30 September 2009

Ponte Galeria: il garante dei detenuti, 114 in sciopero della fame

ROMA - "Da tre giorni 114 immigrati del Cie di Ponte Galeria sono in sciopero della fame per protestate contro le norme anti immigrazione del governo, soprattutto quella che prevede l'allungamento a sei mesi della permanenza nei Centri di clandestini. Attualmente a Ponte Galeria sono ospitate 242 persone, 129 uomini e 113 donne. Ieri sera, a quanto appreso dagli operatori del garante, gli immigrati in sciopero della fame hanno sigillato le serrature dei cancelli e lanciato oggetti contro gli operatori della Croce Rossa. Un immigrato quarantenne che non voleva partecipare allo sciopero della fame è stato colpito ad una spalla e costretto a ricorrere alle cure dei medici. Anche questo episodio indica il grado di tensione che c'è nel Cie". Lo scrive il garante dei Detenuti del Lazio Angiolo Marroni. "Ormai anche a Ponte Galeria è arrivata questa tensione, che si respira da giorni nei Cie di tutta Italia e che immagini come quelle di oggi del bus acchiappa immigrati di Milano non contribuiscono a sedare - ha detto il Garante dei detenuti del Lazio Marroni - È evidente che la norma che prevede, anche retroattivamente, un periodo massimo di permanenza nel Cie di 180 giorni sta trasformando questi Centri in vere e proprie carceri. Se continua così saranno i Cie e le carceri la prossima emergenza nazionale".

من فيلات الأثرياء إلى مركز تحديد الهوية والترحيل في روما. في إيطاليا منذ 19 عاماً، واليوم يُطرد



رحل بدون أمتعة. أيقظته الشرطة في السادسة صباحاً وأبلغته أنه سيتم ترحيله اليوم. لم يكن لديه الوقت حتى للاستحمام. بعد تسعة عشر عاماً قضاها في إيطاليا، يعمل خادماً لإحدى العائلات الرومانية الأكثر ثراءً، الذكرى الوحيدة التي يحملها ميجيل معه من هذا البلد هي بطارية تحويها معدته. كان قد ابتلعها مع مواد بياض الشهر الماضى، عندما علم أنه سيبقى في مركز لتحديد الهوية والترحيل في روما لمدة ستة أشهر بدلاً من شهرين. وقد التقيت به يوم الأربعاء الماضي خلال زيارتي لمركز بونتيه جاليريا تحديد الهوية والترحيل. كان أحد من قاموا في قسم الرجال بالإضراب عن الطعام، والذي يدخل الآن يومه الثالث. هذه هي قصته.

إيطاليون في مراكز تحديد الهوية والترحيل. بالخارج لديهم زوجات وأطفال. إيطاليا ترحلهم

ذات مرة، كانت تتم عمليات الوصول إلى إيطاليا عبر البحر. ومن لم يكن يطلب اللجوء، كان يتم الزج به داخل مراكز تحديد الهوية والترحيل بإيطاليا، في انتظار ترحيله أو الإفراج عنه بعد إصدار أمر بإبعاده. ولكن الآن بعد أن انخفضت نسبة من يصلوا إلى إيطاليا بحراً إلى 90% خلال الأشهر الخمسة الماضية (بيانات من وزارة الداخلية)، من ينتهي به الأمر داخل مراكز تحديد الهوية والترحيل بإيطاليا؟ لمعرفة ذلك، نجوب الآن كافة مراكز تحديد الهوية والترحيل المنتشرة في إيطاليا. بدءاً من مركز روما، وحتى مركز بونتيه جاليريا. هناك اكتشفنا أنه بالإضافة إلى نحو ثلث المحتجزين السابقين الذين تم نقلهم بشكلٍ مباشر من السجن، ضحايا الأسفار من أجل الحياة بصورة غير شرعية هم بالأخص "إيطاليون". إيطاليون بين علامات تنصيص، لأنهم لا يحملون الجنسية، ولكنهم يعيشون في إيطاليا منذ خمسة عشر أو عشرين أو ثلاثين عاماً. أناس حصلوا على تصريح الإقامة بعد صدور قرار العفو لعام 1993 و1995، لكنه تم سحبه منهم عقب انتهاء مدته؛ نظراً لأنهم وقت التجديد لم يكن لديهم صاحب عمل. لكن عشرين عاماً في إيطاليا كافية كي تبني حياتك. لذلك، من المحتجزين من ينتظره بالخارج زوجة وأطفال صغار. هناك أسر معرضة للانهيار بدافع حماية الإيطاليين (ليس بين علامات تنصيص). أحداث درامية دفعت البعض إلى الانتحار من خلال شرب الأدوية المهدئة بجرعات كبيرة، أو من خلال تمزيق شرايين المعصمين. أو تناول العقاقير النفسية لتجنب الجنون. فورتريس إيوروب جمعت لكم هذه القصص. كل يوم سنروي لكم واحدة.

ترجمة: محمد نجيب سالم

Des demeures des riches au centre d’expulsion de Rome

Il est parti sans bagages. La police l’a réveillé à six heures du matin et l'a informé qu’aujourd'hui il serait rapatrié. Il n'a même pas eu le temps de prendre une douche. Après dix-neuf ans en Italie, employé comme domestique dans les familles les plus riches de Rome, le seul souvenir que Miguel a sur lui de ce pays est une pile. Il la porte dans son estomac. Il l’avait avalé avec de l'eau de Javel il y a un mois, lorsqu'il a été informé qu'il resterait au centre d'identification et d'expulsion (CIE) de Rome pendant six mois au lieu de deux. Je l'avais rencontré lors de ma visite au Cie de Ponte Galeria, mercredi dernier. C’était l'une des âmes de la section des hommes en grève de la faim, il est arrivé aujourd'hui au troisième jour. Voici son histoire.

Des «Italiens» dans les centres d’expulsion

Il était une fois les débarquements. Et ceux qui ne présentaient pas une demande d'asile étaient emmenés dans les centres d'identification et d'expulsion (CIE) italiens en attendant le rapatriement ou la libération par un ordre d’expulsion. Mais maintenant que les débarquements ont diminué de 90% au cours des cinq derniers mois (données du Ministère de l'Intérieur), qui sont ceux qui se retrouvent dans les centres?

From the mansions of the rich to the CIE of Rome

He left without luggage. The police woke him up at six in the morning and informed him that today he would be repatriated. He didn’t even have time to shower. After nineteen years in Italy, employed as a house servant for some of the wealthiest families in Rome, the only memento Miguel brings back to his country is a battery. He’s carrying it in his stomach. He swallowed it along with bleach a month ago, when he was informed that he would remain at the Center for Identification and Expulsion (CIE) in Rome for six months instead of two. I met him during my visit to the CIE of Ponte Galeria last Wednesday. He was one of the souls of the hunger strike in the men’s section, which today is on its third day. This is his story.

‘Italians’ in the CIEs. With wives and children on the outside. Italy repatriates them.

Once upon a time there were the landings. And whoever didn’t ask for asylum got shuffled throughout the Centres for Identification and Expulsion (CIE) of Italy to await repatriation or the issue of a removal order. But now that the landings have decreased by 90% in the last five months (statistics from the Italian Interior Ministry), who ends up in the CIEs? To find out we are visiting CIEs throughout Italy. Starting with the one in Rome, in Ponte Galeria. There, we discovered that, other than about a third who are ex-convicts transferred directly from prisons, the victims of the crackdown on illegal immigration are mostly ‘Italians’. Italians in quotation marks, because they do not have citizenship, but they’ve been living in Italy fifteen, twenty or thirty years. People who received their residence permit with the amnesty of ’93 and ’95, and who stood by while their permits were withdrawn upon expiry, having found themselves without and employer at the time of renewal. In twenty years, though, one builds a life in Italy. And so there are those who have wives and small children on the outside. There are families who risk being broken in two. In he name of the Italians withoutquotationmarks. Dramatic events that have led some to attempt suicide by drinking ammonia or slitting their wrists. Or to fill up on psychotropic drugs so as not to go mad. Fortress Europe has gathered some of their stories for you.

"Italiani" nei Cie. Fuori hanno moglie e figli. L'Italia li rimpatria

ROMA - C’erano una volta gli sbarchi. E chi non faceva domanda d’asilo veniva smistato nei centri di identificazione e espulsione (Cie) d’Italia in attesa del rimpatrio o del rilascio con un ordine di allontanamento. Ma adesso che gli sbarchi sono diminuiti del 90% negli ultimi cinque mesi (dati del Viminale), chi è che finisce dentro i Cie? Per scoprirlo stiamo girando i Cie di tutta Italia. Cominciando da quello di Roma, a Ponte Galeria. Lì abbiamo scoperto che, oltre a un terzo circa di ex detenuti trasferiti direttamente dal carcere, le vittime del giro di vite sulla clandestinità sono soprattutto “italiani”. Italiani tra virgolette, perché non hanno la cittadinanza, ma in Italia vivono da quindici, venti o trent’anni. Gente che ha avuto il permesso di soggiorno con le sanatorie del ‘93 e del ‘95, e che il permesso se l’è visto ritirare per scadenza termini, essendosi trovato senza datore di lavoro al momento del rinnovo. In vent’anni però in Italia uno si costruisce una vita. E allora c’è chi fuori ha moglie e bambini piccoli. Ci sono famiglie che rischiano di essere spezzate in due. In nome della sicurezza degli italianisenzavirgolette. Drammi che hanno portato alcuni a tentare il suicidio, bevendo la candeggina o tagliandosi i polsi. Oppure a imbottirsi di psicofarmaci per non impazzire. Fortress Europe ha raccolto per voi le loro storie. Ogni giorno ve ne racconteremo una.

Torino: parlano i reclusi che tentarono l'evasione lo scorso 28 settembre
Se dentro ai Cie ci finiscono i minorenni. La storia di 2 adolescenti marocchini
A Torino ha una bambina di 8 mesi e la moglie. Sarà comunque rimpatriato
Cinque pile nello stomaco. La protesta di un algerino per tornare in libertà
Algerino sì o no? Alì, rimbalzato tra Algeri e Milano e da 9 mesi nei Cie
Apolide croato cancellato dalle anagrafi, l'Italia si ostina a rimpatriarlo
Sedati. La croce rossa ammette: psicofarmaci ai detenuti di Ponte Galeria
La paura fa 90, gocce di Valium. Compleanno coi denti rotti al cie di Torino
Quelli che pagano due volte il conto con la giustizia. Dal carcere al Cie
Curdo a Ponte Galeria. Ha chiesto asilo politico, ma rischia il rimpatrio
Rimpatriato in Italia. Edward e quella partita di ping pong tra Italia e Ghana
Massaggiatrici da spiaggia e madri di famiglia al Cie. L'Italia ora è più sicura?
L'immigrato regolare. Il caso di Mohamed, che entrò coi flussi e ora è al Cie
In Italia da 29 anni, a Roma ha moglie e figlio. Ma ora rischia il rimpatrio
Festa di compleanno al Cie di Roma. Ma la ragazza ha 16 anni!
Floriana, in Italia da quando aveva 13 anni, oggi rischia l'espulsione
Dalle ville dei ricchi al Cie di Roma. Era in Italia da 19 anni, oggi espulso

Gennaio 2010 - La sentenza della Corte di Cassazione: chi ha i figli in Italia non può essere espulso
Marzo 2010 - Marcia indietro della Cassazione: espulsi anche con i figli in Italia

Dalle ville dei ricchi al Cie di Roma. Era in Italia da 19 anni, oggi espulso

Cie Ponte GaleriaROMA – È partito senza bagagli. La polizia lo ha svegliato alle sei del mattino e gli ha comunicato che oggi sarebbe stato rimpatriato. Non ha avuto nemmeno il tempo di farsi una doccia. Dopo diciannove anni in Italia, impiegato come domestico presso le più facoltose famiglie romane, l’unico ricordo che Miguel porta con sé di questo paese è una pila. La porta nello stomaco. L’aveva ingoiata insieme a della candeggina un mese fa, quando gli comunicarono che sarebbe rimasto al centro di identificazione e espulsione (Cie) di Roma per sei mesi anziché due. L’avevo conosciuto durante la mia visita al Cie di Ponte Galeria mercoledì scorso. Era una delle anime dello sciopero della fame della sezione maschile, giunto oggi al terzo giorno. Questa è la sua storia.

29 September 2009

Cie Torino: tentata fuga, tre arresti. Domiciliari a uno degli imputati di via Corelli

TORINO - Sono stati arrestati per resistenza a pubblico ufficiale tre dei quattro immigrati che ieri sera hanno tentato di evadere dal Cie di Torino. Il tentativo è avvenuto durante il trasferimento per le terapie mediche e un quarto uomo, è riuscito a scappare. Intanto a Milano, il giudice monocratico delle direttissime, Antonella Lai, ha concesso gli arresti domiciliari a uno dei 14 immigrati arrestati dopo la rivolta e i tafferugli che si sono verificati il 13 agosto scorso nel Centro di identificazione ed espulsione di via Corelli a Milano. Il giudice invece ha deciso di confermare la misura del carcere per gli altri 12 imputati, mentre per un immigrato egiziano ha disposto ulteriori accertamenti al fine di verificare la concessione dei domiciliari. L'imputato che ha ottenuto gli arresti domiciliari è Lacine Kone, originario della Costa d'Avorio. Verrà ospitato dalla madre.

Photogallery. Centro di identificazione e espulsione di Roma

ROMA - È il centro di identificazione e espulsione più grande d'Italia. Sorge tra l'aeroporto di Fiumicino e la Fiera di Roma. E ha una capienza di 374 posti, 176 per gli uomini, 176 per le donne e 12 per i transessuali. Ecco le gabbie dove sono detenuti - fino a sei mesi - in attesa dell'espulsione.



Dalla sua apertura nel 1998, il Cie di Roma è sempre stato gestito dalla Croce rossa italiana. Anche se a fine ottobre scade la proroga dell'ultimo appalto e si preannuncia un cambio gestione, visto che la Croce rossa è stata estromessa dalla gara per l'incompletezza della documentazione presentata, pur avendo presentato un ricorso di cui si attende ancora l’esito. La concorrenza è agguerrita, si fanno i nomi di Connecting People (che gestisce i centri di Gradisca, Cassibile, Trapani e Cagliari), Auxilium (che gestisce i centri di Bari) e Arciconfraternita del Santissimo Sacramento e di San Trifone, che a Roma gestisce vari centri di accoglienza per richiedenti asilo politico (Cara)

Caught in between

video

Un documentario di Alexandra D'Onofrio, girato tra Milano e Calais nel luglio 2008, racconta con un intreccio di voci e fotografie, la frontiera tra Francia e Inghilterra, tra l'oscurità e la luce. Un lavoro di documentazione importante. Tanto più all'indomani della distruzione di uno dei campi abusivi di Calais, dove vivevano accampati in baracche di fortuna centinaia di giovani rifugiati diretti in Inghilterra. La polizia francese ha fatto irruzione all'alba dello scorso 22 settembre. Centinaia di poliziotti in tenuta antisommossa hanno circondato il campo e bloccato 276 persone, tra cui 135 minorenni. Molti di loro erano passati dall'Italia. Sbarcati a Lampedusa o arrivati nascosti sotto i camion traghettati nei porti dell'Adriatico. Come i due protagonisti raccontati nel documentario di D'Onofrio. Buona visione.

