LUCCA, 30 aprile 2009 - Non ci sarà l'ampliamento del Centro di identificazione ed espulsione di Lampedusa, nella vecchia base Nato Loran. Lo ha deciso ieri la Conferenza dei servizi, che ha riunito alla Prefettura di Palermo rappresentanti del Comune di Lampedusa, della soprintendenza di Agrigento, degli assessorati regionali al territorio e ai beni culturali, della guardia forestale e del ministero dell'Interno. E oggi il Dipartimento libertà civili del Viminale ha disposto la chiusura del cantiere. Il Cie, che provvisoriamente funziona come centro di prima accoglienza - sarà comunque utilizzato nei preesistenti fabbricati in muratura della Loran. Il parere negativo della Conferenza dei servizi infatti riguarda soltanto la messa in opera dei prefabbricati che dovevano essere fissati su piattaforme di cemento preesistenti, realizzati a suo tempo in funzione di campi da tennis ed eliporto.Il blog di Gabriele Del Grande. Sei anni di viaggi nel Mediterraneo lungo i confini dell'Europa. Alla ricerca delle storie che fanno la storia. La storia che studieranno i nostri figli, quando nei testi di scuola si leggerà che negli anni duemila morirono a migliaia nei mari d'Italia e a migliaia vennero arrestati e deportati dalle nostre città. Mentre tutti fingevano di non vedere.
30 April 2009
Lampedusa: bloccati i lavori alla base Loran. Il nuovo Cie è abusivo
LUCCA, 30 aprile 2009 - Non ci sarà l'ampliamento del Centro di identificazione ed espulsione di Lampedusa, nella vecchia base Nato Loran. Lo ha deciso ieri la Conferenza dei servizi, che ha riunito alla Prefettura di Palermo rappresentanti del Comune di Lampedusa, della soprintendenza di Agrigento, degli assessorati regionali al territorio e ai beni culturali, della guardia forestale e del ministero dell'Interno. E oggi il Dipartimento libertà civili del Viminale ha disposto la chiusura del cantiere. Il Cie, che provvisoriamente funziona come centro di prima accoglienza - sarà comunque utilizzato nei preesistenti fabbricati in muratura della Loran. Il parere negativo della Conferenza dei servizi infatti riguarda soltanto la messa in opera dei prefabbricati che dovevano essere fissati su piattaforme di cemento preesistenti, realizzati a suo tempo in funzione di campi da tennis ed eliporto.Pattuglie, Rabit e voli charter. I piani di Frontex per il 2009
LUCCA, 30 aprile 2009 - Un sistema permanente di pattugliamenti congiunti delle frontiere esterne dell'Unione europea. Marittime, aeroportuali e terrestri. Con mezzi militari e sistemi elettronici di sorveglianza. E voli charter per i rimpatri che facciano scalo nei vari Stati membri. È questo il disegno dell’agenzia comunitaria Frontex, secondo quanto esposto dal suo stesso direttore Ilkka Laitinen in un’audizione alla Commissione Libe del Parlamento europeo lo scorso 27 aprile. Proprio nella settimana in cui – subito dopo la risoluzione del caso Pinar - è partita l’operazione Nautilus IV nel Canale di Sicilia. Laitinen ha tracciato un bilancio delle attività di Frontex nel 2008 e presentato le priorità per il 2009. Ovviamente senza nessun riferimento ai casi dei gommoni di emigranti affondati nel mar Egeo dalla Guardia costiera greca, né alla proposta delle autorità tedesche di togliere viveri e carburanti alle imbarcazioni per far loro invertire la rotta, e tantomeno alle gravi condizioni di detenzione dei migranti intercettati in Libia, imprescindibile collaboratore per i futuri pattugliamenti nel Mediterraneo centrale.29 April 2009
Patras, la Cour européenne a déclaré recevables 35 recours
Patrasso: la Corte europea dichiara ammissibili 35 ricorsi
Το Ευρωπαϊκό Δικαστήριο κρίνει δεκτές τις προσφυγές 35 αφγανών που επαναπροωθήθηκαν από την Ιταλία στην Ελλάδα
Patras: ECHR declared admissible the case of 35 refugees deported from Italy
28 April 2009
Sbarchi: +75%. In dieci mesi 1.994 minori non accompagnati
PISTOIA, 28 aprile 2009 – Aumenta il numero di migranti intercettati nelle acque del Canale di Sicilia. Nei primi quattro mesi dell’anno sono stati 6.300, il 75% dello stesso periodo dello scorso anno, quando furono 3.600. Tale aumento si potrebbe spiegare da un lato con la diminuzione dei flussi verso la Spagna, a causa del giro di vite applicato dall’Algeria alle sue frontiere sud, che potrebbe aver dirottato un maggior numero di persone verso la rotta libico-italiana. Dall’altro come conseguenza dei ripetuti annunci di Maroni sull’avvio dei pattugliamenti congiunti e dei respingimenti in Libia a partire dal 15 maggio, che avrebbero potuto anticipare le partenze prima di tale termine, che sarà probabilmente rispettato, visto che proprio in questi giorni, ufficiali della marina libica sono a Gaeta per delle esercitazioni sulle tre motovedette che saranno presto inviate nel porto di Zuwarah.
