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20 September 2011

Incendio e tentata fuga al Cie di Gradisca

Dopo mesi di apparente calma, torna la tensione al centro di identificazione e espulsione (Cie) di Gradisca. Nella notte fra domenica e lunedì infatti un gruppo di sette reclusi tunisini ha tentato la fuga. Soltanto uno di loro e' riuscito a oltrepassare il muro del Cie, salvo poi ripresentarsi il giorno dopo alla porta sotto una pioggia battente, chiedendo di essere riammesso in sezione, secondo la versione diffusa dalla stampa locale. Poche ore prima, nel pomeriggio di domenica, un gruppo di reclusi aveva appiccato il fuoco a coperte e suppellettili nell'area rossa del Cie. Il fuoco e' stato prontamente spento dai vigili del fuoco. Ma la tensione resta alta. Dopo le rivolte di febbraio, il Cie friulano funziona a capienza ridotta perche' buona parte delle sezioni furono all'epoca devastate e incendiate durante due giorni di scontri. Cosi' dei 248 posti a disposizione ne sono utilizzati soltanto una cinquantina. Fino a poco tempo fa i reclusi erano divisi tra la zona verde e la mensa, in condizioni degradanti, come avevamo avuto modo di mostrarvi gia' a marzo con le immagini che gli stessi reclusi ci avevano spedito telefonicamente. Nel frattempo pero' i lavori di ristrutturazione sono andati avanti. E proprio pochi giorni fa la sezione rossa era stata riconsegnata con tanto di un nuovo sistema di allarme che, a detta della questura, porta da 7 a 15 secondi il tempo necessario alla fuga. Peccato che domenica notte l'allarme non sia proprio scattato.

29 July 2011

Ramzi che passò in un Cie 14 mesi degli ultimi 2 anni


Com'è lontana l'estate del 1996. E quella vacanza in crociera sul Mediterraneo. Ramzi aveva vent'anni. Da Tunisi erano partiti in sette. Studenti universitari, classe media, nessuna voglia di bruciare la frontiera e passare guai con la dogana. Qualche avventura con le ragazze a bordo era un programma più che allettante. E invece quella sera a Barcellona, ormai ubriachi dopo l'ennesima birra, decisero che sulla nave non sarebbero tornati. L'Europa era lì, tutta per loro, pronta a farsi corteggiare e conquistare. E quando si risvegliarono con un cerchio alla testa per la sbornia del giorno prima, la nave era partita davvero. I ricordi di quella ragazzata che gli ha cambiato la vita, riaffiorano a 15 anni di distanza. Stavolta però per Ramzi non c'è nessuna birra fresca con cui brindare alle follie della gioventù. Perché al centro di identificazione e espulsione di Roma, l'alcol è proibito. Ormai sono passati nove mesi dall'ultima birra. E dall'ultima passeggiata sul lungomare di Sanremo. Nove mesi dietro le gabbie dei centri di identificazione e espulsione. Prima Torino, poi Roma. Perché è vero che il limite massimo della detenzione nei Cie è di 6 mesi. Ma se ti rimpatriano nel paese sbagliato, è peggio che al Monopoli. Vai in prigione, salti un turno e ricominci dal via.

23 July 2011

LasciateCIEntrare, il programma del 25 luglio

L'appuntamento è per le 11,00 davanti ai Cie della vostra città, insieme a parlamentari e giornalisti, per dire no alla censura imposta per circolare ministeriale da Maroni. E per parlare delle condizioni dei detenuti con i 36 parlamentari che visiteranno le strutture. Perchè gli obiettivi sono due. LasciateCIEntrare, ma anche lasciateliuscire! Di seguito il programma delle visite con orario, adesioni e referenti. Per leggere l'appello e il motivo per cui Fortress Europe aderisce alla campagna, cliccate qui.

10 July 2011

LasciateCIEntrare. Il 25 luglio contro la censura

Da Gradisca a Lampedusa. Visite parlamentari a tappeto nei centri di identificazione e espulsione (Cie) di tutta Italia per dire no alla censura imposta dal ministro dell'Interno Roberto Maroni, che dal primo aprile vieta l'ingresso nei Cie alla stampa e alle associazioni. L'appuntamento è per lunedì 25 luglio alle 11,00. Davanti ai Cie di Roma, Modena, Gradisca, Torino, Milano, Bari e Trapani. Lo stesso giorno altre delegazioni visiteranno il centro di accoglienza per richiedenti asilo (Cara) di Mineo (Ct) e i centri di prima accoglienza di Lampedusa, Porto Empedocle (Ag) e Cagliari, dove pure dal primo aprile la stampa non può più entrare. La visita al Cie di Bologna invece è anticipata a venerdì 22 luglio. L'iniziativa è stata promossa da sindacato e ordine dei giornalisti insieme a un gruppo di parlamentari, dopo il primo appello pubblicato due mesi fa proprio su Fortress Europe. Consultate il programma delle visite con orari e referenti.

