Altra festa, altra fuga. Quattro reclusi del centro di identificazione e espulsione (Cie) di Torino sono riusciti a fuggire in seguito a una rivolta a cui hanno partecipato una ventina di reclusi dell'area blu la notte di capodanno. Si tratta della seconda evasione riuscita di dicembre, dopo la grande fuga di Natale, quando 21 persone erano riuscite a tornare in libertà. A differenza di quanto accaduto a Natale però, questa volta le forze dell'ordine di guardia al Cie erano state allertate del rischio di fuga. Secondo quanto riferisce il sito Macerie infatti, il giorno prima era stato rintracciato un seghetto durante una perquisizione nelle gabbie. Segno evidente che qualcuno aveva un piano di fuga. E infatti poco prima di mezzanotte una squadra di agenti ha fatto ingresso nell'area circostante le gabbie per dissuadere i reclusi da ogni piano di fuga. Ma una ventina di reclusi dell'area blu ha deciso di provarci lo stesso. E una volta sfondato il cancello dell'area si sono scontrati con gli agenti, sfidando lacrimogeni e manganellate per guadagnarsi un passaggio verso il cancello della vecchia entrata su corso Brunelleschi, da dove è facile scavalcare. Alla fine in cinque sono riusciti a saltare di là dal muro. Uno di loro però, un cittadino senegalese, è stato rintracciato e riportato in gabbia dopo una colluttazione con un'agente di polizia per la quale sarà presto processato. Gli altri quattro invece sono riusciti a dileguarsi. Ricordiamo che erano detenuti per scadenza del permesso di soggiorno. E che la legge italiana prevede in questi casi 18 mesi di reclusione nei Cie, salvo previa espulsione. Come dire che, se è vero che come dice la Costituzione la libertà individuale è un diritto inviolabile, il ritorno in libertà dei quattro ci pare una buona notizia.
Il blog di Gabriele Del Grande. Sei anni di viaggi nel Mediterraneo lungo i confini dell'Europa. Alla ricerca delle storie che fanno la storia. La storia che studieranno i nostri figli, quando nei testi di scuola si leggerà che negli anni duemila morirono a migliaia nei mari d'Italia e a migliaia vennero arrestati e deportati dalle nostre città. Mentre tutti fingevano di non vedere.
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02 January 2012
26 December 2011
Grande evasione di Natale dal Cie di Torino
Hurriyah, libertà, una scritta sulle mura esterne del Cie di Torino
A Natale è festa per tutti. Per i fabbri, che avrebbero dovuto riparare le serrature della gabbie danneggiate la sera prima, il 24 dicembre, ma che erano in ferie. Per i poliziotti e i militari in turno, che avranno pure il diritto di aprire un panettone e stapparsi uno spumante. E soprattutto per i reclusi del centro di identificazione e espulsione (Cie) di Torino, che la sera del 25 dicembre anziché aspettare i regali hanno direttamente sfondato i cancelli delle gabbie per poi lanciarsi in massa contro il muro di cinta dal lato di corso Brunelleschi. Alla rivolta hanno partecipato tutte le sezioni maschili, pare addirittura che qualcuno abbia pure provato ad aprire la gabbia delle donne ma senza successo. In netta inferiorità numerica, i militari hanno temporeggiato fino a quando non sono arrivati i rinforzi, con tanto di idranti e lacrimogeni sparati ad altezza d'uomo. Ormai però ben 35 ragazzi erano riusciti a saltare di là dal muro. Uno di loro cadendo si è fratturato le gambe ed è stato ripreso dalla polizia che nel frattempo ha battuto il quartiere strada per strada per rintracciare i fuggitivi, riuscendo a riprenderne 14. Alla fine però il bilancio rimane più che positivo. Sono infatti 21 i detenuti tornati in libertà. Si tratta della seconda fuga più importante della storia del Cie di Torino, dopo quella che lo scorso 21 settembre portò alla fuga di 22 reclusi, dieci giorni dopo la famosa fuga dei seghetti che il 10 settembre aveva riportato in libertà altri 12 reclusi. In tutto fanno 55 evasi in tre mesi. E ormai sembra che il successo delle precedenti evasioni abbia fatto scuola. L'unione fa la forza. E sempre più spesso, rispetto agli anni passati, i detenuti di più sezioni tentano congiuntamente di sfondare i cancelli e assalire il muro di cinta contando sulla superiorità numerica. La rivolta fisica sembra essere rimasta l'unico mezzo a loro disposizione, in un paese in cui lo stato di diritto prevede che sia legale detenere per 18 mesi una persona colpevole di avere un documento scaduto o un passaporto senza visto.
