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15 January 2012

Lampedusa: le immagini dei pestaggi


In queste immagini girate da Alessio Genovese e mandate in onda da Presa Diretta su Rai Tre il 15 gennaio 2012, si vede la ricostruzione della rivolta dei tunisini a Lampedusa lo scorso 20 settembre 2011 e la dinamica dei pestaggi effettuati dalla polizia contro i ragazzi tunisini che stavano manifestando pacificamente nel centro del paese. Dal minuto 7'30'' fino alla fine del filmato. 

 Per capire meglio la dinamica dei fatti è utile anche questo secondo filmato, che mostra i ragazzi che per fuggire alle bastonate si buttano nel vuoto giù dal muro della pompa di benzina.

09 November 2011

Tunisia: il limbo dei rimpatriati

tunisini a Lampedusa, foto di Alessio Genovese

un reportage di Alessio Genovese, tratto da Borderline Sicilia

A Tunisi è il 20 ottobre, il paese si sta preparando alle prime elezioni libere con gioia e preoccupazione. Alle 7 del mattino le strade sono già piene di pendolari e lavoratori. La stazione dei micro-bus di Mansuf Bay è piena di gente che viene e va da ogni parte del paese. Sono pendolari e commercianti che portano le merci più improbabili in giro per il il paese. Dalla folla mi sento chiamare, "Abu Ali, Abu Ali il giornalista". E' Karim, uno dei 1300 tunisini che erano a Lampedusa il 20 settembre, quando il centro di contrada Imbriacola prese fuoco. Ha ancora addosso i pantaloni e le scarpe che gli hanno dato al suo arrivo sull'isola. Ha il sorriso stampato sul volto e mi chiede se mi ricordo di lui. Erano tanti, troppi per ricordarmi di tutti, ma Karim è uno di quelli che non ha ancora la barba sul volto. Me lo ricordo, era tra i 300 che hanno passato la notte alla stazione di benzina dell'isola, tra quelli che sono stati pestati e aggrediti brutalmente dai lampedusani. Era con Ali Aiadi, il suo amico di sempre, un ragazzino di appena 18 anni partito ad agosto con lui da Ben Arous uno dei quartieri più popolari di Tunisi. Mi abbraccia come se fossimo amici da anni. "Come stai? Da quanto tempo sei in Tunisia?" mi chiede stringendomi la mano "vieni con me io sto partendo adesso". Non capisco, "vieni e fai il viaggio con noi, così riprendi tutto".

14 October 2011

L'amore ai tempi della frontiera. Winny e Nizar

Winny, Nizar e Rafael, foto di Alessio Genovese

Winny è partita dall’Olanda. Capelli biondi, occhi verdi e un sorriso sempre pronto a illuminarle il viso, salvo poi sfumare in uno sguardo malinconico e offuscato dai cattivi pensieri. La gravidanza la fa sembrare più grande dei suoi ventitré anni. I poliziotti di guardia al Centro di identificazione ed espulsione di Chinisia, dove è rinchiuso suo marito Nizar, la riconoscono da lontano e la fanno accomodare senza nemmeno chiederle i documenti. È autorizzata a visitarlo due volte al giorno. I colloqui si tengono nel tendone sul piazzale, sotto lo sguardo attento e un po’ invidioso di cinque agenti che li controllano a vista. Parlano poco e in inglese. Il resto è fatto di sguardi. Lui appoggia le mani sul pancione per sentire i calcetti del piccolino. Sarà maschio, il nome ancora non l’hanno scelto. L’unica cosa sicura è che appena nascerà, Nizar si farà un altro tatuaggio sul braccio. Una piccola stella con le iniziali del figlio, accanto alla stella più grande con la W di Winny.