Lampedusa: interrogazione parlamentare sui pestaggi nel Cie
ROMA, 28 aprile 2009 - Il Parlamento italiano chiede spiegazioni sui pestaggi al centro di identificazione e espulsione (Cie) di Lampedusa. L’interrogazione a risposta scritta è stata presentata ieri, 27 aprile 2009, dalla deputata Rita Bernardini - che già si era occupata dal caso Cassibile - e dai co-firmatari Beltrandi, Farina Coscioni, Mecacci, Maurizio Turco e Zamparutti, (tutti radicali eletti nelle liste del Pd). Il riferimento è alle violenze praticate da uomini delle forze dell’ordine contro i migranti detenuti nel Cie lo scorso 18 febbraio 2009, il giorno in cui venne appiccato il fuoco in un padiglione del centro. La notizia dei pestaggi venne diffusa il 15 aprile scorso da una nostra inchiesta pubblicata da "Redattore Sociale" e "l'Unità" e consultabile sul nostro sito.24 April 2009
Torturati in Tunisia, l'Italia nega l'asilo agli esuli di Redeyef
MONFALCONE, 24 aprile 2009 – Hanno chiesto asilo politico ma l'Italia ha detto di no. E adesso rischiano di essere rimpatriati e arrestati per reati politici. Sono una trentina di esuli tunisini originari della città di Redeyef, centro nevralgico del ricco bacino minerario di fosfati del sud ovest del paese, balzato alla cronaca per le dure proteste sindacali esplose nel corso del 2008 e per la violenta repressione disposta dal presidente Ben Ali. Una repressione culminata lo scorso 4 febbraio 2009 con la condanna in secondo grado di 33 imputati - tra sindacalisti, giornalisti e singoli manifestanti – a pene che vanno dai due agli otto anni di carcere, per reati che vanno dalla “associazione a delinquere” alla “diffusione di documenti suscettibili di turbare l'ordine pubblico”. Quei “documenti” sono le immagini video girate dal fotografo Mahmoud Raddadi, condannato a due anni, e distribuite sul canale satellitare Al Hiwar (tramite la piattaforma italiana Arcoiris) da Fahem Boukaddous, condannato in contumacia a sei anni di carcere. Sono le immagini dei comizi del sindacalista Adnan Hajji, delle gremite manifestazioni di piazza e delle violenze della polizia. Si possono scaricare da Youtube e Dailymotion. A patto di non essere in Tunisia. Già, perché lì il Governo ha censurato l'accesso ai due siti. Nessuno deve sapere dei tre manifestanti uccisi dalla polizia e degli altri 27 finiti in ospedale con ferite da arma da fuoco, e neppure dei sindacalisti e dei giornalisti arrestati e torturati.
