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21 July 2011

Sequestrati nel Cie di Brindisi gli ultimi 8 di SMCV

l'ingresso del Cie di Brindisi a Restinco

"Papà quando torni?". Vi ricordate la storia di T.? Cominciava così, con un bambino di sette anni che ogni giorno chiamava al telefono suo padre e gli chiedeva se gli voleva ancora bene. Perché la mamma non gli aveva detto che papà era finito in gabbia. Come gli animali allo zoo. E che ci sarebbe rimasto un anno e mezzo. E invece c’è un cambio programma. T. è stato liberato. Ed è subito corso a Padova a riabbracciare suo figlio. Tutto merito di quattro avvocati – Eliana Accetta, Antonio Coppola, Christian Valle e Francesca Viviani – che hanno presentato ricorso avverso il diniego della domanda di protezione internazionale per tutti i 98 reclusi del centro di identificazione e espulsione di Santa Maria Capua Vetere (Cs). Il cie, lo ricorderete, era stato chiuso e posto sotto sequestro dopo l’incendio dello scorso 8 giugno. Nei giorni successivi, 63 dei 98 reclusi erano riusciti a fuggire dai centri di accoglienza di Crotone e Foggia dove erano stati trasferiti nella notte tra l’8 e il 9 giugno. Gli altri 35 invece furono smistati nei Cie di Bologna, Bari, Brindisi e Lamezia Terme. Nel frattempo però, gli avvocati hanno proseguito con i ricorsi contro il diniego della domanda di protezione internazionale e hanno ottenuto dal Tribunale di Napoli la sospensione dell’ordine d’espulsione e il rilascio di tutti i ricorrenti ancora nei Cie. Tutti tranne otto, che la questura di Brindisi insiste illegalmente a mantenere in detenzione nel Cie di Restinco.

15 June 2011

Rimpatri da Lampedusa. Fughe a Foggia e Crotone

Ahmed è già arrivato in Francia. Mohamed Ali è a Milano. Sono fuggiti quasi tutti i ragazzi tunisini trasferiti dal centro di identificazione e espulsione di Santa Maria Capua Vetere dopo l'incendio che ha completamente distrutto il centro lo scorso 8 giugno. I fatti li ricordate: la rivolta in nome del ragazzo che chiedeva disperatamente di rientrare a Tunisi per il funerale del fratello deceduto il giorno stesso, poi i lacrimogeni sulle tende, le fiamme, gli scontri con gli agenti delle forze dell'ordine. E infine il sequestro di tutta l'area disposto dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere e il trasferimento dei reclusi nei centri di accoglienza per richiedenti asilo di Bari e Foggia. Da lì avrebbero dovuto essere trasferiti nei centri di identificazione e espulsione. Peccato però che quasi tutti si siano dati prima alla fuga. Secondo le informazioni che abbiamo raccolto, tutti i sessanta tunisini che si trovavano al centro di accoglienza di Foggia sarebbero fuggiti. E dei trenta trasferiti a Crotone, una ventina avrebbero fatto perdere le proprie tracce. Mentre gli altri dieci che non hanno preso la palla al balzo per fuggire, si trovano oggi nel centro di identificazione e espulsione di Bari, che descrivono come un carcere. Sono entrati sabato scorso. Per tutti loro, il 20 giugno scadono i primi due mesi di trattenimento dal loro arrivo a Lampedusa. Per quella data sarà chiara anche la strategia del ministero dell'Interno. Se lasciarli uscire, se rinnovargli il trattenimento per altri due mesi (il periodo massimo di trattenimento è sei mesi), o se addirittura convalidargli un nuovo trattenimento a partire dal loro ingresso nel Cie di Bari. E intanto a Lampedusa proseguono i rimpatri collettivi in Tunisia.