30 September 2011

Hanno insabbiato tutto. Prove di regime a Lampedusa

un ragazzo al sit in del 21 settembre a Lampedusa prima del pestaggio, foto Alessio Genovese


Sapevate che alcuni agenti della Guardia di Finanza a Lampedusa andavano a caccia dei tunisini indossando maglietta con su scritto “G8 2001, IO C'ERO"? E che tra i poliziotti c'era chi sotto l'uniforme indossava la maglietta con l'aquila nera e la scritta “MERCENARI”? Qualcuno penserà che siano dettagli. Secondo me invece dà la misura di dove siamo arrivati. La frontiera è ormai fuori controllo. Senza legge e senza informazione. Affidata a squadre di picchiatori esaltati. Gli stessi torturatori responsabili del macello di Genova, delle continue morti sospette in carcere e nei commissariati (vedi Cucchi, Uva, Aldrovandi...), e dei sempre più frequenti pestaggi nei centri di identificazione e espulsione (Cie). Anche se poi va detto che nei giorni della reconquista lampedusana gli agenti non erano gli unici a picchiare. Perché con le spranghe in mano c'erano anche gli operatori della "Lampedusa accoglienza". I testimoni però sono pochi. Perché i giornalisti sono stati tenuti alla larga: intimiditi e addirittura malmenati. Tanto le immagini alle redazioni le forniva direttamente la questura. A spiegarci come ha funzionato la censura in quei giorni è di nuovo Alessio Genovese, uno dei pochi fotografi che era sull'isola e che è rimasto insieme ai ragazzi tunisini fino alle violentissime cariche della polizia. Gli abbiamo chiesto di ritornare su quei fatti. La gravità di quanto accaduto lo impone. Quella che segue è la sua testimonianza.

25 September 2011

Cie galleggianti

video di Enrico Montalbano

Dopo le tendopoli, le navi. La fantasia del ministero dell'interno in termini di repressione e detenzione illegale non sembra conoscere limiti. Oggi vi mostriamo le immagini che Enrico Montalbano ha registrato davanti al porto di Palermo. Si vede una delle navi della Moby. Guardatela bene perché molti di voi la riconosceranno. Personalmente l'ho presa due volte per andare all'isola d'Elba. Oggi è una prigione. Usata - pensate al paradosso - per detenere dei viaggiatori. Da tre giorni è utilizzata come centro di identificazione e espulsione. In modo assolutamente illegale. Dentro vi sono rinchiuse centinaia di ragazzi. Privati della libertà da settimane, senza convalida del giudice, dunque in modo totalmente illegale e anticostituzionale per di più. Sono accusati di aver bruciato la frontiera, ovvero di aver viaggiato senza un passaporto. Sono circa 600 persone. Gli stessi che lo scorso 21 settembre hanno incendiato il centro d'accoglienza di Lampedusa per protesta. A loro si sono aggiunti nelle ultime ore i 98 tunisini che erano sbarcati a Linosa e i 75 che due giorni fa erano stati dirottati a Porto Empedocle, Agrigento, anziché essere sbarcati a Lampedusa. Alcuni di loro sono feriti perché durante il trasferimento hanno rotto i vetri dell'autobus per tagliarsi le vene per protestare contro il rimpatrio. Perché il destino sembra proprio quello. Il Viminale ha annunciato che soltanto nell'ultima settimana sono stati rimpatriati 604 tunisini. Si tratta del nuovo accordo col governo transitorio di Tunisi. Due voli al giorno per 100 persone. L'ultimo è partito ieri mattina dall'aeroporto di Palermo. Un 747 della Dubrovnik Air. A questo ritmo nel giro di una decina di giorni potrebbero essere tutti espulsi senza avere avuto la possibilità di nominare un avvocato né di vedere un giudice di pace. Dunque in un completo e efficiente stato di polizia. A rovinare i piani del ministero potrebbero essere soltanto eclatanti proteste o prevedibili tentativi di fuga. Ma proprio per ridurre al minimo i rischi di un'ennesima rivolta dopo il rogo di Lampedusa, il Viminale ha dato l'ordine di iniziare a smistare i reclusi nei vari Cie d'Italia in piccoli gruppi.

