se non la diretta partecipazione, del governo italiano e di suoi agenti istituzionali agli abusi subiti dai migranti in quel paese.
L’opinione pubblica italiana è sempre più spiazzata da continui diversivi, da allarmismi seguiti da fasi di rassicurazione, e da un disegno organico, di natura eversiva, che vorrebbe imbavagliare la libera stampa ed eliminare le voci scomode che ancora riescono a produrre dissenso. Le polemiche che hanno caratterizzato il dibattito sulla opportunità del viaggio di Berlusconi in Libia si sono concentrate soprattutto sull'accoglienza trionfale riservata da Tripoli a Abdelbeset al-Megrahi, condannato all'ergastolo per la strage di Lockerbie, ma non si è avvertito lo stesso sdegno per le gravissime violazioni dei diritti umani, in particolare a danno dei migranti, ascrivibili alla dittatura libica ed alle forze militari ed agli ufficiali di collegamento dei paesi che ne supportano, come l’Italia e Malta, l’operato.
Una certa “sinistra”, corresponsabile in passato degli accordi con la Libia, pur criticando la visita, si è limitata a chiedere a Berlusconi “di approfittare dell'occasione «per chiedere a Gheddafi di rispettare i diritti umani nel suo Paese, di dare assistenza agli immigrati che arrivano dall'Africa e di risolvere una volte per tutte la questione dei beni sequestrati agli italiani”. Questioni certo meritevoli di un “richiamo” ma, se non si sarà capaci di fare chiarezza sugli errori commessi negli anni passati proprio dalla “sinistra di governo”, e poi durante il voto sul Trattato di amicizia con la Libia, non ci saranno margini per una opposizione efficace ( e ,come occorrerebbe, unitaria) contro le nuove prassi concordate di cooperazione di polizia, inaugurate dal governo a partire dal 15 maggio scorso.
Vorremmo proprio sapere come si è potuto arrivare ad un voto bipartisan, lo scorso febbraio, quando il Parlamento ha ratificato a larghissima maggioranza il Trattato di amicizia tra Italia e Libia, e crediamo che quanti hanno votato a favore di quel Trattato dovrebbero oggi ammettere pubblicamente che da quel voto sono derivate le tragedie ed i respingimenti collettivi illegali di queste settimane, piuttosto che esercitarsi in sterili moralismi.
Non occorre certo ricordare ancora il ruolo di Gheddafi come “fiancheggiatore” del terrorismo internazionale negli anni ’80, o sottolineare il rischio di affidare al dittatore libico, noto per le sue politiche basate sul ricatto, un ruolo primario nelle forniture di gas e petrolio. Presto gli italiani saranno chiamati a pagare un costo assai elevato per i capricci del dittatore libico, ed i pescatori di Mazara del Vallo, che si vedono sequestrate le loro imbarcazioni in acque internazionali, hanno già capito da tempo quanto gravi possano essere gli effetti collaterali del patto di amicizia tra Berlusconi e Gheddafi.
Si dovrebbe invece ricordare a tutti, anche a coloro che lo hanno votato in Parlamento, che il “costo” del Trattato di amicizia italo libico non è quantificabile soltanto in termini monetari, ma comprende anche la legittimazione di un metodo di contrasto dell’immigrazione irregolare che si spinge fino alla tortura di quanti vengono arrestati e detenuti, donne e minori compresi, ed alla morte delle vittime, abbandonate al loro destino in mare aperto, quando non è possibile respingerle verso i porti libici.
Se un sistema economico si basa su violazioni reiterate dei diritti fondamentali delle persone, allora si può parlare a ragione di dittatori. A qualcuno tutto questo potrà sembrare normale, comunque tollerabile in nome di una difesa dei privilegi quotidiani che sono sempre più a rischio per effetto della crisi economica. Noi diciamo ancora una volta no ed utilizzeremo tutti gli strumenti legali per denunciare queste violazioni. Ma le denunce non bastano più. Occorre che le famiglie residenti in Europa dei migranti, vittime di deportazione in Libia, si organizzino e preparino una denuncia collettiva al Comitato per la prevenzione della Tortura (CPT) delle Nazioni Unite, alla Commissione Europea ed alla Corte Europea dei diritti dell’uomo, anche al posto dei loro congiunti che non possono sottoscrivere una procura perché dispersi in Libia, oppure perché non ci sono più, uccisi in Africa o abbandonati a morire nelle acque del Canale di Sicilia.
Quello che dovrebbe indignare gli italiani, e che dovrà essere al centro di mobilitazioni diffuse nei prossimi mesi, non è la liberazione anticipata di un detenuto in fin di vita, ma la sfrontata arroganza di Berlusconi e di Gheddafi nel fare della menzogna un metodo di governo, e nel calpestare le decisioni di autorità internazionali come il Tribunale penale internazionale (bersaglio preferito di Gheddafi) e la Corte Europea dei diritti dell’Uomo ( snobbata dall’Italia che disattende sistematicamente le sue decisioni) . Si può così parlare di pace e fare la guerra ai migranti, negare l’esistenza dei richiedenti asilo, in Libia o nelle acque del canale di Sicilia, solo perché le polizie dei due stati -in stretta collaborazione- impediscono loro di accedere ad una procedura di protezione internazionale. Berlusconi e Gheddafi si abbracciano sulla base di una rivisitazione della storia ad uso e consumo degli interessi economici, non delle popolazioni, ma dei gruppi finanziari più forti, e perfezionano le intese per utilizzare gli immigrati come una merce di scambio, nelle acque del canale di Sicilia, come nei lager libici o nei cantieri e nelle campagne italiane, considerando la persona migrante allo stesso rango di un servo o di uno schiavo.
Un abbraccio sporco del sangue delle vittime, quelle vittime senza volto che non compariranno mai nelle fotografie ufficiali, ad uso e consumo degli agenti che le hanno scattate, ma che i magistrati italiani che indagano sui casi di omissione di soccorso nel Canale di Sicilia farebbero bere a considerare, senza fermarsi davanti ad una immagine sfocata di un gommone in alto mare. Ed altre recenti fotografie confermano che su quei gommoni si viaggia in 70-80 persone, circostanza questa negata, dopo la strage degli eritrei, dal ministro Maroni. Fotografie, quella dei cinque eritrei superstiti e quella diffusa oggi del gommone dei migranti riconsegnati ai libici dalla Guardia di Finanza, sulle quali in tanti farebbero bene a riflettere, mentre Berlusconi, accompagnato dalle Frecce Tricolori, abbraccia Gheddafi e programma nuove “manovre militari congiunte”.
Fulvio Vassallo Paleologo
Università di Palermo
Eritrei: il Consiglio d'Europa chiede un'inchiesta
Acnur: allarme per i minori detenuti a Lesvos, in Grecia
All’inizio della settimana alcuni funzionari dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per I Rifugiati (UNHCR) hanno visitato il centro di accoglienza di Pagani, sull’isola greca di Lesvos, rimanendo sconcertati dalle condizioni della struttura in cui sono trattenute più di 850 persone, tra cui 200 bambini non accompagnati provenienti soprattutto dall’Afghanistan.
Il centro, che può accogliere 250-300 persone, è stato definito dal personale dell’UNHCR in condizioni “inaccettabili” e “un’offesa alla dignità umana”. In una sola stanza sono stipati più di 150 donne e 50 bambini, molti dei quali affetti da malattie dovute agli ambienti angusti e sovraffollati ed alle pessime condizioni igienico-sanitarie del centro.
Il Ministro della Salute e della Solidarietà Sociale ha rassicurato l’UNHCR, affermando che alla fine del mese tutti i minori non accompagnati presenti a Pagani saranno trasferiti in strutture di accoglienza speciali. Il Ministro ha già adottato alcune misure in tal senso.
