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08 May 2011

"Il sangue verde" in edicola

Dal 6 maggio è in edicola in tutta Italia, in allegato alla rivista Internazionale, il dvd de "Il sangue verde" di Andrea Segre, documentario sul bracciantato africano a Rosarno. Il film è sottotitolato in italiano, inglese e francese. L'edizione contiene anche il documentario "A Sud di Lampedusa", che racconta il viaggio degli aventuriers attraverso il deserto del Teneré verso la Libia.


07 January 2011

Le arance non cadono dal cielo

Era il 7 gennaio 2010 e a Rosarno scoppiava la rivolta dei braccianti africani sfruttati negli arancenti della piana di Gioia Tauro e vessati continuamente dagli attacchi razzisti dei balordi del paese. Un anno dopo è tempo di bilanci. E mentre a Roma un gruppo di braccianti maliani e ivoriani organizza con il centro sociale Snia una raccolta goliardica di arance nei giardini della capitale (qui il programma), da Rosarno arriva invece puntuale l'analisi di Antonello Mangano, il giornalista messinese che sulla vicenda aveva pubblicato lo scorso anno Gli africani salveranno l'Italia. A suo dire le condizioni abitative e lavorative dei migranti africani sono peggiorate, ma la ribellione ha invece innescato un processo di cambiamento politico. E ha interrotto la ventennale violenza contro i migranti.

01 September 2010

Il sangue verde


Il nuovo film documentario di Andrea Segre. Gennaio 2010, Rosarno, Calabria. Le manfiestazioni di rabbia degli immigrati mettono a nudo le condizioni di degrado e ingiustizia in cui vivono quotidianamente migliaia di braccianti africani, sfruttati da un'economia fortemente influenzata dal potere mafioso della 'Ndrangheta. Per un momento l'Italia si accorge di loro, ne ha paura, reagisce con violenza, e in poche ore Rosarno viene "sgomberata" e il problema "risolto". Ma i volti e le storie dei protagonisti degli scontri di Rosarno dicono che non è così. Scovarle e dare loro voce è oggi forse l'unica via per restituire al Paese la propria memoria: quella di quei di giorni di violenza e quella del proprio recente quanto rimosso passato di miseria rurale. Visita il blog del film e organizza una proiezione del film nella tua città.

06 January 2010

Visti dal Burkina Faso: se l'Italia ha la forma di un pomodoro

GarangoOUAGADOUGOU – Vista da Niagho l’Italia ha la forma di un pomodoro. E la città di Foggia è la terra delle opportunità. Dove basta avere buone braccia per guadagnarsi un futuro. Partono da questo piccolo villaggio del Burkina Faso molti dei burkinabé emigrati in Italia. Negli ultimi dieci anni ne sono partiti almeno 700, su una popolazione di poche migliaia di abitanti. C’è chi è partito in aereo e chi è arrivato via mare. Ma sono tutti passati dalle campagne del sud Italia, impiegati in nero come braccianti stagionali. Indietro però hanno portato un’immagine completamente diversa da quella a cui siamo abituati a pensare. Quelli che la stampa italiana ha ribattezzato come i nuovi schiavi, in patria sono diventati piccoli eroi. Simboli di riscatto e benessere. Li chiamano “gli italiani”. In un Paese dove una giornata di lavoro è pagata poco più di un euro, sono loro la dimostrazione pratica, per quanto paradossale, che il sogno europeo funziona.