24 September 2011

Lampedusa bruciava già. Lettera di Marta Bellingreri

ragazzi tunisini durante la manifestazione a Lampedusa, foto di Alessio Genovese

Ricevo e pubblico questa lettera da chi Lampedusa la conosce bene. Lei è di Palermo, si chiama Marta Bellingreri e sull'isola ha lavorato tutta l'estate con un progetto di un'associazione umanitaria. Dice che ha visto le fiamme dal primo giorno che ha messo piede dentro il centro di accoglienza dell'isola. Era il 15 giugno 2011. E il fuoco era già acceso. Fatto di umiliazioni, vessazioni, violenza, malaffare, silenzi. Non poteva esserci un finale diverso. Con un incendio reale e con la guerra in piazza dichiarata dalle forze di polizia e da alcuni lampedusani. Le braci di quell'incendio però sono ancora accese. Si trovano nel porto di Palermo sui nuovi Cie galleggianti dove sono stati trasferiti i tunisini ribelli. Circa 700 ragazzi, guardati a vista da più di 500 agenti delle forze dell'ordine. Il porto è blindato. E per la città è l'ora di decidere da che parte stare. Marta Bellingreri la sua scelta l'ha fatta da tempo. Leggete la sua lettera e forse capirete meglio come si è arrivati a tutto questo.

23 September 2011

Scusa Lampedusa

foto di Alessio Genovese, se usi Mac e non vedi la gallery clicca qui

Eccoli i volti del nemico. Sono i tunisini del centro di accoglienza di Lampedusa. Ragazzi come noi. Che violando la legge sull'immigrazione chiedono il diritto alla liberta' di circolazione negli anni della globalizzazione e della mobilita' internazionale. Lo avevano scritto anche sugli striscioni su cui hanno disegnato una catena spezzata: "Liberta' Freedom". E poi una richiesta di scuse, scritta in italiano: "Scusa Lampedusa". Perche' l'isola non si merita di tornare una colonia penale come all'epoca dei Borboni o come ai tempi del confino durante la dittatura fascista.
Quegli striscioni sono rimasti a terra dopo la violenta carica della polizia in tenuta antisommossa, di cui ieri vi abbiamo mostrato le immagini. Altro che liberta', altro che scusa Lampedusa. Solo violenza cieca di uomini in divisa e comuni cittadini.
Intanto il centro d'accoglienza dell'isola e' stato svuotato nel giro di 24 ore. Circa 700 tunisini per ora si trovano nel porto di Palermo, illegalmente detenuti su tre navi, la “Moby Fantasy” e la "Moby Vincent" della Moby e la “Audacia” di Grandi navi veloci, di fatto trasformate in centri illegali di detenzione galleggianti. A fargli compagnia potrebbero presto arrivare i 98 tunisini detenuti a Linosa, che oggi hanno bloccato per alcune ore il traghetto per Porto Empedocle chiedendo di poter salire a bordo per lasciare l'isola.
Intanto sulla frontiera sembra esserci stata una svolta. Stanotte infatti per la prima volta una imbarcazione con 75 tunisini, tra cui due donne, e' stata dirottata a Porto Empedocle, a Agrigento, anziche' essere sbarcata a Lampedusa. Segno che dal Viminale c'e' stato un ordine preciso di sospendere temporaneamente i trasferimenti sull'isola.

22 September 2011

La guerra di Lampedusa raccontata da Alessio Genovese

Le violenze della polizia contro i tunisini a Lampedusa, di Actualidad Rt

Lui è uno dei migliori fotogiornalisti italiani. Si chiama Alessio Genovese e a differenza di altri colleghi parla correntemente arabo, il che gli ha permesso di passare le ultime 48 ore insieme ai tunisini di Lampedusa e di capire meglio di altri cosa è davvero accaduto sull'isola. In attesa di vedere le suo fotografie, gli abbiamo chiesto di raccontarci per scritto quello che ha visto. Questa è la sua testimonianza.

