30 October 2009

حفلة عيد ميلاد بمركز تحديد الهوية والطرد في روما لفتاة عمرها 16 عاماً!

والداها كرواتيان، لكنها ولدت في فينيتسيا عام 1993. هي الآن في السادسة عشرة من عمرها. أتمتهم يوم 12 أيلول/سبتمبر وسط حفل فاجأتها به المحتجزات اللاتي يكبرنها في مركز بونتيه جاليريا لتحديد الهوية والترحيل في روما. القانون يحظر احتجاز القاصرين في مراكز الترحيل. لكن "الفيرا" - الاسم الذي سنطلقه على الفتاه كي لا نكشف عن اسمها الحقيقي لأسباب تتعلق بالخصوصية - لا تحمل وثائق تثبت أنها قاصر. حيث أن الأشعة السينية للمعصم – والإجبارية في هذه الحالة – كانت سلبية. وفقاً للطب الفيرا عمرها هو 25 سنة. والفيرا تتحدث اللغة الإيطالية بطلاقة، لأنها كبرت في بلادنا. كان والداها قد فرا من الحرب الكرواتية عام 1991. وعادا فقط بعد بضع سنوات من انتهاء الصراع. الفيرا لا تذكر التواريخ، لكنها تقول أنها كانت آنذاك طفلة. في بيتها كانوا دائماً ما يشاهدون التلفزيون الإيطالي، وعلمها هي وأخيها الأكبر والداها الإيطالية في المنزل. وبصحبة شقيقها الذي يبلغ 26 سنة، جائت الفيرا لقضاء عطلة الصيف في إيطاليا، منذ ثلاثة أشهر. دخلوا إلى البلاد بشكل شرعي، بختم الجمارك على جواز السفر. ظهرت المشكلة في ميسينا

Birthday party in the CIE of Rome. But the girl is 16!

Her parents are Croatian, but she was born in Venice. In 1993. She is sixteen. She celebrated her birthday on 12 September with an impromptu surprise party organised by the older inmates of the Centre for Identification and Expulsion of Ponte Galeria, Rome. The law prohibits the detention of minors in deportation centres. But Elvira- this is what we’ll call the girl without revealing her real name for privacy reasons- has no documents to prove her age. And the X-ray of the wrist - obligatory in these cases - has given a negative response. Medicine says Elvira is 25 years old. Elvira is fluent in Italian, because she grew up in our country. Her parents fled from the war in Croatia in 1991. And they returned only a few years after the end of the conflict. Elvira does not remember the dates, but she says she was a child. At home, however, she always watched Italian TV, and her parents taught her and her older brother to speak Italian. It was with her 26-year-old brother that Elvira left for her summer holiday in Italy, three months ago. They came into the country legally, with a stamp on their passports at customs. The problem arose in Messina.

29 October 2009

Localizada una patera con dos inmigrantes muertos a 66 millas de Cartagena

EFE - Murcia - 29/10/2009 - Salvamento Marítimo ha localizado hoy en alta mar, a 66 millas al sureste de Cartagena, una patera con cuatro personas a bordo, dos de las cuales habían fallecido, ha informado la Delegación del Gobierno en Murcia. La primera noticia de la presencia de dicha embarcación, en la que se decía que a bordo de la patera iban dos personas, se tuvo por la comunicación hecha por un petrolero francés a Salvamento Marítimo, que de inmediato desplazó a la zona a un helicóptero Helimer y a una embarcación Salvamar.

"Come un uomo sulla terra". In libreria il cofanetto libro e dvd

Dopo centinaia di proiezioni in tutta Italia, dopo decine di premi e riconoscimenti in tutta Europa, dopo la messa in onda in RAI

Asinitas Onlus e ZaLab, con il patrocino di Amnesty Italia, presentano
COME UN UOMO SULLA TERRA
Il libro + il film in DVD
(Infinito edizioni, € 15,00)

28 October 2009

Brevi dalla frontiera n°12

UE: IMMIGRAZIONE; ITALIA INCASSA SOSTEGNO, ONERI DIVISI
(di Chiara De Felice)
BRUXELLES, 30 OTT - L'Italia e gli altri Paesi europei, continuamente sotto pressione per i flussi migratori dalla sponda sud del Mediterraneo, incassano il sostegno del resto della Ue, che oggi si è impegnata a condividere con loro oneri e responsabilità di un fenomeno che non accenna a dare tregua. «Pienamente soddisfatta» l'Italia, che per il ministro degli Esteri, Franco Frattini, si è vista accogliere tutte le proposte più importanti. Dopo che il premier Silvio Berlusconi e il presidente Nicolas Sarkozy, in una lettera congiunta, avevano chiesto «solidarietà concreta» ai loro partner europei, il Consiglio risponde in modo affermativo e sottolinea nelle sue conclusioni come ci sia «la necessità di solidarietà tangibile ed efficace con gli Stati membri che subiscono una particolare pressione migratoria». Tre le azioni che Roma e Parigi sollecitavano, tutte accolte dalle conclusioni del Consiglio. Primo, il rafforzamento di Frontex, l'agenzia europea di pattugliamento delle coste. La Ue chiede alla Commissione di studiare la possibilità «di noleggio regolare, finanziato da Frontex, di voli di rimpatrio congiunti» di clandestini. Inoltre, per «potenziare le capacità operative di Frontex», i 27 chiedono «una messa a punto di procedure operative comuni chiare, con regole d'ingaggio per le operazioni congiunte in mare, badando a tutelare le persone bisognose di protezione». E anche «la cooperazione operativa tra Frontex e paesi di origine e di transito» deve aumentare. Semaforo verde anche per la proposta italiana di creare un'Agenzia europea per l'Asilo, che sarà attiva entro la fine di dicembre. Ultimo punto, il potenziamento del dialogo con la Libia sulla gestione della migrazione e la risposta all'immigrazione clandestina: la Ue sollecita un accordo che copra anche gli aspetti «della cooperazione in mare, del controllo delle frontiere e della riammissione». L'Italia è «pienamente soddisfatta» dalle decisioni adottate oggi dal Consiglio in materia di immigrazione: «Abbiamo ottenuto il recepimento delle proposte più importanti» avanzate di recente da Berlusconi e Sarkozy«, ha detto il ministro degli Esteri Franco Frattini nella conferenza stampa che ha chiuso il summit a Bruxelles.(ANSA).

27 October 2009

Statistiche sugli sbarchi nel Mediterraneo

Fortress Europe, vittime dell'immigrazione alle frontiere europee dal 2006 al 2008
Isole CanarieStretto di GibilterraCanale di SiciliaSardegnaMar EgeoAltroTotale
2008136216642601812671502
2007745142556652571771.942
200610352153020734632.088
Totale191657315001255119075532


Fortress Europe, migranti intercettati nel Canale di Sicilia e migranti arrestati in Libia

200320042005200620072008
Migranti intercettati
nel Canale di Sicilia*
14.00013.00017.50019.00020.45536.900
Migranti arrestati in
Libia e rimpatriati
43.00054.00047.99153.84230.490**
*escluso imigranti intercettati a Malta, dato trascurabile
**dato non pervenuto


Fortress Europe, migranti intercettati nel Mediterraneo e nell'Atlantico dal 2006 al 2008

Isole CanarieAndaluciaCanale di SiciliaMaltaMar Egeototale
20089.0893.01736.9002.70015.315
67.021
200712.6243.74820.4506139.24046.675
200632.0005.57919.0003114.00060.890


Fortress Europe, sbarchi a Malta
20022003200420052006

1.6865021.3881.8221.780


Fortress Europe, sbarchi alle Canarie
199920002001200220032004200520062007

8752.4104.1129.8759.3888.4264.71531.67812.478


Fortress Europe, sbarchi nello stretto di Gibilterra
199920002001200220032004200520062007

2.69412.78914.4056.7959.7887.2457.0667.5025.579


Fortress Europe, sbarchi in Italia
1999200020012002200320042005200620072008
Sicilia1.9732.7825.50418.22514.01713.59422.82421.40016.58534.540
Calabria1.5455.0456.0932.12217723882821.971663
Puglia46.48118.9908.5463.37213718924361127
Sardegna000000161821.5481.621
Totale sbarchi49.99926.81720.14323.71914.33113.63522.93922.01620.16536.951


I dati sono tratti dai dati ufficiali dei ministeri dell'Interno dei vari paesi. Per approfondimenti, guarda le nostre pagine su Wikipedia:
Rotte africane dei migranti
Rotte dei migranti africani nel Mediterraneo
Rotte dei migranti africani nel Sahara

8 Afghan immigrants drown as boat sinks in Greece

PISTOIA - Eccola la minaccia all'Europa. Sono 3 donne e 5 bambini. Annegati lungo la fuga dalle bombe dell'Afghanistan. Per loro però nessun funerale di Stato. Soltanto ipocrisia e lacrime di coccodrillo. Si parla poco di Grecia. Ma l'Egeo sta diventando la rotta più battuta. Mentre in Spagna e Italia il numero degli arrivi è diminuito del 60% nel primo semestre 2009, secondo dati Frontex il numero di arrivi in Grecia nei primi sei mesi dell'anno è aumentato del 47%, passando da 9.500 persone a 14.000. Molti sono proprio afgani. Gli stessi che poi attraversano l'Adriatico nascosti nei camion imbarcati sui traghetti di linea, da Patrasso a Ancona, Venezia, Brindisi e Bari. La cronaca di AP.

