31 August 2009

Llegan dos pateras a Canarias con un inmigrante muerto

El Pais

Madrid - 31/08/2009 - Dos pateras han alcanzado las costas canarias en el último día de agosto, un mes en el que hasta hoy y por primera vez en diez años no habían llegado cayucos a las islas. En una de las embarcaciones, en la que viajaban cinco sin papeles, uno ha resultado muerto nada más llegar a la playa. Los otros cuatro se encuentran en buen estado. Además, otra patera con diez inmigrantes magrebíes ha arribado poco antes a las costas de Lanzarote y entre sus ocupantes viajaban una mujer y cuatro menores.

Respingimento: tensione a bordo della motovedetta della Gdf

"Siamo stremati, alcuni di noi stanno male. Vediamo da lontano le case di una città e temiamo che ci costringano a sbarcare. Vi prego aiutateci". Questa la richiesta raccolta dal giornalista di origini somale della Bbc, che è stato raggiunto telefonicamente dai 75 somali a bordo del gommone respinto ieri in Libia dalla Guardia di Finanza. I respinti hanno detto che dieci di loro, tra cui sette donne e tre minori, sono in precarie condizioni di salute. Quattro di loro, soccorsi da una motovedetta maltese, erano già stati ricoverati ieri nell'ospedale Mater dei della Valletta; un quinto, con forti contusioni alle costole, era stato trasferito sempre ieri a Pozzallo (Ragusa) con una motovedetta della Guardia Costiera. "Abbiamo chiesto ai militari italiani di fare richiesta d'asilo - hanno raccontato i respinti - e li abbiamo pregati di non consegnarci ai libici perchè temiamo di finire in carcere, ma non hanno voluto sentire ragioni".

30 August 2009

Brevi dalla frontiera n° 6

MESSICO, 246 MORTI NEL 2009 SU FRONTIERA USA
CITTÀ DEL MESSICO, 30 AGO 2009 - Sono almeno 246 i messicani morti durante i primi sette mesi dell'anno in corso mentre cercavano di entrare illegalmente nel territorio degli Stati Uniti. Lo ha reso noto oggi il ministero messicano degli Esteri. Il dicastero ha precisato che la maggior parte dei decessi è avvenuta nel deserto dell'Arizona, la causa più comune di morte è stata la deidratazione e l'età delle vittime oscilla fra i 18 e i 45 anni. Questi dati, prosegue la stessa fonte, mostrano una tendenza, seppur lieve, alla diminuzione delle morti di emigrati negli ultimi quattro anni: nel 2005, infatti, i casi registrati sono stati 443, e l'anno scorso 344. Quanto ai respinti dagli Usa e rispediti in Messico da Tucson (Arizona), nel 2008 sono stati 18.464 (13.590 uomini e 4.874 donne), il che porta il totale registrato dal 2004 a 82.339 (65.786 uomini e 16.553 donne) L'anno scorso, inoltre, sono stati respinti 17.772 minorenni non accompagnati. (ANSA)

Libia: firmato accordo operativo tra Oim e Acnur

ecco il comunicato dell'Oim


Libya - The UN High Commissioner for Refugees (UNHCR) and IOM offices in Libya have signed a comprehensive cooperation agreement to address the many pressing needs of migrants, refugees and asylum seekers who are currently in reception and detention centres in Libya.

Malta: recuperato un altro cadavere al largo di Bizzerbugia

LA VALLETTA (MALTA), 29 AGO - Il cadavere di un uomo, quasi certamente un immigrato morto durante una traversata, è stato recuperato questa mattina da una motovedetta della Marina maltese al largo della costa di Bizzerbugia, nella stessa zona dove giovedì scorso era stato ripescato il corpo di un altro extracomunitario. Secondo le Forze Armate maltesi le due vittime erano a bordo del gommone con 39 migranti intercettato due giorni fa dalle motovedette al largo di Bizzerbugia, mentre un secondo gommone con 40 persone era riuscito ad approdare direttamente nel porto di Marsaxlokk. I 79 immigrati, tutti somali, si trovano in questo momento nel centro di detenzione di Safi. Intanto le Forze Armate maltesi starebbero «monitorando» un peschereccio in navigazione nel Canale di Sicilia, con circa 150 immigrati, partito dalle coste libiche. (ANSA)

75 rifugiati somali respinti in Libia, dove il premier festeggia

ROMA - È stata respinta in Libia l'imbarcazione con 75 rifugiati somali a bordo, tra cui 15 donne e 3 bambini, intercettata oggi a circa 24 miglia a Sud di "Capo Passero", in provincia di Siracusa. L'imbarcazione era stata avvistata e soccorsa il giorno prima a 35 miglia a sud est di Malta, da una motovedetta della marina maltese che però si è limitata a rifocillare i passeggeri e a scortarli fino alle acque territoriali italiane, mentre un aereo italiano sorvolava la zona monitorando quanto accadeva. I passeggeri sono stati tutti respinti, comprese le donne e i bambini, con l'eccezione di un uomo che è stato trasferito all'ospedale di Pozzallo, in provincia di Ragusa, perchè aveva delle costole rotte e altri quattro rifugiati - tra cui una donna e un neonato - sono stati ricoverati ieri a Malta all'ospedale Mater Dei. Una domanda sorge spontanea. Se cinque persone erano in condizioni tali di salute da necessitare un ricovero in ospedale, come stavano gli altri che sono stati deportati in tutta fretta? Da quanti giorni erano in mare? E i due bambini?

Paleologo: questi respingimenti sono illegali

di Fulvio Vassallo Paleologo, Università di Palermo

PALERMO - Le violente polemiche innescate dal centro-destra contro la chiesa, ed i continui tentativi di depistaggio dell’opinione pubblica su temi assai rilevanti come la bioetica e la salute riproduttiva, vorrebbero lasciare nell’ombra gli abusi e le illegalità che il governo italiano ed i suoi agenti continuano a commettere ai danni dei migranti, anche nello stesso giorno nel quale Berlusconi vola in Libia per festeggiare con Gheddafi il primo anniversario del “Trattato di amicizia tra Italia e Libia”, un trattato che disonora chi lo ha firmato e chi se ne fa oggi silenzioso esecutore.

Eritrei: il Consiglio d'Europa chiede un'inchiesta

Italia e Malta devono condurre un'inchiesta «seria e approfondita» per accertare le rispettive responsabilità sulla vicenda del gommone ritrovato a largo di Lampedusa con cinque eritrei a bordo. È quanto chiede il commissario per i diritti umani del Consiglio d'Europa, Thomas Hammarberg, in due lettere inviate il 27 agosto ai governi di Roma e La Valletta.

Acnur: allarme per i minori detenuti a Lesvos, in Grecia

riportiamo per intero il comunicato diffuso il 28 agosto 2009 dall'Acnur

All’inizio della settimana alcuni funzionari dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per I Rifugiati (UNHCR) hanno visitato il centro di accoglienza di Pagani, sull’isola greca di Lesvos, rimanendo sconcertati dalle condizioni della struttura in cui sono trattenute più di 850 persone, tra cui 200 bambini non accompagnati provenienti soprattutto dall’Afghanistan.

Un anno di amicizia Italia-Libia: niente da festeggiare

In occasione della visita di Silvio Berlusconi a Tripoli per il primo anniversario della firma del trattato di amicizia tra Italia e Libia, gli autori e la produzione di “Come un uomo sulla terra” e Fortress Europe la petizione per chiedere una missione parlamentare nei centri di detenzione in Libia. La petizione è rivolta ai Parlamenti Italiano ed Europeo, alla Commissione Europea e all’UNHCR ed ha già raccolto on line e su carta quasi 15.000 firme.

28 August 2009

Surman: 15 eritrei rischiano la deportazione

Riceviamo e pubblichiamo questo appello dalla comunità eritrea in Libia. 15 rifugiati politici rischiano in queste ore il rimpatrio, abbiamo allertato l'Acnur, Human Rights Watch e Amnesty International.

Appello per bloccare il rimpatrio dei 15 eritrei detenuti a Surman

"Cari amici,

scrivo questa petizione da parte di 15 richiedenti asilo eritrei detenuti nel centro di detenzione di Surman, a circa 80 km a ovest di Tripoli. Stanno molto male e la situazione fa pensare che stiano per essere deportati in Eritrea. Hanno trascorso più di tre mesi in detenzione senza nessuna speranza, insieme a prigionieri di altre nazionalità, ma in questi giorni ci sono segni che lasciano presagire il rimpatrio. Alcuni funzionari di polizia hanno chiesto loro di riempire dei moduli, li hanno fotografati e hanno preso loro le impronte digitali. Tutto questo non è mai successo prima agli eritrei detenuti in Libia, è incredibile. Loro temono che li stiano ingannando. Perché se dicessero loro che li stanno per rimpatriare, la comunità internazionale si allerterebbe e potrebbe interferire con il loro piano.

27 August 2009

Sbarcati 134 emigrati a Malta e Siracusa. Un morto

SBARCHI A MALTA, C'È ANCHE UN MORTO
LA VALLETTA, 27 AGO 2009 - Due gommoni con ottanta migranti, uno dei quali morto, sono giunti a Malta. Il primo natante è arrivato direttamente a terra, a Marsaxlokk; il secondo è stato intercettato dalla marina maltese al largo delle coste di Birzebbugia. La vittima si trovava accanto al natante soccorso alla deriva. Tra i 79 migranti ci sono 14 donne, tra cui tre in gravidanza e una bimba di sette anni. (Ansa)

26 August 2009

Ali Ben Sassi Toumi è stato rilasciato dalle carceri tunisine

Ali Ben Sassi Toumi è stato rilasciato su cauzione il 10 agosto scorso dopo otto giorni di detenzione, in seguito al rimpatrio dall'Italia in violazione del pronunciamento della Corte europea dei diritti umani. La notizia viene da Amnesty International, che aveva lanciato una campagna urgente per la sua liberazione. Per i dettagli della vicenda rimandiamo ai nostri articoli precedenti

Tunisi:Ben Sassi Toumi arrestato dopo espulsione dall'Italia
L’allarme di Amnesty: rischia di essere torturato. Era stato rimpatriato il 2 agosto, dopo aver scontato una pena di quattro anni per adesione a una cellula di Al Qaeda e reclutamento di combattenti in Iraq. La Corte europea aveva chiesto tre volte di bloccare il rimpatrio
Le accuse del Consiglio europeo: "Inaccettabile ignorare la Corte"
Paleologo: così l'Italia si copre di vergogna e di ridicolo

"Questo è un omicidio!". Le reazioni degli eritrei in Libia

TRIPOLI – “Caro, hai saputo della tragedia? 75 eritrei sono morti... ANSA, che Dio li benedica! Buona notte”. Con questo sms, il 20 agosto alle 23:04 un amico eritreo a Tripoli mi informava dell’ultima strage nel Mediterraneo. Lui su quella barca aveva un’amica. Una ragazza di nome Adada, il cui nome compare nella lista dei morti. Era una cara amica. Per questo si era interessato dall’inizio della sorte di quel gommone. E si è fatto un’idea precisa: “Non è stato un incidente in mare, è stato un omicidio”. Lo scrive in una mail spedita a mente fredda, due giorni dopo, dopo aver controllato le notizie sui siti in lingua inglese. “Nell’era della tecnologia una barca così grande non può sfuggire agli occhi d’aquila che pattugliano ogni angolo di questo mondo”. I primi giorni dopo la partenza, avvenuta all’alba del 28 luglio, tra gli eritrei a Tripoli si diffuse la notizia che il gommone era arrivato a Malta. I dallala, come sono chiamati in tigrigno gli intermediari, ovvero gli organizzatori dei viaggi, avevano detto di aver ricevuto una telefonata col satellitare la sera del 29 luglio, in cui i passeggeri dicevano di vedere le luci di Malta. Ma che qualcosa era andato storto lo capirono subito. Selamawi – lo chiameremo con questo pseudonimo – aspettò invano una telefonata dai centri di detenzione di Malta. Passava ore negli internet point della capitale libica per cercare notizie sugli sbarchi e sui respingimenti.

