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11 March 2012

Le madri di due dispersi di Qasserine raccontano


Amel, una ragazza del comitato cittadino dei giornalisti di Qasserine intervista le madri, le sorelle e gli amici di due ragazzi di Qasserine dispersi in mare sulla rotta per Lampedusa la primavera scorsa. In arabo, sottotitolato in francese.

17 August 2011

Via dalla Tunisia. Biglietto di sola andata


Dopo la rivoluzione che ha portato alla fine del regime di Ben Ali, più di 22.000 tunisini si sono imbarcati per Lampedusa. France 24 ha seguito i preparativi della partenza di alcuni harraga. Tra Tataouine e Zarzis. Un reportage di David Thomson e Khalil Bechir. In inglese.

25 May 2011

Tunisia: caos al campo profughi di Choucha


Incendi nella tendopoli, risse tra eritrei e sudanesi, scontri con la popolazione locale, blocchi di protesta del traffico stradale e l'esercito costretto a lanciare lacrimogeni e a sparare in aria per disperdere la folla. La situazione al campo profughi di Choucha, alla frontiera tra Libia e Tunisia, dove si sono rifugiati circa 5.000 sfollati africani scappati dalla guerra in Libia, è definitivamente degenerata.

05 March 2011

Due dispersi al largo di Marsala. Strage evitata grazie ai pescatori

Ancora una tragica notizia dal Canale di Sicilia. Ieri il mare era grosso e quattro ragazzi sono finiti in mare durante il salvataggio di un'imbarcazione con 22 di tunisini a bordo. Per fortuna che sul posto si trovavano i pescatori mazaresi del motopesca Alcapa, che hanno prestato immediatamente soccorso e sono riusciti a salvare la vita a due dei quattro ragazzi. Gli altri due invece non ce l'hanno fatta e sono scomparsi tra le onde. Il mare è brutto e dopo 24 ore di ricerche a cui stanno partecipando i mezzi della Guardia di Finanza e della Guardia Costiera, non si è riusciti nemmeno a ritrovare i loro corpi. Ma siamo sicuri che a ucciderli sia stato il mare grosso? O piuttosto le nostre leggi di inospitalità? Di seguito i dettagli della notizia.

Torino: i tunisini sospendono lo sciopero della fame al Cie

Aggiornamento dal centro espulsioni di Torino. I trenta tunisini della sezione verde hanno sospeso oggi lo sciopero della fame, durato cinque giorni. La decisione è stata presa dopo che un ragazzo di Redeyef si è sentito molto male e ha vomitato sangue. Il bilancio della protesta è comunque positivo visto che ha portato alla pubblicazione di vari articoli sulla stampa, soprattutto su l'Unità. Ho inoltre informato personalmente due parlamentari sulla situazione, pur non riponendo troppe aspettative visto il momento politico, ma stiamo a vedere. Intanto i ragazzi tunisini del centro pur avendo ripreso a mangiare, continuano a chiedere di porre fine alla loro detenzione, che ritengono illegittima dal momento che la maggioranza dei seimila sbarcati a Lampedusa, sono di fatto lasciati liberi di viaggiare senza documenti verso la Francia, mentre solo una minoranza è rinchiusa nei centri di espulsione e ci rimarrà presumibilmente per i prossimi sei mesi, fra l'altro sapendo che molto probabilmente non saranno espulsi. Sia perché sono troppi per essere identificati in tempo utile dall'ambasciata tunisina, sia perché il governo transitorio tunisino non è abbastanza forte per giocarsi il consenso popolare accettando il diktat italiano di un'espulsione di massa.