Per approfondimenti:
Calais: evacuata la jungle. In manette 276 rifugiati
Cos'era Calais? Video reportage: "London calling: the northern jungle"
Cos'era Calais? Foto: la vita nella jungle di Calais, di S. Prestianni

Ci avevano già provato. Agosto 2009: video sulle violenze della polizia

27 September 2009

Bari: due algerini pestati dai militari al Cie. Le foto su Youtube


BARI – “L'hanno riportato sulla barella, aveva lo sguardo perso nel vuoto, come se avesse visto la morte in faccia. Mi ha ricordato la Iugoslavia”. Dopo Gradisca, Bari. Altro centro di identificazione e espulsione, altro pestaggio. Anche stavolta, ad avvalorare le testimonianze degli immigrati reclusi ci sono delle fotografie scattate con un telefono cellulare e spedite oltre il muro di cinta che circonda il Cie di Bari Palese. I fatti risalgono all'alba di domenica 20 settembre. Sono le quattro del mattino quando un detenuto in preda alla disperazione inizia a tagliarsi con una lametta. Il sangue zampilla. Gli altri detenuti chiamano aiuto.


Delegazione di parlamentari Pd in visita al Cie di Gradisca

ROMA - Dopo un mio articolo pubblicato su L'Unità come servizio di copertina, con le notizie e le immagini sul pestaggio avvenuto nel cie di Gradisca, il Pd ha deciso di inviare una delegazione di parlamentari in visita nel centro di identificazione e espulsione. Si tratta di Ivana Strizzolo, Alessandro Maran, Carlo Pegorer, Tamara Blazina e Flavio Pertoldisi. "Ci riserviamo - ha detto Pegorer -, dopo aver verificato i fatti, di intraprendere delle iniziative parlamentari". Staremo a vedere.

25 September 2009

L'estate calda dei Cie. Le date più importanti

ROMA – È una calda estate quella dei Cie. Un’estate di rivolte, incendi, tentate fughe, scioperi della fame e in alcuni casi pestaggi e arresti. Tutto ha avuto inizio l’otto agosto. Il giorno in cui è entrato in vigore il cosiddetto “pacchetto sicurezza”, la legge 94/09, che ha portato da due a sei mesi il limite del trattenimento nei Cie ed è stata applicata in modo retroattivo anche a chi era già trattenuto nei centri.

Il giorno stesso in due sezioni del centro di identificazione e espulsione di via Corelli a Milano inizia uno sciopero della fame e della sete. Il giorno dopo a Gorizia metà degli oltre 200 trattenuti riescono a salire sui tetti del Cie inscenando una protesta contro il prolungamento della loro detenzione e provocando ingenti danni alle suppellettili e alla struttura. Una decina di persone tentano la fuga ma sono bloccati dalla polizia. Dal giorno dopo le sezioni del centro rimangono chiuse per isolare i trattenuti. Trenta rivoltosi sono trasferiti a Milano.

Il 13 agosto è la volta di Torino, dove per due giorni consecutivi due sezioni del cie rifiutano il cibo e protestano, fino a arrivare a uno scontro con gli agenti di polizia il 14 agosto. Lo stesso giorno a Milano si verificano degli scontri tra la polizia e i trattenuti che appiccano il fuoco in una sezione del centro. Alla fine vengono arrestate 14 persone (9 uomini e 5 donne nigeriane) e rinviate a giudizio per direttissima con l’accusa di resistenza a pubblico ufficiale, incendio, e danneggiamenti.

A Ferragosto, a Torino una ventina dei trattenuti salgono sui tetti per protestare. Il giorno dopo, qualche battitura di protesta si verifica anche al Cie di Bari, nella notte, dove sono stati trasferiti un gruppo dei reclusi del Cie di Milano.

Sempre a Bari, il 17 agosto vengono arrestati due trattenuti durante un tentativo di fuga e denunciati per danneggiamenti. Lo stesso giorno, a Modena, dopo una giornata di sciopero della fame, in due delle sei sezioni i trattenuti incendiano i materassi per protestare contro il prolungamento della loro detenzione. La polizia identifica tre cittadini marocchini ritenuti leader della protesta e li denuncia, saranno presto rimpatriati. Le due sezioni bruciate sono però ora inagibili e le donne vengono trasferite in altri centri. Il 20 agosto, sette algerini riescono a forzare le grate della finestra e a fuggire dal cie di Gradisca, altri due sono bloccati sui tetti dagli operatori di polizia. Il giorno dopo, il 21 agosto, inizia a Milano il processo contro i 14 imputati per la rivolta del 14 agosto. In aula, una delle donne nigeriane accusa l’ispettore capo di polizia del cie di averla molestata.

Il 26 agosto un gruppo di trattenuti è di nuovo bloccato a Gradisca durante un tentativo di fuga dai tetti. Due giorni prima uno dei trattenuti di Bari è riuscito a fuggire dopo essere stato ricoverato in ospedale. Il 29 agosto 19 reclusi riescono a fuggire dal Cie di Brindisi, che è stato recentemente riaperto insieme al Cie di Crotone. Ci erano stati trasferiti da Milano, dopo la rivolta del 14 agosto. Il due settembre è la volta di Roma, ma lo sciopero della fame al cie di Ponte Galeria dura soltanto un giorno. Il 4 settembre un altro tentativo di fuga è bloccato dai militari nel Cie di Bari. L’8 settembre, a Lamezia Terme, la polizia spara lacrimogeni davanti al Cie, dopo che sei detenuti erano riusciti a scavalcare la recinzione e a fuggire. Il 14 settembre a Milano fallisce un tentativo di fuga di una ventina di reclusi che vengono bloccati dalle forze dell’ordine. Stessa sorte accade il giorno dopo a Lamezia Terme, dove un gruppo di reclusi è stato scoperto mentre scavavano un buco nel muro.

Intanto si moltiplicano gli episodi di autolesionismo. A Milano un ragazzo si taglia sul collo con una lametta. A Roma due ragazzi marocchini si tagliano con delle lamette da barba le gambe e le braccia. E un peruviano beve della candeggina e ingoia due batterie. Il 20 settembre è di nuovo la volta di Gradisca. L’ennesima fuga fallisce nella notte. Il giorno dopo la polizia in tenuta antisommossa entra nelle camerate. Dodici persone finiscono all’ospedale.


In pillole:
8 agosto 2009
Entra in vigore il “pacchetto sicurezza” (legge 94/09): il limite del trattenimento nei Cie passa da due a sei mesi. La legge è applicata in modo retroattivo.

9 agosto 2009
Un centinaio degli immigrati detenuti al centro di identificazione e espulsione di Gradisca salgono sui tetti del Cie per protesta e danneggiano la struttura.

14 agosto 2009
Scontri a Milano tra forze di polizia e detenuti. Alcuni materassi messi a fuoco. 14 persone (5 donne e 9 uomini) vengono arrestate e processate per direttissima per resistenza a pubblico ufficiale, danneggiamenti e lesioni.

17 agosto 2009
Dopo una giornata di sciopero della fame, in due sezioni del Cie di Modena vengono messi a fuoco materassi e lenzuola per protesta.

21 agosto 2009
A Milano inizia il processo per la rivolta del Cie. In aula, una delle donne nigeriane accusa l’ispettore capo di polizia del Cie di molestie sessuali.

8 settembre 2009
Sei immigrati riescono a evadere dal Cie di Lamezia Terme. La polizia spara lacrimogeni per bloccare la protesta

21 settembre 2009
Rivolta al Cie di Gradisca dopo una perquisizione seguita a un fallito tentativo di fuga. Polizia e militari in tenuta antisommossa entrano nelle camerate. Una decina di feriti

Pestaggi al cie di Gradisca. Un video documenta le violenze

GRADISCA D'ISONZO (GORIZIA) - Finalmente cattivi. Qualcuno deve aver preso sul serio le parole del ministro Maroni. E le ha applicate alla lettera. Almeno a giudicare dal numero di ematomi che si possono contare sui corpi degli immigrati detenuti nel centro di identificazione e espulsione (Cie) di Gradisca d’Isonzo. Siamo in provincia di Gorizia, a due passi dalla frontiera slovena. I fatti risalgono a lunedì scorso, 21 settembre. Ma le prove sono arrivate soltanto ieri. Si tratta di un video girato di nascosto all'interno del Cie e diffuso su Youtube


ሊብያ፡ ዝተጠረዙ ስደተኛታት ቃሎም ይህቡ፡ “ ተቀጥቂጥና ናብ ሳሃራ ተሰጉግና”

ሮማ፡ ብ ወተሃደራት ኢጣልያ ተቐጥቂጦም’ዮም ናብ ሳሃራ ተጠሪዞም። ብ ወተሃደራውያን መራኽብ ኢጣልያ ናብ ሊብያ ዝተመልሱ ስደተኛታት፡ ካብቲ ኣሽሓት ኪሎሜትራት ካብ ትሪፖሊ ርሒቁ ኣብ ማእከል ምድረ-በዳ ዝተደኮነ ሸላታት ንመጀመርያ ግዜ ቃሎም ይህቡ። ብቴለፎነ ክንረኽቦም ክኢልና። 38 ሶማላውያን ኮይኖም ኩላቶም ደቂ-ተባዕትዮ’ዮም። እዚኦም ኣካል ናይታ ብ27 ነሓሰ 2009፡ 81 ሶማላውያን ጽዒና ካብ ትሪፖሊ ዝተበገሰት ጃልባ ኮይኖም፡ ድሕሪ ሰለስተ መዓልቲ ብኢጣልያውያን ዝተነጽጉ እሞ ብዕለት 30 ነሕሰ ንድሕሪት ዝተመልሱ’ዮም።

A.ሓደ ካብኣቶም ኮይኑ ወዲ 17 ዓመት’ዩ። ንሱ ከምዚ ይብል “ ዕለት 27 ነሓሰ ለይቲ ኢና ተበጊስና፡ ምሳና ከኣ 17 ደቂ-ኣንስትዮ፡ 7 ቆልዑን ሓንቲ ዓባይ ሰበይቲን ኔሮምና፡ ኩላትና ከኣ ሶማላውያን ኔርና” ። ድሕሪ ናይ ክልተ መዓልቲ ጉዕዞ ባሕሪ እዛ ናይ ጎማ ጃልባ፡ ናይ ማልታ ሓለዋ ባሕሪ ረኺባ። “ንሳቶም ማይን ናይ ባሕሪ መድሕኒ ጃከትን ሂቦምና። ኢጣልያ ከይትጥርዘና ስለዝፈራሕና ከኣ ኣንፈት ናይ ማልታ ክሕብሩና ሓቲትናዮም፡ ምስ ኣርኣዩና ከኣ ጉዕዘና ቀጺልና። ከባቢ ሓሙሽተ ሰዓታት ምስ ተጓዓዝና ኢና ናብ ሲሲሊ ነምርሕ ምህላውና ክስቆረና ክኢሉ” ይብል M. ወዲ 29 ዓመት መተኣስርቱ።
እዞም መግለጺታት ናይ’ዞም ኣጋጣሚታት ምስቶም ብ 30 ነሓሰ ብመራኸቢ ብዙሓን ዝተሓበሩ ዝጋጠሙ’ዮም። ዕስራን ኣርባዕተን ማይል ካብ ካፖ-ፓዘሮ ግዝኣት ሲራኩሳ ብ ናይ ኢጣልያ ሓለዋ ባሕሪ’ዮም ተረኺቦም። ሓደ ሓድሽ ዝተወልደ ህጻንን ሓንቲ ሰበይትን ምስ ካልኦት ክልተ ስደተኛታት ናብ ሆስፒታል ቫሌታ ተሰጋጊሮም። ካሊእ ሓምሻይ ከኣ ኣብ ሲሲሊ ዝርከብ ሆስፒኣል ፓዛሎ ተሓኪሙ። ዝተረፉ ተሳፈርቲ ከኣ ናብ ጓርዲላ-ዲ-ፍራንዛ ዝተባህለት ባሕሪ ትሕሉ መርከብ ተሰጋጊሮም፡ ንሳ ከኣ ሒዛቶም ናብ ትሪፖሊ ገጻ ተንሳፍፍ፡ ኣብ ካልኣይ መዓልቲ ከኣ ትሪፖሊ ኣተዉ። ክሳብ’ዚ እቲ ወግዓዊ ክፋል’ቲ ዛንታ’ዩ፡ ካብኡ ንደሓር ግን እንታይ ኣጋጠሞም?