22 April 2009
Ancora polemiche tra Italia e Malta. In ballo 211 milioni
Cap Anamur: chiesti 4 anni di carcere per Bierdel e Schmidt
AGRIGENTO, 22 aprile 2009 – La solidarietà in mare è un reato. Ne sono convinti i due pubblici ministeri del tribunale di Agrigento, Santo Fornasier e Gemma Miliani, che oggi hanno chiesto la condanna a 4 anni di carcere e 400 mila euro di multa per Elias Bierdel e Stefan Schmidt, rispettivamente presidente dell'associazione umanitaria Cap Anamur e comandante dell’omonima nave. Sono passati quattro lunghissimi anni da quel 12 luglio del 2004, quando l’equipaggio tedesco approdò a Porto Empedocle con i 37 migranti e rifugiati salvati nelle acque del Canale di Sicilia. Coincidenza degna di nota, la richiesta di condanna arriva nelle stesse ore in cui il ministro degli Esteri Franco Frattini elogia l’Italia per aver accolto i 140 naufraghi soccorsi venerdì scorso dal mercantile turco Pinar perché “ha prevalso giustamente la solidarietà sul rispetto formale delle regole di salvataggio in mare”.Lampedusa. Isola senza diritti
On line si può scaricare il report della visita a Lampedusa, che sarà presentato a Palermo giovedì 9 aprile alle 19:00 al centro sociale Laboratorio Zeta
Cap Anamur: Staatsanwaltschaft fordert 4 Jahre Haft
AGRIGENTO, 22/04/09 - In ihrem Plädoyer am 22.4.2009 hat die Staatsanwaltschaft in Agrigento in einem dreistündigen Plädoyer 4 Jahre Haft und eine Strafe von jeweils 400.000 Euro für die Angeklagten Bierdel und Schmidt gefordert. Auch das Schiff, inzwischen mit 2 Millionen US-$ auslgelöst, soll konfisiziert werden. Elias Bierdel war der Leiter des Komitees Cap Anamur und damit Verantwortlicher für die Aktionen des Schiffes, Stefan Schmidt war seinerzeit Kapitän der Cap Anamur. Der Erste Offizier des Schiffes, der ebenfalls der Beihilfe zur illegalen Einreise angeklagt wurde, soll laut Staatsanwaltschaft nicht schuldig sein, da er „mit dem Fall nicht als Verantwortlicher zu tun habe.“
21 April 2009
In porto la Pinar. Ripartono i processi contro il salvataggio in mare
19 April 2009
Un adolescent afghan renvoyé trois fois en Grèce
ROME, 19 avril 2009 - Sur le quai des ferries Minoan à Venise, à huit heures du matin un jour d'août 2008. Juma K. ne se rappelle pas la date. C'était sa première fois. Après des mois de tentatives infructueuses. À l'intérieur de la remorque il s’est caché trois jours avant, la nuit. Le camion était stationné dans le port de Patras. Il suffit d'ouvrir la porte, et de monter rapidement avant la ronde de la police. Dans le container ils étaient 15, dont dix d'entre eux étaient mineurs. Les stocks d'eau et de biscuits se sont terminés après 24 heures. Le soleil rend tout plus difficile. Le troisième jour, enfin, le moteur est allumé et le camion a démarré. Dès son arrivée en Italie, la remorque a été déchargée du navire et on ne s’est pas aperçu de leur présence. Ce n'est que dans la soirée, autour de 19h00, dans le parking port, que certains agents des forces de sécurité ont ouvert les portes et fait une inspection.Malta: Msf denuncia le terribili condizoni dei centri di detenzione
ROMA, 19 aprile 2009 - Medici senza frontiere pubblica il rapporto "Not Criminals" per denunciare le condizioni di vita inaccettabili e disumane nei centri di detenzione di Malta e rinnova la richiesta di miglioramento immediato delle condizioni di vita nei centri. La politica di detenzione sistematica nel paese - sostiene Msf - mira a dissuadere le persone dall’entrare irregolarmente nel territorio. All’arrivo a Malta gli immigrati irregolari e i richiedenti asilo politico sono costretti a restare in centri di detenzione sovraffollati per 18 mesi. Nonostante le nuove strategie messe in atto per ridurre gli arrivi e nonostante i controlli più assidui lungo il confine meridionale europeo, nel 2008 il numero di persone sbarcate è aumentato, con 2.704 nuovi arrivi e dall’inizio del 2009 si sta confermando la stessa tendenza. La maggioranza delle persone si dirige verso Malta per fuggire da guerre civili, persecuzioni, problemi economici o catastrofi ambientali – motivazioni più incisive dell’effetto deterrente dei centri di detenzione.قصة الصيادون الشجعان في قناة صقلية
