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22 October 2011

La scheda bianca dei harraga

Quattro ragazzi di Jebal Lahmer, Tunisi, dispersi al largo di Lampedusa

Se è pressoché certo che il primo partito a uscire dalle urne delle prossime elezioni in Tunisia sarà il Nahda, per il resto regna l'incertezza. Le stime più attendibili danno un 30% agli islamisti moderati, un altro 30% all'insieme di tutte le forze di centro sinistra e sinistra, e il resto dei voti alle liste indipendenti e ai reduci del partito di Ben Ali, l'Rcd, confluiti in una galassia di 47 micropartiti forti di relazioni clientelari consolidate negli anni. Eppure il voto potrebbe riservare più di una sopresa. Perchè prima ancora del Nahda, rischia di vincere il partito dell'astensionismo. Su circa 7,5 milioni di cittadini aventi diritto al voto infatti, soltanto 3,8 milioni si sono iscritti alle urne. Per gli altri sarà comunque possibile votare. Basta presentarsi al seggio con un documento valido di identità. La città di Tunisi è tappezzata di manifesti che invitano alla partecipazione e sui cellulari arrivano sms del governo che invitano a registrarsi ai seggi. Molti però hanno già deciso. Dei mille volti dei nuovi arrivati sulla scena politica tunisina non si fidano, e non andranno a votare. Mohammed e Aymen sono due di loro.

21 October 2011

Nahdha chiama Italia

Una ragazza tra il pubblico a un dibattito del Nahda

In arabo vuol dire rinascita. Nahda. Si chiama così il partito dato per favorito in tutti i sondaggi per le elezioni tunisine. Si tratta del partito islamico moderato, attivo già dagli anni Ottanta, e dichiarato illegale nei primi anni di presidenza del deposto dittatore Ben Ali. Oggi vanta sostenitori non soltanto nei ceti popolari, come sarebbe facile pensare, bensì in tutte le classi sociali tunisine. Lo abbiamo visto in questi giorni a Hay Tahrir, assistendo a uno dei tanti e affollatissimi dibattiti pubblici organizzati in questi giorni in tutto il paese dal partito di Rachid Ghannouchi. I mezzo alle centinaia di ascoltatori c'erano studentesse universitarie, operaie in pensione, sindacaliste, farmacisti, avvocati, e intere famiglie. E il discorso dei candidati era tutt'altro che reazionario. Liberazione della Palestina occupata e femminismo in salsa islamica.

20 October 2011

Comunisti a Mallasin

Mariem durante il volantinaggio del partito dei lavoratori a Mallasin, Tunisi

Dopo le due manifestazioni pro e contro Persepolis, per una settimana a Tunisi non si è parlato d'altro nel paese. Identità musulmana e libertà di espressione. Da un lato chi difende la libertà di espressione a tutti i costi. Dall'altro chi non tollera le offese alla religione. E in mezzo la vera partita, che è quella per il potere. L'appuntamento è per il 23 ottobre. Si elegge l'assemblea costituente, che dovrà riscrivere la costituzione e preparare entro un anno le elezioni parlamentari e presidenziali. Ma in gioco c'è molto di più della riforma della costituzione, su cui di fatto c'è già un accordo di massima tra i principali partiti. Le elezioni sono soprattutto la prima conta dei voti, che permetterà di capire il peso reale delle forze in campo. Al voto partecipano 80 partiti e più di mille liste civiche sparse in tutto il paese per un totale di oltre diecimila candidati. Ma i posti in ballo per l'assemblea costituente sono soltanto 230.

19 October 2011

Persepolis a Tunisi

Montaggio delle sequenze di Persepolis che mostrano dio

Un sogno in bianco e nero. Un letto che vola tra le nuvole, un dio con la faccia di un nonno dalla barba lunga e una bambina arrabbiata che gli grida “Stai zitto! Non voglio più sentirti, vattene!”. A Tunisi era la prima serata dell'otto ottobre quando hanno diffuso il cartone animato Persepolis, doppiato in arabo, sulle frequenze della tv commerciale Nesma. E ancora nessuno immaginava che il famoso film tratto dal romanzo a fumetti di Marjane Satrapi sul regime iraniano, avrebbe provocato un terremoto politico nella Tunisia post rivoluzionaria alla vigilia delle prime elezioni libere dopo la caduta del regime di Zin el Abidine Ben Ali.