11 August 2009

San Nicola Varco S.p.a. La grande truffa dei decreti flussi

Foto tratta da Mannaggia la miserìa, Anselmo Botte, 2009
SALERNO, 11 agosto 2009 - In un paese civile siederebbero davanti a un giudice, per chiedere giustizia. Ma non in Italia. Non in un paese dove alla legalità si fa appello soltanto quando fa comodo. Cristo si è fermato a Eboli. Loro si sono fermati dieci chilometri prima. A San Nicola Varco, nel cuore della Piana del Sele, a Salerno. Sono un migliaio di cittadini marocchini. Ragazzi tra i 20 e 35 anni. Vivono nei fabbricati abbandonati di un vecchio mercato ortofrutticolo costruito negli anni Ottanta, costato decine di miliardi di lire e mai messo in funzione. Dormono dentro baracche di legno, cartone e lamiera. Senza acqua corrente né servizi. Senza elettricità né riscaldamento. Ogni mattina, alle prime luci dell’alba, si incamminano sulla statale 18, dove hanno appuntamento con i caporali per andare a lavorare nei campi. Le pesche d’estate, i finocchi d’inverno e le serre tutto l’anno. Per 25 euro al giorno, meno i tre che si tiene il caporale. Ogni mattina, alle prime luci dell’alba, è un triste risveglio. Il sogno non si è mai avverato. E l'Italia è diventata un incubo. Ma ormai è tardi. E nessuno rimborserà loro i 5.000 euro pagati per entrare legalmente nel nostro paese. Già perché almeno metà di loro non sono arrivati sui barconi. Ma comodamente seduti in aereo. Con un visto della nostra ambasciata sul passaporto, e un contratto di lavoro in mano.


20 May 2009

Arresti spot e finanziamenti assistenzialisti. Che succede a Rosarno?

Baracche nella cartiera di San FerdinandoROSARNO, 20 maggio 2009 - E' notizia di questi giorni l'arresto a Rosarno, in provincia di Reggio Calabria, di tre imprenditori agricoli calabresi, accusati di far parte di una associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e alla riduzione in schiavitù per la raccolta delle arance negli agrumeti rosarnesi. Altri arresti c'erano stati a febbraio. Intanto da Roma arrivano promesse di ingenti finanziamenti. Il Ministero dell'Interno ha promesso 200.000 euro. Mentre la Regione Calabria ne ha già stanziati 50.000 e la Protezione Civile ha dato la propria disponibilità a intervenire. Il lavoro della magistratura e l'impegno delle autorità non possono che fare piacere. Ma il nodo della questione è un altro e non possono essere i giudici a risolverlo. Vogliamo arrestare tutti gli imprenditori agricoli di Rosarno? Siamo consapevoli che nessuno di loro è in grado di assumere uno straniero senza documenti? Per il semplice fatto che la legge lo proibisce!!! E siamo consapevoli che ormai la maggior parte dei braccianti negli agrumeti calabresi sono stranieri senza documenti? E per quanto riguarda i finanziamenti: che fine faranno questi soldi? Serviranno a costruire una tendopoli? Un campo di accoglienza per i lavoratori stagionali in regola con i documenti? E tutti gli altri?


06 May 2009

La terra(e)strema

ROMA, 6 maggio 2009 - Inizia nella primavera del 2007, a Cassibile, frazione di Siracusa, il viaggio nella "Terra(e)strema”, il nuovo documentario di Enrico Montalbano, Angela Giardina e Ilaria Sposito. Girato nelle campagne della Sicilia per raccontare il lavoro dei braccianti immigrati. Ad Avola e Cassibile, ogni anno, per la raccolta delle patate, da maggio a giugno, si presentano centinaia di braccianti dal Nord Africa e dall’Est Europa. Vivono in accampamenti di fortuna, nei campi, a volte insultati e aggrediti dai residenti locali. Giampaolo e Pina, due abitanti di Cassibile spiegano come il borgo è cambiato. Il viaggio continua a Pachino, terra di pomodori, e poi verso ovest a Vittoria e Gela, verso le terre dei vigneti e degli oliveti, per poi terminare ad Alcamo, Campobello di Mazara e Giuseppe Jato. In attesa di poter vedere l’intero documentario, gli autori hanno pubblicato un’anteprima sul blog http://terraestrema.blogspot.com


