Il blog di Gabriele Del Grande. Quattro anni di viaggi nel Mediterraneo lungo i confini dell'Europa. Alla ricerca delle storie che fanno la storia. La storia che studieranno i nostri figli, quando nei testi di scuola si leggerà che negli anni duemila morirono a migliaia nei mari d'Italia e a migliaia vennero arrestati e deportati dalle nostre città. Mentre tutti fingevano di non vedere.
30 October 2009
حفلة عيد ميلاد بمركز تحديد الهوية والطرد في روما لفتاة عمرها 16 عاماً!
Birthday party in the CIE of Rome. But the girl is 16!
29 October 2009
Localizada una patera con dos inmigrantes muertos a 66 millas de Cartagena
EFE - Murcia - 29/10/2009 - Salvamento Marítimo ha localizado hoy en alta mar, a 66 millas al sureste de Cartagena, una patera con cuatro personas a bordo, dos de las cuales habían fallecido, ha informado la Delegación del Gobierno en Murcia. La primera noticia de la presencia de dicha embarcación, en la que se decía que a bordo de la patera iban dos personas, se tuvo por la comunicación hecha por un petrolero francés a Salvamento Marítimo, que de inmediato desplazó a la zona a un helicóptero Helimer y a una embarcación Salvamar.
Una vez que el primero llegó al lugar del avistamiento, comprobó que en la patera había cuatro personas, dos de ellas fallecidas, mientras que las otras dos se encontraban en aparente mal estado, con síntomas de deshidratación y apariencia de haber bebido agua del mar.
La Delegación del Gobierno ha informado además de que el citado helicóptero tenía que volver a tierra para repostar, por lo que se desplazó al lugar otro aparato con base en Valencia, que procedió al rescate de los dos supervivientes, que se encuentran ingresados en el hospital Rosell de Cartagena.
En cuanto a los dos fallecidos, fueron transbordados a bordo de la embarcación Salvamar, que los traslada al puerto de Cartagena.
Una vez que el primero llegó al lugar del avistamiento, comprobó que en la patera había cuatro personas, dos de ellas fallecidas, mientras que las otras dos se encontraban en aparente mal estado, con síntomas de deshidratación y apariencia de haber bebido agua del mar.
La Delegación del Gobierno ha informado además de que el citado helicóptero tenía que volver a tierra para repostar, por lo que se desplazó al lugar otro aparato con base en Valencia, que procedió al rescate de los dos supervivientes, que se encuentran ingresados en el hospital Rosell de Cartagena.
En cuanto a los dos fallecidos, fueron transbordados a bordo de la embarcación Salvamar, que los traslada al puerto de Cartagena.
"Come un uomo sulla terra". In libreria il cofanetto libro e dvd
Dopo centinaia di proiezioni in tutta Italia, dopo decine di premi e riconoscimenti in tutta Europa, dopo la messa in onda in RAI
Asinitas Onlus e ZaLab, con il patrocino di Amnesty Italia, presentano
COME UN UOMO SULLA TERRA
Il libro + il film in DVD
(Infinito edizioni, € 15,00)
Asinitas Onlus e ZaLab, con il patrocino di Amnesty Italia, presentano
COME UN UOMO SULLA TERRA
Il libro + il film in DVD
(Infinito edizioni, € 15,00)
In un unico cofanetto, il film di Andrea Segre, Dagmawi Yimer e Riccardo Biadene e il libro dell'Archivio delle Memorie Migranti a cura di Marco Carsetti e Alessandro Triulzi, con una prefazione di Ascanio Celestini
"Dovremmo avere il coraggio di guardare questo film e non crederci. Ma se ci fa venire un dubbio, andiamocelo a togliere" (dalla prefazione di Ascanio Celestini)
"Come un uomo sulla terra" è il documentario che ha rotto il silenzio sugli accordi tra Italia e Libia e ha svelato le terribili violenze subite dai migranti arrestati e respinti in Libia.Un racconto pieno di dignità che ha commosso e indignato centinaia di migliaia di italiani.
Un racconto in prima persona, per svelare le atrocità a cui sono destinati migliaia di uomini, donne e bambini respinti dalla "cattiveria" del Ministro Maroni e consegnati alle brutalità di uno Stato dittatoriale e violento come la Libia.
Un film contro le violenze e le sopraffazioni di respingimenti e deportazioni dei migranti.
Per la prima volta in libreria la versione integrale del film Come un uomo sulla terra (sottotitolato in 5 lingue: Italiano, Inglese, Spagnolo, Tedesco e Francese) corredata da un inedito libro di testimonianze raccolte all'interno dell' Archivio delle Memorie Migranti, il progetto ideato da Asinitas Onlus in collaborazione con ZaLab e Lettera27 per dare dignità, ascolto e spazio alle memorie dei migranti che hanno raggiunto e raggiungono il nostro Paese.
All'interno del libro sono contenuti interventi, oltre che dei cinque autori, dei due giornalisti e consulenti del film Gabriele Del Grande e Stefano Liberti e dei due critici cinematografici Dario Zonta e Boris Sollazzo.
Il dvd, curato da Stefano Collizzolli di ZaLab, contiene inoltre 50 minuti di inediti contenuti speciali, comprendenti un cortometraggio di Dagmawi Yimer, una fotogalleria di Gabriele Del Grande e un estratto dell'audiodocumentario "Noi difendiamo l'Europa!" di Roman Herzog, frutto entrambi di un'inchiesta svolta all'interno dei centri di detenzione in Libia nel novembre 2008.
ACQUISTA ON LINE IL DVD+LIBRO "COME UN UOMO SULLA TERRA"
NESSUN POTRA' PIU' DIRE "NON SAPEVO"
I guadagni della vendita tramite il nostro sito andranno a sostenere la vita quotidiana dei protagonisti del film e le attività sociali e culturali di Asinitas Onlus e ZaLab
IN ANTEPRIMA
venerdì 6 novembre, ROMA, la Feltrinelli, Galleria Colonna, ore 18,00;
martedì 10 novembre, ROMA, cinema Aquila, via L'Aquila 68, ore 18,00.
vai al calendario delle proiezioni
Organizza una presentazione e proiezione
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martedì 10 novembre, ROMA, cinema Aquila, via L'Aquila 68, ore 18,00.
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28 October 2009
Brevi dalla frontiera n°12
UE: IMMIGRAZIONE; ITALIA INCASSA SOSTEGNO, ONERI DIVISI
(di Chiara De Felice)
BRUXELLES, 30 OTT - L'Italia e gli altri Paesi europei, continuamente sotto pressione per i flussi migratori dalla sponda sud del Mediterraneo, incassano il sostegno del resto della Ue, che oggi si è impegnata a condividere con loro oneri e responsabilità di un fenomeno che non accenna a dare tregua. «Pienamente soddisfatta» l'Italia, che per il ministro degli Esteri, Franco Frattini, si è vista accogliere tutte le proposte più importanti. Dopo che il premier Silvio Berlusconi e il presidente Nicolas Sarkozy, in una lettera congiunta, avevano chiesto «solidarietà concreta» ai loro partner europei, il Consiglio risponde in modo affermativo e sottolinea nelle sue conclusioni come ci sia «la necessità di solidarietà tangibile ed efficace con gli Stati membri che subiscono una particolare pressione migratoria». Tre le azioni che Roma e Parigi sollecitavano, tutte accolte dalle conclusioni del Consiglio. Primo, il rafforzamento di Frontex, l'agenzia europea di pattugliamento delle coste. La Ue chiede alla Commissione di studiare la possibilità «di noleggio regolare, finanziato da Frontex, di voli di rimpatrio congiunti» di clandestini. Inoltre, per «potenziare le capacità operative di Frontex», i 27 chiedono «una messa a punto di procedure operative comuni chiare, con regole d'ingaggio per le operazioni congiunte in mare, badando a tutelare le persone bisognose di protezione». E anche «la cooperazione operativa tra Frontex e paesi di origine e di transito» deve aumentare. Semaforo verde anche per la proposta italiana di creare un'Agenzia europea per l'Asilo, che sarà attiva entro la fine di dicembre. Ultimo punto, il potenziamento del dialogo con la Libia sulla gestione della migrazione e la risposta all'immigrazione clandestina: la Ue sollecita un accordo che copra anche gli aspetti «della cooperazione in mare, del controllo delle frontiere e della riammissione». L'Italia è «pienamente soddisfatta» dalle decisioni adottate oggi dal Consiglio in materia di immigrazione: «Abbiamo ottenuto il recepimento delle proposte più importanti» avanzate di recente da Berlusconi e Sarkozy«, ha detto il ministro degli Esteri Franco Frattini nella conferenza stampa che ha chiuso il summit a Bruxelles.(ANSA).