31 January 2011

Hamadi Kaloutcha. Un cyberdissidente a Tunisi

TUNISI – Tra i simboli del deposto regime di Ben Ali c'è anche un numero. Il 404. É il codice di errore che veniva visualizzato dai provider tunisini ogni volta che qualcuno tentava di aprire i siti proibiti. Dai siti di controinformazione come Nawaat, Al Badil o Radio Kalima, ai social network come Vimeo, Dailymotion e Youtube. La censura era così frequente che 404 è diventa una parola comune nella lingua parlata dai giovani. Ragazzi come Soufien Belhajj, classe 1982, che contro quel numero hanno speso gli ultimi anni di cyberattivismo. Lui il suo primo account su facebook lo apre all'inizio del 2008. A Tunisi si parla delle rivolte dei minatori a Redeyef, ma tutte le informazioni sono censurate. Gli unici video, registrati da Fahim Boukaddous - che per quelle immagini sarà presto arrestato – dalla rete si scaricano solo da facebook, perché youtube è censurato. Due anni dopo, il suo nome finisce sulla lista nera dei servizi segreti tunisini per il suo attivismo in rete. Ecco la sua storia.

30 January 2011

Dégage ya khemmaj!

Il Cairo brucia. Le ultime notizie fanno rabbrividire. Decine e decine di morti uccisi dai cecchini della polizia appostati sui tetti intorno ai palazzi del potere. Il ministero dell'interno, le sedi del partito di Mubarak, la televisione nazionale. I medici sono stati chiari, la polizia colpisce per uccidere. Ormai è un massacro. Che ricorda molto quanto accaduto a Tunisi nella notte della caduta di Ben Ali. Quando la polizia e le milizie del regime seminarono il terrore, sparando sulla folla e braccando casa per casa i manifestanti per poi torturarli nei sotterranei del ministero dell'interno. Era il 14 gennaio. Sembra un secolo fa. Ma sono passate soltanto due settimane.

29 January 2011

Brucia Il Cairo. E a Tunisi la polizia attacca i manifestanti


TUNISI - “Torino Ghannouchi fori sanza sango meio”. Era il secondo manifesto scritto in un italiano stentato, comparso sulla qasbah di Tunisi. Era un annuncio, forse di un tunisino emigrato a Torino: meglio che Ghannouchi - il nuovo primo ministro, vecchio braccio destro del destituito dittatore Ben Ali – se ne vada fuori senza spargimento di sangue. Ma l’ho letto troppo tardi. Stasera alle otto, sul computer di un’amica che l'ha fotografato. Stasera, quattro ore dopo lo smantellamento del presidio alla qasbah.

27 January 2011

Fahim Boukaddous. Un gramsciano a Tunisi

Mentre in Tunisia la rivolta popolare ha ottenuto un secondo risultato dopo la fuga di Ben Ali, ovvero la rimozione dei ministri del partito del regime dal governo transitorio, in Italia il vice sindaco di Milano già grida all'invasione degli 11.000 detenuti fuggiti dalle carceri di Ben Ali. E allora visto che stamattina a Tunisi ho avuto il piacere di fare colazione con uno di quei detenuti, rilancio in rete la sua straordinaria storia, Da cui si capisce quanto era tosto il regime tunisino, ma anche quanto erano tosti i partigiani di questo paese, verso i quali abbiamo un po' tutti un debito di indifferenza.


