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02 February 2016

Nel Canale di Sicilia 13.318 morti dal 1994


The solid sea, by Alberta Torres    

Dal 1994, nel Canale di Sicilia sono morte almeno 13.318 persone, lungo le rotte che vanno dalla Libia (Zuwarah, Tripoli, Misratah), dalla Tunisia (Kelibia, Sousse, Chebba e Mahdia) e dall'Egitto (Alexandria, Kafr Sheikh) verso le isole di Lampedusa, Pantelleria, Malta, la Sicilia e parte della costa ionica calabrese. Pe più di metà delle vittime (9.965) le salme non sono state recuperate e giacciono in fondo al mare. Soltanto nel 2015 le vittime sono state 3.106. Una media di 250 morti al mese, 8 al giorno: un'ecatombe. Senza tenere conto di tutti i naufragi fantasma, di cui non sapremo mai niente. Altri 229 giovani sono annegati navigando dalla città di Annaba, in Algeria, alla Sardegna.

07 October 2013

Il silenzio dei vivi, la fabbrica dei luoghi comuni e quelle storie che cambieranno l'estetica della frontiera



In questi quattro giorni dopo il naufragio di Lampedusa sono stato intervistato e citato dalle principali testate internazionali. Dal Corriere a l’Espresso, da Le Monde a l’Ansa, dalla Rai a Sky e tanti altri. Eppure provo un senso di tristezza. Mi sembra tutto un teatrino, in cui il pensiero egemone ammette una voce fuori dal coro per poi uscirne fuori ancora più forte. Forse, la verità è che per cambiare il racconto della frontiera non servono altri esperti. Ma servono racconti, servono storie, servono soggetti. Possibile che ancora non abbiamo visto un’intervista ai superstiti? Che ancora non abbiamo sentito le parole dei loro cari che li aspettavano a braccia aperte nelle città di mezza Europa? Possibile che non sappiamo niente del lutto che ha colpito i quartieri di Asmara per i suoi trecento figli ingoiati dal mare?

04 October 2013

Non sei tu il mare? E allora rispondimi! Lampedusa, i suoi morti e le parole per dire la guerra in frontiera


Le foto dei sacchi di morti in fila sul molo di Lampedusa, le ho già viste due volte. Ma non era l'Italia. Era la Libia, era la Siria... Ed erano i morti dei bombardamenti abbandonati sui marciapiedi davanti agli ospedali di campo. In fondo la guerra si assomiglia sempre, ovunque si faccia. Anche quando è la guerra che l’Europa combatte ogni giorno in frontiera, contro i poveri che rivendicano il diritto alla mobilità disobbedendo alle nostre folli leggi sull’immigrazione. Quella guerra però non la vogliamo vedere. Per noi è tutto normale. Un amaro gioco delle parti, in cui le uniche colpe sono degli scafisti cattivi, della burrasca o del fato. E nemmeno i 300 martiri di oggi ci apriranno gli occhi. Perché sono soltanto numeri. Numeri come quelli che incideranno con un chiodo sul cemento fresco gettato in fretta sulle tombe dei corpi ripescati in tempo. Tutti gli altri, saranno mangiati dai pesci sui fondali del mare, mentre qualcuno dall'altro lato del mondo chiederà invano del proprio amore. Ecco forse sono queste le parole giuste. Parole d'amore in questa palude di morte. Le parole di Tesfay Mehari, un famoso cantante eritreo, che dedica questo pezzo alla donna che ha perso nei mari d'Italia. Forse non c'è bisogno delle grandi tragedie per aprire gli occhi. Basterebbe sentire proprio il dolore di un amore spezzato per sempre, per vedere tutto ad un tratto la guerra e distinguere le sue vittime dai suoi colpevoli.

Mare, dentro di te sta il mio amore. 
Hai preso la sua anima e il suo cuore. 
Mare, riportala a riva, fammi parlare di nuovo con lei. 
Cercala ovunque, trovala, fallo per me. 
Mare riportami l'amore della mia anima
Insieme ai suoi compagni pellegrini di questo destino.
Creature del mare, siete voi gli unici testimoni di questa storia 
E allora ditemi: quali sono state le sue ultime parole prima di partire 
Mare! 
Non sei tu il mare? E allora rispondimi!