25 August 2009

Gdf soccorre altri 57 eritrei. A bordo salvagenti maltesi

tratto dall'Ansa

LAMPEDUSA (AGRIGENTO), 25 AGO - I migranti sono complessivamente 57, tra i quali quattro donne; tutti sono già stati trasbordati sul pattugliatore d'altura G100 «Lippi» della Guardia di Finanza e sulla motovedetta CP40 della Guardia Costiera. Tranne uno di loro, che su indicazione dei medici è stato trasferito a Lampedusa, sono tutti in discrete condizioni di salute. Le due unità stanno adesso facendo rotta verso Porto Empedocle, dove saranno sbarcati. Il soccorso di oggi presenta numerose analogie con la vicenda dei cinque eritrei soccorsi cinque giorni fa dalla Guardia di Finanza al largo di Lampedusa. Anche in questo caso, infatti, sono state le autorità maltesi a segnalare il gommone, che è stato «scortato» fino al limite della acque territoriali italiane dal pattugliatore P51 della Marina militare dell'isola Stato. Le operazioni di soccorso da parte delle motovedette italiane sono state perfino filmate dai maltesi e anche la presenza dell'unità della Valletta è stata documentata dalla Guardia di Finanza con alcune riprese video. Sul gommone gli investigatori hanno trovato alcuni giubbotti di salvataggio in uso alla Marina Militare maltese. Il portavoce delle Forze Armate dell'isola Stato, Ivan Consiglio, non ha voluto rilasciare fino ad ora alcuna dichiarazione circa il ruolo dei maltesi nell'operazione. Anche in occasione dell'intervento di giovedì scorso le Fiamme Gialle avevano trovato sul gommone dei cinque eritrei tratti in salvo alcuni salvagente consegnati ai naufraghi da una motovedetta maltese, che li aveva pure riforniti di carburante. Lo ha accertato la Procura di Agrigento che sta indagando sull'ultima tragedia dell'immigrazione avvenuta nel Mediterraneo. (ANSA).

Prato: il vescovo celebra una messa per i 73 morti eritrei

PRATO - La città di Prato da anni è fortemente legata con l'Eritrea. Ci sono i rapporti con l'eparchia di Keren, i progetti del Gruppo Shaleku e le attività dell'associazione Chebì. Per questo, il vescovo di Prato, Gastone Simoni, ha deciso di celebrare una messa in ricordo dei 73 profughi, in gran parte eritrei, lasciati morire nel Canale di Sicilia dove hanno vagato per 23 giorni alla deriva. La messa si terrà il 29 agosto alle 18.00 nella cattedrale di Santo Stefano a Prato. Alla preghiera parteciperà la comunità cattolica eritrea di Prato che al termine si ritroverà nei locali del duomo per un banchetto, come prevede la tradizione.

Quelle email ignorate. Dal 31 luglio i familiari chiedevano notizie

I primi soccorsi a Lampedusa, AfpROMA – La prima mail l’ha spedita il 31 luglio scorso. Al Consiglio dei rifugiati di Bonn, in Germania, dove vive da vent’anni. Suo fratello era partito dalla Libia soltanto tre giorni prima, eppure lei già presagiva che quel viaggio avrebbe potuto trasformarsi in tragedia. Da Tripoli le avevano detto tutti di non preoccuparsi, perché dal gommone avevano telefonato col satellitare il 29 luglio, verso le sette di sera, dicendo che vedevano già Malta all’orizzonte. Tuttavia su internet non c’erano notizie di sbarchi. E nemmeno di respingimenti. Lei glielo aveva sempre detto di non partire. Perché 16 anni sono troppo pochi per sfidare la morte attraversando il Mediterraneo. Gli aveva consigliato di chiedere asilo politico in Libia, ma lui si era scoraggiato. Le Nazioni Unite gli avevano dato appuntamento per il 10 gennaio del 2010, ma con le continue retate della polizia, un futuro in Libia era inimmaginabile. Ed era partito senza dirle niente. A Bonn non sapevano niente, così sempre più preoccupata, ha iniziato a contattare chiunque potesse darle informazioni sulla sorte del fratello. Nel giro di due settimane è arrivata fino al ministero dell’Interno maltese, ma senza risultati. La conferma l’ha avuta soltanto sabato. Dopo vari tentativi, è riuscita a parlare al telefono con uno dei cinque superstiti al centro d’accoglienza di Lampedusa, che suo fratello lo conosceva e come. Prima di partire, a Tripoli, vivevano nella stessa casa. C’era anche lui sul gommone. L’hanno visto spegnersi lentamente, e poi l’hanno abbandonato in mare come tutti gli altri. Il dolore per il lutto, aggravato dal senso dell’ingiustizia, l’ha spinta a consegnarci una copia del fitto scambio di email che ha avuto nelle prime due settimane di agosto con varie associazioni e autorità a Malta e in Germania, che dimostrano come la notizia della presenza di questa imbarcazione alla deriva fosse filtrata attraverso vari canali fin dalla fine di luglio.

24 August 2009

Bari Palese: tenta il suicidio al Cie e poi scappa dall'ospedale

Nuova fuga al Cie di Bari, la notte di domenica. Protagonista un ventinovenne marocchino. Prima ha tentato il suicidio ingerendo tre viti smontate da un tavolo del Cie, il Centro identificazione ed espulsione di Bari-Palese. Poi, una volta portato al pronto soccorso e ricoverato nel reparto di chirurgia del policlinico, è fuggito nella notte. Intanto il Cie è al completo. Oggi infatti sono arrivati in 25 sbarcati nei giorni scorsi sulle coste italiane.

Frontiera Grecia. Video dal centro di detenzione di Lesvos




Ecco le immagini girate nel centro di detenzione dell'isola di Lesvos, nel mar Egeo, a Pagani. Al 25 agosto 2009 vi sono detenuti 160 ragazzini, emigrati e rifugiati minorenni sbarcati sull'isola dalle coste turche. Sono rinchiusi in un'unica stanza. E con un solo bagno a disposizione. Il 25 agosto 2009 hanno dichiarato uno sciopero della fame. Guardate bene le loro facce. Tra qualche mese, quando saranno rilasciati senza documenti, molti di loro raggiungeranno l'Italia, nascosti sotto i tir che ogni giorno a Patrasso e Igoumenitsa si imbarcano sui traghetti di linea diretti a Venezia, Ancona, Bari e Brindisi.

Aperta inchiesta per omissione di soccorso. La conferma dei familiari

"Stiamo valutando il racconto dei cinque naufraghi: se dovesse trovare conferma non escludiamo una possibile rogatoria internazionale con Malta per l'ipotesi di omissione di soccorso". Lo ha dichiarato il procuratore di Agrigento Renato Di Natale, che sta coordinando l'inchiesta condotta dal sostituto Santo Fornasier sull'ultima tragedia dell'immigrazione avvenuta nel Canale di Sicilia. Noi una conferma ce l'abbiamo. I familiari con cui siamo in contatto sono riusciti a parlare con i superstiti. Adesso hanno la certezza che i loro cari erano su quella imbarcazione. E che non li riabbracceranno mai più. L'ultima volta che li avevano sentiti telefonicamente da Tripoli, gli avevano detto che sarebbero partiti il 28 luglio. La loro testimonianza conferma quanto riferito dai cinque superstiti. E intanto Malta ha ammesso di aver avvicinato il gommone, due giorni prima del suo arrivo a Lampedusa, esattamente come raccontano gli eritrei.

A proposito delle loro testimonianze, vi segnaliamo questa intervista a Titi Tazrar, l'unica donna sopravvissuta.

L'Asgi: e adesso sia aperta un'inchiesta

comunicato stampa dell'Associazione studi giuridici sull'immigrazione

L'ASGI esprime il proprio sconcerto per le posizioni assunte dal Governo italiano, a seguito della tragedia che ha visto la morte di circa 80 persone nel canale di Sicilia. Invece di esprimere cordoglio per le vittime e sollecitare una inchiesta, anche in sede UE, sull'efficienza e la tempestività dei soccorsi, esso ha manifestato insofferenza e fastidio, accusando altresì esplicitamente i sopravvissuti di mentire, non si comprende per quali ragioni. Alcuni esponenti del governo si sono spinti ad affermare che i richiedenti asilo mentirebbero per ottenere il riconoscimento di un permesso di soggiorno. Altri ancora hanno insinuato il dubbio che tra i superstiti ci fossero degli scafisti. Adesso, i cadaveri che affiorano dalle acque del Canale di Sicilia stanno confermando la versione dei fatti fornita dagli eritrei evidenziando anche l'imbarazzo di quelle autorità che dopo i primi avvistamenti non hanno voluto neppure recuperare i corpi.

L'ASGI chiede che sia aperta un'inchiesta finalizzata all'accertamento dei fatti relativi al funzionamento e alla tempestività dei soccorsi. Nel ricordare che il salvataggio delle vita in mare costituisce un principio cardine del diritto internazionale e che tale principio sovrasta e precede ogni altra pur legittima finalità di controllo e contrasto dell'immigrazione irregolare, l'ASGI sottolinea che le intese, i protocolli operativi tra Italia e Malta e tra detti Stati e il sistema europeo Frontex debbono essere finalizzati in primis ad organizzare un efficiente sistema di monitoraggio e soccorso. Molti e assai rilevanti sono i dubbi e gli interrogativi, che la tragedia mette in luce, e che debbono trovare adeguata risposta anche in sede giudiziaria, in relazione all'efficacia dell'attuale sistema di ripartizione di competenze tra Italia e Malta relativamente al pattugliamento e al controllo delle zone marittime di competenza e all'organizzazione dei soccorsi, e sulla conformità al diritto comunitario delle modalità di azione del pattugliamento congiunto Frontex.

