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28 November 2011

La libertà è partecipazione

Elettori in fila davanti a un seggio di Zamalek, Cairo
Sette minuti a passo svelto. È il tempo che serve per percorrere la fila che c'era a mezzogiorno davanti a uno dei seggi elettorali di Zamalek, un quartiere borghese del Cairo. Sono soprattutto donne. Stanno in coda da questa mattina alle sei. E non se ne andranno prima di avere intinto il dito nella boccetta d'inchiostro blu e aver scelto il nome dei loro futuri rappresentanti in parlamento. Ieri in piazza, oggi al seggio. Il messaggio è sempre lo stesso. Ed è quello di un popolo che si riappropria del proprio destino attraverso la partecipazione alla vita politica. Certo, fuori dal seggio accadono cose surreali. Ci sono i militanti dei partiti che continuano a distribuire volantini agli indecisi dell'ultima ora. Candidati che si fermano a stringere mani e rilasciare interviste. E volontari del partito dei Fratelli Musulmani, con tanto di tessera identificativa, che aiutano la polizia a gestire il flusso degli elettori in entrata e in uscita dal seggio. Eppure, tutto intorno, l'emozione che si respira è quella delle grandi occasioni.

27 November 2011

Ammutinamento a Tahrir. Domani si vota?

Il capitano che ha disertato oggi a Tahrir
Le stelle cucite sulle spalline dell'uniforme sono tre. Significa che è un capitano. Quando spunta tra la folla di Tahrir sono da poco passate le cinque di pomeriggio. I ragazzi dei quartieri popolari appollaiati sulle ringhiere lo aiutano a salire in piedi sopra quel che rimane di una vecchia insegna pubblicitaria. Prima ancora che qualcuno gli passi il microfono, la folla gli regala un applauso scrosciante. Il fatto che sia disarmato è un indizio sufficiente. Quando poi inizia a portare ripetutamente la mano sul capo, in segno di rispetto per il popolo, 3ala rasi come si dice in arabo, sulla mia testa, è chiaro a tutti la scelta che ha fatto. Finalmente, con gli occhi lucidi, ma con la voce ferma, esplode in un: “Ashsha3ab yurid is9at al mushir!”. Il popolo vuole le dimissioni del generale. Ovvero di Tantawi, il capo delle forze armate, a cui è affidata la gestione di questa fase transitoria verso le elezioni. Il resto è una ola di mani e bandiere e canti patriottici che coprono la sua uscita di scena. Come si chiama il capitano ribelle non lo sapremo mai, perché dopo aver disertato pubblicamente, è scappato correndo tra la folla, accompagnato soltanto da chi adesso lo aiuterà a nascondersi, per non fargli fare la fine degli altri 23 ufficiali già arrestati per aver disatteso gli ordini del consiglio supremo delle forze armate dall'inizio della rivoluzione. Le loro foto sono stampate su uno dei più grandi manifesti appesi in piazza Tahrir. Il movimento ne chiede la liberazione. Segno che il sentimento tra il popolo egiziano e l'esercito è ancora positivo. Segno che, come ha detto il capitano ribelle prima di scappare: “Se cade il consiglio militare, non cade l'esercito”.
Come interpretare allora l'ennesimo ammutinamento alla vigilia delle elezioni in un paese guidato da una giunta militare? Oltretutto nel giorno in cui Tantawi ha detto che l'esercito non tollererà pressioni esterne. Il giorno in cui la piazza simbolo della rivoluzione egiziana è tornata a riempirsi. Chiedendo di nuovo il passaggio del potere dai militari ai civili, con una grande manifestazione alla vigilia delle più attese elezioni della storia egiziana.

26 November 2011

Tahrir: l'agorà, i siriani in piazza e i 3 italiani arrestati

Piazza Tahrir
Presente un paese dove il sabato sera non si sa ancora se il lunedì si andrà a votare? Dove i servizi segreti siriani approfittano del caos per sequestrare la moglie di un loro oppositore in esilio? E dove quattro free lance finiti al momento sbagliato nel posto sbagliato finiscono per essere arrestati con l'imbarazzante accusa di aver bruciato una palma? Benvenuti in Egitto. Secondo giorno di viaggio nella più bella agorà del Mediterraneo, piazza Tahrir.

