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18 September 2012

Algeria: annega un ragazzo sulla rotta per la Spagna

Algeri, un morto sulla rotta per la Spagna. Si tratta di un ragazzo trentenne, annegato dopo il naufragio su cui viaggiava con altri 14 passeggeri. L'imbarcazione si è rovesciata in mare al largo di Mostaganem. Quando i soccorsi sono arrivati, il giovane era già spirato. Di seguito i dettagli sulla stampa algerina.

26 December 2011

Speciale musica e harraga. Partir loin



Oggi presentiamo il grande successo di "Partir loin", una canzone algerina dei rapper Reda Taliani e 113. La prima incisione risale al 2005, ma ancora oggi è un pezzo conosciutissimo. Il segreto del suo successo, oltre a un ritmo irresistibile, sono sicuramente le parole del ritornello, quando il cantante supplica la barca “Yal babour ya mon amour” come se fosse la sua amata, chiedendogli di "portarlo fuori dalla miseria" per una “evasione speciale” dall'Algeria a una generica "l'Occidentale". Di seguito trovate la traduzione in italiano di tutto il testo. Da domani, ogni giorno per una settimana, altre canzoni arabe sul tema harraga.

05 December 2011

Algeria: 11 dispersi a Arzew su rotta per la Spagna

È una storia già nota dalle parti di Arzew. Ragazzi partiti con la gioia negli occhi. Pronti a conquistare la riva nord del nostro mare di mezzo. E mai più ritornati. Inizia tutto così. Con i primi giorni di silenzio. Che poi diventano settimane, e poi mesi e poi anni. Questa volta si tratta di 11 ragazzi. Tutti algerini. Tutti di Arzew. Erano partiti ormai cinque giorni fa dalle spiagge di Sidi Lakhdar, nella provincia di Mostaganem. Direzione Spagna. Da allora i loro genitori non hanno più avuto loro notizie. I telefonini risultano spenti. E l'inquietudine è divenuta insostenibile da quando, al largo di Ain el Turk, la guardia costiera algerina ha intercettato un gruppo di giovani harraga partiti insieme agli 11 dispersi e finiti alla deriva col motore in avaria. Nemmeno loro sanno che fine abbiano fatto i ragazzi. Se fossero arrivati in Spagna avrebbero chiamato. Se fossero stati soccorsi in Algeria, idem. E invece niente. Dispersi anche loro. Come gli almeno 18.000 sepolti nel grande cimitero a cielo aperto della Spoon River del mare Mediterraneo. Di seguito i dettagli della notizia.


13 September 2011

Algeria: 2 harraga morti e 15 dispersi a Béjaïa

Un'altra tragedia sulla rotta algerina per la Sardegna. Diciassette ragazzi di Annaba e Skikda hanno perso la vita dopo essere rimasti per giorni alla deriva. Erano partiti da una spiaggia deserta di Benazzouz, a Skikda, lo scorso 17 agosto. Da allora le famiglie non avevano più loro notizie. La barca è stata ritrovata ieri a Béjaïa, dove è stata trasportata dalla corrente. A bordo c'erano i corpi senza vita e ormai irriconoscibili di due dei ragazzi. Gli altri 15 dell'equipaggio risultano invece dispersi. Le speranze che si siano salvati sono praticamente inesistenti. Di seguito i dettagli sulla stampa algerina.

02 September 2011

Algeria: 14 ragazzi dispersi sulla rotta per la Spagna

Sono partiti da una spiaggia di Aïn Témouchent, in pieno ramadan, ma fino ad oggi non hanno dato segni di vita. Si tratta di 14 ragazzi, di età tra i 18 e 25 anni, tutti della provincia di El-Amria, compresi quattro ragazzi di un'unica famiglia. Sognavano di raggiungere la Spagna ma risultano dispersi in mare. Inutili le ricerche delle famiglie, che hanno allertato la croce rossa e il consolato algerino in Spagna. La speranza di ritrovarli in vita è ormai prossima allo zero.

29 May 2011

Sardegna: tre dispersi a Sant'Antioco


Mentre sono ripresi gli sbarchi a Lampedusa dai porti libici, dalla Sardegna arriva invece la notizia dell'arrivo di una piccola imbarcazione con dieci passeggeri a bordo che hanno denunciato la scomparsa in mare di tre persone, nella zona di Sant'Antioco. I dettagli sulle agenzie stampa.