L'ASGI esprime inoltre la propria profonda preoccupazione per ulteriori aspetti paradossali di questa vicenda: ai superstiti, tra cui due minori, proveniente dall'Eritrea, quindi evidentemente in fuga da una situazione di violenza generalizzata e bisognosi di protezione internazionale, potrebbe essere consegnato un provvedimento di respingimento alla frontiera prima di avere accesso alla procedura di asilo. Si tratta di una prassi diffusa ad Agrigento, già più volte segnalata alle autorità, inutilmente, e di cui si sottolinea l'illegittimità; la norma vigente in materia di respingimento (art. 10 TU immigrazione), già estremamente restrittiva, precisa infatti in modo tassativo che le disposizioni di cui allo stesso art. 10 del TU n.286/98, relative al respingimento non si applicano a quanti facciano domanda di asilo. Ad eccezione dei casi in cui lo straniero non abbia presentato istanza di asilo o la abbia fatto solo in una circostanza di tempo e luogo del tutto distinta e successiva all'emanazione del provvedimento di respingimento, non appare quindi possibile adottare da parte del Questore un provvedimento di respingimento differito, ai sensi dell'art. 10 comma secondo, e nella stessa circostanza ammettere alla procedura di asilo la medesima persona, per l'evidente violazione del principio di non refoulement sancito dall'art. 33 della Convenzione di Ginevra.

Ci si chiede allora perché queste procedure vengano attuate, così come ci si chiede se non sia paradossale che dei naufraghi, in cerca di protezione internazionale, vengano accusati del reato di ingresso irregolare introdotto dalla L. 94/2009 (pacchetto sicurezza). Dubbia appare infatti la conformità di detta norma con l'art. 31 della citata Convenzione di Ginevra del 1951. Occorrerebbe verificare, nella fase di prima attuazione del reato di clandestinità, la sua compatibilità con i principi costituzionali, a partire dall'art. 10 della Costituzione che sancisce il diritto di asilo.

L'esito complessivo di norme inique e farraginose appare con tutta evidenza quello di mantenere condizioni operative che nel tempo potranno produrre ancora tragedie come quella degli eritrei e fornire un'immagine pubblica dei naufraghi non già come vittime di una tragedia, ma come criminali.

Le vittime del naufragio, per la drammaticità del viaggi subiti, sono senza dubbio persone che sono state esposte ad un trauma estremo. Dopo lo sbarco a Lampedusa si è appreso che sono state sottoposte a giorni di interrogatorio, prima da parte della Guardia di Finanza, poi da parte della Polizia. L'ASGI chiede che dopo il loro trasferimento a Porto Empedocle ( una donna e due minori) ed a Palermo ( due adulti) siano garantite una tempestiva presa in carico sotto il profilo medico psicologico e psicoterapeutico, anche attraverso un'idonea collocazione abitativa, come chiaramente richiesto dalle direttive europee in materia.

Quanto avvenuto in questi ultimi giorni a sud di Lampedusa si inquadra nella pratica dei "respingimenti" collettivi ed informali verso la Libia che il governo italiano ha ordinato alle unità militari, in particolare ai mezzi della Guardia di Finanza, a partire dal 15 maggio scorso. Più di 1200 migranti sono stati respinti negli ultimi mesi verso i porti libici o riconsegnati dalle nostre motovedette alle imbarcazioni militari libiche, alcune delle quali fornite dall'Italia. Non sappiamo quale sia stato il costo umano di queste pratiche di riammissione di migranti che - come dimostrano le statistiche relative agli ultimi anni- avevano titolo ad accedere nel territorio italiano per ottenere il riconoscimento di uno status di protezione internazionale. Quello che è certo è che l'Italia ha violato e continua a violare l'art. 4 del Protocollo 4 allegato alla Convenzione Europea a salvaguardia dei diritti dell'uomo, e che questa violazione può integrare, in virtù del richiamo agli articoli 10 ed 11 della Costituzione, un grave comportamento di abuso di ufficio, oltre che un illecito sanzionabile da parte della Commissione Europea e dalla Corte Europea dei diritti dell'Uomo.

Il coinvolgimento di unità militari italiane nelle operazioni FRONTEX, basate a Malta e la circostanza che il primo "avvistamento" del gommone con gli eritrei superstiti fosse avvenuto martedì 18 agosto, ben due giorni prima dell'avviso lanciato da Malta solo quando il gommone stava entrando nelle acque territoriali italiane, da parte di un mezzo aereo che partecipava all'operazione, senza che poi fossero avviate immediate attività di ricerca e salvataggio, impone alla magistratura italiana, competente in quanto sono coinvolti mezzi militari battenti bandiera italiana, di indagare sulle modalità operative dell'ultima missione FRONTEX in corso nelle acque del Canale di Sicilia negli stessi giorni nei quali gli eritrei andavano alla deriva nell'indifferenza generale.

Dopo il ritrovamento di un cadavere di un migrante, nella giornata di sabato 22 agosto, vicino all'isola di Linosa, poco ad est di Lampedusa, ritrovamento avvenuto da parte di un diportista, e non da mezzi impegnati nelle ricerche ufficiali, e dopo che sono stati abbandonati in mare sette cadaveri rinvenuti durante una ricognizione aerea in acque libiche, mentre quattro cadaveri sarebbero stati recuperati dalle autorità maltesi, l'ASGI chiede alla magistratura di volere ordinare la prosecuzione delle ricerche di altri cadaveri e di volere disporre con la maggiore tempestività quei rilievi autoptici, anche sui corpi recuperati a Malta, che consentano almeno l'accertamento delle responsabilità e la restituzione alle famiglie delle spoglie dei loro congiunti

23 August 2009

Trovato un cadavere a largo di Linosa

tratto da Repubblica.it, di CARLO CIAVONI e FRANCESCO VIVIANO

AGRIGENTO - E' stato avvistato da un diportista il cadavere di una persona di pelle nera nelle acque antistanti Linosa, isola delle Pelagie, 24 miglia (circa 50 chilometri) a nord di Lampedusa. Sono in corso le operazioni di recupero da parte dei militari della Capitaneria di Porto.

21 August 2009

Paleologo: se l'omissione di soccorso diventa una condanna a morte (1)

di Fulvio Vassallo Paleologo, Università di Palermo, prima parte

1. Secondo l’agenzia ANSA il gommone con cinque eritrei a bordo, soccorso la mattina del 20 agosto al largo di Lampedusa da una motovedetta della Guardia di Finanza, sarebbe stato “segnalato solo all'alba di oggi ( 20 n.d.r.) dalle autorità maltesi a quelle italiane impegnate nella missione Frontex, il pattugliamento congiunto del Mediterraneo”. Sempre secondo la stessa fonte “ l'allarme è stato raccolto dalla centrale operativa di Messina del Gam, il Gruppo aeronavale della Guardia di Finanza, che ha subito allertato le motovedette di stanza a Lampedusa. L'imbarcazione è stata segnalata da Malta quando si trovava a circa 19 miglia dall'isola, al confine con le acque di competenza italiana per quanto riguarda le operazioni Sar (ricerca e soccorso in mare ndr). Le motovedette hanno poi intercettato il gommone a circa 12 miglia a Sud di Lampedusa, al limite delle acque territoriali”. Conclude l’ANSA che “le autorità della Valletta non hanno invece specificato da quanto tempo il gommone, alla deriva da diversi giorni per mancanza di carburante, venisse monitorato". Secondo un'altra agenzia Ansa del 20 agosto “le autorità maltesi hanno recuperato poco fa quattro cadaveri di migranti in mare. Verosimilmente si potrebbe trattare di persone che si trovavano sul gommone dei cinque eritrei soccorsi oggi dalla Guardia di finanza e arrivati a Lampedusa”.

Paleologo: se l'omissione di soccorso diventa una condanna a morte (2)

di Fulvio Vassallo Paleologo, Università di Palermo, seconda parte

2. In attesa che le testimonianze incrociate, e soprattutto le denunce dei parenti delle vittime, molti eritrei profughi in Europa che attendevano l’arrivo dei loro cari, confermino la reale dimensione di questa ennesima “tragedia annunciata”, proviamo a cercare alcune spiegazioni di quanto avvenuto, sulla base dei nuovi ordini impartiti alle unità militari italiane dal ministero dell’interno dopo l’entrata in vigore, il 15 maggio scorso, degli accordi italo-libici, per i quali il Presidente Berlusconi si accinge a volare a Tripoli, il prossimo 30 agosto, in occasione del primo anniversario del “Trattato di amicizia”, in modo da festeggiare con Gheddafi i risultati della rinnovata collaborazione tra i due paesi.

Paleologo: se l'omissione di soccorso diventa una condanna a morte (3)

di Fulvio Vassallo Paleologo, Università di Palermo, terza parte

3. Adesso però siamo di fronte ad un importante punto di svolta. Gli accordi bilaterali tra Italia, Malta e Libia, da una parte, e tra Malta e Libia, dall’altra, entrati in piena operatività nella primavera di questo anno, hanno avuto due conseguenze evidenti facilmente desumibili dalle sempre più rare cronache giornalistiche, conseguenze che non sarà facile smentire, neppure per il Ministro Maroni, che vede depistaggi e speculazioni in verità che sono tanto scomode quanto inoppugnabili.

Paleologo: se l'omissione di soccorso diventa una condanna a morte (4)

di Fulvio Vassallo Paleologo, quarta parte

4. Quanto accaduto in questa occasione induce poi ad un'altra serie di riflessioni. In sostanza, Malta dovrebbe coordinare interventi di salvataggio ma non ha i mezzi per effettuare direttamente gli interventi di soccorso, FRONTEX non si sa bene che ruolo svolga dopo che gli stati rivieraschi hanno concluso tra loro accordi bilaterali, e poi non è stato mai chiarito a quale paese dovrebbero essere riconsegnati i migranti intercettati dalle unità militari europee targate FRONTEX, e sul punto si sono sempre accese polemiche tra gli stati che partecipavano alle varie missioni di questa agenzia (Nautilus, Poseidon etc.). Alla fine, e forse anche in questo caso, si è sempre deciso volta per volta dopo trattative segrete tra i governi che hanno ritardato gli interventi di soccorso.