04 March 2011

Guantanamo Italia. Su facebook la protesta dei tunisini del Cie di Torino

Sono arrivati a Lampedusa senza valigie, ma si sono portati appresso un po' del vento rivoluzionario che da dicembre scuote la Tunisia. Gli ingredienti sono gli stessi: mobilitazioni pacifiche e comunicazione sui social network e sulla stampa internazionale. Loro sono trenta dei seimila tunisini arrivati a Lampedusa dall'inizio dell'anno. Lavoratori diretti in Francia dove i familiari li stanno aspettando pronti a farsene carico. Da ormai tre settimane sono reclusi nel centro di identificazione e espulsione di Torino, e adesso che hanno capito che dovranno restare in gabbia per altri sei mesi e con il rischio di essere espulsi, hanno organizzato la protesta. Dentro il centro hanno proclamato lo sciopero della fame. Hanno iniziato a rifiutare il cibo martedì e oggi è il quinto giorno che non mangiano. Giovedì sono svenuti tre ragazzi e altri due si sono sentiti male. Sono tutti molto stanchi, ma si dicono pronti a portare avanti la protesta fino al giorno della loro liberazione. E intanto si sono organizzati su internet.

Torino: sciopero della fame al centro espulsioni


TORINO - Tensione alle stelle al centro di identificazione e espulsione di Torino. Dopo l’incendio che domenica scorsa ha devastato un’intera sessione rendendo inagibili 30 dei 180 posti della struttura, adesso è la volta di uno sciopero della fame a oltranza. Anche qui i protagonisti delle rivolte, come a Gradisca e a Modena, sono i tunisini trasferiti da Lampedusa. Si tratta di 104 persone, tutti uomini, su un totale di 144 trattenuti. Arrivano dalle città di Zarzis, Gabes, Ben Guerdane, Djerba, le zone più colpite dalla crisi del turismo seguita alla caduta di Ben Ali. Hanno iniziato a rifiutare il cibo martedì e oggi entrano nel quarto giorno di sciopero della fame. Alla protesta aderisce un’intera sezione del centro espulsioni, ovvero una trentina di ragazzi. Già ieri sera sono svenute 3 persone, assistite dal personale medico della croce rossa. E questa mattina altri due si sono sentiti male. Sono tutti molto stanchi, ma si dicono pronti a portare avanti la protesta fino al giorno della loro liberazione.

03 March 2011

La cosa più bella al mondo è la libertà


“Non è per le condizioni del centro, è per la libertà. Che me ne importa di come si mangia, lo vedi qui è a posto, ma perché ci devono tenere rinchiusi come animali?”. Ali è un elettricista di Zarzis, suo zio l'aspettava a Parigi. Ma a questo punto non sa più neanche lui se e quando arriverà. “Non si capisce niente. C'è chi dice che ti tengono dentro sei mesi, chi dice che ti rimandano in Tunisia”. Centro di identificazione e espulsione di Modena. È la mattina di venerdì 25 febbraio. Mancano ancora due giorni alla rivolta di domenica. E la prefettura mi ha autorizzato a visitare il centro. Con un po’ di insistenza ho finalmente ottenuto l’ok per l’ingresso nei moduli dove sono reclusi i tunisini trasferiti da Lampedusa nelle settimane scorse.

01 March 2011

Il viaggio dei tunisini continua. Da Bari a Ventimiglia, inseguendo l'avventura

Viaggiano senza valigie e con vestiti troppo leggeri per l'inverno del nord. Vanno via dall'Italia. Sono i tunisini sbarcati nelle settimane scorse a Lampedusa. In due settimane se ne sono andati almeno 1.400, senza dare troppo nell'occhio. Alla stazione di Bari è un continuo. Ogni treno è quello buono. La destinazione è una sola: la Francia. Alcuni preferiscono prendere gli eurostar, dicono che sui treni dei ricchi ci sono meno controlli. Altri aspettano i treni notturni dei pendolari. Io viaggio con loro. Carrozza 19. Non appena il treno si muove sui binari, mi sento chiamare per nome dal corridoio: “Gabriele!”. È Walid, uno dei ragazzi di Zarzis che ho conosciuto a Lampedusa. Mi invita a sedere nel loro scompartimento. Mi prensento a Ridha e a Ahmed, anche loro di Zarzis. Un quarto ragazzo dorme con la bocca spalancata e la faccia stampata al finestrino. Li aspetta un lungo viaggio. Arriveranno a Ventimiglia all'una del pomeriggio, dopo un cambio a Tortona. E da lì continueranno in automobile con un contrabbandiere tunisino fino a Toulon, da dove ognuno poi prenderà la sua strada. Il prezzo per il passaggio senza documenti della frontiera francese è di 400 euro a testa. Un po' caro, ma meglio non correre rischi visto che la polizia francese ha intensificato i controlli sui treni e nelle stazioni di Cannes e Nice. Le autorità italiane lasciano fare.