18 January 2011

Harraga, come brucia la frontiera

Harraga è la parola in dialetto marocchino e algerino che si usa per chiamare quelli che viaggiano senza documenti. Viene dalla radice della parola araba haraqa, che significa bruciare. Insomma in poche parole in arabo anziché dire ho fatto un viaggio clandestino, si dice ho bruciato la frontiera. C'è chi dice sia per il fatto che una volta si bruciavano i documenti prima di partire. C'è chi dice sia per la vecchia storia di Tariq ibn Ziyad, il condottiero arabo che nel 711 conquistò la Spagna visigota e che, si dice, una volta sbarcato in Andalusia, prima della battaglia ordinò ai suoi di bruciare le barche, dicendo che o si vinceva o si moriva, ma indietro non si sarebbe tornati da perdenti. Stavolta però gli harraga oltre a bruciare la frontiera, hanno bruciato pure la barca. E' successo sulla rotta tra Annaba e la Sardegna, la notte scorsa. A bordo erano una ventina, appena la Guardia costiera algerina li ha bloccati, a una decina di miglia dal porto, hanno versato la benzina rimasta a bordo e hanno appiccato il fuoco. Alla fine dei soccorsi, all'appello mancavano i nomi di due ragazzi, annegati durante le operazioni. Un suicidio collettivo? O piuttosto un gesto estremo di protesta, che ricorda il suicidio di Sidi Bouzid da cui è iniziata la rivoluzione in Tunisia lo scorso 17 dicembre.

10 January 2011

Un uomo non può rimanere a guardare

C'è un video su youtube che mostra i volti senza vita di alcuni dei 20 ragazzi ammazzati dalla polizia tunisina durante gli scontri dell'8 gennaio a Kasserine e Thala (per chi lo volesse vedere è qui, ma è molto forte). Guardandoli ho pensato ai tanti volti dei ragazzi che incontrato in questi anni sulle rotte del Mediterraneo. Giovani che con lo stesso coraggio sfidavano la morte in mare. Perché quando la frustrazione cresce ti sembra di non avere più niente da perdere, se non i sogni da inseguire. E allora mi sono venuti in mente i loro padri. I padri dei ragazzi morti in piazza contro il regime tunisino. E i padri dei ragazzi morti in mare sulla rotta per l'Europa. E ho ritirato fuori questa intervista a Kamel. Lo incontrai a Annaba, in Algeria, due anni fa, all'indomani di una importante vittoria di calcio della nazionale algerina. Mérouan, suo figlio, classe 1982, è partito tre anni fa per la Sardegna, ed è sparito in mare. Forse le parole di suo padre, rilette a distanza, aiutano a capire perché, nella Tunisia e nell'Algeria di oggi, un uomo non può rimanere a guardare.

Kasserine, funerale di un ragazzo ucciso dalla polizia

Annaba, Algeria, novembre 2009
«I politici accusano i giovani di essere traditori, di non essere nazionalisti perché bruciano le frontiere, quando è tutto il contrario. Ma lo vedi quanto amore per la propria terra, quanta energia! Sono loro i veri nazionalisti, e i politici i veri traditori.

04 November 2010

Cinq Harragas d’Ain Tourk ont failli mourir, 5 autres disparus

El Khaber

ALGER, 04 Novembre 2010 - Cinq Harragas originaires de la daïra d’Ain Tourk, wilaya d’Oran, ont failli mourir par noyade. Cinq autres jeunes sont portés disparus. Les habitants de la région ont informé qu’ils ont été informés par des jeunes que 10 Harraga ont navigué, dans la nuit de jeudi à vendredi, à bord d’un pneumatique, depuis la plage de « St Germain », en destination de l’autre rive de la méditerranée. On a également su que personne n’était informé du sort de ces dernier, jusqu’à ce que les services de sécurité d’Alger contactent leurs parents afin qu’ils se déplacent à l’hôpital Mustapha Pacha à Alger afin de récupérer leurs proches.

03 November 2010

Alger: un marin indien tue un harraga algérien

Info Soir

ALGER, 3 novembre 2010 - Le tribunal criminel près la cour d’Alger a condamné, à deux ans de prison ferme un ressortissant indien, Soqib Abdelhamid Sakhr, pour homicide involontaire sur la personne d’un émigré clandestin Kalkouli Amine, âgé de 18 ans.

08 September 2010

43 harraga auraient disparu en mer au large d’Annaba

Les Temps d'Algérie

Des déclarations faisant état de la disparition en haute mer, au large de Annaba, de deux embarcations de fortune avec à leur bord 19 et 24 candidats à l’immigration clandestine ont été déposées, lundi et mardi derniers aux gardes côtes qui ont aussitôt entrepris des recherches sans succès.