30 July 2011

Rivolta anche a Lampedusa, minorenni picchiati

La base Loran dove sono reclusi i minori non accompagnati a Lampedusa

Notte di proteste anche al centro di accoglienza di Lampedusa, a Contrada Imbriacola, dove sono detenuti da settimane, senza nessuna convalida giudiziaria, senza colpe e senza reati, 206 prigionieri, tra i quali 34 minori non accompagnati. La rivolta è esplosa proprio tra i minorenni. Un gruppo di una decina di adolescenti tunisini sono saliti sui tetti per protesta. Si tratta degli stessi adolescenti che erano stati picchiati dalle forze dell'ordine due giorni fa. Quel giorno, i ragazzi si erano allontanati dal centro di accoglienza per fare un giro a Lampedusa e non appena rintracciati dalla polizia sono stati caricati malamente su una camionetta, all'interno della quale è avvenuto il primo pestaggio. Il secondo giro di botte invece gliele hanno date nei bagni del centro di accoglienza. Prima però li hanno fatti spogliare nudi per una perquisizione. E quindi li hanno picchiati. Uno di loro ha un labbro rotto, un altro ha una caviglia gonfia e un po' tutti sono ricoperti di lividi. L'associazione Save The Children, che a Lampedusa lavora con il ministero dell'Interno per il progetto Presidium proprio per la tutela dei minori, ha chiesto di fare visitare i ragazzi dal poliambulatorio dell'isola. Ma il medico dell'ente gestore Lampedusa Accoglienza, ha ritenuto che non fosse necessario. Quanto al direttore del centro d'accoglienza Cono Galipò, c'è da immaginarsi che in quel momento fosse impegnato in altre faccende, visto che nel frattempo risulta indagato per truffa aggravata continuata. Ad ogni modo, al contrario di tanti operatori presenti nel centro d'accoglienza, ieri sera i ragazzi hanno preferito rompere il silenzio e protestare. Perchè non serve una laurea in pedagogia per capire che degli adolescenti non possono essere denudati e picchiati dalle forze dell'ordine. Ma dove siamo finiti?
Intanto un altro centinaio di minori continuano a essere reclusi, contro ogni legge, nella ex base Loran dell'isola. Sui tetti non sono ancora saliti, ma per farsi sentire hanno scritto una lettera al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.

23 July 2011

LasciateCIEntrare, il programma del 25 luglio

L'appuntamento è per le 11,00 davanti ai Cie della vostra città, insieme a parlamentari e giornalisti, per dire no alla censura imposta per circolare ministeriale da Maroni. E per parlare delle condizioni dei detenuti con i 36 parlamentari che visiteranno le strutture. Perchè gli obiettivi sono due. LasciateCIEntrare, ma anche lasciateliuscire! Di seguito il programma delle visite con orario, adesioni e referenti. Per leggere l'appello e il motivo per cui Fortress Europe aderisce alla campagna, cliccate qui.

18 July 2011

Un giudice contro il governo: sequestri a Lampedusa


La libertà personale è un diritto inviolabile. A volte qualcuno se lo ricorda. Di sicuro non se l'è mai scordato il giudice di pace di Palermo Giuseppe Alioto, che in una sentenza della scorso 4 luglio ha espressamente condannato come illegali e addirittura incostituzionali le pratiche di detenzione arbitraria dei tunisini nel centro di accoglienza di Lampedusa. Si tratta della prima sentenza del genere da quando il centro di accoglienza dell'isola è stato trasformato, nell'aprile scorso, in un carcere a tutti gli effetti. Ed è un bel colpo per il governo, che sullo stato di eccezione ha costruito tutta la politica sui rimpatri in Tunisia. Ma stavolta le violazioni erano troppo grosse per far finta di niente. Hicham Boughanmi, il ricorrente, difeso dall'avvocato Barbara Cattelan del foro di Torino, era stato recluso 10 giorni, dal 6 maggio al 16 maggio, nel centro d'accoglienza dell'isola, per poi essere trasferito al centro di identificazione e espulsione (Cie) di Torino con un provvedimento di "respingimento differito". Il ricorso nasce da lì. Da quei 10 giorni di reclusione sull'isola, che nessun giudice ha mai convalidato. Secondo la difesa quella fu ingiusta detenzione, e fu una palese violazione dell'articolo 13 della costituzione italiana e dell'articolo 5 della Convenzione europea sui diritti dell'uomo.