Via Corelli. Disordini al processo per la rivolta nel Cie di Milano


Il processo è iniziato venerdì 20 agosto e riprenderà il 21 settembre 2009.
L'articolo è tratto da Repubblica e scritto da Emilio Randacio

Malta intercettò il gommone, ma abbandonò i superstiti

Valletta, 21 ago 2009 - La Marina maltese ha avvistato ed avvicinato all'inizio della settimana il gommone con a bordo i cinque eritrei messi in salvo, ormai allo stremo delle forze, ieri da una motovedetta italiana a largo di Lampedusa. Lo hanno confermato fonti militari della Valletta, spiegando che l'equipaggio della corvetta maltese consegnò ai cinque dei giubbotti di salvataggio, fornendo loro assistenza - affermano i maltesi - nel rispetto «degli obblighi del diritto internazionale». Ma i militari maltesi non cercarono di sviare gli eritrei dalla destinazione che avevano scelto, sostengono ancora le fonti facendo intendere che furono i migranti a non accettare di essere soccorsi insistendo nel voler raggiungere l'Italia. Diversa la versione raccontata da uno dei sopravvissuti secondo il quale lui e i suoi compagni, che erano in un grave stato di disdratazione, hanno chiesto soccorso. Ed in tutta risposta l'equipaggio della nave ha dato loro i giubbotti salvagente ed ha acceso il motore del gommone - «perchè noi non avevamo la forza di farlo» - indicando la direzione di Lampedusa ed abbandonando i naufraghi al loro destino. (Ses/Col/Adnkronos)

Brevi dalla frontiera n°5

LAMPEDUSA, SOCCORSI NELLA NOTTE 44 IMMIGRATI
Palermo, 21 ago 2009 - Non si ferma la nuova ondata di sbarchi di immigrati a Lampedusa. Nella notte, la Guardia costiera ha soccorso a un miglio a Sud Ovest da Lampedusa, un gruppo di 44 immigrati, tunisini e marocchini, a bordo di un'imbarcazione. Gli immigrati sono stati trasferiti a Porto Empedocle (Agrigento) dove sono arrivati alle 5.15 di questa mattina. Sono in corso i controlli per identificare gli extracomunitari, tutti adulti e di sesso maschile. (Ter/Gs/Adnkronos)

20 August 2009

IMMIGRATO CADE DA CAMION E MUORE A BRINDISI


BRINDISI, 20 AGO 2009 - Un giovane immigrato, non ancora identificato, è morto cadendo da un camion sul quale pare si sia introdotto all'insaputa del conducente: è avvenuto nel territorio di Brindisi lungo la corsia nord della statale 16. Sul posto è intervenuta la polizia stradale, oltre ai vigili urbani. Gli investigatori ritengono che l’uomo si sia arrampicato in modo precario sul camion presumibilmente appena sbarcato da un traghetto nel porto di Brindisi. Secondo alcune testimonianze sarebbe caduto sull'asfalto perdendo la vita, mentre il camionista probabilmente all'oscuro dell'accaduto ha proseguito la corsa. La polizia stradale sta ora cercando di rintracciarlo. Sul posto è giunto anche il sostituto procuratore Giuseppe De Nozza. Difficile stabilire l'identità dell'immigrato che non aveva con sé documenti. (ANSA)

75 morti a Lampedusa. I parenti ci avevano contattato

RAGUSA - Lo scorso 14 agosto abbiamo ricevuto una email da Malta in cui ci chiedevano se sapevamo niente di un gommone con 80-85 eritrei a bordo, tra cui 25 donne, che avrebbe dovuto lasciare le coste libiche intorno al 29 luglio. Da vari Paesi d'Europa i familiari dei passeggeri chiedevano notizie sulla loro sorte, inquieti. Abbiamo risposto di no, che non c'era stato nessuno sbarco di quelle dimensioni e che probabilmente erano stati respinti anche se non ci risultava una notizia di un simile respingimento. Escludevamo infatti che dopo 15 giorni l'imbarcazione potesse essere ancora alla deriva. Non è possibile passare inosservati con tutto il traffico di pescherecci e mezzi di pattugliamento che c'è nel Canale di Sicilia con il mare buono. Abbiamo sbagliato. Quel gommone era ancora alla deriva, e gli unici cinque superstiti sono stati soccorsi questa mattina a poche miglia da Lampedusa, dopo 23 giorni in mare. La traversata è costata la vita a 75 persone. I loro corpi sono stati abbandonati in mare dai superstiti, quattro sono stati ripescati in queste ore al largo di Malta. Abbiamo sbagliato a credere che fosse impossibile che i pescatori non dessero l'allarme. Abbiamo sbagliato a pensare che mai le autorità maltesi e le navi di Frontex avrebbero aspettato l'ultimo momento per segnalare alle motovedette italiane la presenza di un mezzo alla deriva.

Benghazi: spunta un testimone. Ecco come li hanno ammazzati

BENGHAZI – C’è un testimone oculare del massacro di Benghazi. Ha assistito personalmente alla strage dei somali nel campo di detenzione di Ganfuda. E l’ha raccontata per telefono a Fortress Europe, sotto stretto anonimato. Ecco come li hanno ammazzati.

Il campo di Ganfuda si trova a una decina di chilometri dalla città di Benghazi. Vi sono detenute circa 500 persone, in maggior parte somali, e poi un gruppo di eritrei, e alcuni nigeriani e maliani. Sono tutti stati arrestati nella regione di Ijdabiyah e Benghazi, durante le retate in città oppure durante la traversata del deserto dal sud. Molti sono dietro le sbarre da oltre sei mesi. C’è chi è dentro da un anno. Nessuno di loro è mai stato processato davanti a un giudice. Ci sono persone ammalate di scabbia, dermatiti e malattie respiratorie. Dal carcere si esce soltanto con la corruzione, ma i poliziotti chiedono 1.000 dollari a testa. Le condizioni di detenzione sono pessime. Nelle celle di cinque metri per sei sono rinchiuse fino a 60 persone, tenute a pane e acqua, e quotidianamente sottoposte a umiliazioni e vessazioni da parte della polizia. La tensione è tale che il gruppo dei detenuti somali decide di tentare l’evasione.

Fuga da Gradisca, in sette riescono a evadere

GRADISCA D'ISONZO - Fuga dal centro di identificazione e espulsione di Gradisca (Gorizia). Sette reclusi, tre tunisini e quattro algerini, sono riusciti a scappare questa mattina all'alba allargando con dei ferri le sbarre alle finestre delle celle. Altri due algerini, che stavano tentando di scappare attraverso i tetti della struttura, sono stati bloccati dalle forze dell'ordine. Prima della fuga di stamani, nel cie di Gradisca erano reclusi 194 immigrati a fronte di una capienza di 198 persone. Dopo le violente proteste dello scorso 9 agosto, quando un centinaio di immigrati salirono sui tetti della struttura sfasciando impianti e suppellettili del centro, 30 dei rivoltosi furono trasferiti nel cie di Milano. Da allora nel cie di Gradisca vige un regime particolarmente restrittivo. Agli immigrati reclusi è vietato stare all'aperto e nelle zone comuni, e sono costretti a restare nelle celle. E vista la riuscita fuga di oggi, difficilmente la Questura sospenderà queste misure.

Berlusconi in Libia il 30 agosto per festeggiare il trattato di amicizia

ROMA - Silvio Berlusconi mantiene la promessa fatta a Gheddafi. Il 30 agosto sarà a Tripoli per celebrare la prima "Giornata dell'amicizia tra il popolo italiano e il popolo libico", istituita da Gheddafi dopo la firma a Benghazi del trattato di amicizia lo scorso 30 agosto 2008. A accompagnare Berlusconi ci saranno le frecce tricolori. Nove aerei MB339 si esibiranno nei cieli di Tripoli due giorni dopo, il primo settembre, in occasione della grande parata militare che il regime libico ha organizzato per celebrare il 40° anniversario del colpo di stato con cui Gheddafi prese il potere nel 1969. Durante la sua visita a Roma dal 10 al 12 giugno, l'Italia ha steso il tappeto rosso davanti al dittatore libico. E adesso, senza nessun imbarazzo nemmeno per la strage di 20 somali uccisi in un campo di detenzione per immigrati senza documenti a Benghazi, l'Italia si appresta a festeggiare con i massimi onori i suoi 40 anni al potere. Quarant'anni di regime macchiati di sangue e gravi restrizioni delle libertà dei 6,3 milioni di cittadini libici. E nonostante la spinta riformatrice del figlio primogenito di Gheddafi, Sayf el Islam, che ha fatto rilasciare centinaia di prigionieri politici, la situazione è ancora critica.

18 August 2009

Milano: il 21 agosto si apre il processo per la rivolta nel cie

MILANO - Sono accusati di violenza, resistenza a pubblico ufficiale e danneggiamento aggravato. Venerdì 21 agosto si apre il processo per direttissima. Si tratta dei 14 arrestati a seguito della rivolta di giovedì 13 agosto al Cie di via Corelli a Milano. Nove uomini e cinque donne, che avevano preso parte alla protesta contro il prolungamento dei termini di trattenimento nei Cie da sessanta giorni a sei mesi voluto dal pacchetto sicurezza. Uno dei possibili modi per non lasciarli soli è mandargli un telegramma. Riceviamo da Macerie e diffondiamo l’elenco dei loro nomi per scrivere loro in carcere, all’indirizzo Casa Circondariale “San Vittore” Piazza Filangeri, 2 - 20123 Milano. La prima udienza è fissata per venerdì 21 agosto alle ore 9:30 nel tribunale di Milano.

Bari: striscione di solidarietà contro il cie: "Liberi tutti"

BARI - "Solidarietà agli immigrati detenuti nel Cie. Solidarietà ai rivoltosi. Liberi tutti". È la scritta sullo striscione affisso questo pomeriggio in corso Benedetto Croce, nei pressi della Chiesa Russa di Bari, da ignoti. Lo striscione è stato legato con una catena a due semafori sul corso, bloccando il traffico. Allertati da alcuni automobilisti rimasti bloccati, sono intervenuti sul posto alcuni agenti della Digos che hanno rimosso catena e cartello. Il messaggio fa riferimento alla rivolta avvenuta la notte tra il 15 e il 16 agosto scorsi nel Centro identificazione ed espulsione di Bari a cui ha partecipato una cinquantina di extracomunitari che ha devastato la struttura che li ospitava e ha portato all'arresto di due persone.

Brucia Modena. Si allunga la lista delle rivolte nei Cie

MODENA - Dopo Gradisca, Milano, Torino, Roma, Lamezia Terme e Bari, ieri è stata la volta del centro di identificazione e espulsione di Modena. La protesta è iniziata nel pomeriggio, quando una trentina di detenuti, soprattutto marocchini, hanno rifiutato il cibo in protesta contro la legge 733 che prolunga a sei mesi il trattenimento nei Cie. In serata alcuni reclusi hanno dato fuoco ai materassi. Per domare l'incendio nella struttura gestita dalla Misericordia, sono dovuti intervenire i vigili del fuoco con quattro mezzi, polizia e carabinieri. Le fiamme sono state spente dopo circa tre ore e hanno causato danni ingenti in quattro stanze del Cie e la lieve intossicazione di un trattenuto. Le donne ospitate al Cie sono state trasferite in una struttura analoga. Quattro cittadini cinesi sono stati rimessi in libertà.

