Ennesima fuga dal centro di identificazione e espulsione di Brindisi. Protagonisti 18 ragazzi tunisini, detenuti perché giunti in Italia senza visto sul passaporto. Rischiavano fino a 18 mesi di reclusione. Ma adesso sono di nuovo in libertà e potranno raggiungere i propri amici e familiari, tra Parigi, Milano e Marsiglia. A Brindisi si tratta dell'ennesima rivolta con fuga. Il copione è sempre lo stesso. Al punto che la situazione al Cie di Brindisi deve imbarazzare non poco il ministero dell'Interno, visto che soltanto nell'ultimo mese sono già scappati più di 100 reclusi. Mentre dai Cie di tutta Italia il bilancio delle fughe, dopo un'estate di rivolte, è di oltre 400 persone tornate in libertà. Ma dopotutto era difficile aspettarsi una reazione diversa dopo l'approvazione della legge che porta a 18 mesi il limite massimo della detenzione nei Cie dei senza documenti. Al punto che persino il sindacato di polizia inizia a esprimere le proprie critiche sulla norma. In fondo ogni volta si contano i feriti tra le forze dell'ordine, chiamate a reprimere un fenomeno prettamente sociale come la circolazione degli esseri umani. Anche a Brindisi all'ultimo giro si sono contati due feriti. Uno era un agente di polizia. E l'altro uno dei tunisini fuggitivi che è rimasto a terra con una gamba rotta dove aver saltato il muro di cinta. Di seguito i dettagli della notizia sulla stampa locale.
Il blog di Gabriele Del Grande. Sei anni di viaggi nel Mediterraneo lungo i confini dell'Europa. Alla ricerca delle storie che fanno la storia. La storia che studieranno i nostri figli, quando nei testi di scuola si leggerà che negli anni duemila morirono a migliaia nei mari d'Italia e a migliaia vennero arrestati e deportati dalle nostre città. Mentre tutti fingevano di non vedere.
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16 October 2011
04 October 2011
Brindisi: ancora una rivolta al Cie, 18 in libertà
Ancora una rivolta. Ancora una fuga. L'ennesima al centro d'identificazione e espulsione (Cie) di Restinco, a Brindisi. Protagonisti i tunisini trasferiti nei giorni scorsi dalle navi Cie di Palermo. La sommossa è esplosa venerdì scorso. I reclusi hanno sradicato le porte per utilizzarle come grimaldello per creare un varco nella recinzione attraverso cui sono riusciti a fuggire in 18. Quattro di loro dono stati rintracciati e tratti in arresto. Sono accusati di violenza, resistenza, lesioni e danneggiamento del patrimonio dello Stato. Secondo la questura di Brindisi ci sarebbero almeno 11 feriti tra poliziotti, finanzieri e militari del reggimento San Marco. Sconosciuto invece il numero dei feriti tra i reclusi tunisini. Soltanto dieci giorni fa dallo stesso Cie erano riusciti a fuggire 62 tunisini. Tra agosto e settembre sono già 368 le persone riuscite a fuggire dai Cie. Segno che nonostante i Cie galleggianti, la macchina delle espulsioni continua a perdere pezzi.
20 September 2011
Brindisi: evasione riuscita dal Cie! In fuga 62 reclusi

La violenza fisica contro la violenza istituzionale. Ennesima rivolta nei centri di identificazione e espulsione italiani. Stavolta la sommossa è esplosa nel Cie di Restinco a Brindisi. Ed è finita con la riuscita evasione di 62 degli 80 detenuti, in gran parte tunisini, che finalmente sono ritornati in libertà. Secondo quanto riportato dalla stampa locale, i disordini sono scoppiati la notte scorsa. L'iniziale agitazione si è presto trasformata in una sassaiola contro gli agenti delle forze dell'ordine in tenuta antisommossa. Fino a quando, compatti, i reclusi hanno divelto una panchina di cemento armato e l'hanno usata come ariete per sfondare il cancello e fuggire passando dal cortile dell'adiacente centro di accoglienza per richiedenti asilo politico, da dove sarebbero riusciti a dileguarsi nelle campagne circostanti. Negli scontri, quattro militari del reggimento San Marco sono rimasti feriti. Mentre non si conosce il numero dei feriti tra i reclusi tunisini. Si tratta della terza evasione dal Cie di Brindisi nel corso dell'ultimo mese. Già il 29 agosto erano riusciti a far perdere le proprie tracce 6 reclusi. E il 4 settembre un altro tentativo di fuga era stato bloccato sul nascere dall'immediato intervento delle forze dell'ordine, che in quell'occasione arrestarono Nawake El Hossine, di 26 anni, per resistenza a pubblico ufficiale.