TRATTA: IN ITALIA COME SCHIAVE DONNE 'ACQUISTATÈ IN VILLAGGI NIGERIA
BARI, 30 OTT - Sarebbero a capo di un'organizzazione che 'acquistà giovani donne nei villaggi della Nigeria, portate poi in Italia, dopo un viaggio disumano via mare, e costrette a prostituirsi, con maltrattamenti, minacce e anche riti voodoo. Per questo oggi gli agenti di polizia della Questura di Bari hanno fermato due donne e stanno cercando un uomo. Le due donne fermate sono due 'maman', Adedeji Leliletu, di 29 anni, e Aigbe Abies, di 35, entrambe nigeriane, accusate di riduzione in schiavitù, tratta degli esseri umani, violenza sessuale, favoreggiamento all'immigrazione clandestina, induzione e sfruttamento della prostituzione. L'uomo ricercato è un nigeriano di circa 50 anni, che avrebbe sostenuto le 'maman' nelle loro attività. In particolare, l'uomo avrebbe sfruttato e maltrattato un'altra giovane prostituta nigeriana, di 25 anni: è stata questa giovane donna a permettere agli agenti di aprire l'indagine che ha portato ai fermi di oggi. La giovane è una vittima dell'organizzazione: lo scorso 26 luglio venne ricoverata nel Policlinico di Bari con ferite da taglio. In un primo momento raccontò agli agenti di avere avuto una colluttazione con un cliente. Versione che successivamente smentì, raccontando agli agenti di polizia di essere stata accoltellata lievemente, per circa 10 volte, al collo e al petto, da una prostituta sua connazionale, a Sandonaci, nel brindisino, dove era costretta a prostituirsi. La lite sarebbe nata per futili motivi, probabilmente, secondo gli investigatori, per una discussione per un panino. Nonostante le ferite, la giovane nigeriana prese un treno e tornò a Bari, dove viveva da quando l'uomo ricercato l'aveva portata dalla provincia di Milano. Qui era giunta dopo un lungo viaggio. Arrivata dalla Libia, la donna era sbarcata a Lampedusa, poi trasferita nel Cie di Crotone, e infine presa in consegna dall'uomo ricercato che le aveva promesso un lavoro. A Bari, la giovane prostituta era diventata vittima delle due 'maman', considerate dagli inquirenti a capo di una organizzazione criminale a livello regionale. Le donne, che tenevano la giovane sotto scacco anche con riti voodoo e minacce, hanno anche costretto la giovane ad abortire con potenti intrugli di medicine, dopo che questa era rimasta incinta a causa delle ripetute violenze sessuali subite da amici delle 'maman'.(ANSA)
CONSIGLIO TOSCANA, MOZIONE SUI RESPINGIMENTI COLLETTIVI
Firenze, 29 ott. - È stata approvata a maggioranza (hanno votato contro i gruppi del centrodestra) dal Consiglio regionale della Toscana la mozione «sulla situazione dei respingimenti collettivi» degli immigrati che cercano di sbarcare sulle coste italiane. Ad illustrare il testo del documento, sottoscritto da Sd, Pd, gruppo Misto, Verdi, Prc, Pdci e Ps, è stata la prima firmataria Alessia Petraglia (Sd). La consigliera ha ricordato che i principi dei diritti della persona previsti dalla Convenzione europea, dalla Corte europea dei diritti umani, dalla Convenzione di Ginevra e da una serie di articoli della normativa italiana e dei protocolli sottoscritti dall'Italia «vietano le espulsioni collettive» e prevedono la verifica, caso per caso, della sussistenza dei requisiti «per il diritto di asilo». Una verifica «che l'Italia non fa», ha detto Petraglia. Con la mozione impegna quindi la Giunta regionale «a richiamare il governo nazionale al rispetto dei diritti umani e degli obblighi internazionali» sospendendo «le pratiche di respingimento collettivo» e impegna la Giunta «a chiedere al Parlamento nazionale l'attivazione di una commissione sull'attuazione degli accordi Italia-Libia» per verificare se i migranti in arrivo abbiano i requisiti per concedere loro il diritto d'asilo (Adnkronos)
NIENTE MIGRANTI A LAMPEDUSA, CENTRI RIDOTTI CONVENZIONE CON SOCIETÀ IN SCADENZA, 55 LICENZIAMENTI
LAMPEDUSA (AGRIGENTO), 29 OTT - Scade fra due giorni la convenzione tra il ministero dell'Interno e la società 'Lampedusa accoglienzà che gestisce il centro per i migranti che sbarcano nell'isola e i responsabili dell'azienda hanno già comunicato ai 55 dipendenti l'imminente licenziamento. I due centri per i migranti però non chiuderanno, spiega il sindaco di Lampedusa Dino De Rubeis, perchè vi continueranno a operare una sessantina tra militari e carabinieri del battaglione di Palermo. «So che la convenzione era in scadenza ma la dovrebbero avere prorogata al 31 dicembre perchè il ministero non intende chiudere nè il centro di contrada Imbriacola nè quello di Capo Ponente - spiega de Rubeis - Gli operatori della società Lampedusa Accoglienza però stanno per essere licenziati visto che comunque non ci sono migranti. Il ministero ha rimesso a posto la vecchia struttura, ma Lampedusa Accoglienza ha dovuto diminuire le ore di lavoro ai 40 precari, poi licenziati. Un altra trentina di lavoratori a tempo indeterminato, che lavoravano nel vecchio centro di accoglienza, hanno avuto l'avviso di licenziamento». Sembra infatti difficile che il ministero rinnovi il contratto perchè il numero dei migranti che giungono a Lampedusa si è ridotto notevolmente grazie all'accordo tra Italia e Libia; i migranti intercettati al largo dell'isola delle Pelagie vengono respinti o dirottati verso Porto Empedocle (Ag). «Nei mesi scorsi - aggiunge il sindaco - hanno adoperato i dipendenti per la manutenzione, ma ormai sono otto mesi che si praticano i respingimenti e, in pratica, non lavorano più. A Imbriacola rimangono comunque 30 militari che il ministro della Difesa Ignazio La Russa mandò a dicembre scorso e poi una trentina carabinieri». È probabile che sia bandita una nuova gara, ma in ogni caso i tempi si potrebbero allungare. Una delle possibilità, paventate dalla Cisl, è una sorta di contratto a chiamata per il personale, di volta in volta, se sarà necessario per fronteggiare le emergenze. (ANSA)
SBARCA IN CALABRIA UN CENTINAIO DI CURDI
CROTONE, 28 OTT - Un centinaio di immigrati di etnia curda sono sbarcati stamani sulla costa crotonese, nel tratto compreso tra Steccato di Cutro e Botricello. Gli immigrati sono arrivati a riva a bordo di un vecchio peschereccio di una ventina di metri, finito sulla riva di notte. Quindi si sono allontanati a piedi dalla zona. A segnalare lo sbarco alle forze dell'ordine sono stati alcuni passanti. Carabinieri e polizia hanno rintracciato gli immigrati a gruppetti, sparsi lungo la costa, sino a Catanzaro. Nei pressi della stazione del quartiere Lido, infatti, è stato trovato l'ultimo gruppetto. Adesso gli immigrati, tra i quali ci sono alcune donne e ragazzi di età compresa tra i 9 ed i 17 anni, vengono portati nel Centro di prima accoglienza Sant'Anna di Isola Capo Rizzuto dove saranno identificati. (ANSAmed)
SBARCO POZZALLO, FERMATI QUATTRO PRESUNTI SCAFISTI
Palermo, 28 ott. - (Adnkronos) - Quattro persone, due egiziani e due eritrei sono stati fermati nella tarda serata di ieri sera dagli agenti della Squadra mobile di Ragusa e del Servizio centrale operativo della Polizia di Roma, insieme ai militari della Guardia di Finanza. Si tratta di Rafat Moatemid, 34 anni; Karim Al Braui, 25 anni; Amaniel Ashmelash, 26 anni; e Huruy Gyssau, 25 anni. I quattro sono accusati di associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, omicidio colposo e reati inerenti il codice della navigazione. Per gli investigatori sarebbero gli scafisti del barcone con cui lunedì scorso, dopo essere rimasto per diversi giorni in balia del mare in tempesta, sono sbarcati 297 immigrati a Pozzallo, nel ragusano. Durante la traversata un migrante è deceduto per gli stenti. I quattro cittadini extracomunitari sottoposti a fermo sono stati rinchiusi presso la casa circondariale di Modica a disposizione del sostituto procuratore della Repubblica, Gaetano Scollo. (Loc/Col/Adnkronos)
BARCONE;INDAGINI SU SOSPETTO ABORTO PER STENTI
POZZALLO (RAGUSA), 28 OTT - Potrebbero essere due i morti causati dagli stenti a cui sono stati sottoposti i 297 migranti sbarcati due giorni fa Pozzallo: oltre all'uomo il cui corpo era nel barcone, ci sarebbe anche l'aborto di una giovane donna che avrebbe perso il figlio per gli stenti subiti durante i sei giorni di traversata, trascorsi senza viveri e acqua. È il nuovo profilo di indagine sul quale sta lavorando la squadra mobile della Questura di Ragusa che, su disposizione della Procura di Modica, sta acquisendo le cartelle cliniche delle persone ricoverate in ospedale dopo lo sbarco. Tra queste ci sarebbe una donna che mostrava i segni di un aborto naturale; gli investigatori stanno cercando di verificare se possa essere stato causato dall'assenza di cibo e di bevande sull'imbarcazione. Le indagini hanno fatto emergere le «condizioni disumane» a cui sono stati sottoposti i migranti: senza viveri e acqua per una traversata nel mare in tempesta durata sei giorni. Il viaggio sarebbe stato preceduto da una sorta di «corso di sopravvivenza in Libia, da dove i migranti sono salpati, con l'obbligo di mangiare una sola volta in dieci giorni.(ANSA)
ITALIA-GRECIA, PATTUGLIE MISTE NEI PORTI
ATENE, 28 OTT - Pattuglie miste italo-greche per il controllo dell'immigrazione sono entrate in funzione a Bari e Brindisi da una parte e nei porti di Patrasso ed Igoumenitsa dall'altra. L'operazione, che si articola in controlli a campione sul transito sia passeggeri che merci, è volta a frenare il traffico di esseri umani verso l'Italia e l'Europa che avviene in particolare con il trasporto di immigrati in container, tir o altri veicoli in partenza dai porti ellenici. Per quanto riguarda la parte italiana le pattuglie miste sono sotto la responsabilità della Direzione centrale dell'immigrazione e della polizia delle frontiere, attraverso l'Ufficiale di collegamento italiano in Grecia, e da parte greca sono invece organizzate dalla Guardia costiera. Decine di migliaia di immigrati giungono ogni anno in Grecia sopratutto dalla Turchia, con l'obiettivo di raggiungere il resto dell'Europa. A cominciare dall'Italia dai porti di Patrasso e Igoumenitsa che collegano regolarmente i due Paesi.(ANSAmed)
(di Chiara De Felice)
BRUXELLES, 30 OTT - L'Italia e gli altri Paesi europei, continuamente sotto pressione per i flussi migratori dalla sponda sud del Mediterraneo, incassano il sostegno del resto della Ue, che oggi si è impegnata a condividere con loro oneri e responsabilità di un fenomeno che non accenna a dare tregua. «Pienamente soddisfatta» l'Italia, che per il ministro degli Esteri, Franco Frattini, si è vista accogliere tutte le proposte più importanti. Dopo che il premier Silvio Berlusconi e il presidente Nicolas Sarkozy, in una lettera congiunta, avevano chiesto «solidarietà concreta» ai loro partner europei, il Consiglio risponde in modo affermativo e sottolinea nelle sue conclusioni come ci sia «la necessità di solidarietà tangibile ed efficace con gli Stati membri che subiscono una particolare pressione migratoria». Tre le azioni che Roma e Parigi sollecitavano, tutte accolte dalle conclusioni del Consiglio. Primo, il rafforzamento di Frontex, l'agenzia europea di pattugliamento delle coste. La Ue chiede alla Commissione di studiare la possibilità «di noleggio regolare, finanziato da Frontex, di voli di rimpatrio congiunti» di clandestini. Inoltre, per «potenziare le capacità operative di Frontex», i 27 chiedono «una messa a punto di procedure operative comuni chiare, con regole d'ingaggio per le operazioni congiunte in mare, badando a tutelare le persone bisognose di protezione». E anche «la cooperazione operativa tra Frontex e paesi di origine e di transito» deve aumentare. Semaforo verde anche per la proposta italiana di creare un'Agenzia europea per l'Asilo, che sarà attiva entro la fine di dicembre. Ultimo punto, il potenziamento del dialogo con la Libia sulla gestione della migrazione e la risposta all'immigrazione clandestina: la Ue sollecita un accordo che copra anche gli aspetti «della cooperazione in mare, del controllo delle frontiere e della riammissione». L'Italia è «pienamente soddisfatta» dalle decisioni adottate oggi dal Consiglio in materia di immigrazione: «Abbiamo ottenuto il recepimento delle proposte più importanti» avanzate di recente da Berlusconi e Sarkozy«, ha detto il ministro degli Esteri Franco Frattini nella conferenza stampa che ha chiuso il summit a Bruxelles.(ANSA).