No voi andare Italia in barca



26 January 2011

A Tunisi con i ragazzi della rivoluzione

TUNISI – Menu. Archivio. Video. Con la rivoluzione che va avanti da un mese, Haydra Ali forse si giocherà l'anno scolastico. Ma un diploma in informatica glielo dovrebbero dare honoris causa. Nel telefonino ha ancora salvati i video degli scontri con la polizia di due settimane fa a Qasserine. Mi mostra le ultime immagini di Mohammed Khadraoui, un suo compagno dell'ultimo anno del liceo. Sono dell'11 gennaio: si vede il corpo senza vita dell'amico, coperto da un lenzuolo bianco.È lo stesso video che circola su internet da due settimane. Ed è stato lui a caricarlo, quello e tanti altri. “Prima youtube era censurato, facevamo tutto con facebook, ma con degli account falsi per non essere identificati”. È grazie a ragazzi come lui e ai loro cellulari se la censura del regime ha ceduto. Anche oggi in piazza non la smette di riprendere le migliaia di ragazzi che stazionano sotto il palazzo del governo alla kasbah cantando l'inno nazionale e brandendo per aria i poster con le foto insanguinate dei martiri della rivoluzione. Da quando se ne è andato il dittatore, finalmente è libero di usare il suo nome su facebook. Ed è stato sulla rete che ha saputo della marcia su Tunisi. “Non abbiamo nessun partito alle spalle, il movimento è spontaneo. Io ho letto l'annuncio sulla mia bacheca, e con degli amici ci siamo pagati l'autobus per venire nella capitale”.


25 January 2011

Tunisi liberata: di nuovo in piazza per la libertà

TUNISI – “Peggio della dittatura c'è solo la morte. Ma quella l'abbiamo già conosciuta e non ci fa più paura, adesso vogliamo la libertà, non possiamo accettare di essere governati dai complici di chi ha assassinato i martiri della nostra rivoluzione”. Salim stringe tra le mani un pannello di legno su cui è incollata la foto del suo vicino di casa, Walid El Griri, 18 anni appena compiuti, morto ammazzato con un proiettile sparato in faccia dalla polizia il 9 gennaio. L'agita in aria come se fosse la bandiera del paese che verrà. Intorno a lui migliaia di persone presidiano la piazza della kasbah, dove si trova il palazzo del primo ministro. Il portone d'ingresso è letteralmente murato. Migliaia di persone stazionano di fronte a uno sparuto gruppo di militari. Nessuna tensione. L'esercito è con il popolo. I militari si scambiano pacche sulle spalle con i manifestanti. La tensione è con il primo ministro del governo transitorio, Ghannouchi. É là dentro, barricato in qualche ufficio. Ed è lui oggi l'uomo più odiato da questa piazza straordinariamente euforica.


19 January 2011

Altri tunisini in Sicilia. A Lampedusa lo yacht di Ben Ali!

Un colpo al cerchio e uno alla botte. Sembra che a Tunisi per un passo avanti se ne faccia uno indietro. Secondo le ultime notizie, i magistrati tunisini indagano sui conti all'estero di Ben Ali e la Svizzera ha già sequestrato i suoi beni, mentre il governo pro tempore annuncia il rilascio di tutti i prigionieri politici, e permette il rientro dall'esilio dei vecchi oppositori. Nelle stesse ore però si scopre che il nuovo premier Ghannouchi è in contatto telefonico col vecchio dittatore e cinque ministri dell'opposizione si dimettono per protestare contro le nuove nomine a ministro di uomini del vecchio establishment. Il tutto mentre viale Habib Bourghiba si riempie di nuovo di gente che protesta all'unisono: "Rdc degage!", invitando insomma a smammare il vecchio partito di Ben Ali e tutti i suoi uomini. Unica nota positiva, l'esercito sta dalla parte della gente, almeno questo è sicuro.
In una situazione così caotica, come era prevedibile, qualcuno ne approfitta per bruciare la frontiera! Anche se i numeri in realtà sono bassissimi, proprio forse per il desiderio di tutti di restare per vedere come va a finire la partita per la libertà. Ad ogni modo, dopo i quattro sbarchi dei giorni scorsi, e dopo il naufragio di Metline, oggi sono segnalati altri due arrivi a Pantelleria, per un totale di 10 ragazzi, e un grande mistero.
Uno yacht di proprietà della famiglia di Ben Ali, all'ancora da venerdì scorso a Lampedusa, con due soli uomini a bordo. Chi sono? Parenti del vecchio dittatore? O avventurieri? Loro hanno detto di essere stati incaricati dal nipote di Ben Ali di portare la barca in salvo, e intanto hanno chiesto asilo politico al nostro paese.
Qua sotto trovate due articoli su queste notizie, e un terzo pezzo su un altro gruppo di ragazzi, 22 afgani, arrivati al porto di Bari nascosti in un camion stivato su un traghetto turistico in arrivo da Patrasso. Ne approfitto per rilanciare in rete la drammatica notizia del naufragio della settimana scorsa, quando a Corfù hanno perso la vita 21 afgani.

