Il blog di Gabriele Del Grande. Sei anni di viaggi nel Mediterraneo lungo i confini dell'Europa. Alla ricerca delle storie che fanno la storia. La storia che studieranno i nostri figli, quando nei testi di scuola si leggerà che negli anni duemila morirono a migliaia nei mari d'Italia e a migliaia vennero arrestati e deportati dalle nostre città. Mentre tutti fingevano di non vedere.
30 September 2009
Ponte Galeria: il garante dei detenuti, 114 in sciopero della fame
ROMA - "Da tre giorni 114 immigrati del Cie di Ponte Galeria sono in sciopero della fame per protestate contro le norme anti immigrazione del governo, soprattutto quella che prevede l'allungamento a sei mesi della permanenza nei Centri di clandestini. Attualmente a Ponte Galeria sono ospitate 242 persone, 129 uomini e 113 donne. Ieri sera, a quanto appreso dagli operatori del garante, gli immigrati in sciopero della fame hanno sigillato le serrature dei cancelli e lanciato oggetti contro gli operatori della Croce Rossa. Un immigrato quarantenne che non voleva partecipare allo sciopero della fame è stato colpito ad una spalla e costretto a ricorrere alle cure dei medici. Anche questo episodio indica il grado di tensione che c'è nel Cie". Lo scrive il garante dei Detenuti del Lazio Angiolo Marroni. "Ormai anche a Ponte Galeria è arrivata questa tensione, che si respira da giorni nei Cie di tutta Italia e che immagini come quelle di oggi del bus acchiappa immigrati di Milano non contribuiscono a sedare - ha detto il Garante dei detenuti del Lazio Marroni - È evidente che la norma che prevede, anche retroattivamente, un periodo massimo di permanenza nel Cie di 180 giorni sta trasformando questi Centri in vere e proprie carceri. Se continua così saranno i Cie e le carceri la prossima emergenza nazionale".
من فيلات الأثرياء إلى مركز تحديد الهوية والترحيل في روما. في إيطاليا منذ 19 عاماً، واليوم يُطرد
رحل بدون أمتعة. أيقظته الشرطة في السادسة صباحاً وأبلغته أنه سيتم ترحيله اليوم. لم يكن لديه الوقت حتى للاستحمام. بعد تسعة عشر عاماً قضاها في إيطاليا، يعمل خادماً لإحدى العائلات الرومانية الأكثر ثراءً، الذكرى الوحيدة التي يحملها ميجيل معه من هذا البلد هي بطارية تحويها معدته. كان قد ابتلعها مع مواد بياض الشهر الماضى، عندما علم أنه سيبقى في مركز لتحديد الهوية والترحيل في روما لمدة ستة أشهر بدلاً من شهرين. وقد التقيت به يوم الأربعاء الماضي خلال زيارتي لمركز بونتيه جاليريا تحديد الهوية والترحيل. كان أحد من قاموا في قسم الرجال بالإضراب عن الطعام، والذي يدخل الآن يومه الثالث. هذه هي قصته.
إيطاليون في مراكز تحديد الهوية والترحيل. بالخارج لديهم زوجات وأطفال. إيطاليا ترحلهم
ذات مرة، كانت تتم عمليات الوصول إلى إيطاليا عبر البحر. ومن لم يكن يطلب اللجوء، كان يتم الزج به داخل مراكز تحديد الهوية والترحيل بإيطاليا، في انتظار ترحيله أو الإفراج عنه بعد إصدار أمر بإبعاده. ولكن الآن بعد أن انخفضت نسبة من يصلوا إلى إيطاليا بحراً إلى 90% خلال الأشهر الخمسة الماضية (بيانات من وزارة الداخلية)، من ينتهي به الأمر داخل مراكز تحديد الهوية والترحيل بإيطاليا؟ لمعرفة ذلك، نجوب الآن كافة مراكز تحديد الهوية والترحيل المنتشرة في إيطاليا. بدءاً من مركز روما، وحتى مركز بونتيه جاليريا. هناك اكتشفنا أنه بالإضافة إلى نحو ثلث المحتجزين السابقين الذين تم نقلهم بشكلٍ مباشر من السجن، ضحايا الأسفار من أجل الحياة بصورة غير شرعية هم بالأخص "إيطاليون". إيطاليون بين علامات تنصيص، لأنهم لا يحملون الجنسية، ولكنهم يعيشون في إيطاليا منذ خمسة عشر أو عشرين أو ثلاثين عاماً. أناس حصلوا على تصريح الإقامة بعد صدور قرار العفو لعام 1993 و1995، لكنه تم سحبه منهم عقب انتهاء مدته؛ نظراً لأنهم وقت التجديد لم يكن لديهم صاحب عمل. لكن عشرين عاماً في إيطاليا كافية كي تبني حياتك. لذلك، من المحتجزين من ينتظره بالخارج زوجة وأطفال صغار. هناك أسر معرضة للانهيار بدافع حماية الإيطاليين (ليس بين علامات تنصيص). أحداث درامية دفعت البعض إلى الانتحار من خلال شرب الأدوية المهدئة بجرعات كبيرة، أو من خلال تمزيق شرايين المعصمين. أو تناول العقاقير النفسية لتجنب الجنون. فورتريس إيوروب جمعت لكم هذه القصص. كل يوم سنروي لكم واحدة.
ترجمة: محمد نجيب سالم
Des demeures des riches au centre d’expulsion de Rome
Des «Italiens» dans les centres d’expulsion

From the mansions of the rich to the CIE of Rome
‘Italians’ in the CIEs. With wives and children on the outside. Italy repatriates them.