10 December 2011
Rivolta al cie di Torino: 3 feriti, ancora alta la tensione
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| La porta bruciata di una gabbia del Cie di Torino, tratta da Macerie |
Coperte e materassini dati alle fiamme, ferri delle gabbie divelti, e un gruppo di reclusi che riescono a scavalcare la prima delle due recinzioni prima di essere fermati dagli agenti delle forze dell'ordine, armati di idranti, lacrimogeni e manganelli. Al centro di identificazione e espulsione (Cie) di Torino, quella dell'8 dicembre è stata una notte di rivolta, finita con un tentativo di fuga di massa, a cui hanno preso parte una cinquantina di reclusi tunisini. Negli scontri sono rimasti feriti in tre. Un ragazzo tunisino, colpito a manganellate alla testa. E poi un poliziotto e un carabiniere. Tutti e tre sono stati portati al pronto soccorso. La calma è ritornata soltanto verso le quattro di notte.
L'indomani mattina, mentre gli operai lavoravano per sistemare la gabbia, un gruppo di reclusi ha indetto uno sciopero della fame in diverse aree del Cie. Lo sciopero si è protratto per tutta la giornata del 9 dicembre, fino a quando, intorno alle 22:00, i detenuti dell'area gialla e dell'area bianca, hanno iniziato a protestare battendo sui ferri e gridando, per poi incendiare per protesta coperte e materassini, prima che le polizia li ricacciasse nelle stanze con gli idranti, senza tuttavia fare ingresso nelle gabbie. La situazione è quindi tornata alla calma.
Già lo scorso 2 dicembre, il Cie di Torino era stato scosso da una notte di rivolta e repressione. Quella notte però la rivolta era scoppiata - secondo il racconto dei detenuti - dopo che un detenuto malato sarebbe stato picchiato dalla polizia, reo di aver troppo insistentemente richiesto un trattamento sanitario.
Tutte notizie su cui l'autorità vieta tuttora alla stampa di indagare, non essendo possibile entrare nei Cie dallo scorso primo aprile. Nemmeno il governo tecnico di Monti infatti, ha rimosso la circolare 1305 che ha reistituito la censura in Italia.
01 November 2011
Espulsi 3.592 tunisini, nei Cie tornerà la calma?
La settimana scorsa è decollato da Palermo l'ultimo charter per Tunisi. A bordo c'erano i soliti 60 tunisini raccolti nei vari centri di identificazione e espulsione (Cie) di tutta Italia e la scorta di 120 poliziotti. Nelle stesse ore da Bari partivano i charter con i 99 egiziani sbarcati poche ore prima sulle coste calabresi e espulsi in tempo record. Dall'inizio dell'anno sono 3.592 i rimpatri coatti verso la Tunisia e 965 quelli verso l'Egitto. Fanno 4.557 persone espulse in deroga alle leggi nazionali sull'immigrazione. Ovvero dopo un periodo di detenzione spesso non convalidato dal giudice di pace, senza aver potuto incontrare un avvocato, e senza aver potuto parlare con i funzionari di Unhcr, Oim e Save the Children, che lavorano in frontiera proprio per garantire i diritti di chi arriva in Italia senza passaporto. Lo stato d'eccezione è diventato la norma. In nome della maggiore efficienza degli accordi bilaterali in vigore con Tunisia e Egitto. E per il ministero dell'Interno il risultato è doppio. Da un lato un numero di espulsioni fino a un anno fa inimmaginabile. Dall'altro una modifica sostanziale della popolazione dei Cie (centri di identificazione e espulsione), dove con la scomparsa dei tunisini inizia una sorta di tregua tra detenuti e forze dell'ordine dopo otto caldissimi mesi di rivolte, sommosse e fughe rocambolesche.