16 August 2010

Nouveau drame de l’immigration clandestine dans le désert algérien

Par RFI, 16 Aout 2010

ALGER - Douze ressortissants africains, candidats à l'émigration clandestine en Europe, sont morts de soif dans le désert algérien. D'après les deux survivants, dont le chauffeur, qui sont parvenus à revenir au Nord-Mali, leur camion est tombé en panne entre la frontière algérienne et la ville de Tamanrasset, et ils se sont vite retrouvés à court d'eau et de nourriture.

16 November 2009

Algeria: 3 morti e 10 dispersi sulla rotta per la Spagna

tratto da Ansa Med

ALGERI, 16 NOV - Continuano le ricerche lungo la costa occidentale algerina dei dieci migranti che risultano ancora dispersi dopo l'affondamento di due imbarcazioni sabato mattina. Ieri in serata, riferisce un comunicato del Comando delle Forze navali, diramato da APS, «un terzo cadavere è stato ripescato a circa un miglio dal porto di El Marsa (ovest Algeria)» mentre «proseguono le operazioni di ricerca e salvataggio con vedette accompagnate da un aereo di ricognizione e un elicottero». Dei 21 migranti che si trovavano a bordo delle due imbarcazioni, in sette hanno raggiunto a nuoto una spiaggia vicina, un giovane è stato salvato dalla Guardia Costiera mentre altri due corpi sono stati ripescati ieri mattina. In serata, un altro gruppo di 20 persone è stato fermato al largo di Annaba, nell'est del Paese maghrebino, da dove salpano le imbarcazioni dirette in Sardegna.(ANSAmed)

09 August 2009

One Algerian migrant dies, 11 missing


ALGIERS (Aug 8, 2009) - One Algerian man died and at least 11 others are missing after a small boat full of illegal migrants heading for Europe collided with a coastguards' vessel, two newspapers reported on Saturday.

Ucciso in una collisione sulla rotta per la Sardegna. Parla il fratello

ANNABA, 9 agosto 2009 – Doveva raggiungere la sua fidanzata nel nord della Francia. È morto in mare, sulla rotta tra Annaba e la Sardegna, vittima di una collisione tra un'imbarcazione di harraga e una motovedetta della guardia costiera algerina. Il bilancio è drammatico: un morto, 11 dispersi in mare e 18 feriti, di cui uno grave. Ikram Hamza (nella foto, con la fidanzata) aveva 32 anni. Questa è la sua storia. Raccontata al quotidiano algerino El Watan, dal fratello Hicham e dall'amico Farid. È la vittima numero 14.695 che documentiamo. Non era un rifugiato, si dirà. Aveva un lavoro. Perchè non ha chiesto il visto? Lo aveva fatto e più volte, presso l'ambasciata francese a Algeri. Ma inutilmente. Viaggiare è un diritto di pochi. Quando finirà questa strage? Quando l'Europa aprirà le frontiere? E quando le repubbliche delle banane – come Farid definisce l'Algeria di Bouteflika – restituiranno un futuro ai loro figli?

29 July 2008

Sardegna: 38 dispersi al largo delle coste algerine

GRADISCA, 29 luglio 2008 - “I miei pensavano fossi morto. Quando ho telefonato a casa dalla Sardegna non volevano credere alla mia voce!”. A distanza di un mese dai fatti, Kadri ci scherza su. È algerino. È arrivato in Italia attraversando il Mediterraneo tra l'Algeria e la Sardegna. Ha visto rovesciarsi in mare due barche su cui viaggiavano 38 ragazzi algerini. Oggi è ospite del centro di accoglienza di Gradisca. Ha presentato una richiesta di protezione umanitaria. Aspetta la risposta. Delle condizioni del centro non si lamenta: “è un hotel”. Gli ospiti sono 112, tanti quanti i posti disponibili. Non c'è un letto libero. Altre 20 persone sono state ospitate all'hotel Pellegrino, a Gradisca. Kadri raduna i compagni di viaggio algerini. E riprende a raccontarmi la storia.


28 June 2008

Tamanrasset: il cuore nero dell’Algeria

di Laura De Santi, tratto dal mensile di giugno 2008 di Peace Reporter
le foto sono di Bahri Hamza