"Italiani" nei Cie. Fuori hanno moglie e figli. L'Italia li rimpatria
ROMA - C’erano una volta gli sbarchi. E chi non faceva domanda d’asilo veniva smistato nei centri di identificazione e espulsione (Cie) d’Italia in attesa del rimpatrio o del rilascio con un ordine di allontanamento. Ma adesso che gli sbarchi sono diminuiti del 90% negli ultimi cinque mesi (dati del Viminale), chi è che finisce dentro i Cie? Per scoprirlo stiamo girando i Cie di tutta Italia. Cominciando da quello di Roma, a Ponte Galeria. Lì abbiamo scoperto che, oltre a un terzo circa di ex detenuti trasferiti direttamente dal carcere, le vittime del giro di vite sulla clandestinità sono soprattutto “italiani”. Italiani tra virgolette, perché non hanno la cittadinanza, ma in Italia vivono da quindici, venti o trent’anni. Gente che ha avuto il permesso di soggiorno con le sanatorie del ‘93 e del ‘95, e che il permesso se l’è visto ritirare per scadenza termini, essendosi trovato senza datore di lavoro al momento del rinnovo. In vent’anni però in Italia uno si costruisce una vita. E allora c’è chi fuori ha moglie e bambini piccoli. Ci sono famiglie che rischiano di essere spezzate in due. In nome della sicurezza degli italianisenzavirgolette. Drammi che hanno portato alcuni a tentare il suicidio, bevendo la candeggina o tagliandosi i polsi. Oppure a imbottirsi di psicofarmaci per non impazzire. Fortress Europe ha raccolto per voi le loro storie. Ogni giorno ve ne racconteremo una.Dalle ville dei ricchi al Cie di Roma. Era in Italia da 19 anni, oggi espulso
29 September 2009
Cie Torino: tentata fuga, tre arresti. Domiciliari a uno degli imputati di via Corelli
TORINO - Sono stati arrestati per resistenza a pubblico ufficiale tre dei quattro immigrati che ieri sera hanno tentato di evadere dal Cie di Torino. Il tentativo è avvenuto durante il trasferimento per le terapie mediche e un quarto uomo, è riuscito a scappare. Intanto a Milano, il giudice monocratico delle direttissime, Antonella Lai, ha concesso gli arresti domiciliari a uno dei 14 immigrati arrestati dopo la rivolta e i tafferugli che si sono verificati il 13 agosto scorso nel Centro di identificazione ed espulsione di via Corelli a Milano. Il giudice invece ha deciso di confermare la misura del carcere per gli altri 12 imputati, mentre per un immigrato egiziano ha disposto ulteriori accertamenti al fine di verificare la concessione dei domiciliari. L'imputato che ha ottenuto gli arresti domiciliari è Lacine Kone, originario della Costa d'Avorio. Verrà ospitato dalla madre.
Photogallery. Centro di identificazione e espulsione di Roma
ROMA - È il centro di identificazione e espulsione più grande d'Italia. Sorge tra l'aeroporto di Fiumicino e la Fiera di Roma. E ha una capienza di 374 posti, 176 per gli uomini, 176 per le donne e 12 per i transessuali. Ecco le gabbie dove sono detenuti - fino a sei mesi - in attesa dell'espulsione.
Dalla sua apertura nel 1998, il Cie di Roma è sempre stato gestito dalla Croce rossa italiana. Anche se a fine ottobre scade la proroga dell'ultimo appalto e si preannuncia un cambio gestione, visto che la Croce rossa è stata estromessa dalla gara per l'incompletezza della documentazione presentata, pur avendo presentato un ricorso di cui si attende ancora l’esito. La concorrenza è agguerrita, si fanno i nomi di Connecting People (che gestisce i centri di Gradisca, Cassibile, Trapani e Cagliari), Auxilium (che gestisce i centri di Bari) e Arciconfraternita del Santissimo Sacramento e di San Trifone, che a Roma gestisce vari centri di accoglienza per richiedenti asilo politico (Cara)
Dalla sua apertura nel 1998, il Cie di Roma è sempre stato gestito dalla Croce rossa italiana. Anche se a fine ottobre scade la proroga dell'ultimo appalto e si preannuncia un cambio gestione, visto che la Croce rossa è stata estromessa dalla gara per l'incompletezza della documentazione presentata, pur avendo presentato un ricorso di cui si attende ancora l’esito. La concorrenza è agguerrita, si fanno i nomi di Connecting People (che gestisce i centri di Gradisca, Cassibile, Trapani e Cagliari), Auxilium (che gestisce i centri di Bari) e Arciconfraternita del Santissimo Sacramento e di San Trifone, che a Roma gestisce vari centri di accoglienza per richiedenti asilo politico (Cara)
Caught in between
Un documentario di Alexandra D'Onofrio, girato tra Milano e Calais nel luglio 2008, racconta con un intreccio di voci e fotografie, la frontiera tra Francia e Inghilterra, tra l'oscurità e la luce. Un lavoro di documentazione importante. Tanto più all'indomani della distruzione di uno dei campi abusivi di Calais, dove vivevano accampati in baracche di fortuna centinaia di giovani rifugiati diretti in Inghilterra. La polizia francese ha fatto irruzione all'alba dello scorso 22 settembre. Centinaia di poliziotti in tenuta antisommossa hanno circondato il campo e bloccato 276 persone, tra cui 135 minorenni. Molti di loro erano passati dall'Italia. Sbarcati a Lampedusa o arrivati nascosti sotto i camion traghettati nei porti dell'Adriatico. Come i due protagonisti raccontati nel documentario di D'Onofrio. Buona visione.
27 September 2009
Bari: due algerini pestati dai militari al Cie. Le foto su Youtube
BARI – “L'hanno riportato sulla barella, aveva lo sguardo perso nel vuoto, come se avesse visto la morte in faccia. Mi ha ricordato la Iugoslavia”. Dopo Gradisca, Bari. Altro centro di identificazione e espulsione, altro pestaggio. Anche stavolta, ad avvalorare le testimonianze degli immigrati reclusi ci sono delle fotografie scattate con un telefono cellulare e spedite oltre il muro di cinta che circonda il Cie di Bari Palese. I fatti risalgono all'alba di domenica 20 settembre. Sono le quattro del mattino quando un detenuto in preda alla disperazione inizia a tagliarsi con una lametta. Il sangue zampilla. Gli altri detenuti chiamano aiuto.
