L'hanno trovato che aveva ancora il giubbetto di salvataggio allacciato. Quel giubbetto probabilmente l'ha tenuto a galla a lungo, e infatti i medici escludono che sia morto per annegamento. Ma piuttosto per ipotermia. Come a dire che per ore o per giorni, nessuno l'ha visto e nessuno l'ha soccorso, finché è morto di freddo. Tutto questo alle porte d'Europa, lungo una spiaggia di Ceuta conosciuta come Las tres piedras. L'ennesima vittima senza nome della Fortezza Europa. Di seguito, i dettagli della notizia sulla stampa spagnola.
Il blog di Gabriele Del Grande. Sei anni di viaggi nel Mediterraneo lungo i confini dell'Europa. Alla ricerca delle storie che fanno la storia. La storia che studieranno i nostri figli, quando nei testi di scuola si leggerà che negli anni duemila morirono a migliaia nei mari d'Italia e a migliaia vennero arrestati e deportati dalle nostre città. Mentre tutti fingevano di non vedere.
30 June 2011
Kater i Rades: amara sentenza di una strage di Stato
“L'ultima cosa che ricordo fu la sensazione di un boato tremendo, come una bomba. Ricordo di aver mollato la ringhiera, mentre pioveva di tutto, sbarre di ferro, vetri, lamiere, pezzi di legno, e quella sensazione di volare nel buio per un tempo interminabile fino all’impatto con l’acqua gelida...”. Era il 28 marzo 1997. Nel Canale d'Otranto, a 25 miglia dalla costa pugliese, la nave della marina militare italiana Sibilla speronava e affondava la nave albanese Kater I Rades. Morirono 108 albanesi. Uomini, donne e bambini. I corpi recuperati furono 81. Quattordici anni dopo, il 29 giugno 2011, dopo tredici ore di consiglio, la corte d'appello di Lecce si è pronunciata sulla strage.
27 June 2011
Modena: altra fuga dal Cie, liberi 30 tunisini
Un gruppo di trenta reclusi in rivolta è riuscito a fuggire dal centro di identificazione ed espulsione di Modena poco prima delle 15,00 di quest'oggi. Negli scontri sono rimasti feriti cinque militari della Guardia di Finanza e un'operatrice della Misericordia, l'ente che gestisce il centro. In buona parte si trattava di ragazzi tunisini rinchiusi nei Cie dopo il loro arrivo a Lampedusa nei mesi scorsi. Dopo pranzo nel centro è scoppiata una rivolta nella quale i reclusi hanno divelto diverse porte e portoni, poi hanno scavalcato le recinzioni e sopraffatto le forze di vigilanza. Alcuni di loro sarebbero stati rintracciati dopo la fuga e riportati nella struttura. A detta dello stesso ente gestore la tensione nella struttura resta molto alta.
Aggiornamento 29 giugno 2011
Il bilancio finale e' di 23 evasi e 20mila euro di danni. I dettagli sulla stampa locale
Aggiornamento 29 giugno 2011
Il bilancio finale e' di 23 evasi e 20mila euro di danni. I dettagli sulla stampa locale
Palazzo: Cie svuotato dopo lo scandalo dei pestaggi
Dopo lo scandalo la censura. Salito agli onori delle cronache nazionali dopo la pubblicazione sul sito di Repubblica di un video che mostrava le violenze della polizia nella Guantanamo lucana, il centro di identificazione e espulsione di Palazzo San Gervasio, in provincia di Potenza, è stato svuotato. L'operazione è stata eseguita in gran segreto un paio di giorni prima della manifestazione organizzata per il 25 giugno da un cartello di associazioni locali e nazionali che chiedevano la chiusura del campo. I reclusi tunisini sono stati in parte rimpatriati e in parte trasferiti nel centro di identificazione e espulsione di Bari. Ufficialmente per permettere i lavori di adeguamento della struttura alla sua funzione carceraria. Di fatto però con il loro allontanamento, il Ministero dell'Interno fa sparire le vittime/testimoni dei trattamenti inumani e degradanti del cie di Palazzo che invece sarebbero stati tanto preziosi alla Procura di Melfi, che ha fatto sapere di avere aperto un'indagine per fare chiarezza su quanto denunciato dall'inchiesta di Repubblica. E proprio da Repubblica, ripubblichiamo l'articolo sulla chiusura del Cie di Palazzo, scritto proprio da Raffaella Cosentino, la giornalista che tre settimane fa riuscì a entrare nel cie e a fare uscire le immagini girate coi telefonini dai reclusi. Ne approfittiamo per rilanciare in rete l'appello per il diritto d'ingresso dei giornalisti nei Cie.
26 June 2011
Sinai: fuoco al confine israeliano, uccisi 4 sudanesi
Ancora sangue sulla frontiera tra Egitto e Israele, lungo la penisola del Sinai. Dopo aver intimato a un gruppo di sudanesi accompagnati da un contrabbandiere tunisino nel deserto del Sinai e in procinto di passare la frontiera di nascosto, la polizia egiziana ha aperto il fuoco uccidendo quattro uomini. Dall'inizio dell'anno sono già 8 le persone assassinate dalla polizia egiziana lungo questa frontiera. A Novembre, Israele ha iniziato la costruzione di un muro di oltre 250 km per bloccare il transito delle migliaia di sudanesi, eritrei e altri africani che a partire dal 2006, ogni anno attraversano questa rotta per chiedere asilo politico a Tel Aviv. Di seguito, dettagli su un lancio della France Presse.
25 June 2011
Taranto: morto nel trasferimento da Lampedusa
Ancora una vittima sulla frontiera italiana. E ancora una domanda senza risposta. Un cittadino ghanese di 38 anni, scappato dalla Libia in guerra, è morto questa mattina a bordo della nave Excelsior partita ieri da Lampedusa con 1.185 passeggeri a bordo, tutti arrivati sull'isola da Tripoli e diretti nei vari centri di accoglienza allestiti dalla Protezione civile in tutta Italia. A stroncarlo è stato un attacco epilettico, di cui aveva sofferto dal suo primo giorno a Lampedusa. Domanda: perché non è stato preso in carico prima del trasferimento? Perché tanta leggerezza? Perché non è stato disposto un suo trasferimento in ospedale da subito? Forse l'autopsia disposta dall'autorità chiarirà qualche cosa, ma intanto nessuno lo riporterà in vita. I dettagli sulle agenzie stampa.
Spagna: 1 morto e 45 dispersi nel mare di Alborán
Ricerche sospese. Si chiude con un niente di fatto la missione della guardia costiera spagnola che ha pattugliato per 48 ore consecutive il tratto di mare a sud est di Alborán, in Andalusia, dopo l'allarme lanciato dai 54 passeggeri di un'imbarcazione soccorsa nella stessa zona, che avevano parlato di 6 passeggeri caduti in acqua durante la traversata (tra cui un bambino). Gli stessi passeggeri hanno riferito di essere partiti dal Marocco insieme a una seconda imbarcazione con 40 persone a bordo, di cui però si sono perse le tracce e che potrebbe essere affondata. A riprova dell'autenticità delle loro dichiarazioni, la guardia costiera spagnola ha ripescato in mare, nella stessa zona, il corpo senza vita di un ragazzo poco più che ventenne. Tutto lascia pensare che fosse uno dei sei passeggeri finiti in acqua. Il bilancio ancora una volta tragico, è dunque di 1 morto e 45 dispersi. Per maggiori informazioni rimandiamo alla pagina Fortezza Europa. Di seguito, i dettagli di questa ennesima agghiacciante notizia, sulla stampa spagnola.