10 July 2011

LasciateCIEntrare. Il 25 luglio contro la censura

Da Gradisca a Lampedusa. Visite parlamentari a tappeto nei centri di identificazione e espulsione (Cie) di tutta Italia per dire no alla censura imposta dal ministro dell'Interno Roberto Maroni, che dal primo aprile vieta l'ingresso nei Cie alla stampa e alle associazioni. L'appuntamento è per lunedì 25 luglio alle 11,00. Davanti ai Cie di Roma, Modena, Gradisca, Torino, Milano, Bari e Trapani. Lo stesso giorno altre delegazioni visiteranno il centro di accoglienza per richiedenti asilo (Cara) di Mineo (Ct) e i centri di prima accoglienza di Lampedusa, Porto Empedocle (Ag) e Cagliari, dove pure dal primo aprile la stampa non può più entrare. La visita al Cie di Bologna invece è anticipata a venerdì 22 luglio. L'iniziativa è stata promossa da sindacato e ordine dei giornalisti insieme a un gruppo di parlamentari, dopo il primo appello pubblicato due mesi fa proprio su Fortress Europe. Consultate il programma delle visite con orari e referenti.

07 July 2011

Richiedenti asilo nei Cie. L'Acnur da che parte sta?

Il centro d'identificazione e espulsione di Chinisia (Tr)
Rispetto alla maggioranza dei ragazzi partiti semplicemente per il gusto dell'avventura, sono pochi, pochissimi in verità, ma ci sono anche loro. Parlo dei tunisini che chiedono asilo politico all'Italia. Evidentemente non sono più i perseguitati dalla dittatura, perché per fortuna il regime di Ben Ali, per anni sostenuto dall'Italia, è caduto. Sono invece alcuni ex poliziotti, gente che aveva lavorato con l'Rcd, il vecchio partito del dittatore, o in altri casi attivisti che hanno fatto la rivoluzione e poi si sono dovuti confrontare con i poteri mafiosi cittadini, che a livello locale fanno più paura della polizia di Stato. In teoria hanno diritto a chiedere asilo e ad essere ospitati in un centro d'accoglienza dove poi una speciale commissione esaminerà la veridicità delle loro storie. In pratica però finiscono tutti nei centri di identificazione e espulsione per essere poi rimpatriati. Per aggirare la legge, basta che l'ufficio immigrazione della Questura di Agrigento, sotto cui ricade la competenza di Lampedusa, faccia sparire la lista dei nominativi di chi ha chiesto asilo. Una vera e propria truffa, di cui è perfettamente a conoscenza l'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Acnur), che però sul tema ha deciso di non esporsi in alcun modo, come abbiamo avuto modo di verificare personalmente a Trapani.

06 July 2011

Svuotate Lampedusa, la Jolie non deve vedere


Sono passate due settimane dalla visita di Angelina Jolie, attrice e ambasciatrice dell'Onu, al centro di accoglienza di Lampedusa, lo scorso 19 giugno. Ma torniamo sul tema. Perché nel frattempo siamo riusciti a acquisire le immagini di ciò che Angelina Jolie non doveva vedere e di cui comunque non doveva parlare. Si tratta di due video girati di nascosto con i telefonini dentro il centro di accoglienza di Lampedusa. Li avevamo da giorni, ma li pubblichiamo solo adesso che gli autori sono riusciti a scappare dal centro di espulsione di Chinisia dove erano reclusi. Mostrano le condizioni del centro di Lampedusa nel mese di maggio, quando lo Stato italiano vi teneva sotto sequestro circa 200 tunisini.