يلتقي صيادو قناة صقلية بقوارب المهاجرين القادمين إلى لامبيدوزا كل يوم تقريباً. هؤلاء الصيادون يقومون في معظم الأحيان بعمليات الإنقاذ بدلاً من مراقبي الساحل و البحرية. سجلت أخر عملية إنقاذ يوم 28 نوفيمبير 2008، كان البحر حينها هائجا والأمواج وصلت لارتفاع 8 أمتار ومع ذلك تم إنقاذ 650 شخصاً. توجب علي أن اذهب شخصياً إلى ذلك الميناء لملاقاة هؤلاء الشجعان، فاكتشفت أنهم يقومون بتلك العمليات دائما وليس لأول مرة. رجال تم إنقاذهم من مصارعة الأمواج والتشبث بقارب غارق، قصص عجيبة. موت أشخاص غرقاً على بعد مترين فقط من حافة النجاة، قصص حزينة. أما القصص البطولية سمعتها من أشخاص يقفزون في البحر ليلا وفي أي وقت لإنقاذ امرأة سقطت في الماء. هناك أيضاً قصص قاسية كأشخاص ماتوا مأكولين من الحيتان. كلها قصص إنسانية عميقة. أبطال مجهولون لم يترددوا أبدا لمساعدة أي شخص، فعند رؤية طفل، مثلا، ذو ثلاثة أشهر يصارع الموج، لا تفكر لحظتها في مال ولا في وقت ضائع بل بكيف تنقذ حياته. كان أول من صعد القارب في ذلك اليوم، 28 تشرين الثاني (نوفمبر) طفلة لا يزيد عمرها عن بضعة أشهر. كانت ملفوفة بغطاء، فتحته عنها وبدأت ألاعبها حتى ضحكت. ضلت على متن قارب خشبي طوله 10 أمتار مع أمها ومع 350 شخصاً اخرا في البحر لمدة 3 أيام وكان هائجاً جداً وعلى بعد 10 أميال من جنوب شرق الجزيرة. القبطان “بيترو روسو” لن ينسى أبداً وجه تلك الطفلة. قائد رقابة الميناء كان قد طلب من القبطان التدخل حيث أن قوات رقابة الساحل لم تتمكن من الخروج بسبب العواصف بالإضافة إلى عدم وجود أي سفينة تابعة للبحرية. فقرر القبطان مساعدة الجميع دون أي تراجع ولهذا في اليوم التالي قام القائد “سلفاتوري كنشيمي” المعروف باسم سكلاشي، بالخروج لمساعدة القارب الاخر والذي كان على متنه 300 شخص على الرغم من أن قوة دفع الماء كانت 7 درجات.Io, minorenne afgano respinto in Grecia tre volte
ROMA, 19 aprile 2009 – Il traghetto della Minoan attraccò a Venezia alle otto del mattino di un giorno d’agosto del 2008. Jumaa K. non ricorda la data. Era la sua prima volta. Dopo mesi di falliti tentativi. Dentro il rimorchio erano saliti tre giorni prima, di notte. Il camion era parcheggiato nel porto di Patrasso. Era bastato aprire lo sportello e fare in fretta prima che tornassero le volanti della polizia. Quando si contarono erano in 15, dieci dei quali ancora minorenni. Le scorte di acqua e biscotti finirono dopo 24 ore. Il sole d’estate rendeva tutto più difficile. Il terzo giorno, finalmente, il motore si accese e il camion si imbarcò. All’arrivo in Italia, il rimorchio venne scaricato dalla nave senza che nessuno si accorgesse della loro presenza. Fu soltanto la sera, intorno alle 19:00, nel piazzale del porto, che alcuni agenti delle forze dell’ordine aprirono i portelloni per un controllo.Εγώ, ένας ανήλικος αφγανός που επιστράφηκε τρεις φορές από την Ιταλία στην Ελλάδα
ΡΩΜΗ, 19 Απριλίου 2009 - Το φερυμπότ των Μινωικών γραμμών φτάνει στις οκτώ το πρωί στη Βενετία μια αυγουστιάτικη μέρα του 2008, ο Τζουμάα Κ. δεν θυμάται την ακριβή ημερομηνία. Ήταν η πρώτη του φορά μετά από μήνες αποτυχημένων προσπαθειών. Είχε σκαρφαλώσει στην καρότσα τρεις μέρες πριν, μέσα στη νύχτα. Το φορτηγό ήταν σταθμευμένο στο λιμάνι της Πάτρας. Υπήρχε αρκετός χρόνος να ανοίξουν οι πύλες και να βιαστούν να μπουν μέχρι να’ρθει η αστυνομία. Όταν μετρήθηκαν ήταν ήδη 15, εκ των οποίων οι δέκα ανήλικοι. Οι προμήθειες νερού και μπισκότων τελείωσαν σε 24 ώρες. Ο ήλιος δυσκόλευε κι άλλο τα πράγματα. Τελικά, την τρίτη μέρα η μηχανή πήρε μπρος και το φορτηγό επιβιβάστηκε. Όταν η καρότσα του φορτηγού ξεφορτώθηκε στην Ιταλία, κανείς δεν τους αντιλήφθηκε. Το απόγευμα όμως, γύρω στις 7, στη μεγάλη πλατεία του λιμανιού, αστυνομικές δυνάμεις άνοιξαν τις πόρτες για να κάνουν έλεγχο.18 April 2009
Mercantile bloccato a sud di Lampedusa: il governo intervenga
16 April 2009
Minori non accompagnati in Europa. Un rapporto di Picum
Rapporto Hammarberg. Il Consiglio d'Europa richiama l'Italia
"La criminalizzazione dell'immigrazione irregolare è una misura sproporzionata che va oltre gli interessi legittimi di uno stato a tenere sotto controllo i propri confini, una misura che erode gli standard legali internazionali". Fino a violare sentenze della Corte europea dei diritti umani. E' successo più volte nel caso di cittadini tunisini rimpatriati nonostante il parere contrario della Cedu. Il Commissario si dice "decisamente contrario ai rimpatri forzati verso paesi con precedenti di tortura provati e di lunga durata, anche se le espulsioni avvengono sulla base di rassicurazioni diplomatiche".