L'analisi di Paleologo. Luci e ombre di un salvataggio

di Fulvio Vassallo Paleologo, Università di Palermo

PALERMO - Sembrano concluse la operazioni di salvataggio del peschereccio carico di migranti, in balia delle onde per giorni, mentre l’Italia e Malta tentavano di coinvolgere le forze libiche per realizzare un ennesimo respingimento collettivo verso la polizia di Gheddafi. Grazie alla perizia del comandante della petroliera Antignano i migranti sono sopravvissuti alla tempesta che per tre giorni ha spazzato il Canale di Sicilia. Probabilmente solo le avverse condizioni meteo, una burrasca da nord forza otto, hanno impedito alle unità libiche, di intesa con il governo italiano e le autorità maltesi, di effettuare un altra deportazione di massa che avrebbe precluso qualunque possibilità di raggiungere un paese europeo dove presentare una istanza di asilo o di protezione internazionale. E che avrebbe avuto come vittime anche donne e minori.

26 October 2009

In Italia i 300 naufraghi abbandonati da Malta. Salvati da una petroliera

La barca soccorsa il 26 ottobre, copyright Francesco Viviano, RepubblicaMALTA - Sono giunti a Pozzallo (Rg) i 300 eritrei e somali del peschereccio rimasto per quattro giorni nel mare in burrasca, senza che Malta prestasse i dovuti soccorsi. Tra di loro anche 46 donne, quattro delle quali incinte, 29 bambini e il cadavere di un uomo morto nella traversata. Dieci dei passeggeri sono stati ricoverati in ospedale in precarie condizioni di salute. Il vecchio peschereccio su cui viaggiavano è stato soccorso a una decina di miglia da Portopalo di Capo Passero da una motovedetta veloce della Guardia costiera e da un rimorchiatore d'altura di una vicina piattaforma off-shore. Si chiude così l'odissea dei 300 passeggeri, tra cui molte donne e bambini, che da venerdì erano in balia del brutto tempo, che tra sabato e domenica ha raggiunto mare forza 7 e vento 31 nodi. Ma il finale avrebbe potuto essere drasticamente diverso. Duecento persone su una barca instabile con il mare in burrasca sono state abbandonate alla sorte per quattro giorni dalle autorità libiche e maltesi, prima del loro ingresso nelle acque italiane. A salvare loro la vita è stato il pronto intervento della petroliera italiana Antignano, dirottata sul posto già venerdì sera, dopo che la Guardia costiera italiana aveva ricevuto l'allarme dai parenti di alcuni dei passeggeri a bordo, che avevano dato l'sos con il telefono satellitare a bordo. La petroliera, lunga 176 metri per una stazza di 40.000 tonnellate, ha scortato la barca navigando sopra vento per rompere l'onda e rendere la traversata verso nord meno pericolosa. All'equipaggio dell'Antignano va la nostra massima ammirazione.

Air Italy rinuncia ai charter della vergogna. Basta deportazioni verso l'Iraq

LONDRA - Air Italy ha rifiutato di effettuare altri voli charter per le operazioni di deportazione pianificate dal governo inglese verso l'Iraq, dopo che la settimana scorsa aveva fornito un aereo per rimpatriare 40 iracheni a cui era stato diniegato l'asilo politico. Contro Air Italy era stata lanciata una campagna da NCADC. Ecco la notizia riportata dall'edizione online dell'Independent

Barcone sbarca nel ragusano, un morto tra i 207 migranti


PALERMO, 26/10/09 - Hanno raggiunto Pozzallo i 207 migranti che da giorni si trovavano in balia del mare nel canale di Sicilia dopo essere stati avvistati venerdì al largo delle coste libiche. Malta non li aveva soccorsi, la Libia aveva ignorato le ripetute segnalazioni delle autorità e sotto lo sguardo critico e preoccupato delle organizzazioni che si occupano dei diritti umani, i migranti sono stati aiutati solo quando sono entrati nelle acque Sar (salvataggio e ricerca) di competenza italiana. E ora si scopre che uno di loro non ce l'ha fatta.

24 October 2009

مركز تورينو لتحديد الهوية والترحيل: جندي يكسر أسنانه، والآخر يتقدم بشكوى

تورينو - يخلد ميمي إلى النوم في فراشه، في الغرفة الأخيرة للقسم الأزرق بمركز تورينو لتحديد الهوية والترحيل. يبلغ من العمر 25 سنة، ولكنه يتحدث بصوت خفيض: "أنا لست حيواناً، صحيح أننا مهاجرون غير شرعيين، ولكننا بشر، ولم أرتكب أي خطأ، ليس من حقهم أن يقوموا بذبحي". إنه مضرب عن الطعام منذ 13 يوماً. محتجز منذ أربعة أشهر. يطالب بالإفراج عنه. يطالب بالعدالة. في 13 أيلول/سبتمبر 2009 تعرض للضرب على يد اثنين من الحراس في مركز تورينو لتحديد الهوية والترحيل. قبل أن يبدأ في رواية قصته، يظهر لي أسنانه وقد فقد أحد قواطعه. فقد أفقدوه إياه في تلك الليلة بعد أن سددوا إلى فمه لكمة. تقوم نيابة تورينو حالياً بالتحقيق في الواقعة. فقد كان ميمي شجاعاً بدرجة كافية دفعته للتقدم بشكوى ضد من اعتدوا عليه.

A Turin il a une femme et une fille, il risque l’expulsion

À la fin, elle sera la victime. Un beau bébé de huit mois. Elle s’appelle Mlek qui en arabe veut dire Ange. Elle est née à Turin, en Italie, où elle habitait jusqu'au 30 septembre avec sa maman et son papa. Mais à un moment donné son père est parti. On l’a emporté. Cela s’est produit à un contrôle de police à la sortie de l’autoroute de Turin. Son papa n’avait pas son permis de séjour et alors il a été amené au centre d’identification et d’expulsion (Cie) de Turin, d’où il sera bientôt rapatrié. Il s’appelle Raffa, il vient de Khouribga, la capitale de l’émigration marocaine en Italie. Il a 35 ans et vit en Italie depuis l’adolescence. Il est arrivé à Turin en 1997, il y a douze ans. En 2007 il a épousé J.I., une fille de Casablanca (qui souhaite conserver l’anonymat). Et puis Ange est arrivée, Mlek. Une enfant innocente qui risque d'être séparée de son père.

CIE in Turin: a soldier shatters his tooth, he files a report

Mimì sleeps on the bed, the farthest room in the blue section of the Centre for Identification and Expulsion (CIE) in Turin. He is 25 years old, but is barely audible when he speaks: "I'm not an animal, it is true we are illegal immigrants, but we are people, I have not done anything wrong, they should not have beat me up like this." He has been on a hunger strike for 13 days. He’s been imprisoned for the past four months. He is asking to be freed. And he is asking for justice. On September 13, 2009 he was beaten by two guards of the Alpine troops in the CIE of Turin. Before beginning his story he shows me his teeth. He’s missing a premolar. They shattered it with a punch in the mouth that night. The Turin Prosecutor is investigating the case. Because Mimì had the courage to report them.

Cie Torino:nel 2008 la Croce Rossa ha incassato 1.680.000 euro per la gestione

TORINO – Quanto costa allo Stato italiano il mantenimento della macchina dei rimpatri forzati? La risposta arriva da Torino, dove la Prefettura ha pagato 1.680.000 euro nel 2008 soltanto per le spese di gestione del centro di identificazione e espulsione (Cie) in appalto alla Croce rossa. Il tutto per rimaptriare circa 650 dei 1.095 emigrati detenuti nel Cie lo scorso anno. E questa è solo una parte delle spese. Negli ultimi anni infatti, il Ministero dell'Interno ha investito molte risorse per rinnovare e ampliare il Cie di Torino, che dal 2010 raddoppierà la sua capienza, da 90 a 180 posti. A raddoppiare però sarà anche il giro d'affari per l'ente gestore.

Cie di Torino: un militare gli spezza un dente, lui lo denuncia

TORINO – Mimì dorme sul letto, nell'ultima camerata della sezione blu del centro identificazioni e espulsioni (Cie) di Torino. Ha 25 anni, ma parla con un filo di voce: “Non sono un animale, siamo clandestini è vero, ma siamo persone, io non ho fatto niente di male, non dovevano massacrarmi”. È in sciopero della fame da 13 giorni. È recluso da quattro mesi. Chiede di essere liberato. E chiede giustizia. Il 13 settembre 2009 infatti è stato pestato da due alpini di guardia al Cie di Torino. Prima di iniziare il suo racconto mi mostra i denti. Gli manca un premolare. Gliel'hanno spaccato con un pugno in bocca quella sera. Sul caso sta indagando la Procura di Torino. Perché Mimì ha avuto il coraggio di denunciarli.