15 June 2011

Rimpatri da Lampedusa. Fughe a Foggia e Crotone

Ahmed è già arrivato in Francia. Mohamed Ali è a Milano. Sono fuggiti quasi tutti i ragazzi tunisini trasferiti dal centro di identificazione e espulsione di Santa Maria Capua Vetere dopo l'incendio che ha completamente distrutto il centro lo scorso 8 giugno. I fatti li ricordate: la rivolta in nome del ragazzo che chiedeva disperatamente di rientrare a Tunisi per il funerale del fratello deceduto il giorno stesso, poi i lacrimogeni sulle tende, le fiamme, gli scontri con gli agenti delle forze dell'ordine. E infine il sequestro di tutta l'area disposto dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere e il trasferimento dei reclusi nei centri di accoglienza per richiedenti asilo di Bari e Foggia. Da lì avrebbero dovuto essere trasferiti nei centri di identificazione e espulsione. Peccato però che quasi tutti si siano dati prima alla fuga. Secondo le informazioni che abbiamo raccolto, tutti i sessanta tunisini che si trovavano al centro di accoglienza di Foggia sarebbero fuggiti. E dei trenta trasferiti a Crotone, una ventina avrebbero fatto perdere le proprie tracce. Mentre gli altri dieci che non hanno preso la palla al balzo per fuggire, si trovano oggi nel centro di identificazione e espulsione di Bari, che descrivono come un carcere. Sono entrati sabato scorso. Per tutti loro, il 20 giugno scadono i primi due mesi di trattenimento dal loro arrivo a Lampedusa. Per quella data sarà chiara anche la strategia del ministero dell'Interno. Se lasciarli uscire, se rinnovargli il trattenimento per altri due mesi (il periodo massimo di trattenimento è sei mesi), o se addirittura convalidargli un nuovo trattenimento a partire dal loro ingresso nel Cie di Bari. E intanto a Lampedusa proseguono i rimpatri collettivi in Tunisia.

07 June 2011

L'anonima sequestri di Lampedusa


Duecento tunisini tenuti in ostaggio dallo Stato italiano da più di un mese. Due avvocati che provano a difenderli ma che si scontrano contro l'ostruzionismo del ministero dell'Interno, che finisce per negare il diritto alla difesa legale proprio a un ex prigioniero politico del regime di Ben Ali. Tutto questo mentre da Lampedusa riprendono i charter per Tunisi dei rimpatri collettivi, per evitare i quali a Pantelleria c'è chi si taglia le vene per protesta. Ma partiamo dall'inizio della storia. Da sabato scorso, 4 giugno 2011. Sono le nove del mattino, e gli avvocati Leonardo Marino e Giacomo La Russa si presentano puntuali davanti ai cancelli del centro d'accoglienza di Lampedusa, a Contrada Imbriacola. Sono venuti da Agrigento per incontrare i propri clienti: 16 cittadini tunisini trattenuti sull'isola da inizio maggio, dai quali sono stati regolarmente nominati come avvocati difensori. All'ingresso del centro li aspetta un agente di polizia. E da subito si capisce che qualcosa non va.

03 June 2011

Lampedusa: lamette in gola contro i rimpatri. In 28 tentano il suicidio, tensione alle stelle. Parla un recluso sposato con una donna francese

Dopo i primi quattro reclusi che si erano tagliati le vene mercoledì scorso, ieri sono stati in 28 a tentare il suicidio. Alcuni ingoiando lamette da barba, ferri e pezzi di vetro. Altri tagliandosi le vene. Continua a salire la tensione al centro di accoglienza di Lampedusa, trasformato dal 2 maggio in una galera, dove sono detenuti in modo illegale - senza nessuna convalida del giudice - circa 200 tunisini sbarcati sull'isola il mese scorso. Sull'isola non c'è un ospedale, ma soltanto un poliambulatorio, dove sono stati portati i feriti per una prima assistenza medica. I casi più gravi sono poi stati trasportati in elicottero all'ospedale Cervello di Palermo e al San Giovanni di Dio a Agrigento per essere sottoposti a un intervento chirurgico. Tutto è scoppiato quando si è sparsa la voce della ripresa dei rimpatri collettivi.

