TUNISI – Tra i simboli del deposto regime di Ben Ali c'è anche un numero. Il 404. É il codice di errore che veniva visualizzato dai provider tunisini ogni volta che qualcuno tentava di aprire i siti proibiti. Dai siti di controinformazione come Nawaat, Al Badil o Radio Kalima, ai social network come Vimeo, Dailymotion e Youtube. La censura era così frequente che 404 è diventa una parola comune nella lingua parlata dai giovani. Ragazzi come Soufien Belhajj, classe 1982, che contro quel numero hanno speso gli ultimi anni di cyberattivismo. Lui il suo primo account su facebook lo apre all'inizio del 2008. A Tunisi si parla delle rivolte dei minatori a Redeyef, ma tutte le informazioni sono censurate. Gli unici video, registrati da Fahim Boukaddous - che per quelle immagini sarà presto arrestato – dalla rete si scaricano solo da facebook, perché youtube è censurato. Due anni dopo, il suo nome finisce sulla lista nera dei servizi segreti tunisini per il suo attivismo in rete. Ecco la sua storia.Il blog di Gabriele Del Grande. Sei anni di viaggi nel Mediterraneo lungo i confini dell'Europa. Alla ricerca delle storie che fanno la storia. La storia che studieranno i nostri figli, quando nei testi di scuola si leggerà che negli anni duemila morirono a migliaia nei mari d'Italia e a migliaia vennero arrestati e deportati dalle nostre città. Mentre tutti fingevano di non vedere.
31 January 2011
Hamadi Kaloutcha. Un cyberdissidente a Tunisi
TUNISI – Tra i simboli del deposto regime di Ben Ali c'è anche un numero. Il 404. É il codice di errore che veniva visualizzato dai provider tunisini ogni volta che qualcuno tentava di aprire i siti proibiti. Dai siti di controinformazione come Nawaat, Al Badil o Radio Kalima, ai social network come Vimeo, Dailymotion e Youtube. La censura era così frequente che 404 è diventa una parola comune nella lingua parlata dai giovani. Ragazzi come Soufien Belhajj, classe 1982, che contro quel numero hanno speso gli ultimi anni di cyberattivismo. Lui il suo primo account su facebook lo apre all'inizio del 2008. A Tunisi si parla delle rivolte dei minatori a Redeyef, ma tutte le informazioni sono censurate. Gli unici video, registrati da Fahim Boukaddous - che per quelle immagini sarà presto arrestato – dalla rete si scaricano solo da facebook, perché youtube è censurato. Due anni dopo, il suo nome finisce sulla lista nera dei servizi segreti tunisini per il suo attivismo in rete. Ecco la sua storia.30 January 2011
Dégage ya khemmaj!
Il Cairo brucia. Le ultime notizie fanno rabbrividire. Decine e decine di morti uccisi dai cecchini della polizia appostati sui tetti intorno ai palazzi del potere. Il ministero dell'interno, le sedi del partito di Mubarak, la televisione nazionale. I medici sono stati chiari, la polizia colpisce per uccidere. Ormai è un massacro. Che ricorda molto quanto accaduto a Tunisi nella notte della caduta di Ben Ali. Quando la polizia e le milizie del regime seminarono il terrore, sparando sulla folla e braccando casa per casa i manifestanti per poi torturarli nei sotterranei del ministero dell'interno. Era il 14 gennaio. Sembra un secolo fa. Ma sono passate soltanto due settimane.
29 January 2011
Brucia Il Cairo. E a Tunisi la polizia attacca i manifestanti
TUNISI - “Torino Ghannouchi fori sanza sango meio”. Era il secondo manifesto scritto in un italiano stentato, comparso sulla qasbah di Tunisi. Era un annuncio, forse di un tunisino emigrato a Torino: meglio che Ghannouchi - il nuovo primo ministro, vecchio braccio destro del destituito dittatore Ben Ali – se ne vada fuori senza spargimento di sangue. Ma l’ho letto troppo tardi. Stasera alle otto, sul computer di un’amica che l'ha fotografato. Stasera, quattro ore dopo lo smantellamento del presidio alla qasbah.
27 January 2011
Fahim Boukaddous. Un gramsciano a Tunisi
Mentre in Tunisia la rivolta popolare ha ottenuto un secondo risultato dopo la fuga di Ben Ali, ovvero la rimozione dei ministri del partito del regime dal governo transitorio, in Italia il vice sindaco di Milano già grida all'invasione degli 11.000 detenuti fuggiti dalle carceri di Ben Ali. E allora visto che stamattina a Tunisi ho avuto il piacere di fare colazione con uno di quei detenuti, rilancio in rete la sua straordinaria storia, Da cui si capisce quanto era tosto il regime tunisino, ma anche quanto erano tosti i partigiani di questo paese, verso i quali abbiamo un po' tutti un debito di indifferenza.
La Procura di Brescia: applicare la direttiva europea
Questa è davvero una bella notizia. Ricordate la storia della direttiva europea sui rimpatri? Adesso è ufficiale. La Procura di Brescia ha comunicato in una conferenza stampa che la direttiva azzera nove anni di repressione iniziati con la legge Bossi Fini nel 2002. Da oggi la detenzione di chi è senza documenti è autorizzata esclusivamente se finalizzata all'identificazione e all'espulsione, in poche parole restano in piedi soltanto i centri di espulsione. È invece vietato il ricorso al carcere come pena per chi non rispetta l'ordine del questore di allontanarsi dal territorio italiano. È una conquista fondamentale, perché da anni le carceri italiane sono state riempite di povera gente arrestata esclusivamente per questo motivo, e che per non avere i documenti in regola si beccava da 6 mesi a 5 anni di carcere. Adesso aspettiamo che tutte le Procure applichino la stessa interpretazione. Non è possibile nel 2011 arrestare persone per il reato di viaggio!
Inottemperanti numero quattro
Da Roma a Avellino, da Genova a Lucca, da Modena a Messina, da Cosenza a Spezia, da Novara a Viterbo. In Italia la caccia all'uomo è aperta. Ma nessuno sembra farci caso. Complici la politica, un certo razzismo contro i poveri e un giornalismo che si limita a copiare le veline della polizia, ormai ci abbiamo fatto l'abitudine. La libertà non è più un diritto inviolabile. Se sei nato fuori dai confini geografici della ricca Europa, basta un foglio scaduto, un ordine di allontanamento e un secondo controllo, per essere arrestato e condannato al carcere, con pene dai sei mesi ai cinque anni. La nuova direttiva europea di fatto vieta la detenzione in carcere come pena per chi ha i documenti scaduti, ma di fatto nonostante i primi ricorsi vincenti, è ancora largamente disattesa. Come dimostra le notizie della cronaca locale che raccogliamo ogni settimana. Messe insieme dipingono un quadro inquietante. Il carcere come discarica sociale, dove si buttano i poveri e i disadattati. Ubriachi sulle giostre a Lucca o nei vicoli di Genova, passanti alla fiera di sant'Antonio Abate, senzatetto accampati nei ruderi abbandonati di Modena, senza fissa dimora a Messina, venditori ambulanti e nullafacenti vari. Leggetevi la nostra speciale rassegna.