TRATTA: IN ITALIA COME SCHIAVE DONNE 'ACQUISTATÈ IN VILLAGGI NIGERIA
BARI, 30 OTT - Sarebbero a capo di un'organizzazione che 'acquistà giovani donne nei villaggi della Nigeria, portate poi in Italia, dopo un viaggio disumano via mare, e costrette a prostituirsi, con maltrattamenti, minacce e anche riti voodoo. Per questo oggi gli agenti di polizia della Questura di Bari hanno fermato due donne e stanno cercando un uomo. Le due donne fermate sono due 'maman', Adedeji Leliletu, di 29 anni, e Aigbe Abies, di 35, entrambe nigeriane, accusate di riduzione in schiavitù, tratta degli esseri umani, violenza sessuale, favoreggiamento all'immigrazione clandestina, induzione e sfruttamento della prostituzione. L'uomo ricercato è un nigeriano di circa 50 anni, che avrebbe sostenuto le 'maman' nelle loro attività. In particolare, l'uomo avrebbe sfruttato e maltrattato un'altra giovane prostituta nigeriana, di 25 anni: è stata questa giovane donna a permettere agli agenti di aprire l'indagine che ha portato ai fermi di oggi. La giovane è una vittima dell'organizzazione: lo scorso 26 luglio venne ricoverata nel Policlinico di Bari con ferite da taglio. In un primo momento raccontò agli agenti di avere avuto una colluttazione con un cliente. Versione che successivamente smentì, raccontando agli agenti di polizia di essere stata accoltellata lievemente, per circa 10 volte, al collo e al petto, da una prostituta sua connazionale, a Sandonaci, nel brindisino, dove era costretta a prostituirsi. La lite sarebbe nata per futili motivi, probabilmente, secondo gli investigatori, per una discussione per un panino. Nonostante le ferite, la giovane nigeriana prese un treno e tornò a Bari, dove viveva da quando l'uomo ricercato l'aveva portata dalla provincia di Milano. Qui era giunta dopo un lungo viaggio. Arrivata dalla Libia, la donna era sbarcata a Lampedusa, poi trasferita nel Cie di Crotone, e infine presa in consegna dall'uomo ricercato che le aveva promesso un lavoro. A Bari, la giovane prostituta era diventata vittima delle due 'maman', considerate dagli inquirenti a capo di una organizzazione criminale a livello regionale. Le donne, che tenevano la giovane sotto scacco anche con riti voodoo e minacce, hanno anche costretto la giovane ad abortire con potenti intrugli di medicine, dopo che questa era rimasta incinta a causa delle ripetute violenze sessuali subite da amici delle 'maman'.(ANSA)
CONSIGLIO TOSCANA, MOZIONE SUI RESPINGIMENTI COLLETTIVI
Firenze, 29 ott. - È stata approvata a maggioranza (hanno votato contro i gruppi del centrodestra) dal Consiglio regionale della Toscana la mozione «sulla situazione dei respingimenti collettivi» degli immigrati che cercano di sbarcare sulle coste italiane. Ad illustrare il testo del documento, sottoscritto da Sd, Pd, gruppo Misto, Verdi, Prc, Pdci e Ps, è stata la prima firmataria Alessia Petraglia (Sd). La consigliera ha ricordato che i principi dei diritti della persona previsti dalla Convenzione europea, dalla Corte europea dei diritti umani, dalla Convenzione di Ginevra e da una serie di articoli della normativa italiana e dei protocolli sottoscritti dall'Italia «vietano le espulsioni collettive» e prevedono la verifica, caso per caso, della sussistenza dei requisiti «per il diritto di asilo». Una verifica «che l'Italia non fa», ha detto Petraglia. Con la mozione impegna quindi la Giunta regionale «a richiamare il governo nazionale al rispetto dei diritti umani e degli obblighi internazionali» sospendendo «le pratiche di respingimento collettivo» e impegna la Giunta «a chiedere al Parlamento nazionale l'attivazione di una commissione sull'attuazione degli accordi Italia-Libia» per verificare se i migranti in arrivo abbiano i requisiti per concedere loro il diritto d'asilo (Adnkronos)
NIENTE MIGRANTI A LAMPEDUSA, CENTRI RIDOTTI CONVENZIONE CON SOCIETÀ IN SCADENZA, 55 LICENZIAMENTI
LAMPEDUSA (AGRIGENTO), 29 OTT - Scade fra due giorni la convenzione tra il ministero dell'Interno e la società 'Lampedusa accoglienzà che gestisce il centro per i migranti che sbarcano nell'isola e i responsabili dell'azienda hanno già comunicato ai 55 dipendenti l'imminente licenziamento. I due centri per i migranti però non chiuderanno, spiega il sindaco di Lampedusa Dino De Rubeis, perchè vi continueranno a operare una sessantina tra militari e carabinieri del battaglione di Palermo. «So che la convenzione era in scadenza ma la dovrebbero avere prorogata al 31 dicembre perchè il ministero non intende chiudere nè il centro di contrada Imbriacola nè quello di Capo Ponente - spiega de Rubeis - Gli operatori della società Lampedusa Accoglienza però stanno per essere licenziati visto che comunque non ci sono migranti. Il ministero ha rimesso a posto la vecchia struttura, ma Lampedusa Accoglienza ha dovuto diminuire le ore di lavoro ai 40 precari, poi licenziati. Un altra trentina di lavoratori a tempo indeterminato, che lavoravano nel vecchio centro di accoglienza, hanno avuto l'avviso di licenziamento». Sembra infatti difficile che il ministero rinnovi il contratto perchè il numero dei migranti che giungono a Lampedusa si è ridotto notevolmente grazie all'accordo tra Italia e Libia; i migranti intercettati al largo dell'isola delle Pelagie vengono respinti o dirottati verso Porto Empedocle (Ag). «Nei mesi scorsi - aggiunge il sindaco - hanno adoperato i dipendenti per la manutenzione, ma ormai sono otto mesi che si praticano i respingimenti e, in pratica, non lavorano più. A Imbriacola rimangono comunque 30 militari che il ministro della Difesa Ignazio La Russa mandò a dicembre scorso e poi una trentina carabinieri». È probabile che sia bandita una nuova gara, ma in ogni caso i tempi si potrebbero allungare. Una delle possibilità, paventate dalla Cisl, è una sorta di contratto a chiamata per il personale, di volta in volta, se sarà necessario per fronteggiare le emergenze. (ANSA)
SBARCA IN CALABRIA UN CENTINAIO DI CURDI
CROTONE, 28 OTT - Un centinaio di immigrati di etnia curda sono sbarcati stamani sulla costa crotonese, nel tratto compreso tra Steccato di Cutro e Botricello. Gli immigrati sono arrivati a riva a bordo di un vecchio peschereccio di una ventina di metri, finito sulla riva di notte. Quindi si sono allontanati a piedi dalla zona. A segnalare lo sbarco alle forze dell'ordine sono stati alcuni passanti. Carabinieri e polizia hanno rintracciato gli immigrati a gruppetti, sparsi lungo la costa, sino a Catanzaro. Nei pressi della stazione del quartiere Lido, infatti, è stato trovato l'ultimo gruppetto. Adesso gli immigrati, tra i quali ci sono alcune donne e ragazzi di età compresa tra i 9 ed i 17 anni, vengono portati nel Centro di prima accoglienza Sant'Anna di Isola Capo Rizzuto dove saranno identificati. (ANSAmed)
SBARCO POZZALLO, FERMATI QUATTRO PRESUNTI SCAFISTI
Palermo, 28 ott. - (Adnkronos) - Quattro persone, due egiziani e due eritrei sono stati fermati nella tarda serata di ieri sera dagli agenti della Squadra mobile di Ragusa e del Servizio centrale operativo della Polizia di Roma, insieme ai militari della Guardia di Finanza. Si tratta di Rafat Moatemid, 34 anni; Karim Al Braui, 25 anni; Amaniel Ashmelash, 26 anni; e Huruy Gyssau, 25 anni. I quattro sono accusati di associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, omicidio colposo e reati inerenti il codice della navigazione. Per gli investigatori sarebbero gli scafisti del barcone con cui lunedì scorso, dopo essere rimasto per diversi giorni in balia del mare in tempesta, sono sbarcati 297 immigrati a Pozzallo, nel ragusano. Durante la traversata un migrante è deceduto per gli stenti. I quattro cittadini extracomunitari sottoposti a fermo sono stati rinchiusi presso la casa circondariale di Modica a disposizione del sostituto procuratore della Repubblica, Gaetano Scollo. (Loc/Col/Adnkronos)
BARCONE;INDAGINI SU SOSPETTO ABORTO PER STENTI
POZZALLO (RAGUSA), 28 OTT - Potrebbero essere due i morti causati dagli stenti a cui sono stati sottoposti i 297 migranti sbarcati due giorni fa Pozzallo: oltre all'uomo il cui corpo era nel barcone, ci sarebbe anche l'aborto di una giovane donna che avrebbe perso il figlio per gli stenti subiti durante i sei giorni di traversata, trascorsi senza viveri e acqua. È il nuovo profilo di indagine sul quale sta lavorando la squadra mobile della Questura di Ragusa che, su disposizione della Procura di Modica, sta acquisendo le cartelle cliniche delle persone ricoverate in ospedale dopo lo sbarco. Tra queste ci sarebbe una donna che mostrava i segni di un aborto naturale; gli investigatori stanno cercando di verificare se possa essere stato causato dall'assenza di cibo e di bevande sull'imbarcazione. Le indagini hanno fatto emergere le «condizioni disumane» a cui sono stati sottoposti i migranti: senza viveri e acqua per una traversata nel mare in tempesta durata sei giorni. Il viaggio sarebbe stato preceduto da una sorta di «corso di sopravvivenza in Libia, da dove i migranti sono salpati, con l'obbligo di mangiare una sola volta in dieci giorni.(ANSA)
ITALIA-GRECIA, PATTUGLIE MISTE NEI PORTI
ATENE, 28 OTT - Pattuglie miste italo-greche per il controllo dell'immigrazione sono entrate in funzione a Bari e Brindisi da una parte e nei porti di Patrasso ed Igoumenitsa dall'altra. L'operazione, che si articola in controlli a campione sul transito sia passeggeri che merci, è volta a frenare il traffico di esseri umani verso l'Italia e l'Europa che avviene in particolare con il trasporto di immigrati in container, tir o altri veicoli in partenza dai porti ellenici. Per quanto riguarda la parte italiana le pattuglie miste sono sotto la responsabilità della Direzione centrale dell'immigrazione e della polizia delle frontiere, attraverso l'Ufficiale di collegamento italiano in Grecia, e da parte greca sono invece organizzate dalla Guardia costiera. Decine di migliaia di immigrati giungono ogni anno in Grecia sopratutto dalla Turchia, con l'obiettivo di raggiungere il resto dell'Europa. A cominciare dall'Italia dai porti di Patrasso e Igoumenitsa che collegano regolarmente i due Paesi.(ANSAmed)