“ኣብ መርከብ ጽዒኖም ክወስዱና ከለዉ ናበይ ይወስዱና ምህላዎም ኣይነገሩናን” ይብል A ፡ “ድሕሪ ገለ እዋን ግና እንዳነጸረ ከይዱ፡ ምኽንያቱ ኣብ ባሕሪ ኣዝዩ ነዊሕ ግዜ ወሲዱልና፡ ትሪፖሊ ክንበጽሕ ከባቢ 28 ሰዓታት ወሲዱልና”። ኣብ’ዚ ከኣ ኣዝዩ ብርቱዕ ተቃውሞ ተባሪዑ። “ሽዑ መቓቒሎሚና፡ እተን 17 ደቂ-ኣንስትዮ ምስ 7 ቆልዑ በቲ ሓደ ወገን፡ እቶም ደቂ-ተባዕትዮ ከኣ በቲ ካልእ ወገን። እተን ደቂ-ኣንስትዮ ይበኽያ ኔረን፡ እቶም ደቂ-ተባዕትዮ ከኣ ይጭድሩ። ብዕድል ሰለስተ ሰባት ቛንቛ እንግሊዝ ዝዛረቡ ኔሮሙና፡ ከም ተርጎምቲ ኮይኖም ከኣ ምስቶም ኢጣልያውያን ይዛረቡ ነይሮም። ‘ኣብ ሊብያ ሂወት የለን’ ከኣ ይብሉዎም ነይሮም። ሶማልያውያን ምዃና፡ ኣብ ሶማልያ ኩናት ይካየድ ምህላዉን፡ ናብ ሊብያ ከኣ ክንምለስ ከም ዘይንክእልን ነጊርናዮም። ናብ ሱዳን ክመልሱና ከም ዝሓይሽ ከኣ ነጊርናዮም፡ ምኽንያቱ ኣብ ሊብያ ዝጽበየና እሱር-ቤት ስለዝኾነ”።

“ፈለማ- ይብል A.- እቶም ኢጣልያውያን ወተሃደራት ጉዳይና ተረዲኦምልና ኔሮም። A. ከም’ዚ ብምባል ነቲ ዝዓበየ ወተሃደር ይዝክሮ “ሓደ ጻዕዳ ጸጉሩ ሰብኣይ’ዩ፡ ኣብ ቅድሚ እተን ዝበኽያ ዝነበራ ደቂ-ኣንስትዮን፡ ቆልዑን፡ እታ ዓባይ ሰብትን ኮይኑ ይነብዕ ኔሩ፡ ናብ እሱር-ቤት ይሰዱና ከምዘለዉ ብምርዳእ። እዚ ወተሃደር ከኣ ምስ ላዕለዎት ኣዘዝቱ ብዛዕባና ብዙሕ ተዘራሪቡ፡ እንተኾነ እታ ናይ ሓለዋ ባሕሪ መርከብ ፈጺማ ንድሕሪት ኣይተመልሰትን”። ኣብ ከባቢ ፍርቂ መንገዲ’ያ እምበኣር ናይ ሊብያ መርከብ ትቕበላ፡ ብኡ-ንብኡ ከኣ አቶም ተሳፈርቲ ክሰጋገሩ። ኣብ’ዝ ህሞት አዚኣ ከኣ እቲ ተቓውሞ ጥርዚ በጺሑ። ገለ ካብቶም ደቂ-ተባዕትዮ ክሳብ ናብ ባሕሪ ዘሊሎም ከኣትዉ ተደናዲኖም። ኣብዚ ኸኣ አቶም ኢጣልያውያን ወተሃደራት ሓይሊ ክጥቀሙ ጀመሩ፡ ነቶም ኣወዳት ከኣ ብሓይሊ ኣንጠልጢሎም ከሰጋግርዎም ፈቲኖም። ኣብ መወዳእታ ግና ምስግጋር ገዲፎም ክሳብ ደንደስ ባሕሪ ትሪፖሊ ንብጽሕ ኣብታ መርከብ ጸኒሕና። ኣብታ ገምገም ባሕሪ ክንበጽሕን እቲ ጫውጫውታን ተቓውሞን ከኣ ህጣሙ ክጠፍእን ሓደ ኮነ፡ ካብዚ ንደሓር ብጩቕ ዝበለ በቶም ሊብያውያን ሕርሕራይ ገይሩ ክቕጥቀጥ ስለዝኮነ” ይብል A. ኣብ መወዳእታ።

ብድሕሪ’ዚ ናብ ኣብ ከባቢ መዓርፎ ነፈርቲ ከተማ ትሪፖሊ ዝርከብ ትወሻ ዝበሃል እሱር-ቤት ተሰጋጊሮም። ድሕሪ ሓደ ወርሒ ድማ ናብ ዝተፈላለየ መዳጎኒ እሱር-ቤታት ተወሲዶም። ካብዚኦም እቶም ሰላሳን ሸሞንተን፡ ደቂ-ኣንስትዮ ዘይብሎም ኣብ ጋትሩን ኮይኑ መፈጸምታ ጉዕዞኦም። እዚ ኣሽሓት ኪሎሜትራት ደቡብ ካብ ትሪፖሊ፡ ኣብ ዶብ ኒጀርን ጫድን ኣብ ማእከል ሳሃራ ዝርከብ’ዩ። ጉዕዞ ካብ ትሪፖሊ ኣብ ኮንተይነራት ተዓጺኻ ንሰለስተ መዓልቲ ወሲዱ። ኣብዚ ሕጂ እዋን ኣብ ጋትሩን ከባቢ 245 ሶማላውያን አሱራት ኣሎው። ኣብ ሰለስተ ክፍልታት ተጸቓቂጦም ይነብሩ፡ ኣብ’ቲ ምንጻፍ ኮነ ኮበርታ ዘይብሉ መሬት እናደቀሱ፡ ብኣስሓይታ ለይቲ እናተገርፉ፡ ገለ ካብእቶም ከኣ ብ ዓበቕ ተታሒዞም ይርከቡ። ሓንቲ ካብተን ክፍልታት ንደቂ-ኣንስትዮ ዝተሕዝአት’ያ። ኣብዛ ክፍሊ ከኣ 54 ደቂ-ኣንስትዮን 4 ቆልዑን ኣሎዉ፡ ካብዚኦም እቲ ሓደ ህጻን ውሑድ ኣዋርሕ ዝገበረ ኮይኑ ኣብ እሱር-ቤት ቤንቓዚ ዝተወልደ’ዩ። ዳንጋ ዝበዝሑ ካብዞም ኣብ ጋትሩን ዝርከቡ እሱራት ከኣ ካብ ናይ ጋንፉዳ እሱር-ቤት ቤንቃዚ ዝመጹ’ዮም።

ትዝክሩ’ዶ? ኣብ ዝሓለፈ መስከረም ዝተገብረ መጽናዕቲ ተዛሪብና ኔርና። ኣብ’ቲ ሽዱሽተ ሶማላውያን ዝቀተለን ዝቡሓት ካልኦት ከኣ ግዳይ መቁሰልቲ ዝገበረን ፈተነ ህድማ ካብ እሱር-ቤት ፡ ብሊብያውያን ፖሊስ ብኣልማማ ዝተቐዝፉ፡ ኣብዚ ከኣ ኩሉ ናይቶም ዝተጎድኡ ስእልታት ዘርጊሕና ኔርና።

ኣብ ጋትሩን’ውን እንተኾነ እዚ ብሓባር ምህዳም ፈተነ ተኻይዱ’ዩ። እዚ ፍጻመ ኣብ ዝሓለፈ ዓርቢ ኮይኑ፡ ማዕጾ ብምስባር ዮም 91 ሰባት ሃዲሞም። ካብዚ’ኦም 32 በቶም ሊብያውያን ፖሊስ ዳግማይ ተታሒዞም። “መጀምርያ ብብርቱዕ ቀጥቂጦምና-ይብል -ሽዑ መሊሶም ናብዚ እሱር-ቤት ኣምጺኦምና። ነዞም ኣብዚ ዘሎና ወላ-ሓንቲ ፍታሕ የብልናን፡ ኣብዚ ንኣዋርሕ ክንጸንሕ ከሎና፡ UN ዝበሃል ሪኢና ኣይንፈልጥን። ኣብዛ ሕጂ ህሞት ኮይንና ግና UNን ኤውሮጳን ናብ ዓድና ክመልሱና ንሓትት ፡ እሞ ወላ ካብ’ዚ እሱር-ቤት ተዓጺኻ ምንባር፡ ኣብ’ቲ ኣብ መቓዲሾ ዝካየድ ዘሎ ኩናት ሙማት ይሕሸና”

24 September 2009

ابنته ذات الثمانية أشهر وزوجته في تورينو، ويخشى الترحيل

تورينو - في النهاية ستصبح هي الضحية: الطفلة الجميلة ذات الثمانية أشهر، والتي تدعى "ملك"، والذي يعني "ملاك" باللغة العربية. ولدت في تورينو، حيث كانت تعيش في سعادة حتى 30 أيلول/سبتمبر مع أمها وأبيها. ثم حدث أن قبضوا على الأب. حدث ذلك عند نقطة تفتيش عند الخروج من تورينو. فالأب لا يحمل تصريح إقامة وبالتالي فقد حملوه إلى مركز تحديد الهوية والترحيل بمدينة تورينو، حيث سرعان ما يتم ترحيله. اسمه "رفا"، وهو من خريبكة، عاصمة الهجرة المغربية بإيطاليا. عمره 35 سنة، يعيش في إيطاليا منذ أن كان صبياًّ عام 1997، أي منذ اثني عشر عاماً. تزوج في 2007 من "جي. أى"، وهي فتاة من الدار البيضاء (والتي طلبت منا عدم ذكر اسمها). ثم جائت ملك. طفلة بريئة تخشى الآن أن يفرقوها عن أبيها.

Video: Suffering of Refugees in Gaddafi's Libya



by Jonathan Miller's blog, posted on Septembe 23, 2009

An African love story
Adebe married her childhood sweetheart, Daniel, in Addis Ababa when she was 22. The trouble was, although Daniel was born in Ethiopia, he was of Eritrean stock, and when the two countries went to war, he was deported to Asmara, the Eritrean capital, where he was forced to join the army.

Adebe couldn’t bear the separation and fled to Sudan. When Daniel heard she was there, he deserted and escaped and joined his wife in the Sudanese capital, Khartoum. It was hard there so after a few months, they decided to try to make it to Europe. It took them two weeks to cross the Sahara desert to Libya, the launchpad for boats to Italy.

En route, Adebe and Daniel were robbed of all their savings. Many of those they were with died on the way, their bodies thrown from the crowded shipping container they were crammed inside by Libyan traffickers. They ran out of water and food.

“There was no space to sit; people were vomiting, going to the toilet where they stood,” Adebe said. “People died.”

They told me their terrible story in a secret meeting in Tripoli, where they now live hand to mouth, in constant fear of arrest. Adebe and Daniel are not their real names. I had a clandestine meeting with them in a safe house. They held hands as she related what happened next.

On arrival in Tripoli, they found a room which they shared with other refugees, all from Eritrea. One night, after six weeks, the police arrived, arrested them and whisked them off to separate prisons, where they were to spend the next three years.

Prison days
He suffered physical abuse at the hands of Libyan guards, he told me, in conditions which humanitarian workers who’ve visited Libya’s detention centres agree are truly grim. Foul water, bad food, no chance to wash, overcrowded, constant beatings. “Once, five soldiers came with electric sticks and beat me,” Daniel said. “For two years I cried and I prayed.”

In her women’s prison, deep in the Sahara and far from anywhere, Adebe claims she was also beaten. “Many women were raped by guards,” she whispered. “I became very sick. So sick they thought I would die, so they took me and threw me from a truck into the medina” (the old city in Tripoli).

Adebe recovered. She spent her days trying to track down her husband. Finally she found out where he was and through the first stroke of good luck in years, was introduced to a compassionate Libyan policeman who traced Daniel and secured his release. They were back together again, but they had no money and there was no work.

Today they live in a room in a broken backstreet apartment block. I went there. It’s tiny; they share it with four Eritreans. They sit around reading the Bible and, appropriately enough, playing Patience. They laughed when we told them the English name for their card game.

UNHCR
Adebe and Daniel now have refugee papers from the UN refugee agency. But the papers are worthless and other refugees I met told me they’re often just torn up by the police. That’s because Libya has not signed the 1951 UN Refugee Convention and does not distinguish between genuine refugees and economic migrants. In a country of six million people, there are an additional two million refugees/migrants, living in the shadows.

Those wanting an appointment with the UNHCR often have to wait eight months. The agency is extremely restricted in what protection it can afford refugees. Its staff are denied access to all but seven of Libya’s many detention centres, and since July access has been further restricted. One human rights group reckons there are 28 such centres just along the coast; there are many others in the desert.

Tonight, Channel 4 News will broadcast shocking evidence of just how bad things have got in these places where up to 60 people are crammed into cells 5m by 6m. In July, Libyan guards are reported to have killed more than 20 Somali refugees and injured 50 more after a riot over conditions in a detention centre at Ganfuda, near Bengazi.

There are no rules as to when detainees can be released. I spoke to many former detainees who said they had bribed their guards to buy their freedom. A charity worker told me he had sometimes drawn funds from Western Union, sent by a detainees relatives abroad. This money, he claimed, was smuggled into the centres so inmates could bribe their way out.

The going rate is US$1,000-$1200 – exactly the cost of the boat ride to Europe. “The guards know exactly how much money the migrants will have at this stage of their journey and they set their price accordingly,” the charity worker told me. “It’s a business.”

Those unable to bribe their way out say they live with the constant threat of deportation to their countries of origin. Many, from countries such as Eritrea, Somalia and Sudan claim they risk persecution and say they’d rather die than return.

Pushed back from Europe
Most shocking of all is the fact that since May, Italy – on the frontline of Europe’s migration crisis – has been breaking international law by forcibly returning migrants who are intercepted heading towards Italian shores from Libya. Returnees are immediately locked in the detention centres.

This violation of Italy’s legal obligations is known as refoulement – the forced return of people to places where their lives or freedom is threatened, or where they face risk of torture or inhuman and degrading treatment. Until the “pushback” policy was enacted by the Berlusconi government in May, more than three-quarters of asylum seekers arriving on Italy’s southern shores were granted protection.

The policy has cut the number of migrants arriving in Italy by more than three-quarters in just one year, to just over 7,000. A large proportion of those pushed back to Libya, however, would have been given asylum had they made it to Europe.

Those not in detention run the gauntlet with the Libyan authorities. Many of the refugees I met say life is as precarious and dangerous outside prison as inside. Most are just stuck. The feeling of hopelessness is like nothing I’ve seen before. They can’t go home, they can’t work, they live in constant fear of arrest and their only hope is the death boat to Europe – after which they face deportation back into Libyan detention.

Together again
And that’s where Adebe and Daniel are at. “At least we are now together,” she said, but her head was bowed, and I noticed that she was quietly crying. Daniel’s teenaged brother and sister have now joined him from Asmara. When the Eritrean authorities discovered that, he says, they jailed his father on suspicion that he’d helped them escape. His mother, he says, is always crying now.

Adebe now doesn’t want to take the boat to Italy anyway. Her best friend, an Eritrean woman with whom she’d survived the Sahara crossing, died along with 73 others last month, when their boat ran out of fuel and supplies and drifted for three weeks in the Mediterranean. Nine passing European ships ignored their distress calls. The refugees died of thirst. Only five survived after being finally rescued and taken to the southern Italian island of Lampedusa.

Italian Catholic bishops recently declared that Europe’s habit of shunning migrants is the modern day equivalent of ignoring the deportation of Jews during the Second World War. Italy, and Europe in general, are trying to wash their hands of the problem, dumping it back with their new friend, Colonel Muammar Gaddafi, who human rights groups accuse of running a police state with a horrendous human rights record.

Gaddafi, who’s due to address the UN General Assembly tomorrow after President Obama, does not even formally recognise the very UN agency that could actually help him out in this crisis. It’s a mystery, even to those in the UNHCR, why he doesn’t sign the UN Convention on Refugees and put a stop to this abuse. But people are suffering and dying because of this and Europe is shamefully complicit.

Another of the refugees I met in Tripoli sent me an email last week. We need protecting in the name of human dignity, he wrote. “We are not criminals. We are not ignorant. We are people worthy of respect. We need shelter temporarily because we want to go back to where we grew up as soon as things change for the better. I am here, invisible, struggling with my fate, a victim of injustice.”