Libia: interrogazione dei Radicali sul massacro di Benghazi

ROMA - Mentre a Palazzo Chigi fervono i preparativi per il primo anniversario del trattato di amicizia firmato lo scorso 30 agosto 2008 da Berlusconi e Gheddafi a Benghazi, sui banchi del parlamento arriva il dossier della strage commessa dieci giorni fa proprio a Benghazi, nel centro di detenzione di Ganfuda, costata la vita a 20 cittadini somali, uccisi dalla polizia libica durante un fallito tentativo di evasione e una rivolta, secondo quanto riferito dal sito Shabelle Media Network, e verificato da Fortress Europe. I deputati radicali hanno infatti presentato oggi un'interrogazione urgente al Presidente del Consiglio e al Ministro degli Esteri riguardo a questo massacro. Ricordando che soltanto lo scorso 12 agosto il nostro paese ha respinto in Libia un'0ttantina di cittadini somali richiedenti asilo politico, i Radicali hanno chiesto al presidente del consiglio di rinunciare alla visita in Libia il 30 agosto.

17 August 2009

La mappa dei Cie: 13 centri per 1.806 posti

ROMA - Sono già aumentati. Senza fare rumore. Con il consenso dell'opinione pubblica e dei partiti di opposizione, il numero dei centri di identificazione e espulsione operativi è passato da 10 a 13, e il numero di posti disponibili da 1.219 a 1.806. Oltre al nuovo cie di Lampedusa (200 posti), la cui costruzione è stata bloccata dalla Guardia di Finanza, il Governo ha disposto la riapertura del vecchio cie di Crotone (124 posti), all'interno dell'area del Cara, di fronte all'aeroporto di Sant'Anna, e di quello di Restinco (83 posti) a Brindisi. Cliccando sull'immagine potete vedere la mappa ufficiale dei centri, consultabile sul sito del ministero dell'Interno.



Dopo Milano arresti anche al Cie di Bari. Continuano le proteste

Le mura di recinzione del Cie di Bari PaleseBARI - Due arresti al centro di identificazione di Bari. Sono finiti in manette un cittadino marocchino di 30 anni e un tunisino di 25, che nella notte avevano tentato l'evasione. Li hanno prelevati dalle loro celle i militari del battaglione San Marco in tenuta antisommossa. L'accusa è di devastazione e saccheggio. Avevano effettivamente sfasciato una delle telecamere di sorveglianza durante il tentativo di fuga, a cui avrebbero preso parte decine di persone. Il clima nel cie di Bari Palese resta molto teso. Alcuni detenuti lamentano minacce da parte dei militari e di un ispettore di polizia. La notte di sabato in una sezione hanno dato luogo a una lunga battitura, terminata con le minacce dei militari in turno, ma fortunatamente senza nessuna carica.

Libyen: Massaker in Benghazi – 20 Somalier von der Polizei getötet

Ein Blutbad in Benghazi. Mindestens 20 somalische Flüchtlinge sind von der libyschen Polizei während eines gescheiterten Fluchtversuchs aus dem Lager Ganfuda getötet worden. Sie wurden dort festgehalten, da sie keine Papiere hatten. Fünf von ihnen starben im Kugelhagel der Polizei. Die anderen 15 starben aufgrund der folgenden Misshandlungen durch die Polizeibeamten, die mit Schlagstöcken und Messern bewaffnet waren. Mindestens 50 weitere Flüchtlinge wurden verletzt, die meisten von ihnen Somalier. Das Ganze passierte in der ersten Augustwoche und wurde am 10 August durch die somalische Internetseite in der Diaspora Shabelle Media Network bekannt. Bei den dortigen Betreibern hatte sich ein Zeuge telefonisch gemeldet und von dem Massaker berichtet. Auch die libysche Presse (Libia Watanona) und die internationale Presse (Voice of America) veröffentlichten die Nachricht. Ein dritte Quelle bestätigte die Meldung bei Fortress Europe. Es besteht ein direkter Kontakt nach Benghazi, der jedoch aus Sicherheitsgründen nicht öffentlich gemacht werden kann. Es handelt sich hiermit um eines der größten bisher bekannten Blutbäder in einem libyschen Lager. Eine Meldung, die aufgrund weiterer Massaker, die in Tripolis geschehen sind, glaubhaft ist: im Gefängnis von Abu Salim starben im Juni 1996 Hunderte von libyschen Gefangenen (siehe das Special von HRW).

Paleologo: denunciare la Libia al Comitato contro la tortura dell'Onu

di Fulvio Vassallo Paleologo, Università di Palermo

PALERMO, 17 agosto 2009 - Dopo giorni di notizie frammentarie provenienti da alcuni siti somali, e dopo la smentita ufficiale del governo libico, sembra confermata da fonti indipendenti la uccisione di un numero imprecisato di migranti somali detenuti nel carcere di Bengasi, alcuni, forse cinque, durante un tentativo di fuga, altri, sembrerebbe quindici, che nella fase successiva alla fuga sarebbero stati percossi a morte. Nelle proteste scaturite dalla repressione violenta del tentativo di fuga, culminato con la strage, altre decine di somali (sembrerebbe 50) detenuti all’interno della stessa struttura detentiva di Bengasi, sarebbero stati gravemente feriti con manganelli elettrici, bastoni e coltelli, utilizzati da parte della polizia libica che si scagliava contro tutti coloro che si riteneva avessero partecipato alla sommossa. Una vicenda tragica sulla quale occorre indagare.

16 August 2009

Libia: l'elenco dei respingimenti documentati

Dal 5 maggio al 22 novembre 2009 il numero documentato degli emigranti e dei rifugiati respinti dall'Italia verso la Libia è di 1.409 persone. Di questi, 24 richiedenti asilo somali ed eritrei, hanno dato procura all'avvocato Anton Giulio Lana, del foro di Roma, di presentare ricorso alla Corte Europea dei diritti dell'uomo. Ma sono centinaia i richiedenti asilo somali e eritrei respinti in Libia, senza accesso a un avvocato e ancora oggi in carcere. Di questi, 73 eritrei sono stati malmenati da ufficiali della Marina militare italiana durante il respingimento del primo luglio 2009. Simili denunce di violenza privata sono state raccolte da Fortress Europe tra gli 80 somali respinti il 30 agosto 2009. L'Asgi e una piattaforma di associazioni hanno presentato un esposto alla Commissione europea

Libia: massacro a Benghazi, 20 somali uccisi dalla polizia

BENGHAZI, 16 agosto 2009 – Bagno di sangue a Benghazi. Almeno 20 rifugiati somali sarebbero stati uccisi dalla polizia libica durante un fallito tentativo di evasione dal centro di detenzione di Ganfuda, dove erano detenuti perché sprovvisti di documenti. Cinque di loro sarebbero morti sotto gli spari della polizia al momento della fuga. Gli altri 15 sarebbero invece morti a seguito delle violenze inferte loro dagli agenti di polizia, armati di manganelli e coltelli. La repressione è stata durissima, i feriti sarebbero almeno una cinquantina, in maggior parte somali. I fatti risalgono alla prima settimana di agosto. La notizia è stata diffusa il 10 agosto dal sito internet della diaspora somala Shabelle Media Network che ha parlato telefonicamente con un testimone oculare della strage. La notizia è stata ripresa anche dalla stampa libica (Libia Watanona) e internazionale (Voice of America). Ed è confermata da una terza fonte, con cui Fortress Europe è direttamente in contatto a Benghazi, ma della quale non possiamo svelare l'identità per motivi di sicurezza. Sebbene al momento non si conosca ancora l'esatta ricostruzione dei fatti e non si sappia con certezza il numero delle vittime, si tratta comunque della più grave strage avvenuta nei campi di detenzione libici. Una notizia credibile anche alla luce di massacri ben più atroci, come quello che venne commesso a Tripoli, nel carcere di Abu Salim, nel giugno del 1996 e che costò la vita a centinaia di detenuti libici (vedi lo speciale di HRW). Ovviamente le autorità libiche hanno prontamente smentito la notizia. L'ambasciatore libico di stanza a Mogadiscio, Ciise Rabiic Canshuur ha definito la notizia una “menzogna” e ai giornalisti ha chiesto: “prima di parlare o scrivere dovrebbero confrontarsi con noi”.

15 August 2009

Brevi dallla frontiera n° 4

OLTRE 100 MIGRANTI SU BARCONE A LARGO MALTA
ROMA, 15 AGO 2009 - Il gruppo di migranti intercettato 19 miglia a sud di Malta è composto da 34 donne e 81 uomini, precisa un comunicato delle Forze armate maltesi, sottolineando che l'imbarcazione è stata avvicinata mentre stava iniziando ad affondare. Un primo gruppo di persone è già sbarcato in una base maltese prima delle 20 ora italiana, segnala inoltre la nota, riferendo che gli «immigrati hanno sostenuto di essere partiti dalla Libia» e di essere «somali» (ANSA). (ndr. In questo caso non è scattato il respingimento, vedi la notizia sul Times of Malta)

Violences policières envers les migrants à Calais

Agosto 2009. La violenza della polizia francese a Calais, sulla rotta per l'Inghilterra. La quotidiana persecuzione di afgani, eritrei, sudanesi, palestinesi, egiziani, kurdi, vittime delle politiche di Sarkozy che - così è deciso d'accordo con Londra - vuole "bonificare" la "jungle" entro la fine dell'anno. E arrestare e deportare il migliaio di persone che vivono nei boschi intorno a Calais, tentando ogni notte di imbarcarsi sui camion diretti in Inghilterra. Un video di Megaphone01

Trasferiti 40 detenuti del cie di Milano. Nuove proteste a Torino

RAGUSA, 15 agosto 2009 - Continuano le proteste nei Cie contro il prolungamento a sei mesi del limite di detenzione nei centri di identificazione e espulsione. Ieri una quarantina dei rivoltosi del Cie di Milano sono stati trasferiti nei Cie di Bari e di Brindisi. Il Cie di Milano infatti è stato semidistrutto dagli scontri tra polizia e detenuti e lo stanno svuotando per ristrutturarlo. In questo modo inoltre si divide il gruppo dei ribelli. A Bari i detenuti sono stati accolti da un forte schieramento di poliziotti in tenuta antisommossa che li hanno "invitati" a fare i bravi. Intanto a Torino continuano le proteste. Questa notte, secondo quanto riferito dal sito Macerie, poco dopo le 2, una ventina di reclusi sono saliti per protesta sul tetto del centro di identificazione e espulsione di corso Brunelleschi.