Qua potete scaricare il rapporto Hammarberg, in inglese
Qua invece un commento del giurista Fulvio Vassallo Paleologo con tutti i riferimenti alle sentenze della Corte europea violate dall'Italia e qui invece il nostro reportage Tunisia: la dittatura a sud di Lampedusa per capire cosa sia la dittatura in Tunisia oggi
Intanto su Lampedusa è uscito anche il rapporto di Euromed Migrasyl REMDH: Mission d'enquête à Lampedusa
"Basta caccia agli immigrati". Manifestazione a Castel Volturno
Lampedusa: von der Polizei misshandelt
RAGUSA, 16/04/09 - Von der Polizei geprügelt, "ohne Gnade". Am Kopf verletzt, Handgelenkbrüche, Verletzungen an den Beinen. Das erste Mal sprechen die im Identifikations- und Abschiebungsgefängnis Lampedusa festgehaltenen Migranten. Mehr als 600 Tunesier und um die 100 Marokkaner sind dort seit Monaten unter unmenschlichen Bedingungen eingesperrt. Wir kennen sie, aber sie haben uns gebeten, ihre Namen nicht zu nennen, aus Sicherheitsgründen. Sie klagen die Misshandlungen am Tag der Revolte und des Brandes am 18. Februar 2009 im Lager Lampedusa an.15 April 2009
Picchiati dalla polizia. Parlano i detenuti del Cie di Lampedusa
RAGUSA, 15 aprile 2009 – Manganellati dalla polizia, “senza pietà”. Ferite alla testa, fratture alla mano e contusioni alle gambe. Per la prima volta, parlano i detenuti del Centro di identificazione e espulsione (Cie) di Lampedusa. Sono più di 600 tunisini e un centinaio di marocchini. Rinchiusi da oltre tre mesi in condizioni inumane. Siamo riusciti a raccogliere le testimonianze di alcuni di loro. Siamo certi della loro identità, ma ci hanno chiesto di parlare sotto anonimato per evidenti ragioni di sicurezza. Denunciano pestaggi delle forze dell’ordine per sedare la rivolta il giorno dell’incendio, lo scorso 18 febbraio. Ma anche le indegne condizioni di sovraffollamento, la diffusa somministrazione di psicofarmaci per sedare gli animi e la convalida differita di provvedimenti di trattenimento che non hanno tenuto conto delle settimane pregresse di detenzione. Un ritratto a tinte fosche che fa luce sul lato oscuro delle politiche del Governo sull’immigrazione a pochi giorni da un’importante scadenza. Il 26 aprile infatti scade il decreto 11/2009 che aveva prolungato da due a sei mesi il limite della detenzione nei Cie. Senza un nuovo provvedimento, i 700 detenuti sull’isola torneranno in libertà. E potranno raggiungere – seppure clandestinamente - i familiari che li aspettano da mesi, in Italia e nel resto d’Europa. Se invece, come probabile, il Governo tornerà a prolungare i termini di detenzione, torneremo a sentire storie come queste.09 April 2009
Governo battuto alla Camera. Presto liberi i detenuti di Lampedusa
PALERMO, 9 aprile 2009 – Dal 26 aprile 2008 i 1.038 detenuti del Centro di identificazione e espulsione (Cie) di Lampedusa saranno liberi. Contro i piani del governo infatti, ieri mattina la Camera dei Deputati ha bocciato il prolungamento a sei mesi del termine di detenzione nei Cie. La norma era contenuta all’interno dell’articolo 5 della legge di conversione del decreto legge 11/09 del 23 febbraio 2009, meglio conosciuto come decreto antistupri. Un emendamento dell’opposizione ha stralciato quell’articolo con 232 voti a favore (tra cui 17 del Pdl), 225 contrari e 12 astenuti (10 dei quali dell'Idv). Già nei giorni passati quella norma aveva suscitato forti riserve del Consiglio Superiore della Magistratura. E già il Senato aveva bocciato la norma che portava a 18 mesi il limite della detenzione per gli stranieri in attesa di espulsione, durante la discussione del ddl 733, noto come pacchetto sicurezza (la cui discussione alla Camera inizierà il 27 aprile).08 April 2009
Autolesionismo al Cie di Torino. Ecco il video clandestino
Pestaggi al Cie di Milano. Il racconto in diretta di un detenuto
07 April 2009