Ahmad Sayyed Sorour. Classe 1990. È la vittima numero 42. L'ultima di questa settimana di proteste al Cairo. E la più inaspettata. Sì perché la tregua tra manifestanti e polizia dura ormai da tre giorni e da ieri il clima di piazza Tahrir è decisamente disteso. Il maidan è di nuovo colorato dagli striscioni e dalle tende di chi la notte si accampa per non lasciare il presidio. In mezzo alla fiumana della gente, si formano e si sciolgono i soliti capannelli dove si dibatte animatamente di politica, interrotti soltanto dal ritmo dei tamburelli e dagli slogan in rima contro il governo dei militari e il generale Tantawi. Alla colonna sonora della piazza si aggiungono anche i fuochi d'artificio. Sì perché in fondo il clima è di festa. Tra la folla si aggirano i carretti di chi, approfittando dell'occasione, arrotonda vendendo patate dolci, pop corn e frutta secca tostata. Chi ha rimediato pennello e vernice invece, dipinge la bandiera egiziana sul volto dei bambini e dei ragazzi per un'offerta libera. I giovani del movimento continuano instancabilmente a distribuire i volantini e tengono pulita la piazza con scopa e paletta, come se fosse un salotto. Parte dei presenti però, sono semplici curiosi. Ahmed è uno di loro.

25 November 2011

Piazza Tahrir. La rivoluzione, atto secondo

Mahieddine, ferito all'occhio, torna a manifestare a piazza Tahrir

Oggi è il 25 novembre 2011. Sono passati esattamente dieci mesi, da quel 25 gennaio che segnò l'inizio della rivoluzione egiziana. Una rivoluzione incompiuta. Almeno a giudicare dal numero di persone che oggi sono scese di nuovo a protestare in piazza Tahrir chiedendo le dimissioni dei generali dopo i 41 morti nelle manifestazioni dei giorni scorsi. Tutto questo all'indomani della nomina di un vecchio ministro di Mubarak , Ganzouri, a capo del governo transitorio. Ma soprattutto a tre giorni dalle prime elezioni libere del paese. Insomma di tempo per cambiare le cose non ne rimane molto. E forse è per questo che il comitato promotore ha chiamato quello di oggi Gum3a al fursa al a5ira. Ovvero “il venerdì dell'ultima occasione”. Ad ogni modo, Fortress Europe oggi era in piazza Tahrir. Perché è anche e soprattutto da qui che si capisce che svolta prenderà il Mediterraneo e la sua gioventù. E questo è il mio racconto, che sono ben felice di regalare alla rete. Buona lettura.

13 February 2011

Speciale Tahrir: 10 giorni al Cairo, con i ragazzi della rivoluzione

Yesterday I was demonstrating, today I build Egypt. Con questo nuovo slogan appeso al collo, migliaia di ragazzi si sono messi al lavoro al Cairo per restituire alla città una piazza Tahrir tirata al lucido, dopo i 18 giorni di rivoluzione che hanno portato alla caduta del regime di Mubarak. Centinaia di scope hanno tolto dall'asfalto anche la polvere, le tende sono state smontate, i marciapiedi ridipinti a strisce bianche e nere, i carri armati puliti dalle dalle scritte spray dei giorni della protesta e - incredibile ma vero - migliaia di sampietrini divelti per le sassaiole contro la polizia del 25 e 28 gennaio, sono stati riposizionati uno per uno nella pavimentazione della piazza. "La libertà è responsabilità", dice uno slogan in piazza. E allora si inizia a ricostruire il nuovo Egitto. Dopo i festeggiamenti di sabato 12 febbraio, la piazza è di nuovo aperta al traffico, nonostante un gruppo di un migliaio di manifestanti che continua il presidio in attesa della revoca della legge d'emergenza che governa l'Egitto da 30 anni. Noi intanto, in attesa di sapere cosa succederà con il governo transitorio retto dai militari, che hanno appena sciolto il parlamento in attesa di nuove e libere elezioni, vi riproponiamo di seguito tutti i pezzi del racconto di questi dieci giorni al Cairo con i ragazzi di piazza Tahrir. Fateli circolare, ce ne ricorderemo a lungo. Perché al Cairo il 25 gennaio come a Tunisi il 14 gennaio, si è scritta una nuova pagina della storia. Oggi inizia una nuova era, che conta due dittature in meno sulla riva sud di questo splendido mare.

12 February 2011

Cairo libera tutti

CAIRO - Si spara di nuovo a piazza Tahrir, ma stavolta i botti non fanno paura, perché sono fuochi d'artificio. Alla fine ha vinto questa straordinaria piazza, che per 18 giorni consecutivi ha saputo mobilitare milioni di egiziani in tutto il paese. Mubarak si dimette, lo annuncia alla tv nazionale il vicepresidente capo dei servizi segreti Omar Suleiman, con uno scarno comunicato di 40 parole. Sono le 17,00 di venerdì 11 febbraio. La notizia è accolta con un boato di gioia e commozione a piazza Tahrir. Io sono appena arrivato, perché sulla via del ritorno da Suez sono stato bloccato per sei ore dai militari, insospettiti dalla presenza di un giornalista straniero da quelle parti.