29 August 2011
Tentata fuga al Cie di Brindisi, in 6 tornano liberi
Erano le 16:30 di ieri quando 45 dei reclusi del centro di identificazione e espulsione (Cie) di Restinco, a Brindisi, hanno tentato la fuga sfondando il cancello che separa il Cie dal centro di accoglienza dei richiedenti asilo (Cara). Immediatamente però, è scattato l'intervento delle forze armate di guardia al Cie che hanno bloccato la fuga del gruppo, con l'eccezione di sei persone che sono invece riuscite a allontanarsi e a fare perdere le proprie tracce, come riporta la cronaca locale di Repubblica.
21 July 2011
Sequestrati nel Cie di Brindisi gli ultimi 8 di SMCV
l'ingresso del Cie di Brindisi a Restinco
"Papà quando torni?". Vi ricordate la storia di T.? Cominciava così, con un bambino di sette anni che ogni giorno chiamava al telefono suo padre e gli chiedeva se gli voleva ancora bene. Perché la mamma non gli aveva detto che papà era finito in gabbia. Come gli animali allo zoo. E che ci sarebbe rimasto un anno e mezzo. E invece c’è un cambio programma. T. è stato liberato. Ed è subito corso a Padova a riabbracciare suo figlio. Tutto merito di quattro avvocati – Eliana Accetta, Antonio Coppola, Christian Valle e Francesca Viviani – che hanno presentato ricorso avverso il diniego della domanda di protezione internazionale per tutti i 98 reclusi del centro di identificazione e espulsione di Santa Maria Capua Vetere (Cs). Il cie, lo ricorderete, era stato chiuso e posto sotto sequestro dopo l’incendio dello scorso 8 giugno. Nei giorni successivi, 63 dei 98 reclusi erano riusciti a fuggire dai centri di accoglienza di Crotone e Foggia dove erano stati trasferiti nella notte tra l’8 e il 9 giugno. Gli altri 35 invece furono smistati nei Cie di Bologna, Bari, Brindisi e Lamezia Terme. Nel frattempo però, gli avvocati hanno proseguito con i ricorsi contro il diniego della domanda di protezione internazionale e hanno ottenuto dal Tribunale di Napoli la sospensione dell’ordine d’espulsione e il rilascio di tutti i ricorrenti ancora nei Cie. Tutti tranne otto, che la questura di Brindisi insiste illegalmente a mantenere in detenzione nel Cie di Restinco.
03 May 2011
Lampedusa: 100 tunisini trasferiti nei Cie di mezza Italia
Da Lampedusa sono partiti tre voli con 45 passeggeri tunisini ciascuno. Il primo gruppo di 45 è stato diviso tra il Cie di Bologna e quello di Gradisca, quest'ultimo ancora interessato da lavori di ristrutturazione dopo che l'ultima rivolta aveva reso inutilizzabile metà delle celle, e ancora con 80 detenuti su un totale di 44 posti disponibili. Altri 45 tunisini dall'isola sono stati smistati nei Cie di Lamezia Terme e Brindisi, e altri 45 tra Bari e Crotone. Le autorità dichiarano che i tunisini saranno comunque rimpatriati dai Cie. Ma logisticamente sembra difficile. Prima infatti i rimpatri avvenivano direttamente da Lampedusa a Tunisi, due aerei al giorno con 30 espulsi su ogni volo. Adesso staremo a vedere. Quello che è certo è che c'è da aspettarsi altre fughe, come è successo l'altra settimana a Bologna. E altre rivolte, com'è è successo nei giorni scorsi nei Cie di Torino e Milano.
30 March 2011
Brindisi: tentati suicidi e autolesionismo al Cie
Mercoledì 30 marzo, secondo fonti citate da No Cie Brindisi, uno dei reclusi del centro di identificazione e espulsione di Restinco, a Brindisi, avrebbe tentato il suicidio impiccandosi, ma sarebbe stato soccorso in tempo dagli alri detenuti. Intanto nella stessa giornata, altri 4 reclusi si sarebbero tagliati le vene. La situazione nel Cie brindisino resta quindi tesa, a due settimane dalla rivolta che ha devastato il centro la notte tra il 14 e il 15 marzo, quando materassi e lenzuola sono stati dati alle fiamme e parte delle suppellettili distrutte. A distanza di alcuni giorni dall'incendio, una trentina di reclusi continuano a dormire per terra. Mentre è del 20 marzo la notizia di un altro recluso tunisino che si sarebbe tagliato alla gola con una lametta, dopo uno scontro verbale con un ispettore di polizia.