Il viaggio senza ritorno. A Roma una commemorazione dei naufragi
Lampedusa. Così lo Stato calpesta i diritti di migranti e cittadini
MODICA, 7 aprile 2009 - Che cosa succede a Lampedusa? Un rapporto recentemente pubblicato da kom-pa.net, borderline europe e borderline sicilia (con la collaborazione dei lampedusani comitato "NO CIE" e associazione Askavusa) aiuta a ricostruire gli eventi degli ultimi quattro mesi. A partire dagli sbarchi di dicembre, il blocco dei trasferimenti e il successivo decreto ministeriale che trasforma il centro di prima accoglienza di Contrada Imbriacola in un centro di identificazione e espulsione. Una forzatura che causa le proteste dei detenuti, sfociate in atti di autolesionismo, tentati suicidi e poi la rivolta che mette a fuoco un'intera area del centro. Parallelamente anche i lampedusani scendono in piazza per dire no alla costruzione del nuovo centro nella vecchia base Nato, guidati dal sindaco De Rubeis, e spaventati dall'idea di un'isola carcere, come già fu ai tempi del fascismo e prima dei Borboni. Il rapporto mette in luce anche le criticità della nuova gestione degli arrivi. Gli emigrati vengono divisi in mare in base al colore della pelle. Bianchi verso il Cie di Lampedusa. Neri verso i centri per richiedenti asilo in Sicilia e nel resto d'Italia. Il tutto senza identificazione, senza accertamenti medici, e senza la possibilità di individuare da subito minori e categorie vulnerabili. Intanto nell'ultima settimana, il Viminale rende noto di aver rimpatriato 69 dei detenuti a Lampedusa.
Ecco il testo del rapporto, scaricabile in pdf dal sito di Kom-pa.net. Da vedere anche il video
06 April 2009
Die 21 Überlebenden des Schiffbruchs vom 30.3.3009 sind im Gefängnis
Egitto: 1.030 dispersi nel Mediterraneo nel 2008
CAIRO, 6 aprile 2009 – “Che differenza c’è tra una lenta morte qui e una rapida morte in mare?”. Se lo chiede un giovane egiziano candidato all’emigrazione verso l’Italia, via mare. Affrontare la morte è divenuta l’unica speranza per una vita decente. Complici l’impoverimento delle campagne egiziane e la diminuita richiesta di manodopera nei paesi arabi del golfo. Ma la rotta che attraversa il Mediterraneo, da Alessandria d’Egitto, come da Tripoli e Zuwarah, in direzione di Lampedusa, è divenuta un fiume di sangue. Centinaia di ragazzi ogni anno perdono la vita tentando di raggiungere l’Europa. Dall’Italia se ne vede soltanto una parte. Molti naufragi avvengono nella prima metà del viaggio, lontano dallo sguardo delle nostre agenzie stampa. Sulla riva sud del Mediterraneo però ci si inizia a interrogare su quanto avviene. E si inizia a documentare. Lo ha fatto in modo egregio una ong egiziana. Si chiama Land Center for Human Rights.03 April 2009
Detenidos en Libia los supervivientes del naufragio de Janzur
Los 21 supervivientes del naufragio que el pasado lunes provocó 230 víctimas a pocas millas de la costa libia están en la cárcel. A algunos los repatriarán enseguida; a otros les esperan meses, acaso años de detención. Lo confirma la Organización Internacional de Migraciones, cuya misión en Trípoli fue autorizada para visitar a los migrantes en el centro de detención de Tuaisha, en Trípoli, donde comprobaron las condiciones degradantes en que viven. “Los visitamos ayer por primera vez -nos dijo al teléfono Michele Bombassei (OIM)- y hoy vamos a volver con un medico ya que algunos de ellos tienen problemas de estómago y de riñón debido a que bebieron agua salada”. Antes que llegaran los equipos de rescate, los 21 estuvieron agarrados durante ocho horas a la madera de la popa de la chalupa semihundida. Entre los supervivientes también hay una mujer, a la que liberaron para que ingresara en el hospital, dado lo precario de su estado de salud. Para muchos de ellos ya se han puesto en marcha los procedimientos de identificación que permitirán su repatriación forzosa.