Tabassé par un soldat au centre d'expulsion de Turin

Mimì dort sur son lit, dans la dernière salle de la section bleue du centre d'identification et d’expulsions (Cie) de Turin, en Italie. Il a 25 ans, mais il parle à voix basse: «Je ne suis pas un animal, il est vrai que nous sommes des immigrés clandestins, mais nous sommes des hommes, je n'ai rien fait de mal, on n’aurait pas dû me tabasser. » Il fait une grève de la faim depuis 13 jours. Il est emprisonné depuis quatre mois. Il demande à être libéré. Et il demande justice. Le 13 septembre 2009, il a été battu par deux alpins de garde au Cie de Turin. Avant de commencer son histoire il me montre ses dents. Il lui manque une prémolaire qu’on lui a arrachée avec un coup de poing sur la bouche ce soir même. Le Procureur enquête sur ce cas. Parce que Mimì a eu le courage de les dénoncer.

In Turin he has an 8-month-old daughter and a wife. But he’s at risk of repatriation



In the end, she will be the victim. A beautiful little girl of eight months. Her name is Mlek which in Arabic means Angel. She was born in Turin, where she lived happily until September 30 with her mom and dad. But then they took her father away. It happened at a checkpoint on a highway exit just outside Turin. The father has no residency permit, so he was taken to the Centre Identifications and Expulsions (CIE) in Turin, where he will soon be repatriated. His name is Raffa and he comes from Khouribga, the capital of Moroccan emigration towards Italy. He’s 35 years old, and has lived in Italy since he was a boy. He arrived in Turin in 1997, twelve years ago. In 2007 he married J.I., a girl from Casablanca (who has requested to remain anonymous). And then came Angel, Mlek. An innocent child who is at risk of being separated from her father.

22 September 2009

Reato di clandestinità: dubbi di incostituzionalità per i pm di Torino, Bologna e Agrigento

TORINO - Una questione di costituzionalità della norma sul reato di clandestinità è stata sollevata oggi davanti al giudice di pace di Torino nell'ambito di un procedimento che riguarda un egiziano, da due anni in Italia, che lavora come giardiniere. L'uomo, regolarmente sposato e padre di una bimba di 9 mesi, è stato denunciato in base dalla nuova legge dopo essersi presentato nei competenti uffici di polizia per ottenere, come gli era stato consigliato da alcuni operatori sociali, il permesso di soggiorno. Il procuratore capo Giancarlo Caselli spiega, poi, che la non manifesta infondatezza è stata ritenuta sulla base di una serie di argomenti che evidenziano la possibilità di violazione di alcuni articoli della Costituzione, in particolare il principio di uguaglianza (art. 3), la violazione dei diritti fondamentali dell'essere umano (art. 2) e il principio di legalità sotto il profilo della punibilità di condotte materiali ascrivibili alla volontà di un soggetto (art. 25).

Stessa posizione della magistratura a Agrigento. La Procura di Agrigento ha chiesto la trasmissione degli atti di un processo per immigrazione clandestina alla Corte costituzionale sollevando la legittimità del reato di clandestinità. L'atto è stato depositato dal procuratore capo Renato Di Natale, dall'aggiunto Ignazio Fonzo, e dal vice procuratore onorario Francesco Battaglia, al processo a carico di 21 migranti sbarcati nella Sicilia meridionale che si celebra davanti al giudice di pace di Agrigento.

La settimana scorsa invece era stato il pm Massimiliano Serpi della Procura di Bologna a sollevare l'eccezione di costituzionalità dinanzi al giudice Mario Luigi Cocco, che si è riservato di pronunciarsi rinviando l'udienza al 21 ottobre, per verificare se nell'istanza del pm ci sono rilievi di fondata incostituzionalità e quindi trasmetterla alla Corte costituzionale.

Nel caso in cui il dubbio di incostituzionalità della norma fosse approvato dal giudice, tutti procedimenti per il reato di clandestinità sarebbero “congelati” in attesa dell'esame della Consulta.

Reato di clandestinità: dubbi di incostituzionalità per i pm di Torino, Bologna e Agrigento

TORINO - Una questione di costituzionalità della norma sul reato di clandestinità è stata sollevata oggi davanti al giudice di pace di Torino nell'ambito di un procedimento che riguarda un egiziano, da due anni in Italia, che lavora come giardiniere. L'uomo, regolarmente sposato e padre di una bimba di 9 mesi, è stato denunciato in base dalla nuova legge dopo essersi presentato nei competenti uffici di polizia per ottenere, come gli era stato consigliato da alcuni operatori sociali, il permesso di soggiorno. Il procuratore capo Giancarlo Caselli spiega, poi, che la non manifesta infondatezza è stata ritenuta sulla base di una serie di argomenti che evidenziano la possibilità di violazione di alcuni articoli della Costituzione, in particolare il principio di uguaglianza (art. 3), la violazione dei diritti fondamentali dell'essere umano (art. 2) e il principio di legalità sotto il profilo della punibilità di condotte materiali ascrivibili alla volontà di un soggetto (art. 25).

Stessa posizione della magistratura a Agrigento. La Procura di Agrigento ha chiesto la trasmissione degli atti di un processo per immigrazione clandestina alla Corte costituzionale sollevando la legittimità del reato di clandestinità. L'atto è stato depositato dal procuratore capo Renato Di Natale, dall'aggiunto Ignazio Fonzo, e dal vice procuratore onorario Francesco Battaglia, al processo a carico di 21 migranti sbarcati nella Sicilia meridionale che si celebra davanti al giudice di pace di Agrigento.

La settimana scorsa invece era stato il pm Massimiliano Serpi della Procura di Bologna a sollevare l'eccezione di costituzionalità dinanzi al giudice Mario Luigi Cocco, che si è riservato di pronunciarsi rinviando l'udienza al 21 ottobre, per verificare se nell'istanza del pm ci sono rilievi di fondata incostituzionalità e quindi trasmetterla alla Corte costituzionale.

Nel caso in cui il dubbio di incostituzionalità della norma fosse approvato dal giudice, tutti procedimenti per il reato di clandestinità sarebbero “congelati” in attesa dell'esame della Consulta.

Calais: evacuata la jungle. In manette 276 rifugiati

CALAIS - Maxi operazione di polizia all'alba del 22 settembre nei boschi di Calais, il porto francese sulla Manica da anni punto di transito per chi si trova costretto a imbarcarsi di nascosto appesi sotto i camion che qui si imbarcano per l'Inghilterra. Ogni anno transitano da qui migliaia di rifugiati politici. Soprattutto afghani, irakeni e eritrei. Molti di loro sono passati dall'Italia. Eritrei sbarcati a Lampedusa o afghani passati dalla Grecia e dai porti italiani dell'Adriatico. Tutti vittime della Convenzione Dublino, che li obbliga a chiedere asilo politico nel primo paese Ue dove sono state loro prese le impronte digitali.


Alla fine della retata, operata da centinaia di agenti in tenuta antisommossa, gli arrestati sono stati 278, di cui 132 minori non accompagnati. Inutili le proteste delle associazioni che avevano tentato una vera e propria catena umana per proteggere i ragazzi, che adesso rischiano l'espulsione. Il video "Dernière nuit dans la jungle" è tratto da Le Monde

Rivolta a Gradisca. Tensione e pestaggi dopo una tentata evasione.

GRADISCA - Ancora una rivolta nei centri di identificazione e espulsione. Ancora Gradisca d'Isonzo. Provincia di Gorizia. Ancora le notizie che arrivano sono poche e confuse. Ma si sa per certo che c'è stato un pestaggio. I feriti sono una quindicina. Alcuni sono stati portati in infermerie con il volto insanguinato. Alla base di tutto ci sarebbe stato un tentativo di fuga la notte del 20 settembre, a cui hanno preso parte una trentina di persone. I reclusi sono scesi dai tetti all'alba dopo la promessa della polizia di non fare rappresaglie. La tensione è di nuovo scoppiata nel pomeriggio, durante una perquisizione nelle celle. La rivolta è stata sedata con pestaggi e lancio di lacrimogeni. Ieri sera l'emergenza sembrava rientrata. Ma non sappiamo in che condizioni in cui si trovino i feriti. Soltanto un giorno prima c'era stato un pestaggio al Cie di Bari

Onu: "condizioni terribili" in Libia. Ma l'Italia continua a mentire

BRUXELLES - Finora le Nazioni Unite non avevano mai usato tanta chiarezza. Ieri però l’alto commissario per i rifugiati Antonio Guterres, presente al Consiglio giustizia e interni della Ue, per una volta ha lasciato da parte i toni molli della diplomazia, ribadendo “forte riserve” sui respingimenti in Libia. “La nostra posizione è molto chiara – ha detto -. Non pensiamo che in Libia esistano le condizioni necessarie per garantire la protezione dei richiedenti asilo. Guterres ha poi ammesso le “condizioni di detenzione terribili” in Libia e “un grave rischio che i richiedenti asilo vengano rinviati nei Paesi d'origine”. E il commissario europeo per giustizia, libertà e sicurezza, Jacques Barrot, gli ha dato man forte. “Conto sull'aiuto dell'Alto commissariato Onu per i rifugiati – ha detto Barrot ai cronisti -, per dire ai libici che la situazione attuale non è accettabile e non può perdurare”. Non solo. “Abbiamo ricordato all'Italia - ha aggiunto Barrot - i principi che vietano di rinviare le persone nei Paesi in cui la loro vita è minacciata».

Un duro atto d’accusa a cui per l’ennesima volta il governo italiano risponde con la menzogna. Il pinocchio di turno è il sottosegretario agli interni, Francesco Nitto Palma, presente al Consiglio giustizia e interni dell’Ue al posto del ministro Roberto Maroni, impegnato ai funerali dei militari morti in Afghanistan. Palma ha detto: “Le riconsegne di immigrati finora effettuate sono perfettamente in linea con la normativa internazionale e conformi all'articolo 19 dell'accordo di amicizia tra Libia e Italia, che consente di rinviare sul territorio libico gli immigrati irregolari provenienti dal Paese nordafricano”. Peccato che la Bossi Fini vieti il respingimento di chi richiede una protezione internazionale. Nessun problema, assicura Palma rasentando il ridicolo: “delle 757 persone salite a bordo delle navi italiane nessuno ha chiesto la protezione internazionale o ha dichiarato di essere perseguitato. Tutti una volta giunti su territorio libico hanno confermato che il loro viaggio era finalizzato solo alla ricerca di una vita migliore”. Il sottosegretario ha quindi garantito come a bordo delle navi italiane che raccolgono gli immigrati irregolari “chiunque è libero e in grado di avanzare un eventuale richiesta di protezione internazionale, con personale a bordo atto a recepire domanda”.

Palma si dovrebbe vergognare, e con lui chi gli detta le dichiarazioni da dare alla stampa. Siamo in contatto telefonico costante con i respinti eritrei e somali. E possiamo dire con certezza che tra i 1.329 respinti da maggio c’erano centinaia di rifugiati eritrei e somali. Abbiamo la lista dei nomi di 75 eritrei respinti il primo luglio. Una ventina di loro sono stati feriti dai nostri militari durante il trasbordo sulla motovedetta libica. E le stesse Nazioni Unite hanno verificato l’accaduto. Sappiamo con certezza che almeno 150 somali sono stati respinti in due occasioni: il 12 e il 30 agosto. Altri 43 eritrei sono stati riportati in Libia l’8 settembre. Di altri 24 rifugiati eritrei e somali abbiamo anche documentato le storie, grazie al ricorso presentato alla corte europea dall’avvocato Lana.

Sono 300 potenziali rifugiati. Oggi sono detenuti nei campi di Tripoli, Zawiyah, Zlitan e Misratah. Le loro testimonianze smontano le menzogne di Palma. Le loro vite violate e abusate accusano Palma, il governo italiano e gli uomini della Finanza e della Marina che hanno effettuato i respingimenti. Ma non hanno un po’ di umanità? Come si fa a scaricare a colpi di remi rifugiati, donne, neonati. A vederli caricare dentro carri bestiame in lacrime. E poi a abbracciare proprio figlio quando si torna a casa dalle missioni di pattugliamento?

21 September 2009

Libia: il nuovo rapporto di Human Rights Watch

Dopo le nostre denunce, le critiche dell'Alto commissariato delle Nazioni Unite, della Chiesa, del Consiglio d'Europa e in misura più timida, della Commissione europea, dopo le denunce dell' Alto commissario per i diritti umani dell'Onu e di Amnesty International, dopo le interrogazioni parlamentari, le indagini aperte dalle procure di Agrigento e Siracusa, l'esposto alla Commissione europea presentato dall'Asgi e il ricorso depositato alla Corte europea da 24 respinti, adesso anche Human Rights Watch dice la sua. Con un rapporto uscito oggi. 91 interviste a rifugiati transitati dalla Libia, e una missione a Tripoli, per condannare, ancora una volta, i respingimenti verso la Libia come illegali. Ecco il comunicato stampa di Hrw. Il rapporto si può scaricare on line, in inglese.

ROMA - L'Italia intercetta migranti e richiedenti asilo africani sui barconi, manca di valutare se possano considerarsi rifugiati o siano bisognosi di protezione, e li respinge con la forza in Libia, dove in molti sono detenuti in condizioni inumane e degradanti e vengono sottoposti ad abusi. È quanto afferma Human Rights Watch in un rapporto uscito oggi. Il rapporto di 92 pagine, "Scacciati e schiacciati: l'Italia e il respingimento di migranti e richiedenti asilo, la Libia e il maltrattamento di migranti e richiedenti asilo," esamina il trattamento di migranti, richiedenti asilo e rifugiati in Libia attraverso gli occhi di coloro che sono riusciti ad andarsene e si trovano ora in Italia o a Malta. Il rapporto documenta anche la pratica dell'Italia di intercettare barconi pieni di migranti in alto mare e respingerli in Libia senza le verifiche dovute.

"La realtà è che l'Italia sta rimandando questi individui incontro ad abusi," ha detto Bill Frelick, direttore delle politiche per rifugiati ad Human Rights Watch, e autore del rapporto. "I migranti che sono stati detenuti in Libia riferiscono, categoricamente, di trattamenti brutali, condizioni di sovraffollamento ed igiene precaria".

Le motovedette italiane rimorchiano barconi di migranti in acque internazionali senza stabilire se alcuni di essi potrebbero essere rifugiati, malati o feriti, donne incinte, minori non accompagnati, vittime di traffico o di altre forme di violenza contro le donne. Gli italiani usano la forza nel trasferire i migranti dai barconi su imbarcazioni libiche o li riportano direttamente in Libia, dove le autorità li imprigionano immediatamente. Alcune delle operazioni sono coordinate da Frontex, l'agenzia dell'Ue per il controllo delle frontiere esterne.

La politica dell'Italia costituisce un'aperta violazione dell'obbligo di non commettere refoulement - il rinvio di individui con la forza verso luoghi dove la loro vita o libertà è minacciata o dove rischierebbero la tortura o un trattamento inumano o degradante.