23 January 2012

Soltanto il mare


Negli ultimi dieci anni a Lampedusa sono approdate decine di migliaia di persone. Nessuno però ci era ancora ritornato. Tantomeno per fare un film. Dagmawi Yimer però sentiva forte questo bisogno. Un po' per conoscere l'isola di cui nel 2006 aveva visto soltanto il molo, il centro d'accoglienza e l'aeroporto. E un po' per dire grazie agli uomini della guardia costiera che gli salvarono la vita, e fare pace con la sua storia, che da quel giorno è cambiata, e con quel mare che tante vite ha inghiottito, e con quella gente, gli isolani, spesso strumentalizzati dai media. E allora questo film (50 minuti) diventa un omaggio all'isola, e un tentativo più unico che raro, di fare dialogare i suoi abitanti con uno che è venuto dal mare, e che ormai quell'isola la sente un po' come una seconda casa. Un film di Dagmawi Yimer (già coautore di Come un uomo sulla terra), Giulio Cederna e Fabrizio Barraco

02 August 2011

Alla mia mamma

Riceviamo e pubblichiamo questa lettera da Lampedusa. A scrivere è un ragazzino di 14 anni. Si chiama Said Islam Yacoub, è nato in Camerun il 17 settembre del 1997, e non riesce più a trovare sua mamma Kadijatou. Suo papà è morto, e con la mamma hanno passato gli ultimi quattro anni a Sebha, in Libia. Ormai non la vede dallo scorso 17 marzo. Quel giorno lei non è rientrata a casa. E dopo qualche giorno, le milizie di Gheddafi sono venuti a prendere Said Islam e l'hanno portato via, caricato con la forza insieme a centinaia di altri africani deportati verso nord, nei porti sul Mediterraneo da dove salpano le barche dirette a Lampedusa. A quattro mesi di distanza da quel viaggio, Said ha deciso di scrivere una lettera alla mamma. Vuole che lei sappia quanto lui la ama e quanto ha bisogno di lei. Vuole che lei sappia che è vivo e che la cerca sempre. Nessuno sa dove lei possa trovarsi. Ma Said è convinto che sia ancora viva. Potrebbe essere ancora a Sebha, nei campi profughi di Choucha, in Niger o in qualche centro di accoglienza in Italia. Ovunque lei sia, aiutateci a diffondere la lettera di Said e a cercarla.

10 June 2011

Le chiamano le lampedusane

Scritto per noi da Marta Bellingreri

Le chiamano le lampedusane. Ma sono nigeriane sbarcate a Lampedusa gravide e trasferite spesso d'urgenza all'Ospedale Civico di Palermo. Fino al 20 maggio erano solo nigeriane, poi si sono aggiunte due sorelle somale, una pakistana e continuano ad arrivare nigeriane. Oggi ha partorito la quarta in una settimana. Negli ultimi due mesi ne sono passate diverse, anche di altre nazionalità, l'unità operativa di Ostetricia e Ginecologia le ha ricoverate, fatte partorire e fatte sistemare, tramite le assistenti sociali, nei centri e nelle case. Ma ancora in sette sono là. Pare che però in due mesi non si siano mai risolti alcuni problemi che in primis le infermiere che si prendono cura di loro ne lamentano l'impellente necessità: si tratta della disperazione che prima del travaglio del parto le assale non avendo alcuna notizia dei mariti ed eventualmente dei familiari con cui sono arrivate sulle coste lampedusane.

17 February 2011

Associazioni tunisine a Lampedusa, rimpatriati gli egiziani

"Quanti morti ci vorrano ancora, signori e signore che governate, per cambiare politica e regolare la questione migratoria nel rispetto del diritto di tutti a una vita dignitosa? Sono già annegati tanti, fermate la vostra caccia all'uomo e collaborate con i nuovi governi democratici del sud per fare davvero del Mediterraneo una regione di pace e di prosperità economica per tutti". Dopo la conferma del naufragio di Zarzis, si fa sentire anche la società civile tunisina. Il comunicato arriva da Parigi ed è firmato dalla Federazione tunisina per la cittadinanza delle due rive, nota da anni per il suo impegno contro il regime di Ben Ali e per i diritti dei tunisini espatriati. Mentre preparano l'invio di una missione d'inchiesta a Lampedusa tra i loro connazionali, chiedono alle autorità tunisine di aprire un'inchiesta sullo speronamento che ha causato la morte di 35 persone, e all'Europa di collaborare con le nascenti democrazie del sud anziché fare del terrorismo psicologico sull'invasione che non ci sarà. Parole al vento.