26 January 2011
Spagna: il mare porta a riva un altro corpo senza vita
Immaginatevi la scena. Passeggiata sul mare, lungo uno dei tratti più belli della costa andalusa e a un tratto vedete galleggiare in mare qualcosa che assomiglia dannatamente a un cadavere. È successo a una donna dalle parti di Estepona, in Spagna. La vittima era un uomo, forse africano, di cui non si saprà niente. Ultima anonima vittima di questo mare senza memoria.
Hallan el cadáver en descomposición de un subsahariano en la playa de El Padrón
Hallan el cadáver en descomposición de un subsahariano en la playa de El Padrón
A Tunisi con i ragazzi della rivoluzione
Disobbedienza aerea
Prendiamo l'esempio. Disobbedienza. Quattordici passeggeri del volo Parigi Bamako che hanno saputo dire no all'espulsione di un cittadino maliano dalla Francia. Perché viaggiare non è un reato. E la libertà di circolazione è un diritto fondamentale. Alla fine loro c'hanno rimesso il volo e rischiano il rinvio a giudizio per oltraggio a pubblico ufficiale. Lui è stato lo stesso espulso. Ma ne è nato un caso, grazie ai video che hanno girato a bordo dell'aereo. È un precedente importante. Immaginate se contagiasse tutti i viaggiatori aerei, bloccherebbe di fatto la macchina delle espulsioni. Pensiamoci tutti la prossima volta che ci capita di assistere a una scena simile su un volo internazionale. Di seguito i video girati a bordo dai passeggeri e una sintesi dell'articolo pubblicato in francese su Rue 89.
25 January 2011
Tunisi liberata: di nuovo in piazza per la libertà
TUNISI – “Peggio della dittatura c'è solo la morte. Ma quella l'abbiamo già conosciuta e non ci fa più paura, adesso vogliamo la libertà, non possiamo accettare di essere governati dai complici di chi ha assassinato i martiri della nostra rivoluzione”. Salim stringe tra le mani un pannello di legno su cui è incollata la foto del suo vicino di casa, Walid El Griri, 18 anni appena compiuti, morto ammazzato con un proiettile sparato in faccia dalla polizia il 9 gennaio. L'agita in aria come se fosse la bandiera del paese che verrà. Intorno a lui migliaia di persone presidiano la piazza della kasbah, dove si trova il palazzo del primo ministro. Il portone d'ingresso è letteralmente murato. Migliaia di persone stazionano di fronte a uno sparuto gruppo di militari. Nessuna tensione. L'esercito è con il popolo. I militari si scambiano pacche sulle spalle con i manifestanti. La tensione è con il primo ministro del governo transitorio, Ghannouchi. É là dentro, barricato in qualche ufficio. Ed è lui oggi l'uomo più odiato da questa piazza straordinariamente euforica.
24 January 2011
Marocco: muore di stenti prima dell'imbarco per la Spagna
Morire di viaggio, all'età di vent'anni, per passare una maledetta frontiera. L'ultima vittima è un ragazzo morto di stenti, dopo quattro giorni passati in una foresta sulla costa mediterranea del Marocco aspettando inutilmente un gommone che doveva traghettarli di là dal mare, verso la Spagna. Quattro giorni in cui - se avessimo le statistiche - sarebbe interessante sapere quanti ragazzi spagnoli o italiani sono partiti in Erasmus o semplicemente in vacanza. Siamo la stessa generazione!
23 January 2011
Corte Europea blocca regolamento Dublino. Sbarco di afgani in Calabria
La sentenza è di quelle che lasciano il segno. Venerdì scorso infatti la Corte europea dei diritti umani ha di fatto bocciato il Regolamento Dublino. Per i non addetti ai lavori, regolamento Dublino vuol dire che quando uno chiede asilo politico a un paese dell'Unione europea succede che quel paese lo può rispedire - contro la sua volontà - nel paese dell'Unione europea dove è stato segnalato la prima volta, ovvero dove gli hanno preso le impronte digitali per primi. Grazie a questo regolamento, per anni i paesi del centro e nord europa hanno rispedito nei paesi di frontiera migliaia di eritrei, kurdi, somali, afgani che erano entrati in Europa sbarcando sulle coste mediterranee. Il paradosso di quel regolamento è che un paese come la Grecia, che riconosce l'asilo a malapena l'1% di chi ne fa richiesta, è costretta a farsi carico di un numero di rifugiati ben maggiore delle sue possibilità.
22 January 2011
Fiaccolata a Roma per gli eritrei del Sinai
Dopo Milano anche Roma si stringe in solidarietà con gli eritrei sequestrati nel Sinai da ormai due mesi. Segnatevi la data in agenda. Martedì 1 febbraio. Sarà una fiaccolata sulle scale del Campidoglio, a partire dalle 18,00. Di seguito trovate l'appello dei promotori dell'iniziativa. Tre giorni prima, il 29 gennaio, ci sarà un'iniziativa simile a Milano.
21 January 2011
Mi scusi presidente
Enrico Mentana per la televisione, Antonio Padellaro per la carta stampata, e – attenzione! - Bruno Vespa per “il prestigio della categoria”. Sono i vincitori del premio Saint-Vincent di giornalismo, evento mondano della casta dei giornalisti che oggi, 21 gennaio, si autoincensano riuniti in pompa magna al cospetto del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nei salotti affrescati del Quirinale. Il mio nome era sulla lista degli invitati, in quanto vincitore l'anno scorso del premio giornalistico “Colomba d'oro”. C'ho pensato su fino all'ultimo. E alla fine ho deciso di disertare la cerimonia. E di spedire a Napolitano questa lettera.
Direttiva rimpatri. I primi risultati
Il professor Paleologo l'aveva annunciato nella sua analisi che abbiamo pubblicato ieri: la nuova direttiva europea sui rimpatri, entrata in vigore a dicembre, potrebbe scardinare alcuni meccanismi repressivi del testo unico sull'immigrazione, in particolare sulle questioni delle espulsioni, e del ricorso al carcere per gli inottemperanti, ovvero per chi non ha lasciato il paese dopo aver ricevuto un foglio di via. Una delle prime applicazioni della direttiva arriva da Genova, dove il giudice ha scarcerato 7 senegalesi, arrestati perché privi di documenti di soggiorno e rinviato il processo al 15 luglio prossimo. La cronaca dei fatti su un lancio dell'agenzia Aduc.
20 January 2011
Nuovi arrivi nuovi sprechi
Ma Maroni non era quello delle ronde e del finalmente cattivi? E la vicesindaco leghista di Lampedusa, Angela Maraventano, non era quella delle navicarcere dove rinchiudere le persone fermate in mare? Perché adesso non si capisce come mai questa cosa degli alberghi a quattro stelle. Voglio dire a noi fa pure piacere, se non altro ribalta i paradigmi del benvenuto. Negli ultimi giorni infatti i 21 tunisini che sono arrivati via mare sull'isola hanno pernottato al Macondo Hotel, quattro stelle, a spese del contribuente. Il problema è che il contribuente da un anno paga anche il centro di prima accoglienza dell'isola, ancora sotto la gestione di "Lampedusa accoglienza", con 10 dipendenti stipendiati e altri 15 in cassa integrazione. Tutto regolare, di che lamentarsi, neanche ci fosse la crisi. Certo, da un anno sull'isola non ci sono praticamente sbarchi e quel centro è totalmente inutile. Ma qualcuno dovrà pure mangiarci su, tanto basta tagliare sulla scuola e i soldi si recuperano, vero Tremonti?