Delegazione di parlamentari Pd in visita al Cie di Gradisca
ROMA - Dopo un mio articolo pubblicato su L'Unità come servizio di copertina, con le notizie e le immagini sul pestaggio avvenuto nel cie di Gradisca, il Pd ha deciso di inviare una delegazione di parlamentari in visita nel centro di identificazione e espulsione. Si tratta di Ivana Strizzolo, Alessandro Maran, Carlo Pegorer, Tamara Blazina e Flavio Pertoldisi. "Ci riserviamo - ha detto Pegorer -, dopo aver verificato i fatti, di intraprendere delle iniziative parlamentari". Staremo a vedere.
25 September 2009
L'estate calda dei Cie. Le date più importanti
ROMA – È una calda estate quella dei Cie. Un’estate di rivolte, incendi, tentate fughe, scioperi della fame e in alcuni casi pestaggi e arresti. Tutto ha avuto inizio l’otto agosto. Il giorno in cui è entrato in vigore il cosiddetto “pacchetto sicurezza”, la legge 94/09, che ha portato da due a sei mesi il limite del trattenimento nei Cie ed è stata applicata in modo retroattivo anche a chi era già trattenuto nei centri.Il giorno stesso in due sezioni del centro di identificazione e espulsione di via Corelli a Milano inizia uno sciopero della fame e della sete. Il giorno dopo a Gorizia metà degli oltre 200 trattenuti riescono a salire sui tetti del Cie inscenando una protesta contro il prolungamento della loro detenzione e provocando ingenti danni alle suppellettili e alla struttura. Una decina di persone tentano la fuga ma sono bloccati dalla polizia. Dal giorno dopo le sezioni del centro rimangono chiuse per isolare i trattenuti. Trenta rivoltosi sono trasferiti a Milano.
Il 13 agosto è la volta di Torino, dove per due giorni consecutivi due sezioni del cie rifiutano il cibo e protestano, fino a arrivare a uno scontro con gli agenti di polizia il 14 agosto. Lo stesso giorno a Milano si verificano degli scontri tra la polizia e i trattenuti che appiccano il fuoco in una sezione del centro. Alla fine vengono arrestate 14 persone (9 uomini e 5 donne nigeriane) e rinviate a giudizio per direttissima con l’accusa di resistenza a pubblico ufficiale, incendio, e danneggiamenti.
A Ferragosto, a Torino una ventina dei trattenuti salgono sui tetti per protestare. Il giorno dopo, qualche battitura di protesta si verifica anche al Cie di Bari, nella notte, dove sono stati trasferiti un gruppo dei reclusi del Cie di Milano.
Sempre a Bari, il 17 agosto vengono arrestati due trattenuti durante un tentativo di fuga e denunciati per danneggiamenti. Lo stesso giorno, a Modena, dopo una giornata di sciopero della fame, in due delle sei sezioni i trattenuti incendiano i materassi per protestare contro il prolungamento della loro detenzione. La polizia identifica tre cittadini marocchini ritenuti leader della protesta e li denuncia, saranno presto rimpatriati. Le due sezioni bruciate sono però ora inagibili e le donne vengono trasferite in altri centri. Il 20 agosto, sette algerini riescono a forzare le grate della finestra e a fuggire dal cie di Gradisca, altri due sono bloccati sui tetti dagli operatori di polizia. Il giorno dopo, il 21 agosto, inizia a Milano il processo contro i 14 imputati per la rivolta del 14 agosto. In aula, una delle donne nigeriane accusa l’ispettore capo di polizia del cie di averla molestata.
Il 26 agosto un gruppo di trattenuti è di nuovo bloccato a Gradisca durante un tentativo di fuga dai tetti. Due giorni prima uno dei trattenuti di Bari è riuscito a fuggire dopo essere stato ricoverato in ospedale. Il 29 agosto 19 reclusi riescono a fuggire dal Cie di Brindisi, che è stato recentemente riaperto insieme al Cie di Crotone. Ci erano stati trasferiti da Milano, dopo la rivolta del 14 agosto. Il due settembre è la volta di Roma, ma lo sciopero della fame al cie di Ponte Galeria dura soltanto un giorno. Il 4 settembre un altro tentativo di fuga è bloccato dai militari nel Cie di Bari. L’8 settembre, a Lamezia Terme, la polizia spara lacrimogeni davanti al Cie, dopo che sei detenuti erano riusciti a scavalcare la recinzione e a fuggire. Il 14 settembre a Milano fallisce un tentativo di fuga di una ventina di reclusi che vengono bloccati dalle forze dell’ordine. Stessa sorte accade il giorno dopo a Lamezia Terme, dove un gruppo di reclusi è stato scoperto mentre scavavano un buco nel muro.
Intanto si moltiplicano gli episodi di autolesionismo. A Milano un ragazzo si taglia sul collo con una lametta. A Roma due ragazzi marocchini si tagliano con delle lamette da barba le gambe e le braccia. E un peruviano beve della candeggina e ingoia due batterie. Il 20 settembre è di nuovo la volta di Gradisca. L’ennesima fuga fallisce nella notte. Il giorno dopo la polizia in tenuta antisommossa entra nelle camerate. Dodici persone finiscono all’ospedale.
In pillole:
8 agosto 2009
Entra in vigore il “pacchetto sicurezza” (legge 94/09): il limite del trattenimento nei Cie passa da due a sei mesi. La legge è applicata in modo retroattivo.
9 agosto 2009
Un centinaio degli immigrati detenuti al centro di identificazione e espulsione di Gradisca salgono sui tetti del Cie per protesta e danneggiano la struttura.