01 June 2011

Chinisia: fuga dal Cie. A Lampedusa ingoiano lamette

Fuga riuscita. Di 81 tunisini reclusi da una decina di giorni nel nuovo centro di identificazione e espulsione di Chinisia, stanotte sono riusciti a scappare in 44! Hanno scavalcato la doppia file di container che circonda la tendopoli per poi far perdere le proprie tracce dandosela a gambe levate nelle campagne attorno. Si tratta della seconda fuga in dieci giorni dal Cie inaugurato lo scorso 20 maggio. Almeno uno dei fuggitivi si sarebbe ferito nel tentativo di fuga ed è stato medicato e riportato al centro di espulsione. A tutti gli altri, benvenuti in Italia e buon viaggio, ovunque siano diretti: dai parenti in Francia, dagli amici in Italia o al Consolato di Palermo per ritornarsene a casa.

Intanto a Lampedusa continuano gli atti di autolesionismo. Dieci dei tunisini reclusi da un mese sull'isola, senza convalida del giudice e dunque in modo illegale in un centro giuridicamente predisposto all'accoglienza e non alla detenzione, hanno ingoiato ieri lamette da barba e pezzi di vetro per protesta e sono stati ricoverati nel poliambulatorio dell'isola. Nelle ultime 24 ore sono ormai una ventina i reclusi che hanno dovuto ricorrere alle cure mediche per episodi di autolesionismo. Quattro dei dieci ricoverati al poliambulatorio sono stati trasferiti su un elicottero del 118 all'ospedale di Agrigento, dove già ieri erano stati trasferiti altri quattro reclusi. Il ricorrere di questi gravi episodi di autolesionismo la dice lunga sul clima di tensione che si respira al centro di accoglienza di Lampedusa, trasformato per l'occasione in galera. E che è destinato a sfociare prima o poi in un'altra rivolta. Magari come successe nel febbraio del 2009, quando per poco non ci scappò il morto.

27 May 2011

Lampedusa: il marito di Winny pestato dai finanzieri

La sua storia aveva commosso l'Italia qualche settimana fa, quando a parlare era stata la moglie Winny, una ragazza olandese di 23 anni venuta a Lampedusa a riprendersi il marito, anche lui ventitreenne. I due ragazzi si erano conosciuti un anno fa nell'isola di Kos, in Grecia: Nizar faceva l'animatore turistico, Winny era in vacanza. È stato amore a prima vista, seguito da un matrimonio lampo, celebrato sull'isola, il 26 settembre scorso. Poi la coppia si è trasferita in Tunisia. Quando sono scoppiati i primi disordini, Winny è stato costretta a lasciare il paese mentre il marito è rimasto bloccato e ha deciso alla fine di salire su una barca per Lampedusa. Ma il sogno di un amore si è trasformato in un incubo. Ieri Nizar è stato pestato a sangue dagli agenti della Guardia di Finanza nel centro di accoglienza di Lampedusa, per poi essere arrestato. Unico pescato nel mucchio dopo i violenti tafferugli tra i reclusi tunisini e le forze dell'ordine sfociati in un pestaggio. Un pestaggio annunciato. Lo dicevamo da giorni. Che al centro d'accoglienza di Lampedusa, trasformato di fatto dal 2 maggio in un centro di detenzione, la tensione stava salendo in modo preoccupante. E che presto sarebbe scoppiata l'ennesima rivolta. E così è stato.

26 May 2011

Lampedusa: tunisini sospendono sciopero della fame

Sciopero della fame sospeso. I circa 200 tunisini ancora reclusi nel centro di prima accoglienza di Lampedusa, hanno sospeso ieri sera lo sciopero della fame, durato in tutto 48 ore. Alla base dell'interruzione della protesta ci sarebbe l'impressione diffusa che il governo tunisino non rispetterà l'impegno di rimpatriare i suoi concittadini come inizialmente previsto dall'accordo con Maroni. E intanto da Lampedusa ci arrivano alcune precisazioni da parte dell'Organizzazione internazionale delle migrazioni, rispetto all'articolo pubblicato ieri. Che volentieri diffondiamo perché - una volta tanto - sono notizie positive.