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16 August 2010

Nel deserto del Sahara

Mappa del SaharaIl Sahara è un passaggio obbligato. E più pericoloso del mare. Il grande deserto separa l'Africa occidentale e il Corno d'Africa dai Paesi del Mediterraneo (Libia, Tunisia, Algeria e Marocco) da dove è facile imbarcarsi clandestinamente per l'Italia e la Spagna. Il Sahara si attraversa sui camion e sui fuoristrada che battono le piste tra Sudan, Chad, Niger e Mali da un lato e Libia e Algeria dall'altro. Qui dal 1996 sono morte almeno 1.703 persone. Ma stando alle testimonianze dei sopravvissuti, quasi ogni viaggio conta i suoi morti. Le vittime censite sulla stampa potrebbero quindi essere soltanto una sottostima.
Tra i morti si contano anche le vittime delle deportazioni collettive praticate dai governi di Tripoli, Algeri e Rabat, abituati da anni ad abbandonare a se stessi gruppi di centinaia di persone in zone frontaliere in pieno deserto

Nouveau drame de l’immigration clandestine dans le désert algérien

Par RFI, 16 Aout 2010

ALGER - Douze ressortissants africains, candidats à l'émigration clandestine en Europe, sont morts de soif dans le désert algérien. D'après les deux survivants, dont le chauffeur, qui sont parvenus à revenir au Nord-Mali, leur camion est tombé en panne entre la frontière algérienne et la ville de Tamanrasset, et ils se sont vite retrouvés à court d'eau et de nourriture.

10 February 2010

I disperati del Sahara. La video inchiesta delle Iene

ROMA - Pablo Trincia mi aveva contattato prima di andare in Niger, ma solo dopo che mia sorella, il tassista e il barista mi hanno parlato del video, mi sono reso conto della sua reale portata. Perché è un video che parla a tutta una fetta di italiani che non leggeranno mai Fortress Europe, ma che guardano le Iene, e che grazie a questo servizio si sono fatti un'idea di quello che passano gli emigrati africani prima di attraversare il Mediterraneo. Il video è andato in onda il 27 gennaio 2010. Ve lo proponiamo in tre parti.



19 July 2009

A sud di Lampedusa




Girato da Andrea Segre nel deserto del Sahara, in Niger, nel maggio 2006 e realizzato in collaborazione con Stefano Liberti e Ferruccio Pastore, "A Sud di Lampedusa" documenta le difficoltà dei viaggi nel deserto e raccoglie le testimonianze dei migranti stagionali arrestati in Libia e abbandonati alla frontiera nigerina. Catturati durante retate della polizia e detenuti in condizioni degradanti per poi essere deportati. Uno di loro racconta che i detenuti del campo di Sabha sono costretti ai lavori forzati per costruire il nuovo commissariato della polizia.

Proponiamo una selezione di circa 8 minuti del documentario, che dura 31 minuti, ed è stato prodotto e distribuito da Cespi e Sid (tel. +39 06 4872172). Per contattare il regista http://andreasegre.blogspot.com/

Speciale Niger. Arlit, città dell'uranio e dell'emigrazione

[TERZA PUNTATA]

ARLIT, 7 luglio 2009 - Arrivo ad Arlit alle due di pomeriggio. Il caldo è insopportabile, nonostante i tre metri di turbante a proteggere la testa dai raggi cocenti del sole. Arlit è sorta nel 1971 dopo la scoperta dell’uranio da parte delle francesi Sominair e Cominak. Le miniere sono alle porte della città e impiegano 2.000 dei suoi 100.000 abitanti. La sera stessa trovo un passaggio per la Libia. L’intermediario è un algerino. Si fa chiamare Zidane, ha 34 anni. Lo incontro al bar “Le Coin”. Ci scoliamo un paio di birre gelide. In tre giorni può farmi arrivare fino a Ubari. L’autista è fidato. Un tuareg di Arlit sposato con una libica, che vive a Ubari. Lo incontro la mattina dopo. Si chiama Brahim. Mi guarda con sospetto, vuole sapere con insistenza la mia nazionalità. Dico che non è importante. Ma alla fine gli affari sono affari. Vuole 150.000 franchi (228 euro). Si parte nel giro di una settimana. Deve riempire i 40 posti del pick-up. Mi prendo 24 ore per decidere.