Ancona: le menzogne di Maroni e della Questura
ANCONA, 3 aprile 2009 – Siamo ormai alla politica delle menzogne. E di quelle peggiori, quelle cioè che negano l’evidenza dei fatti. Il 31 marzo 2009 il Corriere della Sera pubblica un articolo di Gian Antonio Stella sul respingimento dal porto di Ancona verso la Grecia di un bambino afgano di 12 anni, Alidad, che viaggiava nascosto in un camion imbarcato su un traghetto di linea. Lo stesso giorno arriva la smentita. Prima del Questore di Ancona, poi del ministro dell’Interno Roberto Maroni. La notizia viene addirittura definita “destituita di ogni fondamento” e il giornalista accusato di non aver fatto “le necessarie verifiche”.02 April 2009
ΘΑΡΡΑΛΕΟΙ ΚΑΠΕΤΑΝΙΟΙ
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MAZARA OF VALLO - "Βρισκόμαστε στο πέρασμα. Αυτή είναι η περιοχή που ψαρεύουμε και η ζώνη διέλευσής τους.” Κάθε μέρα σχεδόν οι ψαράδες διασταυρώνονται με τις βάρκες των μεταναστών στο κανάλι της Σικελίας στη θάλασσα της Λαμπεντούσα. Όλο και συχνότερα μάλιστα αντικαθιστούν το λιμενικό στις δύσκολες επιχειρήσεις διάσωσης. Η τελευταία έλαβε χώρα στις 28 του περασμένου Νοεμβρίου. Με θύελλα και κύμα οκτώ μέτρα, πέντε σικελικά πληρώματα προσέτρεξαν με θάρρος και βοήθησαν 650 άτομα. Για να συναντήσω τους πρωταγωνιστές της διάσωσης κίνησα για τη Mazara del Vallo, την πρώτη αλιευτική περιοχή της Ιταλίας. Έμαθα πως δεν ήταν η πρώτη φορά. Τα τελευταία χρόνια, εκατοντάδες άντρες και γυναίκες από τη Μazara έχουν σώσει τη ζωή εκατοντάδων ανδρών και γυναικών. Έχουν ιστορίες απίστευτες, για ανθρώπους που ψαρεύτηκαν αφού βολόδερναν επί ώρες στην ανοιχτή θάλασσα με καταιγίδα, αγκαλιάζοντας κάποιο κομμάτι από τη ναυαγισμένη τους βάρκα…Ιστορίες δραματικές για βάρκες που ανατρέπονται την ώρα της επιχείρησης διάσωσης και για ανθρώπους που πνίγονται δυο μέτρα πριν τη σωτηρία. Ιστορίες ηρωικές ανθρώπων που πήδηξαν στη θάλασσα μέσα στη νύχτα για να σώσουν μια γυναίκα που έπεσε στο νερό. Ιστορίες φρικτές κι ανείπωτες για πτώματα μισοφαγωμένα από τα ψάρια που πιάνονταν στα δίχτυα. Ιστορίες βαθιά ανθρώπινες για ανώνυμους ήρωες που δεν κοίταξαν αλλού. “Γιατί όταν βλέπεις ένα μωρό τριών μηνών να έχει πέσει στο νερό, δεν σκέφτεσαι τον χρόνο ή το χρήμα, σκέφτεσαι μόνο να του σώσεις τη ζωή."Μάρτης 2009
Capitaines courageux. La parole aux pêcheurs siciliens
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MAZARA DE VALLO - «Nous sommes au milieu. C’est notre zone de pêche, et leur zone de transit". Presque chaque jour, les pêcheurs siciliens croisent les embarcations des emigrants au large de Lampedusa. Et de plus en plus remplacent les Garde Côtes et la Marine Militaire dans des difficiles sauvetages. Le dernier fut le 28 novembre 2008. La mer en tempête, cinq équipage siciliens sauvèrent courageusement 650 personnes. Pour les rencontrer je suis allé à Mazara del Vallo, premier district de pêche en Sicile. Et là j’ai découvert que ce n'était pas la première fois. Ces dernières années, les pêcheurs de Mazara ont sauvé de centaines d'hommes et de femmes. Leurs histoires sont incroyables. Des histoires héroïques de marins qui se jettent dans la mer, en plein nuit, pour sauver des gens. Mais aussi cruels, indicible, de cadavres trouvés dans les filet, mangés par les poissons. En tout cas ces sont des histoires d'une profonde humanité. Des héros anonymes qui ne se sont pas tournés de l'autre coté. Car "quand tu vois un enfant âgé de trois mois en mer, tu ne pense plus à l'argent et au temps perdus. Tu pense seulement à lui sauver la vie."Mars 2009
Toujours en Mars, deux personnes ont trouvé la mort dans les ports italiens de Venice et Ancône. Leurs corps ont été retrouvé morts dans les camion où ils s'étaient cachés pour s'embarquer sur les ferry en provenance de la Grèce. Trois victimes aussi dans les eaux du détroit de Gibraltar et une à Ceuta, l'enclave espagnole au Maroc. Une mort atroce cette dernière. Le 7 Mars, un jeune sub-saharienne s'est blessé en essayant de franchir la barrière de six mètres qui cloture la frontière de la ville espagnole. Avant l'arrivée de secours, il était déjà mort de saignement, accroché aux fers de la barrière. Enfin, selon l'ambassade nigérian à Alger, 14 ressortissants auraient étés retrouvés morts de déshydratation dans le désert algérien