28 September 2011
Ysmael ha perso l'aereo

Ricordate la storia di Ysmael e il presidio dei peruviani sotto il Cie di Torino? Ieri sulla pagina facebook del circolo José Carlos Mariátegui di Torino e' comparsa la locandina che vedete qua sopra "Lo hanno portato all'aeroporto di Milano come un pacco, ma il pacco ha alzato la voce ribelle e ora e' di nuovo recluso nelle celle del Cie di Torino". Gli amici, la sorella e i compagni di partito di Ysmael continuano a manifestargli la loro solidarieta'. Sono le uniche voci, al telefono, a tenergli compagnia nel reparto di isolamento dove e' ritornato l'altro ieri dopo aver perso l'aereo. Si' perche' doveva essere espulso lunedi' su un volo di linea da Milano a Lima. Ma appena l'hanno caricato sull'aereo ha iniziato a gridare e a dimenarsi nonostante il tentativo di immobilizzarlo degli agenti della scorta. La situazione e' degenerata al punto che il pilota dell'aereo e' dovuto intervenire personalmente. Ha chiesto a Ysmael se volesse partire o meno. E alla sua risposta negativa ha ordinato ai poliziotti, come in suo potere, di farlo scendere immediatamente. Adesso Ysmael e' di nuovo al Cie di Torino, in isolamento. Pronto a fare di tutto per non tornare in Peru'. Perche' a Torino ha una casa, una sorella e un lavoro onesto. Un lavoro da cui dipende il mantenimento del figlio di sette anni in Peru' e della ex moglie. Estamos contigo.
22 September 2011
Fuga dal Cie di Torino. Scappano in 22, dieci arresti
Hurriyah, libertà, una scritta sulle mura esterne del Cie di Torino
19 September 2011
Metal detector
I detenuti dell'area viola al Cie di Torino durante una preghiera notturna
17 September 2011
Ismael libero! Il presidio dei peruviani al Cie di Torino
Quella bianca e rossa che sventola davanti al Cie di Torino, è la bandiera peruviana. E i quaranta bagnati fradici che continuano a gridare “Libertà!” sotto la pioggia sono gli amici di Ismael, l'ultimo arrivato al centro di identificazione e espulsione torinese. Lui in città è un volto noto tra la comunità peruviana. E quella di oggi potrebbe essere la prima di una lunga serie di manifestazioni per chiedere la sua liberazione. Fuori dalle mura del Cie c'è sua sorella Angy, gli amici del circolo culturale José Carlos Mariatégui e i compagni del suo partito, il Partito Nazionalista Peruviano dell'attuale presidente Ollanta Humala. A dargli manforte ci sono un po' di ragazzi italiani del movimento No Cie. Nemmeno la pioggia torrenziale li ha fermati. Ci tenevano troppo a fargli sentire la loro presenza. E in qualche modo a risvegliare la comunità peruviana - e non solo - dal torpore sulla questione espulsioni.
10 September 2011
Cie Torino: fuga riuscita per 12 reclusi
Ci hanno lavorato per un mese. Il piano era studiato nei minimi dettagli. E alla fine è riuscito. Dodici reclusi dell'area viola sono riusciti a fuggire dal centro di identificazione e espulsione (Cie) di Torino e a tornare in libertà. Al piano hanno partecipato tutti i detenuti dell'area viola, che nelle settimane scorse hanno tagliato, un pezzettino al giorno, alcune sbarre della gabbia dove sono rinchiusi. Così la notte del 10 settembre, intorno alle quattro del mattino, hanno staccato le sbarre e sono usciti uno per uno correndo verso il cancello della vecchia uscita del Cie su corso Brunelleschi. Nonostante l'intervento dei militari di guardia fuori dalle gabbie, 12 di loro sono comunque riusciti a saltare di là dal muro e, nonostante qualche contusione, a dileguarsi nella notte. La notizia, inizialmente taciuta dalla questura, è finita anche nella cronaca locale di Repubblica. Si tratta dell'ennesima fuga di settembre, dopo quelle di Roma e di Brindisi e dopo le rivolte di Milano e Bologna.