Quattro afghani espulsi a Termoli
Ieri sono stati fermati quattro ragazzi afgani lungo l'autostrada vicino a Termoli, probabilmente appena scesi da un camion sbarcato da uno dei traghetti della linea Patrasso - Bari. C'è nessuno sul posto che può verificare la situazione? Io intanto ho informato l'ufficio di Roma dell'Alto commissariato dei rifugiati delle Nazioni Unite. Il punto è che in quanto afgani avrebbero diritto a chiedere asilo politico all'Italia, che fra l'altro sa bene quale sia la situazione in Afghanistan visto che in quella guerra ha già perso 36 militari, l'ultimo due giorni fa. E invece pensate il paradosso, li espelliamo come se l'Afghanistan fosse un paese pacificato. Poi di fatto non sono stati messi sull'aereo, hanno solo il foglio di carta che gli intima di andarsene dall'Italia e li costringe a vivere nella clandestinità anziché entrare nei circuiti di accoglienza previsti per chi chiede asilo al nostro paese.
Paleologo sulla direttiva rimpatri
Fulvio Vassallo Paleologo, che è giurista e professore di diritto all'Università di Palermo, oltre che instancabile militante, commenta la tanto discussa direttiva europea sui rimpatri e i suoi possibili effetti sui processi per le espulsioni, alla luce della circolare Manganelli dello scorso 17 dicembre. È un testo tanto interessante quanto tecnico, per gli avvocati insomma. Come dire, astenersi perditempo...
Direttiva rimpatri e stato di diritto
Un commento alla luce della circolare Manganelli del 17 dicembre
di Fulvio Vassallo Paleologo, Università di Palermo
Direttiva rimpatri e stato di diritto
Un commento alla luce della circolare Manganelli del 17 dicembre
di Fulvio Vassallo Paleologo, Università di Palermo
19 January 2011
Altri tunisini in Sicilia. A Lampedusa lo yacht di Ben Ali!
Un colpo al cerchio e uno alla botte. Sembra che a Tunisi per un passo avanti se ne faccia uno indietro. Secondo le ultime notizie, i magistrati tunisini indagano sui conti all'estero di Ben Ali e la Svizzera ha già sequestrato i suoi beni, mentre il governo pro tempore annuncia il rilascio di tutti i prigionieri politici, e permette il rientro dall'esilio dei vecchi oppositori. Nelle stesse ore però si scopre che il nuovo premier Ghannouchi è in contatto telefonico col vecchio dittatore e cinque ministri dell'opposizione si dimettono per protestare contro le nuove nomine a ministro di uomini del vecchio establishment. Il tutto mentre viale Habib Bourghiba si riempie di nuovo di gente che protesta all'unisono: "Rdc degage!", invitando insomma a smammare il vecchio partito di Ben Ali e tutti i suoi uomini. Unica nota positiva, l'esercito sta dalla parte della gente, almeno questo è sicuro.
In una situazione così caotica, come era prevedibile, qualcuno ne approfitta per bruciare la frontiera! Anche se i numeri in realtà sono bassissimi, proprio forse per il desiderio di tutti di restare per vedere come va a finire la partita per la libertà. Ad ogni modo, dopo i quattro sbarchi dei giorni scorsi, e dopo il naufragio di Metline, oggi sono segnalati altri due arrivi a Pantelleria, per un totale di 10 ragazzi, e un grande mistero.
Uno yacht di proprietà della famiglia di Ben Ali, all'ancora da venerdì scorso a Lampedusa, con due soli uomini a bordo. Chi sono? Parenti del vecchio dittatore? O avventurieri? Loro hanno detto di essere stati incaricati dal nipote di Ben Ali di portare la barca in salvo, e intanto hanno chiesto asilo politico al nostro paese.
Qua sotto trovate due articoli su queste notizie, e un terzo pezzo su un altro gruppo di ragazzi, 22 afgani, arrivati al porto di Bari nascosti in un camion stivato su un traghetto turistico in arrivo da Patrasso. Ne approfitto per rilanciare in rete la drammatica notizia del naufragio della settimana scorsa, quando a Corfù hanno perso la vita 21 afgani.
In una situazione così caotica, come era prevedibile, qualcuno ne approfitta per bruciare la frontiera! Anche se i numeri in realtà sono bassissimi, proprio forse per il desiderio di tutti di restare per vedere come va a finire la partita per la libertà. Ad ogni modo, dopo i quattro sbarchi dei giorni scorsi, e dopo il naufragio di Metline, oggi sono segnalati altri due arrivi a Pantelleria, per un totale di 10 ragazzi, e un grande mistero.
Uno yacht di proprietà della famiglia di Ben Ali, all'ancora da venerdì scorso a Lampedusa, con due soli uomini a bordo. Chi sono? Parenti del vecchio dittatore? O avventurieri? Loro hanno detto di essere stati incaricati dal nipote di Ben Ali di portare la barca in salvo, e intanto hanno chiesto asilo politico al nostro paese.
Qua sotto trovate due articoli su queste notizie, e un terzo pezzo su un altro gruppo di ragazzi, 22 afgani, arrivati al porto di Bari nascosti in un camion stivato su un traghetto turistico in arrivo da Patrasso. Ne approfitto per rilanciare in rete la drammatica notizia del naufragio della settimana scorsa, quando a Corfù hanno perso la vita 21 afgani.
Sinai: 27 eritrei sono ancora sotto sequestro
Due notizie, una bella e una brutta, sulla situazione degli eritrei respinti dall'Italia in Libia e sequestrati dai loro contrabbandieri beduini nel deserto egiziano alla frontiera con Israele, ormai da mesi. A diffonderle è il sito dell'associazione eritrea Agenzia Habeshia, da Roma. La buona notizia è che i contrabbandieri avrebbero accelerato la liberazione degli ostaggi, anche di quelli che non sono riusciti a completare il pagamento del riscatto di 8.000 dollari. Anche perché si vocifera di una imminente operazione di polizia contro i contrabbandieri nelle prossime ore. Ad ogni modo, secondo Habeshia, dei 250 eritrei del gruppo iniziale, esclusi gli 8 ammazzati dagli uomini del capo dei contrabbandieri, Abu Khaled, ne rimarrebbero sotto sequestro solo 27, di cui quattro donne, una delle quali incinta al quinto mese. Al telefono hanno detto che sta molto male, e che rischia di perdere il bambino, per via dei maltrattamenti subiti dai suoi carcerieri. Intanto però - e questa è la brutta notizia - dalla diaspora eritrea arriva la segnalazione di un altro gruppo di 32 persone finite sotto la prigionia di un altro gruppo di contrabbandieri egiziani sulla rotta per Israele. Tutti eritrei. La segnalazione arriva dallo zio di uno di loro, anche lui eritreo, residente qui in Italia. Tramite lui, Habeshia ha raccolto la testimonianza di uno dei sequestrati, che rilanciamo di seguito.