Speciale Niger. Agadez crocevia dei traffici verso il Sahara

[SECONDA PUNTATA]

AGADEZ, 6 luglio 2009 - Arrivo ad Agadez con un convoglio scortato dai mezzi blindati dell’esercito. È notte. Siamo una cinquantina di veicoli, tra camion, autobus e fuoristrada. La ribellione dei tuareg non è ancora domata. E nel caos che si è generato, hanno preso piede gruppi di banditi che assalgono e derubano chi attraversa le strade del nord del paese. Quando scendo dall’autobus, all’autostazione della Rimbo Transports, vengo subito fermato da un intermediario. Un certo Musa. Gli parlo in arabo senza svelare la mia nazionalità. E dico che cerco un passaggio per la Libia, prima possibile. Il suo arabo è più elementare del mio, e se la beve. Dopo venti minuti a piedi nelle strade buie e polverose di Agadez, facciamo ingresso nell’autostazione. Abderrahman è il titolare dell’agenzia Akakus. Sulla porta è appeso un poster di Gheddafi. Su una lavagnetta sul muro, sono scritti a gesso i prezzi dei trasporti: Dirkou 25.000 franchi (38 euro), Djanet 110.000 (167 euro) Ghat 140.000 (212 euro) Gatrun 150.000 (228 euro) Tamanrasset 110.000 (167 euro). Mi presento. Un ragazzo nigeriano ci interrompe, ma è urgente. Ha il numero di cellulare della sorella in Spagna, che può mandare i soldi del biglietto con Western Union. Ma non sa il prefisso. Glielo dico io. Non prende. Pazienza.

Speciale Niger. Sulle rotte degli exodants a Tchin Tabaraden.

TCHIN TABARADEN, 3 luglio 2009 – “L’emigrazione qui fa parte della vita di tutti”. Fati Ajina parla con sarcasmo della situazione del Niger. “In posti dove un uomo passa una settimana senza 5 franchi in tasca, magari avendo dei bambini a casa da sfamare, partire è l’unica alternativa”. Sulla poltrona di fronte, sotto gli occhiali da sole, Alex annuisce con la testa sorseggiando l’ennesimo tè alla menta: “Ci sono villaggi dove per sposare una donna basta portare in dote un asino, per andare a prendere l’acqua ai pozzi”. Siamo a Tahoua. Lungo l’unica strada asfaltata che porta verso il nord del paese. Le pareti d’argilla della casa sono decorate con tende e tappeti. Oltre ad essere giornalista, Fati è la vice-sindaco di Tchin Tabaraden. Fondamentale punto di partenza degli “exodants” nigerini, fin dagli anni Ottanta, prima verso l’Algeria e oggi anche verso la Libia. Sconosciuta in Europa, da qualche anno il suo nome suona familiare nei villaggi del Ghana come nelle periferie di Benin City. Sempre più “costieri” passano da qui sognando l’Europa. Il fratello più piccolo di Fati vive a Tchin Tabaraden e è disposto a farmi incontrare gli autisti. Parto l’indomani mattina, a bordo di un vecchio fuoristrada pick-up con le balestre tenute insieme da vecchie corde ingiallite.

02 January 2009

Frontiera Sahara. I campi di detenzione nel deserto libico

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Polizia all'esterno della feritoia di un camionSEBHA - “Con noi c’era un bambino di quattro anni con la madre, durante tutto il viaggio mi sono domandato: come si può mandare una madre con un bambino di quattro anni insieme ad altre cento persone stipate come animali in un camion come quelli per la frutta, dove non c’è aria e dove stavamo stretti stretti, senza spazio per muoversi, per 21 ore di viaggio, dove le persone urinavano e defecavano davanti a tutti perché non c’era altra possibilità? Abbiamo viaggiato dalle 16:00 alle 13:00 del giorno dopo. Durante il giorno ogni volta che l’autista faceva una sosta per mangiare noi rimanevamo chiusi dentro il rimorchio sotto il sole. Mancava l’aria e tutti si alzavano in preda al panico perché non si respirava e volevamo scendere. Guardare il bambino ci faceva coraggio. Quando il camion si fermava lo prendevamo e lo mettevamo vicino al finestrino. Si chiamava Adam. Il camion si è fermato almeno tre volte nel deserto per far mangiare gli autisti e per la preghiera... Verso l’una siamo arrivati a Kufrah… Quando sono sceso ho rubato il burro con il pane che tenevano appeso fuori dal container. Non avevamo mangiato per tutto il viaggio, eravamo 110 persone, compreso Adam di quattro anni e sua madre”. [1]

14 September 2008

Marocco: naufraghi deportati nel deserto, 2 morti

ROMA, 14 settembre 2008 – Il Marocco ha deportato in mezzo al deserto 37 migranti. Sono i sopravvissuti di una barca salpata dalla Mauritania verso le isole Canarie, in Spagna, e rimasta alla deriva per 15 giorni. A bordo c’erano 73 persone. 33 sono morte di stenti. I superstiti, dopo una decina di giorni di detenzione sono stati abbandonati a se stessi in una zona desertica al confine tra Sahara occidentale e Mauritania. La missione spagnola di Médecins du Monde, presente in Mauritania, ha potuto salvare 14 uomini e 2 donne, domenica 7 settembre 2008, nella provincia di Nouadhibou. Secondo quanto dichiarato dai migranti, due uomini sarebbero morti nel deserto. I migranti soccorsi presentano gravi ferite sotto i piedi e ustioni sulla pelle. Hanno dichiarato di essere sudanesi, ghanesi e burkinabé. Mdm non è in grado di sapere se i 22 migranti che mancano all’appello siano persi – e probabilmente morti – nel deserto o se invece siano stati espulsi in un’altra zona. Magari a Oujda, verso la frontiera algerina. 15 delle 16 persone soccorse sono state trasferite nel campo di detenzione per migranti Ecole six, a Nouadhibou. Un’altra invece è stata ricoverata in condizioni critiche.