27 October 2009
Statistiche sugli sbarchi nel Mediterraneo
Fortress Europe, vittime dell'immigrazione alle frontiere europee dal 2006 al 2008
| Isole Canarie | Stretto di Gibilterra | Canale di Sicilia | Sardegna | Mar Egeo | Altro | Totale | |
| 2008 | 136 | 216 | 642 | 60 | 181 | 267 | 1502 |
| 2007 | 745 | 142 | 556 | 65 | 257 | 177 | 1.942 |
| 2006 | 1035 | 215 | 302 | 0 | 73 | 463 | 2.088 |
| Totale | 1916 | 573 | 1500 | 125 | 511 | 907 | 5532 |
Fortress Europe, migranti intercettati nel Canale di Sicilia e migranti arrestati in Libia
*escluso imigranti intercettati a Malta, dato trascurabile
**dato non pervenuto
| 2003 | 2004 | 2005 | 2006 | 2007 | 2008 | |
| Migranti intercettati nel Canale di Sicilia* | 14.000 | 13.000 | 17.500 | 19.000 | 20.455 | 36.900 |
| Migranti arrestati in Libia e rimpatriati | 43.000 | 54.000 | 47.991 | 53.842 | 30.490 | ** |
**dato non pervenuto
Fortress Europe, migranti intercettati nel Mediterraneo e nell'Atlantico dal 2006 al 2008
| Isole Canarie | Andalucia | Canale di Sicilia | Malta | Mar Egeo | totale | |
| 2008 | 9.089 | 3.017 | 36.900 | 2.700 | 15.315 | 67.021 |
| 2007 | 12.624 | 3.748 | 20.450 | 613 | 9.240 | 46.675 |
| 2006 | 32.000 | 5.579 | 19.000 | 311 | 4.000 | 60.890 |
Fortress Europe, sbarchi a Malta
| 2002 | 2003 | 2004 | 2005 | 2006 | |
| 1.686 | 502 | 1.388 | 1.822 | 1.780 |
Fortress Europe, sbarchi alle Canarie
| 1999 | 2000 | 2001 | 2002 | 2003 | 2004 | 2005 | 2006 | 2007 | |
| 875 | 2.410 | 4.112 | 9.875 | 9.388 | 8.426 | 4.715 | 31.678 | 12.478 |
Fortress Europe, sbarchi nello stretto di Gibilterra
| 1999 | 2000 | 2001 | 2002 | 2003 | 2004 | 2005 | 2006 | 2007 | |
| 2.694 | 12.789 | 14.405 | 6.795 | 9.788 | 7.245 | 7.066 | 7.502 | 5.579 |
Fortress Europe, sbarchi in Italia
| 1999 | 2000 | 2001 | 2002 | 2003 | 2004 | 2005 | 2006 | 2007 | 2008 | |
| Sicilia | 1.973 | 2.782 | 5.504 | 18.225 | 14.017 | 13.594 | 22.824 | 21.400 | 16.585 | 34.540 |
| Calabria | 1.545 | 5.045 | 6.093 | 2.122 | 177 | 23 | 88 | 282 | 1.971 | 663 |
| Puglia | 46.481 | 18.990 | 8.546 | 3.372 | 137 | 18 | 9 | 243 | 61 | 127 |
| Sardegna | 0 | 0 | 0 | 0 | 0 | 0 | 16 | 182 | 1.548 | 1.621 |
| Totale sbarchi | 49.999 | 26.817 | 20.143 | 23.719 | 14.331 | 13.635 | 22.939 | 22.016 | 20.165 | 36.951 |
I dati sono tratti dai dati ufficiali dei ministeri dell'Interno dei vari paesi. Per approfondimenti, guarda le nostre pagine su Wikipedia:
Rotte africane dei migranti
Rotte dei migranti africani nel Mediterraneo
Rotte dei migranti africani nel Sahara
8 Afghan immigrants drown as boat sinks in Greece
PISTOIA - Eccola la minaccia all'Europa. Sono 3 donne e 5 bambini. Annegati lungo la fuga dalle bombe dell'Afghanistan. Per loro però nessun funerale di Stato. Soltanto ipocrisia e lacrime di coccodrillo. Si parla poco di Grecia. Ma l'Egeo sta diventando la rotta più battuta. Mentre in Spagna e Italia il numero degli arrivi è diminuito del 60% nel primo semestre 2009, secondo dati Frontex il numero di arrivi in Grecia nei primi sei mesi dell'anno è aumentato del 47%, passando da 9.500 persone a 14.000. Molti sono proprio afgani. Gli stessi che poi attraversano l'Adriatico nascosti nei camion imbarcati sui traghetti di linea, da Patrasso a Ancona, Venezia, Brindisi e Bari. La cronaca di AP.
By NICHOLAS PAPHITIS, Associated Press
ATHENS, 27 October 2009, Greece – A small boat loaded with Afghan families smashed onto the rocks and sank off an island in the Aegean Sea on Tuesday, causing three immigrant women and five children to drown.
The deadly accident highlighted the plight of thousands of migrants who risk their lives every year to reach the European Union.
Athens accused neighboring Turkey, from where the vessel set off, of doing little to stop thousands of illegal immigrants from arriving in Greece. Human rights groups, however, urged Greece to improve its treatment of migrants and its handling of asylum applications.
The coast guard said high waves swept the flimsy boat with 18 on board onto a rocky shore on Lesvos. Seven men, a woman and a child — all Afghans — swam ashore and were hospitalized for observation.
An 18th survivor, only identified as a Turkish man, was arrested on smuggling charges.
Under Greece's tough immigration laws, traffickers involved in fatal accidents face life terms and a minimum euro500,000 ($750,000) fine.
Later Tuesday, the coast guard rescued another 45 illegal immigrants found abandoned on an uninhabited islet off the island of Anafi in the southeastern Aegean.
Lying only five miles (eight kilometers) from Turkey's western shore, Lesvos is one of the main points of arrival for illegal immigrants, who use rickety boats to slip through a porous sea border dotted with hundreds of islands.
Deputy Citizen's Protection Minister Spyros Vougias said the incident merited an official complaint to Turkey.
"We need a solution to the problems Turkey causes by tolerating the actions of human traffickers," he said. "There must be an end to this slave trade."
Greece also wants more support from other EU members and has begun receiving assistance from the bloc's new border protection agency, Frontex.
"Every day, Greek authorities have to handle the security of 300-400 people seeking a safe destination in Greece," Citizen's Protection Minister Michalis Chryssochoides said. "We lack sufficient infrastructure, funds and cross-border cooperation."
Some 5,500 people were detained on Lesvos in the first eight months of this year, compared to more than 13,000 in 2008.
Often fleeing war zones in Asia and Africa, the migrants pay thousands of dollars to smuggling gangs for a long and perilous journey to the west. Accidents at sea are frequent, while migrants trying to enter by land from Turkey face border minefields that have claimed at least 82 lives since 1994.
A spokeswoman for the United Nations refugee agency said Tuesday's drownings showed that migrants from war-torn countries are not deterred by strict anti-migration policies.
"As long as there are wars and violations of human rights, people will continue to be desperate and risk their lives," said UNHCR spokeswoman Ketty Kehagioglou.
Kehagioglou urged the government to improve the screening process for asylum seekers and create better migrant holding facilities.
She said UNCHR officials who visited the Pagani center on Lesvos last weekend saw some 700 people held in "appalling, outrageous" conditions.
"In one ward, there were more than 200 women and children with only 2 toilets," Kehagioglou said. "Their mattresses were soiled with water from the toilets and the smell was unbearable."
The Socialist government, elected three weeks ago, has pledged to improve migrants' rights.
By NICHOLAS PAPHITIS, Associated Press
ATHENS, 27 October 2009, Greece – A small boat loaded with Afghan families smashed onto the rocks and sank off an island in the Aegean Sea on Tuesday, causing three immigrant women and five children to drown.
The deadly accident highlighted the plight of thousands of migrants who risk their lives every year to reach the European Union.
Athens accused neighboring Turkey, from where the vessel set off, of doing little to stop thousands of illegal immigrants from arriving in Greece. Human rights groups, however, urged Greece to improve its treatment of migrants and its handling of asylum applications.
The coast guard said high waves swept the flimsy boat with 18 on board onto a rocky shore on Lesvos. Seven men, a woman and a child — all Afghans — swam ashore and were hospitalized for observation.
An 18th survivor, only identified as a Turkish man, was arrested on smuggling charges.
Under Greece's tough immigration laws, traffickers involved in fatal accidents face life terms and a minimum euro500,000 ($750,000) fine.
Later Tuesday, the coast guard rescued another 45 illegal immigrants found abandoned on an uninhabited islet off the island of Anafi in the southeastern Aegean.
Lying only five miles (eight kilometers) from Turkey's western shore, Lesvos is one of the main points of arrival for illegal immigrants, who use rickety boats to slip through a porous sea border dotted with hundreds of islands.
Deputy Citizen's Protection Minister Spyros Vougias said the incident merited an official complaint to Turkey.
"We need a solution to the problems Turkey causes by tolerating the actions of human traffickers," he said. "There must be an end to this slave trade."
Greece also wants more support from other EU members and has begun receiving assistance from the bloc's new border protection agency, Frontex.
"Every day, Greek authorities have to handle the security of 300-400 people seeking a safe destination in Greece," Citizen's Protection Minister Michalis Chryssochoides said. "We lack sufficient infrastructure, funds and cross-border cooperation."
Some 5,500 people were detained on Lesvos in the first eight months of this year, compared to more than 13,000 in 2008.
Often fleeing war zones in Asia and Africa, the migrants pay thousands of dollars to smuggling gangs for a long and perilous journey to the west. Accidents at sea are frequent, while migrants trying to enter by land from Turkey face border minefields that have claimed at least 82 lives since 1994.
A spokeswoman for the United Nations refugee agency said Tuesday's drownings showed that migrants from war-torn countries are not deterred by strict anti-migration policies.
"As long as there are wars and violations of human rights, people will continue to be desperate and risk their lives," said UNHCR spokeswoman Ketty Kehagioglou.
Kehagioglou urged the government to improve the screening process for asylum seekers and create better migrant holding facilities.
She said UNCHR officials who visited the Pagani center on Lesvos last weekend saw some 700 people held in "appalling, outrageous" conditions.