18 January 2011
Tunisia: naufragio a Metline, un morto
Ho appena riagganciato il telefono con il professor Jaafar, che da Metline - una cittadina di 8.000 abitanti tra Bizerte e Cap Bon, dirimpetto alla costa trapanese - ha seguito tutta la vicenda. Le barche erano tre ed erano partite la notte di sabato scorso. I ragazzi hanno approfittato dello stato di anarchia in cui versa il paese, dopo la fuga del dittatore Ben Ali. Niente controlli sulle coste, poca polizia in giro. E hanno preso il largo. Su tre imbarcazioni. Sulla prima erano in 50, e sono stati soccorsi dalla guardia costiera tunisina dopo alcuni problemi in mare. La seconda imbarcazione invece era un gommone, che ha fatto poca distanza dalla costa prima di naufragare, causando la morte per annegamento di un ragazzo. La famiglia Garrach lo ha sepolto ieri, a Metline. La terza imbarcazione invece, con a bordo una quindicina di persone, pare sia arrivata a destinazione in Italia, secondo le notizie raccolte dai parenti dei passeggeri, a Metline.
Harraga: quemar la frontera argelina
Harraga es la palabra en dialecto marroquí y argelino que se usa para llamar a los que viajan sin documentos. Deriva de la raíz de la palabra árabe haraqa, que significa quemar. En pocas palabras: en vez de decir «he hecho un viaje clandestino», en árabe se dice «he quemado la frontera». Según unos es porque antes se quemaban los documentos antes de partir. Otros dicen que es por la vieja historia de Tariq ibn Ziyad, el caudillo árabe que en el año 711 se adentró en la España visigoda y, según la leyenda, al desembarcar en Algeciras, antes de la batalla mandó quemar las naves, diciendo que había que vencer o morir, pero no volverían atrás como perdedores. Esta vez, sin embargo, los harraga quemaron la frontera y también la nave. Sucedió la noche pasada [del 17 al 18 de enero] en el trayecto entre Annaba y Cerdeña. A bordo viajaban veinte personas y en cuanto la guardia costera argelina les interceptó, a unas diez millas del puerto, rociaron la barca con la gasolina de reserva y le prendieron fuego. Cuando terminó el rescate, al pasar lista faltaban dos muchachos, ahogados durante las operaciones. ¿Un suicidio colectivo? O más bien un gesto colectivo de protesta que recuerda el suicidio de Sidi Bouzid, que desencadenó la revolución tunecina el pasado 17 de diciembre.
Harraga, come brucia la frontiera
Harraga è la parola in dialetto marocchino e algerino che si usa per chiamare quelli che viaggiano senza documenti. Viene dalla radice della parola araba haraqa, che significa bruciare. Insomma in poche parole in arabo anziché dire ho fatto un viaggio clandestino, si dice ho bruciato la frontiera. C'è chi dice sia per il fatto che una volta si bruciavano i documenti prima di partire. C'è chi dice sia per la vecchia storia di Tariq ibn Ziyad, il condottiero arabo che nel 711 conquistò la Spagna visigota e che, si dice, una volta sbarcato in Andalusia, prima della battaglia ordinò ai suoi di bruciare le barche, dicendo che o si vinceva o si moriva, ma indietro non si sarebbe tornati da perdenti. Stavolta però gli harraga oltre a bruciare la frontiera, hanno bruciato pure la barca. E' successo sulla rotta tra Annaba e la Sardegna, la notte scorsa. A bordo erano una ventina, appena la Guardia costiera algerina li ha bloccati, a una decina di miglia dal porto, hanno versato la benzina rimasta a bordo e hanno appiccato il fuoco. Alla fine dei soccorsi, all'appello mancavano i nomi di due ragazzi, annegati durante le operazioni. Un suicidio collettivo? O piuttosto un gesto estremo di protesta, che ricorda il suicidio di Sidi Bouzid da cui è iniziata la rivoluzione in Tunisia lo scorso 17 dicembre.
Tunisini in arrivo nel trapanese
Nelle ultime 48 ore sono arrivati in Sicilia una quarantina di ragazzi tunisini, da Sfax e da Biserte, a Pantelleria e a Marsala. Altri 50 sono stati soccorsi dall'altro lato del mare, a Cap Bon. Mentre dalla Francia aspettano ancora notizie di un'altra imbarcazione con una quindicina di ragazzi a bordo, tra cui alcuni espulsi dalla Francia negli anni passati. Da quello che sappiamo sono stati spostati nei centri di espulsione di Bari e Gradisca, ancora non sappiamo se chiederanno asilo politico, vista la situazione del paese.
Morire di viaggio a vent'anni
I nostri ragazzi a 20 anni fanno l'erasmus. I ragazzi di Asmara invece di viaggio muoiono. L'ultima vittima è una ragazza eritrea di 20 anni, uccisa ieri a colpi di pistola, lungo il confine tra Egitto e Israele, la nuova meta della diaspora eritrea da quando i respingimenti hanno chiuso la rotta libica verso Lampedusa. A sparare è stato un agente della polizia di frontiera egiziana, che l'ha colpita all'altezza del petto. Perché sul Sinai si spara per uccidere. Negli ultimi tre anni ne hanno ammazzati almeno 77. E nessuno ha mai pagato per questi omicidi. Non tutte le vite hanno lo stesso valore. Di seguito i dettagli nella cronaca della AP
Milano sta con gli eritrei
Sabato 29 gennaio a Milano c'è un presidio sotto la sede della Commissione europea in solidarietà con gli eritrei sequestrati dai loro contrabbandieri da due mesi nel deserto del Sinai. Sotto trovate il dettaglio dell'appuntamento e qui invece un po' di notizie per rinfrescarvi la memoria sui fatti. Sempre a fine mese si terrà un'iniziativa simile a Roma. Appena si sapranno i dettagli li posterò sul blog.
17 January 2011
Eritrei: l'eurodeputato Watson chiede l'intervento della delegazione Ue al Cairo
Qualcosa si muove. Dopo la denuncia del Gruppo EveryOne e del Gruppo Facebook “Per la liberazione dei prigionieri nel Sinai”, l’eurodeputato Graham Watson ha chiesto l’intervento della delegazione UE al Cairo, per sbloccare la situazione dei duecento eritrei - in parte respinti dall'Italia - da due mesi sequestrati nel deserto del Sinai dai contrabbandieri a cui si erano affidati per attraversare la frontiera egiziana con Israele. Di seguito il comunicato stampa del Gruppo Every One. Intanto online si può firmare una petizione per la loro liberazione.