15 February 2011

Radio Passpartù. Finalmente liberi

Ma perché secondo voi le cose più interessanti si sentono su piccole webradio indipendenti e non nel mainstream? E allora grazie a Marzia Coronati e Elise Melot, e a Andrea Cocco, di Passpartù e ai loro ospiti in trasmissione Annalisa, Christian, Mohsen Lihidheb e Fulvio Vassallo Paleologo, che ci raccontano i fatti della Tunisia visti da Zarzis, Lampedusa, Palermo e... dal centro espulsioni di Torino. Qui potete scaricare la puntata oppure ascoltarla in streaming sul sito di Amisnet.

icon for podpress  Passpartù 19: Finalmente liberi [27:00m]


20 January 2011

Nuovi arrivi nuovi sprechi

Ma Maroni non era quello delle ronde e del finalmente cattivi? E la vicesindaco leghista di Lampedusa, Angela Maraventano, non era quella delle navicarcere dove rinchiudere le persone fermate in mare? Perché adesso non si capisce come mai questa cosa degli alberghi a quattro stelle. Voglio dire a noi fa pure piacere, se non altro ribalta i paradigmi del benvenuto. Negli ultimi giorni infatti i 21 tunisini che sono arrivati via mare sull'isola hanno pernottato al Macondo Hotel, quattro stelle, a spese del contribuente. Il problema è che il contribuente da un anno paga anche il centro di prima accoglienza dell'isola, ancora sotto la gestione di "Lampedusa accoglienza", con 10 dipendenti stipendiati e altri 15 in cassa integrazione. Tutto regolare, di che lamentarsi, neanche ci fosse la crisi. Certo, da un anno sull'isola non ci sono praticamente sbarchi e quel centro è totalmente inutile. Ma qualcuno dovrà pure mangiarci su, tanto basta tagliare sulla scuola e i soldi si recuperano, vero Tremonti?

26 May 2009

Lampedusa raccontata da Erri De Luca

RAGUSA - 26 maggio 2009 - Lampedusa raccontata dalla voce di uno dei più sensibili scrittori italiani. Erri De Luca, che sulle traversate del Mediterraneo aveva già scritto il poema "Solo andata", racconta a "Che tempo che fa" la "sfilata della mala sorte" lungo una frontiera che "brulica di sbarre", alle porte della cinica Italia - dimentica del passato dei propri emigranti - che gli stranieri lascia "annegare per negare". Un discorso tagliente e insieme commovente. Un taglio diverso dai reportage che di solito pubblichiamo. Eppure ricco di spunti di riflessione.

30 April 2009

Lampedusa: bloccati i lavori alla base Loran. Il nuovo Cie è abusivo

Prefabbricati diretti alla base Loran. Clicca per vedere il video Carceri di PlasticaLUCCA, 30 aprile 2009 - Non ci sarà l'ampliamento del Centro di identificazione ed espulsione di Lampedusa, nella vecchia base Nato Loran. Lo ha deciso ieri la Conferenza dei servizi, che ha riunito alla Prefettura di Palermo rappresentanti del Comune di Lampedusa, della soprintendenza di Agrigento, degli assessorati regionali al territorio e ai beni culturali, della guardia forestale e del ministero dell'Interno. E oggi il Dipartimento libertà civili del Viminale ha disposto la chiusura del cantiere. Il Cie, che provvisoriamente funziona come centro di prima accoglienza - sarà comunque utilizzato nei preesistenti fabbricati in muratura della Loran. Il parere negativo della Conferenza dei servizi infatti riguarda soltanto la messa in opera dei prefabbricati che dovevano essere fissati su piattaforme di cemento preesistenti, realizzati a suo tempo in funzione di campi da tennis ed eliporto.

28 April 2009

Sbarchi: +75%. In dieci mesi 1.994 minori non accompagnati

PISTOIA, 28 aprile 2009 – Aumenta il numero di migranti intercettati nelle acque del Canale di Sicilia. Nei primi quattro mesi dell’anno sono stati 6.300, il 75% dello stesso periodo dello scorso anno, quando furono 3.600. Tale aumento si potrebbe spiegare da un lato con la diminuzione dei flussi verso la Spagna, a causa del giro di vite applicato dall’Algeria alle sue frontiere sud, che potrebbe aver dirottato un maggior numero di persone verso la rotta libico-italiana. Dall’altro come conseguenza dei ripetuti annunci di Maroni sull’avvio dei pattugliamenti congiunti e dei respingimenti in Libia a partire dal 15 maggio, che avrebbero potuto anticipare le partenze prima di tale termine, che sarà probabilmente rispettato, visto che proprio in questi giorni, ufficiali della marina libica sono a Gaeta per delle esercitazioni sulle tre motovedette che saranno presto inviate nel porto di Zuwarah.