25 February 2011

In Tunisia, con i parenti delle vittime del naufragio di Zarzis


L'inchiesta di Neil Curry della Cnn, che è andato oltremare, a Sedouikech, a incontrare i parenti dei 30 ragazzi uccisi lo scorso 11 febbraio nello schianto tra il peschereccio che trasportava 120 passeggeri verso Lampedusa, e la corvetta militare "Liberté 302" della marina militare tunisina.

23 February 2011

Il primo volo

Aeroporto di Lampedusa. Ore sedici. Arrivano a gruppetti di dieci, in fila indiana, non hanno valigie e sono scortati dalla polizia. Camminano fieri e a testa alta, ma sul volto trapela l'emozione. Per molti infatti è la prima volta che salgono su un aereo. Sono i ragazzi tunisini sbarcati sull'isola. Sono a Lampedusa da due settimane. E finalmente hanno ottenuto il trasferimento nei centri di accoglienza di Bari e Crotone. Dalla parete a vetri si vede l'aereo della Eurofly che effettuerà il volo. In mezzo a loro ci sono dei ragazzini che non dimostrano più di quindici o sedici anni. Hanno diritto a essere accolti in un centro per minori. Ma al diritto preferiscono l'avventura. Anche perché è più sicura. Per la legge sono minori non accompagnati. Ma sulle barche con cui sono arrivati non erano da soli. C'è chi è venuto col fratello, chi con lo zio, e chi con gli amici del quartiere. Gente di cui si fidano ciecamente, e con cui continueranno il viaggio, verso la Francia. Hanno facce emozionate. E fissano il metal detector come se fosse l'ennesima sfida. Neanche fosse un rito di iniziazione. Una volta passati di là dai controlli e saliti sull'aereo, si diventa uomini. Si diventa stranieri, la vita sarà dura, tutti lo sanno, ma è per lottare che sono partiti.

22 February 2011

Aspettando Parigi. Viaggio a Lampedusa con i tunisini di Djerba


LAMPEDUSA - Il volo della Meridiana per Palermo è decollato puntuale alle 12,30. Tra i passeggeri di oggi c'è anche Fouad Ben Maguer. È uno dei tunisini arrivati sull'isola in questi giorni. Ma a differenza di tutti gli altri, è venuto da Parigi. A spingerlo fin quaggiù è stata la tenue speranza che il fratello si fosse salvato. Ma è bastato sfogliare i registri della Guardia di Finanza, per capire che del naufragio dell'11 febbraio gli italiani non ne sanno niente. Suo fratello Walid è dunque ufficialmente disperso nelle acque del Canale di Sicilia. Insieme a lui mancano all'appello le vite di altri 29 ragazzi. A ucciderli non sono state le condizioni del mare o l'imprudenza, ma la corvetta Liberté 302 della marina militare tunisina, che quel giorno ha speronato e affondato il peschereccio diretto a Lampedusa. Si sono salvati in 85. E i loro profili su facebook sono diventati una piccola Spoon River virtuale degli harraga morti nell'incidente.

Francia: caccia aperta ai tunisini di Lampedusa

Cosa fa la Francia se i quattromila tunisini arrivati a Lampedusa continuano il viaggio per Parigi? Sarkozy aveva già dichiarato la settimana scorsa di non volerli vedere in giro. Ma adesso è spuntato in rete questo documento riservato della prefettura di Cannes, vicino al confine italiano di Ventimiglia, dove di fatto viene chiesto alla polizia di "rafforzare le pattuglie... alla stazione di Cannes e dintorni" nel fine settimana del 19 e 20 febbraio, per un'operazione contro "i cittadini di nazionalità tunisina in situazione illegale"