16 April 2009

"Basta caccia agli immigrati". Manifestazione a Castel Volturno

ROMA, 16 aprile 2009 - A sette mesi dalla strage di Camorra che uccise sei africani a Castel Volturno (Caserta), i movimenti antirazzisti di Caserta organizzano una manifestazione per dire no al pacchetto sicurezza e alla “caccia agli immigrati senza permesso di soggiorno”. L’aumento della presenza delle forze dell’ordine sul territorio casertano, che dovevano servire da contrasto alla criminalità organizzata, si sta infatti concretizzando in una serie di retate e trattenimenti di immigrati irregolari, secondo quanto denunciano le associazioni della rete antirazzista di Caserta, Ex-Canapificio e Arci Caserta. Seguiamo queste vicende da vicino, perché a Castel Volturno si concentrano migliaia degli emigrati ghanesi sbarcati negli ultimi anni lungo le coste siciliane e condannati dalle leggi italiane alla clandestinità. Non possono essere espulsi, ma non possono nemmeno avere un permesso di soggiorno, nemmeno se trovano un contratto di lavoro.


27 January 2009

All'alba sulle vie di Rosarno, con gli immigrati in attesa dei caporali

ROSARNO - Quando esco dall'hotel Vittoria, sono le 5 e 42. La reception è vuota. Meglio così, non dovrò dare spiegazioni su questa passeggiata notturna. Fuori è ancora buio. La statale 18 è illuminata dai lampioni. Dopo un quarto d'ora a piedi raggiungo la Rognetta, la vecchia fabbrica occupata dai braccianti immigrati. La strada è deserta. Non ci sono marciapiedi. Si cammina tra le macchine parcheggiate e le serrande dei negozi chiusi, sfiorati dai camion in corsa. Un gruppetto di ragazzi allungare il passo sulla strada. Decido di seguirli. All'incrocio, davanti al supermercato, svoltano a destra, in una strada buia. Non ci sono lampioni. E' buio pesto. Decido lo stesso di inoltrarmi, oltre quella cortina nera, dopo un attimo di esitazione.

Emergenza alla cartiera: 400 braccianti immigrati vivono in un capannone abbandonato

ROSARNO - Dagli squarci del tetto entrano abbaglianti fasci di luce. E illuminano il labirinto di cartoni immerso nella penombra del capannone. Vecchi pacchi di biscotti Oro Saiwa e manifesti del circo Orfei costituiscono le pareti delle baracche dei braccianti immigrati, che come ogni inverno raggiungono la piana di Gioia Tauro per la raccolta degli agrumi. Solo in questa fabbrica fantasma vivono 400 uomini, la maggior parte ghanesi. Si tratta della ex “Modul System Sud”, siamo nel comune di San Ferdinando, uno dei tanti capannoni fantasma di queste campagne, costruiti con fondi pubblici negli anni Novanta e poi abbandonati per fallimento. Gli immigrati la chiamano semplicemente Cartiera. Oppure Ghetto Ghanéen. Il ghetto dei ghanesi. Che qui sono la maggior parte. I cartoni sono tenuti insieme da canne di bambù, spago e nastro adesivo. In ogni baracca, di tre metri per tre, dormono tra cinque e dieci persone. Sui cartoni, o su vecchi materassi. I più fortunati hanno anche le reti. Altri hanno montato delle tende da campeggio. Orientarsi è difficile. Il pavimento è di cemento. In alcuni punti è allagato. Piove dal tetto. La sensazione più forte è l'odore. Di fumo. Non si respira. Ci sono fuochi accesi un po' dappertutto. I muri sono anneriti. Servono a cucinare e a riscaldare l'ambiente.