22 April 2009

Lampedusa. Isola senza diritti

Lampedusa rischia di essere convertita in un'isola penitenziaria. Una zona di sospensione dei diritti e della legalità sia per gli isolani residenti che per i migranti che approdano, disperati, sulla costa più a sud d'Europa. KOM-PA.net e Border Line Sicilia si sono recati sull'isola nel mese di marzo 2009 per cercare di capire cosa stia accadendo davvero. Un video di Enrico Montalbano, Emanuele Guida e Dario Riccobono



On line si può scaricare il report della visita a Lampedusa, che sarà presentato a Palermo giovedì 9 aprile alle 19:00 al centro sociale Laboratorio Zeta

(7 aprile 2009)

07 April 2009

Lampedusa. Così lo Stato calpesta i diritti di migranti e cittadini

ImageMODICA, 7 aprile 2009 - Che cosa succede a Lampedusa? Un rapporto recentemente pubblicato da kom-pa.net, borderline europe e borderline sicilia (con la collaborazione dei lampedusani comitato "NO CIE" e associazione Askavusa) aiuta a ricostruire gli eventi degli ultimi quattro mesi. A partire dagli sbarchi di dicembre, il blocco dei trasferimenti e il successivo decreto ministeriale che trasforma il centro di prima accoglienza di Contrada Imbriacola in un centro di identificazione e espulsione. Una forzatura che causa le proteste dei detenuti, sfociate in atti di autolesionismo, tentati suicidi e poi la rivolta che mette a fuoco un'intera area del centro. Parallelamente anche i lampedusani scendono in piazza per dire no alla costruzione del nuovo centro nella vecchia base Nato, guidati dal sindaco De Rubeis, e spaventati dall'idea di un'isola carcere, come già fu ai tempi del fascismo e prima dei Borboni. Il rapporto mette in luce anche le criticità della nuova gestione degli arrivi. Gli emigrati vengono divisi in mare in base al colore della pelle. Bianchi verso il Cie di Lampedusa. Neri verso i centri per richiedenti asilo in Sicilia e nel resto d'Italia. Il tutto senza identificazione, senza accertamenti medici, e senza la possibilità di individuare da subito minori e categorie vulnerabili. Intanto nell'ultima settimana, il Viminale rende noto di aver rimpatriato 69 dei detenuti a Lampedusa.

Ecco il testo del rapporto, scaricabile in pdf dal sito di Kom-pa.net. Da vedere anche il video

27 September 2008

Lampedusa: mitra sulle navi francesi di Frontex

ROMA, 27 settembre 2008 - Mitra a bordo contro gli immigrati nel Canale di Sicilia. Almeno sui mezzi francesi. Lo denuncia l'euro-parlamentare Giusto Catania, che il 25 settembre ha presentato un'interrogazione scritta alla Commissione europea "sull'utilizzo di armi da parte di agenti Frontex durante i salvataggi in mare”. Una foto scattata al molo di Lampedusa la sera del 24 settembre e pubblicata sul sito di Catania, mostra un militare con un mitra a tracolla, puntato – secondo testimoni oculari – contro il gruppo di migranti a bordo della fregata francese Arago P675. La nave è impegnata nella missione congiunta di pattugliamento Nautilus III, coordinata dall’agenzia europea Frontex e attiva nel Canale di Sicilia, tra la Libia, Malta e l’Italia. Gli stessi migranti soccorsi dalla P675 la sera del 24 settembre, hanno raccontato ai giornalisti sul molo e agli operatori umanitari, che i militari francesi avrebbero sparato in aria al momento dell’avvicinamento in mare del vecchio peschereccio su cui viaggiavano in 212. La tensione – secondo il racconto degli immigrati – sarebbe nata in seguito a un piccolo impatto tra le due imbarcazioni per un errore di manovra. I militari avrebbero allora sparato alcuni colpi di mitra, chiedendo contemporaneamente di mantenere la calma. In seguito, i militari stessi avrebbero mantenuto i mitra puntati verso i migranti per tutto il tragitto e fino all'entrata in porto a Lampedusa, come testimoniato da giornalisti e operatori umanitari presenti al molo.