A Torino ha una figlia di otto mesi e la moglie. Ma rischia il rimpatrio

TORINO – Alla fine la vittima sarà lei. Una splendida bambina di otto mesi. Si chiama Mlek, che in arabo significa Angela. È nata a Torino, dove fino al 30 settembre viveva felice con la mamma e il papà. Poi però è successo che hanno portato via il padre. È successo a un posto di blocco all'uscita dell'autostrada a Torino. Il papà non ha il permesso di soggiorno e allora l'hanno portato al centro identificazioni e espulsioni (Cie) di Torino, da dove sarà presto rimpatriato. Lui si chiama Raffa, viene da Khouribga, la capitale dell'emigrazione marocchina in Italia. Ha 35 anni, e in Italia vive qui da quando era un ragazzo. È arrivato a Torino nel 1997, dodici anni fa. Nel 2007 si è sposato con J.I., una ragazza di Casablanca (che ci ha chiesto l'anonimato). E poi è arrivata Angela, Mlek. Una bambina innocente che adesso rischia di essere separata dal padre.

Due minorenni marocchini rinchiusi al Cie di Torino

TORINO - La legge italiana sull'immigrazione vieta le espulsioni di minori. Eppure nei centri di identificazione e espulsione (Cie) i minori continuano a finirci. Anche al Cie di Torino. Nell'ultimo mese è successo due volte, a due ragazzini marocchini. Entrambi arrestati in flagranza di reato e trasferiti a Corso Brunelleschi con una denuncia a piede libero. Il primo si chiama Mahdi, 17 anni e una denuncia per false generalità. Il secondo è Yosief, 15 anni, una denuncia per spaccio e un'altra per furto. A difenderli è l'avvocato Pier Franco Bottacini. Che è riuscito a far uscire Mahdi e ci sta provando con Yosief. Sono entrambi ragazzi soli, arrivati in Italia da adolescenti e finiti in giri di microcriminalità più grandi di loro.

Cie Torino: parlano gli immigrati che tentarono la fuga il 28 settembre

TORINO – Fuga, pestaggio e denuncia per resistenza a pubblico ufficiale. Si potrebbe sintetizzare così la vicenda dell'ultimo importante tentativo di evasione dal centro di identificazione e espulsione (Cie) di Torino. È il 28 settembre 2009. Sono da poco passate le 23.00, e durante il trasferimento dalle sezioni all'infermeria per la distribuzione degli psicofarmaci, un gruppo di una ventina di reclusi riesce a scappare dai cancelli delle sezioni. Solo quattro di loro però riescono a avvicinarsi al muro di cinta, dal lato di via Monginevro. E di loro soltanto uno riesce a scavalcare. Gli altri vengono presi dagli alpini di guardia al Cie, tratti in arresto e denunciati per resistenza a pubblico ufficiale. Fin qui la versione ufficiale. A tre settimane di distanza dai fatti però, Fortress Europe è riuscito a parlare con i tre protagonisti della fuga, che nel frattempo sono stati scarcerati e riportati al Cie di Torino. Quella sera – raccontano – furono ammanettati e pestati dai militari di guardia al Cie. Loro sono un ragazzo tunisino, Adel, un algerino, Amin e un senegalese nato in Francia, Mustafa.

Pestaggi, minori e famiglie spezzate. Reportage dal Cie di Torino

TORINO – Famiglie spezzate in due da provvedimenti di espulsione. Rimpatri forzati che colpiscono minori non accompagnati. E poi storie di evasioni, di pestaggi e di proteste estreme di chi vuole tornare in libertà. Continua il viaggio di Fortress Europe dentro i centri di identificazione e espulsione (Cie) italiani, teatro di crescenti tensioni dopo l'entrata in vigore del pacchetto sicurezza, che ha portato da due a sei mesi il limite del trattenimento nei centri. Dopo Modena, Crotone e Roma, abbiamo visitato il Cie di Torino. Il centro è aperto dal 1999. Si trova nell'area di una vecchia caserma di addestramento del genio ferroviario e dei bersaglieri, tra Corso Brunelleschi e via Santa Maria Mazzarello. Dal maggio 2008, i container del vecchio centro sono stati sostituiti da tre sezioni appositamente progettate e costruite. Ogni sezione ha 30 posti, due sezioni sono per gli uomini e una per le donne. Ogni sezione consiste di un'area recintata da gabbie metalliche alte sei metri, al cui interno si trova un modulo con cinque camerate da sei posti, con annessi due bagni e una doccia, e un secondo modulo usato come mensa e sala comune. Ma il centro si sta per allargare. Sono infatti stati ultimati i lavori di costruzione di altre tre sezioni e di un campo di calcio. Dal 2010 la capienza del Cie raddoppierà a 180 posti, dagli attuali 90.

Photogallery dal Cie di Torino


Foto dall'interno del centro di identificazione e espulsione di via Santa Maria Mazzarello a Torino

23 October 2009

Cie di Torino: algerino ingoia cinque pile per tornare in libertà

TORINO - Hammami non è uno stinco di santo. Vive in Italia da 10 anni, tre dei quali li ha passati al carcere di Pavia con una dura condanna per spaccio. Dieci anni in cui non ha mai avuto un permesso di soggiorno. Al centro di identificazione e espulsione di Torino l'hanno portato il 22 agosto scorso, all'uscita dal carcere di Pavia, a fine pena. Dice di essere algerino, di Annaba. E sa che le probabilità di essere rimpatriato sono molto scarse, a causa della mancata collaborazione del consolato algerino. Delle due una: “O mi rimpatriano, e non ho niente in contrario, oppure mi rilasciano, io qua dentro sei mesi non resisto, ho già fatto tre anni di galera, ho diritto alla libertà”. E ingoia una pila. La mette sulla lingua per lungo. Poi chiude la bocca e la butta giù. Poi ne ingoia un'altra. “Guarda giornalista, guarda”. E poi una terza. Se non avessi appena visto le lastre in infermeria penserei a un gioco di prestigio. Il medico gli ha fatto fare una radiografia dello stomaco. Sotto le costole, si vedono le sagome di una vite autofilettante di cinque centimetri, due pile, di quelle di 1,5 V e un accendino, di cui però si vede solo la parte metallica. Ma le radiografie sono di ieri. E nel frattempo Hammami si è mangiato altre cinque pile, un tassello di plastica e un pezzo del cellulare. Davanti ai miei occhi. É iniziato tutto ieri. Con la notifica della proroga del trattenimento di altri 60 giorni.

20 October 2009

Gli eritrei in Libia scrivono al papa: fermate i respingimenti

ROMA -Gli eritrei in Libia hanno scritto una lettera al Papa contro i respingimenti in mare. E l'hanno consegnata lo scorso primo settembre 2009 al cardinal Renato Raffaele Martino (del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace), incontrato a margine di una celebrazione alla chiesa di San Francesco, a Tripoli. Nella lettera si chiede alla Chiesa di "criticare le nuove politiche di respingimento del governo Berlusconi" alla luce della situazione in Libia. Chissà se Martino avrà consegnato la lettera a Ratzinger oppure no. E chissà Ratzinger quale posizione prenderà in merito, anche alla luce delle posizioni espresse dai vescovi del sinodo africano, in questi giorni riunito a Roma. L'ultima è quella dell'arcivescovo di Accra, in Ghana, Gabriel Charles Palmer-Buckle, che ha definito i respingimenti "leggi e iniziative poco cristiane che vanno contro i diritti umani e universali" e quindi "contrari al vangelo". In attesa di una risposta dal mondo cattolico, ecco il testo della lettera consegnata al cardinal Martino.

19 October 2009

Algerino sì o no? Alì, rimbalzato tra Algeri e Milano e da 9 mesi nei Cie

BARI – Avete mai spedito un pacco postale? Se l'indirizzo del destinario è sbagliato o se per qualche motivo il destinatario non è presente e nessuno ritira il pacco, dopo un po' il pacco viene rispedito al mittente. E se il mittente non lo ritira entro un tempo prestabilito, dopo un po' viene mandato al macero. Alì è uno di quei pacchi. L'Italia lo ha rispedito in Algeria, ma l'Algeria lo ha rimandato al mittente, in Italia. Intanto però sono passati nove mesi, nove mesi che Alì ha passato in stato di detenzione. In questo momento si trova al centro di identificazione e espulsione di Bari. E ci ha raccontato telefonicamente la sua vicenda.


15 October 2009

Violenze ordinarie durante i rimpatri. Un funzionario di polizia racconta

Articolo pubblicato in francese il 07/10/2009 da Carine Fouteau, www.mediapart.fr

© Carine Fouteau, MediapartPARIGI - I rimpatri fanno parte della sua vita quotidiana. Lui è un agente della polizia di frontiera francese (PAF), basato a Rungis e incaricato di “riaccompagnare” gli stranieri espulsi nel loro paese d’origine. Contattato dal giornale francese Mediapart, ha accettato di parlare, ma sotto anonimato. Manette, cinghie, pugni, prese e strangolamenti. Il tutto sui voli di linea, tra l'indifferenza dei passeggeri e le lacrime delle hostess. Una testimonianza importante che abbiamo tradotto in italiano per i nostri lettori. Perché la violenza ci preoccupa tanto più quanto più è inquadrata e banalizzata, al punto da rientare nelle pagine di un manuale, e di divenire argomento di corsi di formazione e di aggiornamento della polizia.