Don Pino Varra, il parroco rosarnese che a Natale mise un Gesù nero nel presepe

ROSARNO – All'inizio del ventesimo secolo, suo nonno emigrò in America. Quando tornò comprò della terra, ci piantò degli aranci e la lasciò in eredità ai fratelli. Anche la famiglia di don Pino, parroco della chiesa di San Giovanni Battista, a Rosarno, è proprietaria di un giardino di aranci. Il sacerdote ha fatto discutere in paese, quando a Natale, in segno di solidarietà con gli immigrati della Cartiera, ha messo un Gesù nero nel presepe. La Caritas, di cui è responsabile, da una decina d'anni offre una mensa agli immigrati, tre sere a settimana. “I primi arrivarono alla fine degli anni Ottanta, erano tutti maghrebini”, racconta don Pino nel suo studio, sotto il ritratto di una Madonna della Romania. Lui è parroco a Rosarno dal 1972. E di braccianti stranieri ne ha visti passare migliaia. Ogni anno. All'inizio erano marocchini, tunisini e algerini. Poi arrivarono gli africani, negli anni Novanta. E ultimi gli est europei. Prima ukraini e polacchi, poi bulgari e rumeni, oggi preferiti perché in quanto neocomunitari fanno passare meno rischi nel caso di controlli dell'ispettorato del lavoro.


La storia di Pino: l'unico rosarnese al corteo degli africani

ROSARNO – La mattina del dicembre 2008, Rosarno fu svegliata dal chiasso degli immigrati. Erano in centinaia sulla via nazionale, come ogni mattina d'inverno. Ma non per cercare lavoro, bensì per protestare. La sera prima infatti due ragazzi ivoriani di 20 e 21 anni erano stati feriti a colpi di pistola da due giovani rosarnesi, mentre rientravano alle baracche della Cartiera dal lavoro negli aranceti. Marciavano diretti alla piazza del municipio con un cartello “Africani no criminali” e rovesciando i cassonetti. In mezzo a loro c'era un unico rosarnese. Pino. Un signore sulla cinquantina. Stava accompagnando la nipote a scuola. Chiese cosa fosse successo, non sapeva nulla della sparatoria. E allora decise di accompagnarli fino al municipio, “per capire cosa stava succedendo” e per calmare gli animi dei pochi che cercavano di divergere i cartelli della segnaletica stradale. In paese c'era una psicosi generale. Non si era mai visto nulla di simile. La gente guardava dalle finestre. Pino ricorda l'odore. L'odore forte. L'odore della miseria.


Cento immigrati vivono nelle baracche della vecchia fabbrica alla Rognetta

ROSARNO - Era una vecchia fabbrica per la lavorazione delle arance. La Rognetta. Poi venne chiusa. Portarono via le porte, si arrugginirono gli infissi, cadde il tetto, crebbero le erbacce. E divenne la casa di un centinaio degli almeno 2.000 braccianti immigrati che ogni inverno si concentrano a Rosarno per la raccolta degli agrumi. Tra di loro la chiamano Fabrica Anciènne. Si trova a pochi passi dal centro di Rosarno. Vicino a una scuola elementare, sulla via Nazionale. La stessa strada che all'alba si affolla di uomini in cerca di lavoro. Da fuori si vede un cortile ancora sporco dei cumuli di immondizia rimossi poche settimane fa dal Comune. Sotto lo scheletro dei travi arrugginiti, le baracche sono state costruite ad arte, con teli di plastica, cartoni e cavi. Quando piove si allaga tutto. La fabbrica è divisa in due settori. Nel primo abitano i maghrebini.

Rosarno ha una storia: le lotte del bracciantato nel dopoguerra

ROSARNO - Rosarno ha una storia. Ed è una storia di lotte contadine. Che con le occupazioni delle terre del demanio fecero di questo poverissimo borgo una ridente cittadina nell'immediato dopoguerra. Quella storia è disegnata su un affresco sul muro della posta centrale, in piazza Valarioti. Un uomo e una donna con un neonato in braccio, seguiti da un gruppo di contadini, marciano a testa alta in mezzo a oliveti e aranceti. Due generazioni dopo, a sfruttare il lavoro nero dei braccianti stranieri, sono i figli di quegli stessi contadini. La maggior parte dei terreni infatti è di piccoli proprietari, spesso eredi dei braccianti a cui vennero redistribuite le terre nel dopoguerra.