01 July 2011

Cie: le immagini che nessuno deve vedere


Altro che tutelare la privacy dei reclusi o la sicurezza dei cittadini. Altro che evitare di intralciare la gestione dei centri. Ecco perché la stampa non deve entrare nei centri di identificazione e espulsione. Per non mostrare agli italiani queste immagini. E per non raccontare loro queste storie. Quelle che vedete sono foto che ho scattato durante le mie visite ai centri di identificazione e espulsione di Torino, Crotone, Roma, Modena, Trapani, Gradisca e Caltanissetta nel corso del 2009. Quando ancora la stampa poteva entrare. Le storie le trovate nella pagina del sito dedicata ai cie. Vogliamo continuare a poter monitorare la situazione. Vogliamo che ogni giorno gli italiani vedano quelle immagini di uomini in gabbia senza un motivo, come se fossero animali. Vogliamo che gli italiani sappiano davvero quali sono le conseguenze di certe scelte politiche sulle vite degli altri. Lasciateci entrare nei Cie! Lo ripetiamo da un mese sulla rete con il nostro appello, sostenuti per la prima volta anche dall'ordine e dal sindacato dei giornalisti, da quando Maroni ha vietato alla stampa l'ingresso nei centri di espulsione con la ormai famosa circolare 1305 del primo aprile.

03 May 2011

Lampedusa: 100 tunisini trasferiti nei Cie di mezza Italia

Da Lampedusa sono partiti tre voli con 45 passeggeri tunisini ciascuno. Il primo gruppo di 45 è stato diviso tra il Cie di Bologna e quello di Gradisca, quest'ultimo ancora interessato da lavori di ristrutturazione dopo che l'ultima rivolta aveva reso inutilizzabile metà delle celle, e ancora con 80 detenuti su un totale di 44 posti disponibili. Altri 45 tunisini dall'isola sono stati smistati nei Cie di Lamezia Terme e Brindisi, e altri 45 tra Bari e Crotone. Le autorità dichiarano che i tunisini saranno comunque rimpatriati dai Cie. Ma logisticamente sembra difficile. Prima infatti i rimpatri avvenivano direttamente da Lampedusa a Tunisi, due aerei al giorno con 30 espulsi su ogni volo. Adesso staremo a vedere. Quello che è certo è che c'è da aspettarsi altre fughe, come è successo l'altra settimana a Bologna. E altre rivolte, com'è è successo nei giorni scorsi nei Cie di Torino e Milano.

02 March 2011

Tunisini in rivolta nei centri di espulsione. Le foto esclusive del cie di Gradisca


Dopo due giorni di rivolte, giovedì e venerdì scorsi, il centro di identificazione e espulsione di Gradisca è letteralmente fuori uso. Resta una sola cella a disposizione per 100 reclusi, e molti sono costretti a mangiare e a dormire per terra e all’addiaccio, ammassati nei corridoi e nei locali della mensa, dove sono tenuti rinchiusi tutti il giorno, e con un unico bagno a disposizione. Oggi in esclusiva siamo in grado di mostrarvi le immagini di questo degrado. Sono fotografie scattate con un telefonino da qualcuno che si trovava nel posto giusto al momento giusto e che ha pensato bene di spedircele. Una prima fuga di notizie che conferma quanto grave sia la situazione. Le rivolte hanno devastato la struttura, ma gli altri centri di espulsione sono pieni e quindi ogni trasferimento è impossibile. La scelta più logica sarebbe di rilasciare i detenuti di Gradisca. E infatti domenica dovevano iniziare le partenze, ma poi deve essere arrivato un contrordine dai vertici perché hanno bloccato tutto all’ultimo minuto e alla fine ne sono usciti solo sei su 13 a cui era stato detto di prepararsi. E che non si respiri una buona aria tra forze di polizia e ministero lo dice il fatto che per il 3 marzo il sindacato Ugl polizia ha indetto un sit in sotto la questura di Gorizia proprio per discutere del cie di Gradisca. Ma in Friuli i problemi al centro espulsioni non sono cosa nuova. Ormai è almeno da un anno e mezzo che le cose vanno molto male. Per chi se l'è perso, riguardatevi il video del pestaggio della polizia contro i detenuti in rivolta. La data è del 21 settembre 2009. Ma ricordare fa bene. Soprattutto quando sono fatti così gravi. anche perché, come purtroppo possiamo immaginare, nessuno ha pagato per quelle violenze. Stavolta però le proteste dei tunisini sono uscite da Gradisca, e ormai le prime avvisaglie di rivolte sono scoppiate in tutta Italia, fino in Sicilia.