21 August 2008

Sempre più minori non accompagnati a Lampedusa e Canarie

ROMA – Non hanno ancora 18 anni e attraversano da soli il Mediterraneo alla volta dell’Europa. Sono alcune migliaia i minori non accompagnati che ogni anno rischiano la vita sulle rotte dell'immigrazione. Ragazzi poco più che adolescenti: afgani e iraqeni in Grecia; eritrei, somali e tunisini in Italia; marocchini, senegalesi e nigeriani in Spagna. Il loro numero aumenta di anno in anno. A Lampedusa, nei soli mesi di maggio, giugno e luglio, ne sono arrivati 635, il 7% del totale di 8.954 migranti giunti in Sicilia nello stesso periodo. I dati sono stati diffusi dalla ong Save the Children, presente al centro di prima accoglienza di Lampedusa dal maggio 2008, insieme a UNHCR, IOM e Croce Rossa. La maggior parte proviene da Eritrea(19%); Somalia (17,1%); Nigeria (16,8%), Ghana (12,5%), Togo (3,5%), e Sudan (1, 3%). Un 12, 6% infine si dichiara palestinese, sebbene spesso si tratti di ragazzi dei paesi del Maghreb. Con la bella stagione, gli arrivi di minori sono aumentati, passando dai 174 di maggio, ai 228 di giugno, e ai 373 di luglio. Numeri che il sistema di seconda accoglienza fatica ad assorbire. Altrove il problema l’hanno risolto alla radice. In Spagna ad esempio. Dove i centri per minori non accompagnati alle isole Canarie sono al collasso, e i minori si è cominciato a rimpatriarli.

02 July 2008

Porta d'Europa. A Lampedusa un monumento ai caduti

PALERMO, 2/7/08 – È il primo monumento alla memoria dei migranti morti nel Mediterraneo. Si trova sull'ultimo promontorio dell'isola di Lampedusa, nella contrada Cavallo Bianco, su una collina di roccia ed arbusti che guarda il mare, verso sud. È una porta in ceramica refrattaria alta cinque metri, realizzata dallo scultore Mimmo Paladino. Il monumento è stato inaugurato lo scorso 28 giugno 2008, grazie al sostegno di Amani, Mondadori, Alternativa Giovani e Comunità Koinonia. Un simbolo importante. Che va a intaccare l'immaginario collettivo. Che pone un punto di domanda alle coscienze. Perché quella strage non appartiene al passato, ma al tempo presente, e verosimilmente al futuro.

11 June 2008

Lampedusa Gate to Europe

Vai alla galleriaEvery year, thousands of migrants and refugees from Africa pay smugglers to help them cross the Mediterranean sea to Europe. The Italian island of Lampedusa is one of their main destination. The migrants are sent out on their own from Libya in overloaded boats by their smugglers and often lose their way. Misinformed about the dangers they are bound to face, hundreds never make it across the Mediterranean. Some are lucky to be spotted by the fishermen who report their location to the Italian Coast Guard. Many of those who reach Europe and do not get sent back, find a reality which does not resemble their dreams of a better life. A photo reportage by Mashid Mohadjerin

Vai alla galleriaGate to Europe. Boat refugees in Lampedusa, Italy
Vai alla galleria
Objects left behind on a newly arrived refugee boat, Lampedusa, Italy
Vai alla galleriaSan Nicola Varco. A make-shift migrants settlement
Vai alla galleriaStranded in Libya. African migrants stuck on their way to Europe


To contact the author: info@mashid.com - Tel. +1 917 378 7961

06 October 2006

Porta d'Europa

L'isola di Lampedusa è un mucchio di roccia calcarea di appena venti chilometri quadrati, più vicina all'Africa che all'Europa. In origine un paese di pescatori, diventata con il tempo un luogo di vacanze. Dagli anni '90, con le nuove politiche europee di restringimento e chiusura nei confronti dell'immigrazione legale, Lampedusa è diventata uno dei principali approdi dei cosiddetti clandestini. Intanto, al largo di Lampedusa i pescatori dell'isola continuano a ritrovare le tracce di quelli che non sono riusciti a raggiungere la porta d'Europa e di cui nessuno conosce la tragica fine.