24 June 2011
Agrigento: adolescente annega durante lo sbarco
Morire a 15 anni sulla frontiera italiana d'Europa. Maciullato dall'elica di un peschereccio su cui si era imbarcato con altri amici e connazionali per venire via dalla Libia in guerra. Tutto è successo ieri pomeriggio, sulla spiaggia fra Sciacca e Ribera. I dettagli sulla stampa. Per approfondimenti rimandiamo alla pagina Fortezza Europa
23 June 2011
Respingimenti: in webcast il processo alla Corte europea
Sul sito della Corte europea dei diritti umani si può rivedere l'udienza finale del processo contro l'Italia per i respingimenti in Libia del 2009. Per farlo basta cliccare sull'immagine qua sopra. Il video è in francese e in inglese. Lo consiglio a tutti. Non soltanto per assistere alla penosa figura della difesa del governo italiano, affidata a due avvocati che oltre ad avere pochi argomenti se non la solita teoria del processo politico, a malapena riescono ad esprimersi in francese. Ma anche e soprattutto per la solennità che ha questo momento per tutti quelli come noi che da anni gridano contro i respingimenti.
20 June 2011
Mon mari fait partie des envahisseurs de Lampedusa
lettre écrite par Nathalie
Paris, 20 juin 2011
Les habitants de cette petite île si calme dont je ne connaissais pas l’existence, ont vu surgir en quelques mois des milliers d’immigrés tunisiens. Ces immigrés, qui les ont envahis fuient un pays où l’espoir a été banni de leur vie. Mon mari fait partie de ces envahisseurs et, comme beaucoup d’autres, a fui son pays. Il a fui la torture, cette monstrueuse pratique barbare qui lui a été infligée dans sa chair et dans sa tête. Il a été confronté à la cruauté et à la corruption du régime de Ben Ali, cautionnées par Sarkozy et Berlusconi. En arrivant sur cette île, il ne pensait pas se retrouver emprisonné, marqué et parqué comme du bétail. Cela fait maintenant plusieurs semaines qu’il tente d’y survivre, sans rien pour faire passer le temps, tournant en rond comme un animal en cage.
19 June 2011
Caso Noureddine: sotto inchiesta i vigili di Palermo
Ricordate la storia di Noureddine Adnan? Il venditore ambulante marocchino morto a Palermo dopo che, lo scorso 10 febbraio, si era dato fuoco per protesta contro le continue angherie da parte un gruppo di vigili urbani che si erano accaniti contro la sua attività commerciale, per la quale fra l'altro aveva tutte le carte in regola. Sono passati quattro mesi da allora, e finalmente la Procura di Palermo ha messo sotto accusa i vigili della squadra amministrativa, dopo aver raccolto le testimonianze di una decina di venditori ambulanti della città. Dieci fra agenti e ispettori della polizia municipale hanno ricevuto venerdì scorso un avviso di garanzia. Le accuse contestate dai pubblici ministeri che hanno curato l'indagine - Maurizio Agnello e Amelia Luise - sono di quelle pesnati: calunnia, lesioni, abuso d'ufficio, falso ideologico e materiale. Una condanna non riporterà in vita Noureddine. Ma sicuramente il suo gesto estremo di sacrificio e lo spirito di collaborazione con la magistratura degli altri venditori ambulanti come lui, dà una lezione all'Italia dell'omertà e dell'indifferenza, a maggior ragione in una città come Palermo.
Cie Roma: notte di tensione, rivolta e incendio
Stanze annerite dal fumo, arredi bruciati, impianti elettrici fuori uso, tv e condizionatori inutilizzabili. La sezione maschile del centro di identificazione e espulsione di Ponte Galeria è semidistrutta dopo una notte di rivolta, incendi e scontri con le forze dell'ordine. A diffondere la notizia è stato il garante dei detenuti del Lazio, Angiolo Marroni. Alla protesta avrebbero partecipato una settantina di detenuti della sezione maschile del cie. Tutto è cominciato la sera del 18 giugno, quando la sezione maschile ha rifiutato il cibo per protesta contro il decreto legge che allunga a 18 mesi il limite del trattenimento nei centri di identificazione e espulsione. La tensione sarebbe poi salita durante la notte fino al momento in cui è stato appiccato il fuoco e ha fatto ingresso una squadra di agenti in tenuta antisommossa nella gabbia. Secondo testimoni diretti ci sarebbero diversi feriti, sia per i colpi di manganello che per le bruciature. Il più grave avrebbe addirittura riportato ustioni sulla metà del corpo. I danni registrati sarebbero ingenti. E proprio in queste ore la cooperativa Auxilium, che da gennaio ha sostituito la Croce rossa italiana nella gestione del cie romano, sta lavorando per ripristinare l'agibilità dei locali. Date le condizioni del settore maschile, in molti hanno deciso di dormire su materassi, all’aperto. Attualmente nelle struttura sono ospitate 255 persone, 170 uomini e 85 donne.
17 June 2011
Respingimenti 2009: si chiude il processo all'Italia
Mentre a Napoli l'Italia ci riprova con un nuovo accordo con la Libia, a Strasburgo si avvicina il momento della verità. L'Italia dei respingimenti da due anni è finita al banco degli imputati presso la Corte europea dei diritti umani. L'udienza finale del processo è fissata per mercoledì prossimo 22 giugno 2011 davanti alla Grande Camera della Corte. A trascinarla in tribunale sono state le vittime delle sue stesse politiche di militarizzazione delle frontiere. Tredici cittadini somali e 11 eritrei, respinti in Libia il 6 maggio del 2009 dopo essere stati soccorsi in mare a sud di Lampedusa. Alla corte hanno detto di essere stati arrestati e torturati nei campi di detenzione libici. Gli stessi campi finanziati in parte dal governo italiano e dalla stessa Unione europea, che attraverso l'intermediazione di Frontex stava gettando le basi per una futura collaborazione con il regime libico prima che scoppiasse l'attuale guerra. Adesso chiedono giustizia. In nome loro e in nome degli almeno 1.409 cittadini stranieri deportati a Tripoli dalle navi della Marina militare italiana nel 2009 e nel 2010. Dalla sentenza che sarà pronunciata dipende il futuro delle politiche europee in materia di frontiere. Riusciranno le ragioni del diritto a valere sulle ragioni politiche?