"Scacciati e schiacciati" si basa su 91 interviste con migranti, richiedenti asilo e rifugiati in Italia e a Malta, condotte principalmente nel maggio 2009, ed un'intervista telefonica con un migrante detenuto in Libia. Human Rights Watch ha visitato la Libia in aprile ed ha incontrato funzionari governativi, ma le autorità libiche non hanno permesso all'organizzazione di intervistare i migranti in condizioni di riservatezza. Le autorità, inoltre, non hanno permesso ad Human Rights Watch, nonostante le ripetute richieste, di visitare alcun centro di detenzione per migranti in Libia.

"L'Italia vìola i propri doveri legali con il rinvio sommario di migranti in Libia" ha detto Frelick. "L'Ue dovrebbe esigere che l'Italia rispetti i propri doveri ponendo termine a tali rinvii verso la Libia. Altri stati membri dell'Ue dovrebbero rifiutare di prendere parte ad operazioni di Frontex che sfociano in rinvii di migranti ed abusi."

"Daniel," un Eritreo di 26 anni intervistato in Sicilia, ha riferito ad Human Rights Watch cosa è accaduto dopo che le autorità maltesi hanno intercettato la barca su cui viaggiava e l'hanno trainata verso un'imbarcazione libica, la quale ha riportato il suo gruppo in Libia (per leggere il racconto complete di Daniel, si prega di visitare: http://www.hrw.org/en/node/85530 ):

"Eravamo veramente stanchi e disidratati quando arrivammo in Libia. Io pensai: "Se mi picchiano, non sentirò niente." Quando arrivammo non c'erano dottori, nessun aiuto, solo polizia militare. Iniziarono a prenderci a pugni. Ci dicevano, "Credevate di andare in Italia, eh?". Ci prendevano in giro. Eravamo assetati e loro ci picchiavano con bastoni e ci tiravano calci. Per circa un'ora picchiarono tutti quelli che erano sulla barca."

Furono portati alla prigione di Misratah in un camion affollato e privo d'aria, e malmenati nuovamente al loro arrivo:

"Ci trattarono male a Misurata. C'erano Eritrei, Etiopi, Sudanesi, ed alcuni Somali. Le stanze non erano pulite. Ci concedevano solo mezz'ora d'aria al giorno e l'unico motivo per cui ci facevano uscire era per contarci. Ci sedevamo al sole. Chiunque parlasse veniva colpito. Mi colpivano con un tubo di plastica nero".

L'Alto Commissariato dell'Onu per i Rifugiati adesso può entrare a Misurata, e alcune organizzazioni libiche vi prestano servizi umanitari. Manca tuttavia un accordo formale, e con esso una garanzia di accesso. Inoltre, la Libia non ha leggi o procedure d'asilo. Le autorità non fanno distinzioni tra rifugiati, richiedenti asilo ed altri migranti.

"Non ci sono rifugiati in Libia," ha dichiarato ad Human Rights Watch il generale di brigata Mohamed Bashir Al Shabbani, direttore dell'ufficio immigrazione al Comitato Generale del Popolo per la Pubblica Sicurezza. "Ci sono individui che si intrufolano clandestinamente nel Paese e non possono essere descritti come rifugiati". Ha poi aggiunto che chiunque entri nel Paese senza documenti e permessi formali viene arrestato.

Nonostante tali pratiche, l'Ue, come l'Italia, vede la Libia sempre più come un partner prezioso nel controllo della migrazione. La Commissione europea, attualmente, sta negoziando un accordo di riammissione con la Libia che creerebbe un meccanismo formale di rinvio, così come un accordo cornice generale per più intensi legami. Il vicepresidente della Commissione europea, Jacques Barrot, ha espresso il desiderio di visitare Tripoli per effettuare colloqui per maggiore cooperazione in materia d'asilo e migrazione.

"Scacciati e schiacciati" esorta il governo libico a migliorare le deplorevoli condizioni di detenzione in Libia e ad istituire procedure d'asilo adeguate agli standard internazionali sui rifugiati. Sollecita anche il governo italiano, l'Unione europea, e Frontex, ad assicurare accesso all'asilo, anche per quanti vengono intercettati in alto mare, e di astenersi dal rinviare in Libia cittadini non libici fintantoché il trattamento di tale Paese nei confronti di migranti, richiedenti asilo e rifugiati, non sia pienamente conforme agli standard internazionali.

"La clausola sui diritti umani nel prossimo accordo quadro tra Ue e Libia, così come qualunque altro accordo da esso derivante, dovrebbe includere un riferimento esplicito ai diritti dei richiedenti asilo e dei migranti come prerequisito per qualsiasi cooperazione nei piani di controllo sulla migrazione", ha detto Frelick.

Molti tra i peggiori abusi denunciati ad Human Rights Watch si sono verificati in seguito a tentativi non riusciti di partire dalla Libia. Uno dei migranti, "Pastor Paul" (tutti i nomi sono stati modificati), un Nigeriano di 32 anni, ha raccontato ad Human Rights Watch di come le autorità libiche lo trattarono brutalmente dopo aver bloccato il suo barcone poco dopo essere partito dalla Libia il 20 ottobre 2008:

"Eravamo in una barca di legno e dei libici in uno Zodiac [gommone a motore] iniziarono a spararci. Ci dissero di tornare a riva. Continuarono a spararci finché presero il nostro motore. Una persona fu colpita a morte. Non so chi ci sparò, ma erano civili, non in uniforme. In seguito arrivò una nave della Marina libica, ci raggiunsero e iniziarono a picchiarci. Si presero i nostri soldi e telefoni cellulari. Credo che quelli del gommone Zodiac lavorassero insieme alla Marina libica. La Marina libica ci riportò indietro con la loro grande nave e ci spedirono al campo di deportazione di Bin Gashir. Quando arrivammo lì iniziarono subito a picchiare sia me che gli altri. Alcuni dei ragazzi furono picchiati al punto da non poter più camminare."

Human Rights Watch non ha prove tali per fare una stima di quanti migranti che si trovano in Libia, o che cercano di entrare nell'Unione Europea attraverso l'Italia o Malta, possano riconoscersi come rifugiati. Ma il tasso di accoglimento delle domande di asilo nel 2008 è stato, per tutte le nazionalità, del 49 percento in Italia e del 52,5 percento a Malta. Trapani, che ha competenza anche per Lampedusa (il punto d'entrata per la maggior parte degli arrivi di barconi dalla Libia), ha accolto, dal gennaio all'agosto del 2008, il 78 percento delle domande d'asilo. Tuttavia l'Italia, con il rinvio in Libia di chiunque intercetti in mare, senza neanche cercare di determinare se si tratti di rifugiati, sta di fatto rinviando individui a rischio di persecuzione.

"Molti dei migranti provengono, in effetti, da Paesi con scarso rispetto per i diritti umani e, in alcuni casi, con alti livelli di violenza generalizzata", ha detto Frelick. "Ma al di là di coloro che hanno bisogno di protezione, tutti i migranti godono di diritti umani e dovrebbero essere trattati con dignità".

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Speciale Cie

ITALIANI NEI CIE Fuori hanno moglie e figli. L'Italia li rimpatria
Cie Ponte GaleriaLe vittime del giro di vite sulla clandestinità sono soprattutto “italiani”. Italiani tra virgolette, perché non hanno la cittadinanza, ma in Italia vivono da 20 anni. Le loro famiglie abitano qui e adesso rischiano di essere spezzate in nome della sicurezza degli italiani senza virgolette. Le loro storie su Fortress Europe. Una ogni giorno

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La mappa dei Cie: 13 centri per 1.806 posti
L'estate calda dei Cie. Rivolte da nord e sud
Reato di clandestinità: per i pm è incostituzionale

Filo diretto coi detenuti nei Cie, sul sito di Macerie

Bari: pestaggio al Cie. Le foto dei detenuti manganellati


BARI - Presi a manganellate dai militari di guardia al centro di immigrazione e espulsione di Bari. Continuano le violenze nei Cie. Stavolta le vittime hanno un nome, di cui riportiamo solo le loro iniziali per sicurezza: K.B. e S.H. E ci sono anche delle foto, scattate col cellulare, che mostrano i segni delle manganellate sui corpi dei detenuti del Centro di Bari Palese. I fatti risalgono alla notte scorsa. Uno dei detenuti in preda alla disperazione inizia a tagliarsi le vene. I suoi compagni si svegliano, e chiamano aiuto a gran voce facendo un gran baccano. I militari arrivano subito, ma anziché capire cosa succede si scagliano addosso ai primi due che trovano a tiro. Uno dei testimoni ha raccontato a Macerie: "L’ho visto passare, era sulla barella. Sembrava gli fosse passato un tram addosso, proprio sulla faccia. Era in una condizione indescrivibile". Il ragazzo che si era tagliato invece è stato medicato e sta bene.


Lampedusa: 15 morti durante un soccorso nel 2008. Aperta un'inchiesta

MESSINA - Un errore nella manovra di abbordaggio da parte di una motonave della Guardia Costiera, complice il mare mosso, avrebbe causato la morte di una decina di persone durante un'operazione di salvataggio il 10 giugno 2008 nel Canale di Sicilia. La denuncia è contenuta in una lettera anonima, spedita alla Procura di Messina con tanto di foto scattate durante i soccorsi, probabilmente da uno dei marinai a bordo, e giunta alla redazione delle "Iene", che martedì 22 settembre mostreranno la loro inchiesta su Italia 1. Se confermato si tratterebbe di un fatto gravissimo. Anche perché a differenza delle stragi della Kater I Rades e della Minerva, in questo caso le morti sono state tenute nascoste per oltre un anno. Ma torniamo ai fatti. Cosa c'è scritto in quella lettera?

Nella lettera anonima si racconta del salvataggio di una piccola barca con 27 emigranti a bordo. Una volta abbordata, la motonave della Guardia costiera Fiorillo Cp904 avrebbe calato la scaletta di banda lungo la murata della nave, una scala che non si dovrebbe mai usare nelle operazioni di soccorso. La scala prima avrebbe picchiato sulle teste dei migranti poi sulla loro barca facendola capovolgere, complice anche un mare forza 4. I migranti caduti in mare, tutti africani, non sapevano nuotare e annegarono. L'autore della lettera spiega che il comandante Pignatale, preso dal panico si sarebbe chiuso in cabina e fu il suo vice a farlo uscire. Solo dopo le altre 17 persone sarebbero state soccorse e portate a Malta.

E infatti le autorità maltesi hanno confermato l'arrivo, quel giorno, di 17 persone soccorse dagli italiani. Sempre a Malta, le "Iene" hanno intervistato 4 delle 17 persone sopravvissute: una in particolare riconosce nelle foto al nave e le persone e ci dice che tutto è accaduto il 10 giugno 2008 raccontando le cose per filo e per segno sono scritte nella lettera. Il comandante Pignatale, nel frattempo trasferito a Taranto, non ha voluto rilasciare dichiarazioni.

Il Comando generale delle Capitanerie di Porto lo difende. «Diciassette degli extra-comunitari che occupavano la piccola imbarcazione, con apparentemente 20 persone a bordo, rovesciatasi in prossimità della nostra unità - si legge in un comunicato diffuso dalla Guardia costiera - sono stati salvati da uomini dell'equipaggio i quali, a rischio della propria incolumità, si sono anche gettati in mare, e tre di loro sono stati proposti per riconoscimenti al valore». Il che è innegabile. Come è innegabile lo sforzo con cui gli uomini dela Guardia costiera italiana si sono prodigati salvando decine di migliaia di persone negli ultimi anni nel Canale di Sicilia. Ma tutto questo non cancella l'uccisione di quelle dieci persone.

E infatti è la stessa Guardia costiera a ammettere che sì, c'è "da tempo in corso un'indagine giudiziaria volta ad appurare la dinamica dei fatti e che tutti gli atti relativi sono stati posti a disposizione di tale Autorità". E adesso speriamo che sia fatta giustizia.

Per saperne di più:
Lampedusa, giallo su un'altra strage, Repubblica, 19 settembre 2009
Lampedusa tragica. 15 morti nascosti?, Liberazione, 20 settembre 2009

20 September 2009

Brevi dalla frontiera n°9

SCAFISTI MALTESI ERANO INDAGATI DA 18 MESI
PALERMO, 20 SET 2009 - I tre scafisti maltesi Joseph Scerri, 43 anni, Michael Aquilina, 36, e Kurt Buhagiar, 25, arrestati l'altra notte dall'equipaggio di una motovedetta della Guardia di Finanza dopo aver sbarcato 19 migranti lungo la costa ragusana erano sott'osservazione della polizia maltese da almeno 18 mesi. Vicino al molo di St. Paul Bay, nel Nord di Malta, gli investigatori hanno scoperto e poi sequestrato un furgone appartenente a Scerri con cui l'uomo potrebbe aver effettuato il trasporto degli extracomunitari fino alla baia da dove poi è partito il motoscafo con 4 motori da mille cavalli col suo carico umano verso la Sicilia. Gli investigatori maltesi hanno anche perquisito le case dei tre arrestati. Da tempo le forze dell'ordine dell'isola-Stato sospettavano che fosse ripreso il traffico di emigranti dai centri di accoglienza locali all'Italia.(ANSA)

SBARCO NEL SIRACUSANO, BLOCCATI IN 138 MA FORSE SONO 230
PORTOPALO DI CAPO PASSERO (SIRACUSA), 20 SET 2009 - Sarebbero partiti da un porto libico, utilizzando una rotta alternativa, che prevede un passaggio al largo dell'isola di Malta, i 138 migranti bloccati la notte scorsa sulla costa di Portopalo di Capo Passero, nel siracusano. Sono 72 uomini, 53 donne, e 13 bambini, quasi tutti di nazionalità eritrea a eccezione di due etiopi e di due egiziani. Dieci di loro sono stati ricoverati in ospedale per lo stress subito nel viaggio. I due egiziani, di 24 e 25 anni, sono stati fermati dal Gruppo interforze di contrasto all'immigrazione clandestina su disposizione del sostituto procuratore di Siracusa, Antonio Nicastro, perchè ritenuti gli 'scafistì del viaggio della speranza. Ci sarebbero stati loro alla guida del motopesca lungo 13 metri, di colore azzurro senza alcun nome o sigla sulle fiancate, che sospinto da un robusto motore entrobordo da 1.800 cavalli sarebbe salpato tre giorni fa dal porto libico di Zleten, un centinaio di chilometri da Tripoli. Gli immigrati avrebbero pagato per la traversata, svoltasi con un mare in buone condizioni, una somma compresa tra i 700 ed i mille dollari a persona. Parte dei soldi sono stati trovati addosso ai due presunti scafisti egiziani. La loro nazionalità aveva indotto gli investigatori a ipotizzare, in un primo momento, che il natante fosse partito dall'Egitto, ma gli interrogatori dei migranti hanno permesso agli investigatori di ricostruire la rotta seguita dagli extracomunitari. Complessivamente gli investigatori ritengono che siano circa 150 i migranti che si trovavano sul barcone: una supposizione investigativa che fa leva anche sull'analisi di un precedente sbarco avvenuto a metà dello scorso mese di luglio sulla costa di Vendicari che presenta numeroso analogie con quello della scorsa notte, a cominciare dal tipo di motopesca utilizzato. Secondo il sindaco di Portopalo di Capo Passero, Michele Taccone, «potrebbero essere circa 230». (ANSA)