"In one ward, there were more than 200 women and children with only 2 toilets," Kehagioglou said. "Their mattresses were soiled with water from the toilets and the smell was unbearable."
The Socialist government, elected three weeks ago, has pledged to improve migrants' rights.
(Associated Press Writer Costas Kantouris in Thessaloniki contributed to this report)
L'analisi di Paleologo. Luci e ombre di un salvataggio
di Fulvio Vassallo Paleologo, Università di Palermo
PALERMO - Sembrano concluse la operazioni di salvataggio del peschereccio carico di migranti, in balia delle onde per giorni, mentre l’Italia e Malta tentavano di coinvolgere le forze libiche per realizzare un ennesimo respingimento collettivo verso la polizia di Gheddafi. Grazie alla perizia del comandante della petroliera Antignano i migranti sono sopravvissuti alla tempesta che per tre giorni ha spazzato il Canale di Sicilia. Probabilmente solo le avverse condizioni meteo, una burrasca da nord forza otto, hanno impedito alle unità libiche, di intesa con il governo italiano e le autorità maltesi, di effettuare un altra deportazione di massa che avrebbe precluso qualunque possibilità di raggiungere un paese europeo dove presentare una istanza di asilo o di protezione internazionale. E che avrebbe avuto come vittime anche donne e minori.La vicenda solleva numerosi interrogativi, malgrado la sua conclusione apparentemente felice, turbata però dalla scoperta di un cadavere a bordo del barcone, e desta gravi preoccupazioni per quanto potrà accadere ancora nei prossimi mesi invernali, per effetto dei recenti accordi siglati tra Malta, l’Italia e la Libia.
Sembra infatti che alle procedure di respingimento diretto verso le coste africane, con il coinvolgimento attivo delle unità militari italiane e maltesi, come si è fatto per tutta l’estate, si preferisca adesso delegare alle navi militari libiche il compito di effettuare il blocco e la deportazione dei migranti che sono scoperti in acque internazionali, o ai limiti delle acque territoriali libiche, mentre tentano di raggiungere l’Italia. Forse le mutate e più severe condizioni meteo impediscono le “operazioni lampo” realizzate dalla Guardia di finanza di stanza a Lampedusa, che in poche ore, su segnalazione delle unità Frontex, intercettava le imbarcazioni cariche di migranti e le “restituiva” ai libici, con trasbordi in mare spesso violenti e in violazione del divieto di espulsioni collettive. In otto-dieci ore non è facile arrivare al limite delle acque libiche, respingere i migranti e rientrare a Lampedusa, come è stato possibile durante l’estate quando il mare era calmo.
Forse si sono accesi troppi riflettori su queste prassi di “cooperazione pratica” tra le polizie italiane, maltesi e libiche, dopo che la Commissione Europea ha chiesto informazioni all’Italia proprio sui respingimenti collettivi, dopo che le Procure di Agrigento e Siracusa hanno aperto indagini penali iscrivendo nel registro degli indagati alti esponenti della Guardia di finanza, dopo che la Corte Europea dei diritti dell’Uomo ha continuato a ricevere gli esposti di quanti sono stati deportati in Libia.
Al posto dei respingimenti collettivi si profila dunque la sistematica omissione di intervento, anche per giorni, in attesa che i mezzi libici intervengano a fare il “lavoro sporco”, anche in acque internazionali, anche in zona SAR ( ricerca e salvataggio) di competenza di Malta, anche quando ad intervenire nei primi soccorsi sono state unità italiane o maltesi.
La realtà sembra diversa da quanto dichiarato dalle autorità. Almeno nelle prime ore dopo la chiamata di soccorso il governo italiano ha fatto di tutto per non rispettare le Convenzioni internazionali sul diritto del mare e le normative comunitarie che impongono di salvaguardare i diritti fondamentali delle persone anche nel caso dei respingimenti in mare. Da tempo ormai gli accordi con la Libia vengono continuamente manipolati, ben al di là di quanto ha approvato il Parlamento quando li ha ratificati, lo scorso febbraio. Una ratifica seguita da una missione del ministro Maroni a Tripoli che ne ha immediatamente ridefinito la portata operativa, come si è potuto rilevare a partire dal 7 maggio di quest’anno.
In base all’articolo 2 del Protocollo firmato a Tripoli il 29 dicembre 2007 dal ministro Amato, richiamato espressamente nel Trattato di amicizia italo-libico firmato da Berlusconi nell’agosto del 2008, “l’Italia e la Grande Giamahiria organizzeranno pattugliamenti marittimi con 6 unità navali cedute temporaneamente dall’Italia. I mezzi imbarcheranno equipaggi misti con personale libico e con personale di polizia italiano per l'attività di addestramento, di formazione, di assistenza tecnica all'impiego e manutenzione dei mezzi. Dette unità navali effettueranno le operazioni di controllo, di ricerca e salvataggio nei luoghi di partenza e di transito delle imbarcazioni dedite al trasporto di immigrati clandestini, sia in acque territoriali libiche che internazionali, operando nel rispetto delle Convenzioni internazionali vigenti, secondo le modalità operative che saranno definite dalle competenti autorità dei due Paesi”. Dunque, in base agli accordi conclusi da Maroni a Tripoli lo scorso febbraio, proprio quelle imbarcazioni donate dall’Italia, come altre imbarcazioni militari libiche, possono anche operare in acque internazionali, andando a “riprendere” i migranti che fuggiti dalla Libia stanno per raggiungere Malta o l’Italia, per chiedere asilo, o comunque per salvare la vita. Senza alcun “rispetto per le Convenzioni internazionali vigenti”.
Così i governi europei rimangono con le mani pulite, anche a rischio di commettere una vera e propria omissione di soccorso, come si è verificato dal caso della nave PINAR fino alla tristissima vicenda del gommone carico di eritrei morti di stenti ma negati dal governo italiano alla fine di agosto, ed ancora pochi giorni fa.
Quanto avviene nelle acque del Canale di Sicilia dal mese di maggio contrasta con la normativa interna in materia di regole di ingaggio delle unità navali preposte al contrasto dell’immigrazione irregolare.
Il decreto del Ministro dell’interno 19 giugno 2003 (Misure su attività di contrasto dell'immigrazione illegale via mare), emanato in attuazione dell’art. 12, comma 9-quinquies T.U., introdotto dalla legge n. 189/2002, consente attività di pattugliamento di unità navali italiane anche al fine di rinviare imbarcazioni prive di bandiera nei porti di provenienza (non in qualsiasi porto), ma rispettando ben determinate procedure e comunque, in ogni caso, tutte le attività devono essere improntate “alla salvaguardia della vita umana ed al rispetto della dignità della persona” (art. 7), oltre al limite, invalicabile, del rispetto dei diritti umani nei termini ben definiti dal diritto nazionale, comunitario ed internazionale, nei termini seguenti.
Se i migranti in navigazione si trovino in stato di pericolo ogni nave italiana ha il dovere di soccorrerli e di trasbordarli sulle unità navali italiane; infatti in base alla Convenzione internazionale sulla ricerca ed il salvataggio marittimo, adottata ad Amburgo il 27 aprile 1979 (Marittime Search and Rescue Sar), a cui l’Italia ha aderito e ha dato esecuzione con legge 3 aprile 1989, n. 147, ogni nave italiana è obbligata a procedere alle operazioni di soccorso ai naufraghi e, nel caso verifichi lo stato di pericolo delle imbarcazioni dei migranti, ha l’obbligo di portarli in porto sicuro e dunque in Italia, essendo il luogo in cui le navi italiane sono autorizzate ad attraccare e dove gli stranieri possono essere protetti da gravi violazioni dei diritti umani. Dove potrebbero anche presentare una domanda di asilo politico e di protezione internazionale; anche quando una nave militare o in servizio di polizia prende misure di ispezione o controllo nei confronti di un’imbarcazione che è sospettata di trasportare migranti in condizioni irregolari ha comunque l’obbligo di assicurare l'incolumità e il trattamento umano delle persone a bordo e l’applicazione del principio di non allontanamento e le altre norme della convenzione di Ginevra sullo status dei rifugiati (così prevedono gli artt. 9 e 19 del Protocollo addizionale per combattere il traffico di migranti via terra, via mare e via aria della Convenzione contro il crimine organizzato transnazionale, adottati dall'Assemblea generale il 15 novembre 2000 ed il 31 maggio 2001, ratificati e resi esecutivi con legge 16 marzo 2006, n. 146);
I respingimenti collettivi verso la Libia, anche nella versione più recente camuffata da omissione di soccorso e richieste di intervento delle unità militari libiche, contrastano con la normativa comunitaria.
L’art. 12 del Codice comunitario delle frontiere Schengen prevede che le autorità di polizia possano bloccare i migranti che tentano di entrare nel territorio di uno stato Schengen, ma secondo la giurisprudenza della Corte di Giustizia questo potere non può essere esercitato in contrasto con i diritti fondamentali della persona umana, tra i quali va annoverato il diritto di chiedere asilo ed il diritto a non subire respingimenti collettivi.
Chiunque venga raccolto a bordo di una unità battente bandiera italiana in attività di controllo delle frontiere marittime, si trova in territorio italiano e se fa richiesta di asilo, o se si tratta di un minore, non può essere riconsegnato alle autorità di un paese terzo come la Libia, soprattutto quando non può essere stabilita la esatta provenienza delle persone raccolte in mare. Chi contravviene queste regole viola il diritto internazionale e questa stessa violazione andrebbe sanzionata anche dal giudice penale italiano quanto meno come abuso di ufficio, se non come omissione di soccorso o vero e proprio sequestro di persona. Sono forse queste le ragioni per le quali per giorni si è negato un intervento di assistenza, affidando ad una petroliera il compito di spianare il mare in burrasca, a lato del barcone carico di migranti, ed adesso si affida ai libici il lavoro sporco di effettuare concretamente la deportazione.
Il principio di non refoulement (non respingimento), sancito oltre che dalla Convenzione a salvaguardia dei diritti dell’Uomo (CEDU) e dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, dalla Convenzione di Ginevra del 1951, vale anche in acque internazionali, come è ribadito nelle linee guida dell’ACNUR, ed anche quando c’è il rischio che le persone respinte verso un paese terzo come la Libia siano successivamente deportate verso i paesi di origine nei quali possono subire arresti arbitrari, torture o altri trattamenti disumani o degradanti.
Le deportazioni successive praticate su vasta scala dalla Libia, anche con fondi europei, aggravano le conseguenze della violazione del principio di non respingimento da parte di quei paesi come Malta e l’Italia che dovrebbero garantire soccorso ed assistenza, e non invece consentire deportazione ed arresti arbitrari. Per questo motivo chiamare le unità militari libiche per ricondurre i migranti che si trovano in acque internazionali quando invece dovrebbe scattare un obbligo di protezione e di salvataggio, equivale ad un respingimento collettivo vietato da tutte le convenzioni internazionali.