14 agosto 2009
Scontri a Milano tra forze di polizia e detenuti. Alcuni materassi messi a fuoco. 14 persone (5 donne e 9 uomini) vengono arrestate e processate per direttissima per resistenza a pubblico ufficiale, danneggiamenti e lesioni.
17 agosto 2009
Dopo una giornata di sciopero della fame, in due sezioni del Cie di Modena vengono messi a fuoco materassi e lenzuola per protesta.
21 agosto 2009
A Milano inizia il processo per la rivolta del Cie. In aula, una delle donne nigeriane accusa l’ispettore capo di polizia del Cie di molestie sessuali.
8 settembre 2009
Sei immigrati riescono a evadere dal Cie di Lamezia Terme. La polizia spara lacrimogeni per bloccare la protesta
21 settembre 2009
Rivolta al Cie di Gradisca dopo una perquisizione seguita a un fallito tentativo di fuga. Polizia e militari in tenuta antisommossa entrano nelle camerate. Una decina di feriti
Pestaggi al cie di Gradisca. Un video documenta le violenze
GRADISCA D'ISONZO (GORIZIA) - Finalmente cattivi. Qualcuno deve aver preso sul serio le parole del ministro Maroni. E le ha applicate alla lettera. Almeno a giudicare dal numero di ematomi che si possono contare sui corpi degli immigrati detenuti nel centro di identificazione e espulsione (Cie) di Gradisca d’Isonzo. Siamo in provincia di Gorizia, a due passi dalla frontiera slovena. I fatti risalgono a lunedì scorso, 21 settembre. Ma le prove sono arrivate soltanto ieri. Si tratta di un video girato di nascosto all'interno del Cie e diffuso su Youtube
ሊብያ፡ ዝተጠረዙ ስደተኛታት ቃሎም ይህቡ፡ “ ተቀጥቂጥና ናብ ሳሃራ ተሰጉግና”
ሮማ፡ ብ ወተሃደራት ኢጣልያ ተቐጥቂጦም’ዮም ናብ ሳሃራ ተጠሪዞም። ብ ወተሃደራውያን መራኽብ ኢጣልያ ናብ ሊብያ ዝተመልሱ ስደተኛታት፡ ካብቲ ኣሽሓት ኪሎሜትራት ካብ ትሪፖሊ ርሒቁ ኣብ ማእከል ምድረ-በዳ ዝተደኮነ ሸላታት ንመጀመርያ ግዜ ቃሎም ይህቡ። ብቴለፎነ ክንረኽቦም ክኢልና። 38 ሶማላውያን ኮይኖም ኩላቶም ደቂ-ተባዕትዮ’ዮም። እዚኦም ኣካል ናይታ ብ27 ነሓሰ 2009፡ 81 ሶማላውያን ጽዒና ካብ ትሪፖሊ ዝተበገሰት ጃልባ ኮይኖም፡ ድሕሪ ሰለስተ መዓልቲ ብኢጣልያውያን ዝተነጽጉ እሞ ብዕለት 30 ነሕሰ ንድሕሪት ዝተመልሱ’ዮም።24 September 2009
ابنته ذات الثمانية أشهر وزوجته في تورينو، ويخشى الترحيل
تورينو - في النهاية ستصبح هي الضحية: الطفلة الجميلة ذات الثمانية أشهر، والتي تدعى "ملك"، والذي يعني "ملاك" باللغة العربية. ولدت في تورينو، حيث كانت تعيش في سعادة حتى 30 أيلول/سبتمبر مع أمها وأبيها. ثم حدث أن قبضوا على الأب. حدث ذلك عند نقطة تفتيش عند الخروج من تورينو. فالأب لا يحمل تصريح إقامة وبالتالي فقد حملوه إلى مركز تحديد الهوية والترحيل بمدينة تورينو، حيث سرعان ما يتم ترحيله. اسمه "رفا"، وهو من خريبكة، عاصمة الهجرة المغربية بإيطاليا. عمره 35 سنة، يعيش في إيطاليا منذ أن كان صبياًّ عام 1997، أي منذ اثني عشر عاماً. تزوج في 2007 من "جي. أى"، وهي فتاة من الدار البيضاء (والتي طلبت منا عدم ذكر اسمها). ثم جائت ملك. طفلة بريئة تخشى الآن أن يفرقوها عن أبيها.
Video: Suffering of Refugees in Gaddafi's Libya
by Jonathan Miller's blog, posted on Septembe 23, 2009
An African love story
Adebe married her childhood sweetheart, Daniel, in Addis Ababa when she was 22. The trouble was, although Daniel was born in Ethiopia, he was of Eritrean stock, and when the two countries went to war, he was deported to Asmara, the Eritrean capital, where he was forced to join the army.
Tabassé par un soldat au centre d'expulsion de Turin
In Turin he has an 8-month-old daughter and a wife. But he’s at risk of repatriation
In the end, she will be the victim. A beautiful little girl of eight months. Her name is Mlek which in Arabic means Angel. She was born in Turin, where she lived happily until September 30 with her mom and dad. But then they took her father away. It happened at a checkpoint on a highway exit just outside Turin. The father has no residency permit, so he was taken to the Centre Identifications and Expulsions (CIE) in Turin, where he will soon be repatriated. His name is Raffa and he comes from Khouribga, the capital of Moroccan emigration towards Italy. He’s 35 years old, and has lived in Italy since he was a boy. He arrived in Turin in 1997, twelve years ago. In 2007 he married J.I., a girl from Casablanca (who has requested to remain anonymous). And then came Angel, Mlek. An innocent child who is at risk of being separated from her father.