14 August 2009

Milano, Torino, Gradisca. Cie in rivolta contro il pacchetto sicurezza

Cie di TrapaniMILANO, 14 agosto 2009 – Finisce con 15 arresti e una decina di contusi la rivolta del centro di identificazione e espulsione di Milano. In Questura sono stati portati 4 donne nigeriane, una del gambia, 4 marocchini, 3 algerini, un ivoriano e un portoghese. Accusati di violenza, resistenza a pubblico ufficiale e danneggiamento aggravato saranno processati per direttissima. Tutto era cominciato ieri dopo le prime notifiche della proroga della detenzione di altri 60 giorni a chi già stava dentro da due mesi. Lo prevede il pacchetto sicurezza, che porta a sei mesi il limite massimo della detenzione. Prima lo sciopero della fame, poi la tensione è salita fino all’incendio di alcuni materassi e allo scontro con la polizia, che ci è andata pesante con calci, pugni e manganellate, secondo la testimonianza di uno dei reclusi che abbiamo raggiunto telefonicamente. Le proteste sono scoppiate il giorno dopo l’arrivo al cie di Milano di 30 algerini e tunisini appositamente trasferiti dal cie di Gradisca, in Friuli, per aver sobillato la protesta inscenata nella notte tra sabato e domenica scorsi, quando una sessantina dei detenuti salirono sul tetto per protestare contro l’allungamento dei termini del trattenimento di altri due mesi. Alcuni di loro intanto sono stati rimpatriati in Algeria.

Interrogazione parlamentare del Pd sui respingimenti del primo luglio

ROMA, 14 agosto 2009 - Il Partito democratico ha depositato una interrogazione parlamentare sui respingimenti in Libia. Il segretario Franceschini ha dichiarato: «Il rispetto dei diritti umani e delle regole internazionali non è negoziabile. Per questo suscitano allarme le notizie che arrivano dalla Libia sui comportamenti italiani verso persone che sono state respinte benchè chiedessero asilo politico e protezione perchè provenienti da zone devastate dalle guerre e dalla violenza». L'interrogazione porta la firma di Piero Fassino, Marco Minniti, Roberto Zaccaria, Rosa Villecco Calipari, Antonello Soro, Marina Sereni, Gianclaudio Bressa. L'interrogazione fa riferimento in particolare al respingimento del primo luglio dei 75 eritrei, che per primi denunciammo e che suscitò le critiche dell'Alto commissariato delle Nazioni unite per i rifugiati (Unhcr).

13 August 2009

Hallan el cadáver de un hombre flotando en el mar en Cartagena

La Verdad

MURCIA, 11 agosto 2009 - Navegaba tranquilamente entre el Cabo del Agua y la Isla de Escombreras cuando, de repente, una tétrica visión le sorprendió a media mañana: sobre el agua, flotando, había un cadáver. Efectivos de Salvamento Marítimo (Sasemar) rescataron ayer el cuerpo sin vida de un hombre cuya edad e identidad no han trascendido, después de que el tripulante de una embarcación deportiva avisó al Centro de Coordinación de Emergencias (112) de ese inesperado hallazgo.

Greece: two drown in migrant boat

Kathimerini

ATHENS, August 13, 2009 - Two bodies were recovered from the sea off the coast of the eastern Aegean island of Kos yesterday while another three people were pulled out alive in what appears to have been a botched attempt to smuggle illegal immigrants into Greece from Turkey.

Migrants' boat arrives back in Libya


VALLETTA, August 13, 2009 - A group of more than 80 migrants spotted on a boat south of Malta yesterday is back in Libya after the boat was intercepted by the Italian Navy. A baby born on board the boat was airlifted to Mater Dei Hospital yesterday afternoon, along with the mother. The boat at the time was some 90 nautical miles south east of Malta, heading north at a steady 6knots.

11 August 2009

Sbarco a Pantelleria, uno grave e un disperso


PANTELLERIA (TRAPANI), 10 AGO 2009 - Un tentativo di sbarco a Pantelleria rischia di trasformarsi in tragedia: un immigrato è stato raccolto in fin di vita dagli uomini della Guardia Costiera mentre un altro risulta ancora disperso. L'allarme è scattato ieri sera quando è stata segnalata la presenza di un gommone alla deriva, a circa tre miglia dalla costa. Delle nove persone a bordo, quattro hanno cercato di raggiungere la riva a nuoto. Due sono stati bloccati a terra dai carabinieri; un altro è stato soccorso da una motovedetta della Capitaneria: anche se indossava il salvagente aveva bevuto molta acqua ed accusava un forte stato di assideramento. L'uomo è stato subito trasportato nell'ospedale Nagar dell'isola, dove i medici si sono riservati la prognosi. Gli altri cinque che erano a bordo del gommeone sono stati recuperati dalle motovedette che in questo momento stanno perlustrando la costa alla ricerca dell'unico extracomunitaro che manca ancora all'appello. Ieri erano approdati a Lampedusa altri 22 immigrati, subito trasferiti a Porto Empedocle con il traghetto di linea per essere poi trasferiti verso uno dei centri di accoglienza della Sicilia. (ANSA)

L'avvocato Ballerini: tutti i trucchi degli scafisti in cravatta

Intervista all'avvocato Alessandra Ballerini di Felicia Masocco
tratto da l'Unità del 9 agosto 2009

ROMA - Ci sono migranti che non arrivano in Italia con le carrette del mare e non si affidano agli scafisti in terra d’origine: li trovano qui.Ed è unaltro genere di scafisti. «Sono in giacca e cravatta», «imprenditori o sedicenti tali», racconta Alessandra Ballerini, dell’ufficio legale della Cgil di Genova. E descrive un meccanismo semplicissimo ispirato dalla legge in vigore. Le vittime sono uomini edonne che cercano lavoro. E che una volta sbarcati si ritrovano in mano il numero di telefono di un fantasma e un permesso per qualche mese che non può essere rinnovato. Gli è costato tra i 5 e i 16 mila euro. Alla scadenza non resta che la clandestinità.

Come è congegnata la truffa?
«Se non è possibile mettersi in regola in nessun altro modo, ma soprattutto se non è possibile venire in Italia legalmente senza rischiare la vita pagando 5mila euro a uno scafista, si entra conun visto di ingresso, dando 5-8mila euro o anche 16mila a un imprenditore. La promessa è la solita,unlavoro in Italia. L’immigrato è convinto di pagare per qualcosa di “regolare”, pensa che stia pagando per le spese della pratica. Sono convinti che sia tutto in regola, che verranno assunti. Quando arrivano in Italia si rendono conto che le cose stanno diversamente».

Quando comincia il raggiro?
«In terra d’origine c’èun intermediario che spiega della possibilità di entrare grazie al decreto flussi, prima come lavoratore stagionale, poi assunto, perché c’è un imprenditore disposto ad assumere. Però ci sono delle spese. Chi vuole emigrare sa che deve pagare per ogni cosa, quindi paga. Viene messo in contatto con l’italiano, che a volte vede e più spesso no, e aspetta di ricevere il nullaosta. Infine ritira il visto in ambasciata: è valido, può entrare in Italia legalmente».

Ed entra. Poi che cosa succede?
«Scopre due cose. La prima è che non troverà più il datore di lavoro, ha in mano un numero di telefono che di colpo non squilla più, che non riuscirà più a raggiungerlo fisicamente. Io stessa come avvocato ho difficoltà, molto spesso quando invio le lettere mi tornano indietro. La seconda cosa è che il visto di 9 mesi non è rinnovabile, e che se anche il datore di lavoro lo avesse assunto come stagionale in base alle quote stabilite con il decreto flussi, dopo nove mesi se ne doveva andare dall’Italia. Ovviamente se avesse saputo non avrebbe speso 8 mila euro».

Quali sono le dimensioni di questa truffa? È diffusa?
«Vengo a conoscenza sempre di più casi sparsi per l’Italia».

Gli imprenditori sono veri o falsi?
«Alcuni non esistono, altri sì. Inun caso mi sono sentita rispondere Ero qui che lo aspettavo perché non è venuto? Ora sono scaduti i termini non mi serve più. A volte tra i mediatori, e i mediatori dei mediatori, è molto difficile risalire al titolare».

Effetti perversi della legge in vigore, un vero indotto criminale. Non c’è solo lo scafista...
«Ci sono anche gli scafisti in giacca e cravatta, in doppiopetto».

E la vittima deve tornarsene a casa.
«Con tutti i parenti che si sono venduti la terra per farli arrivare qua, sono terrorizzati,non lo dicono che è andata male. Restano da clandestini».

La sanatoria può servire a ridurre questo traffico?
«No, paradossalmente rischia di estenderlo. Si vide nel 2002: non sono i clandestini che si sanano, sono i datori di lavoro che si fanno un loro condono. Pagano 500 euro e non ne voglio più sapere di Inps, di Inail e di aver favorito l’immigrazione clandestina. Ne escono puliti. L’effetto collaterale è che il lavoratore straniero prende un permesso di soggiorno. Se si lascia l’iniziativa ai datori di lavoro può accadere (e accade spesso) che i costi della sanatoria vengono chiesti al lavoratore. Magari detratti dallo stipendio per mesi. Nel 2002 ci sono state donne costretta ad andare a letto con il datore di lavoro. Una sanatoria con soli benefici dovrebbe essere su impulso del lavoratore, che va in questura, dimostra che sta lavorando per qualcuno e di non avere problemi penali. Era così prima del 2002. Poi con la Bossi-Fini è cambiato tutto».

San Nicola Varco, l'Oim: assistere i migranti truffati. Informata la Procura

L'Oim ha svolto una missione a San Nicola Varco, all'interno di un progetto della Regione Campania volto a "bonificare" l'area. Dovevano verificare la disponibilità al rimpatrio volontario, e invece hanno scoperto la dimensione della truffa dei decreti flussi. Il rimpatrio volontario l'hanno chiesto in sei persone. Gli altri invece chiedono giustizia. Questo è il comunicato dell'Oim, che ha informato il ministero dell'Interno e la Procura di Salerno sulla truffa.

COMUNICATO STAMPA, Roma 7 agosto 2009

Giunti in Italia con la promessa di un lavoro regolare e sfruttati nei campi.
La frode ai danni dei marocchini di San Nicola Varco
L’OIM ha intervistato 200 migranti impiegati nella zona: molti sono vittime di una truffa
“Ora si verificherà in che modo assisterli ma i ritorni saranno solo una soluzione marginale”

L’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM), in merito alle notizie recentemente pubblicate dagli organi di stampa nazionali sul caso dei ritorni di marocchini dalla Campania, precisa che l’indagine svolta dal proprio team a San Nicola Varco – su richiesta delle autorità locali e del Ministero dell’Interno - ha avuto come scopo la verifica delle condizioni dei migranti che lavorano come stagionali nei campi intorno a Eboli e ha portato alla scoperta di una frode perpetrata ai danni di molti marocchini presenti nella zona.