Lampedusa: l'asilo ai tempi dello stato di eccezione
Da dove parte la catena di comando? Chi sta impartendo gli ordini dall'alto affinché a Lampedusa e dintorni si violino sistematicamente le leggi italiane? Con il pretesto dell'emergenza si stanno facendo strada una serie di prassi fondamentalmente illegali. La prima vittima dello stato di eccezione è stata la libertà personale dei tunisini sbarcati sull'isola e di fatto reclusi per settimane intere senza nessuna convalida da parte del giudice, come se la libertà personale non fosse più un valore inviolabile. La seconda è il diritto d'asilo, che ormai viene concesso a priori sulla base di meccanismi di misteriosa interpretazione. Per fortuna però, in giro ci sono ancora tanti avvocati che fanno bene il loro mestiere, e che con i loro ricorsi mandano all'aria i metodi sbrigativi di una certa macchina repressiva dello Stato italiano. Ma andiamo per gradi. Ricapitoliamo cosa è successo oggi a Lampedusa e cerchiamo di capire la portata della sentenza di Torino che rischia di mettere in crisi il sistema escogitato da Maroni per aggirare le garanzie giudiziarie previste dal nostro ordinamento.
Respingimenti: l'Italia ci riprova
Per ora è soltanto un memorandum d'intesa per la collaborazione nella lotta all'immigrazione, al terrorismo, alla criminalità organizzata e al traffico di stupefacenti. L'intesa è stata siglata oggi a Napoli. Le firme sono quelle del primo ministro del Consiglio nazionale transitorio (Cnt) libico, Mahmud Jibril, e del ministro degli esteri italiano Franco Frattini, lo stesso che ieri millantava un'intesa con l'Alto commissariato dei rifugiati delle Nazioni Unite (Acnur) salvo poi essere prontamente smentito. L'idea è di applicare di nuovo l'accordo che firmò Giuliano Amato nel 2007 con Gheddafi. Ovvero respingere in Libia tutte le persone intercettate al largo di Lampedusa e finanziare i campi di detenzione nel deserto dove concentrarle prima di essere espulse nei loro paesi o abbandonate alla frontiera sud della Libia, in pieno deserto. Unica novità rispetto al passato è la proposta di oggi del ministro dell'interno Maroni di usare le navi da guerra della Nato per imporre il blocco navale.
مراكز تحديد الهوية والطرد. الصور التي لا ينبغي لأحد أن يراها
بصرف النظر عن حماية حقوق الخصوصية للمحتجزين أو أمن المواطنين. وبصرف النظر عن تجنب عرقلة إدارة المراكز، ها هو سبب عدم السماح للصحافة بالدخول إلى مراكز تحديد الهوية والطرد: كي لا يظهرون للإيطاليين هذه الصور، وكي لا يحكون لهم هذه القصص. تلك التي ترونها هي صور ألتقطُها أثناء زياراتي لمراكز تحديد الهوية والطرد في تورينو وكروتوني وروما ومودينا وتراباني، وجراديسكا وأخيراً كالتانيسيتا على مدار عام 2009، عندما كانت الصحافة تستطيع الدخول. القصص ستجدونها على صفحة الموقع المخصص لمراكز تحديد الهوية والطرد. إننا نريد الاستمرار في مراقبة الوضع، نريد أن يري الإيطاليون كل يوم صورالمحتجزين في قفص بدون سبب، كما لو كانوا حيوانات. نود أن يعرف الإيطاليون حقاً ما هي آثار بعض الخيارات السياسية على حياة الآخرين. دعونا ندخل إلى مراكز تحيد الهوية والطرد! دعوة نكررها منذ شهر على الإنترنت، يشاركنا في هذا ولأول مرة الأمن ونقابة الصحافيين، منذ حظر وزارة الداخلية الذي فرضته على الصحافة لمنعهم من الدخول إلى مراكز الطرد، بعد الدورية رقم 1305 الشهيرة الصادرة في الأول من أبريل
translated by Mohammad Naguib
16 June 2011
Cie: sale a 18 mesi il limite del trattenimento
Blitz del governo. Il consiglio dei ministri di oggi ha approvato un decreto legge che porta a 18 mesi il limite massimo della reclusione nei centri di identificazione e espulsione, oggi fissato a sei mesi. L'Italia si allinea così al tetto previsto dalla direttiva europea sui rimpatri. Sarà da vedere adesso quale sarà la reazione alla notizia, delle persone trattenute nei centri di identificazione e espulsione, dove già adesso la tensione è molto alta, come dimostrano le ultime rivolte di Santa Maria Capua Vetere e di Palazzo San Gervasio. Certo bisognerà prima vedere se la norma diventerà definitiva, visto che trattandosi di decreto legge deve essere convertito in legge dal parlamento entro 60 giorni, e con l'aria di crisi politica che tira non si può dire niente. L'unica cosa che appare chiara è che per l'ennesima volta le vite dei soggetti meno rappresentati, e quindi più deboli, finiscono loro malgrado sul piatto della bilancia di un tristissimo gioco politico. La maggioranza è in crisi, e per recuperare fa la voce grossa contro chi non ha i documenti in regola, sperando di fare leva sulle paure della gente. Penoso, soprattutto perché poi dietro le gabbie ci finiscono uomini e donne reali, con le loro storie e le loro relazioni. E allora prima dei commenti tecnici, che rimandiamo a quando saranno più chiari i contenuti del decreto, viene da segnalare da un lato la gravità della cosa, dall'altro l'inerzia con cui viene accettata. Quanto è stato potente l'effetto normalizzante dei Cie in questi anni di respingimenti e espulsioni?
15 June 2011
Quattro parlamentari e un pestaggio
Cosa fanno quattro parlamentari italiani dopo che i telegiornali nazionali danno la notizia di un pestaggio in un centro di espulsione? Tre vanno a visitare il centro e ne chiedono la chiusura. Il quarto non soltanto non si muove da Roma ma giustifica addirittura la censura in nome della privacy dei reclusi! Non è una barzelletta tratta da "I colmi dei parlamentari", bensì la cronaca della giornata di ieri. I tre parlamentari in questione sono Rosa Villecco Calipari e Jean Leonard Touadi del Pd e Giuseppe Giulietti del Gruppo Misto che ieri hanno visitato il centro di identificazione e espulsione di Palazzo San Gervasio (Pz) dopo la pubblicazione su Repubblica del video registrato dai reclusi tunisini con un telefonino che mostra le violenze delle forze dell'ordine all'interno del Cie. Il video era stato consegnato lo scorso 6 giugno alla giornalista Raffaella Cosentino, autorizzata per errore dalla Prefettura di Potenza a visitare la struttura. Dal primo aprile infatti, la circolare 1305 vieta alla stampa l'ingresso nei centri di espulsione, ma evidentemente a Potenza quella circolare non l'avevano mai letta prima. Certo dopo il botto che ha fatto la notizia, il Prefetto deve aver ricevuto una tirata d'orecchie dal Viminale. E infatti ieri i giornalisti al seguito dei parlamentari sono stati lasciati fuori dai cancelli del centro di espulsione. A raccontare quello che hanno visto dentro sono stati i tre parlamentari, che hanno duramente criticato le condizioni in cui sono ancora reclusi 57 tunisini e hanno quindi chiesto la chiusura del cie lucano. Alle loro dichiarazioni ha però fatto da contraltare una nota inviata alle agenzie stampa da un quarto poco onorevole parlamentare che da Roma si è levato a strenuo difensore della censura nei cie.