31 August 2011
La zona grigia siamo noi
Guardate queste immagini. È quello che vedono ogni mattina centinaia di persone tra uno sbadiglio e l'altro mentre aprono le persiane delle proprie finestre, oppure la sera fumandosi una sigaretta affacciati al balcone. Un balcone come quello da cui le ho girate, al sesto piano di un palazzo in via Santa Maria Mazzarello, a Torino. Quello che si vede è il centro di identificazione e espulsione (Cie) della città. Dal primo aprile la stampa non può più entrare. Ma non c'era bisogno della censura per imporre il silenzio. Fa molto di più l'indifferenza. Quel sentimento per cui centinaia di comuni cittadini, decidono di voltarsi dall'altra parte. Di non vedere che le finestre di casa propria si affacciano su una grande gabbia di ferro dove decine e decine di uomini e donne sono tenuti in cattività, come animali allo zoo, rei di avere un documento scaduto. Basterebbe guardare con un po' più di attenzione per vedere tutti i particolari. La distribuzione degli psicofarmaci, gli incendi, l'autolesionismo, i blitz all'alba per portare via di peso i reclusi da espellere, le sommosse, i tentativi di fuga, i pestaggi. Ma la gente preferisce girarsi dall'altra parte. E allora mi viene in mente Primo Levi e la zona grigia de I sommersi e i salvati. La zona grigia siamo noi.
La zona grigia è l'Italia degli indifferenti. Il terzo elemento tra vittime e carnefici, che dà corpo agli uni e alle altre. L'Italia che non vuole sapere, che si volta dall'altra parte, che rimane spettatrice senza assumersi le proprie responsabilità. Oggi come allora.
La zona grigia è l'Italia degli indifferenti. Il terzo elemento tra vittime e carnefici, che dà corpo agli uni e alle altre. L'Italia che non vuole sapere, che si volta dall'altra parte, che rimane spettatrice senza assumersi le proprie responsabilità. Oggi come allora.
20 August 2011
Cie Torino: sciopero della fame dopo la rivolta
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| I reclusi sui tetti dell'area bianca del Cie di Torino, Foto di Macerie |
10 August 2011
Il Viminale ai giudici di pace: non liberate i tunisini
Non tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge. O almeno non lo sono i tunisini. A sostenerlo è il Ministero dell'Interno, che tramite le questure ha fatto pervenire una lettera agli uffici dei giudici di pace competenti per le udienze di proroga del trattenimento nei Cie chiedendo di applicare una discriminante contro i reclusi tunisini. Una simile intrusione del ministero dell'Interno in una materia tanto delicata come la giurisdizione della libertà personale, non si era mai vista. Sì perché di questo parliamo, prima ancora che di espulsioni. Come saprete infatti, la privazione della libertà personale nei centri di identificazione e espulsione (Cie) è sottoposta a udienze di convalida davanti a un giudice di pace. Anche con la nuova legge, che porta a 18 mesi il limite della detenzione nei Cie, sono previste udienze di proroga ogni due mesi. E la legge prevede che in quella sede la questura debba allegare la documentazione dell'avvenuta attivazione delle procedure per l'identificazione del trattenuto. Perché il trattenimento nei Cie è autorizzato soltanto in funzione dell'identificazione e del rimpatrio. E se l'autorità non dimostra di essersi attivata per identificare la persona, il giudice può disporne l'immediato rilascio. Ai giudici di pace che seguono i casi dei reclusi tunisini però, adesso viene chiesto di chiudere un occhio. E di limitarsi a eseguire le convalide, fino ai 18 mesi, per non rovinare i risultati della macchina delle espulsioni. La prova sta in questo documento, che per la prima volta siamo in grado di mostrarvi.