17 February 2011

Associazioni tunisine a Lampedusa, rimpatriati gli egiziani

"Quanti morti ci vorrano ancora, signori e signore che governate, per cambiare politica e regolare la questione migratoria nel rispetto del diritto di tutti a una vita dignitosa? Sono già annegati tanti, fermate la vostra caccia all'uomo e collaborate con i nuovi governi democratici del sud per fare davvero del Mediterraneo una regione di pace e di prosperità economica per tutti". Dopo la conferma del naufragio di Zarzis, si fa sentire anche la società civile tunisina. Il comunicato arriva da Parigi ed è firmato dalla Federazione tunisina per la cittadinanza delle due rive, nota da anni per il suo impegno contro il regime di Ben Ali e per i diritti dei tunisini espatriati. Mentre preparano l'invio di una missione d'inchiesta a Lampedusa tra i loro connazionali, chiedono alle autorità tunisine di aprire un'inchiesta sullo speronamento che ha causato la morte di 35 persone, e all'Europa di collaborare con le nascenti democrazie del sud anziché fare del terrorismo psicologico sull'invasione che non ci sarà. Parole al vento.

16 February 2011

Mamadou dì a tua madre

Come ho scritto ieri, la notizia del naufragio di Zarzis è confermata. Il bilancio per ora è di 35 vittime, anche se è ancora presto per capire se davvero la marina tunisina volesse affondare il barcone e se sia solo stata la manovra sbagliata di un comandante inesperto. Ad ogni modo, non è la prima volta che i mari del sud della Tunisia,tra Zarzis e Ras Jedir, si prendono la vita dei viaggiatori diretti in Sicilia. Ne sa qualcosa Mohsen Lihidheb. Lungo quelle stesse spiagge,  ogni giorno dopo il turno alle Poste, raccoglie da 15 anni gli oggetti consegnati dal mare. Bottiglie di plastica, tavole da surf, canapi, testuggini, lampade al neon, elmetti, spugne, tronchi di legno, palloncini scoppiati. Mohsen ne ha creato un museo, il Museo della memoria del mare. Una memoria di plastica, fatta di opere d’arte sui paradossi dell’uomo moderno, costruite con i rifiuti recuperati nelle spedizioni ecologiche sul mare. Una delle installazioni, al centro del giardino circondato da mura di bottiglie di plastica colorate, è dedicata a Mamadou. È una montagna di almeno 150 paia di scarpe. Sono scarpe nuove, sono scarpe sportive e giovanili. Roba che non si butta. Sono le scarpe dei naufraghi. L’unico monumento che ricorda la strage che sta avvenendo quaggiù. È qui che è nato il titolo del mio primo libro, "Mamadou va a morire", quando incontrai Mohsen per la prima volta nel 2007. E questo è il mio racconto.

15 February 2011

Zarzis, parlano i superstiti: speronati dalla marina tunisina, 35 morti


CAIRO, 15 febbraio 2011 – Finalmente la verità sul naufragio di Zarzis. Parlano ai microfoni dell’autorevole Agence France Press otto dei passeggeri tunisini sopravvissuti all’incidente dello scorso 11 febbraio scorso sulla rotta per Lampedusa. E accusano senza mezzi termini la marina tunisina di avere deliberatamente speronato la loro imbarcazione. Oltre ai 5 cadaveri ripescati, la cui morte era sin da subito stata ammessa dalle autorità, ci sarebbero anche almeno 30 dispersi. Le famiglie delle vittime ora chiedono giustizia. Ma resta da capire chi ha dato l'ordine di speronare e in che punto del Canale si trovava il peschereccio. Visto che i testimoni hanno detto che stavano navigando da ormai 12 ore, c'è da immaginarsi che fossero vicini a Lampedusa, e infatti sul posto si sarebbe recato anche un elicottero italiano. Che ci faceva? Perchè nessuno ha fatto rapporto della strage? I dettagli, raccontati da 7 dei superstiti, nell'articolo di AFP.