Un escorteur de la PAF raconte la violence ordinaire des expulsions forcées

Article publié le 07/10/2009 par Carine Fouteau, www.mediapart.fr

© Carine Fouteau, MediapartLes reconduites à la frontière font partie de son quotidien. Il est agent de la police aux frontières (PAF), grade: gardien de la paix, en service à l'unité nationale d'escorte, de soutien et d'intervention (Unesi), basée à Rungis et chargée de «raccompagner» les étrangers expulsés dans leur pays d'origine. Bien noté par sa hiérarchie, il n'est ni syndiqué ni proche de l'âge de la retraite. Il n'avait pas, a priori, l'intention de parler à un journaliste. Un abonné de Mediapart nous a mis sur sa trace. Il a alors fallu convaincre ce policier de l'intérêt de détailler le fonctionnement, de l'intérieur, de la machine à expulser mise en place par Nicolas Sarkozy.

Air Italy: la compagnia aerea che fa affari con turisti e deportati

promozione air italyLONDRA - Il mondo è diviso in due. Tra chi può permettersi di viaggiare e chi no. I sedili però sono gli stessi. All'andata portano turisti e uomini d'affari. E al ritorno profughi e poveri scortati dalla polizia per aver osato assaltare la fortezza Europa. Pensateci la prossima volta che volate in aereo. Soprattutto se viaggiate su un volo Air Italy. Air Italy è uno dei più importanti fornitori dei migliori tour operator italiani: Alpitour, Alba Tour, Eden, Axebrasil, Azemar, Settemari, Metamondo e tanti altri. Sul sito della compagnia www.airitaly.it si legge: “Grazie alla nostra flotta siamo in grado di soddisfare tutte le esigenze degli operatori, senza rinunciare alla comodità del volo diretto”. Chissà se gli stessi servizi sono garantiti anche ai deportati. Fateci un pensierino se vi capita di acquistare un biglietto, magari sulla linea in promozione Verona – Roma. Sul vostro stesso sedile potrebbe essersi seduto un iracheno deportato da Londra in Iraq. Oppure uno degli agenti inglesi della scorta. Già perché Air Italy ha noleggiato al governo inglese l’aereo che il 14 ottobre 2009 ha deportato in Iraq 39 persone le cui richieste d’asilo erano state ritenute infondate dalle autorità della Gran Bretagna. Ad attenderle c’è un paese ancora largamente insicuro, dove la guerra dal 2003 ha causato la morte di almeno 186.924 persone, stando alle stime più contenute.

إصرار إيطاليا على ترحيل عديم جنسية كرواتي ساقط من سجلات المواليد

وفقا لتعداد عام 2001 بلغ عدد سكان كرواتيا 4.437.460 نسمة، منهم 9.811 عديمي الجنسية، ذلك لأنه بعد توقيع اتفاقات دايتون للسلام في عام 1995، والتي أنهت الحرب التي اندلعت في عام 1991، وجد العديد من مواطني يوغوسلافيا المنحلة أنفسهم ساقطين من سجلات مواليد الدول المستقلة الحديثة. في ذلك الوقت كان بوريس يعيش في إيطاليا ومنذ فترة. وصل إلى ميلانو عام 1989، قبل هذه الحرب، عندما كان لا يزال مواطناً يوغسلافياً في العشرين من عمره. وجاءت المفاجأة المريرة عام 2002

Croate et apatride: l'Italie demande son expulsion

Selon le recensement de 2001, la Croatie a une population de 4.437.460 habitants, dont 9811 sont apatrides. Oui, car après la signature des accords de paix de Dayton en 1995, qui conclurent la guerre éclatée en 1991, de nombreux citoyens de l'ex Yougoslavie se sont retrouvés effacés des registres de l’état civil des Etats nouvellement indépendants. À cette époque, Boris vivait en Italie depuis un moment. Il était arrivé à Milan en 1989, avant la guerre, quand il avait vingt ans et était un citoyen yougoslave. La mauvaise surprise est arrivée en 2002.

Grecia: nuovo rapporto di Hrw. Giovane pakistano ucciso dalla polizia

foto Giorgos MoutafisATENE - Ancora un duro atto d’accusa contro la Grecia. Human Rights Watch chiede al nuovo governo socialista di Giorgio Papandreou di porre fine alla “detenzione abusiva e alle espulsioni sommarie di immigrati” verso la Turchia, “inclusi bambini non accompagnati”. E invita l'Unione Europea ad esercitare pressioni su Atene. Anziché continuare a respingere i richiedenti asilo verso la Grecia. Vuoi per la convenzione di Dublino, che obbliga chi chiede asilo a farlo nel primo Stato Ue che incontra, anche se è la Grecia, dove l'asilo è riconosciuto allo 0,3% di chi lo chiede, contro il 50% dell'Italia. Vuoi perché anche nell'Adriatico, come nel Canale di Sicilia, vige un accordo di respingimento tra Italia e Grecia. E allora leggere le storie raccolte da Hrw è molto interessante perché aiuta a capire in quale paese l'Italia respinge i rifugiati e molto spesso minori non accompagnati che ogni giorno trova nascosti nei camion che sbarcano dai traghetti di linea a Venezia, Bari, Brindisi e Ancona.

Stateless Croatian erased from the registers, Italy insists on deportation

According to the 2001 census, Croatia has a population of 4,437,460 inhabitants, 9,811 of whom are stateless. Yes, because after the signing of the Dayton Peace Accords in 1995 that put an end to the war which had broken out in 1991, many citizens of the dissolved Yugoslavia found themselves removed from the registers of the newly independent states. At that time, Boris had been living in Italy for some time. In Milan, he arrived in 1989, before the war, when he was a twenty-year-old citizen of Yugoslavia. The bitter surprise came in 2002.

Apolide croato cancellato dalle anagrafi, l'Italia si ostina a rimpatriarlo

cie bari paleseBARI - Secondo il censimento del 2001, la Croazia ha una popolazione pari a 4.437.460 abitanti, 9.811 dei quali sono apolidi. Già perché dopo la firma degli accordi di pace di Dayton nel 1995, che posero fine alla guerra scoppiata nel 1991, molti cittadini della dissolta Jugoslavia si ritrovarono cancellati dalle anagrafi dei nuovi Stati indipendenti. All’epoca Boris viveva in Italia da un pezzo. A Milano era arrivato nel 1989, prima della guerra, quando era ancora un ventenne cittadino jugoslavo. L’amara sorpresa arrivò nel 2002.


12 October 2009

Sedati. La Croce Rossa ammette: psicofarmaci a Ponte Galeria

ROMA - “C’è una continua e incessante richiesta di benzodiazepine. E una grossa richiesta di sedativi e ipnotici.” Ad affermare il massiccio utilizzo di psicofarmaci nel centro di identificazione e espulsione di Ponte Galeria a Roma è forse la fonte più attendibile. Il coordinatore medico dell'ente gestore, la Croce Rossa Italiana. Chiede di nascondere la sua identità, per motivi di privacy, fuori dal Cie infatti lavora come medico di base. G.E., queste le sue iniziali, non nasconde invece la diffusa pratica di somministrazione di sedativi nel Cie. Ma ci tende a sottolineare che gli psicofarmaci sono somministrati soltanto su espressa richiesta dei detenuti. Una richiesta che però – come ammette lui stesso – riguarda “la maggioranza delle persone presenti nella struttura”.

Sbarchi: 250 arrivi in una settimana. Cala l'attenzione e i respingimenti

PALERMO - Continuano gli sbarchi, ma qualcosa è cambiato. Nella settimana appena trascorsa, circa 250 persone sono riuscite ad attraversare il Canale di Sicilia, lasciando almeno 7 morti al largo di Gela. Qualcosa è cambiato. Ci avete fatto caso? La stampa ha spento i riflettori, Lampedusa non fa più notizia. E forse è una notizia positiva. Perché nessuno dei 250 intercettati in alto mare è stato respinto. 105 sono finiti a Malta, gli altri in Sicilia. Eppure le autorità italiane li monitoravano da 24 ore prima del loro attracco quando erano ancora in acque internazionali. Due mesi fa avrebbero respinto tutti in Libia. Cosa è cambiato? Le inchieste dei magistrati di Agrigento e Siracusa spaventano i vertici di Marina e Finanza? Il crollo delle partenze (dovuto non ai respingimenti ma agli arresti fatti dalla polizia libica tra gli organizzatori dei viaggi) ha partecipato a allentare le maglie dei respingimenti? Ecco le notizie di agenzia principali

Proteste nel Cie di Trapani

TRAPANI, 8 OTT 2009 - Momenti di tensione, oggi pomeriggio, nel centro di identificazione e espulsione «Serraino Vulpitta» di Trapani. I detenuti nella struttura della Sicilia Occidentale, hanno dato vita ad una manifestazione di protesta. Alcuni di loro si sono arrampicati sul tetto dell'immobile. Altri, invece, hanno scardinato le inferriate poste alle finestre. Scattato l'allarme sono intervenuti polizia e carabinieri. La situazione poi è rientrata nella normalità. (ANSA)