02 March 2011
Tunisini in rivolta nei centri di espulsione. Le foto esclusive del cie di Gradisca
Dopo due giorni di rivolte, giovedì e venerdì scorsi, il centro di identificazione e espulsione di Gradisca è letteralmente fuori uso. Resta una sola cella a disposizione per 100 reclusi, e molti sono costretti a mangiare e a dormire per terra e all’addiaccio, ammassati nei corridoi e nei locali della mensa, dove sono tenuti rinchiusi tutti il giorno, e con un unico bagno a disposizione. Oggi in esclusiva siamo in grado di mostrarvi le immagini di questo degrado. Sono fotografie scattate con un telefonino da qualcuno che si trovava nel posto giusto al momento giusto e che ha pensato bene di spedircele. Una prima fuga di notizie che conferma quanto grave sia la situazione. Le rivolte hanno devastato la struttura, ma gli altri centri di espulsione sono pieni e quindi ogni trasferimento è impossibile. La scelta più logica sarebbe di rilasciare i detenuti di Gradisca. E infatti domenica dovevano iniziare le partenze, ma poi deve essere arrivato un contrordine dai vertici perché hanno bloccato tutto all’ultimo minuto e alla fine ne sono usciti solo sei su 13 a cui era stato detto di prepararsi. E che non si respiri una buona aria tra forze di polizia e ministero lo dice il fatto che per il 3 marzo il sindacato Ugl polizia ha indetto un sit in sotto la questura di Gorizia proprio per discutere del cie di Gradisca. Ma in Friuli i problemi al centro espulsioni non sono cosa nuova. Ormai è almeno da un anno e mezzo che le cose vanno molto male. Per chi se l'è perso, riguardatevi il video del pestaggio della polizia contro i detenuti in rivolta. La data è del 21 settembre 2009. Ma ricordare fa bene. Soprattutto quando sono fatti così gravi. anche perché, come purtroppo possiamo immaginare, nessuno ha pagato per quelle violenze. Stavolta però le proteste dei tunisini sono uscite da Gradisca, e ormai le prime avvisaglie di rivolte sono scoppiate in tutta Italia, fino in Sicilia.
27 February 2011
Brucia il cie di Modena. Aggiornamenti da Bologna, Gradisca e Brindisi
"Libertà! Libertà!". È il grido che si leva da alcune ore nel centro di identificazione e espulsione di Modena. L'eco della rivolta arriva via telefono a Fortress Europe. Sono le 17,15 quando riceviamo la prima chiamata da parte di uno dei reclusi. La protesta è portata avanti dal gruppo dei 42 ragazzi tunisini sbarcati a Lampedusa nei giorni scorsi e trasferiti in blocco al cie di Modena, dove oltre a loro si trovano al momento altre 17 persone senza documenti in attesa del rimpatrio forzato. I reclusi hanno trascinato nel cortile materassi e vestiti e hanno bruciato tutto. Alcuni sono riusciti anche a salire sui tetti. Agenti della polizia sarebbero intervenuti malmenando alcuni dei tunisini e portandone via otto, al momento non si sa bene dove. Vi terremo aggiornati nelle prossime ore.
18 February 2011
Fughe e autolesionismo. Si scalda l'atmosfera nei Cie
Lo avevamo già scritto. Con i trasferimenti in massa dei ragazzi tunisini sbarcati a Lampedusa la settimana scorsa, i centri di espulsione d'Italia rischiano di scoppiare. La situazione era già tesa prima. E adesso arrivano le prime avvisaglie, nei cie di Modena e Brindisi.
A Modena, dove 50 dei 60 detenuti fanno parte del gruppo dei tunisini di Lampedusa, mercoledì scorso ci sono stati i primi cinque episodi di autolesionismo. La cronaca locale descrive così la scena, per voce del direttore del centro di espulsione emiliano, il gemello dell'ex ministro, Daniele Giovanardi: "Hanno divelto, strappato le reti dei letti e con le molle metalliche si sono procurati tagli e varie ferite. Sangue ovunque: tre sono stati medicati sul posto. Per due invece si sono aperte le porte del pronto soccorso. Qui hanno rifiutato flebo, creato più volte confusione nel reparto. Uno è stato ricoverato per il taglio profondo ed è rimasto al Policlinico. L'altro, che ha pure ingoiato un corpo estraneo, è riuscito a scappare. E' stato ritrovato ieri e nel pomeriggio riportato in ospedale e piantonato".