Arance amare: reportage da Rosarno, tra i braccianti immigrati

ROSARNO – Costretti a vivere in capannoni abbandonati, senza luce né acqua. Impiegati in nero, alla giornata, per una paga che raramente supera i 25 euro. Sono i raccoglitori delle arance della campagna tra Rosarno, San Ferdinando e Rizziconi, in provincia di Reggio Calabria. Sono almeno 2.000. Sono tutti immigrati: ghanesi, marocchini, ivoriani, maliani, sudanesi. E quasi tutti senza documenti. È una storia che dura da vent'anni. Arrivano a dicembre, per l'inizio della raccolta dei mandarini. E vanno via a marzo, dopo la raccolta delle arance. Quest'anno però la stampa nazionale si è accorta di loro. È successo lo scorso 13 dicembre, quando alcune centinaia di immigrati africani hanno marciato verso il centro di Rosarno, sfasciando qualche cassonetto per protesta. Il giorno prima, due ragazzi ivoriani di 20 e 21 anni erano stati feriti dagli spari di una pistola. Una ritorsione, secondo gli inquirenti, dopo una rapina andata male. A un mese dai fatti, siamo tornati a Rosarno. Abbiamo visitato le baraccopoli. Siamo usciti all'alba sulle piazze dove si cerca lavoro. E abbiamo scoperto una situazione molto complessa. Dove i proprietari degli aranceti sono i figli dei braccianti che fecero le lotte per le occupazioni delle terre dopo il fascismo. Dove ogni domenica una signora di 85 anni prepara da mangiare agli immigrati che vivono nella vecchia fabbrica in città. E dove un gruppo di avvocati sta cercando di aiutare gli immigrati senza documenti, che qua sono praticamente tutti.

30 September 2008

Caserta: campagna antirazzista 2008

Non c’è sicurezza senza diritti
Per una nuova stagione di diritti e dignità dei migranti e rifugiati in Italia.
  • 4 OTTOBRE CORTEO ANTIRAZZISTA per le strade di Caserta.Al termine del corteo azioni di lotta e visibilità delle comunità dei migranti e degli antirazzisti.
  • 5 OTTOBRE Piazza Vanvitelli Ce dalle ore 18.00 Proiezioni/Animazione/“Live contro il Razzismo”con la partecipazione di Pietro Condorelli e la Piccola Orchestra di Piazza Vittorio/ Talk Show con giornalisti di rilievo nazionale;
  • 6 OTTOBRE la mobilitazione continua con il confronto con le Istituzioni locali e nazionali.

24 September 2008

Castel Volturno: parla il superstite che ha denunciato i killer

Tratto da repubblica.it, di Conchita Sannino

CASTELVOLTURNO - "Mi sono salvato fingendomi morto. In quegli istanti mi sono consegnato al mio Dio, ho pensato a mia moglie lontana, ai miei figli. Mi sono salvato pregando in silenzio e cercando di non respirare. Il sangue dei miei compagni morti, caduti vicino a me, mi bagnava il volto, le braccia, mi rigava i pantaloni, non dovevo muovermi. Per questo i killer hanno pensato che fossi anche io un cadavere".