La situazione a Pagani è indicativa delle problematiche più ampie relative all’immigrazione irregolare e al sistema di asilo greco. Lo scorso anno, l’UNHCR, con il supporto del Ministero degli Interni greco, ha raccomandato una revisione completa del sistema di asilo, comprese misure specifiche per proteggere i minori richiedenti asilo. Tuttavia, ad oggi, tali proposte non sono state implementate.
Nel 2008, la Guardia Costiera greca ha segnalato l’arrivo di 2.648 minori non accompagnati, ma si pensa che molti altri siano entrati nel paese eludendo i controlli. La Grecia non dispone di una procedura di valutazione delle varie necessità individuali e dell’interesse superiore di questi bambini. Se da un lato il Governo si è impegnato ad aumentare il numero dei posti destinati ai minori in centri aperti e specializzati, dall’altro i continui arrivi sovrastano tali sforzi, costringendo a trattenere i minori per lunghi periodi.
L’UNHCR sta partecipando ad un progetto finanziato dall’UE volto a migliorare le strutture ricettive presenti sulle isole di Samos, Kios e Lesvos e nell’area di confine di Evros.
Un anno di amicizia Italia-Libia: niente da festeggiare
Ad un anno di distanza dalla firma dell’accordo tra Italia e Libia, le motivazioni a sostegno delle richieste contenute nella petizione sono ancora più urgenti. Le notizie succedutesi negli ultimi mesi, in particolare dopo la svolta radicale avviata dai respingimenti voluti dal Ministro Maroni, danno conferma della necessità di avviare misure di controllo sulle modalità con cui lo Stato Libico gestisce, su richiesta e con finanziamenti italiani, la detenzione e la deportazione di migliaia di donne e uomini africani. Ormai si conoscono le condizioni disumane di detenzione, le violenze anche mortali della polizia libica e l’assoluta mancanza di tutela di diritti umani fondamentali, tra cui il diritto d’asilo.
Questa situazione ha fatto sì che a chiedere missioni di verifica siano non solo organizzazioni internazionali come l'UNHCR, ma anche alte cariche istituzionali come il Presidente della Camera Gianfranco Fini e il Presidente del COPASIR Francesco Rutelli, oltre a vari esponenti dei gruppi parlamentari di opposizione. Prendiamo atto con favore di queste posizioni e uniamo le nostre voci a quelle dei firmatari della petizione, affinché queste missioni siano finalmente possibili.
Oggi, in questa giornata in cui ci sembra non ci sia proprio niente da festeggiare, chiediamo a tutti gli italiani che credono nella tutela dei diritti umani e nella costruzione di una civiltà democratica migliore, di firmare la petizione.
Noi ci impegniamo a consegnare ufficialmente le firme ai destinatari entro la fine del mese di settembre, organizzando per l’occasione un momento di confronto serio, convinti che sia ormai non solo necessario ma anche possibile avviare al più presto missioni di verifica e di inchiesta in Libia.
28 August 2009
Surman: 15 eritrei rischiano la deportazione
"Cari amici,
scrivo questa petizione da parte di 15 richiedenti asilo eritrei detenuti nel centro di detenzione di Surman, a circa 80 km a ovest di Tripoli. Stanno molto male e la situazione fa pensare che stiano per essere deportati in Eritrea. Hanno trascorso più di tre mesi in detenzione senza nessuna speranza, insieme a prigionieri di altre nazionalità, ma in questi giorni ci sono segni che lasciano presagire il rimpatrio. Alcuni funzionari di polizia hanno chiesto loro di riempire dei moduli, li hanno fotografati e hanno preso loro le impronte digitali. Tutto questo non è mai successo prima agli eritrei detenuti in Libia, è incredibile. Loro temono che li stiano ingannando. Perché se dicessero loro che li stanno per rimpatriare, la comunità internazionale si allerterebbe e potrebbe interferire con il loro piano.
I 15 sono tutti uomini di età compresa tra i 20 e i 50 anni. In caso di rimpatrio sono tutti in pericolo e avranno problemi politici. Hanno tutti bisogno di una protezione internazionale e hanno bisogno urgente di poter chiedere asilo politico con le procedure dell’Acnur a Tripoli. Hanno detto loro che potranno farlo alla fine di agosto, ma nessuno sa se la fine di agosto non sia invece la data segreta per il rimpatrio. Ci hanno spedito la loro lista completa dei nomi. Non la possiamo pubblicare per motivi di sicurezza, ma l’abbiamo girata alle organizzazioni internazionali perché intervengano prima della fine di agosto. Tutti sappiamo che l’Acnur da sola non può portare il peso, perché non copre tutto il territorio libico e perché la Libia non ha mai aderito alla Convenzione di Ginevra. Tutte le organizzazioni internazionali dovrebbero cooperare con l’Acnur per proteggere questi rifugiati politici dal rimpatrio.
Da parte dei detenuti a Surman, Selamawi, Tripoli"
Fatevi sentire all'ambasciata libica in Italia:
Ambasciatore Hafed Gaddur
Ufficio Popolare della Gran Jamahiria Araba Libica Popolare Socialista
Via Nomentana, 365 - 00162 - Roma
Tel. 06-86320951
Fax 06-86205473
Email: info-ambasciata@amb-libia.it
27 August 2009
Sbarcati 134 emigrati a Malta e Siracusa. Un morto
LA VALLETTA, 27 AGO 2009 - Due gommoni con ottanta migranti, uno dei quali morto, sono giunti a Malta. Il primo natante è arrivato direttamente a terra, a Marsaxlokk; il secondo è stato intercettato dalla marina maltese al largo delle coste di Birzebbugia. La vittima si trovava accanto al natante soccorso alla deriva. Tra i 79 migranti ci sono 14 donne, tra cui tre in gravidanza e una bimba di sette anni. (Ansa)
55 SBARCATI A SIRACUSA NELLA TARDA SERATA DI IERI
Palermo, 27 ago 2009 - Sono sbarcati nella tarda serata di ieri nel porto di Siracusa i 55 immigrati intercettati nel pomeriggio di ieri dalla Guardia di Finanza, mentre navigavano a circa 16 miglia dalla riserva naturale di Vendicari (Siracusa). I passeggeri sono stati trasferiti nel centro di accoglienza di Pozzallo (Ragusa). Hanno detto di essere partiti qualche giorno fa dalla Turchia. (Ter/Ct/Adnkronos)
26 August 2009
Ali Ben Sassi Toumi è stato rilasciato dalle carceri tunisine
Tunisi:Ben Sassi Toumi arrestato dopo espulsione dall'Italia
L’allarme di Amnesty: rischia di essere torturato. Era stato rimpatriato il 2 agosto, dopo aver scontato una pena di quattro anni per adesione a una cellula di Al Qaeda e reclutamento di combattenti in Iraq. La Corte europea aveva chiesto tre volte di bloccare il rimpatrio
Le accuse del Consiglio europeo: "Inaccettabile ignorare la Corte"
Paleologo: così l'Italia si copre di vergogna e di ridicolo
"Questo è un omicidio!". Le reazioni degli eritrei in Libia