Il prefetto Rodolfo Ronconi, responsabile della Direzione centrale immigrazione e polizia della frontiera del Ministero dell’interno, ha dichiarato all'Ansa che: "il barcone si trovava in acque libiche [70 miglia a nord di Bengasi, ndr.] e se la petroliera italiana avesse preso a bordo i migranti, li avrebbe poi condotti, in accordo con Tripoli, verso le coste libiche da cui erano partiti. La Antignano non è però riuscita ad avvicinarsi al barcone: ha comunque lanciato viveri. Le cattive condizioni del mare hanno vanificato in seguito anche i tentativi (ben quattro) di una motovedetta libica di raggiungere l'imbarcazione, che nel frattempo aveva raggiunto le acque maltesi". Come avrebbe potuto la petroliera prendere a bordo i migranti se tutti dicono da giorni che la petroliera avrebbe distrutto al primo contatto la imbarcazione di legno stracarica di migranti? Che garanzie come “place of safety” poteva offrire la Libia sulla sorte successiva di migranti che si sapeva già essere eritrei, di donne, di minori ?
Altre circostanze della vicenda rimangono assai dubbie, soprattutto per quanto concerne le fasi iniziali. Di certo Malta e la Libia non sono rimaste a guardare, come sostengono la maggior parte dei mezzi di informazione. Tutti i governi coinvolti hanno tentato inizialmente di rispedire i migranti in Libia, e solo le avverse condizioni del mare hanno impedito alle navi militari libiche che avrebbero dovuto navigare verso nord, con una tempesta forza otto e venti a 50 nodi provenienti proprio da quella direzione, di raggiungere il barcone carico di migranti e quindi di ricondurre gli stessi verso il porto di partenza. In questo caso il maltempo ha salvato la vita dei migranti, ma in quante altre occasioni simili si sono verificate, e si potranno verificare ancora in futuro, tragedie senza testimoni?
La successione cronologica dei fatti relativi alle prime fasi delle azioni di salvataggio del barcone, in navigazione nel mare in tempesta per cinque giorni, suscita oggi gravi dubbi. Ci auguriamo che l’inchiesta penale aperta oggi contribuisca a fare chiarezza su quanto realmente avvenuto ed accerti tutte le responsabilità.
Il comandante della petroliera Antignano, intervistato da Repubblica TV ha dichiarato con la sua viva voce che la prima richiesta di intervento da parte del Corpo della capitaneria di porto italiano gli è stata rivolta alle 18,30 di giovedì 22 ottobre, un giorno prima di quanto annunciato dal governo italiano e poi diffuso da tutti i media. O abbiamo sentito male, o il comandante della petroliera si è sbagliato sulle date, oppure si può credere che il governo italiano abbia mentito e posticipato di 24 ore la data del primo segnale di soccorso, raccolto dalle autorità italiane e poi girato alla petroliera italiana per “coprire” le attività diplomatiche e militari tendenti a ricondurre il barcone verso il porto libico dal quale era salpato, probabilmente all’alba della giornata di giovedì, o nella notte precedente.
Che cosa è successo veramente nelle acque in tempesta del Canale di Sicilia tra giovedì 22 e venerdì 23? A bordo del barcone trainato nel porto di Pozzallo si è trovato anche il cadavere di un uomo. In quali circostanze è avvenuto il decesso, ed un intervento più tempestivo delle autorità italiane o maltesi avrebbe potuto salvare quella vita?
Per giustificare i ritardi nell’intervento delle unità militari di soccorso non basta addurre che il mare era agitato, perché la burrasca di giovedì e di venerdì a forza otto, secondo i bollettini meteomar era già diminuita a forza sette nella mattina di sabato, ed era ancora in diminuzione per tutta la giornata di domenica 25. In circostanze analoghe sono stati operati numerosi salvataggi in alto mare quando erano coinvolti dipartisti o traghetti italiani. Perché questa volta le avverse condizioni meteo avrebbero impedito un tempestivo intervento delle unità militari italiane?
Perchè i migranti non sono stati tratti i salvo nel pomeriggio di sabato o, al più tardi nella mattina di domenica, magari coinvolgendo - come si era fatto altre volte in passato - i pescherecci di altura di Mazara del Vallo? Perché il ministero dell’interno precisa adesso che almeno nelle prime ore anche l’intervento della petroliera Antignano era finalizzato alla deportazione dei migranti in Libia? Perché questo ennesimo balletto diplomatico ha tenuto per 48 ore almeno i naufraghi a rischio di morire annegati o di freddo? E in futuro, quante vittime dovremo attenderci quando le diatribe sulle competenze di salvataggio nelle acque internazionali ritarderanno ancora i soccorsi e non si troveranno navi come la Antignano a difendere dalle onde la rotta dei barconi dei disperati in fuga dalla Libia? Oppure si vogliono ancora altre vittime della fortezza Europa per confortare le opinioni pubbliche sempre più xenofobe sulla cattiveria dei governanti, e tentare magari di dissuadere altri che intendono ancora partire per attraversare il Canale di Sicilia verso l’Italia, in fuga dall’inferno libico? Che fine hanno fatto le unità FRONTEX, di base fino a poche settimane fa proprio a Malta?
Chiediamo alla Commissione Europea di fare luce sui rapporti tra le operazione dell’agenzia europea per il controllo delle frontiere FRONTEX e le attività di pattugliamento congiunto e di respingimento collettivo poste in essere dalle autorità italiane, maltesi e libiche. Chiediamo inoltre di conoscere le attività di salvataggio poste in essere dalle unità aero-navali di Frontex nelle acque internazionali e nella zona SAR di competenza della Repubblica maltese, a partire dall’avvio delle missioni gestite dall’Agenzia Europea per il controllo delle frontiere esterne con base a Malta.
Chiediamo che il Parlamento e l’Unione Europea impongano a Malta il rispetto dei doveri di salvataggio nella zona SAR di sua competenza, stabilendo analogo obbligo per l’Italia quando non vi siano mezzi maltesi pronti ad intervenire. Ove ciò non si verificasse, si dovrebbe adottare a livello internazionale un accordo che ridimensioni la zona SAR che Malta, soprattutto per ragioni economiche (pedaggi), si è riservata dalla fine della seconda guerra mondiale.
Il governo maltese deve accettare gli emendamenti aggiuntivi della Convenzione di Montego Bay del 1982, in vigore dal 2006 ed accettati dall’Italia, secondo i quali sono i governi rivieraschi comunque responsabili delle azioni di salvataggio. Ma chiediamo anche che venga superato il Regolamento Dublino 2 che scarica sugli stati esterni dell’Unione Europea la competenza per le domande di protezione internazionale. Malta a differenza dell’Italia, non può accogliere un numero elevato di richiedenti asilo e gli altri paesi europei devono accettare il ritrasferimento (resettlment) sui propri territori di quanti raggiungono quell’isola. Assai diverso il caso dell’Italia che accoglie soltanto un decimo (circa 50.000) dei rifugiati che accoglie la Germania (oltre 500.000).
Chiediamo alla magistratura italiana ed agli organismi dell’Unione Europea di accertare ed eventualmente sanzionare l’inadempimento degli obblighi di protezione nei confronti delle persone in pericolo di vita a mare, poste in essere dalle autorità maltesi, o durante operazioni di pattugliamento o di salvataggio coordinate dalle stesse autorità nella zona SAR ( Ricerca e soccorso) di competenza della Repubblica maltese. Ma la stessa verifica va avviata nei confronti delle autorità italiane per i respingimenti collettivi praticati su vasta scala fino a poche settimane fa.
Attendiamo che le corti internazionali, e, sarebbe tempo, qualche magistrato italiano, trovino la forza e la coerenza per comminare al governo italiano ed al governo maltese, condanne esemplari. Condanne e procedure di infrazione da parte della Commissione Europea che andrebbero estese ai responsabili operativi dell’Agenzia FRONTEX, ove se ne accertassero responsabilità omissive o violazioni delle normative comunitarie e/o internazionali.
Fulvio Vassallo Paleologo
Università di Palermo
Università di Palermo
26 October 2009
In Italia i 300 naufraghi abbandonati da Malta. Salvati da una petroliera
MALTA - Sono giunti a Pozzallo (Rg) i 300 eritrei e somali del peschereccio rimasto per quattro giorni nel mare in burrasca, senza che Malta prestasse i dovuti soccorsi. Tra di loro anche 46 donne, quattro delle quali incinte, 29 bambini e il cadavere di un uomo morto nella traversata. Dieci dei passeggeri sono stati ricoverati in ospedale in precarie condizioni di salute. Il vecchio peschereccio su cui viaggiavano è stato soccorso a una decina di miglia da Portopalo di Capo Passero da una motovedetta veloce della Guardia costiera e da un rimorchiatore d'altura di una vicina piattaforma off-shore. Si chiude così l'odissea dei 300 passeggeri, tra cui molte donne e bambini, che da venerdì erano in balia del brutto tempo, che tra sabato e domenica ha raggiunto mare forza 7 e vento 31 nodi. Ma il finale avrebbe potuto essere drasticamente diverso. Duecento persone su una barca instabile con il mare in burrasca sono state abbandonate alla sorte per quattro giorni dalle autorità libiche e maltesi, prima del loro ingresso nelle acque italiane. A salvare loro la vita è stato il pronto intervento della petroliera italiana Antignano, dirottata sul posto già venerdì sera, dopo che la Guardia costiera italiana aveva ricevuto l'allarme dai parenti di alcuni dei passeggeri a bordo, che avevano dato l'sos con il telefono satellitare a bordo. La petroliera, lunga 176 metri per una stazza di 40.000 tonnellate, ha scortato la barca navigando sopra vento per rompere l'onda e rendere la traversata verso nord meno pericolosa. All'equipaggio dell'Antignano va la nostra massima ammirazione.Ma quanto sono costate all'armatore della petroliera queste quattro giornate perse di lavoro? Perché un mezzo civile è obbligato a effettuare un salvataggio, mentre i mezzi militari di Malta possono soprassedere? Perché la politica prevale sull'urgenza di salvaguardare la vita umana? E se fosse occorso qualche problema alla navigazione? E se il peschereccio avesse imbarcato acqua e fosse affondato? Perché Malta non è intervenuta? E ancora, perché fino all'anno scorso la nostra Guardia costiera era libera di intervenire anche in acque internazionali di competenza maltese, quando si trattava di emergenze come questa, e da dopo il caso Pinar invece, a decidere se e quando intervenire è il Ministero degli Interni?
Dal canto suo Malta rispedisce le accuse al mittente. Il portavoce delle forze armate maltesi Ivan Consiglio dice: "Quando il barcone ha lanciato l'sos ha contattato l'Italia; secondo le convenzioni Sar il Paese a ricevere la richiesta di aiuto è obbligato a coordinare le operazioni di soccorso". Come se si parlasse di un servizio di recapito pacchi, e non di 300 persone che hanno rischiato la vita, abbandonate senza soccorsi nel mare in tempesta per quattro giorni. Mentre la politica decideva della loro sorte.