Parlamento e Commissione Ue in campo per liberare gli africani nel Sinai
Parlamento e Commissione Ue in campo per liberare gli africani nel Sinai
Inottemperanti numero tre
Ne avevamo già parlato il 10 gennaio e il 7 gennaio. Ma vorrei diventasse un appuntamento settimanale. Le notizie sono pescate un po' a random sui siti della locale. Ed è soltanto la punta dell'iceberg. Ma serve a capire come l'Italia riempie le sue carceri, grazie a un articolo del testo unico sull'immigrazione. Il 14 comma 5 ter e quater. Si chiama inottemperanza all'ordine di allontanamento. Funziona così. Ti scade il permesso di soggiorno, ti fermano per un controllo di identità e ti portano al centro espulsioni. Se poi non ce la fanno a espellerti, come accade una volta su due, ti rilasciano sul territorio con il cosiddetto foglio di via. Hai cinque giorni per andartene dall'Italia. Se non lo fai, e ti ribeccano, sono da uno a cinque anni di carcere! I destinatari dei controlli fondamentalmente sono i poveri delle nostre città. Senza fissa dimora, nullafacenti, prostitute, lavoratori senza contratto, ladruncoli e spacciatori. Gente che perde anni della propria vita per un documento scaduto. Ma la libertà una volta non era un diritto inviolabile?
La miseria non piace a nessuno, in primis a chi si ritrova in mezzo a una strada. Sicuri che la soluzione sia arrestare chi non lavora?
La droga e il sesso a pagamento invece piacciono a molti, sicuri che la soluzione sia arrestare chi vende e non chi compra? O forse nessuno dei due?
E poi sicuri che il carcere serva a qualcos'altro a parte produrre disagio? Entrano in piedi, escono distrutti da psicofarmaci, rabbia e solitudine. Per poi ritrovarsi di nuovo in mezzo alla strada. E magari essere arrestati di nuovo per lo stesso reato. Inottemperanti.
Di seguito le notizie della settimana. Segnalateci quello che accade nelle vostre città.
La miseria non piace a nessuno, in primis a chi si ritrova in mezzo a una strada. Sicuri che la soluzione sia arrestare chi non lavora?
La droga e il sesso a pagamento invece piacciono a molti, sicuri che la soluzione sia arrestare chi vende e non chi compra? O forse nessuno dei due?
E poi sicuri che il carcere serva a qualcos'altro a parte produrre disagio? Entrano in piedi, escono distrutti da psicofarmaci, rabbia e solitudine. Per poi ritrovarsi di nuovo in mezzo alla strada. E magari essere arrestati di nuovo per lo stesso reato. Inottemperanti.
Di seguito le notizie della settimana. Segnalateci quello che accade nelle vostre città.
Ping pong
Privati da mesi della libertà, e in balia degli errori amministrativi di ambasciate e polizia. È un incredibile triangolare di ping pong che si gioca tra Italia, Marocco e Algeria, dove però a fare da pallina sono due ragazzi marocchini di 29 e 33 anni, espulsi per errore dall'Italia in Algeria e poi rispediti al mittente dopo tre mesi nelle carceri di Algeri. Adesso si trovano al centro di identificazione e espulsione di Roma. A denunciare quanto accaduto è il garante dei detenuti del Lazio, Angiolo Marroni. Di cui di seguito riportiamo il comunicato stampa. Non è la prima volta che accadono storie simili. Leggetevi cosa avevamo scoperto nel 2009, al centro espulsioni di Bari.
Grecia: naufragio a Corfù. 21 afghani dispersi
Ventuno vite ingoiate dal mare. Ventuno nomi che mancheranno al futuro dell'Italia e dell'Afghanistan. Cancellati da un naufragio, accaduto nella notte tra sabato e domenica, al largo dell'isola di Corfù, sulla rotta tra la Grecia e l'Italia. È assurdo ma è così. Ormai anche per spostarsi all'interno dell'Unione europea si è costretti a rischiare la vita in mare. Dipende tutto dal colore di quei due cartoncini e dai timbri delle 32 pagine che hanno all'interno. Si chiamano passaporti. Se sono rossi, ci giri il mondo. Ogni altro colore vale poco o niente. A maggior ragione in Grecia. Un paese in crisi che non ha niente da offrire ai nuovi arrivati, ma che è costretta a tenerli in trappola per le politiche dello scarica barile dei paesi del centro Europa. E allora vi ripropongo anche il racconto del mio viaggio in Grecia del 2008. Leggetelo con attenzione, perché non è cambiato un granché da allora. Di seguito invece i dettagli del naufragio. Fra l'altro esprimiamo la nostra gratitudine all'equipaggio del cargo olandese Momentum, che ha tratto in salvo più di 200 persone.
Around 20 Afghan migrants feared drowned off Corfu
Around 20 Afghan migrants feared drowned off Corfu
Corfú: sale il bilancio del naufragio
Sale il bilancio del naufragio di Corfú. Secondo le autorità greche infatti il numero delle vittime sarebbe di 33 e non più di 22 come comunicato in un primo momento. Di seguito i dettagli in un articolo pubblicato su Kathimerini.
Corfu boat people death toll feared higher
Corfu boat people death toll feared higher
13 January 2011
Martiri
"Sono felice di essere tunisino, sono felice di essere il figlio di qualcuno che ha già fatto la guerra per la libertà e per la democrazia e per la legalità. E sarò felice anche se dovessi morire perché adesso il popolo ha scoperto la verità in questa storia". Stamattina ho ricevuto questo sms da un amico di Tunisi, dove ormai si spara nelle vie principali della capitale. I morti sono almeno 35, c'è chi dice siano più di cinquanta. Noi abbiamo cercato in rete. E abbiamo trovato questi 11 video. Girati coi telefonini. Sono video forti. Sono i video dei martiri. Ragazzi che anziché bruciare la frontiera hanno deciso di restare e di lottare e hanno pagato con la vita. Uccisi dagli spari della polizia a cui Ben Ali da una settimana ha ordinato di sparare a vista, con il nullaosta delle cancellerie europee che continuano a menarla con la teoria del male minore. Meglio un dittatore che il terrorismo. Ma questi video sono chiari: se in Tunisia c'è terrore, è terrore di Stato. Intanto per sabato 15 gennaio si annunciano manifestazioni di solidarietà in tutta la Francia, e in Italia a Milano, Roma e Palermo.
El Hadi, 13 gennaio 2011, ragazzo ucciso dagli spari della polizia
El Hadi, 13 gennaio 2011, ragazzo ucciso dagli spari della polizia
12 January 2011
Le combat pour la dignité
A tutti quelli che ancora credono alle guerre del pane e alle infiltrazioni del terrorismo nella piazza in Tunisia. Ecco "Le combat pour la dignité", il bellissimo documentario sulla precedente rivolta, quelle che nel 2008 infiammò le piazze di Redeyef, la capitale mondiale delle miniere di fosfato. Un lavoro di Omeyya Seddik e Iyed Dahmani. Un film che mostra come la crudeltà della repressione del regime tunisino non sia iniziata a Sidi Bouzid lo scorso 17 dicembre. Già nel 2008 la polizia sparava sui manifestanti e torturava chi rivendicava i propri diritti. Il racconto di quei giorni nelle parole delle mogli dei sindacalisti arrestati all'epoca. Sì perché loro, le donne, hanno avuto e hanno un ruolo fondamentale per la Tunisia che verrà.
prima parte
Caza al hombre. Imágenes de aviones Frontex en Grecia
A veces faltan palabras. Miren este vídeo. Lo grabaron las patrullas aéreas de Frontex en la frontera entre Grecia y Turquía. Aviones militares, infrarrojos y fusiles contra pobre gente inerme que a la carrera intenta atravesar la frontera que le puede garantizar el soñado porvenir. Mientras tanto, a pocos kilómetros de distancia, millones de turistas todos los años aterrizan en Estambul y Atenas de vacaciones. Gracias al blog http://frontexplode.eu que colgó el vídeo en la red.