TRIPOLI – “Caro, hai saputo della tragedia? 75 eritrei sono morti... ANSA, che Dio li benedica! Buona notte”. Con questo sms, il 20 agosto alle 23:04 un amico eritreo a Tripoli mi informava dell’ultima strage nel Mediterraneo. Lui su quella barca aveva un’amica. Una ragazza di nome Adada, il cui nome compare nella lista dei morti. Era una cara amica. Per questo si era interessato dall’inizio della sorte di quel gommone. E si è fatto un’idea precisa: “Non è stato un incidente in mare, è stato un omicidio”. Lo scrive in una mail spedita a mente fredda, due giorni dopo, dopo aver controllato le notizie sui siti in lingua inglese. “Nell’era della tecnologia una barca così grande non può sfuggire agli occhi d’aquila che pattugliano ogni angolo di questo mondo”. I primi giorni dopo la partenza, avvenuta all’alba del 28 luglio, tra gli eritrei a Tripoli si diffuse la notizia che il gommone era arrivato a Malta. I dallala, come sono chiamati in tigrigno gli intermediari, ovvero gli organizzatori dei viaggi, avevano detto di aver ricevuto una telefonata col satellitare la sera del 29 luglio, in cui i passeggeri dicevano di vedere le luci di Malta. Ma che qualcosa era andato storto lo capirono subito. Selamawi – lo chiameremo con questo pseudonimo – aspettò invano una telefonata dai centri di detenzione di Malta. Passava ore negli internet point della capitale libica per cercare notizie sugli sbarchi e sui respingimenti.Fino a metà agosto, quando iniziò a circolare un’altra versione dei fatti. Nella comunità degli eritrei in Libia c’era chi diceva che il gommone avesse lanciato un sos e che metà dei passeggeri fossero morti, altri invece dicevano che il gommone era stato respinto in Libia dagli italiani. Ogni verifica però era impossibile perché il telefono satellitare era scarico. In questo rincorrersi di voci e ricostruzioni, la notizia della strage il 20 agosto ha seminato il panico tra la comunità eritrea. “Gli stessi intermediari sono terrorizzati”. Nessuno riesce a farsi un’idea di come il gommone possa essere stato abbandonato in mezzo al mare per tre settimane. Nemmeno a Tripoli esiste una lista delle vittime. Le partenze sono tenute segrete, per motivi di sicurezza. A volte chi parte non informa nemmeno gli amici fidati e i parenti. E i dallala non vogliono che in giro si facciano troppe domande sui loro affari. Inoltre il periodo non è dei migliori. Il ramadan è appena iniziato e i poliziotti approfittano delle retate per arrotondare lo stipendio. “In Libia i rifugiati eritrei sono usati come moneta di scambio. Ci valutano in dollari americani – dice Selamawi -. I poliziotti cercano sempre soldi. Ti sequestrano quello che hai quando ti arrestano, e poi si fanno pagare per lasciarti andare. Il prezzo di un’evasione va dai 500 ai 900 dollari”.
Eppure l’Italia sostiene che la Libia sia in grado di accogliere i rifugiati del Corno d’Africa che si imbarcano dalle sue coste. Forse il premier Berlusconi dovrebbe approfittare della visita a Tripoli il prossimo 30 agosto per incontrare i rifugiati eritrei detenuti dal 2006 a Misratah. Oppure i rifugiati somali detenuti a Benghazi, sei dei quali sono stati recentemente uccisi dalla polizia durante una sommossa. I rifugiati detenuti a Benghazi non sapevano niente della strage in mare dei 73 eritrei. Li ho raggiunti telefonicamente. “Che tragedia!” è il loro commento a caldo. Dello sbarco dei 57 eritrei ieri pomeriggio invece dicono “Finalmente una buona notizia!”. Già perché il sogno di tutti è andar via. E ottenere il riconoscimento dell’asilo politico per rifarsi una vita, anche a costo di attraversare nel Mediterraneo sfidando la morte. Selamawi ne è certo: “Nessuno sa esattamente quando, ma tutti qui aspettano il giorno in cui tutte queste sofferenze avranno fine e tornerà la libertà!"
25 August 2009
Gdf soccorre altri 57 eritrei. A bordo salvagenti maltesi
LAMPEDUSA (AGRIGENTO), 25 AGO - I migranti sono complessivamente 57, tra i quali quattro donne; tutti sono già stati trasbordati sul pattugliatore d'altura G100 «Lippi» della Guardia di Finanza e sulla motovedetta CP40 della Guardia Costiera. Tranne uno di loro, che su indicazione dei medici è stato trasferito a Lampedusa, sono tutti in discrete condizioni di salute. Le due unità stanno adesso facendo rotta verso Porto Empedocle, dove saranno sbarcati. Il soccorso di oggi presenta numerose analogie con la vicenda dei cinque eritrei soccorsi cinque giorni fa dalla Guardia di Finanza al largo di Lampedusa. Anche in questo caso, infatti, sono state le autorità maltesi a segnalare il gommone, che è stato «scortato» fino al limite della acque territoriali italiane dal pattugliatore P51 della Marina militare dell'isola Stato. Le operazioni di soccorso da parte delle motovedette italiane sono state perfino filmate dai maltesi e anche la presenza dell'unità della Valletta è stata documentata dalla Guardia di Finanza con alcune riprese video. Sul gommone gli investigatori hanno trovato alcuni giubbotti di salvataggio in uso alla Marina Militare maltese. Il portavoce delle Forze Armate dell'isola Stato, Ivan Consiglio, non ha voluto rilasciare fino ad ora alcuna dichiarazione circa il ruolo dei maltesi nell'operazione. Anche in occasione dell'intervento di giovedì scorso le Fiamme Gialle avevano trovato sul gommone dei cinque eritrei tratti in salvo alcuni salvagente consegnati ai naufraghi da una motovedetta maltese, che li aveva pure riforniti di carburante. Lo ha accertato la Procura di Agrigento che sta indagando sull'ultima tragedia dell'immigrazione avvenuta nel Mediterraneo. (ANSA).
Prato: il vescovo celebra una messa per i 73 morti eritrei
Pubblichiamo la lettera dell'associazione Shaleku
S. Messa per i 73 Eritrei morti e per le vittime dei viaggi della speranza
In seguito alla recente scomparsa di 73 Eritrei morti nel tentativo di raggiungere le coste Italiane, la Diocesi di Prato celebrerà una S. Messa per ricordare tutti coloro che hanno perso la vita nei cosiddetti «viaggi della speranza».
La nostra associazione Gruppo Missionario Shaleku, che da anni collabora con la Chiesa Eritrea attraverso numerosi progetti a sostegno della popolazione, è stata molto colpita da quest’ennesima «tragedia del mare» ed intende aderire e promuovere l’iniziativa della nostra Diocesi.
Vogliamo unirci nella preghiera per ricordare tutti coloro che, mettendo a repentaglio la propria vita, scappano dal loro paese d’origine con la morte negli occhi e spesso restano vittime di questi viaggi disumani.
Riteniamo che questa iniziativa possa essere utile anche per sensibilizzare l’opinione pubblica sui motivi per cui molti giovani africani hanno la fuga come unica possibilità di sopravvivenza all’estrema povertà, ai conflitti e alla mancanza di libertà nei loro paesi. In particolare i giovani Eritrei scappano dalla loro terra di origine a causa della dittatura militare che da oltre quindici anni governa il paese.
La celebrazione, in programma sabato 29 Agosto alle 18 nella Cattedrale di Santo Stefano, sarà presieduta da mons. Gastone Simoni, Vescovo di Prato. Alla S. Messa saranno presenti anche gli Eritrei Cattolici di Prato che al termine della celebrazione si ritroveranno nei locali del duomo per un momento conviviale, come è loro usanza in caso di riti in suffragio di defunti.