Il fatto che l'Italia abbia accolto i 300 naufraghi e che abbia rinunciato all'idea del respingimento, di cui si era parlato fino a ieri sera, non può che rallegrarci. Perché oltre ad avere avuto salva la vita, i 300 potranno anche far valere il proprio diritto d'asilo, essendo in maggior parte eritrei e somali. Paradossalmente a salvare i naufraghi è stato proprio il mare in burrasca. Lo sostiene il prefetto Rodolfo Ronconi, responsabile della Direzione centrale immigrazione e polizia della frontiera del Viminale, che ha dichiarato all'Ansa: "Il barcone si trovava in acque libiche [70 miglia a nord di Bengasi, ndr.] e se la petroliera italiana avesse preso a bordo i migranti, li avrebbe poi condotti, in accordo con Tripoli, verso le coste libiche da cui erano partiti. La Antignano non è però riuscita ad avvicinarsi al barcone: ha comunque lanciato viveri. Le cattive condizioni del mare hanno vanificato in seguito anche i tentativi (ben quattro) di una motovedetta libica di raggiungere l'imbarcazione, che nel frattempo aveva raggiunto le acque maltesi".
I due organizzatori del viaggio dei 300 (un eritreo e il libico proprietario della nave) sono stati arrestati oggi in Libia in un'operazione di polizia italo-libica. Ma gli altri intermediari che continuano a organizzare le traversate potrebbero fare tesoro della lezione: più il mare è brutto, minori sono i rischi di essere respinti. Se così fosse, la prossima stagione degli sbarchi - e conseguentemente delle stragi - non sarà più l'estate del mare piatto, ma questo inverno di burrasche.
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An Italian airline which flew more than 40 Iraqi asylum-seekers to Baghdad last week is refusing to take part in any more deportations after a public outcry over the controversial flights. The decision by Air Italy to end refugee charter work is a further blow to the Government's policy on removing people to the more dangerous parts of southern Iraq. Ministers were embarrassed last week when the Iraqi authorities refused entry to 30 of the failed asylum-seekers on board the Air Italy aircraft.
Blow to Government as Air Italy refuses to carry Iraqi asylum-seekers
By Robert Verkaik, Home affairs editor
Saturday, 24 October 2009
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Barcone sbarca nel ragusano, un morto tra i 207 migranti
PALERMO, 26/10/09 - Hanno raggiunto Pozzallo i 207 migranti che da giorni si trovavano in balia del mare nel canale di Sicilia dopo essere stati avvistati venerdì al largo delle coste libiche. Malta non li aveva soccorsi, la Libia aveva ignorato le ripetute segnalazioni delle autorità e sotto lo sguardo critico e preoccupato delle organizzazioni che si occupano dei diritti umani, i migranti sono stati aiutati solo quando sono entrati nelle acque Sar (salvataggio e ricerca) di competenza italiana. E ora si scopre che uno di loro non ce l'ha fatta.
Tre motovedette della capitaneria di porto hanno effettuato le operazioni di trasbordo, rese difficoltose dalle condizioni del mare che, nella zona, è forza quattro con vento di venti nodi. Al fianco del natante di 17 metri, per proteggerlo dalle difficile condizioni meteo, anche la petroliera "Antignano" del compartimento marittimo di Livorno, che era stata inviata sin da subito sul posto dell'avvistamento dalla Capitaneria di porto, e che si è messa a breve distanza dalla carretta del mare rifornendola costantemente di viveri e acqua.
L'odissea è terminata alle 17.45 circa, quando i 207 migranti sono stati fatti sbarcare a Pozzallo, in provincia di Ragusa. La zona dell'attracco è stata isolata dalle forze dell'ordine per consentire lo sbarco e l'assistenza. A quel punto la drammatica scoperta: a bordo anche un morto.
"Ci auguriamo che quanto prima si ponga fine a questa odissea", aveva detto la portavoce in Italia dell'Alto commissariato dell'Onu per i rifugiati, Laura Boldrini. "In questi giorni c'è stata molta confusione su competenze e responsabilità. Come dire che la storia purtroppo si ripete e i ping pong di responsabilità continuano. Ora la cosa più importante è che le operazioni di soccorso vadano a buon fine - ha concluso Boldrini - e che queste persone possano toccare terra ed essere assistite".
24 October 2009
مركز تورينو لتحديد الهوية والترحيل: جندي يكسر أسنانه، والآخر يتقدم بشكوى
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CIE in Turin: a soldier shatters his tooth, he files a report
Mimì sleeps on the bed, the farthest room in the blue section of the Centre for Identification and Expulsion (CIE) in Turin. He is 25 years old, but is barely audible when he speaks: "I'm not an animal, it is true we are illegal immigrants, but we are people, I have not done anything wrong, they should not have beat me up like this." He has been on a hunger strike for 13 days. He’s been imprisoned for the past four months. He is asking to be freed. And he is asking for justice. On September 13, 2009 he was beaten by two guards of the Alpine troops in the CIE of Turin. Before beginning his story he shows me his teeth. He’s missing a premolar. They shattered it with a punch in the mouth that night. The Turin Prosecutor is investigating the case. Because Mimì had the courage to report them.
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23 October 2009
Cie di Torino: algerino ingoia cinque pile per tornare in libertà
TORINO - Hammami non è uno stinco di santo. Vive in Italia da 10 anni, tre dei quali li ha passati al carcere di Pavia con una dura condanna per spaccio. Dieci anni in cui non ha mai avuto un permesso di soggiorno. Al centro di identificazione e espulsione di Torino l'hanno portato il 22 agosto scorso, all'uscita dal carcere di Pavia, a fine pena. Dice di essere algerino, di Annaba. E sa che le probabilità di essere rimpatriato sono molto scarse, a causa della mancata collaborazione del consolato algerino. Delle due una: “O mi rimpatriano, e non ho niente in contrario, oppure mi rilasciano, io qua dentro sei mesi non resisto, ho già fatto tre anni di galera, ho diritto alla libertà”. E ingoia una pila. La mette sulla lingua per lungo. Poi chiude la bocca e la butta giù. Poi ne ingoia un'altra. “Guarda giornalista, guarda”. E poi una terza. Se non avessi appena visto le lastre in infermeria penserei a un gioco di prestigio. Il medico gli ha fatto fare una radiografia dello stomaco. Sotto le costole, si vedono le sagome di una vite autofilettante di cinque centimetri, due pile, di quelle di 1,5 V e un accendino, di cui però si vede solo la parte metallica. Ma le radiografie sono di ieri. E nel frattempo Hammami si è mangiato altre cinque pile, un tassello di plastica e un pezzo del cellulare. Davanti ai miei occhi. É iniziato tutto ieri. Con la notifica della proroga del trattenimento di altri 60 giorni.
20 October 2009
Gli eritrei in Libia scrivono al papa: fermate i respingimenti
ROMA -Gli eritrei in Libia hanno scritto una lettera al Papa contro i respingimenti in mare. E l'hanno consegnata lo scorso primo settembre 2009 al cardinal Renato Raffaele Martino (del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace), incontrato a margine di una celebrazione alla chiesa di San Francesco, a Tripoli. Nella lettera si chiede alla Chiesa di "criticare le nuove politiche di respingimento del governo Berlusconi" alla luce della situazione in Libia. Chissà se Martino avrà consegnato la lettera a Ratzinger oppure no. E chissà Ratzinger quale posizione prenderà in merito, anche alla luce delle posizioni espresse dai vescovi del sinodo africano, in questi giorni riunito a Roma. L'ultima è quella dell'arcivescovo di Accra, in Ghana, Gabriel Charles Palmer-Buckle, che ha definito i respingimenti "leggi e iniziative poco cristiane che vanno contro i diritti umani e universali" e quindi "contrari al vangelo". In attesa di una risposta dal mondo cattolico, ecco il testo della lettera consegnata al cardinal Martino.Al papa Benedetto XVI
Capo della Chiesa Romana Cattolica
Capo dello Stato della Città del Vaticano
Capo della Chiesa Romana Cattolica
Capo dello Stato della Città del Vaticano
Da parte della comunità degli eritrei a Tripoli, in Libia
Nel nome del padre, del figlio e dello spirito santo, amen
Questa è la nostra preghiera che dio onnipotente sia con voi, vi mantenga saldo nel suo servizio per tutta la vita e vi accompagni e vi protegga da tutte le tentazioni.
Questo è il nostro messaggio, scritto da parte dei rifugiati eritrei residenti in Libia in generale e in particolare da parte dell’associazione Holly Savior Association. Seguiamo con attenzione le dichiarazioni della Santa Chiesa riguardo al tema dei rifugiati e apprendiamo con felicità delle critiche espresse dalla Chiesa riguardo alle nuove politiche dei respingimenti.
Caro Papa,
il nuovo accordo tra Roma e Tripoli sta mettendo in pericolo rifugiati politici e emigranti economici. La nuova politica di Berlusconi di respingere i richiedenti asilo intercettati in acque internazionali sta chiaramente alterando il dovere dell’Italia di rispettare gli obblighi internazionali, inclusa la Convenzione di Ginevra del 1951 e i protocolli dell’ultimo decennio. Non viene fatta nessuna analisi delle richieste d’asilo e i rifugiati politici vengono respinti in un paese che mette in pericolo la loro vita e la loro libertà. Come risultato di ciò, centinaia di richiedenti asilo eritrei sono stati respinti in Libia e si trovano ancora in centri di detenzione.
Ad agosto, circa 80 eritrei sono stati abbandonati in mare per 22 giorni, senza ricevere soccorsi, e solo 5 sono sopravvissuti fino a quando una motovedetta italiana li ha portati in Sicilia. Vorremmo esprimere la nostra rabbia alle autorità europee per aver chiuso i loro occhi di fronte alla vista di un gommone di 12 metri con a bordo 80 immigrati che volevano solo chiedere asilo politico in Italia. Parlando in modo chiaro, le nuove politiche di respingimento non fermano i richiedenti asilo nel loro intento di attraversare il mare, ma piuttosto mettono in pericolo le loro vite.
Eppure ci sono sempre più fattori che spingono gli immigrati a affrontare il mare e a mettere a repentaglio le proprie vite. La situazione a Tripoli è oltre ogni limite, c’è un isolamento intollerabile, dovuto al colore della pelle, alla religione e alla nazionalità. L’incapacità dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Acnur) di provvedere a una veloce e effettiva procedura di asilo fa sì che gli immigrati si disperino e non vedano futuro in questo paese. Inoltre la Libia si trova al di fuori del territorio sotto il mandato dell’Acnur, non avendo mai firmato la Convenzione sui rifugiati. Motivo per cui il possesso dell’attestato dell’Acnur non garantisce ai rifugiati il diritto di residenza in Libia, per cui preferiscono comunque lasciare la Libia attraverso la pericolosa via del mare, diretti in un paese dove possano ottenere asilo. La nuova politica di respingimenti non ferma il numero delle traversate, ma lascia i rifugiati in pericolo.