27 February 2011

Brucia il cie di Modena. Aggiornamenti da Bologna, Gradisca e Brindisi

"Libertà! Libertà!". È il grido che si leva da alcune ore nel centro di identificazione e espulsione di Modena. L'eco della rivolta arriva via telefono a Fortress Europe. Sono le 17,15 quando riceviamo la prima chiamata da parte di uno dei reclusi. La protesta è portata avanti dal gruppo dei 42 ragazzi tunisini sbarcati a Lampedusa nei giorni scorsi e trasferiti in blocco al cie di Modena, dove oltre a loro si trovano al momento altre 17 persone senza documenti in attesa del rimpatrio forzato. I reclusi hanno trascinato nel cortile materassi e vestiti e hanno bruciato tutto. Alcuni sono riusciti anche a salire sui tetti. Agenti della polizia sarebbero intervenuti malmenando alcuni dei tunisini e portandone via otto, al momento non si sa bene dove. Vi terremo aggiornati nelle prossime ore.

24 February 2011

Bologna, Trapani, Bari e Gradisca. Le rivolte annunciate dei Cie

Lo avevamo annunciato dieci giorni fa. La situazione nei centri di espulsione è esplosiva. E infatti puntuali stanno arrivando le rivolte. Dei tanti ragazzi tunisini arrivati di recente a Lampedusa e rinchiusi in gabbia per sei mesi come benvenuto in Italia. Le notizie trapelano dalla cronaca locale. Per ora non abbiamo ulteriori dettagli. Un incendio è stato appiccato durante una rivolta stamattina al centro espulsioni di Gradisca, rendendo inagibili tre celle, e danneggiandone altre 4. Nessun ferito per fortuna, ma in compenso 4 trattenuti sono stati denunciati e portati in carcere. Nello stesso tempo altre due rivolte hanno interessato i centri di espulsione di Bari e di Trapani. In Sicilia i detenuti hanno sfasciato i mobili della struttura, mentre a Bari c'è stato un tentativo di fuga finito con uno scontro tra la polizia e due dei trattenuti. Infine in Emilia, a Bologna, uno dei trattenuti tunisini del centro di espulsione si è cucito le labbra in forma di protesta. In tutto questo, come sempre accade, nessuno ci racconta le storie di queste persone. Chi sono? Perché sono stati rinchiusi? Perché sono venuti in Italia? Nei prossimi giorni cercheremo di capirne qualcosa di più. Intanto vi proponiamo una breve rassegna stampa dei fatti.

27 September 2009

Delegazione di parlamentari Pd in visita al Cie di Gradisca

ROMA - Dopo un mio articolo pubblicato su L'Unità come servizio di copertina, con le notizie e le immagini sul pestaggio avvenuto nel cie di Gradisca, il Pd ha deciso di inviare una delegazione di parlamentari in visita nel centro di identificazione e espulsione. Si tratta di Ivana Strizzolo, Alessandro Maran, Carlo Pegorer, Tamara Blazina e Flavio Pertoldisi. "Ci riserviamo - ha detto Pegorer -, dopo aver verificato i fatti, di intraprendere delle iniziative parlamentari". Staremo a vedere.

25 September 2009

Pestaggi al cie di Gradisca. Un video documenta le violenze

GRADISCA D'ISONZO (GORIZIA) - Finalmente cattivi. Qualcuno deve aver preso sul serio le parole del ministro Maroni. E le ha applicate alla lettera. Almeno a giudicare dal numero di ematomi che si possono contare sui corpi degli immigrati detenuti nel centro di identificazione e espulsione (Cie) di Gradisca d’Isonzo. Siamo in provincia di Gorizia, a due passi dalla frontiera slovena. I fatti risalgono a lunedì scorso, 21 settembre. Ma le prove sono arrivate soltanto ieri. Si tratta di un video girato di nascosto all'interno del Cie e diffuso su Youtube


22 September 2009

Rivolta a Gradisca. Tensione e pestaggi dopo una tentata evasione.