22 September 2008

Viaggio a Castel Volturno, dopo la strage degli immigrati

Video Insu^tv
CASTEL VOLTURNO (CE) – I telefoni hanno iniziato a squillare ieri mattina. La notizia ha fatto il giro del mondo. E dal Ghana le famiglie delle vittime vogliono sapere se è vero, vogliono sapere perché. Isaac ha gli occhi rossi dal pianto: non sa più cosa dire alla madre. Lo zio, Kwame Yulius Francis, aveva appena ottenuto un permesso di soggiorno per motivi umanitari. Due settimane fa. Dopo sei anni di clandestinità, poteva finalmente sognare una vita stabile. Lavorava come muratore. Doveva trasferirsi a Milano, ma aspettava prima il rilascio del titolo di viaggio dalla questura di Caserta. La sera del 18 settembre si trovava a Castel Volturno, nell’appartamento sopra la sartoria Ob Ob Exotic Fashion, al km 47 della via Domitiana. Verso le ventuno la telefonata di un amico che gli chiede di raggiungerlo in strada. Kwame scende le scale. Si salutano, mentre nei locali della sartoria si continua a lavorare. Pochi minuti dopo giace esanime in un bagno di sangue. I killer, probabilmente quattro, hanno fatto irrruzione con le pettorine della polizia crivellando i presenti con 130 colpi di mitra e pistole. Mezz’ora prima avevano ucciso Antonio Celiento, titolare di una sala giochi a Baia verde. Insieme a Kwame, muoiono Samuel Kwaku, 26 anni e Alaj Ababa, del Togo, Cristopher Adams e Alex Geemes, 28 anni, della Liberia, e Eric Yeboah, 25 anni, del Ghana. Un settimo uomo, Joseph Ayimbora, di 34 anni, ghanese, viene ricoverato in condizioni critiche.

20 September 2008

Non erano spacciatori gli immigrati uccisi dalla Camorra

CASERTA, 20 settembre 2008 - Sette uomini massacrati a colpi di mitra in terra di Camorra. Sei di loro erano immigrati africani, ma da una prima ricostruzione dei fatti, con la mafia non avevano niente a che vedere. É successo tutto la sera di giovedì 18 settembre a Castel Volturno. Un comune di 22.000 abitanti in provincia di Caserta. Ci vivono alcune migliaia di immigrati. Molti lavorano per pochi euro al giorno nelle serre e nell'agricoltura. Altri sono vittime della criminalità organizzata, che li usa come corrieri e spacciatori della droga. Ma non sarebbe questo il caso dei sei africani ammazzati dai camorristi. Almeno secondo quanto emerge dalla ricostruzione dei fatti del Csa Ex-Canapificio, che ha intervistato una cinquantina di immigrati a Castel Volturno, durante le proteste esplose il giorno successivo alla strage. La riportiamo per intero.


08 August 2008

Foggia, Msf avvia la distribuzione del kit sanitario ai braccianti immigrati

FOGGIA – Spazzolino, dentifricio e sapone, una bacinella e una tanica di plastica. Medici senza frontiere ha recentemente distribuito questi kit igienico sanitari a circa un migliaio di braccianti immigrati impiegati nella sola provincia di Foggia per la raccolta del pomodoro, tra agosto e settembre. Servirà a fare prevenzione, dopo l'installazione di cisterne e bagni chimici. Adesso l'impegno è potenziare i 20 ambulatori per stranieri temporaneamente presenti (stp) della provincia foggiana, attraverso la distribuzione di materiale informativo multilingue. I pomodori iniziano a tingersi di rosso, e come ogni estate, migliaia di lavoratori stranieri raggiungono la piana del Tavoliere in cerca di un lavoro nella raccolta di uno dei prodotti più importanti dell'industria agroalimentare italiana. Da Cerignola a Stornara, da Lucera a San Severo. C'è chi è sbarcato a Lampedusa tre mesi fa. C'è chi ha i documenti e approfitta della chiusura delle fabbriche del nord. Ma la maggior parte è senza permesso di soggiorno e si sposta nelle campagne del sud tutto l'anno, seguendo il calendario delle stagioni del pomodoro, delle fragole, delle patate, dell'oliva e dell'uva. Da Caserta al foggiano, da Rosarno (in Calabria) ad Avola e Cassibile in Sicilia.