Capitani coraggiosi. Parlano i pescatori
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MAZARA DEL VALLO - “Ci troviamo nel passaggio. È la nostra zona di pesca, e la loro zona di transito”. Quasi ogni giorno i pescatori del Canale di Sicilia incrociano le barche dei migranti al largo di Lampedusa. E sempre più spesso sostituiscono Guardia Costiera e Marina militare in difficili salvataggi. L’ultimo è avvenuto lo scorso 28 novembre 2008. Col mare in burrasca e onde alte otto metri, cinque equipaggi siciliani hanno coraggiosamente soccorso 650 persone. Per incontrare i protagonisti di quel salvataggio, sono andato a Mazara del Vallo, primo distretto della pesca in Italia. E ho scoperto che non è la prima volta. Negli ultimi anni i pescatori mazaresi hanno salvato la vita a centinaia di uomini e donne. Le loro sono storie incredibili, di uomini ripescati in alto mare, a mollo da ore, aggrappati alla chiglia di un gommone affondato. Sono storie drammatiche, di barche capovolte durante le operazioni di salvataggio e di persone annegate a due metri dalla loro salvezza. Storie eroiche, di marinai saltati in mare, nella notte, per salvare una donna caduta in acqua. Ma anche storie crudeli, indicibili, di cadaveri ritrovati nelle reti, mangiati dai pesci. Sono le storie di una profonda umanità. Di anonimi eroi che non si sono girati dall’altra parte. Perché “quando vedi un bambino di tre mesi a mare, non pensi più ai soldi, né al tempo perso. Pensi soltanto a salvargli la vita”.Marzo 2009
March 2009
Brave Captains
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MAZARA DEL VALLO - "We are in the same area. It is our fishing zone, and they pass through it". Almost every day, Sicilian fishermen cross the migrants' boats on their route to Lampedusa. And often they rescue them. Last time it happened on 28th November 2008. With a stormy sea and waves 8 meters high, five crews of Sicilian fishermen courageously rescued 650 people on two boats adrift. When I visited the port of Mazara del Vallo, in Sicily, in order to meet them, I even discovered that it was not the first time. During the last years, Mazara's fishermen have saved hundreds of men and women from the sea. Their stories are incredible, and at the same time dramatic, when not even cruel and unspeakable. They are stories of deep humanity. Stories of anonymous heroes who refused to turn their back. Because "when you see a three months old baby at sea, you don't think any more about the money and the time you'll lose. You only think to save him."Mutige Kapitäne
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MAZARA DEL VALLO - “Wir befinden uns im Durchgang. Das ist unser Fischfanggebiet und ihre Durchfahrtszone”. Fast jeden Tag kreuzen die Fischer im Kanal von Sizilien die Boote der Migranten im Meer vor Lampedusa. Und immer öfter ersetzen sie die Küstenwache und die Marine in schwierigen Rettungsaktionen. Die letzte fand am vergangenen 28. November 2008 statt. Bei stürmischer See und acht Meter hohen Wellen sind fünf sizilianische Schiffsbesatzungen beherzt 650 Personen zu Hilfe geeilt. Um die Protagonisten jener Rettung zu treffen begab ich mich nach Mazara del Vallo, dem ersten Fischereidistrikt Italiens. Und ich erfuhr, dass es nicht das erste Mal war. In den letzten Jahren haben die Fischer aus Mazara hunderten von Männern und Frauen das Leben gerettet. Die ihren sind unglaubliche Geschichten, von Menschen, die nach Stunden im Wasser auf hoher See aufgefischt wurden, an den Kiel eines untergegangenen Schlauchboots geklammert. Es sind dramatische Geschichten von Booten, die während der Rettungsaktionen umkippten und Menschen, die zwei Meter vor ihrer Rettung ertranken. Heldengeschichten von Seemännern, die mitten in der Nacht ins Meer sprangen, um eine ins Wasser gefallene Frau zu retten. Aber auch grausame, unsagbare Geschichten, von Leichen, die von den Fischen angefressen in den Netzen gefundenen wurden. Es sind die Geschichten einer tiefen Menschlichkeit. Von anonymen Helden, die nicht weggeschaut haben. Denn „wenn du ein Kind mit drei Monaten im Meer siehst, denkst du nicht mehr ans Geld oder an die Zeit, die verloren geht. Du denkst nur daran, ihm das Leben zu retten”.