Pertanto,
credendo nel potere della Chiesa di criticare le nuove politiche di respingimento del governo Berlusconi, pieni di speranza trasmettiamo questo messaggio agli uffici papali
Tripoli, 1 settembre 2009
19 October 2009
Algerino sì o no? Alì, rimbalzato tra Algeri e Milano e da 9 mesi nei Cie
BARI – Avete mai spedito un pacco postale? Se l'indirizzo del destinario è sbagliato o se per qualche motivo il destinatario non è presente e nessuno ritira il pacco, dopo un po' il pacco viene rispedito al mittente. E se il mittente non lo ritira entro un tempo prestabilito, dopo un po' viene mandato al macero. Alì è uno di quei pacchi. L'Italia lo ha rispedito in Algeria, ma l'Algeria lo ha rimandato al mittente, in Italia. Intanto però sono passati nove mesi, nove mesi che Alì ha passato in stato di detenzione. In questo momento si trova al centro di identificazione e espulsione di Bari. E ci ha raccontato telefonicamente la sua vicenda.15 October 2009
Violenze ordinarie durante i rimpatri. Un funzionario di polizia racconta
Articolo pubblicato in francese il 07/10/2009 da Carine Fouteau, www.mediapart.fr
PARIGI - I rimpatri fanno parte della sua vita quotidiana. Lui è un agente della polizia di frontiera francese (PAF), basato a Rungis e incaricato di “riaccompagnare” gli stranieri espulsi nel loro paese d’origine. Contattato dal giornale francese Mediapart, ha accettato di parlare, ma sotto anonimato. Manette, cinghie, pugni, prese e strangolamenti. Il tutto sui voli di linea, tra l'indifferenza dei passeggeri e le lacrime delle hostess. Una testimonianza importante che abbiamo tradotto in italiano per i nostri lettori. Perché la violenza ci preoccupa tanto più quanto più è inquadrata e banalizzata, al punto da rientare nelle pagine di un manuale, e di divenire argomento di corsi di formazione e di aggiornamento della polizia."Faccio una quindicina di rimpatri al mese. Ci chiamano il giorno prima, o il venerdì per il fine settimana. Ci danno un dossier per la scorta, con i documenti d’identità della persona espulsa e la rotta aerea. Arriviamo all’aeroporto due ore prima. Così abbiamo un’ora per fare conoscenza con il tipo, vedere chi è, se ha problemi a livello di salute o di documenti. Abbiamo un’ora di tempo per convincerlo a partire e caricarlo sull’aereo davanti agli altri passeggeri normali. Chi deve essere espulso è chiuso in cella, in una zona tampone tra i centri di detenzione amministrativa e l’aereo, che si chiama ULE, unità locale di allontanamento, all’aeroporto di Roissy o di Orly. Per gli africani siamo tre poliziotti di scorta per ogni espulso. Due per tutti gli altri.
Quando ci si azzuffa, all’ULE o nell’aereo, è perchè non vogliono partire. Gli spieghiamo tutto, se capiscono bene, sennò peggio per loro. La regola ufficiale è che non si deve fare una scorta a tutti i costi. Per esempio se uno è malato, non lo metto sull’aereo. Il peggio è quando vomitano o si cacano addosso. Là non si scherza. Sputano e mordono pure. Quando succede questo genere di cose, li scarichiamo immediatamente, non insistiamo. A parte per le ITF: interdizioni dal territorio francese, là si fa tutto il possibile per farli partire, perché hanno commesso dei crimini o dei delitti gravi. E ad ogni modo, quando non partono, vanno dritti in prigioni per due o tre mesi, per le violenzefatte contro noi poliziotti.
Quelli che portiamo sono dei poveri ragazzi, ne siamo perfettamente coscienti. Gente che è venuta a cercare lavoro. Glielo spieghiamo senza giri di parole: “sei obbligato di partire”, abbiamo un’ora di tempo per spiegarglielo. Il problema è che tutte le associazioni gli fanno venire strane idee, gli montano la testa, e magari gli danno pure dei lassativi...
Se vediamo che si agitano, gli mettiamo subito le manette, prima dell’imbarco. Abbiamo i nostri corsi di formazione iniziale, di un mese, per sapere cosa abbiamo diritto di fare e cosa no, e ogni tre mesi ci fanno un aggiornamento.
Per quelli di cui non ci fidiamo, utilizziamo delle cinture di velcro che gli piazziamo intorno alla vita. Di cinture di cuoio ne avevamo in passato al commissariato, ma sono inadatte. Quando un nero di 110 chili tira con forza la strappa. Piuttosto utilizziamo delle cinghie al di sotto del ginocchio, sulle caviglie, e sul petto. E se il tipo si agita davvero molto, ne tendiamo una tra le caviglie e il petto per impedirgli di dare colpi con la testa. A volte invece attacchiamo un cuscino sul sedile davanti, per la stessa ragione.
Per un certo periodo c’era vietato l’uso delle manette. Semplicemente perché dicevano che costavano troppo. Ci davano delle manette usa e getta, di tessuto, che però sono completamente inefficaci, funzionano solo con i tipi tranquilli. Una volta facevo un asiatico, il tipo è salito tranquillamente a bordo, era pure contento di tornare. E poi invece era un provocatore, abbiamo dovuto lottare con lui nell’aereo per le due ore di volo per tenerlo fermo.
Alla fine l’abbiamo bloccato, ma il problema è che con le manette di tessuto non lo potevamo legare, stava strozzando il mio collega, io gli ero sopra, era un tempo molto molto sportivo, è stata una missione di merda. Per fortuna che i passeggeri non si sono mossi. Adesso però per fortuna abbiamo delle vere manette in metallo.
Se il tipo sta buono, evitiamo in tutti i modi la violenza, la coercizione, le cinghie. E in generale va tutto decisamente meglio. Il manuale di GTPI (Gesti tecnici professionali di intervento) è lo stesso dal 2003. Per esempio la presa del pliage (all’origine della morte di due emigrati tra il dicembre 2002 e il gennaio 2003) è vietata e non la facciamo mai. E nemmeno mettiamo più dei bavagli. Io però gli metto delle mascherine per non farli sputare.
Il massimo che siamo autorizzati a fare, è un tipo di strangolamento che chiamiamo regolazione fonica. Si tratta di fare delle pressioni sulla gola perché il tipo non gridi. È perfettamente autorizzato, sta nel manuale. Sennò quello che facciamo più spesso è la di immobilizzarli a terra. Li schiacciamo al suolo. Nelle nostre missioni abbiamo un rapporto di peso diciamo. Cioè che il totale del peso dei poliziotti della scorta deve essere il doppio del peso del tipo. Il fatto di essere in numero maggiore e di avere la possibilità di metterlo al suolo e immobilizzarlo ci evita di doverlo picchiare.
Prima rifiutavo l’uso della forza, ma adesso, quando qualcuno è ottuso, gli facciamo capire subito che noi siamo più forti di lui, e una volta che l’ha capito iniziamo a ragionare. Gli africani a volte, fanno i duri e quando gli parli in modo gentile ti prendono per un debole. Ma una volta che si ritrovano con la faccia per terra e le cinghie strette, che gli dici “com’è che ora fai meno il furbo, salame?”, là cominciano a rispettarti un po’. Io l’ho fatto un paio di volte, forse tre. So che ci sono colleghi con lo schiaffo facile, ma grossi bruti da noi ce ne sono molto pochi. Se li picchiamo gli diamo pugni nello stomaco, perché non si devono vedere i segni.
Se poi il tipo si prende un sacco di botte, vuol dire che se l’è cercata, è già successo, attenzione, non ci giro intorno, ma c’è chi se lo merita. Per esempio quello che ha morso il dito a un poliziotto, quello là si è preso un sacco di botte, è sicuro, è comprensibile.
Quando saliamo nell’aero, ci siamo noi, la persona rimpatriata, la polizia dei centri di detenzione amministrativa, gli agenti dell’ULE, quindi siamo in parecchi poliziotti. Ma in caso di necessità, se servono rinforzi, chiamiamo la compagnia di intervento degli aeroporti di Orly o Roissy. Loro sono meno formati di noi, sono loro che gasano nell’aereo quando c’è un problema. Li chiamiamo solo quando ci sono operazioni da fare a bordo, quando siamo obbligati a far scendere tutti i passeggeri perché le cose davvero degenerano.
Siamo sempre in borghese, niente armi. Gridano, sbattono, spaccano i sedili a volte, le hostess piangono, ma in generale riusciamo sempre a montarli a bordo dell’aereo, è il nostro lavoro. I problemi arrivano quando i passeggeri si mettono in mezzo. Ci sono i filosofi per esempio. Gente che non sa niente ma che vengono a fare la parte dei giusti. Vedono dei neri circondati da bianchi e gridano allo scandalo. Quando magari il rimpatrio procedeva bene, si alzano tutti.
La Lufthansa prima, bastava un colpo di tosse di un espulso e ci facevano scendere, preferivano cancellare un volo che fare un rimpatrio. Alitalia pure, e anche Royal Air Maroc. Adesso non facciamo più le compagnie africane, per fortuna, perché là veramente era difficile. A volte dobbiamo minacciare il personale di bordo, perché si dimenticano che siamo poliziotti, e che possiamo denunciarli per oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale, ma in generale va bene.
Una volta in volo, in generale, va tutto bene. Certo dipende dalla cooperazione del buon uomo. Ma la maggior parte delle volte li sleghiamo pure.
Spesso i rapporti con la polizia locale non sono buoni. Possono rifiutare il rimpatrio per via dei documenti. In alcuni paesi africani le autorità non ci amano e danno prova di cattiva volontà. Normalmente al nostro arrivo ci aspetta l’SCTIP, il servizio di cooperazione tecnica internazionale della polizia, sono poliziotti di stanza presso le ambasciate. In America Latina c’è Interpol che ci riceve quando riportiamo trafficanti di droga. Nella maggior parte degli altri paesi prendiamo noi contatti con le autorità locali. E gli trasmettiamo i dossier con i precedenti penali.
In Tunisia, chi viene espulso è sistematicamente arrestato per almeno tre giorni. In Algeria sono più simpatici invece, anche con gli espulsi. E anche in Marocco va bene. C’è già successo di rimpatriare della feccia, in Francia fanno i furbi, ma appena ritornano al paese, ritrovano tutto a un tratto la buona educazione, fa piacere. Bisognerebbe farlo più spesso, uno stage al paese, al bled."
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