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28 September 2011

La nave-cie Moby Vincent trasferita a Agrigento

Ieri sera la nave Moby Vincent e' salpata dal porto di Palermo ed e' sbarcata a Porto Empedocle, Agrigento, con un centinaio di tunisini ancora illegalmente reclusi a bordo. L' altra nave cie invece, l'Audacia, si trova sempre ormeggiata nel porto di Palermo, vicino all'area di Fincantieri, con a bordo una cinquantina di ragazzi tunisini che nelle prossime ore saranno espulsi sui voli charter che dalla scorsa settimana hanno gia' riportato in Tunisia 841 persone. Gli ultimi 100 sono stati espulsi ieri su un volo della Mistral Air e uno della Dubrovnik Air.
Ancora non e' chiaro se i cento tunisini trasferiti a Porto Empedocle saranno smistati nei Cie, dove con le ultim fughe si sono liberati molti posti, o se invece la Moby Vincent funzionera' da Cie galleggiante a tutti gli effetti nei prossimi mesi, almeno fino alla fine di dicembre, quando scade il contratto d'affitto con il Ministero dell'Interno.
Con la dichiarazione di Lampedusa come porto non sicuro infatti, se ci saranno salvataggi in mare nelle prossime ore, i naufraghi saranno trasferiti proprio a Porto Empedocle, come gia' accaduto la settimana scorsa con i primi - e finora unici - 75 tunisini arrivati dopo la rivolta di Lampedusa. Staremo a vedere. Certo e' che l'esposto presentato alla magistratura di Palermo contro i Cie galleggianti si puo' replicare in qualsiasi momento anche presso la Procura di Agrigento.
Per quanto riguarda la terza nave Cie invece, la Moby Fantasy, si trova al porto di Cagliari dove nei giorni scorsi ha scaricato 221 tunisini in queste ore reclusi illegalmente nel centro di prima accoglienza di Cagliari Elmas.

27 September 2011

Cie galleggianti: arriva l'esposto, aperta un'inchiesta

ragazzi tunisini illegalmente reclusi sui Cie galleggianti al porto di Palermo, foto di Danila D'Amico

La Procura di Palermo ha aperto un'indagine sui Cie galleggianti, ovvero le due navi che ancora stazionano nel porto di Palermo con circa trecento tunisini a bordo, da settimane illegalmente detenuti. La decisione del procuratore aggiunto Leonardo Agueci, che coordina l'indagine, e' arrivata dopo la presentazione di un esposto presentato questa mattina da alcuni esponenti del movimento antirazzista palermitano. Tra i nomi dei firmatari della denuncia ci sono quelli del professor Fulvio Vassallo Paleologo (giurista e membro dell'Asgi), Judith Gleitze (di Borderline Sicilia, che in questi mesi ha costantemente monitorato la situazione a Lampedusa) e poi Pietro Milazzo (Cgil Sicilia) e Anna Bucca (Arci). L'esposto segnala che i tunisini reclusi sulle navi nel porto di Palermo sono illegalmente privati della liberta' personale, senza diritto di difesa e senza la convalida di un giudice. E chiede di fare chiarezza sulla presenza dei sei minori a bordo e di una donna incinta, come denunciato ieri pomeriggio dalla parlamentare del Pd Alessandra Siragusa e dal deputato regionale dei democratici Pino Apprendi, dopo la visita sui Cie galleggianti, a margine della manifestazione al porto dei movimenti antirazzisti palermitani. Di seguito riportiamo uno stralcio dell'esposto, in cui si chiede di fare chiarezza anche sui pestaggi avvenuti a Lampedusa ai danni di un attivista canadese e di recluso tunisino ancora in coma all'ospedale di Palermo.

26 September 2011

Le fascette

Foto di Danila D'Amico, damico_photo@libero.it, se non vedi la gallery, clicca qui