Caccia all'uomo
A volte mancano le parole. Guardate questo video. Girato dalle pattuglie aeree di Frontex alla frontiera tra Grecia e Turchia. Aerei militari, infrarossi e fucili contro della povera gente inerme che corre a piedi per attraversare la frontiera che gli può garantire un futuro sognato. Mentre a pochi chilometri di distanza, milioni di turisti ogni anno atterrano a Istanbul e Atene in vacanza. Grazie al blog http://frontexplode.eu che ha messo in rete il video
11 January 2011
Della coerenza
"L'Italia sostiene i governi in Tunisia e Algeria, che hanno avuto coraggio e che costituiscono un'importante presenza mediterranea, soprattutto nella lotta al terrorismo". Parola del ministro degli esteri Franco Frattini. Di certo non si può dargli dell'incoerente. La logica è sempre la stessa. Non tutte le vite hanno lo stesso valore. E allora è accettabile assistere alle stragi nei mari di Lampedusa, come è accettabile imprigionare a Tripoli o a via Corelli migliaia di ragazzi e ragazze innocenti, come è infine accettabile dare il nulla osta a un regime che apre il fuoco sui propri cittadini in piazza. In nome della stabilità, che porta sempre buoni affari, e in nome della eterna guerra preventiva al terrorismo che permette al mondo di vivere sotto un permanente stato di emergenza securitaria. Intanto però gli scontri continuano. In Tunisia si contano altri morti e altri arresti, tra cui il giornalista Ouissam Saghir. E da Parigi, arriva il sostegno della diaspora, che brucia in piazza l'immagine del padre padrone, il vecchio Ben Ali, che forse per la prima volta ha paura. Ieri per la seconda volta si è rivolto al suo popolo con un videomessaggio in cui promette nuovi investimenti e millanta improbabilissime presenze terroristiche tra i manifestanti.
Parigi, manifestanti tunisini bruciano l'immagine di Ben Ali
10 January 2011
El Général liberato!
La polizia tunisina ha rilasciato il rapper di Sfax, El Général, arrestato giovedì scorso per aver osato cantare contro il presidente Ben Ali. Una buona notizia. Un motivo in più per cantare di nuovo le sue canzoni. Anche perché la situazione in Tunisia sembra ormai fuori controllo, i morti in piazza sarebbero già una cinquantina!
Un uomo non può rimanere a guardare
C'è un video su youtube che mostra i volti senza vita di alcuni dei 20 ragazzi ammazzati dalla polizia tunisina durante gli scontri dell'8 gennaio a Kasserine e Thala (per chi lo volesse vedere è qui, ma è molto forte). Guardandoli ho pensato ai tanti volti dei ragazzi che incontrato in questi anni sulle rotte del Mediterraneo. Giovani che con lo stesso coraggio sfidavano la morte in mare. Perché quando la frustrazione cresce ti sembra di non avere più niente da perdere, se non i sogni da inseguire. E allora mi sono venuti in mente i loro padri. I padri dei ragazzi morti in piazza contro il regime tunisino. E i padri dei ragazzi morti in mare sulla rotta per l'Europa. E ho ritirato fuori questa intervista a Kamel. Lo incontrai a Annaba, in Algeria, due anni fa, all'indomani di una importante vittoria di calcio della nazionale algerina. Mérouan, suo figlio, classe 1982, è partito tre anni fa per la Sardegna, ed è sparito in mare. Forse le parole di suo padre, rilette a distanza, aiutano a capire perché, nella Tunisia e nell'Algeria di oggi, un uomo non può rimanere a guardare.
Annaba, Algeria, novembre 2009
«I politici accusano i giovani di essere traditori, di non essere nazionalisti perché bruciano le frontiere, quando è tutto il contrario. Ma lo vedi quanto amore per la propria terra, quanta energia! Sono loro i veri nazionalisti, e i politici i veri traditori.
Kasserine, funerale di un ragazzo ucciso dalla polizia
Annaba, Algeria, novembre 2009
«I politici accusano i giovani di essere traditori, di non essere nazionalisti perché bruciano le frontiere, quando è tutto il contrario. Ma lo vedi quanto amore per la propria terra, quanta energia! Sono loro i veri nazionalisti, e i politici i veri traditori.
Inottemperanti numero due
Ovvero della nostra nazionalissima guerra contro i poveri. E della scientifica costruzione del nemico nel linguaggio di ignari giornalisti addomesticati dal senso comune. Così nel bilancio di un fine settimana italiano contiamo l'arresto di un "clandestino con precedenti per produzione illegale di materiale audiovisivo", ovvero un ragazzo senegalese di 31 anni che vendeva cd per strada in Abruzzo, e di un suo collega a Milano. Una sentenza di nove mesi di carcere comminata a Faenza a un signore marocchino di 46 anni per "violazione della legge Bossi Fini", ovvero per essere stato beccato la seconda volta consecutiva con il permesso di soggiorno scaduto. E poi l'ultimo caso a Foggia, di un albanese di 33 anni, di cui si è scoperto che "nonostante i tanti falsi nomi utilizzati, era un vero e proprio clandestino", cioè anche lui uno coi documenti scaduti. Vi invito a leggere questi articoli, che riporto di seguito. E a riflettere su come il linguaggio della stampa partecipi alla costruzione del nemico. Ormai si parla di uno con un documento scaduto come se si trattasse del senatore Dell'Utri condannato in secondo grado per concorso esterno in associazione mafiosa, che quello sì fa paura. E invece no, l'Italia oggi ha paura di disoccupati e venditori ambulanti di cd, contro i quali Milano si prepara addirittura a equipaggiare i vigili urbani di spray antisenegalese. Ecco gli articoli.
Confusione afgana
Qualcuno ha perso la ragione. E non parlo soltanto del ministro Ignazio La Russa, che c'ha messo una settimana prima di raccontare la verità sul povero caporal maggiore Matteo Miotto, che in Afghanistan non è morto durante una missione di pace ma durante uno scontro a fuoco con i ribelli. Parlo di questa Italia. Talmente provinciale da non ricordare che il paese da dove rientrano di mese in mese le salme dei militari italiani caduti in guerra, è lo stesso da dove ogni mese partono verso l'Europa centinaia di ragazzi e ragazzini. La Grecia è una tappa obbligata. Ma siccome la Grecia non riconosce l'asilo politico quasi a nessuno, da lì ci si inventa mille modi per proseguire il viaggio. L'ultimo è decisamente il più fantasioso: una finta gita turistica con documenti falsi su un aereo privato per Genova. Ancora una volta il cronista di turno ha dimenticato di dare la notizia. Che non è l'arresto dei complici del viaggio, ma il fatto che un ragazzo in fuga da un paese in guerra sia costretto a continuare a fuggire anche dopo essere arrivato in Europa.