18 January 2011

Tunisia: naufragio a Metline, un morto

Ho appena riagganciato il telefono con il professor Jaafar, che da Metline - una cittadina di 8.000 abitanti tra Bizerte e Cap Bon, dirimpetto alla costa trapanese - ha seguito tutta la vicenda. Le barche erano tre ed erano partite la notte di sabato scorso. I ragazzi hanno approfittato dello stato di anarchia in cui versa il paese, dopo la fuga del dittatore Ben Ali. Niente controlli sulle coste, poca polizia in giro. E hanno preso il largo. Su tre imbarcazioni. Sulla prima erano in 50, e sono stati soccorsi dalla guardia costiera tunisina dopo alcuni problemi in mare. La seconda imbarcazione invece era un gommone, che ha fatto poca distanza dalla costa prima di naufragare, causando la morte per annegamento di un ragazzo. La famiglia Garrach lo ha sepolto ieri, a Metline. La terza imbarcazione invece, con a bordo una quindicina di persone, pare sia arrivata a destinazione in Italia, secondo le notizie raccolte dai parenti dei passeggeri, a Metline.

Tunisini in arrivo nel trapanese

Nelle ultime 48 ore sono arrivati in Sicilia una quarantina di ragazzi tunisini, da Sfax e da Biserte, a Pantelleria e a Marsala. Altri 50 sono stati soccorsi dall'altro lato del mare, a Cap Bon. Mentre dalla Francia aspettano ancora notizie di un'altra imbarcazione con una quindicina di ragazzi a bordo, tra cui alcuni espulsi dalla Francia negli anni passati. Da quello che sappiamo sono stati spostati nei centri di espulsione di Bari e Gradisca, ancora non sappiamo se chiederanno asilo politico, vista la situazione del paese.

17 January 2011

Tunisia: nuovo corso, vecchia rotta

Una nuova democrazia è nata dall'altro lato del mare. E questa foto è il suo ritratto.


13 January 2011

Martiri

"Sono felice di essere tunisino, sono felice di essere il figlio di qualcuno che ha già fatto la guerra per la libertà e per la democrazia e per la legalità. E sarò felice anche se dovessi morire perché adesso il popolo ha scoperto la verità in questa storia". Stamattina ho ricevuto questo sms da un amico di Tunisi, dove ormai si spara nelle vie principali della capitale. I morti sono almeno 35, c'è chi dice siano più di cinquanta. Noi abbiamo cercato in rete. E abbiamo trovato questi 11 video. Girati coi telefonini. Sono video forti. Sono i video dei martiri. Ragazzi che anziché bruciare la frontiera hanno deciso di restare e di lottare e hanno pagato con la vita. Uccisi dagli spari della polizia a cui Ben Ali da una settimana ha ordinato di sparare a vista, con il nullaosta delle cancellerie europee che continuano a menarla con la teoria del male minore. Meglio un dittatore che il terrorismo. Ma questi video sono chiari: se in Tunisia c'è terrore, è terrore di Stato. Intanto per sabato 15 gennaio si annunciano manifestazioni di solidarietà in tutta la Francia, e in Italia a Milano, Roma e Palermo.