Bambino africano appoggiato alla ruota di un fuoristradaTAMANRASSET - In questa stagione di venti di sabbia il cielo di Tamanrasset (o Tamenghest, in tamashek, una delle varianti del berbero parlata dai tuareg), è bianco latte. Il grande caldo qui, a 1400 metri di altitudine, non è ancora arrivato. Il sole pesa sull’asfalto appena fatto e sulle nuove file di case in cemento inadatte alla violenza del Sahara, ma le folate di vento polveroso daranno, ancora per pochi giorni, sollievo alla città. Capoluogo dell’ Hoggar, terra di Tin Hinan, la mitica regina dei tuareg (o forse un re, rivelano le ultime ricerche britanniche), Tamanrasset (2000 km a sud di Algeri) è da sempre il punto d’incontro delle grandi carovane in arrivo da Agades e Arlit (Niger), Gao e Bamako (Mali). Terra di nomadi, terra di passaggio, lungo la ’pista dei carri’ che nel VII secolo univa l’Atlantico a Tripoli. Oggi, quelle stesse rotte, quelle stesse piste di sabbia incandescente, sono percorse ogni anno da migliaia di migranti che dai paesi del Sahel e dell’Africa nera arrivano in Maghreb con la speranza di raggiungere la costa. Da quando nel 2000, dopo un decennio di apertura, il leader libico Muammar Gheddafi ha stretto accordi con Italia e Ue e proclamato il pugno di ferro contro l’immigrazione irregolare, l’Algeria, via Tamanrasset, è diventata una delle rotta principali per chi punta al Mediterraneo e al sogno europeo. Migranti di almeno 30 nazionalità non soltanto africane, ma anche asiatiche, convivono, o meglio sopravvivono, a Tam. Comunità anglofone e francofone, cattolici e musulmani, in arrivo da Niger e Mali, Nigeria, poi Camerun, Angola, Liberia, Costa d’Avorio, Mauritania, Burkina Faso fino a Bangladesh, India e Pakistan, transitano dall’estremo sud algerino. Un passaggio lungo anche due o tre anni, necessari per raccogliere quei pochi euro fondamentali per compiere un nuovo passo verso Nord.

26 February 2008

Algeria: arresti e deportazioni a Tamanrasset

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Più di 12.200 migranti e rifugiati dell'africa sub-sahariana entrati in Algeria dalle frontiere meridionali, sono stati arrestati e deportati nel 2007. I dati sono quelli del prefetto di Tamanrasset, l'ultima città algerina nel cuore del Sahara, 2000 km a sud di Algeri, da anni diventata un importante crocevia dell'immigrazione sub-sahariana. Tappa obbligata dei migranti diretti a nord, verso il Marocco e la Spagna. Centro di raccolta dei migranti arrestati senza documenti nelle retate della polizia o lungo il confine e quindi deportati a bordo di camion militari e abbandonati in mezzo al deserto alla frontiera con il Mali, a Tinzaouatine, o con il Niger, a Arlit.

29 October 2007

On line rapporto su migranti detenuti in Libia e Algeria

ROMA, 29 ottobre 2007 - Fortress Europe ha pubblicato oggi un rapporto in cui accusa la Libia di gravi crimini contro i migranti arrestati sulla rotta per Lampedusa. Il rapporto, intitolato “Fuga da Tripoli” documenta 1.579 morti nel deserto e 2.483 nel Canale di Sicilia, e raccoglie 83 testimonianze dirette di torture, stupri e omicidi commessi dalla polizia libica negli almeno 20 centri di detenzione per migranti, dove 60.000 persone sono detenute ogni anno. Uomini, donne e bambini. Rifugiati e migranti economici. I testimoni dichiarano nel rapporto di aver subito arresti arbitrari, detenzione senza processo in condizioni disumane e degradanti, stipati fino a 70 persone in camerate di 6 metri per 8, senza letti né materassi, tenuti a acqua e riso. Gli immigrati denunciano anche deportazioni di massa nel deserto del Sahara, respingimenti collettivi in mare, e rimpatri di rifugiati, anche sui 47 voli da Tripoli finanziati dall’Italia. Dettagli inquietanti, che confermano e aggiornano le gravi accuse del precedente rapporto sui diritti dei migranti in Libia di “Human Rights Watch” del settembre 2006. Gabriele Del Grande, fondatore di Fortress Europe e curatore del rapporto, dichiara: “L’Unione europea si rende complice dei crimini commessi dalle autorità libiche contro i migranti e i rifugiati arrestati sulle rotte per la Sicilia, dal momento che dal 2008 procederà al respingimento collettivo in mare di tutte le imbarcazioni che saranno intercettate da Frontex, mandando migliaia di uomini, donne e bambini a marcire per mesi o per anni nelle carceri libiche, per poi essere rimpatriati anche se rifugiati”.

02 October 2007

Lettre des refoulés au Mali

BAMAKO, 2/10/07 - Les réalités de la migration irrégulière vers l’Europe sont telles que les migrants se retrouvent déconcertés en parcours, au-déla des risques et dangers physique, de conditionnalité de vie, les migrants sont confrontés aux arrestations, emprisonnements, et reconductions systématiques aux frontières de passage.