La missione, della durata di 10 giorni, ha potuto verificare la presenza di un migliaio di migranti che vive in edifici abbandonati, tra i rifiuti, senza elettricità né acqua corrente, in condizioni rischiose, insalubri e assolutamente non dignitose. I migranti, tutti uomini marocchini impiegati senza contratto come lavoratori stagionali nel settore agricolo, sono sfruttati da datori di lavoro senza scrupoli che li pagano tra i 15 e i 25 euro al giorno per lavorare nelle serre o nei campi, con un orario che va dalle 4.30 del mattino fino alle 4 del pomeriggio.

“Il nostro team”, ha affermato Peter Schatzer, capo missione dell’OIM in Italia, “ha scoperto che la maggior parte dei migranti sono vittime di una frode: sono tutti giunti in Italia con un visto, attraverso il sistema delle quote stagionali stabilito ogni anno dal governo italiano. Hanno dovuto pagare una somma di denaro a un «intermediario» della loro stessa nazionalità e a un datore di lavoro italiano, che ha promesso di assumerli regolarmente. Una volta in Italia, il datore di lavoro è scomparso o, a volte, si è semplicemente rifiutato di assumerli. Senza un permesso di lavoro, molti sono caduti nelle mani degli sfruttatori”.

Il team OIM, composto da 4 esperti legali e 2 mediatori culturali, ha intervistato più di 200 migranti e l’Organizzazione sta verificando adesso con le autorità competenti, tra cui la Procura di Salerno, come poter venire incontro alle loro necessità. Nell’ambito del lavoro portato avanti con i suoi interlocutori italiani per verificare se e come sarà possibile offrire ai migranti truffati assistenza e protezione in Italia, l’OIM ha anche la possibilità di fornire un sostegno per coloro che desiderassero tornare a casa attraverso il programma di ritorno volontario assistito.

Quella del ritorno volontario e assistito – programma già attivo da tempo in tutte le regioni d’Italia e finanziato con fondi europei dal Ministero dell’Interno - è però solo una soluzione scelta in modo assolutamente volontario e spontaneo da quei migranti che ne hanno fatto richiesta e resta del tutto marginale rispetto a un intervento umanitario più ampio, con cui l’OIM mira innanzitutto a offrire assistenza e protezione in Italia ai migranti frodati.

San Nicola Varco S.p.a. La grande truffa dei decreti flussi

Foto tratta da Mannaggia la miserìa, Anselmo Botte, 2009
SALERNO, 11 agosto 2009 - In un paese civile siederebbero davanti a un giudice, per chiedere giustizia. Ma non in Italia. Non in un paese dove alla legalità si fa appello soltanto quando fa comodo. Cristo si è fermato a Eboli. Loro si sono fermati dieci chilometri prima. A San Nicola Varco, nel cuore della Piana del Sele, a Salerno. Sono un migliaio di cittadini marocchini. Ragazzi tra i 20 e 35 anni. Vivono nei fabbricati abbandonati di un vecchio mercato ortofrutticolo costruito negli anni Ottanta, costato decine di miliardi di lire e mai messo in funzione. Dormono dentro baracche di legno, cartone e lamiera. Senza acqua corrente né servizi. Senza elettricità né riscaldamento. Ogni mattina, alle prime luci dell’alba, si incamminano sulla statale 18, dove hanno appuntamento con i caporali per andare a lavorare nei campi. Le pesche d’estate, i finocchi d’inverno e le serre tutto l’anno. Per 25 euro al giorno, meno i tre che si tiene il caporale. Ogni mattina, alle prime luci dell’alba, è un triste risveglio. Il sogno non si è mai avverato. E l'Italia è diventata un incubo. Ma ormai è tardi. E nessuno rimborserà loro i 5.000 euro pagati per entrare legalmente nel nostro paese. Già perché almeno metà di loro non sono arrivati sui barconi. Ma comodamente seduti in aereo. Con un visto della nostra ambasciata sul passaporto, e un contratto di lavoro in mano.


10 August 2009

Caso Toumi e respingimenti. Paleologo: così l'Italia si copre di vergogna

di Fulvio Vassallo Paleologo

1.Nella gestione quotidiana dei rapporti tra Italia, Libia e Tunisia in materia di contrasto dell’immigrazione irregolare, le scelte maturate negli anni passati, talvolta anche sulla base di accordi di “solidarietà nazionale”, fino alla approvazione del Trattato di amicizia con la Libia, stanno coprendo di vergogna e di ridicolo il governo italiano e le autorità militari che ne eseguono gli ordini. Vergogna per le gravissime violazioni dei diritti umani, anche ai danni di minori e vittime di violenza, ridicolo per la evidente sproporzione tra l’enfasi degli annunci ed i risultati conseguiti, soprattutto quando si parla di “blocco” della rotta di Lampedusa. E gli sbarchi a Lampedusa sono adesso ripresi, anche se nessuno ne parla. Il blocco navale di Lampedusa non ha fatto certo diminuire in modo significativo il numero degli immigrati che annualmente entrano in Italia “senza documenti”, ma ha certamente ha sbarrato la strada a migliaia di richiedenti asilo o altre forme di protezione internazionale, la maggior parte di quelli fino ad oggi arrivati a Lampedusa, in fuga dall’inferno libico. Ma questo, per Maroni , è un “successo storico”, un risultato del quale vantarsi. Anche se nel periodo del governo Berlusconi i “clandestini” in Italia sono diventati oltre un milione.

Campeggio antirazzista in Grecia, a Lesvos, dal 25 al 31 agosto


Per la repressione non c’è posto sulle nostre barche…

Per migliaia di rifugiati e di emigrati, Lesvos rappresenta una delle principali porte di ingresso in Europa. Stipati sui gommoni, provano a passare la frontiera marittima tra la Turchia e la grecia. Alcuni non ci riusciranno mai. Almeno 1.100 rifugiati e emigrati hanno infatti perso la vita nel mar Egeo negli ultimi vent’anni.

09 August 2009

Lettera aperta agli amici italiani, di Maksim Cristan

Riceviamo e volentieri pubblichiamo questa lettera di Maksim Cristan, un artista e scrittore croato (autore di fanculopensiero), che ha vissuto e vive tuttora senza documenti tra l'Italia e la Germania

Lontano da casa, ogni posto è la tua casa

Ero lì, in una specie di zattera... un naufragio, chi lo sa... Insomma, sono lì su un relitto di un metro per un metro e mezzo circa, e, stranamente tranquillo in mezzo al mare: galleggio. Cosa vorrà dire? Va be', vedremo poi. A dir la verità avevo già sognato di essere su una zattera con una dozzina di donne stupende... nude. Ma lì il significato mi sembra chiaro. Ora sono qui da solo, ho il mio giusto spazio vitale, mi sono organizzato bene, il pesce non manca, ho una discreta riserva d'acqua, i servizi è come averli in camera, ho anche un robusto bastone che mi serve da remo. Non è un sogno angoscioso, ma cosa vorrà dire? Fuga, ritiro, solitudine? Il desiderio di sfuggire la vita esterna che ci preme da ogni parte? Si diventa filosofi, nei sogni.

One Algerian migrant dies, 11 missing


ALGIERS (Aug 8, 2009) - One Algerian man died and at least 11 others are missing after a small boat full of illegal migrants heading for Europe collided with a coastguards' vessel, two newspapers reported on Saturday.

Body found at Igoumenitsa port


ATHENS, 7 August 2009 - The body of an 18-year-old unidentified migrant was found near the port of Igoumenitsa, northwestern Greece, early yesterday. The unidentified man’s body was discovered next to a road leading away from the port and police suspect that the 18-year-old had been part of a group of immigrants that sneaked onto a truck believing it was about to board a ferry for Italy. However, it appears that the truck was headed for mainland Greece and the migrants jumped off as it set off on its journey. Police said that they had discovered a truck, driven by a 32-year-old foreigner, whose tarpaulin had been slashed. The driver has been arrested.

Ucciso in una collisione sulla rotta per la Sardegna. Parla il fratello

ANNABA, 9 agosto 2009 – Doveva raggiungere la sua fidanzata nel nord della Francia. È morto in mare, sulla rotta tra Annaba e la Sardegna, vittima di una collisione tra un'imbarcazione di harraga e una motovedetta della guardia costiera algerina. Il bilancio è drammatico: un morto, 11 dispersi in mare e 18 feriti, di cui uno grave. Ikram Hamza (nella foto, con la fidanzata) aveva 32 anni. Questa è la sua storia. Raccontata al quotidiano algerino El Watan, dal fratello Hicham e dall'amico Farid. È la vittima numero 14.695 che documentiamo. Non era un rifugiato, si dirà. Aveva un lavoro. Perchè non ha chiesto il visto? Lo aveva fatto e più volte, presso l'ambasciata francese a Algeri. Ma inutilmente. Viaggiare è un diritto di pochi. Quando finirà questa strage? Quando l'Europa aprirà le frontiere? E quando le repubbliche delle banane – come Farid definisce l'Algeria di Bouteflika – restituiranno un futuro ai loro figli?

Brevi dalla frontiera n°3

IN 22 SBARCANO A LAMPEDUSA DALLA TUNISIA
LAMPEDUSA (AGRIGENTO), 9 AGO 2009 - Un gruppo di 22 migranti è sbarcato all'alba di stamani a Lampedusa, sulla spiaggia di Cala Madonna. Gli extracomunitari, tutti tunisini, sono stati bloccati a terra dai carabinieri. L'imbarcazione, secondo le prime informazioni, sarebbe partita dalla Tunisia e non dalle coste libiche. Gli immigrati sono già stati accompagnati sul traghetto di linea che li trasferirà a Porto Empedocle.(ANSA) GUARDA LE FOTO

08 August 2009

Sogno in due tempi. L'Italia rischia un brutto risveglio

ROMA, 8 agosto 2009 - Il testo di questo monologo di Giorgio Gaber è del 1994. Lo pubblichiamo questo 8 agosto 2009. Un triste giorno per l'Italia. Il giorno in cui entra in vigore il pacchetto sicurezza. In cui per legge si dichiara reato la clandestinità, si bandisce l'esistenza di centinaia di migliaia di persone già presenti nel nostro paese, e si prepara una macchina detentiva per arrestarle, privarle della libertà fino a sei mesi e rimpatriarle. Magari con l'aiuto delle ronde. A chi dice che gli immigrati sono comunque troppi e che questo non è pericoloso populismo razzista, consigliate di prendere una calcolatrice. Nei primi 9 mesi del 2008 il governo ha rimpatriato 6.553 persone. Quello stesso anno ha chiesto l'ingresso di 170.000 lavoratori stranieri. Significa che per 4 espulsi ne chiediamo altri 100. I conti non tornano. E a pagare non sono solo gli immigrati. È questa Italia che imbrutisce, proprio come nel sogno di Gaber, e che rischia un brutto risveglio.