10 February 2011

La strage dimenticata di Suez e le minacce di Mubarak

SUEZ – Di tutta la rivoluzione alla fine alla mamma di Aslam non rimarrà che un cappotto nero. All'apparenza sembra nuovo, ma guardando con attenzione si vede un foro largo come un dito, passa da parte a parte, all'altezza della schiena. È il foro del proiettile che si è portato via la vita di questo ragazzo di 21 anni, lo scorso 28 gennaio, nella strage dimenticata della rivoluzione d'Egitto. La strage di Suez, la città del canale, dove tra il 25 e il 28 gennaio i cecchini della polizia di Mubarak hanno assassinato 24 ragazzi e ferito altre 310 persone. Aslam l'hanno ammazzato il venerdì della rabbia, il 28 gennaio, intorno alle 21,00. La madre di Aslam mi passa alcune fototessere del figlio. È vestita a lutto, attorna a lei siedono i due fratelli e la sorella di Aslam. Il papà invece non c'è, perché è morto tanti anni fa, quando Aslam era ancora bambino. Chissà, magari tra qualche anno quelle foto e quel cappotto saranno custodite in una teca nel museo dei martiri della rivoluzione di Suez.

09 February 2011

Trema il palazzo. Al Cairo la protesta si sposta sotto il parlamento


CAIRO – Piazza Tahrir ha rotto gli argini. E da ieri sera parte della protesta ha raggiunto il vicino parlamento e la residenza privata del primo ministro Ahmed Shafiq. Migliaia di persone sfidano direttamente i simboli del potere. Gli slogan sono gli stessi, il popolo chiede la fine del regime. Per ora l'esercito lascia fare, ha soltanto concentrato qualche carro armato in più davanti al parlamento, che è stato evacuato ed è presidiato dai militari. Nessuna tensione però con i manifestanti. Al contrario, la strada del parlamento è aperta, non c'è nessun controllo da parte dei militari, nessuna barricata, ma dopotutto il presidio è estremamente pacifico per il momento. Ma di fatto il parlamento è assediato dal popolo e la sua attività completamente paralizzata. Migliaia di persone hanno ricoperto di tappeti e coperte la strada del parlamento, dove già ieri notte si sono fermati a dormire e si avviano a dormire oggi per la seconda notte, riparati da strisce di nylon trasparente sotto un'improvvisata tendopoli. Tanti i giovani, ma anche tante famiglie, donne e bambini piccoli. Oltre a qualche sub come si vede dalla foto.

08 February 2011

Tahrir: atteso in piazza l'eroe di Google


CAIRO - “La libertà è una benedizione per cui vale la pena lottare”. Twitter, 8 febbraio 2011. Sono le prime parole postate in rete da Wael Ghonim, il nuovo eroe di piazza Tahrir, che lunedì ha commosso l'Egitto con una sua intervista a Dream Tv. È il numero uno di Google in Egitto, e da 12 giorni era semplicemente scomparso. Di lui non si sapeva più niente, se fosse stato ucciso o arrestato. Ieri ha raccontato di essere stato sequestrato la notte tra il 27 e il 28 gennaio, all'una di notte, da quattro agenti in borghese che lo hanno acciuffato per strada mentre aspettava un taxi con un amico. Lo hanno portato via bendato e ammanettato, e la benda dagli occhi non gliel'hanno tolta per tutti i dodici giorni di detenzione, durante i quali è stato sottoposto a insistenti interrogatori, accusato di essere un cospiratore al soldo degli Stati Uniti o dell'Iran. Al pubblico ha chiesto di non stampare manifesti con la sua immagine, di non fare di lui un eroe. Perché gli eroi sono altri. Sono i ragazzi morti in piazza sotto gli spari dei cecchini di Mubarak e delle bande criminali dei baltagia.

07 February 2011

Tahrir: la bibbia e il corano fi yid wahda


CAIRO – Bibbia e Corano contro il regime. Succede anche questo a piazza Tahrir. Amin per esempio ha la barba bianca, indossa una gallaba tradizionale e sulla fronte ha il tipico callo degli uomini pii avvezzi alle preghiere e alle genuflessioni che portano la testa a contatto con la terra, cinque volte al giorno. Nella mano sinistra tiene stretto un corano che agita in aria ogni volta che ripete gli slogan della folla. Seduto accanto a lui, Michel ripete gli stessi identici slogan. Ma in mano tiene una croce ritagliata da un foglio di carta bianco, in mezzo alla quale ha scritto in arabo Irhal, vattene. L'invito evidentemente è rivolto a Mubarak, contro il quale si è formato un fronte comune tra copti e musulmani d'Egitto.