Recuperato cadavere a Gela. Il terzo in pochi giorni

Palermo, 10 ott 2009 - (Adnkronos) - Il cadavere di un extracomunitario è stato scoperto a Gela, in provincia di Caltanissetta. Il corpo senza vita è stato notato in contrada Bulala, lungo la spiaggia da un pescatore, che ha allertato la Polizia. Si tratta del terzo cadavere recuperato in pochi giorni dopo l'ultimo sbarco avvenuto nei giorni scorsi. Un primo gruppo di 20 migranti era stato intercettato dopo essere sbarcati con un gommone di 8 metri, a pochi chilometri dalla città. Altri 15 invece, erano stati bloccati mentre camminavano nei pressi dello stabilimento petrolchimico dell'Eni. Un altro migrante, invece, è stato trovato vivo aggrappato ad una boa. Secondo le testimonianze di alcuni di loro mancarebbero all'appello altri immigrati. (Loc/Col/Adnkronos)

Brevi dalla frontiera n°11

CALABRIA, IMMIGRATI PARLANO VIAGGIO SU CAMION
CAULONIA (REGGIO CALABRIA), 11 OTT 2009 - Sono 23, di nazionalità dichiarata curda, irachena e afghana, e appaiono ben vestiti, gli immigrati rintracciati dalle forze dell'ordine nella Locride. Del gruppo di immigrati individuati con le medesime modalità registrate in un altro presunto episodio di sbarco avvenuto lo scorso 27 settembre, 19 sono stati rintracciati dai carabinieri e quattro dalla Guardia di finanza. Tra di loro c'e anche una donna. Alle forze dell'ordine gli immigrati hanno raccontato, come accaduto nell'analogo episodio del mese scorso, di essere stati trasportati da un camion e non da un'imbarcazione. In particolare, i quattro immigrati intercettati dai finanzieri alla stazione ferroviaria di Roccella sono stati trovati in possesso di biglietti per Roma. Le condizioni dei 23 migranti, gli indumenti che non presentano tracce di sabbia e le verifiche fatte sul tratto di costa tra Punta Stilo e Capo Spartivento che non hanno evidenziato presenze di natanti di alcun genere sulla spiaggia, sembrano avvalorare ipotesi dell'utilizzo di camion. Attualmente, in attesa di verificare i loro dati, gli immigrati sono ospitati nel mercato coperto di Caulonia dove la polizia sta verificando se si tratta di nuovi ingressi o di persone scappate da qualche centro.(ANSA)

09 October 2009

La paura fa 90, gocce di Valium. Compleanno coi denti rotti al cie di Torino

cie torinoLUCCA - Durante il liceo lavoravo come magazziniere in un consorzio agrario, a Porcari, in provincia di Lucca. Ci andavo quasi ogni pomeriggio. Con un ciclomotore Grillo. E spesso mi fermavo a fare miscela dall’unico benzinaio di strada, davanti allo stadio comunale, prima del ponte sul Leccio. Sono passati dieci anni. E confesso che mi ero persino dimenticato dell’esistenza di quel benzinaio. Ma poi stamani ho ricevuto una telefonata da un ragazzo di Agadir. Si chiama H., mi chiamava dal centro di identificazione e espulsione (Cie) di Torino, dove è rinchiuso da quattro mesi. Parlava lento, con la bocca impastata di quando in infermeria abbondano con gli psicofarmaci. Gliel’ho chiesto quasi svogliatamente, in quel momento avevo altre cose urgenti da fare. Dov’è che ti hanno preso? A Porcari ha risposto. Allora ho messo da parte le carte su cui stavo lavorando e gli ho chiesto qualche dettaglio in più.

08 October 2009

Cap Anamur: Paleologo, assolto l'intervento umanitario

di Fulvio Vassallo Paleologo, Università di Palermo

PALERMO - Il Tribunale di Agrigento nell’udienza del 7 ottobre ha pronunciato una sentenza di assoluzione con formula piena “perché il fatto non costituisce reato” nei confronti di Elias Bierdel , del comandante Schmidt e del suo secondo, imputati di agevolazione dell’ingresso di clandestini dopo avere soccorso, nel giugno 2004, 37 naufraghi alla deriva cento miglia a sud di Lampedusa. È stato anche disposto il dissequestro del deposito cauzionale che era stato versato dopo il sequestro della nave, restituita al comitato Cap Anamur e poi venduta. Chi effettua salvataggio a mare non commette nessun reato ed il comandante è l’unica persona che può individuare il luogo sicuro, anche da un punto di vista giuridico, per lo sbarco. Il messaggio chiaro della sentenza è che gli Stati devono rispettare il diritto internazionale del mare, che vieta anche i respingimenti collettivi, ed il divieto di refoulement affermato dalla Convenzione di Ginevra.

Dopo anni di indagini, e dopo la audizione di numerosi testimoni, tutte le accuse formulate dalla Procura di Agrigento sono risultate destituite di ogni fondamento. È caduta la iniziale ipotesi accusatoria della forzatura del blocco navale che era stato imposto alla Cap Anamur,tenuta per due settimane al largo delle coste siciliane per decisione del governo italiano, ed è emersa la situazione di stato di urgenza e necessità, determinata a bordo della nave da una così lunga permanenza dei naufraghi, ai quali venivano impediti lo sbarco e la possibilità di fare valere la loro richiesta di asilo o di protezione umanitaria. È apparsa inoltre evidente la pretestuosità della ricostruzione dei fatti che - per contestare le aggravanti derivanti dalla ipotesi associativa- è giunta a coinvolgere anche il “secondo di bordo”, soggetto del tutto privo di autonoma capacità decisionale sulla condotta della nave, rimessa esclusivamente ai poteri del comandante. In questa prospettiva appare ancora più ingiustificata la carcerazione preventiva imposta agli imputati nei primi giorni dopo lo sbarco.

Il periodo di tempo trascorso tra la azione di salvataggio e la richiesta di attracco della Cap Anamur a Porto Empedocle, non era certo imputabile ad una scelta nell’interesse personale dei responsabili della cap Anamur, o alla ricerca di un profitto ( il cd. dolo di profitto). In quello stesso periodo vi erano stati contatti tra i governi italiano, tedesco, maltese e la nave, i cui responsabili cercavano di fare sbarcare i naufraghi in un “place of safety” nel pieno rispetto delle Convenzioni internazionali a salvaguardia della vita umana a mare e del diritto di asilo. I ritardi ed il clamore derivante da questa vicenda sulla stampa di tutto il mondo derivava esclusivamente dalle scelte di sbarramento dei governi coinvolti. Scelte sulle quali si è costruita in questi anni la Fortezza Europa, senza arrestare significativamente l’immigrazione clandestina, ma producendo un numero incalcolabile di morti e di dispersi.

Una importante affermazione della giurisdizione, la sentenza del Tribunale di Agrigento, ed un chiarimento di circostanze che nei rapporti di polizia, talora contraddittori, anche alla luce delle successive deposizioni rese in aula, tendevano ad addossare ai responsabili della Cap Anamur sia i ritardi nelle comunicazioni che lo stato di emergenza che si viveva a bordo della nave dopo che i ministri dell’interno di Germania e Italia non erano riusciti a trovare una intesa sulla richiesta di ingresso e di asilo presentata dai naufraghi.

La vicenda processuale, con il concorso di tutte le parti, ha permesso di accertare come i dinieghi frapposti per settimane all’ingresso della Cap Anamur nelle acque territoriali fossero destituiti di qualsiasi fondamento giuridico, derivando da “scelte politiche” dell’allora ministro dell’interno Pisanu, “scelte politiche” che poi si sono tradotte nel ritiro “in autotutela” dei permessi di protezione umanitaria concessi a 21 dei rifugiati dopo lo sbarco in Sicilia, ed ancora nella espulsione sommaria di tutti i naufraghi, meno due, malgrado le decisioni di sospensiva provenienti da giudici diversi.

La sentenza di Agrigento costituisce una importante affermazione dello stato di diritto di fronte al tentativo delle autorità amministrative italiane di configurare “a posteriori” una fattispecie di responsabilità penale, in violazione del principio di legalità e della responsabilità personale sui quali si basa nel nostro sistema il diritto penale. Un tentativo che si sta dispiegando ancora oggi con la prassi dei respingimenti collettivi, che violano il diritto interno e le convenzioni internazionali, e con la introduzione del reato di immigrazione clandestina, una fattispecie che nella sua concreta attuazione viola il principio di parità di trattamento ed è rimessa sostanzialmente alla discrezionalità delle autorità di polizia.

In questo momento, in attesa di conoscere le motivazioni della sentenza, e l’eventuale ricorso della Procura della Repubblica, ci si può solo augurare che i prossimi interventi di salvataggio non siano soggetti a sanzione penale, e che questo incoraggi i mezzi civili ad interventi più tempestivi, senza lasciare naufraghi a mare, a morire di inedia per settimane, come è successo ancora poche settimane fa.