ANCONA: IN 44 STIPATI DOPPIOFONDO TIR, ANCHE 2 MINORI
ANCONA, 20 SET 2009 - In 44, stipati nel doppiofondo di un tir che ufficialmente trasportava verdura, tentavano di entrare illegalmente in Italia, dopo un viaggio di oltre 20 ore su un traghetto greco partito da Patrasso. Ma per loro, tutti giovani uomini appartenenti ad almeno cinque etnie, in prevalenza pachistani, turchi e bengalesi, compresi due adolescenti, la speranza si è infranta nel porto di Ancona. Agenti della Guardia di finanza e della Polizia di frontiera hanno ispezionato l'automezzo allo sbarco dalla Superfast (il traghetto di linea Patrasso-Ancona), scoprendo così il nascondiglio con i migranti. L'autista, un cittadino turco di 41 anni, è stato arrestato per favoreggiamento dell'immigrazione illegale. Ci sono volute ore per fotosegnalare i migranti, tutti in discrete condizioni di salute, prima di respingerli in Grecia con un'altra nave. Solo i due ragazzini resteranno in Italia, affidati ai Servizi sociali del Comune e sistemati in un centro di accoglienza. L'autotreno era diretto in Germania, e gli investigatori stanno ancora cercando di ricostruire il percorso seguito dagli extracomunitari prima dell'imbarco nel porto greco, e la loro destinazione finale. Non si sa ancora se qualcuno di loro sia nelle condizioni per chiedere asilo nel nostro Paese, ed evitare dunque il rimpatrio. (ANSA)

SBARCO IN SICILIA,FERMATI SCAFISTI MALTESI DOPO INSEGUIMENTO
(di Mimmo Trovato) RAGUSA, 19 SET 2009 - Si intensificano le rotte dell'immigrazione clandestina verso la Sicilia: a quelle del Nord Africa si aggiungono i collegamenti 'velocì da Malta a opera di spericolati e spregiudicati scafisti. La conferma al sospetto che da tempo avevano gli investigatori italiani è arrivata la notte scorsa da Punta Braccetto, nel Ragusano, dove sono arrivati 19 migranti, 18 uomini e una donna, su un mezzo navale veloce. Portano storie di miseria e disperazione dal Burkina Faso e dalla Nigeria e potrebbe sembrare uno dei tanti viaggi della speranza. Ma non è così. Non almeno, questa volta, per gli scafisti: tre maltesi, che a bordo di un motoscafo con quattro potenti motori off shore - uno dei quali andrà perduto in mare, che sviluppano una potenza da mille cavalli - finita la 'consegnà, hanno girato la prua per tornare all'Isola dei Cavalieri, ma sono stati intercettati, bloccati e arrestati dall'equipaggio di una motovedetta della guardia di finanza. È la conferma della tesi della tratta alternativa per gli sbarchi in Sicilia con extracomunitari che partono dai porti dell'isola di Gozo, della baia di St. Paul o di Marsascala dove poi fanno ritorno. I clienti abituali potrebbero essere immigrati detenuti nel centro di accoglienza di Malta che riescono a fuggire: nell'ultimo anno sarebbero circa 500 le persone 'scomparsè. L'operazione che ha portato alla cattura dei tre scafisti maltesi è scattata poco prima della mezzanotte. I militari delle Fiamme gialle avevano notato lo sbarco di capo Braccetto, nel Ragusano, dopo avere 'agganciatò il natante sul radar hanno seguito la parte finale dell'operazione ma non sono intervenuti per motivi di sicurezza: temevano che una reazione degli scafisti potesse mettere in pericolo i migranti. L'inseguimento è scattato appena tutte e 19 gli extracomunitari hanno toccato terra. Il motoscafo 'Cigares', registrato a Malta, ha dato potenza ai motori e ha virato: ha visto la motovedetta italiana e ha tentato di speronarla per non farsi bloccare. Il natante della guardia di finanza è pero un classe Levriero, il più veloce in dotazione alle Fiamme gialle, e ha potuto così guadagnare 'terrenò nei confronti dei fuggitivi e, dopo un inseguimento durato un'ora e mezza e colpi di arma da fuoco sparati in aria a scopo intimidatorio, li ha bloccati. La certezza che il motoscafo arrivasse da Malta gli investigatori l'hanno avuta subito: il Gps di bordo aveva memorizzato le rotte abituali, comprese diverse in direzione delle coste siciliane mete di sbarchi. Gli scafisti fermati da personale della sezione operativa navale della guardia di finanza di Pozzallo e della squadra mobile della Questura di Ragusa sono Joseph Scerri, di 43 anni, Michael Aquilina, di 36, e Kurt Buhagiar, di 25. I reati ipotizzati nei loro confronti sono favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, resistenza a nave da guerra e tentativo di speronaggio. I tre si sono difesi dichiarandosi estranei alle accuse contestate loro. Uno degli scafisti ha riportato la frattura di un braccio, un altro una contusione alla testa. Entrambi sono stati accompagnati in ospedale e medicati. Sulla vicenda ha aperto un'inchiesta anche la magistratura maltese. Intanto anche oggi in Sicilia c'è stato un altro sbarco: nell'isola di Linosa sono arrivati 16 migranti. (ANSA)

MECACCI (RADICALI), SERVE COMMISSIONE SU STRAGI NEL MEDITERRANEO
Roma, 19 set 2009 - «Le notizie emerse in questi giorni relative a nuove stragi del mare avvenute nel tratto di mare tra l'Italia e la Libia rendono urgente che il Parlamento si riappropri del proprio ruolo istituzionale di controllo e istituisca una Commissione di Inchiesta Parlamentare sulle stragi che avvengono nel Mediterraneo e sui rapporti tra Italia e Libia». È quanto afferma il deputato radicale, Matteo Mecacci, relatore Osce per i diritti umani, democrazia e questioni umanitarie. «Le inchieste pubblicate due giorni fa dall'Unità e oggi da Repubblica -aggiunge Mecacci- su possibili nuove stragi di centinaia di immigrati nel Mediterraneo, l'ultima con possibili responsabilità di una motovedetta italiana, impongono di verificare con urgenza quale sia l'effetto del contrasto all'immigrazione clandestina sbandierato dai ministri Maroni e La Russa». «Se il contrasto all'immigrazione clandestina e i respingimenti si traducono anche in affondamenti di imbarcazioni di cui si vuol far ignorare l'esistenza, come sembra ormai più che ipotizzabile -prosegue Mecacci- è impensabile che il Parlamento che ha ratificato il Trattato con la Libia possa stare a guardare in silenzio. Nei prossimi giorni -conclude- sottoporrò ai colleghi deputati una proposta di legge per l'istituzione di una commissione di Inchiesta Parlamentare sulle stragi nel Mediterraneo e sui rapporti con la Libia e spero che ci sia il sostegno di tutti i gruppi parlamentari». (Sin/Ct/Adnkronos)

GUARDIA COSTIERA, NEL GIUGNO 2008 SALVAMMO 17 EXTRACOMUNITARI
Roma, 19 set 2009 - «Diciassette degli extra-comunitari che occupavano la piccola imbarcazione, con apparentemente 20 persone a bordo, rovesciatasi in prossimità della nostra unità, sono stati salvati da uomini dell'equipaggio i quali, a rischio della propria incolumità, si sono anche gettati in mare, e tre di loro sono anche stati proposti per riconoscimenti al valore». È quanto precisa, in un comunicato, il Comado generale del Corpo delle Capitanerie di Porto, in merito «alle notizie apparse su alcuni quotidiani nazionali relative a una operazione condotta nel giugno 2008 dalla Guardia Costiera nelle acque del Canale di Sicilia di giurisdizione maltese». Ricordando che, «Il soccorso in mare, come noto, è compito primario della Guardia Costiera», il Comando precisa: «L'episodio citato riguarda un intervento di un nostro pattugliatore avvenuto nelle acque Sar (Search and Rescue) maltesi e coordinato dalle stesse autorità, a favore di un'imbarcazione in pericolo di perdersi nelle acque di giurisdizione di quell'isola, a circa 67 miglia SSW della stessa». Si precisa, infine -conclude il Comando- che è da tempo in corso un'indagine giudiziaria volta ad appurare la dinamica dei fatti e che tutti gli atti relativi sono stati posti a disposizione di tale Autorità«. (Sin/Pn/Adnkronos)

MATTEOLI, PIENA FIDUCIA IN GUARDIA COSTIERA
ROMA, 19 SET 2009 - «In attesa di conoscere gli esiti dell'indagine in corso su quanto accaduto in acque maltesi nel giugno del 2008» il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Altero Matteoli, desidera «riconfermare piena fiducia nell'operato del Corpo della Guardia Costiera e del suo Comandante Generale, Ammiraglio Raimondo Pollastrini». Lo si legge in una nota del ministero. «Alla Guardia Costiera - aggiunge Metteoli - va dato atto di svolgere un'encomiabile attività di soccorso e di salvataggio anche delle innumerevoli imbarcazioni con a bordo extracomunitari che tentano di raggiungere le nostre coste. Sono certo - conclude il ministro - che la magistratura chiarirà le modalità e la dinamica dei fatti escludendo ogni responsabilità per la Guardia Costiera».(ANSA)

SBARCATI A LINOSA 16 IMMIGRATI
Palermo, 19 set 2009 - Mini sbarco di immigrati nella notte a Linosa (Agrigento). Sedici uomini sono stati bloccati a terra dai carabinieri, che non hanno trovato, però, l'imbarcazione usata per l'ennesimo viaggio della speranza. I migranti, che sono tutti in buone condizioni di salute, saranno trasferiti a Porto Empedocle, nell'agrigentino

SBARCO IN SICILIA;GPS CONFERMA,PARTITI DA MALTA
RAGUSA, 19 SET 2009 - Gli scafisti fermati da personale della sezione operativa navale della guardia di finanza di Pozzallo e della squadra mobile della Questura di Ragusa sono Toseph Xerry, di 43 anni, Michael Aquilino, di 36, e Kurt Buhagiar, di 25. Sono accusati di avere fatto sbarcare a Punta Braccetto 18 uomini e una donna provenienti dal Corno d'Africa. I reati ipotizzati nei loro confronti sono favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, resistenza a nave da guerra e tentativo di speronaggio. Quest'ultima contestazione si riferisce al tentativo compiuto dall'equipaggio di presunti scafisti di speronare la motovedetta classe 6.000 Levriero della guardia di finanza durante l'inseguimento che si è concluso a 18 miglia dalla costa siciliana del natante Cigares, iscritto nel registro navale di Malta. Sulla vicenda guardia di finanza e squadra mobile terranno alle 12 una conferenza stampa nella Questura di Ragusa.(ANSA)

MIGRANTI UCCISI DA NAVE GUARDIA COSTIERA, IENE
ROMA, 18 SET 2009 - «A noi - racconta Pelazza - è arrivata la copia di una lettera indirizzata ai primi di giugno di quest'anno alla procura di Messina in cui si parla della nave Fiorillo Cp904. A scrivere - dice la 'ienà - sembrerebbe un militare che ha vissuto quell'esperienza e che offre parecchi particolari sulla dinamica del fatto. Secondo la ricostruzione contenuta nella lettera, la piccola barca dei migranti si sarebbe avvicinata alla Fiorello, che ha calato la scaletta di banda lungo la murata della nave, una scala che non si dovrebbe mai usare nelle operazioni di soccorso: la scala prima ha picchiato sulle teste dei migranti poi sula loro barca facendola capovolgere, complice anche un mare forza 4. Chi scrive dà la colpa alla manovra del comandante Pignatale della Guardia Costiera di Messina. I migranti caduti in mare, tutti africani, non sapevano nuotare e alcuni sono stati, secondo la ricostruzione, perfino risucchiati dalle eliche del motore della Fiorillo rimasto acceso». A questo punto l'autore della lettera, racconta ancora Pelazza, spiega che il comandante è stato preso dal panico e si è chiuso in cabina: è dovuto intervenire il vice per farlo uscire. Solo dopo sono state soccorse le altre 17 persone e portate a Malta«. Le Iene hanno allora chiesto alle autorità di Malta se avessero un registro degli arrivi, »cosa che ovviamente - sottolinea Pelazza - avevano. E ci hanno così confermato dell'arrivo dei 17 migranti il 10 giugno 2008. Siamo dunque andati a Malta con le foto allegate a lettera dove si vede chiaramente la nave della Guardia costiera e alcuni primi piani degli occupanti. Abbiamo intervistato 4 delle 17 persone sopravvissute: una in particolare riconosce nelle foto al nave e le persone e ci dice che tutto è accaduto il 10 giugno 2008 raccontando le cose per filo e per segno sono scritte nella lettera. Ma la cosa più assurda - sottolinea Pelazza, che metterà in evidenza questa circostanza nel servizio in onda martedì prossimo su Italia 1 - è che il migrante intervistato a Malta racconta che i 17 si sono accorti solo all'arrivo sull'isola che gli altri 10 erano morti perchè era stato detto loro che erano sottocoperta per essere curati. Non solo: il comnandante avrebbe requisito foto e video che in questi casi la Guardia Costiera è solita scattare e girare«. Pelazza è dunque andato a Taranto, la città del comandante dove Pignatale era stato intanto trasferito. 'Braccatò all'uscita di casa, si è rifiutato di parlare con noi dicendo che doveva andare in ufficio: in realtà è salito in auto poi è tornato indietro e si è barricato in casa». (ANSA)

COMMISSARIO ONU RIFUGIATI SARÀ A CONSIGLIO UE
BRUXELLES, 18 SET 2009 - L'alto commissario Onu per i rifugiati Antonio Guterres parteciperà al Consiglio Ue de ministri dell'Interno dell'Ue nella mattinata di lunedì prossimo. La riunione sarà dedicata ai temi dell'immigrazione e dell'asilo L'Italia sarà rappresentata dal sottosegretario agli Interni Francesco Nitto Palma. Il ministro dell'Interno Roberto Maroni non sarà a Bruxelles per partecipare ai funerali di Stato per i sei militari italiani uccisi a Kabul. (ANSA).