Rimpatri da Lampedusa. Fughe a Foggia e Crotone
Ahmed è già arrivato in Francia. Mohamed Ali è a Milano. Sono fuggiti quasi tutti i ragazzi tunisini trasferiti dal centro di identificazione e espulsione di Santa Maria Capua Vetere dopo l'incendio che ha completamente distrutto il centro lo scorso 8 giugno. I fatti li ricordate: la rivolta in nome del ragazzo che chiedeva disperatamente di rientrare a Tunisi per il funerale del fratello deceduto il giorno stesso, poi i lacrimogeni sulle tende, le fiamme, gli scontri con gli agenti delle forze dell'ordine. E infine il sequestro di tutta l'area disposto dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere e il trasferimento dei reclusi nei centri di accoglienza per richiedenti asilo di Bari e Foggia. Da lì avrebbero dovuto essere trasferiti nei centri di identificazione e espulsione. Peccato però che quasi tutti si siano dati prima alla fuga. Secondo le informazioni che abbiamo raccolto, tutti i sessanta tunisini che si trovavano al centro di accoglienza di Foggia sarebbero fuggiti. E dei trenta trasferiti a Crotone, una ventina avrebbero fatto perdere le proprie tracce. Mentre gli altri dieci che non hanno preso la palla al balzo per fuggire, si trovano oggi nel centro di identificazione e espulsione di Bari, che descrivono come un carcere. Sono entrati sabato scorso. Per tutti loro, il 20 giugno scadono i primi due mesi di trattenimento dal loro arrivo a Lampedusa. Per quella data sarà chiara anche la strategia del ministero dell'Interno. Se lasciarli uscire, se rinnovargli il trattenimento per altri due mesi (il periodo massimo di trattenimento è sei mesi), o se addirittura convalidargli un nuovo trattenimento a partire dal loro ingresso nel Cie di Bari. E intanto a Lampedusa proseguono i rimpatri collettivi in Tunisia.
14 June 2011
Detention centers: Italian journalists write to Maroni
Something is changing. Following the appeal Let us enter in the Cie! promoted by Fortress Europe and taken up by some national newspapers, this time it’s the National Federation of the Italian Press and the Association of Journalists which sent a letter this morning to the Minister of the Interior, Roberto Maroni, asking for an urgent meeting to remove the ban of entry to journalists in to the detention and reception centres. The freedom of press, as it is sanctioned by the article 21 of the Italian Constitution, is at stake. This strong stance on the part of the unions and the Association of Journalists arose the day following the publication in Repubblica of the images documenting the beatings at the detention centre of Palazzo San Gervasio. Hereby follows the complete text of the letter.
Lettera a Maroni
Qualcosa si muove. Dopo l'appello Lasciateci entrare nei Cie! promosso da Fortress Europe e ripreso da alcuni quotidiani nazionali, adesso è la volta della Federazione nazionale della stampa italiana e dell'Ordine dei giornalisti, che questa mattina hanno inviato una lettera al ministro dell'Interno Roberto Maroni chiedendo un incontro urgente per rimuovere il divieto di ingresso dei giornalisti nei centri di identificazione e espulsione oltre che nei centri di accoglienza. In gioco c'è la libertà di stampa, così come sancita dall'articolo 21 della Costituzione italiana. Questa dura presa di posizione del sindacato e dell'ordine dei giornalisti è maturata all'indomani della pubblicazione su Repubblica delle immagini dei pestaggi nel centro di espulsione di Palazzo San Gervasio. Di seguito il testo completo della lettera.
Cie Modena: rivolta di una decina di tunisini
Ancora tensione al centro di identificazione e espulsione di Modena. Protagonisti dell'ultima sommossa una decina di tunisini che approfittando della distribuzione della cena sono riusciti a scappare fuori dalle celle e a salire sui tetti del cie scandendo slogan per la loro liberazione. Per bloccarli sono intervenuti agenti delle forze dell'ordine e vigili del fuoco. All'interno del cie modenese ai reclusi è vietato tenere con sé i telefonini, pertanto non abbiamo una versione diretta dei fatti. Ma riportiamo di seguito la notizia come riportata dalla Gazzetta di Modena.
13 June 2011
Guantanamo Italy. Images from the CIE in Palazzo
Do you remember the ministerial circular letter 1305 and the prohibition for journalists to enter the CIE? For some strange reason, the prefecture of Potenza never received it. Who knows why…a fax jam, a manager on leave, an absent-minded official? No matter what, the fact is that when Raffaella Cosentino submitted a request for a press pass to visit the centre, the Prefecture didn’t hesitate an instant and kindly fixed an appointment for her to visit the detention centre. The result of this visit is this video. Shot with mobile phones by the detainees themselves who then handed it to the journalists. It contains the evidence of police beatings and of the attempts to escape. And the images of the Guantanamo of Palazzo, a small village in the region of Basilicata.
Guantanamo Italie. Les photos du Cie de Palazzo
Est-ce que vous vous souvenez de la circulaire 1305 et de l'interdiction d'entrée des journalistes dans les Centres d'identification et d'expulsion? Pour une étrange raison, à la préfecture de la ville de Potenza cette circulaire n'est jamais parvenue. Qui sait pourquoi ... un télécopieur coincé, un cadre en congé, un fonctionnaire distrait? Peu importe. Mais lorsque Raffaella Cosentino a demandé la carte de presse pour visiter le centre, à la préfecture personne n'a bronché et on lui a gentiment proposé un rendez-vous pour visiter le centre. Le résultat de cette visite est dans cette vidéo. Filmée par les prisonniers avec leurs téléphones portables et livrée à la presse. Elle contient les preuves des brutalités policières et des tentatives d'évasion. Et les images du Guantanamo de Palazzo, dans la région de la Basilicata.
جوانتانامو إيطاليا. صور تم التقاطها من داخل مراكز
Guantanamo Italia. Le immagini del Cie di Palazzo
Ricordate la circolare 1305 e il divieto di ingresso dei giornalisti nei Cie? Per qualche strano motivo, alla prefettura di Potenza non è mai arrivata. Chissà perché... un fax inceppato, un dirigente in ferie, un funzionario distratto? Poco importa, fattosta che quando Raffaella Cosentino ha chiesto l'accredito stampa per visitare il centro, in Prefettura non hanno battuto ciglio e le hanno cortesemente fissato un appuntamento al centro di identificazione e espulsione. Il risultato di quella visita è questo video. Girato dagli stessi detenuti con i telefonini e consegnato alla stampa. Contiene le prove dei pestaggi della polizia e dei tentativi di fuga. E le immagini della Guantanamo lucana di Palazzo. Novanta ragazzi tunisini sono rinchiusi da ormai due mesi in gabbie da polli, come le chiama Raffaella nel pezzo uscito sul nuovo sito delle inchieste di Repubblica.it. Il video diffuso da Repubblica è rimbalzato sulle reti nazionali ed è stato diffuso in due edizioni del Tg3, provocando le dure reazioni del presidente della regione Basilicata De Filippo che ha denunciato di essere stato tenuto all'oscuro di tutto e che tutt'oggi gli sarebbe vietato entrare nel centro. Intanto un gruppo di parlamentari a Roma sta organizzando una gita in Basilicata. Anche per non lasciare soli i reclusi tunisini, che dopo l'uscita del video sono stati vittime di intimidazioni e minacce da parte degli agenti in servizio. Adesso è chiaro a tutti perché Maroni non vuole la stampa tra i piedi a "intralciare" i lavori della macchina delle espulsioni. Per approfondire vi rimandiamo all'inchiesta di Raffaella Cosentino, che è una delle prime firmatarie dell'appello Lasciateci entrare nei Cie a cui aderisce anche la Federazione Nazionale della Stampa Italiana.