22 September 2009
Reato di clandestinità: dubbi di incostituzionalità per i pm di Torino, Bologna e Agrigento
TORINO - Una questione di costituzionalità della norma sul reato di clandestinità è stata sollevata oggi davanti al giudice di pace di Torino nell'ambito di un procedimento che riguarda un egiziano, da due anni in Italia, che lavora come giardiniere. L'uomo, regolarmente sposato e padre di una bimba di 9 mesi, è stato denunciato in base dalla nuova legge dopo essersi presentato nei competenti uffici di polizia per ottenere, come gli era stato consigliato da alcuni operatori sociali, il permesso di soggiorno. Il procuratore capo Giancarlo Caselli spiega, poi, che la non manifesta infondatezza è stata ritenuta sulla base di una serie di argomenti che evidenziano la possibilità di violazione di alcuni articoli della Costituzione, in particolare il principio di uguaglianza (art. 3), la violazione dei diritti fondamentali dell'essere umano (art. 2) e il principio di legalità sotto il profilo della punibilità di condotte materiali ascrivibili alla volontà di un soggetto (art. 25).
Calais: evacuata la jungle. In manette 276 rifugiati
CALAIS - Maxi operazione di polizia all'alba del 22 settembre nei boschi di Calais, il porto francese sulla Manica da anni punto di transito per chi si trova costretto a imbarcarsi di nascosto appesi sotto i camion che qui si imbarcano per l'Inghilterra. Ogni anno transitano da qui migliaia di rifugiati politici. Soprattutto afghani, irakeni e eritrei. Molti di loro sono passati dall'Italia. Eritrei sbarcati a Lampedusa o afghani passati dalla Grecia e dai porti italiani dell'Adriatico. Tutti vittime della Convenzione Dublino, che li obbliga a chiedere asilo politico nel primo paese Ue dove sono state loro prese le impronte digitali.
Rivolta a Gradisca. Tensione e pestaggi dopo una tentata evasione.
GRADISCA - Ancora una rivolta nei centri di identificazione e espulsione. Ancora Gradisca d'Isonzo. Provincia di Gorizia. Ancora le notizie che arrivano sono poche e confuse. Ma si sa per certo che c'è stato un pestaggio. I feriti sono una quindicina. Alcuni sono stati portati in infermerie con il volto insanguinato. Alla base di tutto ci sarebbe stato un tentativo di fuga la notte del 20 settembre, a cui hanno preso parte una trentina di persone. I reclusi sono scesi dai tetti all'alba dopo la promessa della polizia di non fare rappresaglie. La tensione è di nuovo scoppiata nel pomeriggio, durante una perquisizione nelle celle. La rivolta è stata sedata con pestaggi e lancio di lacrimogeni. Ieri sera l'emergenza sembrava rientrata. Ma non sappiamo in che condizioni in cui si trovino i feriti. Soltanto un giorno prima c'era stato un pestaggio al Cie di BariOnu: "condizioni terribili" in Libia. Ma l'Italia continua a mentire
21 September 2009
Libia: il nuovo rapporto di Human Rights Watch
Dopo le nostre denunce, le critiche dell'Alto commissariato delle Nazioni Unite, della Chiesa, del Consiglio d'Europa e in misura più timida, della Commissione europea, dopo le denunce dell' Alto commissario per i diritti umani dell'Onu e di Amnesty International, dopo le interrogazioni parlamentari, le indagini aperte dalle procure di Agrigento e Siracusa, l'esposto alla Commissione europea presentato dall'Asgi e il ricorso depositato alla Corte europea da 24 respinti, adesso anche Human Rights Watch dice la sua. Con un rapporto uscito oggi. 91 interviste a rifugiati transitati dalla Libia, e una missione a Tripoli, per condannare, ancora una volta, i respingimenti verso la Libia come illegali. Ecco il comunicato stampa di Hrw. Il rapporto si può scaricare on line, in inglese.
Bari: pestaggio al Cie. Le foto dei detenuti manganellati
BARI - Presi a manganellate dai militari di guardia al centro di immigrazione e espulsione di Bari. Continuano le violenze nei Cie. Stavolta le vittime hanno un nome, di cui riportiamo solo le loro iniziali per sicurezza: K.B. e S.H. E ci sono anche delle foto, scattate col cellulare, che mostrano i segni delle manganellate sui corpi dei detenuti del Centro di Bari Palese. I fatti risalgono alla notte scorsa. Uno dei detenuti in preda alla disperazione inizia a tagliarsi le vene. I suoi compagni si svegliano, e chiamano aiuto a gran voce facendo un gran baccano. I militari arrivano subito, ma anziché capire cosa succede si scagliano addosso ai primi due che trovano a tiro. Uno dei testimoni ha raccontato a Macerie: "L’ho visto passare, era sulla barella. Sembrava gli fosse passato un tram addosso, proprio sulla faccia. Era in una condizione indescrivibile". Il ragazzo che si era tagliato invece è stato medicato e sta bene.
Lampedusa: 15 morti durante un soccorso nel 2008. Aperta un'inchiesta
MESSINA - Un errore nella manovra di abbordaggio da parte di una motonave della Guardia Costiera, complice il mare mosso, avrebbe causato la morte di una decina di persone durante un'operazione di salvataggio il 10 giugno 2008 nel Canale di Sicilia. La denuncia è contenuta in una lettera anonima, spedita alla Procura di Messina con tanto di foto scattate durante i soccorsi, probabilmente da uno dei marinai a bordo, e giunta alla redazione delle "Iene", che martedì 22 settembre mostreranno la loro inchiesta su Italia 1. Se confermato si tratterebbe di un fatto gravissimo. Anche perché a differenza delle stragi della Kater I Rades e della Minerva, in questo caso le morti sono state tenute nascoste per oltre un anno. Ma torniamo ai fatti. Cosa c'è scritto in quella lettera?Nella lettera anonima si racconta del salvataggio di una piccola barca con 27 emigranti a bordo. Una volta abbordata, la motonave della Guardia costiera Fiorillo Cp904 avrebbe calato la scaletta di banda lungo la murata della nave, una scala che non si dovrebbe mai usare nelle operazioni di soccorso. La scala prima avrebbe picchiato sulle teste dei migranti poi sulla loro barca facendola capovolgere, complice anche un mare forza 4. I migranti caduti in mare, tutti africani, non sapevano nuotare e annegarono. L'autore della lettera spiega che il comandante Pignatale, preso dal panico si sarebbe chiuso in cabina e fu il suo vice a farlo uscire. Solo dopo le altre 17 persone sarebbero state soccorse e portate a Malta.