Quelle email ignorate. Dal 31 luglio i familiari chiedevano notizie
ROMA – La prima mail l’ha spedita il 31 luglio scorso. Al Consiglio dei rifugiati di Bonn, in Germania, dove vive da vent’anni. Suo fratello era partito dalla Libia soltanto tre giorni prima, eppure lei già presagiva che quel viaggio avrebbe potuto trasformarsi in tragedia. Da Tripoli le avevano detto tutti di non preoccuparsi, perché dal gommone avevano telefonato col satellitare il 29 luglio, verso le sette di sera, dicendo che vedevano già Malta all’orizzonte. Tuttavia su internet non c’erano notizie di sbarchi. E nemmeno di respingimenti. Lei glielo aveva sempre detto di non partire. Perché 16 anni sono troppo pochi per sfidare la morte attraversando il Mediterraneo. Gli aveva consigliato di chiedere asilo politico in Libia, ma lui si era scoraggiato. Le Nazioni Unite gli avevano dato appuntamento per il 10 gennaio del 2010, ma con le continue retate della polizia, un futuro in Libia era inimmaginabile. Ed era partito senza dirle niente. A Bonn non sapevano niente, così sempre più preoccupata, ha iniziato a contattare chiunque potesse darle informazioni sulla sorte del fratello. Nel giro di due settimane è arrivata fino al ministero dell’Interno maltese, ma senza risultati. La conferma l’ha avuta soltanto sabato. Dopo vari tentativi, è riuscita a parlare al telefono con uno dei cinque superstiti al centro d’accoglienza di Lampedusa, che suo fratello lo conosceva e come. Prima di partire, a Tripoli, vivevano nella stessa casa. C’era anche lui sul gommone. L’hanno visto spegnersi lentamente, e poi l’hanno abbandonato in mare come tutti gli altri. Il dolore per il lutto, aggravato dal senso dell’ingiustizia, l’ha spinta a consegnarci una copia del fitto scambio di email che ha avuto nelle prime due settimane di agosto con varie associazioni e autorità a Malta e in Germania, che dimostrano come la notizia della presenza di questa imbarcazione alla deriva fosse filtrata attraverso vari canali fin dalla fine di luglio.I primi contatti furono con gli eritrei a Malta. Sì perché a Malta correva voce che il tre agosto un eritreo avesse ricevuto una richiesta d’aiuto da un parente che viaggiava a bordo del gommone dei 78. Lo aveva chiamato col satellitare prima che le batterie del telefono si scaricassero definitivamente. A far perdere le tracce di questa pista fu il respingimento del 12 agosto. Un gommone con un’ottantina di persone a bordo era stato respinto in Libia dalla Marina italiana. Una donna somala che aveva partorito in mare era però stata trasferita in elicottero all’ospedale Mater Dei di Malta. Il numero di passeggeri, la posizione, la data, tutto faceva presupporre che fosse quello il gommone dove si trovava il fratello della signora. Nel carteggio spuntano una serie di mail scritte a partire dal 14 agosto proprio all’ospedale Mater Dei. C’è anche una foto in allegato. La signora chiede di mostrarla alla donna ricoverata per chiederle se lo riconosce. La risposta è negativa. Il Consiglio dei rifugiati di Colonia allora scrive direttamente al ministro dell’Interno maltese. Risponde un funzionario dell’ufficio richiedenti asilo, che il 20 agosto alle 6:40 scrive “Come le ho detto al telefono non abbiamo avuto sbarchi tra il 25 luglio e il 12 agosto, pertanto sono sicuro che suo fratello non sia arrivato Malta”. Il consiglio è di rivolgersi alla Croce rossa tedesca. Ma la signora lo ha già fatto, il 12 agosto. E l’ufficio per la ricerca delle persone scomparse di Monaco le ha detto che hanno girato la segnalazione a Malta e a Lampedusa senza risultati. Ma ormai è troppo tardi. Il giorno dopo infatti, sui quotidiani tedeschi campeggiano i titoli della strage a Lampedusa.
Prima di riagganciare il telefono, la signora mi chiede notizie sulla sorte delle salme dei naufraghi ripescate nel Canale di Sicilia. Difficilmente si ripescherà il corpo del fratello e difficilmente sarà identificabile. La famiglia tuttavia confida in una busta di plastica chiusa ermeticamente. Dentro c’è un biglietto di carta con su scritto il suo nome. Se lo era messo in tasca prima di partire, dicono gli amici rimasti a Tripoli. Un giorno i pescatori ritroveranno quella busta in mezza al pescato. E scuoteranno la testa pensando a quando il mare non assomigliava tanto alla morte.
24 August 2009
Bari Palese: tenta il suicidio al Cie e poi scappa dall'ospedale
Frontiera Grecia. Video dal centro di detenzione di Lesvos
Ecco le immagini girate nel centro di detenzione dell'isola di Lesvos, nel mar Egeo, a Pagani. Al 25 agosto 2009 vi sono detenuti 160 ragazzini, emigrati e rifugiati minorenni sbarcati sull'isola dalle coste turche. Sono rinchiusi in un'unica stanza. E con un solo bagno a disposizione. Il 25 agosto 2009 hanno dichiarato uno sciopero della fame. Guardate bene le loro facce. Tra qualche mese, quando saranno rilasciati senza documenti, molti di loro raggiungeranno l'Italia, nascosti sotto i tir che ogni giorno a Patrasso e Igoumenitsa si imbarcano sui traghetti di linea diretti a Venezia, Ancona, Bari e Brindisi.
Ecco una loro lettera:
"We are having
hardship times in this worst jail, more than three months in a bad situation, without any supporters except you. The police refuses or rejects to explain our bad situation in this bad jail. We are more than 1.000 prisoners, ladies, guys as well as lots of children. So as a conclusion, please do whatever you can. We are waiting a lot from you, we need our freedom as well as our rights.
Best regards, prisoners"
A Lesvos si tiene quest'anno il No border camp 2009. Che ha lanciato una petizione per chiudere questo campo di detenzione: Help us close down Pagani
Aperta inchiesta per omissione di soccorso. La conferma dei familiari
A proposito delle loro testimonianze, vi segnaliamo questa intervista a Titi Tazrar, l'unica donna sopravvissuta.
L'Asgi: e adesso sia aperta un'inchiesta
L'ASGI esprime il proprio sconcerto per le posizioni assunte dal Governo italiano, a seguito della tragedia che ha visto la morte di circa 80 persone nel canale di Sicilia. Invece di esprimere cordoglio per le vittime e sollecitare una inchiesta, anche in sede UE, sull'efficienza e la tempestività dei soccorsi, esso ha manifestato insofferenza e fastidio, accusando altresì esplicitamente i sopravvissuti di mentire, non si comprende per quali ragioni. Alcuni esponenti del governo si sono spinti ad affermare che i richiedenti asilo mentirebbero per ottenere il riconoscimento di un permesso di soggiorno. Altri ancora hanno insinuato il dubbio che tra i superstiti ci fossero degli scafisti. Adesso, i cadaveri che affiorano dalle acque del Canale di Sicilia stanno confermando la versione dei fatti fornita dagli eritrei evidenziando anche l'imbarazzo di quelle autorità che dopo i primi avvistamenti non hanno voluto neppure recuperare i corpi.
L'ASGI chiede che sia aperta un'inchiesta finalizzata all'accertamento dei fatti relativi al funzionamento e alla tempestività dei soccorsi. Nel ricordare che il salvataggio delle vita in mare costituisce un principio cardine del diritto internazionale e che tale principio sovrasta e precede ogni altra pur legittima finalità di controllo e contrasto dell'immigrazione irregolare, l'ASGI sottolinea che le intese, i protocolli operativi tra Italia e Malta e tra detti Stati e il sistema europeo Frontex debbono essere finalizzati in primis ad organizzare un efficiente sistema di monitoraggio e soccorso. Molti e assai rilevanti sono i dubbi e gli interrogativi, che la tragedia mette in luce, e che debbono trovare adeguata risposta anche in sede giudiziaria, in relazione all'efficacia dell'attuale sistema di ripartizione di competenze tra Italia e Malta relativamente al pattugliamento e al controllo delle zone marittime di competenza e all'organizzazione dei soccorsi, e sulla conformità al diritto comunitario delle modalità di azione del pattugliamento congiunto Frontex.