Notizie simili arrivano dalla Puglia, dove venerdì al centro di espulsione di Brindisi - secondo il sito Macerie - ci sarebbe stato l'ennesimo tentativo di fuga, finito con tre tunisini arrestati e uno riuscito a fuggire e tornare in libertà.
A Modena, dove 50 dei 60 detenuti fanno parte del gruppo dei tunisini di Lampedusa, mercoledì scorso ci sono stati i primi cinque episodi di autolesionismo. La cronaca locale descrive così la scena, per voce del direttore del centro di espulsione emiliano, il gemello dell'ex ministro, Daniele Giovanardi: "Hanno divelto, strappato le reti dei letti e con le molle metalliche si sono procurati tagli e varie ferite. Sangue ovunque: tre sono stati medicati sul posto. Per due invece si sono aperte le porte del pronto soccorso. Qui hanno rifiutato flebo, creato più volte confusione nel reparto. Uno è stato ricoverato per il taglio profondo ed è rimasto al Policlinico. L'altro, che ha pure ingoiato un corpo estraneo, è riuscito a scappare. E' stato ritrovato ieri e nel pomeriggio riportato in ospedale e piantonato".
Notizie simili arrivano dalla Puglia, dove venerdì al centro di espulsione di Brindisi - secondo il sito Macerie - ci sarebbe stato l'ennesimo tentativo di fuga, finito con tre tunisini arrestati e uno riuscito a fuggire e tornare in libertà.
14 February 2011
Rivolte in arrivo nei Cie?
Gente che se ne va, gente che si rivolta. Non ci si capisce più niente. A Bologna la Polfer ha fermato 120 tunisini su un intercity diretto a Milano alle 6 di questa mattina e ha portato tutti in caserma. A Torino ci sono 50 tunisini in sciopero della fame al centro di espulsione di via Brunelleschi. E gli altri? Dove sono finiti i 4.000 tunisini arrivati nei giorni scorsi a Lampedusa? Sicuri che i centri di espulsione riempiti al limite del sovraffollamento con i nuovi arrivati non finiranno per saltare in aria?
08 February 2011
Brindisi: la polizia chiede la chiusura del Cie
Pure il sindacato di polizia adesso chiede la chiusura del centro di identificazione e espulsione di Brindisi, recentemente finito sotto i riflettori della cronaca locale per una serie di riuscite evasioni. Attenzione agli equivoci però! Nessuna disobbedienza civile, semplicemente gli agenti chiedono una struttura più simile a un carcere per garantire un maggiore controllo. Di seguito i dettagli sulla locale di Brindisi.
07 February 2011
I tunisini sbarcati nei giorni scorsi in fuga dai Cie
CAIRO - Tre tentativi di fuga in una settimana, tra Brindisi e Modena. Protagonisti sono i tunisini sbarcati nelle settimane scorse in Sicilia e che stanno tentando di tutto per tornare liberi. Dopotutto non hanno commesso nessun reato, se non il reato di viaggio, ma per il nostro ordinamento devono pagare con la detenzione fino a sei mesi nei centri di identificazione e espulsione. E le prospettive sono due: o il rimpatrio forzato o il rilascio sul territorio senza documenti. Quanto potere ha la frontiera. Prima che partano sono gli eroi della rivoluzione, e appena arrivano diventano i corpi in eccesso, senza nomi e senza storie, da espellere dalla finestra, mentre nelle stesse ore, tramite il click day dei giorni scorsi, Maroni ha chiesto l'ingresso di altre 100.000 persone. Di seguito i dettagli delle fughe sulle cronache della locale.
24 May 2010
Cie Brindisi: il video della rivolta contro il rimpatrio
Rivolta al centro di identificazione e espulsione di Brindisi, il 24 maggio 2010. Saputo del rischio di un imminente rimpatrio collettivo, un gruppo degli 85 detenuti lancia oggetti contro le forze dell'ordine in tenuta antisommossa al grido di "Libertà" e "Dio è grande" (Allah Akbar), per poi tentare la fuga. Una decina di persone riescono a fuggire. Cinque agenti saranno feriti. Sconosciuto il numero di feriti tra i reclusi. Alcuni giorni prima un detenuto afgano si era cucito le labbra per protesta. Il video è stato girato con il telefonino da uno dei reclusi.
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