E infatti le autorità maltesi hanno confermato l'arrivo, quel giorno, di 17 persone soccorse dagli italiani. Sempre a Malta, le "Iene" hanno intervistato 4 delle 17 persone sopravvissute: una in particolare riconosce nelle foto al nave e le persone e ci dice che tutto è accaduto il 10 giugno 2008 raccontando le cose per filo e per segno sono scritte nella lettera. Il comandante Pignatale, nel frattempo trasferito a Taranto, non ha voluto rilasciare dichiarazioni.
Il Comando generale delle Capitanerie di Porto lo difende. «Diciassette degli extra-comunitari che occupavano la piccola imbarcazione, con apparentemente 20 persone a bordo, rovesciatasi in prossimità della nostra unità - si legge in un comunicato diffuso dalla Guardia costiera - sono stati salvati da uomini dell'equipaggio i quali, a rischio della propria incolumità, si sono anche gettati in mare, e tre di loro sono stati proposti per riconoscimenti al valore». Il che è innegabile. Come è innegabile lo sforzo con cui gli uomini dela Guardia costiera italiana si sono prodigati salvando decine di migliaia di persone negli ultimi anni nel Canale di Sicilia. Ma tutto questo non cancella l'uccisione di quelle dieci persone.
E infatti è la stessa Guardia costiera a ammettere che sì, c'è "da tempo in corso un'indagine giudiziaria volta ad appurare la dinamica dei fatti e che tutti gli atti relativi sono stati posti a disposizione di tale Autorità". E adesso speriamo che sia fatta giustizia.
Per saperne di più:
Lampedusa, giallo su un'altra strage, Repubblica, 19 settembre 2009
Lampedusa tragica. 15 morti nascosti?, Liberazione, 20 settembre 2009
20 September 2009
Brevi dalla frontiera n°9
SCAFISTI MALTESI ERANO INDAGATI DA 18 MESI
PALERMO, 20 SET 2009 - I tre scafisti maltesi Joseph Scerri, 43 anni, Michael Aquilina, 36, e Kurt Buhagiar, 25, arrestati l'altra notte dall'equipaggio di una motovedetta della Guardia di Finanza dopo aver sbarcato 19 migranti lungo la costa ragusana erano sott'osservazione della polizia maltese da almeno 18 mesi. Vicino al molo di St. Paul Bay, nel Nord di Malta, gli investigatori hanno scoperto e poi sequestrato un furgone appartenente a Scerri con cui l'uomo potrebbe aver effettuato il trasporto degli extracomunitari fino alla baia da dove poi è partito il motoscafo con 4 motori da mille cavalli col suo carico umano verso la Sicilia. Gli investigatori maltesi hanno anche perquisito le case dei tre arrestati. Da tempo le forze dell'ordine dell'isola-Stato sospettavano che fosse ripreso il traffico di emigranti dai centri di accoglienza locali all'Italia.(ANSA)
PALERMO, 20 SET 2009 - I tre scafisti maltesi Joseph Scerri, 43 anni, Michael Aquilina, 36, e Kurt Buhagiar, 25, arrestati l'altra notte dall'equipaggio di una motovedetta della Guardia di Finanza dopo aver sbarcato 19 migranti lungo la costa ragusana erano sott'osservazione della polizia maltese da almeno 18 mesi. Vicino al molo di St. Paul Bay, nel Nord di Malta, gli investigatori hanno scoperto e poi sequestrato un furgone appartenente a Scerri con cui l'uomo potrebbe aver effettuato il trasporto degli extracomunitari fino alla baia da dove poi è partito il motoscafo con 4 motori da mille cavalli col suo carico umano verso la Sicilia. Gli investigatori maltesi hanno anche perquisito le case dei tre arrestati. Da tempo le forze dell'ordine dell'isola-Stato sospettavano che fosse ripreso il traffico di emigranti dai centri di accoglienza locali all'Italia.(ANSA)
19 September 2009
Al menos ocho muertos en el naufragio de una patera cerca de Perejil
ELPAÍS.com - Cádiz - 19/09/2009 - Una patera ha naufragado a primera hora de la mañana cerca del islote de Perejil, en aguas jurisdiccionales de Marruecos. Hasta el momento han sido localizados los cadáveres de ocho tripulantes, según han informado fuentes de la Delegación del Gobierno en Ceuta a EL PAÍS. Siete de las ocho víctimas son mujeres y hay alguna embarazada. En la embarcación viajaban unas 40 personas, de las que tan solo once han sido rescatadas con vida: cuatro mujeres y siete hombres.
Ipocrisia e diritti umani. L’Ue condanna l’Eritrea ma respinge i suoi esuli
17 September 2009
Aperte due inchieste sui respingimenti. Interrogazioni in parlamento
MILANO - "Siamo torturati mentalmente e fisicamente da anni, è terribile guardati intorno, non abbiamo futuro, ormai abbiamo perso la speranza". Ascoltate questo straordinario documento. È stato registrato dentro il campo di detenzione di Misratah, in Libia, dal giornalista Roman Herzog in un documentario che sarà presentato a Roma il 24 settembre. Era il novembre del 2008.
16 September 2009
Ecco perché i respingimenti sono illegali. Parla l'avvocato di 24 rifugiati respinti
ROMA – Ventiquattro rifugiati eritrei e somali hanno denunciato l’Italia alla Corte europea dei diritti umani di Strasburgo. A difenderli è l’avvocato Anton Giulio Lana, del foro di Roma. Il ricorso, già depositato, fa appello all'articolo 3 della “Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali”, che vieta la tortura e la riammissione in Paesi terzi dove esista un effettivo rischio di tortura e trattamenti inumani e degradanti; all'articolo 13, che stabilisce il diritto a un ricorso effettivo; e all'articolo 4 del quarto protocollo, che vieta espressamente le deportazioni collettive.