Radio Passpartù. Finalmente liberi

Ma perché secondo voi le cose più interessanti si sentono su piccole webradio indipendenti e non nel mainstream? E allora grazie a Marzia Coronati e Elise Melot, e a Andrea Cocco, di Passpartù e ai loro ospiti in trasmissione Annalisa, Christian, Mohsen Lihidheb e Fulvio Vassallo Paleologo, che ci raccontano i fatti della Tunisia visti da Zarzis, Lampedusa, Palermo e... dal centro espulsioni di Torino. Qui potete scaricare la puntata oppure ascoltarla in streaming sul sito di Amisnet.

icon for podpress  Passpartù 19: Finalmente liberi [27:00m]


Bobo il bugiardo e il chierichetto Fabio

Prendetevi dieci minuti del vostro tempo. E riguardatevi l'intervento del ministro dell'interno Roberto Maroni domenica scorsa a "Che tempo che fa" sulla questione Tunisia. Anche a voi si contorce lo stomaco? Inviamo tutti insieme questa mail al conduttore Fabio Fazio.


Questo è l'indirizzo mail della trasmissione: raitre.chetempochefa@rai.it

Di seguito il testo della lettera di protesta.

14 February 2011

Tunisia: i pescatori contro le traversate a Lampedusa

"Ho assistito oggi a una riunione organizzata dal comitato popolare di Zarzis. Tutti hanno condannato categoricamente questa ondata di emigrazione. I marittimi hanno difeso con forza il codice d'onore del mestiere e accusato i pescatori che hanno venduto le loro barche agli organizzatori delle traversate". Ecco come viene vissuta sull'altra riva del mare la partenza dei 4.000 ragazzi che dalle coste meridionali della Tunisia sono arrivati a Lampedusa nei giorni scorsi. A scriverci è il signor Mohsen Lihedheb, postino e ecoartista di Zarzis, da tempo sensibile a questi temi. Mi ha mandato una mail ieri sera, durante la partita Inter Juventus. A casa sua, insieme al figlio adolescente, c'era un altro ragazzino di Zarzis, che due giorni prima era stato fermato in mare dalla Marina tunisina sulla rotta per l'Italia. Mohsen ci ha fatto due chiacchiere. Ed è interessante quello che viene fuori. Più che altro per capire che sono gli stessi di ieri che stanno partendo. Ragazzi in cerca di avventura e padri di famiglia avvezzi alla fatica e pronti al sacrificio per dare un futuro diverso ai figli, migliore. Forse c'è una sola differenza rispetto al passato. Che ai tempi del regime di Ben Ali, a Lampedusa arrivavano anche sindacalisti, oppositori ed ex prigionieri politici. Ma a quelli Maroni non ci ha mai fatto caso, visto che Ben Ali era un amico dell'Italia. Di seguito trovate la lettera di Mohsen.

Zarzis: collisione in mare sulla rotta per Lampedusa, 22 vittime

Le notizie si rincorrevano sul web da due giorni, ma solo adesso sembra essere confermata da fonti indipendenti. L'Ansa in Italia e Atouf e Assabah in Tunisia parlano di una collisione in mare, nel golfo di Gabes, sulla rotta per Lampedusa. I fatti risalgono alla notte tra sabato 12 e domenica 13 febbraio. La dinamica non è ancora chiara, ma protagoniste sarebbero due imbarcazioni cariche di passeggeri che stavano facendo da spola verso la nave madre. I due natanti si sarebbero scontrati viaggiando senza luci, non è ancora chiaro se durante una fuga da una motovedetta della marina militare tunisina. Il mare ha restituito i corpi di 5 annegati. Ma all'appello mancano ancora 17 persone, date ormai per disperse in mare. Una vera tragedia... Di cui certamente non si occuperà il ministro degli esteri Franco Frattini. Da quando è caduto l'amico dittatore Ben Ali - da lui strenuamente difeso fino all'ultimo - il ministro non si è mai degnato di visitare Tunisi libera, neanche non fossimo paesi confinanti. Ma sono bastati un po' di sbarchi in piena crisi di fiducia del governo, per farlo correre in fretta a Tunisi, dove è atteso per oggi, a negoziare un'espulsione collettiva. Gli avvocati si allertino... Di seguito la cronaca sulla stampa italiana e araba.