08 June 2011

Brucia il cie di S.M.C. Vetere. E scatta il sequestro


Meno uno. Il centro di identificazione e espulsione di Santa Maria Capua Vetere, in provincia di Caserta, non esiste più. Fisicamente perché è stato devastato dalle fiamme dell'incendio divampato stanotte. E giuridicamente perché la Procura di Santa Maria Capua Vetere ne ha chiesto il sequestro probatorio, disponendo fra l'altro il trasferimento dei reclusi. Tutto è cominciato quando un ragazzo tunisino, saputo quest'oggi della morte del fratello, è andato dagli agenti delle forze dell'ordine chiedendo di essere rimpatriato quanto prima, per partecipare ai funerali. Gli hanno detto di aspettare. E poi di aspettare ancora. E poi è arrivata sera. E il ragazzo non ci ha più visto dall'umiliazione.

02 June 2011

Papà quando torni? Un italiano al Cie di Santa Maria


"Papà ma quando torni? Perché non vieni oggi?". T. se lo sente dire ogni giorno al telefono. E ogni giorno si inventa una scusa. Dall'altro lato della cornetta c'è un bambino di sette anni, suo figlio. Vive a Padova con la mamma, una ragazza italiana. Suo papà è arrivato in Italia ormai da due mesi, ma fino ad ora non l'ha nemmeno potuto abbracciare. Ancora una volta, a dividere una famiglia c'è la frontiera. Sì perché T. non è la prima volta che viene in Italia. Al contrario, in Italia ci ha vissuto per anni, si è sposato, ha avuto un figlio. Il resto l'ha fatto la frontiera. Prima ha perso i documenti e poi è stato espulso, tre anni fa, nel 2008. Appena la frontiera si è riaperta, non ci ha pensato due volte a bruciarla e a tornare in Italia, che ormai è un po' il suo paese, per riabbracciare il bambino. Con il passaporto sarebbe stato impossibile. Perché con un'espulsione forzata scatta in automatico il divieto di reingresso per cinque anni. Da quando è arrivato però, T. non ha ancora rivisto suo figlio. Perché è rinchiuso in gabbia. Una gabbia come quella che si vede nella fotografia del post, scattata di nascosto da un nostro amico - che ci ha chiesto di rimanere anonimo - dentro il centro di identificazione e espulsione di Santa Maria Capua Vetere, a Caserta. Perché nei Cie ci finiscono tutti: chi in Italia ci ha appena messo piede per la prima volta e chi in Italia ci ha passato una vita e qui ha la sua famiglia.

27 May 2011

Caserta: i primi video del Cie di Santa Maria


Circola in rete questo video a cura MINA (Media Indipendenti Napoletani). Si tratta di una ricostruzione della situazione del nuovo centro di identificazione e espulsione di Santa Maria Capua Vetere (Caserta), ricavato nella tendopoli allestita all'interno della ex caserma Andolfato. Nel video vengono mostrate le condizioni di detenzione e le prime rivolte scoppiate sin dai primi giorni di apertura della struttura.

04 May 2011

L'ordinanza retroattiva. Così Maroni ha trasformato 3 tendopoli in Cie


Ormai sta diventando il governo delle ordinanze. Con il pretesto dello stato di emergenza, dichiarato dal Consiglio dei ministri lo scorso 12 febbraio, ormai tutta la questione sbarchi viene gestita in deroga all'ordinamento giuridico e al parlamento. L'ultima ordinanza, la numero 3935 del 21 aprile, ha trasformato tre tendopoli in centri di identificazione e espulsione. Si tratta dei campi di Chinisia (in provincia di Trapani), di Santa Maria Capua Vetere (Caserta), e di Palazzo San Gervasio (Potenza). Intanto ieri sono iniziati i trasferimenti dei tunisini da Lampedusa nei Cie di mezza Italia. Il governo tunisino sembra essere della partita. Ma nei centri esplodono di nuovo le rivolte e le tentate evasioni. Mentre sottobanco fervono i preparativi per dividersi equamente le fette della torta. Perché sul piatto ci sono 10 milioni di euro e nessuna gara d'appalto.