L'ASGI esprime inoltre la propria profonda preoccupazione per ulteriori aspetti paradossali di questa vicenda: ai superstiti, tra cui due minori, proveniente dall'Eritrea, quindi evidentemente in fuga da una situazione di violenza generalizzata e bisognosi di protezione internazionale, potrebbe essere consegnato un provvedimento di respingimento alla frontiera prima di avere accesso alla procedura di asilo. Si tratta di una prassi diffusa ad Agrigento, già più volte segnalata alle autorità, inutilmente, e di cui si sottolinea l'illegittimità; la norma vigente in materia di respingimento (art. 10 TU immigrazione), già estremamente restrittiva, precisa infatti in modo tassativo che le disposizioni di cui allo stesso art. 10 del TU n.286/98, relative al respingimento non si applicano a quanti facciano domanda di asilo. Ad eccezione dei casi in cui lo straniero non abbia presentato istanza di asilo o la abbia fatto solo in una circostanza di tempo e luogo del tutto distinta e successiva all'emanazione del provvedimento di respingimento, non appare quindi possibile adottare da parte del Questore un provvedimento di respingimento differito, ai sensi dell'art. 10 comma secondo, e nella stessa circostanza ammettere alla procedura di asilo la medesima persona, per l'evidente violazione del principio di non refoulement sancito dall'art. 33 della Convenzione di Ginevra.
Ci si chiede allora perché queste procedure vengano attuate, così come ci si chiede se non sia paradossale che dei naufraghi, in cerca di protezione internazionale, vengano accusati del reato di ingresso irregolare introdotto dalla L. 94/2009 (pacchetto sicurezza). Dubbia appare infatti la conformità di detta norma con l'art. 31 della citata Convenzione di Ginevra del 1951. Occorrerebbe verificare, nella fase di prima attuazione del reato di clandestinità, la sua compatibilità con i principi costituzionali, a partire dall'art. 10 della Costituzione che sancisce il diritto di asilo.
L'esito complessivo di norme inique e farraginose appare con tutta evidenza quello di mantenere condizioni operative che nel tempo potranno produrre ancora tragedie come quella degli eritrei e fornire un'immagine pubblica dei naufraghi non già come vittime di una tragedia, ma come criminali.
Le vittime del naufragio, per la drammaticità del viaggi subiti, sono senza dubbio persone che sono state esposte ad un trauma estremo. Dopo lo sbarco a Lampedusa si è appreso che sono state sottoposte a giorni di interrogatorio, prima da parte della Guardia di Finanza, poi da parte della Polizia. L'ASGI chiede che dopo il loro trasferimento a Porto Empedocle ( una donna e due minori) ed a Palermo ( due adulti) siano garantite una tempestiva presa in carico sotto il profilo medico psicologico e psicoterapeutico, anche attraverso un'idonea collocazione abitativa, come chiaramente richiesto dalle direttive europee in materia.
Quanto avvenuto in questi ultimi giorni a sud di Lampedusa si inquadra nella pratica dei "respingimenti" collettivi ed informali verso la Libia che il governo italiano ha ordinato alle unità militari, in particolare ai mezzi della Guardia di Finanza, a partire dal 15 maggio scorso. Più di 1200 migranti sono stati respinti negli ultimi mesi verso i porti libici o riconsegnati dalle nostre motovedette alle imbarcazioni militari libiche, alcune delle quali fornite dall'Italia. Non sappiamo quale sia stato il costo umano di queste pratiche di riammissione di migranti che - come dimostrano le statistiche relative agli ultimi anni- avevano titolo ad accedere nel territorio italiano per ottenere il riconoscimento di uno status di protezione internazionale. Quello che è certo è che l'Italia ha violato e continua a violare l'art. 4 del Protocollo 4 allegato alla Convenzione Europea a salvaguardia dei diritti dell'uomo, e che questa violazione può integrare, in virtù del richiamo agli articoli 10 ed 11 della Costituzione, un grave comportamento di abuso di ufficio, oltre che un illecito sanzionabile da parte della Commissione Europea e dalla Corte Europea dei diritti dell'Uomo.
Il coinvolgimento di unità militari italiane nelle operazioni FRONTEX, basate a Malta e la circostanza che il primo "avvistamento" del gommone con gli eritrei superstiti fosse avvenuto martedì 18 agosto, ben due giorni prima dell'avviso lanciato da Malta solo quando il gommone stava entrando nelle acque territoriali italiane, da parte di un mezzo aereo che partecipava all'operazione, senza che poi fossero avviate immediate attività di ricerca e salvataggio, impone alla magistratura italiana, competente in quanto sono coinvolti mezzi militari battenti bandiera italiana, di indagare sulle modalità operative dell'ultima missione FRONTEX in corso nelle acque del Canale di Sicilia negli stessi giorni nei quali gli eritrei andavano alla deriva nell'indifferenza generale.
Dopo il ritrovamento di un cadavere di un migrante, nella giornata di sabato 22 agosto, vicino all'isola di Linosa, poco ad est di Lampedusa, ritrovamento avvenuto da parte di un diportista, e non da mezzi impegnati nelle ricerche ufficiali, e dopo che sono stati abbandonati in mare sette cadaveri rinvenuti durante una ricognizione aerea in acque libiche, mentre quattro cadaveri sarebbero stati recuperati dalle autorità maltesi, l'ASGI chiede alla magistratura di volere ordinare la prosecuzione delle ricerche di altri cadaveri e di volere disporre con la maggiore tempestività quei rilievi autoptici, anche sui corpi recuperati a Malta, che consentano almeno l'accertamento delle responsabilità e la restituzione alle famiglie delle spoglie dei loro congiunti
23 August 2009
Trovato un cadavere a largo di Linosa
AGRIGENTO - E' stato avvistato da un diportista il cadavere di una persona di pelle nera nelle acque antistanti Linosa, isola delle Pelagie, 24 miglia (circa 50 chilometri) a nord di Lampedusa. Sono in corso le operazioni di recupero da parte dei militari della Capitaneria di Porto.
E' assai probabile che si tratti di un extracomunitario ed è altrettanto possibile che si tratti di uno dei 73 immigrati eritrei morti nella tragedia. Il corpo è in avanzato stato di decomposizione. Una motovedetta della Finanza lo porterà per gli accertamenti a Porto Empedocle
I cinque sopravvissuti, intanto, rischiano l'incriminazione per immigrazione clandestina. Lo ha detto il procuratore della Repubblica di Agrigento, Renato Di Natale, precisando la linea d'inchiesta che si sta seguendo. Il reato ipotizzato contro ignoti è anche quello di omicidio colposo plurimo. Sullo sfondo invece resta l'ipotesi di omissione di soccorso dei 73 immigrati morti in mare.
Ma al di là delle dichiarazioni ufficiali, c'è da ascoltare anche i commenti, che vogliono restare anonimi, di alcuni magistrati della Procura e le parole pronunciare a denti stretti di molti agenti della Guardia di Finanza, per capire che, sia gli uni che gli altri, per effetto del recente decreto sicurezza del Governo, sono costretti a lavorare rischiando quotidianamente l'incriminazione.
Un militare impegnato su un'unità navale a largo di Lampedusa, che pretende l'anonimato assoluto, confessa: "Se facciamo salire a bordo della motovedetta, che è territorio italiano, gli immigrati trovati in mare, per non infrangere la legge, in pochi secondi dovremmo improvvisarci medici, per stabilire se il clandestino al quale tendiamo la mano è malato oppure no".