El Hadi, 13 gennaio 2011, ragazzo ucciso dagli spari della polizia


12 January 2011

Le combat pour la dignité

A tutti quelli che ancora credono alle guerre del pane e alle infiltrazioni del terrorismo nella piazza in Tunisia. Ecco "Le combat pour la dignité", il bellissimo documentario sulla precedente rivolta, quelle che nel 2008 infiammò le piazze di Redeyef, la capitale mondiale delle miniere di fosfato. Un lavoro di Omeyya Seddik e Iyed Dahmani. Un film che mostra come la crudeltà della repressione del regime tunisino non sia iniziata a Sidi Bouzid lo scorso 17 dicembre. Già nel 2008 la polizia sparava sui manifestanti e torturava chi rivendicava i propri diritti. Il racconto di quei giorni nelle parole delle mogli dei sindacalisti arrestati all'epoca. Sì perché loro, le donne, hanno avuto e hanno un ruolo fondamentale per la Tunisia che verrà.

prima parte

11 January 2011

Della coerenza

"L'Italia sostiene i governi in Tunisia e Algeria, che hanno avuto coraggio e che costituiscono un'importante presenza mediterranea, soprattutto nella lotta al terrorismo". Parola del ministro degli esteri Franco Frattini. Di certo non si può dargli dell'incoerente. La logica è sempre la stessa. Non tutte le vite hanno lo stesso valore. E allora è accettabile assistere alle stragi nei mari di Lampedusa, come è accettabile imprigionare a Tripoli o a via Corelli migliaia di ragazzi e ragazze innocenti, come è infine accettabile dare il nulla osta a un regime che apre il fuoco sui propri cittadini in piazza. In nome della stabilità, che porta sempre buoni affari, e in nome della eterna guerra preventiva al terrorismo che permette al mondo di vivere sotto un permanente stato di emergenza securitaria. Intanto però gli scontri continuano. In Tunisia si contano altri morti e altri arresti, tra cui il giornalista Ouissam Saghir. E da Parigi, arriva il sostegno della diaspora, che brucia in piazza l'immagine del padre padrone, il vecchio Ben Ali, che forse per la prima volta ha paura. Ieri per la seconda volta si è rivolto al suo popolo con un videomessaggio in cui promette nuovi investimenti e millanta improbabilissime presenze terroristiche tra i manifestanti.

Parigi, manifestanti tunisini bruciano l'immagine di Ben Ali

10 January 2011

El Général liberato!

La polizia tunisina ha rilasciato il rapper di Sfax, El Général, arrestato giovedì scorso per aver osato cantare contro il presidente Ben Ali. Una buona notizia. Un motivo in più per cantare di nuovo le sue canzoni. Anche perché la situazione in Tunisia sembra ormai fuori controllo, i morti in piazza sarebbero già una cinquantina!

Un uomo non può rimanere a guardare

C'è un video su youtube che mostra i volti senza vita di alcuni dei 20 ragazzi ammazzati dalla polizia tunisina durante gli scontri dell'8 gennaio a Kasserine e Thala (per chi lo volesse vedere è qui, ma è molto forte). Guardandoli ho pensato ai tanti volti dei ragazzi che incontrato in questi anni sulle rotte del Mediterraneo. Giovani che con lo stesso coraggio sfidavano la morte in mare. Perché quando la frustrazione cresce ti sembra di non avere più niente da perdere, se non i sogni da inseguire. E allora mi sono venuti in mente i loro padri. I padri dei ragazzi morti in piazza contro il regime tunisino. E i padri dei ragazzi morti in mare sulla rotta per l'Europa. E ho ritirato fuori questa intervista a Kamel. Lo incontrai a Annaba, in Algeria, due anni fa, all'indomani di una importante vittoria di calcio della nazionale algerina. Mérouan, suo figlio, classe 1982, è partito tre anni fa per la Sardegna, ed è sparito in mare. Forse le parole di suo padre, rilette a distanza, aiutano a capire perché, nella Tunisia e nell'Algeria di oggi, un uomo non può rimanere a guardare.

Kasserine, funerale di un ragazzo ucciso dalla polizia

Annaba, Algeria, novembre 2009
«I politici accusano i giovani di essere traditori, di non essere nazionalisti perché bruciano le frontiere, quando è tutto il contrario. Ma lo vedi quanto amore per la propria terra, quanta energia! Sono loro i veri nazionalisti, e i politici i veri traditori.