Grecia/ Inviavano afghani con documenti falsi in Italia, 5 arresti
Grecia/ Inviavano afghani con documenti falsi in Italia, 5 arresti
09 January 2011
Rais LeBled in italiano
Abbiamo tradotto il testo di Rais LeBled, l'inno delle ribellioni in Tunisia. La canzone del rapper El Général, che per queste parole è stato arrestato a Sfax giovedì scorso. Condividetela in rete! Massima solidarietà ai ragazzi della riva sud. Soprattutto in queste ore di fuoco. La polizia tunisina infatti ha iniziato a sparare sulle manifestazioni. Solo ieri almeno 20 morti tra Kasserine e Thala. Mentre ormai anche l'Algeria è messa a ferro e fuoco (3 morti, 800 feriti e 1.000 arresti in tre giorni) da una generazione che non ha più niente da perdere. La corruzione dei governi ha azzerato i loro sogni nel futuro. E la morsa del regime ha azzerato ogni forma di dissenso che non sia la rivolta. Ed è la stessa generazione che fino a pochi mesi fa sfidava la morte in mare per raggiungere i suoi sogni sulla riva nord del Mediterraneo. Ecco le parole della canzone. Potete esprimere solidarietà a Général sulla sua pagina facebook.
07 January 2011
Tounes BledNa
Lui è una promessa del rap tunisino. Hamada Ben Amor, 22 anni, di Sfax, in arte El Général. Sulla sua pagina facebook ha più di 15.000 fan. Ma la sua fama è destinata a crescere grazie all'ennesimo autogol del regime tunisino, che ieri lo ha arrestato, con un vero e proprio blitz che ha coinvolto una squadra di 40 poliziotti. Niente di nuovo in un paese governato dal 1987 da un uomo, Ben Ali, che non ammette critiche. E di accuse contro lui e il suo regime sono pieni i pezzi di El Général. La prima canzone si chiama Tounes Bladna, che vuol dire "la tunisia è il nostro paese". Ed è un duro atto d'accusa contro il regime e la corruzione, uscito all'indomani delle rivolte di Sidi Bouzid (video), dove il 17 dicembre un diplomato disoccupato si è suicidato dandosi fuoco davanti alla prefettura dopo che la polizia gli aveva sequestrato la merce di una bancarella abusiva con cui si manteneva. Da allora il l'intero paese è in rivolta, e di città in città si susseguono manifestazioni, scioperi e scontri di piazza con la polizia, che finora hanno causato tre morti. Raccontare quelle proteste significa gettare le basi per un ponte di solidarietà tra le due rive. Il che equivale ad abbattere i muri della fortezza Europa. E in questo senso occhio anche a quello che sta succedendo ad Algeri, dove pure i ragazzi scesi in strada contro il caro vita e la corruzione.
Le arance non cadono dal cielo
Era il 7 gennaio 2010 e a Rosarno scoppiava la rivolta dei braccianti africani sfruttati negli arancenti della piana di Gioia Tauro e vessati continuamente dagli attacchi razzisti dei balordi del paese. Un anno dopo è tempo di bilanci. E mentre a Roma un gruppo di braccianti maliani e ivoriani organizza con il centro sociale Snia una raccolta goliardica di arance nei giardini della capitale (qui il programma), da Rosarno arriva invece puntuale l'analisi di Antonello Mangano, il giornalista messinese che sulla vicenda aveva pubblicato lo scorso anno Gli africani salveranno l'Italia. A suo dire le condizioni abitative e lavorative dei migranti africani sono peggiorate, ma la ribellione ha invece innescato un processo di cambiamento politico. E ha interrotto la ventennale violenza contro i migranti.
On bosse ici! On vit ici! On reste ici!
Buone nuove dalla Francia, dove chi è rimasto senza documenti esce allo scoperto per chiedere la sanatoria. E trova l'appoggio di 300 registi e di 250.000 cittadini che hanno firmato una petizione in loro favore! Nell'Italia dei cinepanettoni quanto tempo ci vorrà ancora a occhio e croce?
Sidi Bouzid Playlist
Direttamente dalla rete, una carrellata di video amatoriali girati con i telefonini che raccontano in ordine sparso le proteste di queste ultime tre settimane in Tunisia. Tutta la nostra solidarietà ai giovani della riva sud!
Per saperne di più, consiglio questa pagina su facebook, ma è in francese. In Italia l'ultimo quotidiano ad aver seguito la questione è La Stampa, mentre su Amisnet trovate una interessante intervista di Sihem Bensedrine, di Radio Kalima.
Per saperne di più, consiglio questa pagina su facebook, ma è in francese. In Italia l'ultimo quotidiano ad aver seguito la questione è La Stampa, mentre su Amisnet trovate una interessante intervista di Sihem Bensedrine, di Radio Kalima.
Inottemperanti numero uno
Quello che dicono è che ne hanno arrestati altri due. Quello che non dicono è che si tratta di due uomini colpevoli solo di aver lasciato scadere un documento di soggiorno, e che per questo rischiano adesso fino a cinnque anni di carcere nella democratica Italia, la stessa pena di Previti per interdersi, ma senza lo sconto di tre anni dell'indulto... Quello che non dicono è anche che questi due ragazzi, un tunisino e un brasiliano, si stanno per rovinare i migliori anni della loro vita, proprio mentre ignari di tutto, i loro coetanei se la vanno a spassare in vacanza in Tunisia e in Brasile.. Ecco l'articolo
Rimini - Arrestati due stranieri irregolari
Rimini - Arrestati due stranieri irregolari
Altre due vittime alle porte d'Europa
Mentre la Grecia annuncia la costruzione di un muro alla frontiera europea con la Turchia, proprio dalla regione di Evros arriva questa bruttissima notizia. La polizia ha ritrovato ieri i corpi senza vita di due uomini annegati nel fiume che divide i due paesi, morti tentando di passare il confine.. Ecco l'articolo.
Grèce: deux migrants meurent noyés à la frontière avec la Turquie
Grèce: deux migrants meurent noyés à la frontière avec la Turquie
06 January 2011
Capodanno nei Cie
Come se la sono passati la fine dell'anno i circa mille reclusi nei dieci centri di identificazione e espulsione? Di certo c'è poco da festeggiare quando la prospettiva sono sei mesi di detenzione, soprattutto sapendo che non si è commesso nessun reato... E allora la festa degli altri può diventare un'ottima occasione per tentare di tagliare la corda e tornare in libertà. C'hanno provato a Lamezia Terme e a Milano. Ma con pessimi risultati. A Lamezia è finita a lacrimogeni e manganellate, a detta dello stesso direttore del centro, Raffaello Conte, che sulla sua pagina facebook scrive da vero statista: "casini al cie... manganellata sul dito sinistro della mano sinistra, penso si chiami anulare, un'culu che dolore". La notizia è confermata dalla stampa. Su Milano invece si sa poco, perché la polizia ha sequestrato i telefonini ai reclusi. Ma pare che in seguito alla rivolta di capodanno uno dei detenuti sia stato ricoverato in ospedale e dimesso soltanto il 6 gennaio, mentre in tre persone sarebbero state arrestate, secondo la ricostruzione di Macerie. Ecco le notizie come riportate dalla stampa.