"Oppure essere capaci di stabilire, con un'occhiata veloce, se quel disgraziato, che non parla italiano, mezzo morto di sete e fame, mentre piange e chiede aiuto, ha diritto di ricevere asilo politico perché dal suo paese non si può che fuggire, anche a costo della vita"
Ma intanto, il procuratore Di Natale non può che dichiarare ai giornali che: "Fino a questo momento stiamo procedendo per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e omicidio colposo plurimo a carico di ignoti". L'ipotesi di omissione di soccorso per i 73 inghiottiti dal mare del Canale di Sicilia, resta sullo sfondo.
Secondo le prime ricostruzioni, l'equipaggio della motovedetta maltese, infatti, si sarebbe limitato a fornire loro cinque salvagente e il carburante per proseguire verso Lampedusa. Anzi, stando alle dichiarazioni dei maltesi, gli eritrei "stavano benissimo" e avrebbero addirittura rifiutato i soccorsi.
"La Guardia di Finanza e la Polizia italiana - spiega il procuratore - stanno svolgendo una serie di accertamenti, anche sui giubbotti di salvataggio trovati a bordo del gommone. Insomma - ha concluso il procuratore Di Natale - "si tratta di una vicenda giudiziaria molto complessa".
(22 agosto 2009)
21 August 2009
Via Corelli. Disordini al processo per la rivolta nel Cie di Milano
L'articolo è tratto da Repubblica e scritto da Emilio Randacio
Malta intercettò il gommone, ma abbandonò i superstiti
Brevi dalla frontiera n°5
Palermo, 21 ago 2009 - Non si ferma la nuova ondata di sbarchi di immigrati a Lampedusa. Nella notte, la Guardia costiera ha soccorso a un miglio a Sud Ovest da Lampedusa, un gruppo di 44 immigrati, tunisini e marocchini, a bordo di un'imbarcazione. Gli immigrati sono stati trasferiti a Porto Empedocle (Agrigento) dove sono arrivati alle 5.15 di questa mattina. Sono in corso i controlli per identificare gli extracomunitari, tutti adulti e di sesso maschile. (Ter/Gs/Adnkronos)
VIMINALE,IN 2009 10.000 SBARCHI IN MENO DI 2008
ROMA, 20 AGO 2009 - In netto calo i migranti sbarcati quest'anno sulle coste italiane. Dall'1 gennaio a ieri, secondo i dati del Viminale, ci sono stati 7.567 arrivi, contro i 17.585 dello stesso periodo del 2008. Sempre nel periodo 1 gennaio-19 agosto, a Lampedusa lo scorso anno sono sbarcati in 14.905, contro i 2.548 del 2009. (ANSA)
ALTRI CINQUE MIGRANTI SBARCATI A LAMPEDUSA
LAMPEDUSA (AGRIGENTO), 20 AGO 2009 - Altri cinque migranti sono riusciti ad approdare a Lampedusa, dopo i cinque eritrei soccorsi questa mattina al largo dell'isola da una motovedetta della Guardia di Finanza. Gli extracomunitari, tutti tunisini, sono stati bloccati a terra dai carabinieri nei pressi di Cala Croce, dopo avere raggiunto la riva con una piccola imbarcazione in vetroresina. I militari li hanno già trasferiti nel Centro di prima accoglienza. (ANSA)
INTERCETTATO BARCONE A LAMPEDUSA, A BORDO 45 IMMIGRATI
Palermo, 20 ago 2009 - (Adnkronos) - Ancora sbarchi di immigrati sulle coste siciliane. Un barcone con 45 persone a bordo è stato intercettato dalle motovedette della Capitaneria di porto a circa un miglio e mezzo da Lampedusa (Agrigento). A segnalare l'imbarcazione è stato un diportista. Sul posto si sono recate due motovedette della Guardia costiera, che stanno effettuando il trasporto dei migranti. Le loro condizioni, secondo quanto riferito dalla Capitanera di porto di Palermo sono buone. Non si sa al momento se a bordo ci siano donne o bambini. (Loc/Gs/Adnkronos)
AL VIA DOMANI UNA TANTUM PER REGOLARIZZARE COLF E BADANTI
Roma, 20 ago 2009 - Prende avvio domani, per chi vorrà seguirla, la trafila per regolarizzare colf e bandanti comunitarie ed extracomunitarie in nero, sia senza che con permesso di soggiorno: dal 21 agosto, infatti, si potrà pagare l'una tantum di 500 euro, per ciascun lavoratore, primo passo cui dovrà seguire, dall'1 settembre e fino al 30 settembre, la presentazione della relativa domanda. Terzo e ultimo passaggio dall'1 ottobre in avanti, con la verifica della documentazione e la stipula del contratto di soggiorno, presso lo Sportello Unico. È bene ricordare che potrà essere regolarizzata solo una colf per nucleo familiare e solo se il reddito familiare è di almeno 20mila euro nel caso vi sia un solo apportatore di reddito, o di almeno 25mila euro se i percettori di reddito sono più di uno. Sono invece al massimo due le badanti che possono essere regolarizzate, purchè vi sia una certificazione medica che comprovi la presenza nel nucleo familiare di una persona non autosufficiente. La regolarizzazione riguarda, potenzialmente, 1milione e 485mila fra colf e badanti e poco più del 10% delle famiglie italiane. Una recente indagine del Censis quantifica infatti in 1 milione e 485mila colf badanti in Italia, di cui il 71,6% immigrate. Un terzo delle badanti straniere sono cittadine di un Paese membro dell'Unione europea, hanno preso la cittadinanza italiana o hanno ottenuto la carta di soggiorno, ma il resto deve confrontarsi con il periodico rinnovo del permesso di soggiorno o si trova in condizione di irregolarità. Tra il 2001 e il 2008, rileva il Censis, il numero di colf e badanti è cresciuto del 37% e sono ormai 2 milioni 451 mila le famiglie che ricorrono a un collaboratore domestico o all'assistenza per un anziano o un disabile, ovvero il 10,5% delle famiglie italiane. (Sin/Ct/Adnkronos)
17 IMMIGRATI SBARCATI NEL SUD SARDEGNA
CAGLIARI, 20 AGO 2009 - Sono ripresi gli sbarchi di immigrati sulle coste sud occidentali della Sardegna. Durante la notte i carabinieri della stazione di Calasetta hanno fermato 17 immigrati, presumibilmente di nazionalità tunisina, trasportati da una imbarcazione che aveva raggiunto l'isola poco prima. I 17 clandestini sono stati portati nel Centro di Prima accoglienza di Elmas per l'identificazione e per essere rifocillati. (ANSA)
FERMATE 22 PERSONE DIRETTE IN ITALIA
ALGERI, 19 AGO 2009 - Ventidue migranti sono stati fermati dalla Guardia costiera algerina al largo di Annaba, nell'est algerino, da dove salpano le imbarcazioni dirette principalmente in Sardegna. Lo ha reso noto, scrive Aps, il capo della Stazione Marittima di Annaba, Abdelaziz Zaidi. I migranti, tutti algerini con un'età compresa tra i 20 e i 70 anni, avevano preso il largo ieri notte a bordo di una piccola imbarcazione artigianale. Prezzo della traversata, ha spiegato Zaidi, tra gli 80mila e 120 mila dinari (800 e 1.200 euro), che i candidati all'emigrazione hanno confessato di aver versato prima di imbarcarsi. Da gennaio, circa 300 persone sono state intercettate in mare lungo la costa orientale algerina mentre tentavano di raggiungere l'Italia. (ANSAmed)
PROTESTA IN CIE GRADISCA D'ISONZO