Il commissario Ue Barrot: rispettare principio di non respingimento
STRASBURGO – Un colpo al cerchio, un colpo alla botte. Con una mano l'Europa boccia le politiche italiane dei respingimenti, e con l'altra porta avanti il negoziato con la Libia. Ieri, nel dibattito sull'immigrazione al parlamento europeo, il Commissario per la Libertà, Giustizia e Sicurezza, Jacques Barrot, ha sottolineato la necessità di rispettare il “principio di non respingimento fissato dalla legislazione comunitaria nei confronti di chi vuole varcare le frontiere esterne dell'Ue”. Questo principio, ha spiegato Barrot, prevede che “i rinvii non avvengano verso Paesi dove le persone rischiano di essere soggette a trattamenti degradanti o inumani”. Così come occorre salvaguardare, ha aggiunto il commissario, la sicurezza di chi vuole chiedere asilo. “Questo dovere di protezione deve essere rispettato”, ha detto ancora Barrot. Il commissario Eu ha anche detto che la Commissione sta “studiando in modo accurato” la risposta ricevuta dall'Italia alla richiesta di chiarimenti inviata a luglio a proposito dei respingimenti di immigrati verso la Libia.
L'Onu insiste: i respingimenti sono illegali
ROMA - “Sappiamo benissimo che l'Italia è sempre stata in prima fila per salvare le vite. Il problema è che la politica del respingimento non consente alle persone di essere identificate: a tutti quelli che si trovano sullo stesso gommone viene esteso lo stesso provvedimento in maniera indiscriminata e collettiva. E questo è contrario all'ordinamento internazionale ma anche a quello nazionale”. Così Laura Boldrini, portavoce in Italia dell'Alto Commissariato Onu per i rifugiati - ai microfoni di Econews – ha risposto alla Farnesina che ha negato che le accuse del Commissario Onu per i Diritti umani Navi Pillay siano dirette all'Italia. “Se è vero che il respingimento è previsto dall' ordinamento italiano, è anche vero che è regolato da garanzie specifiche”, ha detto Boldrini. “La politica dei respingimenti bypassa queste garanzie, respingendo tutti. Questo va in rotta di collisione con l'art.33 della Convenzione di Ginevra sui rifugiati, che dice esattamente il contrario, cioè che il richiedente asilo non può essere respinto”.
Egyptian police kill two Eritreans at Israel border
ISMAILIA, Egypt, Sept 16 (Reuters) - Egyptian police shot dead two Eritrean migrants trying to cross into Israel on Wednesday, bringing to 14 the number of migrants killed in an upsurge of border violence since May, security forces said.
Sbarcati a Malta 70 profughi eritrei e somali salvati in alto mare
LA VALLETTA - Un gommone carico di profughi è stato intercettato ieri da un peschereccio maltese, 70 miglia a sud di Malta. A bordo c'erano 68 persone, tra cui 14 donne e 7 bambini, in maggioranza somali e eritrei. Il pattugliatore maltese P51, giunto sul posto, ha monitorato a distanza il gommone lungo il tragitto verso l'Italia, fin quando le condizioni meteo sono peggiorate, e il mare forza 6 si è reso innavigabile. A quel punto tutti i passeggeri sono stati presi a bordo e trasferiti al porto della Valletta, a Malta.
15 September 2009
Ecco che fine hanno fatto i respinti. Dopo 4 mesi, ancora in carcere
«Noi difendiamo l’Europa!»
FORTRESS EUROPE e AUDIO DOC
presentano
«Noi difendiamo l’Europa!»
Opposizione politica e lotta all’immigrazione in Libia
Un audio documentario di Roman Herzog
In 70 minuti di audio, la lotta all'immigrazione in Libia e l'opposizione politica al regime. Con le voci dei profughi, della polizia, e degli oppositori. Interamente registrato in Libia
presentano
«Noi difendiamo l’Europa!»