07 August 2009

Caso Toumi: il Consiglio d'Europa attacca l'Italia. Violate disposizioni Cedu

STRASBURGO, 7 agosto 2009 - L'Italia ignora sistematicamente le sentenze della Corte europea dei diritti dell'uomo, e per questo va condannata. È la denuncia di due esponenti dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa, la socialdemocratica tedesca Herta Daeubler-Gmelin, presidente dell'Assemblea, e il popolare cipriota Christos Pourgourides, relatore per l'attuazione delle sentenze della Corte. Al centro è il rimpatrio forzato, lo scorso 2 agosto, del tunisino Ali Ben Sassi Toumi, immediatamente arrestato al suo arrivo a Tunisi. La Corte di Strasburgo aveva chiesto tre volte alle autorità italiane la sospensione dell'espulsione ritenendolo a rischio di tortura e maltrattamenti in Tunisia.«È totalmente inaccettabile - scrivono i due in un comunicato - ignorare misure temporanea ordinate dalla Corte europea dei diritti umani». In particolare, prosegue la nota, «è vergognoso che una democrazia matura come l'Italia abbia rimandato Ali Toumi in Tunisia la scorsa settimana, un caso in cui esiste un immediato rischio di danno irrimediabile al ricorrente». Secondo i parlamentari «tale azione è una plateale violazione della giurisprudenza chiaramente stabilita dalla Corte. È la quarta volta dal 2005 che le autorità italiane prendono misure ignorando in modo flagrante gli ordini della Corte». Questo, conclude la nota, «è un comportamento intollerabile e deve essere subito condannato dal Consiglio d'Europa».

Leggi anche: Tunisi:Ben Sassi Toumi arrestato dopo espulsione dall'Italia

06 August 2009

Tunisia: Ali Ben Sassi Toumi a rischio di tortura dopo l'espulsione dall'Italia

ROMA, 6 agosto 2009 - ROMA - Ali Ben Sassi Toumi, cittadino tunisino di 44 anni, è stato arrestato all'aeroporto di Tunisi, dopo il rimpatrio forzato effettuato dall'Italia il 2 agosto 2009. Rimpatrio avvenuto nonostante la Corte europea dei diritti umani avesse richiesto per tre volte alle autorità italiane di sospendere l’espulsione. La notizia è stata diffusa dalla sezione italiana di Amnesty International , che ha lanciato un appello on line per chiedere al ministro dell’Interno tunisino il rilascio immediato del prigioniero. Alì Ben Sassi Toumi era stato rilasciato dal carcere di Benevento, in Italia, il 18 maggio 2009, dopo aver scontato quattro anni di detenzione per la condanna di appartenenza ad una cellula terroristica in Italia e per le attività di reclutamento di combattenti in Iraq. Ali Ben Sassi Toumi aveva fatto richiesta per ottenere asilo in Italia, vedendosela rigettare perché riconosciuto colpevole di aver commesso un "reato grave". Dopo il rilascio dal carcere, è stato trattenuto presso il Centro di identificazione ed espulsione (Cie) di Isola di Capo Rizzuto, in provincia di Crotone

05 August 2009

Respingimenti: pm Roma, archiviare Maroni. La parola alla Corte europea

ROMA, 3 agosto 2009 - Il Pm di Roma ha chiesto al Tribunale dei ministri di archiviare la posizione del ministro Maroni, indagato per il respingimento dei migranti. L'inchiesta fu aperta dopo una denuncia dei Radicali, scaturita dal respingimento di 227 immigrati salvati in acque internazionali ai primi di maggio. Il reato iscritto era l'abuso d'ufficio. La richiesta di archiviazione si fonda sul decreto che stabilisce i respingimenti. Così la magistratura italiana straccia il diritto internazionale. Basta un decreto e tutto diventa legittimo. Adesso però la parola spetta alla Corte europea dei diritti umani.

03 August 2009

Bollettino Luglio 2009

RAGUSA, 3 agosto 2009 – I medici dell’ospedale di Rafah non hanno potuto fare niente. Al suo arrivo era già morto dissanguato. Lo hanno colpito due volte: nel petto e alla gamba. A sparare è stata la polizia egiziana. I fatti risalgono allo scorso 31 luglio 2009. Si muore così nel Sinai alla frontiera tra Egitto e Israele. Una frontiera che dal 2006 è diventata un importante punto di transito per la diaspora eritrea, somala e sudanese, di pari passo con la progressiva chiusura della rotta libica verso l’Italia. Migliaia di rifugiati, affidandosi ai contrabbandieri egiziani, sono riusciti ad attraversare il confine negli ultimi anni. Dal 2008 la polizia egiziana ha messo in atto una durissima repressione. Centinaia di eritrei arrestati nel Sinai sono stati rimpatriati nel giugno del 2008, nonostante le aspre critiche espresse in più occasioni dall’Alto commissariato per i rifugiati delle Nazioni unite. E sulla frontiera è scattato l’ordine di sparare a vista: secondo l’agenzia stampa Reuters, i rifugiati uccisi sotto il fuoco della polizia egiziana sono stati almeno 28 nel 2008 e sette nei primi otto mesi del 2009. Morti su cui non è stata aperta nessuna inchiesta interna alle forze armate egiziane. Soltanto nel mese di luglio 2009 i morti sono stati tre, due dei quali erano rifugiati somali. Un dato che fa salire il bollettino di luglio ad almeno 14 morti, stando alle notizie riportate dalla stampa internazionale.

Egypt police kill two Somalis at Israel border


Hargeisa, 3 July 2009 (Somalilandpress) – Egyptian police shot dead two Somali migrants on Thursday who tried to slip across the Sinai desert border into Israel, security sources said, as violence against migrants picked up at the sensitive frontier. The killings bring to at least six the number of African migrants killed since mid-May at the border.

Egypt police kill African migrant at Israel border


EL-ARISH, Egypt, 31 july 2009 (Reuters) - Egyptian police shot dead an African migrant trying to cross the border into Israel on Friday, security and medical sources said, the latest killing in an upsurge of violence at the sensitive frontier.

02 August 2009

Vittime di tratta tra i respinti in Libia. Parlano le donne nigeriane

E dopo una settimana Judith ha detto: non puoi stare qui senza soldi e senza lavoro. Devi pagare il mangiare, il dormire. Devi lavorare. E per chi non ha documenti il lavoro è uno solo. Quale? ho detto io.
Eh, quand’è il momento lo vedrai, ha detto lei.
Così una sera mi ha portato al posto di lavoro.
Ha detto alle ragazze che stavano con me nella casa: datele un vestito per lavorare, qualche cosa che non mettete più.
Mi hanno dato il vestito. Era solo un paio di mutande.

ROMA, 2 agosto 2009 – Sono belle le nuove schiave nigeriane. Alte, nere, statuarie. E in vendita. Lavorano ormai anche nell’angolo più sperduto d’Italia, ovunque ci sia una strada, ovunque esista un marciapiede. Costrette a prostituirsi da organizzazioni criminali senza scrupoli, ogni giorno, per anni, fino al pagamento del debito contratto per portarle in Europa, dai trenta ai quarantamila euro. Migliaia di ragazze di Lagos e Benin City. Reclutate nei ceti più disagiati e raggirate con false promesse da organizzazioni criminali transnazionali che sulle loro prestazioni sessuali arrivano a lucrare dai 5.000 ai 7.000 euro al mese per ciascuna. Alcune di loro sono arrivate in Italia via mare. Nel 2007 sulle coste siciliane di ragazze nigeriane ne erano sbarcate soltanto 166. Ma nei primi otto mesi del 2008 il numero degli arrivi è schizzato a 1.128. Quante di loro siano finite nei circuiti dello sfruttamento della prostituzione non è dato saperlo. Ma è sicuro che una parte di loro fa quella fine. Lo sostiene una recente ricerca della cooperativa Be Free, basata su decine di interviste effettuate a donne nigeriane detenute nel centro di identificazione e espulsione di Ponte Galeria a Roma.

01 August 2009

Mετανάστες πέθαναν στα Ευρωπαϊκά Σύνορα

Σύμφωνα με την ακόλουθη ανασκόπηση του Τύπου τουλάχιστον 19.144 μετανάστες έχουν πεθάνει από το 1988 μέχρι τα τέλη του 2013 στα Ευρωπαϊκά Σύνορα. Από αυτούς οι 8.822 είναι αγνοούμενοι που έπεσαν στη θάλασσα. Στην Μεσόγειο, και στον Ατλαντικό Ωκεανό προς την Ισπανία, πέθαναν 14.309 μετανάστες. Στα στενά της Σικελίας 6.837 άνθρωποι πέθαναν κατά μήκος της θαλάσσιας πορείας από τη Λιβύη και την Τυνησία προς την Μάλτα και την Ιταλία, ενώ 5.086 από αυτούς αγνοούνται στη θάλασσα. Κατά το ταξίδι από την Αλγερία στη Σαρδηνία πνίγηκαν 229 ακόμη άνθρωποι. Κατά μήκος της διαδρομής από την Μαυριτανία, το Μαρόκο και την Αλγερία προς την Ισπανία, μέσω του στενού του Γιβραλτάρ ή από τις Κανάριες νήσους, τουλάχιστον 4.899 άνθρωποι πέθαναν, ανάμεσα τους 2.462 αγνοούμενοι. Επίσης, στη θάλασσα του Αιγαίου μεταξύ Τουρκίας και Ελλάδας 1.504 άνθρωποι πέθαναν εκ των οποίων οι 842 αγνοούνται [...]

Approfondimenti

Per approfondimenti giuridici, politici e sociologici rimandiamo alla rubrica Diritti e Frontiere, curata da Fulvio Vassallo Paleologo, Paolo Cuttitta e Alessandra Sciurba, del Dipartimento Studi su Politica, Diritto e Società dell'Università di Palermo.

Primo piano

Dicembre 2009
Condannati e premiati. Lo strano caso dei pescatori tunisini
Campagna di Natale contro i respingimenti. Partecipa anche tu!
"Roma senza fissa dimora". Il nuovo libro di Gabriele Del Grande
Eritrei: Hammarberg scrive all'Italia e a Malta, riaprire il caso
"Truth and justice can't wait". Il nuovo rapporto di Human rights watch sulla Libia
Respingimenti: la Corte europea ammette il ricorso. Italia sotto processo
Libia: parlano i respinti. “Picchiati dagli italiani e deportati nel Sahara”