Una scuola italiana
Passa tutto da qui. L'istruzione. E allora facciamo circolare l'ultimo documentario di Angelo Loy e Giulio Cederna! Chi può, contatti i registi e organizzi una proiezione! vale la pena. Sul sito del film - premio Avanti al Festival di Torino - trovate i contatti e tutte le info. Intatto eccovi servito il trailer
Una vacanza speciale
Benessere, sport, animazione e cultura: mille esperienze in un’unica vacanza ti aspettano a bordo di Costa Concordia. Questo è il messaggio di benvenuto sul sito delle Navi Costa Crociera. Nessuno dei passeggeri però si sarebbe aspettato, il giorno della befana, di ripescare sei naufraghi nel Mediterraneo. Chissà se qualcuno di loro si è immedesimato negli avventurieri. Voglio dire in fondo i turisti sulla nave e i naufraghi sul gommone battevano la stessa rotta, direzione la Spagna. Gli uni però in prima classe annoiati sulle sdraio sotto il sole, e gli altri alla deriva col rischio di finire in fondo al mare. Una sola cosa è certa. Complimenti al comandante della nave, che si è dimostrato uomo di mare, e non curante del disturbo arrecato a lor signori i passeggeri, ha prontamente prestato soccorso ai naufraghi, poi portati a terra in Spagna. Una volta era normale, ma da quando hanno condannato i pescatori di Teboulbah, ogni volta viene da dire grazie di cuore ai marittimi che sanno restare umani nonostante le leggi inospitali della terraferma. Ecco la cronaca dei fatti.
In balia del mare. "Concordia” salva sei clandestini
In balia del mare. "Concordia” salva sei clandestini
I nomi della catena
La cosa più paradossale di questa vicenda è che si conoscono ormai tutti i dettagli. Il Gruppo EveryOne ha addirittura pubblicato nel suo ultimo comunicato nomi e cognomi dei contrabbandieri egiziani che tengono da due mesi sotto sequestro un gruppo di eritrei che si erano affidati ai loro servizi per passare la frontiera egiziana diretti in Israele. Il prezzo del ricatto è fissato a 8.000 euro, i familiari dei sequestrati, in Europa, seguono con ansia la vicenda. Perché in questo sporco gioco sono già morti ammazzati almeno 8 uomini, uccisi per mano dei loro sequestratori, che evidentemente fanno sul serio. Tutti sanno, dicevamo, ma nessuno agisce. E gli unici che possono agire sono gli egiziani. Che fino a pochi giorni fa negavano addirittura l'intera vicenda. Per la prima volta in Italia una vicenda di oltreconfine è stata seguita con tanta assiduità dalla stampa, principalmente su Ansa, L'Avvenire e L'Unità. Anche perché, non lo dimentichiamo, un'ottantina di quegli eritrei si trovavano un anno fa sulle motovedette italiane della Guardia di Finanza, durante i respingimenti in Libia. Come dire che queste sono le estreme conseguenze della guerra ai viaggiatori in corso nel Mediteranneo.
Onu, Egitto e Israele si impegnino contro il traffico nel Sinai
Onu, Egitto e Israele si impegnino contro il traffico nel Sinai
Piombo fuso d'Egitto
Pessime notizie dal Sinai, dove tre giorni fa la polizia egiziana ha ucciso un ragazzo africano a colpi di pistola lungo la frontiera con Israele. Nessuna notizia invece degli eritrei sequestrati dalla banda di Abu Khaled, molti hanno pagato il riscatto e sono stati rilasciati, ma una cinquantina restano ancora chiusi nei container sotterranei, a rischio della loro vita
Egypt police say migrant killed at Israel border
Egypt police say migrant killed at Israel border
05 January 2011
Un cimitero chiamato Mediterraneo Giorno per giorno, da anni, il mare di mezzo è divenuto una grande fossa comune, nell'indifferenza delle due sponde del mare di mezzo. Dal 1988 almeno 15.656 giovani sono morti tentando di espugnare la fortezza Europa. Ne abbiamo le prove. Sono migliaia di articoli recensiti negli archivi della stampa internazionale. Potete consultarli per area geografica e per anno di pubblicazione. Vi proponiamo anche i bollettini mensili, la sezione statistica sugli sbarchi e una pagina di approfondimento | ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
Reportage Libia, Egitto, Israele, Cipro, Grecia, Turchia, Algeria, Marocco, Tunisia, Italia. Quattro anni di viaggi lungo le frontiere più calde dell'Unione europea, nello sforzo di custodire i nomi e la memoria di una generazione vittima di una mappa. E di lanciare un grido d’allarme su una tragedia negata, che chiama in causa Africa e Europa, governi e società civili | ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
| Inchieste | ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
Video, foto e audio Da Dakar a Rosarno, da Tripoli a Calais, da Tunisi a Roma, da Patrasso a Lampedusa. Film documentari, servizi televisivi, audio doc e fotografie d'autore per raccontare la militarizzazione delle frontiere europee. I materiali sono raccolti in due sezioni: la prima è dedicata ai video e agli audio, la seconda alle photogallery | ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
| Speciale Cie | ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
Viaggio nei Cara Come funziona il sistema di prima accoglienza di chi sbarca in Italia e chiede asilo politico? Quali servizi sono garantiti? E quanto costa allo Stato? Tra tendopoli e villaggi container l'accoglienza dei rifugiati è diventato il nuovo business del privato sociale. I servizi offerti però sono ben al di sotto degli standard | ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
Memoria Gli italiani non hanno mai smesso di emigrare. Ancora oggi sono quattro milioni quelli che vivono all'estero. Ma fino a qualche decennio fa, i nostri emigrati soffrivano le stesse pene di chi oggi emigra nel nostro paese. Le immagini, le canzoni e le cronache di quei giorni forse possono aiutare a capire il presente. Tutto materiale utile anche per le scuole | ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
| Fortezza Europa Ecco gli ultimi fatti. Online la rassegna stampa completa dal 1988
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03 January 2011
Da vent'anni in Europa...
Di seguito tutti gli articoli della rassegna stampa di Fortress Europe sulle vittime dell'immigrazione suddivisi per anno.| 2008 | ||||
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Dati sulle vittime anno per anno
Canale di Sicilia
Verso Spagna e Canarie
Mar Egeo
Mar Adriatico
Statistiche sugli sbarchi nel Mediterraneo
01 January 2011
I numeri del Canale di Sicilia anno per anno
| Anno | Morti | Dispersi | Totale |
| 2010 | 3 | 17 | 20 |
| 2009 | 49 | 376 | 425 |
| 2008 | 119 | 1.055 | 1.274 |
| 2007 | 146 | 410 | 556 |
| 2006 | 96 | 206 | 302 |
| 2005 | 78 | 359 | 437 |
| 2004 | 111 | 95 | 206 |
| 2003 | 90 | 323 | 413 |
| 2002 | 127 | 109 | 236 |
| 2001 | 8 | 0 | 8 |
| 1998 | 14 | 2 | 16 |
| 1997 | 6 | 0 | 6 |
| 1996 | 284 | 19 | 303 |
| 1994 | 0 | 2 | 2 |
| Totale | 1.127 | 3.076 | 4.203 |
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