Legati come i polli. Quante volte ce lo hanno raccontato dai centri di identificazione e espulsione (Cie). Non pensavamo accadesse anche sui Cie galleggianti. E invece ecco la prova del contrario. Le immagini sono state scattate sabato scorso alle 15:00 nel porto di Palermo dalla fotogiornalista Danila D'Amico. Mostrano i ragazzi tunisini con i polsi legati stretti con delle fascette di plastica, dopo essere stati caricati a bordo degli autobus che con molta probabilita' li stavano portando all'aeroporto di Palermo per l'espulsione. In un'altra immagine un carabiniere stringe in mano un mazzo di fascette nere. Perche' e' prassi legare tutti. Il motivo e' semplice: la detenzione e' illegale e i carabinieri non sono autorizzati a utilizzare le manette, dunque per fare prima usano le fascette da elettricista. E ancora una volta stupisce - ma forse soltanto per ingenuita' - come le forze dell'ordine si pieghino al servizio dell'illegalita'. Le navi infatti non sono luoghi giuridicamente adibiti alla detenzione. E i 340 tunisini a bordo dei due Cie galleggianti rimasti a Palermo, sono privati della liberta' personale da settimane, senza avere mai incontrato un avvocato ne' essere mai stati condotti davanti a un giudice di pace per la convalida del trattenimento. Tra loro ci sarebbero anche dei minori. In italiano si dice "sequestro di Stato". Eppure tutto sembra andare bene cosi'. Persino al deputato regionale del Pd Tonino Russo, che ha elogiato il trattamento dei reclusi a bordo dopo aver visitato i due Cie galleggianti. E dire che una volta c'era la Costituzione e l'inviolabilita' della liberta' personale. Ma forse oggi basta un panino al pollo e una poltrona reclinabile per dichiarare alla stampa che le condizioni sono "dignitose". Ancora una volta, la zona grigia siamo noi. Ma per fortuna che non tutti la pensano come Russo. Anche perche' Palermo non e' un'isola. E in citta' c'e' ancora un po' di resistenza a certe pratiche repressive e illegali. Ieri alle 17:00 c'e' stato il primo presidio e oggi alla stessa ora e' prevista un'altra manifestazione davanti al porto di Palermo. Trovate piu' informazioni sulla pagina facebook del forum antirazzista di Palermo. E' l'unico modo per rispondere a quei manifesti affissi dai reclusi alle finestre delle due navi CIE con su scritto "Liberta'".

Ps Anche oggi sono decollati da Palermo due aerei diretti a Tunisi, uno della Mistral Air e l'altro della Small Planet, che hanno rimpatriato un totale di 100 ragazzi tunisini dei 340 reclusi sulle navi al porto. Segno che la macchina delle espulsioni procede a pieno ritmo

25 September 2011

Cie galleggianti

video di Enrico Montalbano

Dopo le tendopoli, le navi. La fantasia del ministero dell'interno in termini di repressione e detenzione illegale non sembra conoscere limiti. Oggi vi mostriamo le immagini che Enrico Montalbano ha registrato davanti al porto di Palermo. Si vede una delle navi della Moby. Guardatela bene perché molti di voi la riconosceranno. Personalmente l'ho presa due volte per andare all'isola d'Elba. Oggi è una prigione. Usata - pensate al paradosso - per detenere dei viaggiatori. Da tre giorni è utilizzata come centro di identificazione e espulsione. In modo assolutamente illegale. Dentro vi sono rinchiuse centinaia di ragazzi. Privati della libertà da settimane, senza convalida del giudice, dunque in modo totalmente illegale e anticostituzionale per di più. Sono accusati di aver bruciato la frontiera, ovvero di aver viaggiato senza un passaporto. Sono circa 600 persone. Gli stessi che lo scorso 21 settembre hanno incendiato il centro d'accoglienza di Lampedusa per protesta. A loro si sono aggiunti nelle ultime ore i 98 tunisini che erano sbarcati a Linosa e i 75 che due giorni fa erano stati dirottati a Porto Empedocle, Agrigento, anziché essere sbarcati a Lampedusa. Alcuni di loro sono feriti perché durante il trasferimento hanno rotto i vetri dell'autobus per tagliarsi le vene per protestare contro il rimpatrio. Perché il destino sembra proprio quello. Il Viminale ha annunciato che soltanto nell'ultima settimana sono stati rimpatriati 604 tunisini. Si tratta del nuovo accordo col governo transitorio di Tunisi. Due voli al giorno per 100 persone. L'ultimo è partito ieri mattina dall'aeroporto di Palermo. Un 747 della Dubrovnik Air. A questo ritmo nel giro di una decina di giorni potrebbero essere tutti espulsi senza avere avuto la possibilità di nominare un avvocato né di vedere un giudice di pace. Dunque in un completo e efficiente stato di polizia. A rovinare i piani del ministero potrebbero essere soltanto eclatanti proteste o prevedibili tentativi di fuga. Ma proprio per ridurre al minimo i rischi di un'ennesima rivolta dopo il rogo di Lampedusa, il Viminale ha dato l'ordine di iniziare a smistare i reclusi nei vari Cie d'Italia in piccoli gruppi.