In questa direzione rimane pure da attendere tra poche settimane la prossima sentenza del Tribunale di Agrigento nel processo a carico dei sette pescatori tunisini che nel 2007 salvarono altri naufraghi alla deriva nel Canale di Sicilia. Una sentenza altrettanto importante di quella pronunciata oggi, che avrà sicuramente ripercussioni sul comportamento dei pescherecci operanti nel canale di Sicilia.

Infine il pensiero va a quel migrante salvato dalla Cap Anamur e poi espulso dal governo italiano, perito nell’estate del 2006, insieme ad altri migranti naufragati nel Canale di Sicilia. Una vita che, se non ci fosse stato il divieto di ingresso violento ed immotivato frapposto alla Cap Anamur dal governo italiano nel 2004, e poi una espulsione sommaria, forse non sarebbe stata spezzata in questo modo. La politica dei respingimenti collettivi, ed anche nella vicenda della Cap Anamur si verificarono fasi di respingimento collettivo, continua a produrre vittime ed è urgente che presto la Corte Europea dei diritti dell’Uomo e la Commissione Europea si pronuncino sulle denunce che sono state presentate contro l’Italia.

Le associazioni ed i movimenti, che sono stati accanto ai componenti della Cap Anamur, seguiranno tutte le fasi dei prossimi processi nei confronti di autori di azioni di salvataggio imputati per il reato di agevolazione dell’ingresso di clandestini, processi dai quali non potranno che emergere le gravissime responsabilità, anche a livello politico ed istituzionale, nella gestione del controllo delle frontiere e delle espulsioni nel Canale di Sicilia da parte del governo italiane e delle unità navali impegnate nelle operazioni FRONTEX.

di Fulvio Vassallo Paleologo, Università di Palermo

Quelli che pagano il conto due volte. Dopo il carcere il Cie

ROMA – Un terzo dei detenuti nelle carceri italiane è costituito da cittadini stranieri, molti dei quali in attesa di giudizio. I reati più frequenti sono quelli legati allo spaccio di droghe illegali, ai furti e all'inottemperanza del decreto di espulsione. La legge prevede il rimpatrio a fine pena. E una direttiva del 2007 del governo Prodi prevede che l'identificazione avvenga in carcere. Quella circolare però è rimasta lettera morta. E così, i detenuti stranieri, una volta pagato il conto con la giustizia per i reati commessi, devono scontare altri sei mesi di detenzione nei centri di identificazione e espulsione. Anche al Cie di Ponte Galeria, dove quasi metà dei trattenuti sono arrivati dal carcere.

07 October 2009

Abbandonati in mare, sei morti a Gela. Sbarchi anche a Malta e Lampedusa

ABBANDONATI IN MARE,DUE MORTI E 4 DISPERSI
GELA (CALTANISSETTA), 7 OTT 2009 - Li hanno costretti a lanciarsi in mare, abbandonandoli al loro destino, quando erano ancora lontani dalla costa. Come unico appiglio per non affogare un vecchio gommone, senza motore nè remi, e alcuni bidoni di plastica. Così una cinquantina di immigrati hanno cercato disperatamente di raggiungere le luci in lontananza della Raffineria dell'Eni di Gela, aiutandosi con le mani o aggrappandosi ai bidoni. Quelli che erano sul gommone sono riusciti a fatica ad approdare sulla spiaggia; i sette che volevano raggiungere la riva a nuoto hanno cominciato invece ad annaspare. Il più giovane si è abbarbicato a una boa del porto isola, dove è stato ritrovato 24 ore dopo, gli altri sei compagni sono scomparsi tra i flutti. Il mare ha restituito fino ad ora solo due cadaveri, recuperati dalle motovedette della Guardia Costiera. Sulla sorte dei quattro dispersi nessuno dei soccorritori sembra farsi soverchie illusioni. È la ricostruzione dell'ultima tragedia dell'immigrazione avvenuta a poche miglia da Gela, la città siciliana simbolo del degrado e del «sogno industriale». E proprio davanti al lungo pontile di ferro del petrolchimico si è infranto il «sogno» di questo drappello di disperati, alcuni dei quali sono ancora ragazzi. I trafficanti di carne umana che li avevano trasportati dalle coste nordafricane a bordo di una «nave madre», non hanno avuto alcuno scrupolo ad abbandonarli in mare. Quelli riusciti a sbarcare sulla spiaggia di contrada «Bulala» sono stati quasi tutti intercettati, tra ieri e questa mattina, dalle forze dell'ordine. I primi 18, tutti egiziani, sono già stati rimpatriati oggi dall'aeroporto di Catania. Altri 14 si trovano ancora a Gela, nei locali della Protezione Civile, in attesa di essere trasferiti nel Centro di prima accoglienza di Pian del Lago a Caltanissetta. Tra di loro anche il ragazzo di 16 anni che si è salvato dopo essere rimasto aggrappato per un giorno e una notte alla boa. Con gli occhi persi nel vuoto e avvolto in una coperta ha confermato, a gesti, di avere perso di vista gli altri sei compagni che nuotavano con lui. Le ricerche dei quattro dispersi, condotte anche dalle motovedette di Polizia e Carabinieri e da un elicottero della Guardia Costiera, sono proseguite per tutta la giornata ma senza esito. I due cadaveri sono stati trasferiti nell'obitorio del cimitero. (ANSA)

Cap Anamur: tutti assolti. Il salvataggio non è un reato

cap anamur, foto Francesco CoccoAGRIGENTO – Salvare vite umane non costituisce reato. Molti lo riterranno scontato, eppure è la notizia dell'anno. Anzi degli ultimi cinque anni. Tanto infatti è passato dal 12 luglio 2004, quando l'equipaggio della nave Cap Anamur della omonima ong tedesca, venne arrestato con l'accusa di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina dopo aver salvato la vita a 37 naufraghi soccorsi nel Canale di Sicilia. Dopo un estenuante processo durato 5 anni e oltre 30 udienze in cui sono stati sentiti più di 40 testimoni, il Tribunale di Agrigento oggi ha assolto con formula piena gli imputati: Elias Bierdel e Stefan Schmidt, rispettivamente presidente dell'associazione Cap Anamur e comandante dell’omonima nave, perché "il fatto non costituisce reato". Il primo ufficiale Vlasimir Dachkevitce, è stato invece assolto per non avere commesso il fatto. Una sentenza per niente scontata, che smonta l'impianto accusatorio dei pubblici ministeri Santo Fornasier e Gemma Milani, che avevano sostenuto che non si fosse trattato di un salvataggio, quanto piuttosto di “una grande speculazione mediatica per pubblicizzare un film documentario e trarne vantaggi di notorietà”. Per questo l'accusa aveva chiesto la condanna degli imputati a 4 anni di carcere e 400.000 euro di multa.

Un mese al confine

Settembre 2009
Crollano gli sbarchi ma non i morti. A settembre altre 33 persone hanno perso la vita tentando di raggiungere l'Europa. 25 le vittime di un naufragio al largo delle coste marocchine sulla rotta per la Spagna, tra cui 4 bambini. Altri 8 invece sono stati ammazzati dalla polizia di frontiera egiziana sul Sinai

El salvamento no es un delito

Salvar vidas humanas no constituye delito. Muchas personas lo consideran obvio; sin embargo, es la noticia del año. Más bien de los últimos cinco años. Mucho tiempo ha pasado desde el 12 de julio de 2004, cuando la tripulación del buque Cap Anamur, de la ONG alemana homónima , fue detenida bajo la acusación de ayudar a la inmigración ilegal, después de salvar la vida de 37 náufragos rescatados en el Canal de Sicilia. Después de un agotador proceso, que ha durado 5 años con más de 30 audiencias en las que se escucharon a más de 40 testigos, el Tribunal de Agrigento absolvió hoy a los acusados con la fórmula de absolución total [1] para Elias Bierdel y Stefan Schmidt, presidente de Cap Anamur, respectivamente, y comandante del buque del mismo nombre, porque “el hecho no constituye delito”. El primer oficial, Vlasimir Dachkevitce, fue absuelto, en cambio por no haber participado en el hecho. Fue un fallo de ninguna manera obvio, que echó por tierra la acusación de los fiscales Santo Fornasier y Gemma Milani, quienes habían alegado que no había sido un rescate sino “una gran especulación mediática para publicitar una película documental y obtener el beneficio de la notoriedad”. Por estos motivos la fiscalía había pedido la condena de los imputados a cuatro años de cárcel y una multa de 400.000 Euros.

Curdo a Ponte Galeria. Chiede asilo, ma rischia rimpatrio

ROMA – Di solito ai richiedenti asilo politico kurdi viene garantita una protezione internazionale. Anche in Italia. Ma non sempre. Così capita di trovare potenziali rifugiati politici dietro le sbarre dei centri di identificazione e espulsione. Anche al Cie di Roma. Tra il 1980 e il 1999 l'esercito turco cacciò oltre due milioni di kurdi da tremila villaggi nel Kurdistan turco. Budak Dogan era uno di loro. Con la sua famiglia lasciò il villaggio nel 1989, trovando rifugio nella città di Mersin. Da lì, nel 1997 si spostò a Izmir, la terza città turca, sul mar Egeo. Dopo l’arresto del leader della resistenza kurda, Abdullah Öcalan, avvenuto a Nairobi il 15 febbraio del 1999, dopo che l'Italia gli aveva negato l'asilo politico, a Izmir venne organizzata una grossa manifestazione. Anche Budak scese in piazza. Ma dopo che le sue foto finirono sulla stampa, la polizia turca gli rese la vita impossibile. E dopo qualche anno decise di partire.