08 August 2011
Cie Torino: tentata fuga e espulsioni in Tunisia
Nella notte tra sabato e domenica, un gruppo di reclusi dell'area bianca del centro di identificazione e espulsione (Cie) di Torino, ha tentato la fuga. I detenuti sono riusciti ad aprire il cancello della sezione e si stavano già arrampicando sulla gabbia esterna con delle corde improvvisate, quando sono stati fermati da una squadra di agenti delle forze dell'ordine. Riportati immediatamente nelle camerate, sono stati sottoposti a perquisizione. La notte successiva, intorno all'una, 12 tunisini (tra cui 8 della sezione bianca) sono stati portati via e caricati lunedì mattina sul volo per Palermo, da dove sono stati rimpatriati in Tunisia, come accade ormai ogni lunedì.
04 August 2011
Samhini yamma. Chissà se la madre di Amir capirà
Samhini Yamma, Ashref
Stazione di Torino Porta Nuova. Il treno regionale per Bologna delle 18:20 è in partenza al binario 10. Dietro il finestrino, Mahmud si infila gli auricolari dell’iPhone e schiaccia play. Samhini yamma di Ashref. Forse ha sbagliato canzone. O forse è proprio quella giusta per questo momento. Samhini yamma, perdonami mamma. Perdonami se me ne sono andato, perdonami l’esilio, perdonami l’assenza. A salutarlo dal marciapiede del binario c’è un ragazzo con gli occhi arrossati dalle lacrime. È il suo migliore amico. Singhiozza. Sono cresciuti insieme per le strade di Sfax, in Tunisia. Insieme hanno lavorato per anni sui pescherecci di Kerkennah e insieme hanno fatto la traversata per Lampedusa. Era il 24 gennaio. Sono passati sei mesi da allora. E adesso è arrivato il momento più difficile del viaggio. Il momento di dirsi addio. Mahmud va a Parma, Hasan a Parigi. Raggiungono i parenti. In tasca hanno un foglio di via. Li hanno appena rilasciati dal centro di identificazione e espulsione di Torino, insieme a un altro amico della comitiva di Sfax, Amir, che ha fatto la traversata sulla loro stessa fluca (barca) insieme a altri sei passeggeri. Per loro il viaggio ricomincia da qui. Dopo sei mesi di detenzione. Con la stessa determinazione di riuscire, ma con molta più amarezza nel cuore. Perché l’Europa che hanno sognato per anni, ha cessato di esistere nel loro immaginario.
29 July 2011
Ramzi che passò in un Cie 14 mesi degli ultimi 2 anni
Com'è lontana l'estate del 1996. E quella vacanza in crociera sul Mediterraneo. Ramzi aveva vent'anni. Da Tunisi erano partiti in sette. Studenti universitari, classe media, nessuna voglia di bruciare la frontiera e passare guai con la dogana. Qualche avventura con le ragazze a bordo era un programma più che allettante. E invece quella sera a Barcellona, ormai ubriachi dopo l'ennesima birra, decisero che sulla nave non sarebbero tornati. L'Europa era lì, tutta per loro, pronta a farsi corteggiare e conquistare. E quando si risvegliarono con un cerchio alla testa per la sbornia del giorno prima, la nave era partita davvero. I ricordi di quella ragazzata che gli ha cambiato la vita, riaffiorano a 15 anni di distanza. Stavolta però per Ramzi non c'è nessuna birra fresca con cui brindare alle follie della gioventù. Perché al centro di identificazione e espulsione di Roma, l'alcol è proibito. Ormai sono passati nove mesi dall'ultima birra. E dall'ultima passeggiata sul lungomare di Sanremo. Nove mesi dietro le gabbie dei centri di identificazione e espulsione. Prima Torino, poi Roma. Perché è vero che il limite massimo della detenzione nei Cie è di 6 mesi. Ma se ti rimpatriano nel paese sbagliato, è peggio che al Monopoli. Vai in prigione, salti un turno e ricominci dal via.