28 June 2008

Tamanrasset: il cuore nero dell’Algeria

di Laura De Santi, tratto dal mensile di giugno 2008 di Peace Reporter
le foto sono di Bahri Hamza

Bambino africano appoggiato alla ruota di un fuoristradaTAMANRASSET - In questa stagione di venti di sabbia il cielo di Tamanrasset (o Tamenghest, in tamashek, una delle varianti del berbero parlata dai tuareg), è bianco latte. Il grande caldo qui, a 1400 metri di altitudine, non è ancora arrivato. Il sole pesa sull’asfalto appena fatto e sulle nuove file di case in cemento inadatte alla violenza del Sahara, ma le folate di vento polveroso daranno, ancora per pochi giorni, sollievo alla città. Capoluogo dell’ Hoggar, terra di Tin Hinan, la mitica regina dei tuareg (o forse un re, rivelano le ultime ricerche britanniche), Tamanrasset (2000 km a sud di Algeri) è da sempre il punto d’incontro delle grandi carovane in arrivo da Agades e Arlit (Niger), Gao e Bamako (Mali). Terra di nomadi, terra di passaggio, lungo la ’pista dei carri’ che nel VII secolo univa l’Atlantico a Tripoli. Oggi, quelle stesse rotte, quelle stesse piste di sabbia incandescente, sono percorse ogni anno da migliaia di migranti che dai paesi del Sahel e dell’Africa nera arrivano in Maghreb con la speranza di raggiungere la costa. Da quando nel 2000, dopo un decennio di apertura, il leader libico Muammar Gheddafi ha stretto accordi con Italia e Ue e proclamato il pugno di ferro contro l’immigrazione irregolare, l’Algeria, via Tamanrasset, è diventata una delle rotta principali per chi punta al Mediterraneo e al sogno europeo. Migranti di almeno 30 nazionalità non soltanto africane, ma anche asiatiche, convivono, o meglio sopravvivono, a Tam. Comunità anglofone e francofone, cattolici e musulmani, in arrivo da Niger e Mali, Nigeria, poi Camerun, Angola, Liberia, Costa d’Avorio, Mauritania, Burkina Faso fino a Bangladesh, India e Pakistan, transitano dall’estremo sud algerino. Un passaggio lungo anche due o tre anni, necessari per raccogliere quei pochi euro fondamentali per compiere un nuovo passo verso Nord.

26 February 2008

Algeria: arresti e deportazioni a Tamanrasset

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Più di 12.200 migranti e rifugiati dell'africa sub-sahariana entrati in Algeria dalle frontiere meridionali, sono stati arrestati e deportati nel 2007. I dati sono quelli del prefetto di Tamanrasset, l'ultima città algerina nel cuore del Sahara, 2000 km a sud di Algeri, da anni diventata un importante crocevia dell'immigrazione sub-sahariana. Tappa obbligata dei migranti diretti a nord, verso il Marocco e la Spagna. Centro di raccolta dei migranti arrestati senza documenti nelle retate della polizia o lungo il confine e quindi deportati a bordo di camion militari e abbandonati in mezzo al deserto alla frontiera con il Mali, a Tinzaouatine, o con il Niger, a Arlit.

02 October 2007

Lettre des refoulés au Mali

BAMAKO, 2/10/07 - Les réalités de la migration irrégulière vers l’Europe sont telles que les migrants se retrouvent déconcertés en parcours, au-déla des risques et dangers physique, de conditionnalité de vie, les migrants sont confrontés aux arrestations, emprisonnements, et reconductions systématiques aux frontières de passage.

26 April 2007

Algérie: les refoulements dans le desert

Voici une entretien avec deux migrants camerounais, Ntamag Elom Romeo et Zinahad Boukar Patrice, arrêtés en 2005 en route pour l’Europe, au niveau de Oujda, à la frontière entre le Maroc et l’Algérie, après avoir échoué à sauter le grillage de Melilla pour rentrer en Espagne. Ils racontent leur arrestation, les morts dans le désert, les conditions inhumaines de détention en Algérie et leur refoulement à la frontière malien, où ils ont été abandonné au milieu du désert près de l’oasis de Tinzaouatine, "un endroit où Dieu n'existe pas". Aujourd’hui ils vivent à Bamako, capitale du Mali, où Fortress Europe les a rencontré. Ils ont fondé l’association ARACEM et ils nous ont écrit un rapport sur les violations de droits de l’homme des migrants en Algérie. Ils ont besoin de soutien. Vous pouvez les contacter par mail en ecrivant à : aracemvie@yahoo.fr