GRADISCA - Ancora una rivolta nei centri di identificazione e espulsione. Ancora Gradisca d'Isonzo. Provincia di Gorizia. Ancora le notizie che arrivano sono poche e confuse. Ma si sa per certo che c'è stato un pestaggio. I feriti sono una quindicina. Alcuni sono stati portati in infermerie con il volto insanguinato. Alla base di tutto ci sarebbe stato un tentativo di fuga la notte del 20 settembre, a cui hanno preso parte una trentina di persone. I reclusi sono scesi dai tetti all'alba dopo la promessa della polizia di non fare rappresaglie. La tensione è di nuovo scoppiata nel pomeriggio, durante una perquisizione nelle celle. La rivolta è stata sedata con pestaggi e lancio di lacrimogeni. Ieri sera l'emergenza sembrava rientrata. Ma non sappiamo in che condizioni in cui si trovino i feriti. Soltanto un giorno prima c'era stato un pestaggio al Cie di Bari

04 September 2009

Gradisca: ancora regime di massima sicurezza al Cie. Fallita altra fuga

Il muro del cie di GradiscaGRADISCA D'ISONZO (GORIZIA) - È ancora massima allerta al centro di identificazione e espulsione di Gradisca d'Isonzo, in provincia di Gorizia. Due giorni fa sei trattenuti della zona rossa sono stati fermati dai militari di guardia al centro mentre erano già saliti sul tetto, nella notte, dalle camerate, pronti a fuggire. Un metodo di evasione già rodato in passato, il 20 agosto, quando 7 reclusi, tre tunisini e quattro algerini, riuscirono a scappare all'alba allargando con dei ferri le sbarre alle finestre delle celle. Altri due algerini, che stavano tentando di scappare attraverso i tetti della struttura, furono bloccati in quell'occasione dalle forze dell'ordine. Anche questa volta i fuggiaschi sono stati bloccati dai militari, e in questo momento si trovano ancora in isolamento. Ce lo hanno confermato i loro compagni di cella, che ci hanno raggiunto telefonicamente.. E in isolamento si trovano anche tutti gli altri trattenuti, in gran parte tunisini, marocchini e algerini. La maggior parte di loro è detenuta da oltre due mesi.

20 August 2009

Fuga da Gradisca, in sette riescono a evadere

GRADISCA D'ISONZO - Fuga dal centro di identificazione e espulsione di Gradisca (Gorizia). Sette reclusi, tre tunisini e quattro algerini, sono riusciti a scappare questa mattina all'alba allargando con dei ferri le sbarre alle finestre delle celle. Altri due algerini, che stavano tentando di scappare attraverso i tetti della struttura, sono stati bloccati dalle forze dell'ordine. Prima della fuga di stamani, nel cie di Gradisca erano reclusi 194 immigrati a fronte di una capienza di 198 persone. Dopo le violente proteste dello scorso 9 agosto, quando un centinaio di immigrati salirono sui tetti della struttura sfasciando impianti e suppellettili del centro, 30 dei rivoltosi furono trasferiti nel cie di Milano. Da allora nel cie di Gradisca vige un regime particolarmente restrittivo. Agli immigrati reclusi è vietato stare all'aperto e nelle zone comuni, e sono costretti a restare nelle celle. E vista la riuscita fuga di oggi, difficilmente la Questura sospenderà queste misure.

14 August 2009

Milano, Torino, Gradisca. Cie in rivolta contro il pacchetto sicurezza

Cie di TrapaniMILANO, 14 agosto 2009 – Finisce con 15 arresti e una decina di contusi la rivolta del centro di identificazione e espulsione di Milano. In Questura sono stati portati 4 donne nigeriane, una del gambia, 4 marocchini, 3 algerini, un ivoriano e un portoghese. Accusati di violenza, resistenza a pubblico ufficiale e danneggiamento aggravato saranno processati per direttissima. Tutto era cominciato ieri dopo le prime notifiche della proroga della detenzione di altri 60 giorni a chi già stava dentro da due mesi. Lo prevede il pacchetto sicurezza, che porta a sei mesi il limite massimo della detenzione. Prima lo sciopero della fame, poi la tensione è salita fino all’incendio di alcuni materassi e allo scontro con la polizia, che ci è andata pesante con calci, pugni e manganellate, secondo la testimonianza di uno dei reclusi che abbiamo raggiunto telefonicamente. Le proteste sono scoppiate il giorno dopo l’arrivo al cie di Milano di 30 algerini e tunisini appositamente trasferiti dal cie di Gradisca, in Friuli, per aver sobillato la protesta inscenata nella notte tra sabato e domenica scorsi, quando una sessantina dei detenuti salirono sul tetto per protestare contro l’allungamento dei termini del trattenimento di altri due mesi. Alcuni di loro intanto sono stati rimpatriati in Algeria.