10 June 2011
Le chiamano le lampedusane
Scritto per noi da Marta Bellingreri
Le chiamano le lampedusane. Ma sono nigeriane sbarcate a Lampedusa gravide e trasferite spesso d'urgenza all'Ospedale Civico di Palermo. Fino al 20 maggio erano solo nigeriane, poi si sono aggiunte due sorelle somale, una pakistana e continuano ad arrivare nigeriane. Oggi ha partorito la quarta in una settimana. Negli ultimi due mesi ne sono passate diverse, anche di altre nazionalità, l'unità operativa di Ostetricia e Ginecologia le ha ricoverate, fatte partorire e fatte sistemare, tramite le assistenti sociali, nei centri e nelle case. Ma ancora in sette sono là. Pare che però in due mesi non si siano mai risolti alcuni problemi che in primis le infermiere che si prendono cura di loro ne lamentano l'impellente necessità: si tratta della disperazione che prima del travaglio del parto le assale non avendo alcuna notizia dei mariti ed eventualmente dei familiari con cui sono arrivate sulle coste lampedusane.
08 June 2011
Brucia il cie di S.M.C. Vetere. E scatta il sequestro
Meno uno. Il centro di identificazione e espulsione di Santa Maria Capua Vetere, in provincia di Caserta, non esiste più. Fisicamente perché è stato devastato dalle fiamme dell'incendio divampato stanotte. E giuridicamente perché la Procura di Santa Maria Capua Vetere ne ha chiesto il sequestro probatorio, disponendo fra l'altro il trasferimento dei reclusi. Tutto è cominciato quando un ragazzo tunisino, saputo quest'oggi della morte del fratello, è andato dagli agenti delle forze dell'ordine chiedendo di essere rimpatriato quanto prima, per partecipare ai funerali. Gli hanno detto di aspettare. E poi di aspettare ancora. E poi è arrivata sera. E il ragazzo non ci ha più visto dall'umiliazione.
Le centre d'expulsion de S.M.C. Vetere brule
Moins un. Le centre d'identification et d'expulsion de la ville de Santa Maria Capua Vetere, dans la province de Caserte, près de Naples, n'existe plus. Il n’existe plus physiquement, car il a été détruit par les flammes de l'incendie qui a éclaté cette nuit. Et légalement, car le Procureur de Santa Maria Capua Vetere en a demandé la saisie, ainsi que le transfert des détenus. Tout a commencé lorsqu’un jeune Tunisien a appris aujourd'hui le décès de son frère. Il est allé voir les agents de police demandant à être rapatrié au plus vite pour assister aux funérailles. On lui a dit d'attendre. Et puis d'attendre encore. Et puis le soir est arrivé. Et ce jeune homme a perdu la tête après avoir subi une telle humiliation.
احتراق مركز لتحديد الهوية والطرد. وبدء عملية المصادرة
ها قد اختفى أحدها. مركز سانتا ماريا كابوا لتحديد الهوية والطرد - الواقع في مقاطعة كازيرتا - لم يعد موجوداً. لم يعد موجوداً مادياًّ لأنه قُضِيَ عليه من قبل ألسنة اللهب التي اندلعت الليلة. كما لم يعد موجوداً قانونياًّ لأن النيابة العامة لسانتا ماريا كابوا فيتيريه طالبت بالمصادرة القانونية للمركز، وتسوية عملية نقل المحتجزين. بدأت القصة عندما علم شابٌّ تونسيٌّ – في هذه الأيام – بوفاة شقيقه، فتوجه إلى ضباط قوات الأمن داخل المركز، وطلب منهم أن يقوموا بترحيله إلى وطنه في أقرب وقتٍ ممكنٍ لحضور الجنازة. طلبوا منه أن ينتظر. ثم بعد ذلك طلبوا منه من جديد أن ينتظر. إلى أن حَلَّ المساء. ولم يعد الشاب قادراً على أن ينظر إلينا؛ لما تعرض له من إذلال.
The cie of Santa Maria is on fire and it is impounded
One less. The centre of identification and expulsion of Santa Maria Capua Vetere, in the province of Caserta, no longer exists. Physically, as it was destroyed by the flames of the fire that blazed up last night. And also legally, since the Public Prosecutor’s office in Santa Maria Capua Vetere asked for its probationary impoundment, arranging also for the transferral of the detainees. Everything started when a Tunisian guy, after finding out today that his brother had died, went up to the officers and asked to be repatriated as soon as possible in order to go to the funeral. They told him to wait. And then to wait some more. Until the evening arrived. And the young man could no longer stand the humiliation.
From Timosoara
Con Selamawi per le strade di Tripoli nel 2008 |
Ci eravamo conosciuti alla chiesa di Tripoli ormai tre anni fa, durante il mio primo viaggio in Libia con Roman Herzog nel novembre del 2008. E da subito avevamo capito che non era un tipo come gli altri. Aveva accettato di invitarci a pranzo a casa sua, assumendosi il rischio di essere intercettato dagli uomini dei servizi segreti libici che ci pedinavano. E prima di salutarci, ci aveva consegnato l'appello che aveva scritto quattro mesi prima con altri cinque studenti universitari di Asmara, con cui aveva trascorso un lungo periodo di detenzione nel carcere di Misrata, in Libia, dopo che li avevano arrestati sulla rotta per Lampedusa. Da allora Selamawi non aveva mai smesso di collaborare con Fortress Europe. Era uno degli informatori più attivi della comunità eritrea in Libia. E grazie alla sua militanza abbiamo potuto diffondere importanti notizie, soprattutto all'epoca dei respingimenti e delle rivolte nelle carceri libiche. E questo nonostante le minacce che i funzionari dell'ambasciata eritrea gli avevano fatto arrivare neanche tanto velatamente, facendogli capire che sapevano che dietro alla pseudonimo di Selamawi c'era il suo nome e che doveva piantarla di interessarsi tanto di politica. Ma lui imperterrito ha sempre continuato. Traducendo gli articoli di Fortress Europe in tigrino, per gli eritrei della diaspora. E aggiornando il suo blog dagli internet point di Tripoli. Finché un bel giorno è sparito nel niente.