23 July 2011
LasciateCIEntrare, il programma del 25 luglio
L'appuntamento è per le 11,00 davanti ai Cie della vostra città, insieme a parlamentari e giornalisti, per dire no alla censura imposta per circolare ministeriale da Maroni. E per parlare delle condizioni dei detenuti con i 36 parlamentari che visiteranno le strutture. Perchè gli obiettivi sono due. LasciateCIEntrare, ma anche lasciateliuscire! Di seguito il programma delle visite con orario, adesioni e referenti. Per leggere l'appello e il motivo per cui Fortress Europe aderisce alla campagna, cliccate qui.
11 July 2011
Cie Torino: come ogni lunedì, 5 rimpatri in Tunisia
Da diverse settimane, ogni lunedì 5 tunisini reclusi nel centro di identificazione e espulsione di Torino vengono espulsi. Lo stesso copione si è ripetuto anche questa mattina. Gli agenti delle forze dell'ordine sono entrati nella gabbia di primo mattino e senza preavviso. L'unico a opporre resistenza non ha trovato di meglio da fare che chiudersi in bagno e cospargersi di feci. A singolare protesta, singolare soluzione. Gli agenti l'hanno passato sotto la pompa dell'acqua e l'hanno poi portato via ammanettato come gli altri quattro. Il volo ha fatto scalo a Palermo, dove il console tunisino è incaricato di identificare i suoi concittadini prima del rimpatrio in Tunisia. Intanto al cie di Torino anche oggi ci sono stati momenti di tensione, dopo i colloqui con il Console del Marocco, che ha identificato una ventina di reclusi. Due persone si sarebbero tagliate le vene nella sezione rossa del centro, per protestare contro la loro detenzione e la loro espulsione.
10 July 2011
LasciateCIEntrare. Il 25 luglio contro la censura
Da Gradisca a Lampedusa. Visite parlamentari a tappeto nei centri di identificazione e espulsione (Cie) di tutta Italia per dire no alla censura imposta dal ministro dell'Interno Roberto Maroni, che dal primo aprile vieta l'ingresso nei Cie alla stampa e alle associazioni. L'appuntamento è per lunedì 25 luglio alle 11,00. Davanti ai Cie di Roma, Modena, Gradisca, Torino, Milano, Bari e Trapani. Lo stesso giorno altre delegazioni visiteranno il centro di accoglienza per richiedenti asilo (Cara) di Mineo (Ct) e i centri di prima accoglienza di Lampedusa, Porto Empedocle (Ag) e Cagliari, dove pure dal primo aprile la stampa non può più entrare. La visita al Cie di Bologna invece è anticipata a venerdì 22 luglio. L'iniziativa è stata promossa da sindacato e ordine dei giornalisti insieme a un gruppo di parlamentari, dopo il primo appello pubblicato due mesi fa proprio su Fortress Europe. Consultate il programma delle visite con orari e referenti.07 July 2011
Richiedenti asilo nei Cie. L'Acnur da che parte sta?
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| Il centro d'identificazione e espulsione di Chinisia (Tr) |
01 July 2011
Cie: le immagini che nessuno deve vedere
Altro che tutelare la privacy dei reclusi o la sicurezza dei cittadini. Altro che evitare di intralciare la gestione dei centri. Ecco perché la stampa non deve entrare nei centri di identificazione e espulsione. Per non mostrare agli italiani queste immagini. E per non raccontare loro queste storie. Quelle che vedete sono foto che ho scattato durante le mie visite ai centri di identificazione e espulsione di Torino, Crotone, Roma, Modena, Trapani, Gradisca e Caltanissetta nel corso del 2009. Quando ancora la stampa poteva entrare. Le storie le trovate nella pagina del sito dedicata ai cie. Vogliamo continuare a poter monitorare la situazione. Vogliamo che ogni giorno gli italiani vedano quelle immagini di uomini in gabbia senza un motivo, come se fossero animali. Vogliamo che gli italiani sappiano davvero quali sono le conseguenze di certe scelte politiche sulle vite degli altri. Lasciateci entrare nei Cie! Lo ripetiamo da un mese sulla rete con il nostro appello, sostenuti per la prima volta anche dall'ordine e dal sindacato dei giornalisti, da quando Maroni ha vietato alla stampa l'ingresso nei centri di espulsione con la ormai famosa circolare 1305 del primo aprile.
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