GRADISCA D'ISONZO (GORIZIA), 20 AGO 2009 - Alcuni immigrati del Cie (Centro Identificazione Espulsione) di Gradisca d'Isonzo (Gorizia) hanno cominciato una protesta all'alba di oggi. Qualcuno di loro - secondo le prime informazioni - è riuscito a fuggire dalla struttura, ma questo particolare non è stato finora confermato dalla Questura di Gorizia, che non ha fornito alcuna informazione sulla protesta. La situazione all'interno del Cie di Gradisca, dove si trovano fra i 150 e i 200 immigrati, è già da qualche settimana piuttosto tesa. La notte dello scorso 9 agosto un centinaio di immigrati era salito sui tetti degli edifici per protestare contro le nuove norme sulla sicurezza, che aumenta da 60 a 180 giorni il periodo di permanenza nei Cie, e aveva danneggiato impianti e suppellettili della struttura. Nei giorni precedenti un immigrato è stato ferito, in maniera non grave, da un altro ospite e vi sarebbero stati anche tentativi di fuga, poi falliti. Dopo la protesta del 9 agosto una trentina di immigrati sono stati trasferiti da Gradisca in altri Cie.(ANSA)
CLANDESTINI IN CASA A ANCONA, 3 ARRESTI
ANCONA, 19 AGO 2009 - La Squadra Mobile di Ancona ha rintracciato sette bengalesi, fra cui tre irregolari, in un appartamento in piazza Medaglie d'Oro: gli stranieri vivevano con l'affittuario dell'abitazione, un altro bengalese, di 48 anni, regolarmente in Italia e titolare di un internet point, e la sua famiglia (moglie e un figlio). L'uomo è stato arrestato per avere favorito la permanenza sul territorio nazionale di cittadini extracomunitari non in regola con le norme di soggiorno. Arrestati anche due «ospiti», perchè già raggiunti da un decreto di espulsione a cui non avevano ottemperato. Il terzo irregolare è stato espulso e gli arrestati processati per direttissima.(ANSA)
CINQUE IMMIGRATI SBARCANO NEL TRAPANESE
MARSALA (TRAPANI), 19 AGO 2009 - Cinque uomini nordafricani sono stati bloccati, stamani, nel centro storico di Marsala, dai militari dell'Ufficio circondariale marittimo. Le ricerche erano state avviate intorno all'una e mezza di questa notte, dopo la scoperta di una piccola imbarcazione da pesca nordafricana incagliata sulle secche di Capo Boeo. Alle ricerche delle persone sbarcate, poi condotte a Trapani per l'identificazione, hanno partecipato anche agenti di polizia. L'imbarcazione, lunga circa 10 metri, utilizzata per attraversare il Canale di Sicilia è stata sequestrata dalla Guardia Costiera. (ANSA)
IMMIGRATI: TASSO OCCUPAZIONE 88%, MA 1 MLN IN NERO
ROMA, 18 AGO 2009 - Sfiora i 4 milioni il numero degli immigrati regolarmente presenti in Italia, con un incidenza del 6,7% sulla popolazione complessiva (la media Ue è del 6,0%). Il tasso di attività - indica il Dossier Caritas 2008 - è mediamente del 73,2% (88% per i soli maschi), di ben 12% in più rispetto agli italiani, mentre il loro tasso di disoccupazione è di due punti più alto (8,3% in media e 12,7% per le donne). Gli occupati in agricoltura (7,3%) e quelli dei servizi (53,8%) nel periodo 2005-2007 sono aumentati di due punti percentuali a scapito dell'industria (35,3%). Edilizia e manifatturiero gli altri settori dove la presenza degli immigrati è consistente. «Anche in una congiuntura economica difficile come quella attuale - dice il Dossier Immigrazione 2008 della Caritas - è prevista la necessità di nuovi lavoratori stranieri per il buon andamento del mercato». Ai nuovi lavoratori immigrati del resto, sottolinea il Rapporto, è dovuto per i due terzi la crescita dell'occupazione in Italia nell'ordine di 234.000 nuovi lavoratori nel 2007. Le stime parlano di circa 3 milioni di lavoratori in nero in Italia. Di questi, un terzo è straniero, pari a un milione di occupati, di cui 5-600.000 sono colf e badanti. Il resto, circa 400.000 lavoratori, sono sparsi negli altri settori, soprattutto agricoltura ed edilizia. Il lavoro nero dei migranti copre, secondo il Dipartimento Immigrati della Cgil, una quota del 20% in ogni settore. La presenza dei lavoratori immigrati è in crescita ma la crisi ha fatto aumentare cassa integrazione e mobilità per loro in misura doppia. «Gli immigrati sono interessati dalla congiuntura di più rispetto agli italiani. Nelle liste di mobilità - dice Pietro Soldini, responsabile dipartimento immigrati Cgil - la presenza degli immigrati è doppia rispetto agli italiani». Ma i migranti sono anche imprenditori e come tali creano nuovi posti di lavoro in misura crescente. Gli artigiani autonomi - secondo il Dossier Caritas 2008 - sono un decimo della popolazione adulta straniera, con 165.114 titolari d'impresa, 52.715 soci e 85.990 altre figure societarie: dal maggio 2007 l'aumento è stato di un sesto, una crescita ben più accentuata rispetto ad aziende con titolarità italiana. EDILIZIA - Sono quasi 300.000 lavoratori stranieri pari a circa il 15% del totale (17% se si contano i soli dipendenti); nelle regioni settentrionali si concentra circa il 62% della loro presenza. Le imprese edili sono alla ricerca per il prossimo anno di almeno 20.000 nuovi lavoratori stranieri. Mentre gli occupati del settore non crescono (anzi arretrano di un -0,35%), gli immigrati aumentano del 5%. Sale vertiginosamente la percentuale degli immigrati iscritti alla Cassa Edile: oltre il 19%. AGRICOLTURA - i migranti pesano per un 15% sul totale degli occupati, circa 150.000 tra fissi e stagionali e si tratta di un dato in crescita. Nella zootecnica l'occupazione arriva a punte del 50% nelle aree del centro Nord e al Sud per la stagionalità. Secondo la Cgil, il 'sommersò di fatto raddoppia la presenza dei migranti nel settore agricolo. MECCANICA SERVIZI - l'occupazione straniera è pari al 20% della media nazionale, molto forte la presenza di immigrati nel commercio, nella ristorazione, nel settore alberghiero. Sul totale delle colf e badanti, l'80% è migrante, il 90% è donna. (ANSA)
NOVE AFGANI TROVATI SU CAMION IN PORTO BARI
BARI, 18 AGO 2009 - Nove immigrati di nazionalità afgana sono stati trovati nel cassone di un camion proveniente dalla Bulgaria e carico di pannelli in legno. La scoperta è stata fatta nel porto di Bari da funzionari del servizio vigilanza antifrode delle Dogane assieme a militari della Guardia di Finanza. Gi immigrati sono stati consegnati alla polizia di frontiera per il rimpatrio. (ANSA)
Paleologo: se l'omissione di soccorso diventa una condanna a morte
4. Quanto accaduto in questa occasione induce poi ad un'altra serie di riflessioni. In sostanza, Malta dovrebbe coordinare interventi di salvataggio ma non ha i mezzi per effettuare direttamente gli interventi di soccorso, FRONTEX non si sa bene che ruolo svolga dopo che gli stati rivieraschi hanno concluso tra loro accordi bilaterali, e poi non è stato mai chiarito a quale paese dovrebbero essere riconsegnati i migranti intercettati dalle unità militari europee targate FRONTEX, e sul punto si sono sempre accese polemiche tra gli stati che partecipavano alle varie missioni di questa agenzia (Nautilus, Poseidon etc.). Alla fine, e forse anche in questo caso, si è sempre deciso volta per volta dopo trattative segrete tra i governi che hanno ritardato gli interventi di soccorso.