MARONI INCONTRA MINISTRO INTERNO CIPRO
ROMA, 18 SET 2009 - L'immigrazione e il contrasto alla criminalità organizzata sono stati i temi al centro dell'incontro, al Viminale, tra il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, e il suo collega cipriota, Neoklis Sylikiotis. Nel corso del colloquio, come informa il Viminale, i ministri, hanno convenuto sulla necessità di rendere operative, in sede comunitaria, le misure già previste dal Patto europeo sull' immigrazione e l'asilo in un'ottica di fermezza, solidarietà e responsabilità condivisa. È stata, inoltre, evidenziata l'opportunità di un rafforzamento della collaborazione operativa e investigativa tra le Forze di polizia per arginare i fenomeni criminali e i traffici illeciti. (ANSAmed)

CARTA INDICE “CLANDESTINO DAY” IL 25 SETTEMBRE IN 60 CITTÀ
Roma, 17 sett 2009 - Il settimanale «Carta» ha indetto per il 25 settembre il «Clandestino Day». Una manifestazione mirata a, si legge in una nota, «informare i cittadini, a stabilire legami con le comunità e le persone migranti, a contrastare il clima razzista creato dal 'pacchetto sicurezzà e dall'introduzione del reato di clandestinità. In circa sessanta città italiane centinaia di associazioni, sindacati, circoli di partito, reti antirazziste e coordinamenti di migranti organizzeranno, nello stesso giorno, ogni genere di attività: tornei di calcio e proiezioni di film, dibattiti e sit in, lettere di autodenuncia come disobbedienti alla legge che discrimina gli irregolari e cene in piazza… Un modo, anche, per preparare la manifestazione nazionale antirazzista che si terrà a Roma il 17 ottobre«, spiegano ancora gli organizzatori. L'elenco completo delle attività del »Clandestino Day«, si trovano sul nuovo sito clandestino.carta.org e nel prossimo numero del settimanale Carta, in uscita domani venerdì 18 settembre. (Sin/Zn/Adnkronos)

29 IMMIGRATI IN PORTO ANCONA
ANCONA, 17 SET 2009 - Ventinove immigrati sono stati scioperti nel porto di Ancona dai funzionari dell'Ufficio delle Dogane di Ancona, con la collaborazione dei militari della Guardia di Finanza, in due distinte operazioni, Ventotto (21 di nazionalità irachena, 3 afgana e 4 palestinese) erano nascosti, in condizioni disumane, all¨interno di un autoarticolato con targa svedese, che trasportava pannelli isolanti, proveniente dalla Grecia, sbarcato dalla motonave Europa Palace. L'autista, un siriano, è stato arrestato. Un altro clandestino, di nazionalità afgana, è stato scoperto in un autoarticolato cipriota che trasportava vasetti di vetro, proveniente dalla Grecia con la motonave Anek Lines. Il mezzo pesante era diretto in Germania. Tutti gli immigrati sono stati affidati, tramite la polizia di frontiera, ai comandanti delle due navi.(ANSA).

MECACCI (RADICALI), COMMISSIONE D'INCHIESTA SU RAPPORTI CON LIBIA
Roma, 17 set 2009 - «Una Commissione di inchiesta parlamentare sulle tragedie nel Mediterraneo e sui rapporti, oscuri, tra l'Italia e il regime di Gheddafi». È quanto chiede il deputato radicale Matteo Mecacci a seguito, spiega, dell'«inchiesta pubblicata oggi dall'Unità sulle indagini in corso da parte della Direzione distrettuale di Bari sul traffico di esseri umani dalla Libia all'Italia, farebbe emergere uno scenario ancora più tragico di quello che era noto fino ad oggi. Infatti, nella notte tra il 28 e il 29 marzo scorsi sarebbero morti, a causa dell'affondamento di due imbarcazioni e non di una come finora era stato reso noto, ben oltre 600 migranti e non i 253 finora accertati». «Occorre -continua Mecacci- che il governo renda immediatamente note le informazioni di cui è in possesso sulla tragedia del mare e chiarisca per quali ragioni la richiesta di collaborazione della Dda di Bari al governo libico di rogatoria internazionale per le indagini sul traffico di persone finalizzato alla prostituzione tra la Libia e l'Italia non abbia ancora ricevuto risposta». Annunciando in merito un'interrogazione a risposta orale in Commissione Esteri, per Mecacci, «si tratta di una tragedia di grandi proporzioni, avvenuta, lo sottolineo, dopo l'entrata in vigore del 'Trattato di Amicizià con la Libia che il nostro paese ha ratificato consegnando un assegno in bianco, politico ed economico al regime di Gheddafi». «Questi episodi -afferma ancora il deputato radicale- testimoniano l'inadeguatezza del Trattato di Amicizia con la Libia a creare un quadro giuridico che consenta di applicare le norme sul rispetto dei diritti umani e per l'accertamento delle responsabilità in sede giudiziaria. È giunto il momento -conclude- di proporre l'istituzione di una Commissione di inchiesta parlamentare sulle tragedie nel Mediterraneo e sui rapporti, oscuri, tra l'Italia e il regime di Gheddafi». (Sin/Pn/Adnkronos)

ANCHE PROCURA SIRACUSA INDAGA SU RESPINGIMENTI
SIRACUSA, 17 SET 2009 - Anche la Procura di Siracusa, oltre a quella di Agrigento, sta indagando sui respingimenti di migranti nel Canale di Sicilia. L'indagine, che anche in questo caso ipotizza il reato di violenza privata, è coordinata dal procuratore Ugo Rossi. I magistrati hanno già ascoltato il comandante della motovedetta della Guardia di Finanza che il 31 agosto scorso intercettò a largo di Capo Passero un barcone con 75 immigrati, che furono riportati in Libia. L'ufficiale sarebbe stato iscritto nel registro degli indagati. (ANSA)

UNHCR, RESPINGIMENTI IN MARE VIOLANO LEGGE ITALIANA
Roma, 16 set 2009 - «Il respingimento così come viene oggi messo in atto nel Mediterraneo non è in regola neanche con la legislazione nazionale perchè la legge nazionale italiana, il testo unico dell'immigrazione, prevede sì il respingimento, ma con delle garanzie: la persona deve essere identificata, deve ricevere un decreto di respingimento e questa persona può anche ricorrere. Il respingimento in alto mare, indiscriminato e collettivo mette a dura prova la fruibilità del diritto d'asilo». Lo ha affermato Laura Boldrini, portavoce della sezione italiana dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, ai microfoni di Cnr media. Sulle condizioni di quanto vengono repinti in Libia, Laura Boldrini ha raccontato poi: «Se una persona che fugge da una guerra o da zone in cui sono violati i diritti umani, arriva in Libia senza documenti, anche se è un richiedente asilo, viene messa in detenzione. Il problema che non si sa per quanto tempo: non esiste una legge che regoli l'asilo e quindi queste persone sono in detenzione per anni senza aver commesso alcun crimine». Quanto alla possibilità che l'atteggiamento libico cambi essendo assegnata a quel Paese la presidenza di turno dell'Assemblea generale dell'Onu, Laura Boldrini ha espresso dubbi sul miglioramento delle condizioni dei migranti: «La situazione potrà cambiare nel momento in cui le autorità libiche accetteranno di vedere la questione dell'asilo come una questione con cui fare i conti. Al momento ritengono di avere un problema di immigrazione», ha concluso Boldrini. (Sin/Gs/Adnkronos)

SPAGNA, PROSEGUONO PROTESTE MIGRANTI A CEUTA
MADRID, 16 SET 2009 - Per il terzo giorno consecutivo, circa duecento migranti di origini sub-sahariane che si trovano nel Centro di permanenza temporanea di immigrati (Ceti), sono tornati a mobilitarsi pacificamente davanti alla prefettura di Ceuta, l'enclave spagnola in Marocco, chiedendo di essere trasferiti alla penisola iberica. Gli immigrati, secondo quanto riferito dalla tv nazionale spagnola, sono bloccati in alcuni casi da due anni nel territorio autonomo, in attesa che vengano definite le pratiche di accoglienza o rimpatrio. Chiedono di lasciare il centro di permanenza temporanea, preoccupati anche per vari casi di influenza comune che si sono registrati nel recinto. Attraverso il portavoce, il congolese Gabriel Ylunga, hanno assicurato ai media che non fermeranno la protesta fino a che non verrà data una soluzione alla loro situazione. (ANSAmed).

SICUREZZA: PRIME CONDANNE PER CLANDESTINITÀ A MILANO
MILANO, 16 SET 2009 - Due le certezze: quattro condanne ad ammende pecuniarie e il fatto che per il giudice di pace di Milano la norma che prevede il reato di clandestinità non è inconstituzionale. Una grande dubbio, però: può essere eseguita immediatamente l'espulsione dell'immigrato condannato, quando è in corso un'altro processo per un altro reato? È il risultato della prima giornata di processi milanesi che per la prima volta vedevano imputati immigrati per il nuovo reato di immigrazione clandestina, previsto dal Pacchetto sicurezza. Lo spiacevole primato della prima condanna spetta a un algerino, Omar Rouis, a cui il giudice di pace ha inflitto una condanna a cinquemila euro, sostituita dall'espulsione dall' Italia per almeno cinque anni. Rouis è comunque in carcere per spaccio di droga; è già stato condannato in agosto a un anno e due mesi. Proprio per questo, per il suo difensore, Gabriele Sartirana, l'algerino non può essere espulso. «È ancora pendente un procedimento - ha spiegato il legale -. Ha riportato una condanna nel processo per direttissima, ma a questo punto bisogna celebrare ancora il processo in appello». In mattinata altre tre condanne: un immigrato è stato condannato a 5000 euro, sostituita anche in questo caso dall' espulsione; altri due condannati a 7500 euro ma che potrebbero essere 5000, qualora, ma appare difficile, possano pagare l'ammenda entro 60 giorni. L'ammmenda non è stata sostituita, in questi due casi, con l'espulsione. È stata respinta l'eccezione di costituzionalità della norma che prevede il reato di clandestinità. Per il giudice, si tratta di questioni «interamente demandate al legislatore» e il giudice non può che prendere atto dell'esistenza dell' articolo previsto anche in altre legislazioni europee. È accaduto nel processo a un ucraino arrestato perchè aveva picchiato la convivente, mandandola in ospedale. Il dibattimento è stato rinviato al prossimo 23 settembre. Più 'problematicò il rinvio di un processo a carico di un egiziano, l'unico accusato del solo reato di clandestinità. L' uomo non si è presentato e questo ha aperto una serie di altre difficoltà. «Il problema - ha spiegato il suo legale, Alessandro Freddi - è che non sappiamo dove si trovi: non sappiamo quindi se si trova a piede libero o invece trattenuto in un centro di identificazione ed espulsione. Il dato di fatto è che la citazione in giudizio deve essere notificata nelle sue mani e, nel caso di notifica al difensore, è necessario che l'imputato ne sia informato, cosa che non è stata possibile fare in questo caso». Che la vicenda non fosse facile era stata preannunciata dal responsabile dei giudici di pace milanesi, Vito Dattolico: «Ci aspettavamo di essere sommersi di lavoro ma in effetti la legge è più complessa di quella che viene sommariamente descritta», ha ribadito oggi. E riguardo le difficoltà di espulsione immediata, ha spiegato che per dare esecuzione al provvedimento «le forze di polizia dovrebbero essere già pronte con i mezzi di trasporto per il rimpatrio degli immigrati e questo non è preventivabile». (ANSA).

LEGGE SICUREZZA: A BOLOGNA SOLLEVATE ECCEZIONI COSTITUZIONALITÀ
BOLOGNA, 16 SET 2009 - Primo giorno di udienze a Bologna davanti al giudice di pace per il reato di immigrazione clandestina introdotto dal pacchetto sicurezza. Ma ad aprire la giornata è stata l'eccezione di costituzionalità sollevata dal pm Massimiliano Serpi, alla quale il giudice Mario Luigi Cocco si è riservato di pronunciarsi rinviando l'udienza al 21 ottobre. Entro quella data il giudice dovrà decidere se nell'istanza del pm ci sono rilievi di fondata incostituzionalità e quindi trasmetterla alla Corte costituzionale. In questo caso, tutti i procedimenti che riguardano immigrati irregolari saranno 'congelatì in attesa dell'esame della Consulta. In ogni caso, i processi simili sono di fatto in stand-by fino al 21 ottobre. Nell'eccezione sollevata dal magistrato e sintetizzata in quattro punti, si propone di valutare se la nuova normativa viola gli articoli 3, 24 comma II e III e 97 comma I della Costituzione. (ANSA).

GOMMONE IN DIFFICOLTÀ SOCCORSO A SUD DI MALTA
LA VALLETTA (MALTA), 14 SET 2009 - Un gommone con 70 migranti a bordo, tra i quali 14 donne e sette bambini, in difficoltà a causa del mare forza 6, è stato soccorso a circa 70 miglia a Sud di Malta. L'imbarcazione è stata intercettata da un pattugliatore, di stanza nell'isola Stato, impegnato nella missione Frontex, il controllo congiunto del Mediterraneo da parte di diversi Paesi dell'Ue. Gli immigrati, in gran parte eritrei e somali, sono già stati trasbordati sull'unità che sta facendo rotta verso il porto della Valletta. L'arrivo è atteso in nottata. (ANSA).

UNHCR INSISTE, RESPINGIMENTI CONTRARI A DIRITTO
ROMA, 15 SET 2009 - «Sappiamo benissimo che l'Italia è sempre stata in prima fila per salvare le vite. Il problema è che la politica del respingimento non consente alle persone di essere identificate: a tutti quelli che si trovano sullo stesso gommone viene esteso lo stesso provvedimento in maniera indiscriminata e collettiva. E questo è contrario all'ordinamento internazionale ma anche a quello nazionale». Così Laura Boldrini, portavoce dell'Alto Commissariato Onu per i rifugiati - ai microfoni di Econews - risponde alla Farnesina che ha negato che le accuse del Commissario Onu per i Diritti umani Navi Pillay siano dirette all'Italia. «Se è vero che il respingimento è previsto dall' ordinamento italiano, è anche vero che è regolato da garanzie specifiche», prosegue Boldrini. «La politica dei respingimenti bypassa queste garanzie, respingendo tutti. Questo va in rotta di collisione con l'art.33 della Convenzione di Ginevra sui rifugiati, che dice esattamente il contrario, cioè che il richiedente asilo non può essere respinto». E in risposta a chi sostiene che l'identificazione viene comunque effettuata, Laura Boldrini, osserva: «Ma come si fa ad effettuare un'identificazione su un'imbarcazione che non è equipaggiata per questo? In ogni caso l'Unhcr ha avuto dei colloqui con le persone respinte in Libia e non risulta che siano state identificate, così come non risulta che abbiano potuto presentare domanda d'asilo, nonostante l'avessero richiesto».