La machine à expulser. Un webdoc sui Cie francesi
La macchina delle espulsioni. Una coproduzione Cnc, Canal plus e Le monde racconta la violenza istituzionale dei centri di identificazione e espulsione francesi in un interessante web-documentario di Julie Chansel e Michaël Mitz, attraverso le immagini dei centri e le parole dei reclusi che saranno espulsi. Perché di centri di identificazione e espulsione ce ne sono in tutta Europa, non solo in Italia. In Francia sono 25 e si chiamano Cra, che sta per centre de rétention administrative, centro di detenzione amministrativa. Undici dei Cra francesi sono addirittura abilitati alla reclusione di famiglie e bambini. Decine di migliaia di persone vi sono trattenute ogni anno in attesa di essere espulse dalla Francia. Il loro unico delitto è non avere i documenti in regola. Questi luoghi di privazione della libertà, in Francia come in Italia, sfuggono al nostro sguardo, sempre più militarizzati. Ma con questo webdoc se ne riesce finalmente a sapere di più. A quando un lavoro simile sull'Italia? Il webdoc è in francese, per scaricarlo, cliccate qui.
07 June 2011
Lampedusa: la politique de l’enlèvement
Deux cents Tunisiens sont gardés en otage par le gouvernement italien depuis plus d'un mois. Deux avocats tentent de les défendre, mais se heurtent à l'obstructionnisme du ministère de l'Intérieur qui a finalement refusé le droit de défense juridique à un ancien prisonnier politique du régime de Ben Ali. Tout cela alors que reprennent les charters pour les rapatriements collectifs de Lampedusa à Tunis. Pour les éviter, à Pantelleria, certains décident de se couper les veines en signe de protestation. Mais commençons par le début de l'histoire. De ce samedi 4 juin 2011. Il est neuf heures du matin et les avocats Leonardo Marino et Giacomo La Russa se présentent à l’heure aux portes du centre d'accueil de Lampedusa, Contrada Imbriacola. Ils sont venus de Agrigente pour rencontrer leurs clients: 16 ressortissants tunisiens retenus sur l'île depuis le début du mois de mai, dont ils ont été dûment désignés en tant qu’avocat de la défense. A l'entrée du centre, un officier de police les attend. Il est tout de suite clair que quelque chose cloche.
Kidnapped by the State in Lampedusa
Two hundred Tunisians are being held hostage by the State for over a month now. There are two lawyers who are trying to defend them but they come up against the obstructionism of the Ministry of the Interior with the result that the right to legal defence is being denied to a former prisoner of Ben Ali’s regime. All this is happening whilst the charter flights have restarted the collective repatriations from Lampedusa to Tunisi, and to avoid this in Pantelleria there are those who cut their own veins in protest. But let’s start from the beginning. From last Saturday, 4th June 2011. It’s nine o’clock in the morning, and the lawyers Leonardo Marino and Giacomo La Russa present themselves punctually in front of the gates of Lampedusa’s detention centre, in Contrada Imbriacola.
الاحتجازات غير القانونية في لامبيدوزا
منذ أكثر من شهر، هناك مائتي مواطن تونسي محتجزين من قِبَل الحكومة الإيطالية. يحاول محاميان الدفاع عنهم، إلا أن وزارة الداخلية الإيطالية تقف لهم بالمرصاد، نافيةً حق الدفاع القانوني عن سجين سياسي سابق لنظام بن علي. يأتي هذا في الوقت الذي استؤنِفَت فيه عمليات الترحيل الجماعية للمواطنين التونسيين من لامبيدوزا إلى تونس. ولعرقلة هذه الأمور في بانتيلِّيريا، يقوم البعض بقطع شرايينه احتجاجاً على ذلك. ولكن دعونا نروي القصة من بدايتها، من يوم السبت الموافق 4 حزيران (يونيو) 2011. تمام التاسعة صباحاً، والمحاميان ليوناردو مارينو وجاكومو لاروسَّا متواجدان في موعدهما أمام أبواب مركز استقبال لامبيدوزا، في كونترادا إمبرياكولا. جاءا من أجريجينتو لمقابلة مَنْ وكَّلوهم للدفاع عنهم: 16 مواطناً تونسياًّ محتجزين على الجزيرة منذ بداية شهر آيار (مايو) وَكَّلُوا بشكلٍ قانونيٍّ هذين المحاميين للدفاع عنهم. عند مدخل المركز، ينتظرهم أحد ضباط الشرطة. وعلى الفور، يُفْهَمُ أن أمراً ما ليس على ما يرام
L'anonima sequestri di Lampedusa
Duecento tunisini tenuti in ostaggio dallo Stato italiano da più di un mese. Due avvocati che provano a difenderli ma che si scontrano contro l'ostruzionismo del ministero dell'Interno, che finisce per negare il diritto alla difesa legale proprio a un ex prigioniero politico del regime di Ben Ali. Tutto questo mentre da Lampedusa riprendono i charter per Tunisi dei rimpatri collettivi, per evitare i quali a Pantelleria c'è chi si taglia le vene per protesta. Ma partiamo dall'inizio della storia. Da sabato scorso, 4 giugno 2011. Sono le nove del mattino, e gli avvocati Leonardo Marino e Giacomo La Russa si presentano puntuali davanti ai cancelli del centro d'accoglienza di Lampedusa, a Contrada Imbriacola. Sono venuti da Agrigento per incontrare i propri clienti: 16 cittadini tunisini trattenuti sull'isola da inizio maggio, dai quali sono stati regolarmente nominati come avvocati difensori. All'ingresso del centro li aspetta un agente di polizia. E da subito si capisce che qualcosa non va.
Bari: rivolta, fuga e pestaggio al centro espulsioni
Dal cie alla galera. Undici reclusi del centro di identificazione e espulsione di Bari sono stati arrestati oggi per i disordini e il tentativo di fuga della notte tra sabato e domenica scorsa, che ha portato allo scontro tra un gruppo di trattenuti e gli agenti delle forze dell'ordine. Gli arrestati sono due marocchini di 30 e 27 anni e nove tunisini tra i 20 e i 30 anni. Su di loro pendono le accuse di resistenza, violenza e lesioni a pubblico ufficiale e danneggiamento aggravato. Secondo la ricostruzione della Questura, a dare il via agli incidenti sarebbero stati i due giovani marocchini dopo che avevano chiesto invano di vedere in tv sul satellitare la partita di calcio: Marocco-Algeria. Alla protesta si sarebbero poi presto associati gli altri reclusi. Due agenti di polizia intervenuti per bloccare i due marocchini sarebbero stati aggrediti e sarebbero rimasti contusi. Successivamente, nel corso della nottata, gli addetti alla sala monitor del Centro si sono accorti alle quattro del mattino che un gruppo di reclusi stava scavalcando un muro di cinta dopo aver tagliato e divelto una grata di ferro dal muro di una camerata. Agenti e militari intervenuti per bloccarli sarebbero stati aggrediti con calci e pugni. Tre militari dell'esercito, accorsi in aiuto di polizia e carabinieri avrebbero riportato contusioni e fratture. In questo momento gli undici arrestati si trovano nel carcere di Bari. Non si sa invece niente di quanti siano i feriti tra i reclusi e di quali siano le loro condizioni. Forse anche per questo Maroni tiene fuori la stampa dai Cie da due mesi, da quando in questo paese è tornata in vigore la censura per circolare ministeriale.