La Spoon River dei martiri di Piazza Tahrir

CAIRO – Mohamed, Ahmed, Farouk, Eslam, Hamada, Muhammad, Saif. Professione: giornalista, artista, avvocato, studente, autista, medico, disoccupato. Anni: 36, 31, 40, 22, 30, 26, 16. Colpito da un proiettile mentre filmava gli scontri tra polizia e manifestanti. Colpito da un proiettile al collo, poi investito da un'automobile. Bruciatosi davanti al parlamento per protesta. Investito da un'auto. Colpito da un proiettile. Colpito da un proiettile al petto. Colpito da un proiettile. Da oggi anche il Cairo ha la sua Spoon river. È una pagina internet, ospitata sul sito 1000 memories, che sta raccogliendo sul web tutte le notizie relative ai martiri della rivoluzione egiziana. Per ora sono riusciti a raccogliere i dati di 136 vittime. Nome e cognome, foto, età, professione, luogo dell'omicidio e tipo di incidente. Le informazioni sono caricate direttamente dagli amici e dai parenti dei morti. L'iniziativa è nata da un'idea di Mahmoud Hashim, un egiziano di Toronto, in Canada, che ha voluto creare sul web un tributo virtuale alla memoria dei martiri. Ma la cosa interessante è che in modo spontaneo sta succedendo la stessa cosa anche in piazza Tahrir.

06 February 2011

Tahrir: matrimonio con la libertà


CAIRO - Prima matrimonio a Cairo libera. Ahmed e Ula si sono uniti in nozze oggi pomeriggio alle 16,30. La cerimonia si è svolta sotto il palco allestito in piazza Tahrir, dove da 14 giorni va avanti ininterrottamente la protesta contro il regime di Mubarak. Ahmed e Ula sono in piazza dal primo giorno. Da quel 25 gennaio che sembra ormai lontanissimo. E proprio oggi hanno deciso di sposarsi. L'applauso della folla li ha accompagnati a lungo, prima che i microfoni tornassero a diffondere i classici della musica egiziana, Um Kalthoum e Abdelhelim Hafez, con una incursione dell'inno nazionale. Qualcuno in piazza già lo chiama il matrimonio della libertà. Sicuramente la sensazione diffusa è quella di un nuovo inizio, che non è un conflitto generazionale. Nessuno ha tagliato la testa al padre. Al contrario i padri sono in piazza con i figli, bambini o adolescenti che siano.


05 February 2011

Amleto a Tahrir


Essere o non essere? Terzo giorno del nostro viaggio al Cairo. Dodicesimo giorno della rivoluzione che vuole destituire la dittatura di Mubarak, il quale oggi si è dimesso dalla direzione del partito di governo, il National Democratic Party, insieme ai vertici e al figlio Gamal, che fino al 24 gennaio tutti davano per suo successore al potere. Forse il primo ministro Omar Suleiman, già capo dei servizi segreti, pensava che fosse questa la contropartita sufficiente per ottenere lo sgombero di piazza Tahrir, ma si sbagliava di grosso. Anche oggi decine e decine di migliaia di persone hanno occupato quello che è divenuto il luogo simbolo della rivolta. E questo è il nostro racconto della giornata.

Lasciateci cantare...


A un punto della sera, tutti gli slogan di piazza della liberazione diventano musica. Dicono: Tutti noi chiediamo una cosa sola: Vattene!Vattene! Cadi, cadi Hosni Mubarak! Il popolo vuole la caduta del regime!Noi non ce ne andiamo, lui se ne vada!

04 February 2011

Tahrir: il giorno della partenza



Cairo. Secondo giorno a Piazza Tahrir. Il signor Mohamed ha 61 anni, occhiali da sole e una mascherina antigas legata al collo. La settimana scorsa aveva il volo di ritorno per l'Arabia Saudita, dove ormai vive da 35 anni con tutta la famiglia. Ma quando ha visto sollevarsi la gioventù, ha deciso di annullare tutto per assistere alla fine del regime. “Da qui non mi smuovo, lo faccio per questi ragazzi”, mi dice indicandomi la folla. Sono le 16,00 di venerdì 4 febbraio, ribattezzato il venerdì della partenza, dopo il venerdì della rabbia della settimana scorsa, e finalmente, dopo aver passato tutta la mattina bloccato dai militari, sono riuscito a entrare a piazza Tahrir, accolto dai cori diretti a Mubarak: “Irhal! Irhal!”, ovvero “Parti, vattene!”

03 February 2011

Al Cairo, con i ragazzi di piazza Tahrir


L'altra immagine del Cairo. Perché accanto alla guerriglia urbana, c'è anche una catena umana di egiziani cristiani che proteggono i manifestanti musulmani durante la preghiera. Il luogo è lo stesso degli scontri di mercoledì tra manifestanti e miliziani di Mubarak. Piazza Tahrir. Un luogo dove si sta scrivendo la storia. Dove per la prima volta in trent'anni centinaia di migliaia di egiziani scendono in piazza e dicono Shaab yurid isqat annizam: il popolo vuole la caduta del regime. Dopo il mio viaggio a Tunisi, non potevo non raccontarvi anche i ragazzi della rivoluzione d'Egitto.