SCOPERTI 28 IRREGOLARI AD ANCONA
ANCONA, 15 SET 2009 - I finanzieri del Comando Gruppo di Ancona, e i funzionari della Dogana, hanno individuato 28 cittadini irregolari - curdi, palestinesi e afghani - nascosti nel semirimorchio di un autoarticolato dove erano stati ricavati tre box in legno truciolato coperti da polistirolo. L'autoarticolato era appena sbarcato da una motonave della Minoan Lines, proveniente dalla Grecia. All'interno dei box c'erano anche dei ventilatori alimentati da batterie per consentire un minimo ricambio d'aria. Il conducente del mezzo, di origine bulgara, è stato arrestato per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e portato nel carcere di Montacuto. (ANSA).

CARCERI: RADICALI, INTERROGAZIONE AD ALFANO SU IMMIGRATI DETENUTI
Roma, 15 set 2009 - I senatori radicali eletti nelle liste del Pd, Donatella Poretti e Marco Perduca, hanno presentato un'interrogazione parlamentare al ministro della Giustizia Angelino Alfano, in merito alle dichiarazioni del sottosegretario Alberta Casellati, rilasciate in un intervento nella trasmissione «Radio Anch'io» pochi giorni fa. Nell'intervento, la Casellati, riferendosi alla presentazione, a breve, del piano carceri in Consiglio dei ministri, aveva detto di «essere favorevole a far sì che i detenuti stranieri scontino la pena nei loro Paesi d'origine e per questo il governo sta lavorando ad accordi bilaterali con i singoli Paesi». Per queste ragioni, dichiara la Poretti in una nota, «considerato che la popolazione dei detenuti stranieri presente in carcere al 9 settembre 2009 è stimabile in 23.785, pari al 37,06% del totale, si chiede di sapere: quanti detenuti, e di quali nazionalità, hanno fatto richiesta di scontare la pena nel Paese d'origine; quali Paesi rispondono, con quali si verifichino dei problemi in merito, e a quali non vengono inoltrate le richieste; che tipo di accordi bilaterali si stanno mettendo in essere e con quali Paesi, e con quali Paesi si siano già stipulati degli accordi in merito e per quali reati». (Sin/Ct/Adnkronos)

ANCONA, UNA DENUNCIA PER FAVOREGGIAMENTO INGRESSO CLANDESTINI
Ancona, 15 set 2009 - Gli investigatori della Squadra Mobile della Questura di Ancona hanno denunciato una brasiliana di 38 anni per aver favorito la permanenza di extracomunitari non in regola con il permesso di soggiorno. La donna, infatti, ospitava da tempo alcuni immigrati senza documenti in un'abitazione di Falconara Marittima (Ancona). Gli agenti hanno fatto irruzione ieri pomeriggio nell'abitazione trovandoci quattro viados e una donna, tutti brasiliani senza permesso di soggiorno, alcuni già espulsi dal territorio nazionale. Una di queste persone ha cercato di fuggire ma è stato subito bloccato dai poliziotti. I cinque sono stati accompagnati in Questura per le pratiche di espulsione dall'Italia. (Ama/Ct/Adnkronos)

EUROPA-REGIONI: IMMIGRAZIONE; BARROSO, COMMISSARIO AD HOC
BRUXELLES, 15 SET 2009 - Nella prossima Commissione europea ci sarà un commissario 'ad hoc' per l'immigrazione. Questa la 'promessà formulata dal presidente uscente dell'esecutivo comunitario davanti al Parlamento Ue alla vigilia di un voto cruciale per la sua riconferma. Il compito di questo commissario, ha spiegato Barroso, «sarà quello di favorire un approccio comune» alla lotta contro l'immigrazione clandestina e di «stimolare la solidarietà» tra tutti. «I Paesi mediterranei dell'Unione - ha aggiunto - non possono essere lasciati da soli nell'affrontare questa sfida».(ANSA)

UE, NO A RESPINGIMENTI SENZA TUTELE
(di Enrico Tibuzzi) STRASBURGO, 15 SET 2009 - Respingere gli immigrati mettendone a rischio l'incolumità viola il diritto comunitario. Lo ha sottolineato oggi il commissario europeo per la giustizia, la libertà e la sicurezza Jacques Barrot intervenendo al dibattito sull'immigrazione svoltosi oggi al Parlamento Ue. La Commissione ha ricevuto dall'Italia la lettera di risposta alla richiesta di chiarimenti sulle operazione di respingimento inviata da Bruxelles a Roma lo scorso luglio e «la stiamo studiano in modo accurato», ha detto Barrot. Il quale ha voluto ricordare a questo proposito che «la legislazione comunitaria stabilisce il principio del non respingimento», cioè vieta il rinvio degli immigrati verso quei Paesi dove possono essere sottoposti a trattamenti degradanti o inumani. Così come vieta di mettere a rischio l'incolumità dei richiedenti asilo. E «questo dovere di protezione - ha detto ancora il commissario - deve essere rispettato». Le parole di Barrot arrivano nel giorno in cui l'Alto commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati, Navi Pillay, pronuncia a Ginevra un discorso molto duro nei confronti della politica dei respingimenti, i cui contenuti erano stati anticipati ieri. Pillay parla di discriminazioni e «diritto internazionale violato». Mentre da Seul - dove si trova in visita con il capo dello Stato Giorgio Napolitano - Franco Frattini sottolinea invece come l'Italia rispetti «tutte le regole internazionali». E quindi, osserva il titolare della Farnesina, «non è a noi che si deve indirizzare critica o qualsiasi tipo di rilievo». D'altra parte, aggiunge l'ambasciatore italiano presso l'Onu di Ginevra Laura Mirachian in risposta alla Pillay, dall'inizio del 2007 ad oggi le autorità italiane hanno soccorso in mare oltre 52mila migranti e sono consapevoli che «ogni singolo migrante è titolare di diritti umani, al di là del suo status legale». Oggi, davanti agli europarlamentari, Barrot - così come il ministro della Giustizia svedese Tobias Billstrom, intervenuto a nome della presidenza Ue - ha però riconosciuto la necessità di una «strategia europea e di una solidarietà più attiva» tra i Paesi Ue, perchè il tema dell'immigrazione irregolare «riguarda tutti». Una solidarietà che resterà «su base volontaria - ha poi aggiunto - ma deve diventare una vera risposta al problema». L'Ue ha anche avviato contatti con Libia e Turchia per affrontare insieme la questione. Ma da Tripoli, ha sottolineato Barrot, le risposte tardano ad arrivare e le autorità turche si sono rese protagoniste di alcune azioni di disturbo nei confronti delle forze di Frontex, l'agenzia europea che si occupa della cooperazione e del coordinamento delle azioni di controllo delle frontiere esterne dell'Ue. Tanto Billstrom quanto Barrot hanno quindi annunciato che all'inizio del 2010 Bruxelles presenterà delle proposte per rafforzare il ruolo di Frontex in materia sia di rimpatri e sia di cooperazione con Paesi terzi. Auspicando poi che l'ufficio Ue per l'asilo possa essere operativo entro l'anno prossimo. David Sassoli, capo della delegazione del Pd (gruppo S&D) all'Europarlamento e promotore del dibattito sull'immigrazione, nel suo intervento ha chiesto all'Ue di «far cessare le violazioni dei diritti fondamentali» da parte dell'Italia. E Rita Borsellino ha sottolineato la necessita di «ristabilire la legalità nel Mediterraneo». Roberta Angelilli (Pdl-Ppe) ha respinto invece operazioni di «strumentalizzazione ideologica» del problema ed ha evidenziato la necessità di «accelerare il processo per arrivare a una vera e propria politica Ue sull'immigrazione». Così come hanno fatto i suoi colleghi di partito Clemente Mastella e Antonio Cancian. Tra gli intervenuti al dibattito anche Sonia Alfano (Idv-Alde), per la quale «il principio del non respingimento non può essere eluso e soprattutto non è mercanteggiabile».(ANSA).

ITALIA A ONU, SOCCORSI OLTRE 52 MILA MIGRANTI
GINEVRA, 15 SET 2009 - Le autorità italiane hanno soccorso in mare oltre 52 mila migranti dall'inizio del 2007 ad oggi e l'Italia è consapevole che «ogni singolo migrante è titolare di diritti umani, aldilà del suo status legale». Lo ha affermato oggi, al Consiglio Onu dei diritti umani, l'ambasciatore italiano presso le organizzazioni internazionali a Ginevra. L'Italia - ha detto l'ambasciatore italiano presso l'Onu di Ginevra, Laura Mirachian - è «pienamente consapevole delle situazioni drammatiche e delle tragedie che si verificano nel mare Mediterraneo. Siamo di fronte ad una sfida senza precedenti», ha insistito rispondendo all'intervento dell'Alto commissario dei diritti umani Navi Pillay. Nel suo discorso - anticipato ieri ma pronunciato solo oggi davanti ai rappresentanti dei 47 Paesi membri del Consiglio - la responsabile Onu ha, tra l'altro, stigmatizzato le discriminazioni dei Rom in Europa e in Italia ed ha denunciato la politica dei respingimenti in mare di migranti. Sui Rom, l'ambasciatore Mirachian ha sottolineato le numerose iniziative «recentemente prese dal governo italiano» per migliorare le loro condizioni di vita e la loro integrazione sociale ed economica. «Milioni di euro sono stati stanziati» per interventi in tal senso, ha affermato. (ANSAmed).

GIUDICE PACE MILANO, ESPULSIONI NON FACILI
MILANO, 15 SET 2009 - «Sarà abbastanza problematico procedere alle espulsioni degli immigrati accusati di clandestinità in quanto la nuova legge prevede l'immediatezza dell'esecuzione di tale provvedimento, il che non è facilmente attuabile». È la previsione del coordinatore dei giudici di pace di Milano, Vito Dattolico, in vista dei processi che si apriranno a Milano nei confronti di otto immigrati indagati per clandestinità, 'trattenutì o arrestati in quanto in questo caso oltre ad essere sprovvisti dei documenti avevano commesso qualche altro reato. Dattolico ha spiegato che «obiettivamente ci aspettavamo di essere sommersi di lavoro ma in effetti la legge è più complessa di quella che viene sommariamente descritta». Il coordinatore dei giudici di pace, a proposito delle difficoltà di espulsione immediata, ha osservato che per dare esecuzione a tale provvedimento «le forze di polizia dovrebbero essere già pronte con i mezzi di trasporto per il rimpatrio degli immigrati e questo non è preventivabile». Il giudice parla anche di un'altra difficoltà per dare esecuzione all'espulsione: l'identificazione dell'extracomunitario che definisce «un'impresa notoriamente non facile». (ANSA).

LEGALE, VIOLATI DIRITTI MIGRANTI RESPINTI
ROMA, 15 SET 2009 - «I miei assistiti sono persone che sono fuggite da situazioni di grandissima difficoltà. Sono somali ed eritrei: in Somalia, è notorio, c'è la guerra, scontri fra bande, gente minacciata tutti i giorni. In Eritrea c'è il servizio militare a tempo indeterminato, in condizioni impossibili». Lo dichiara ai microfoni di CNRmedia, l'avvocato Anton Giulio Lana, che ha presentato alla Corte Europea il ricorso di 24 delle 227 persone che si trovavano a bordo dei primi gommoni respinti in Libia lo scorso 6 maggio. «Il Governo italiano - secondo il legale - ha pensato bene di interrompere una fuga dall'inferno verso la speranza e la legge che lo consente viola la normativa internazionale, la convenzione europea di diritti dell'uomo, la convenzione di Ginevra del '51 sui rifugiati e la nostra Carta costituzionale». (ANSA)

SPAGNA: SOLO BAMBINI SU GOMMONE MIGRANTI TRATTO IN SALVO
Algeciras, 15 set 2009 - Un gommone con a bordo soltanto cinque bambini e un ragazzo è stato tratto in salvo a largo della costa spagnola. I migranti, tutti maschi di apparente origine nordafricana, hanno un'età compresa fra i 10 e gli 11 anni, salvo il più grande che sembra averne circa 16. È la prima volta che le autorità spagnole intercettano un'imbarcazione con a bordo solo minori. Il gommone, lungo tre metri, è stato soccorso tre chilometri a largo della città meridionale spagnola di Tarifa. I sei ragazzi erano partiti dalla costa marocchina e hanno compiuto la traversata a remi per dieci chilometri in difficili condizioni, con un vento forza quattro. Al loro arrivo sono stati presi in carico dalla Croce rossa e portati in un centro medico. Qui è stato riscontrato il loro buono stato di salute ed è stata verificata la loro età con gli esami dello sviluppo delle ossa. (Cif/Gs/Adnkronos)

BARROT, RISPETTARE PRINCIPIO NON RESPINGIMENTO
STRASBURGO, 15 SET 2009 - La necessità di rispettare il «principio di non respingimento fissato dalla legislazione comunitaria nei confronti di chi vuole varcare le frontiere esterne dell'Ue» è stata sottolineata oggi dal commissario europeo per la Libertà, la Giustizia e la Sicurezza, Jacques Barrot, a conclusione del dibattito sull'immigrazione svoltosi al Parlamento Europeo. Questo principio, ha spiegato Barrot, prevede che «i rinvii non avvengano verso Paesi dove le persone rischiano di essere soggette a trattamenti degradanti o inumani». Così come occorre salvaguardare, ha aggiunto il commissario, la sicurezza di chi vuole chiedere asilo. «Questo dovere di protezione deve essere rispettato», ha detto ancora Barrot. Il commissario Eu ha anche detto che la Commissione sta «studiando in modo accurato» la risposta ricevuta dall'Italia alla richiesta di chiarimenti inviata a luglio a proposito dei respingimenti di immigrati verso la Libia. (ANSAmed).

UNHCR,GOLFO ADEN 65 MIGRANTI MORTI O SCOMPARSI
GINEVRA, 15 SET 2009 - Almeno 65 migranti sono morti o scomparsi nel Golfo di Aden in tre singoli incidenti che hanno coinvolto nelle ultime 48 ore le imbarcazioni di trafficanti che le stavano trasportando. Lo ha affermato oggi a Ginevra un portavoce dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr). (ANSAmed).

BARROT, SPERO UFFICIO UE PER L'ASILO OPERATIVO NEL 2010
Bruxelles, 15 set 2009 - La Commissione Europea spera che l'ufficio Ue per l'asilo, proposto dal vicepresidente Jacques Barrot, possa essere operativo entro il 2010. Lo ha detto lo stesso Barrot, intervenendo in un dibattito nel corso della plenaria del Parlamento Europeo a Strasburgo, ritrasmessa in diretta anche a Bruxelles. L'ufficio dovrà servire a fornire sostegno al coordinamento delle politiche degli stati membri Ue nell'accoglienza di cittadini di paesi terzi bisognosi di protezione internazionale. «Spero -ha detto Barrot- che si possa avere un accordo in materia tra Parlamento e Consiglio Ue (che rappresenta i governi), già sotto la presidenza svedese dell'Unione», che si conclude il 31 dicembre. Questo, ha spiegato ancora il responsabile Ue, «in modo che l'ufficio possa essere operativo già nel 2010». (Gdr/Gs/Adnkronos)