05 June 2011
Tunisia: il mare ha restituito 26 cadaveri
Gheddafi che manda a morire gli stranieri, la Nato che non muove un dito per i soccorsi, l'Europa che non apre nessun corridoio umanitario, gli italiani che insorgono contro l'invasione, e il Mediterraneo che diventa una grande fossa comune nell'indifferenza diffusa. I corpi affiorano a decine al largo dell'isola di Kerkennah, in Tunisia, dove pochi giorni fa un peschereccio con 850 passeggeri a bordo si era rovesciato in mare durante i soccorsi provocando una strage. Oggi ne hanno ripescati 26. All'appello ne mancano ancora 244. Dimenticheremo presto questi numeri, i loro nomi invece non li dimenticheranno mai i loro cari. Mogli, mariti, figli, genitori, amici. Centinaia di famiglie in qualche lembo di Africa per le quali dopo il naufragio la vita non sarà più come prima. In attesa di conoscere i loro racconti, di seguito i dettagli della notizia in un lancio d'agenzia.
03 June 2011
Lampedusa: 28 tentatives de suicide, tension aux étoiles
Après les quatre premiers cas de détenus qui s’étaient coupés les veines, mercredi dernier, hier il y a eu 28 tentatives de suicide. Dans certains cas en avalant des lames de rasoir, des bouts de fer et des verres brisés. Dans d’autres cas en se coupant les veines. La tension ne cesse de monter au centre d'accueil de Lampedusa, transformé depuis le 2 mai dernier en une prison, où sont retenus de façon absolument illégale – sans aucune validation d’un tribunal - environ 200 Tunisiens débarqués sur l'île le mois dernier. Sur l'île il n’y a pas d’hôpital, mais seulement un centre médical, où les blessés ont été conduits pour les premiers soins. Les cas les plus graves ont été transportés par hélicoptère à l'hôpital Cervello de Palerme et au San Giovanni di Dio à Agrigente pour subir une intervention chirurgicale. Tout a éclaté lorsque la rumeur a commencé à se répandre de la reprise des rapatriements collectifs.
لامبيدوزا: بلع شفرات الحلاقة. 28 محاولة انتحار
بعد أول أربعة سجناء قاموا بقطع شرايينهم يوم الأربعاء الماضي، حاول أمس 28 آخرون الانتحار. بعضهم يبلع شفرات حلاقة وإبر وقطع من الزجاج، وآخرون يقطعون شرايينهم. هكذا يزداد الاضطراب في مركز الاستقبال في لامبيدوزا، الذي تَحَوَّلَ منذ يوم الإثنين من مايو إلى سجن، يتم فيه احتجاز - بطريقة غير شرعية وبدون أية أحكام قضائية - حوالي 200 تونسياًّ وصلوا إلى الجزيرة الشهر الماضي. على الجزيرة لا توجد مستشفى، فقط نقطة إسعافات أولية، حيث يتم نقل الجرحى إليها لتلقي الرعاية الطبية الأولية. أما الحالات الخطيرة يتم نقلها على متن مروحية إلى مستشفى "تشيرفيلو" في باليرمو، أو "سان جوفاني دي ديو" في أجريجينتو، كي يخضعوا عمليات جراحية. حدث كل هذا عندما تم استئناف عمليات الترحيل الجماعي
Lampedusa: 28 attempt suicides against repatriations
After the first four detainees who cut their veins last Wednesday, yesterday 28 attempted suicides. Some swallowed razor blades, iron and glass pieces. Others cut their veins. The tension keeps on rising at the reception centre of Lampedusa, which was transformed into a jail on the 2nd May. Inside 200 Tunisians are illegally detained - without any validation by the judge – after arriving on the island last month. There’s no hospital on the island, just a health clinic, where the injured are taken for first aid. The most serious cases are then transported by helicopter to the Cervello hospital in Palermo and to the San Giovanni di Dio in Agrigento to undergo surgery. It all broke out when rumours spread out the news that the collective repatriations had restarted.
Lampedusa: lamette in gola contro i rimpatri. In 28 tentano il suicidio, tensione alle stelle. Parla un recluso sposato con una donna francese
Dopo i primi quattro reclusi che si erano tagliati le vene mercoledì scorso, ieri sono stati in 28 a tentare il suicidio. Alcuni ingoiando lamette da barba, ferri e pezzi di vetro. Altri tagliandosi le vene. Continua a salire la tensione al centro di accoglienza di Lampedusa, trasformato dal 2 maggio in una galera, dove sono detenuti in modo illegale - senza nessuna convalida del giudice - circa 200 tunisini sbarcati sull'isola il mese scorso. Sull'isola non c'è un ospedale, ma soltanto un poliambulatorio, dove sono stati portati i feriti per una prima assistenza medica. I casi più gravi sono poi stati trasportati in elicottero all'ospedale Cervello di Palermo e al San Giovanni di Dio a Agrigento per essere sottoposti a un intervento chirurgico. Tutto è scoppiato quando si è sparsa la voce della ripresa dei rimpatri collettivi.
02 June 2011
Papà quando torni? Un italiano al Cie di Santa Maria
"Papà ma quando torni? Perché non vieni oggi?". T. se lo sente dire ogni giorno al telefono. E ogni giorno si inventa una scusa. Dall'altro lato della cornetta c'è un bambino di sette anni, suo figlio. Vive a Padova con la mamma, una ragazza italiana. Suo papà è arrivato in Italia ormai da due mesi, ma fino ad ora non l'ha nemmeno potuto abbracciare. Ancora una volta, a dividere una famiglia c'è la frontiera. Sì perché T. non è la prima volta che viene in Italia. Al contrario, in Italia ci ha vissuto per anni, si è sposato, ha avuto un figlio. Il resto l'ha fatto la frontiera. Prima ha perso i documenti e poi è stato espulso, tre anni fa, nel 2008. Appena la frontiera si è riaperta, non ci ha pensato due volte a bruciarla e a tornare in Italia, che ormai è un po' il suo paese, per riabbracciare il bambino. Con il passaporto sarebbe stato impossibile. Perché con un'espulsione forzata scatta in automatico il divieto di reingresso per cinque anni. Da quando è arrivato però, T. non ha ancora rivisto suo figlio. Perché è rinchiuso in gabbia. Una gabbia come quella che si vede nella fotografia del post, scattata di nascosto da un nostro amico - che ci ha chiesto di rimanere anonimo - dentro il centro di identificazione e espulsione di Santa Maria Capua Vetere, a Caserta. Perché nei Cie ci finiscono tutti: chi in Italia ci ha appena messo piede per la prima volta e chi in Italia ci ha passato una vita e qui ha la sua famiglia.