06 October 2009

أُعيدَ إلى ايطاليا: إدوارد ومبارة البينج بونج بين إيطاليا وغانا

واحد: واحد. إنها لعبة بينج بونج غريبة تلك التي لعبتها في الأشهر الأخيرة كل من غانا وإيطاليا، رجل يقذفونه من ملعب إلى آخر، رجل يدعى "أ. إدوارد"، طُرد أولاً من إيطاليا إلى غانا. ثم من غانا إلى إيطاليا، في انتظار الخطوة التالية. يعيش أ. إدوارد بفالى مارتيلا، وهي قرية في بلدية زاجارول، استقر في بلدية روما في 18 حزيران/يونيو الماضي. ذهبت الشرطة لإحضاره من منزله، وعندما وجدوه بدون مستندات أخذوه إلى مركز تحديد الهوية والطرد في "بونتي جاليري" في روما. هناك منذ 110 يوماً. كان يعمل في مصنعاً لمنتجات الألبان في "مونتى روتوندو"، والذي أغلق في 3 آب/أغسطس للغش التجاري وعدم وجود صرف صحي. وهو يعيش في إيطاليا منذ 18 عاماً. وكان قد حصل على تصريح الإقامة بموجب قرار العفو عنما كان مقيماً في كاسيرتا. ويدعي أنه مواطن من غانا، على الرغم من أن الشرطة تدعي أن مزدوج الجنسية: غاني ونيجيري. الحقيقة هي أنه في 17 أيلول/سبتمبر الماضي عندما استقل الطائرة المتجهة إلى أكرا، في غانا، يرافقه اثنان من رجال الشرطة الإيطالية، قامت شرطة حماية الحدود الموجودة في مطار غانا بإعادة إرساله إلى الجهة المرسلة، إلى إيطاليا، على متن الطائرة التالية. وهذا على الرغم من الاعتراف به كمواطن غاني بالسفارة الغانية في روما

Edward et le jeu de ping-pong entre l'Italie et le Ghana

Un par un. C'est un étrange jeu de ping-pong celui qui se joue ces derniers mois entre le Ghana et l'Italie. Parce que ce qui rebondit d'un champ à l'autre ce n’est pas une balle mais un homme : A. Edward, d'abord expulsé d'Italie vers le Ghana. Et puis du Ghana en Italie, en attendant le prochain mouvement. A. Edward, un résident de Valle Martella, un village situé dans la municipalité de Zagarolo, dans la province de Rome, en Italie, a été arrêté le 18 juin dernier. La police est allée le chercher à son domicile, et le trouvant en situation irrégulière l’a conduit au CIE de Ponte Galeria, le centre d’identification et d’expulsion de Rome. Il y est désormais depuis 110 jours.

Repatriated to Italy. Edward and the ping-pong game between Italy and Ghana

One to one. A strange game of ping pong is being played in recent months between Ghana and Italy. Because bouncing from one side to another is a man. A certain A. Edward, first expelled from Italy to Ghana. And then from Ghana to Italy, awaiting the next move. A. Edward, a resident of Valle Martella, a village in the municipality of Zagarolo in the province of Rome, was stopped last June 18. The police went to pick him up at his home, and finding him undocumented, took him to the CIE (Centre for Identification and Expulsion) of Ponte Galeria, Rome. He has been inside for 110 days. He’d been working in a dairy in Monterotondo, which was closed on August 3 by the police department for the protection of health (NAS) due to commercial fraud and failure to meet hygiene and sanitation standards. He’s been living in Italy for 18 years. He received his residence permit during an amnesty when he was in Caserta. He claims to be a citizen of Ghana, even though the police claim that actually he has dual nationality, Ghanaian and Nigerian. The fact is that last September 17 when he boarded the plane scheduled to land in Accra, Ghana, escorted by two Italian policemen, the border police at the Ghanaian airport returned him to sender, in Italy, on the next plane . And this even though he had been identified as a citizen of Ghana by the Ghanaian embassy in Rome.

Rimpatriato in Italia. Edward e la partita di ping pong tra Italia e Ghana

cie romaROMA - Uno a uno. È una strana partita di ping pong quella che si gioca in questi mesi tra il Ghana e l'Italia. Perché a rimbalzare da un campo all'altro è un uomo. Un certo A. Edward, espulso prima dall'Italia verso il Ghana. E poi dal Ghana verso l'Italia, in attesa della prossima mossa. A. Edward, residente a Valle Martella, una frazione del Comune di Zagarolo, in provincia di Roma è stato fermato il 18 giugno scorso. La polizia è andata a prenderlo a casa sua, e trovandolo senza documenti l'ha portato al Cie di Ponte Galeria, a Roma. Sta dentro da 110 giorni. Lavorava in un caseificio a Monterotondo, che è stato chiuso dai Nas il 3 agosto per frode commerciale e carenze igienico sanitarie. Vive in Italia da 18 anni. Il permesso di soggiorno lo ha avuto con una sanatoria quando stava a Caserta. Dice di essere cittadino ghanese, anche se la polizia sostiene che in realtà abbia la doppia nazionalità, ghanese e nigeriano. Fatto sta che lo scorso 17 settembre, quando è salito sull’aereo di linea diretto a Accra, in Ghana, scortato da due poliziotti italiani, la polizia di frontiera all’aeroporto ghanese lo ha rispedito al mittente, in Italia, sull'aereo successivo. E questo sebbene fosse stato identificato come cittadino ghanese dall’ambasciata ghanese a Roma.

05 October 2009

Settembre 2009

commemorazione vittime emigrazione in spagnaROMA – Continuano le stragi lungo le frontiere della Fortezza Europa. A Settembre 2009 le vittime censite da Fortress Europe sono 33, di cui 25 in un naufragio occorso al largo delle coste marocchine sulla rotta per la Spagna, al largo dell’isolotto di Perejil, il 19 settembre, e altre 8 uccise sotto gli spari della polizia egiziana alla frontiera con Israele, nel Sinai. Una frontiera sempre più sporca di sangue. L’ultima vittima è un eritreo ammazzato dalla polizia di frontiera il 23 settembre, una settimana dopo che due eritrei erano stati fucilati il 16 settembre. Il 9 settembre invece era stata una vera strage: quattro emigrati africani freddati sotto gli spari dei militari egiziani, che una settimana prima, il primo settembre, avevano ucciso un’altra persona lungo la stessa frontiera.

Massaggiatrici da spiaggia e madri di famiglia nei Cie. L'Italia ora è più sicura?

cie roma sezione femminileROMA - Su un piazzale di cemento sono piantate le sbarre di ferro alte quattro metri che delimitano i moduli della sezione femminile del Centro di identificazione e espulsione di Ponte Galeria, a Roma. I posti a disposizione sono 172, sei per ogni camerata. Di notte i cancelli di ogni modulo si chiudono. Nella prima sezione ci sono le ragazze nigeriane, molte sono vittime del racket della prostituzione. Più avanti si trova la sezione delle cinesi. Massaggiatrici da spiaggia e madri di famiglia detenute in nome della sicurezza degli italiani. H. è una di loro. È dentro da 45 giorni. Ma nella sua stanza ci sono quattro donne che sono qui da più di 60 giorni e chiedono che cosa sarà di loro con questa nuova legge.

Il giro di vite. Da Modena, raddoppiati i rimpatri in 2 anni

MODENA – Raddoppiato in due anni il numero di immigrati rimpatriati dal centro identificazioni e espulsioni di Modena: da 65 nei primi sei mesi del 2007 a 162 nello stesso periodo di quest’anno. Il numero di stranieri transitati al Cie di Modena è stato di 331 nel primo semestre del 2009, il 24% in più dei 267 del 2008 e il 44% in più del 2007, quando nello stesso periodo furono fermate 230 persone. Ma il dato più significativo riguarda gli accompagnamenti effettivi alla frontiera. Nei primi sei mesi di quest’anno i rimpatri sono stati 162, ovvero il 49% delle persone trattenute. Nello stesso periodo nel 2008 erano stati 108 (il 40% dei trattenuti) e nel 2007 soltanto 65 (il 28%).