Gli italiani hanno i mezzi per gli interventi di soccorso, ma questi ormai sono dislocati o immediatamente a sud di Lampedusa, per impedire sbarchi nell’isola ( sbarchi che comunque, seppure in misura ridotta, continuano), o molto più a sud, in acque internazionali, a 30-50 miglia dalla costa nord-africana, per collaborare con le autorità libiche per respingere persone che nella totalità avrebbero diritto di essere condotti in un porto italiano o maltese, in base alle Convenzioni internazionali, perché “place of safety”, a differenza di Tripoli o di Zuwara, persone che comunque, nel caso di minori, donne e potenziali richiedenti asilo avrebbero diritto di essere ammessi sul territorio italiano, e dunque di entrare nelle nostre acque territoriali, o di restare sulle imbarcazioni battenti bandiera italiana in caso di salvataggio.
Altre unità militari aeronavali italiane sono coinvolte poi nelle operazioni periodiche FRONTEX che però non prevedono la riconsegna dei migranti intercettati in mare alle autorità libiche, e questo si ricava dal mandato dell’Agenzia per il controllo delle frontiere dell’Unione Europea, e dal relativo Regolamento del 2004, anche se in passato non sono mancati casi sporadici nei quali si denunciavano casi di respingimento verso la Libia da parte di unità militari impegnate in operazioni Frontex, che peraltro non hanno una specifica destinazione per interventi di salvataggio. E sul punto si ricorda ancora una vivace corrispondenza tra le istituzioni europee ed il Direttore generale dell’Agenzia che ha sede a Varsavia in Polonia, e che si occupa di tutte le frontiere esterne europee, comprese le frontiere orientali e le frontiere aeroportuali.
Si può osservare a questo punto come gli autori del Regolamento Frontex quanto gli ideatori e gli estensori di questi accordi internazionali bilaterali, e la catena di comando che vi ha dato di attuazione, hanno praticamente ideato ed utilizzato l’omissione di soccorso, conseguenza diretta o indiretta del riparto di competenze così bene architettato, come una vera e propria “pena di morte” per i migranti che ancora si arrischiano ad attraversare il canale di Sicilia per fuggire dalla Libia e raggiungere Malta o la Sicilia, se non Lampedusa, blindatissima per salvare l’immagine turistica dell’isola, ma soprattutto i “successi storici” del governo italiano nella “guerra contro l’immigrazione illegale”.
Il complesso dispositivo militare costruito dall’Italia in collaborazione con la Libia, con Malta e con Frontex, per contrastare le traversate del Canale di Sicilia contempla negli ultimi mesi o il respingimento, oltre 1.200 casi da maggio, o l’accoglienza, per quei pochi “fortunati” che riescono a varcare comunque il limite delle acque territoriali italiane ( ricordiamo, non 12, ma 24 miglia a sud di Lampedusa), oppure l’abbandono in mare per giorni, per quanti siano riusciti a superare il primo sbarramento costituito dai pattugliamenti congiunti italo-libici, ma non siano riusciti ad avvicinarsi abbastanza alle acque territoriali italiane. Non vogliamo pensare che tutto questo possa avvenire sotto il monitoraggio di autorità militari che ritardano fino all’ultimo gli interventi di salvataggio. Ma questa volta, per il caso dei cinque eritrei che sono stati salvati poco a sud di Lampedusa, il dubbio che si possa arrivare a tanto è assolutamente legittimo. Per questi, ed altri sventurati come loro, giorni e giorni di inedia, fino alla morte, lontano dagli occhi e dalle cronache, inesistenti per una opinione pubblica europea sempre più distratta e xenofoba. Se i viaggi della speranza finiscono con la morte dei migranti, quale migliore effetto dissuasivo, per gli altri che ci volessero provare, si penserà ai piani alti di qualche importante ministero, un ragionamento che in questi ultimi mesi si è diffuso pericolosamente.
Se le autorità italiane che intervengono in acque internazionali sono coordinate da Malta, oppure operano all’interno delle missioni Frontex basate a Malta, basta che dalla centrale di comando di questo paese non venga trasmesso un tempestivo ordine di intervento e le unità militari italiane, se non saranno coinvolte nelle operazioni fantasma di FRONTEX, resteranno a pattugliare le acque attorno a Lampedusa per curare la tranquillità dei bagni dei buoni leghisti in vacanza nella loro isola prediletta. Una ragione in più, questa ultima tragedia, per rivedere il riparto di competenze tra Italia e Malta nel Canale di Sicilia, anche perché Malta non ha ancora aderito agli ultimi emendamenti della Convenzione internazionale sul diritto del mare, e quindi in materia di soccorso a mare si ritiene vincolata a regole diverse da quelle che invece valgono per l’Italia.
I “pattugliamenti congiunti” di FRONTEX ( che comprende solo unità aeronavali di paesi appartenenti all’Unione Europea) non vanno comunque confusi con i “pattugliamenti congiunti” italo- libici, frutto dei recenti accordi bilaterali tra questi due paesi, ma possono facilmente sovrapporsi e confondersi pur prevedendo diverse regole di ingaggio. Quello che è certo è che, a differenza degli anni passati, la vita dei migranti e l’accesso ad un “porto sicuro” ( place of safety) dove è possibile fare valere una richiesta di asilo, non è più una priorità assoluta. Non lo è più per le autorità italiane, come confermano i respingimenti collettivi verso la Libia e neppure per le autorità maltesi, che in passato hanno negato persino l’evidenza per sottrarsi ai propri obblighi di accoglienza, rifiutando l’ormeggio a La Valletta o aiutando attivamente molte imbarcazioni cariche di migranti a proseguire pericolosamente verso la Sicilia. Le unità di FRONTEX nelle loro operazioni periodiche fanno base proprio a Malta e non è difficile pensare che anche loro, se operanti in zona SAR ( ricerca e soccorso) maltese, siano comunque sottoposte al “coordinamento” delle autorità maltesi. Con quali risultati non è solo questa ultima tragedia a testimoniarlo.
Di certo, e questo nessuno potrà smentirlo, se lo scorso anno nella fascia tra le 90 e le 60 miglia a sud di Lampedusa le unità militari italiane, soprattutto la Marina Militare e la Guardia Costiera avevano tratto in salvo decine di migliaia di persone poi ammesse in Italia alla procedura di asilo con esito in maggior parte favorevole, o che comunque avevano ottenuto uno status di protezione internazionale, come somali, sudanesi, eritrei, nigeriani, negli ultimi tre mesi, dopo l’entrata in vigore del Patto di amicizia italo-libico ( e del protocollo operativo del 2007 che espressamente richiama), in quella stessa fascia di mare non si sono registrati casi di salvataggio, con successivo trasferimento in un porto italiano, ma numerosi casi di respingimento collettivo, vietato da tutte le Convenzioni internazionali e in particolare dal Protocollo n. 4 allegato alla Convenzione Europea a salvaguardia dei diritti dell’Uomo, Convenzione alla quale sia l’Italia che Malta sono soggette, anche quando si avvalgono della esternalizzazione delle pratiche di respingimento alle autorità libiche. Presto, appena sarà possibile raccogliere tutte le testimonianze ed individuare i parenti delle vittime, arriveranno le denunce alle Corti internazionali, ma è possibile che nessun giudice penale italiano ravvisi in tutto questo un comportamento illecito sanzionabile anche all’interno del nostro ordinamento?
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