Tunisia: 2 morti e 270 dispersi al largo di Kerkennah
Il peschereccio si è capovolto quando, dopo il guasto, molte persone impaurite hanno cercato di mettersi in salvo e di raggiungere i gommoni della guardia costiera e dell'esercito tunisino nel frattempo sopraggiunti per i soccorsi, al largo dell'isola Kerkennah. A complicare le cose ci si è messo il mare grosso e il panico a bordo. Così alla fine, dei 700 passeggeri partiti dalle coste libiche, si contano almeno 200 dispersi in mare, ma il bilancio è destinato a crescere e c'è chi parla addirittura di 270 dispersi. Mentre dalle acque sono già stati recuperati i corpi senza vita di due persone. I superstiti sono cittadini di Niger, Mali, Indonesia, Ciad, Ghana, Liberia, Marocco, Egitto e Pakistan. Secondo quanto hanno riferito, il peschereccio era partito dalla costa libica e aveva vagato in mare per cinque giorni dopo aver perso la rotta per Lampedusa. Si tratta dell'ennesima strage del Canale di Sicilia, dove dall'inizio dell'anno - compresa questo ultimo naufragio - sono già morte 1.685 persone. Un massacro senza precedenti. Lo ripetiamo da settimane. E che ci lascia con un tremendo interrogativo: anche i 700 passeggeri del naufragio erano stati costretti a partire dopo essere stati rastrellati nei quartieri africani di Tripoli? Esattamente come abbiamo documentato con gli sbarchi delle ultime settimane? Se così fosse, più che di un massacro sarebbe corretto parlare di strage. E iniziare a fare i nomi dei mandanti. A partire dagli uomini della marina militare libica, addestrati in Italia da Maroni ai tempi dei respingimenti in Libia, e oggi a capo dell'organizzazione delle deportazioni di massa in Italia degli africani rastrellati nei quartieri popolari delle città ancora sotto il controllo del regime. Di seguito, i dettagli della notizia sulla stampa italiana.
01 June 2011
Chinisia: fuga dal Cie. A Lampedusa ingoiano lamette
Fuga riuscita. Di 81 tunisini reclusi da una decina di giorni nel nuovo centro di identificazione e espulsione di Chinisia, stanotte sono riusciti a scappare in 44! Hanno scavalcato la doppia file di container che circonda la tendopoli per poi far perdere le proprie tracce dandosela a gambe levate nelle campagne attorno. Si tratta della seconda fuga in dieci giorni dal Cie inaugurato lo scorso 20 maggio. Almeno uno dei fuggitivi si sarebbe ferito nel tentativo di fuga ed è stato medicato e riportato al centro di espulsione. A tutti gli altri, benvenuti in Italia e buon viaggio, ovunque siano diretti: dai parenti in Francia, dagli amici in Italia o al Consolato di Palermo per ritornarsene a casa.
Intanto a Lampedusa continuano gli atti di autolesionismo. Dieci dei tunisini reclusi da un mese sull'isola, senza convalida del giudice e dunque in modo illegale in un centro giuridicamente predisposto all'accoglienza e non alla detenzione, hanno ingoiato ieri lamette da barba e pezzi di vetro per protesta e sono stati ricoverati nel poliambulatorio dell'isola. Nelle ultime 24 ore sono ormai una ventina i reclusi che hanno dovuto ricorrere alle cure mediche per episodi di autolesionismo. Quattro dei dieci ricoverati al poliambulatorio sono stati trasferiti su un elicottero del 118 all'ospedale di Agrigento, dove già ieri erano stati trasferiti altri quattro reclusi. Il ricorrere di questi gravi episodi di autolesionismo la dice lunga sul clima di tensione che si respira al centro di accoglienza di Lampedusa, trasformato per l'occasione in galera. E che è destinato a sfociare prima o poi in un'altra rivolta. Magari come successe nel febbraio del 2009, quando per poco non ci scappò il morto.
Intanto a Lampedusa continuano gli atti di autolesionismo. Dieci dei tunisini reclusi da un mese sull'isola, senza convalida del giudice e dunque in modo illegale in un centro giuridicamente predisposto all'accoglienza e non alla detenzione, hanno ingoiato ieri lamette da barba e pezzi di vetro per protesta e sono stati ricoverati nel poliambulatorio dell'isola. Nelle ultime 24 ore sono ormai una ventina i reclusi che hanno dovuto ricorrere alle cure mediche per episodi di autolesionismo. Quattro dei dieci ricoverati al poliambulatorio sono stati trasferiti su un elicottero del 118 all'ospedale di Agrigento, dove già ieri erano stati trasferiti altri quattro reclusi. Il ricorrere di questi gravi episodi di autolesionismo la dice lunga sul clima di tensione che si respira al centro di accoglienza di Lampedusa, trasformato per l'occasione in galera. E che è destinato a sfociare prima o poi in un'altra rivolta. Magari come successe nel febbraio del 2009, quando per poco non ci scappò il morto.
Cie: ecco il testo della circolare della censura
La stampa è un intralcio. E allora meglio tenere lontani i giornalisti. Fora da i ball come abbiamo scritto più volte nel nostro appello. Attenzione alle parole. Perché sottendono punti di vista. E perché rendono tutto banale. Anche la censura. Le parole sono quelle scritte su un documento ufficiale. Porta la firma di Maroni, si tratta della ormai famosa circolare 1305 del primo aprile 2011. La circolare che vieta l'ingresso alla stampa nei centri di identificazione e espulsione (Cie) e nei centri di accoglienza per richiedenti asilo (Cara) fino a nuova comunicazione. Finalmente siamo in grado di mostrarvi il testo integrale del documento. Maroni ha scritto proprio così. Che la stampa deve stare fuori dai centri "al fine di non intralciare". Certo, perché se ci fosse un minimo contatto con l'esterno potrebbero esplodere rivolte e proteste. Come quella della settimana scorsa a Lampedusa che ha portato al pestaggio di Nizar, il marito di Winny, la ragazza olandese, nel frattempo condannato a otto mesi per lesioni. Qualcosa intorno però si muove. Dopo l'appello che abbiamo promosso con un primo gruppo di giornalisti, e dopo l'interrogazione parlamentare dei radicali Perduca e Poretti al Senato, adesso anche i parlamentari del Pd si sono schierati. Lo hanno annunciato ieri in conferenza stampa Touadi, Vita e Giulietti, impegnandosi a formalizzare quanto prima due interrogazioni parlamentari congiunte nei due rami del Parlamento, che chiedano a Maroni di abrogare la circolare. Per una volta anche il sindacato dei giornalisti (Fnsi) sostiene questa campagna. E sono allo studio una serie di iniziative davanti ai Cie e alle Prefetture. Intanto però, prima di tutto, leggetevi la circolare. Imbarcazione soccorsa dai maltesi: un morto in mare
Ancora una vittima sulla rotta tra la Libia e l'Italia. Si tratta di un uomo morto di stenti e quindi abbandonato in mare dai compagni di viaggio. A riferirlo sono un'ottantina di passeggeri a bordo di una imbarcazione soccorsa in queste ore al largo di Malta. I dettagli sulle agenzie stampa.
Sbarco a Pozzallo: 4 dispersi in mare
Ci sarebbero state quattro vittime nella traversata del peschereccio libico sbarcato ieri a Pozzallo con un migliaio di passeggeri a bordo. I testimoni hanno infatti raccontato di uno scontro in mare con un peschereccio egiziano in seguito al quale sei persone sarebbero cadute in acqua, di cui soltanto due si sarebbero riuscite a salvare. I dettagli sulla stampa locale.
Subscribe to:
Comments (Atom)