24 April 2009

Torturati in Tunisia, l'Italia nega l'asilo agli esuli di Redeyef


MONFALCONE, 24 aprile 2009 – Hanno chiesto asilo politico ma l'Italia ha detto di no. E adesso rischiano di essere rimpatriati e arrestati per reati politici. Sono una trentina di esuli tunisini originari della città di Redeyef, centro nevralgico del ricco bacino minerario di fosfati del sud ovest del paese, balzato alla cronaca per le dure proteste sindacali esplose nel corso del 2008 e per la violenta repressione disposta dal presidente Ben Ali. Una repressione culminata lo scorso 4 febbraio 2009 con la condanna in secondo grado di 33 imputati - tra sindacalisti, giornalisti e singoli manifestanti – a pene che vanno dai due agli otto anni di carcere, per reati che vanno dalla “associazione a delinquere” alla “diffusione di documenti suscettibili di turbare l'ordine pubblico”. Quei “documenti” sono le immagini video girate dal fotografo Mahmoud Raddadi, condannato a due anni, e distribuite sul canale satellitare Al Hiwar (tramite la piattaforma italiana Arcoiris) da Fahem Boukaddous, condannato in contumacia a sei anni di carcere. Sono le immagini dei comizi del sindacalista Adnan Hajji, delle gremite manifestazioni di piazza e delle violenze della polizia. Si possono scaricare da Youtube e Dailymotion. A patto di non essere in Tunisia. Già, perché lì il Governo ha censurato l'accesso ai due siti. Nessuno deve sapere dei tre manifestanti uccisi dalla polizia e degli altri 27 finiti in ospedale con ferite da arma da fuoco, e neppure dei sindacalisti e dei giornalisti arrestati e torturati.

29 July 2008

Accoglienza e detenzione: le due facce del cpt di Gradisca

GRADISCA, 29 luglio 2008 – Ci sono bambini ed ex detenuti. Donne nigeriane sbarcate a Lampedusa dopo viaggi di mesi in mezzo al deserto e lavoratori albanesi diventati clandestini per un vecchio precedente penale. Ragazzi algerini partiti in barca da Annaba che dicono “questo è un hotel” e tunisini che in arabo alzano la voce: “Iktab! - scrivi! - siamo ostaggi non ospiti”. Il centro di Gradisca d'Isonzo, provincia di Gorizia, dieci chilometri dalla Slovenia, è molte cose insieme. Contiene una sezione di prima accoglienza per i migranti intercettati nel Canale di Sicilia (Cda), un centro di accoglienza per richiedenti asilo (Cara) e un centro di identificazione e espulsione (Cie).

Al cpt di Gradisca un palestinese in sciopero della fame

GRADISCA, 29 luglio 2008 – Gli immigrati detenuti nel centro di identificazione e espulsione (Cie) di Gradisca, in provincia di Gorizia sono 63, poco meno della metà dei 136 posti disponibili. Dormono in camere da otto letti ciascuna. I materassi sono di gommapiuma, l'aria condizionata non c'è e nei bagni non ci sono specchi. Le stanze si affacciano su un corridoio a ferro di cavallo che gira sui tre lati di un cortile grigio di cemento, chiuso da una grande gabbia di ferro. Scorrendo il registro delle presenze, spiccano le nazionalità tunisina, marocchina, albanese, ma anche algerina, senegalese e macedone. Alcuni sono arrivati qui dopo aver scontato una pena in carcere, gli altri dopo un controllo dei documenti. C'è chi vive in Italia da dieci anni e ha perso il permesso di soggiorno dopo aver perso il lavoro. E c'è chi il permesso non l'ha mai avuto. Uno di loro è un ragazzo palestinese. Viene da Gaza e vive in Italia dal 2003. Nei centri di identificazione e espulsione è già stato detenuto altre quattro volte, a Modena. Per un totale di otto mesi. E a Modena lo hanno fermato anche l'ultima volta. Lavorava in nero per un'agenzia di traslochi. Non ha mai chiesto asilo. Non sa nemmeno come si possa fare. A Gradisca è arrivato da sette giorni. E da sette giorni è in sciopero della fame. Rifiuta il cibo. Chiede la libertà. Per quattro giorni anche Qasseri, un ragazzo tunisino, ha scioperato. Ma poi ha interrotto la protesta.