Dopo lo scandalo la censura. Salito agli onori delle cronache nazionali dopo la pubblicazione sul sito di Repubblica di un video che mostrava le violenze della polizia nella Guantanamo lucana, il centro di identificazione e espulsione di Palazzo San Gervasio, in provincia di Potenza, è stato svuotato. L'operazione è stata eseguita in gran segreto un paio di giorni prima della manifestazione organizzata per il 25 giugno da un cartello di associazioni locali e nazionali che chiedevano la chiusura del campo. I reclusi tunisini sono stati in parte rimpatriati e in parte trasferiti nel centro di identificazione e espulsione di Bari. Ufficialmente per permettere i lavori di adeguamento della struttura alla sua funzione carceraria. Di fatto però con il loro allontanamento, il Ministero dell'Interno fa sparire le vittime/testimoni dei trattamenti inumani e degradanti del cie di Palazzo che invece sarebbero stati tanto preziosi alla Procura di Melfi, che ha fatto sapere di avere aperto un'indagine per fare chiarezza su quanto denunciato dall'inchiesta di Repubblica. E proprio da Repubblica, ripubblichiamo l'articolo sulla chiusura del Cie di Palazzo, scritto proprio da Raffaella Cosentino, la giornalista che tre settimane fa riuscì a entrare nel cie e a fare uscire le immagini girate coi telefonini dai reclusi. Ne approfittiamo per rilanciare in rete l'appello per il diritto d'ingresso dei giornalisti nei Cie.
Il blog di Gabriele Del Grande. Sei anni di viaggi nel Mediterraneo lungo i confini dell'Europa. Alla ricerca delle storie che fanno la storia. La storia che studieranno i nostri figli, quando nei testi di scuola si leggerà che negli anni duemila morirono a migliaia nei mari d'Italia e a migliaia vennero arrestati e deportati dalle nostre città. Mentre tutti fingevano di non vedere.
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27 June 2011
15 June 2011
Quattro parlamentari e un pestaggio
Cosa fanno quattro parlamentari italiani dopo che i telegiornali nazionali danno la notizia di un pestaggio in un centro di espulsione? Tre vanno a visitare il centro e ne chiedono la chiusura. Il quarto non soltanto non si muove da Roma ma giustifica addirittura la censura in nome della privacy dei reclusi! Non è una barzelletta tratta da "I colmi dei parlamentari", bensì la cronaca della giornata di ieri. I tre parlamentari in questione sono Rosa Villecco Calipari e Jean Leonard Touadi del Pd e Giuseppe Giulietti del Gruppo Misto che ieri hanno visitato il centro di identificazione e espulsione di Palazzo San Gervasio (Pz) dopo la pubblicazione su Repubblica del video registrato dai reclusi tunisini con un telefonino che mostra le violenze delle forze dell'ordine all'interno del Cie. Il video era stato consegnato lo scorso 6 giugno alla giornalista Raffaella Cosentino, autorizzata per errore dalla Prefettura di Potenza a visitare la struttura. Dal primo aprile infatti, la circolare 1305 vieta alla stampa l'ingresso nei centri di espulsione, ma evidentemente a Potenza quella circolare non l'avevano mai letta prima. Certo dopo il botto che ha fatto la notizia, il Prefetto deve aver ricevuto una tirata d'orecchie dal Viminale. E infatti ieri i giornalisti al seguito dei parlamentari sono stati lasciati fuori dai cancelli del centro di espulsione. A raccontare quello che hanno visto dentro sono stati i tre parlamentari, che hanno duramente criticato le condizioni in cui sono ancora reclusi 57 tunisini e hanno quindi chiesto la chiusura del cie lucano. Alle loro dichiarazioni ha però fatto da contraltare una nota inviata alle agenzie stampa da un quarto poco onorevole parlamentare che da Roma si è levato a strenuo difensore della censura nei cie.
13 June 2011
Guantanamo Italia. Le immagini del Cie di Palazzo
Ricordate la circolare 1305 e il divieto di ingresso dei giornalisti nei Cie? Per qualche strano motivo, alla prefettura di Potenza non è mai arrivata. Chissà perché... un fax inceppato, un dirigente in ferie, un funzionario distratto? Poco importa, fattosta che quando Raffaella Cosentino ha chiesto l'accredito stampa per visitare il centro, in Prefettura non hanno battuto ciglio e le hanno cortesemente fissato un appuntamento al centro di identificazione e espulsione. Il risultato di quella visita è questo video. Girato dagli stessi detenuti con i telefonini e consegnato alla stampa. Contiene le prove dei pestaggi della polizia e dei tentativi di fuga. E le immagini della Guantanamo lucana di Palazzo. Novanta ragazzi tunisini sono rinchiusi da ormai due mesi in gabbie da polli, come le chiama Raffaella nel pezzo uscito sul nuovo sito delle inchieste di Repubblica.it. Il video diffuso da Repubblica è rimbalzato sulle reti nazionali ed è stato diffuso in due edizioni del Tg3, provocando le dure reazioni del presidente della regione Basilicata De Filippo che ha denunciato di essere stato tenuto all'oscuro di tutto e che tutt'oggi gli sarebbe vietato entrare nel centro. Intanto un gruppo di parlamentari a Roma sta organizzando una gita in Basilicata. Anche per non lasciare soli i reclusi tunisini, che dopo l'uscita del video sono stati vittime di intimidazioni e minacce da parte degli agenti in servizio. Adesso è chiaro a tutti perché Maroni non vuole la stampa tra i piedi a "intralciare" i lavori della macchina delle espulsioni. Per approfondire vi rimandiamo all'inchiesta di Raffaella Cosentino, che è una delle prime firmatarie dell'appello Lasciateci entrare nei Cie a cui aderisce anche la Federazione Nazionale della Stampa Italiana.
04 May 2011
L'ordinanza retroattiva. Così Maroni ha trasformato 3 tendopoli in Cie
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Ormai sta diventando il governo delle ordinanze. Con il pretesto dello stato di emergenza, dichiarato dal Consiglio dei ministri lo scorso 12 febbraio, ormai tutta la questione sbarchi viene gestita in deroga all'ordinamento giuridico e al parlamento. L'ultima ordinanza, la numero 3935 del 21 aprile, ha trasformato tre tendopoli in centri di identificazione e espulsione. Si tratta dei campi di Chinisia (in provincia di Trapani), di Santa Maria Capua Vetere (Caserta), e di Palazzo San Gervasio (Potenza). Intanto ieri sono iniziati i trasferimenti dei tunisini da Lampedusa nei Cie di mezza Italia. Il governo tunisino sembra essere della partita. Ma nei centri esplodono di nuovo le rivolte e le tentate evasioni. Mentre sottobanco fervono i preparativi per dividersi equamente le fette della torta. Perché sul piatto ci sono 10 milioni di euro e nessuna gara d'appalto.
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