Modena, Cie a 5 stelle: 75 euro al giorno per ogni detenuto

cie modenaMODENA – Chi ancora si ostina a chiamarli "lager" si sbaglia. Esiste una nuova generazione di centri di identificazione e espulsione (Cie). Progettati su misura, dotati di servizi e di qualità certificata. Cie a cinque stelle, che allo Stato costano molto caro, ma che da un punto di vista delle condizioni di detenzione sono inattaccabili. Il Cie di Modena è sicuramente uno di questi. Costruito appositamente nel 2002, a fianco del carcere, dall’esterno ha l’aspetto di un albergo. Niente filo spinato, niente mura di cinta. Il colore arancione delle pareti rassicura. All’interno i 6 “moduli abitativi”, come vengono definite le celle, si affacciano sui tre lati di un cortile, a mo’ di ferro di cavallo. Il cortile è diviso in quattro aree da una serie di recinzioni metalliche altre quattro metri. Gabbie che servono a isolare i detenuti di un settore da quelli dell’altro. E gli uomini dalle donne. Ogni modulo ha accesso a una delle aree recintate. Ogni camerata ospita dieci persone. Due sezioni sono dedicate alle donne. In tutto la capacità è di 60 posti. In ogni modulo ci sono quattro camere, due da tre posti, e due da due. E due bagni. Al centro del modulo, una sala pranzo con due tavoli di metallo fissati al pavimento insieme alle panche. In alto, una televisione collegata alla parabola, incastonata nel muro e protetta da un vetro infrangibile.

Cie di Modena: rimpatriati i responsabili della rivolta del 17 agosto

ROMA – Anche i centri di identificazione e espulsione (Cie) a cinque stelle si ribellano. Probabilmente perché la tensione non è dovuta alle condizioni del trattenimento o non solo, quanto piuttosto alla detenzione fino a sei mesi di gente che non ha commesso nessun crimine. È successo anche al Cie di Modena lo scorso 17 agosto. La legge 94/09 sul cosiddetto pacchetto sicurezza era entrata in vigore nove giorni prima, l’8 agosto, portando da due a sei mesi il limite massimo della detenzione nei Cie. Con l’arrivo delle prime proroghe dei trattenimenti anche il Cie di Modena si rivoltò. La protesta iniziò nel pomeriggio del 17 agosto, quando una trentina di detenuti, soprattutto marocchini, rifiutarono il cibo. Nella serata alcuni reclusi appiccarono il fuoco a materassi e lenzuola. Per domare l'incendio, dovettero intervenire quattro mezzi dei vigili del fuoco, polizia e carabinieri. Le fiamme furono domate soltanto dopo tre ore e causarono danni ingenti in quattro stanze del Cie e la lieve intossicazione di un trattenuto. A causa dei danni due moduli vennero chiusi per ristrutturarli e le detenute della sezione femminile trasferite in un altro Cie.

"Io, paragonato a un nazista". Parla un operatore del Cie di Modena

operatori misericordie davanti al cie di modenaMODENA – Alcuni sostengono che vadano chiusi. Altri che siano centri necessari alla gestione dell’immigrazione irregolare. Ma cosa pensa chi lavora all’interno dei centri di identificazione e espulsione (Cie)? Per scoprirlo siamo andati a rileggere una pubblicazione della Confraternita Misericordia di Modena del dicembre 2005, intitolata “L’immigrazione clandestina e i CPTA: una risorsa o un problema?”. Ecco cosa scrive S.B., un operatore della Misericordia al Cie di Modena. Sono le parole di un tecnico. Di una persona che con tanta buona volontà partecipa al buon funzionamento di una struttura detentiva. Di uno che si gratifica sentendosi dire "grazie" dai suoi detenuti. Che aspira a un ruolo di responsabilità "sarai caposquadra", ma che non ha nessuno sguardo critico sui crimini di pace di cui si sta rendendo partecipe in nome dell'ordine sociale. Ecco la sua lettera.

04 October 2009

L'immigrato "regolare". La storia di J.Mohamed, che entrò coi flussi e oggi è al Cie

ROMA – Tutti vogliono gli immigrati "regolari". Quelli che viaggiano con il passaporto, che hanno i documenti in regola e che lavorano. Nessuno però ricorda il concetto di fondo. Che l'immigrato "regolare" è come i piatti di plastica. Usa e getta. Prendete la storia di J. Mohamed, un ragazzo marocchino poco più che venticinquenne. Anche lui si trova detenuto al centro di identificazione e espulsione di Ponte Galeria, a Roma, in attesa del rimpatrio. Eppure in Italia ci è arrivato con un contratto di lavoro e tutti i documenti in regola. È l'emblema dell'immigrazione regolare. E della sua precarietà. Era il 2005, quando lo zio, che ha una ditta edile a Albenga, in provincia di Savona, gli mandò un contratto di assunzione, con il quale, attraverso il decreto flussi, riuscì a ottenere un regolare visto d'ingresso presso l'Ambasciata italiana in Marocco e quindi un permesso di soggiorno per motivi di lavoro una volta arrivato nel nostro paese.

03 October 2009

في إيطاليا منذ 29 سنة، زوجته وابنته في روما ويخشى الترحيل

عندما فاز المنتخب الإيطالي بكأس العالم عام 1982 في أسبانيا، كان "ز. جاكوب" يعيش في إيطاليا منذ عامين. كان قد بلغ من العمر 19 عاماً، في عام 1980، وهم من الكاميرون. عمل في السنوات الأخيرة بروما برياضة الجودو المحلية، في شارع "توري سباكاتا" رقم 127. كل شئ بلا شرعية، لأنه لا يحمل تصريح إقامة، حيث قد انتهت مدته خلال فترة النقاهة الطويلة التي قضاها بعد حادث سيارة خطير والذي ترك ندوباً على جمجمته. في روما كان يملك مستودعاً للأدوات الموسيقية. كان يؤجرها في السهرات والحفلات الموسيقية لكسب لقمة العيش. كما أنه أسس جمعية ثقافية، مسجلة باسم زوجته، وهي جمعية "أسود وأبيض". لقد تزوج، فبعد 29 عاماً أصبح مستقبله القادم كله في إيطاليا. وإضافةً إلى الزوجة، جاكوب له ابن، طفل عمره 10 سنوات، والذي لم تشرح له الأم بعد أين انتهى الحال بأبيه منذ أن أوقفته الشرطة، في 31 آب/أغسطس، لفحص بسيط لأوراقه. فهو الآن محتجز منذ 29 يوماً في مركز بونتيه جاليريا لتحديد الهوية والترحيل في روما، وهو الآن يخشى الترحيل، ولكنه يخشى أكثر على مصير عائلته وابنه.

Brevi dalla frontiera n° 10

NUOVE SEGNALAZIONI SU MIGRANTI PARTITI DA LIBIA
PALERMO, 1 ottobre 2009 - Settanta migranti, tra cui 15 donne e 5 bambini, sarebbero partiti lo scorso 26 settembre dalle coste della Libia. La segnalazione è stata raccolta da alcuni migranti che si trovano in un centro di detenzione a Malta. Le autorità maltesi non avrebbero attivato i soccorsi perchè hanno ritenuto generica la segnalazione, in assenza di coordinate. (ANSA)

Egypt police kill Eritrean migrant at Israel border

ISMAILIA, Egypt, Sept 23 (Reuters) - Egyptian police shot dead an Eritrean migrant as he tried to slip across the border into Israel in an upsurge of violence that has left seven migrants dead this month, security sources said on Wednesday. One other Eritrean migrant was wounded and in a critical condition after police fired first in the air and then at the migrants after they ignored orders to stop and ran toward the Jewish state. Four Ethiopian migrants were also detained.

Cap Anamur: il 7 ottobre la sentenza. Iniziative a Agrigento

AGRIGENTO - A cinque anni di distanza, finalmente si chiude il processo alla Cap Anamur, la nave dell'omonima associazione umanitaria tedesca che il 12 luglio 2004 trasse in salvo 37 naufraghi nel Canale di Sicilia. La sentenza è attesa per l'udienza del 7 ottobre. Ma sul verdetto c'è ancora molta incertezza. I due pubblici ministeri del tribunale di Agrigento, Santo Fornasier e Gemma Miliani, che oggi hanno chiesto la condanna a 4 anni di carcere e 400 mila euro di multa per Elias Bierdel e Stefan Schmidt, rispettivamente presidente dell'associazione Cap Anamur e comandante dell’omonima nave. Schmidt e Bierdel furono arrestati per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, subito dopo l'attracco a Porto Empedocle. Secondo i pm, la vicenda non fu un salvataggio, ma piuttosto “una grande speculazione mediatica per pubblicizzare un film documentario e trarne vantaggi di notorietà”. La Procura sostiene addirittura che i naufraghi furono soccorsi della Cap Anamur per filmare le scene di un documentario e realizzare interviste poi pubblicate sul sito web dell'associazione

En Italie depuis 29 ans, maintenant il risque l’expulsion

Lorsque les Bleues de Bearzot ont remporté la Coupe du Monde de 1982 en Espagne, Z. Jacob vivait en Italie déjà depuis deux ans. Il y était arrivé à 19 ans, en 1980, de Cameroun. Ces dernières années, à Rome il travaillait dans un bar, le Jogodo, dans le quartier de Torrespaccata. Tout au noir, parce qu'il n’avait pas son permis de séjour. Il avait expiré pendant la longue convalescence suite à un grave accident de voiture dont il porte encore les cicatrices sur son crâne. À Rome il avait aussi un entrepôt d'instruments de musique. Il les louait pour les fêtes et les concerts pour gagner sa vie. Et il avait même une association culturelle, enregistrée au nom de sa femme, l'association « Black and white ». Oui, sa femme. Car, après 29 ans en Italie il a toute une vie dans ce beau pays.