Opposizione politica e lotta all’immigrazione in Libia
Un audio documentario di Roman Herzog
In 70 minuti di audio, la lotta all'immigrazione in Libia e l'opposizione politica al regime. Con le voci dei profughi, della polizia, e degli oppositori. Interamente registrato in Libia
14 September 2009
Onu contro i respingimenti: violano diritto internazionale
GINEVRA, 14 SET 2009 – Buongiorno Onu. Dopo anni di assordante silenzio, Ginevra batte un colpo. Alla vigilia dell’apertura della dodicesima sessione del Consiglio dell'Onu dei diritti umani a Ginevra, l’alto commissario per i diritti umani Navi Pillay ha diffuso un testo in cui attacca duramente le politiche italiane dei respingimenti in Libia. “La pratica della detenzione dei migranti irregolari, della loro criminalizzazione e dei maltrattamenti nel contesto dei controlli delle frontiere deve cessare”, afferma senza mezzi termini. “Oggi - spiega Pillay - partendo dal presupposto che le imbarcazioni in difficoltà trasportano migranti, le navi le oltrepassano ignorando le suppliche d'aiuto, in violazione del diritto internazionale”. “In molti casi, le autorità respingono questi migranti e li lasciano affrontare stenti e pericoli, se non la morte, come se stessero respingendo barche cariche di rifiuti pericolosi”, sottolinea l'Alto commissario menzionando la situazione nel Mediterraneo, nel Golfo di Aden, nei Caraibi, nell'Oceano indiano ed in altri tratti di mare. Pillay critica anche le violazioni del diritto d’asilo. Gli immigrati sono “abbandonati e respinti senza verificare in modo adeguato se stanno fuggendo da persecuzioni, in violazione del diritto internazionale”.Brevi dalla frontiera n°8
DA MARTEDÌ ALLA CAMERA CONFRONTO SU LEGGE CITTADINANZA
Roma, 13 set 2009 - Si preannuncia un autunno molto caldo per la legge che modificherà le regole in materia di cittadinanza. Prima ancora della pausa estiva era stata già accesa la miccia della polemica per la presentazione, il 30 luglio, sul filo di lana, della proposta di legge bipartisan firmata da Andrea Sarubbi del Pd e dal parlamentare finiano del Pdl Fabio Granata. Una proposta che prevede la prevalenza dello ius soli sullo ius sanguninis (è italiano, pur se a certe condizioni, chi nasce nel nostro Paese da genitori stranieri) e il dimezzamento da 10 a 5 anni del tempo necessario ad ottenere lo status di cittadino italiano. Due ipotesi che la Lega ha immediatamente respinto con decisione: «la nostra posizione -spiega il capogruppo del Carroccio alla Camera Roberto Cota- è chiara, sempre la stessa e corrisponde a quello che ci chiede la gente che ha votato per noi e per questo governo». In altre parole e un 'nò allo ius soli «perchè non si può dare la cittadinanza a chi nasce per caso sul nostro territorio e perchè così attireremmo milioni di immigrati che non possiamo gestire». Ed è 'nò anche alla cittadinanza 'abbreviatà: «il termine attuale di dieci anni è più che ragionevole. La sinistra invece -sottolinea Cota- ha il progetto di sostituire il consenso che non ha più pescando in un nuovo bacino di voti». La commissione Affari costituzionali di Montecitorio riprenderà da martedì prossimo l'esame dei provvedimenti, e sarà il comitato ristretto a dover verificare per primo l'impatto che la proposta Sarubbi-Granata avrà sui lavori della commissione. Al momento sembra difficile, per non dire impossibile, giungere ad un testo unificato che possa contenere al suo interno le modifiche alla legge del 1992 portate all'attenzione del Parlamento dalla proposta bipartisan. (Pol-Fer/Zn/Adnkronos)
Roma, 13 set 2009 - Si preannuncia un autunno molto caldo per la legge che modificherà le regole in materia di cittadinanza. Prima ancora della pausa estiva era stata già accesa la miccia della polemica per la presentazione, il 30 luglio, sul filo di lana, della proposta di legge bipartisan firmata da Andrea Sarubbi del Pd e dal parlamentare finiano del Pdl Fabio Granata. Una proposta che prevede la prevalenza dello ius soli sullo ius sanguninis (è italiano, pur se a certe condizioni, chi nasce nel nostro Paese da genitori stranieri) e il dimezzamento da 10 a 5 anni del tempo necessario ad ottenere lo status di cittadino italiano. Due ipotesi che la Lega ha immediatamente respinto con decisione: «la nostra posizione -spiega il capogruppo del Carroccio alla Camera Roberto Cota- è chiara, sempre la stessa e corrisponde a quello che ci chiede la gente che ha votato per noi e per questo governo». In altre parole e un 'nò allo ius soli «perchè non si può dare la cittadinanza a chi nasce per caso sul nostro territorio e perchè così attireremmo milioni di immigrati che non possiamo gestire». Ed è 'nò anche alla cittadinanza 'abbreviatà: «il termine attuale di dieci anni è più che ragionevole. La sinistra invece -sottolinea Cota- ha il progetto di sostituire il consenso che non ha più pescando in un nuovo bacino di voti». La commissione Affari costituzionali di Montecitorio riprenderà da martedì prossimo l'esame dei provvedimenti, e sarà il comitato ristretto a dover verificare per primo l'impatto che la proposta Sarubbi-Granata avrà sui lavori della commissione. Al momento sembra difficile, per non dire impossibile, giungere ad un testo unificato che possa contenere al suo interno le modifiche alla legge del 1992 portate all'attenzione del Parlamento dalla proposta bipartisan. (Pol-Fer/Zn/Adnkronos)
Menzogne di Stato. L’Italia all’Ue: rifugiati tutelati nei respingimenti
BRUXELLES – Ormai le parole si sono vuotate di senso. Il potere è libero di dire tutto e il contrario di tutto. Così, secondo il governo italiano, i respingimenti in Libia sono “conformi al diritto comunitario ed alle convenzioni internazionali vigenti, con particolare riguardo alla tutela delle persone richiedenti asilo o protezione internazionale”. È quanto scritto in una nota trasmessa dall’Italia venerdì 11 settembre alla Commissione europea, che lo scorso 15 luglio aveva chiesto chiarimenti sui respingimenti, secondo quanto riportato dall’Ansa. Ma come “conformi al diritto”? Più di 1.200 persone sono state respinte senza nessuna identificazione, in modo collettivo, senza permettere di presentare richiesta d'asilo politico e tantomeno di poter fare ricorso presso un giudice. E sono state respinte in Libia, scaricate a colpi di remi al porto di Tripoli, chiuse in un carro bestiame e trasportate in sovraffollati centri di detenzione, dove è documentata la pratica di torture e trattamenti inumani e degradanti. Che fine ha fatto l'articolo 4 del quarto protocollo della “Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali”, che vieta espressamente le deportazioni collettive? E l'articolo 3 della stessa Convenzione, che vieta tortura e trattamenti inumani e degradanti, oltre che la riammissione in paesi terzi dove esista un effettivo rischio di tortura? E l'articolo 13, che stabilisce il diritto a un ricorso effettivo? E che fine ha fatto la Bossi-Fini?10 September 2009
Egypt police kill 4 migrants at Israeli border
09.09.09 - Egyptian police shot dead four African migrants as they tried to slip across the sensitive Sinai desert border into Israel on Wednesday, security sources said. The shootings were believed to be the deadliest single border incident involving primarily African migrants, and came days before Egyptian and Israeli leaders are due to hold political talks in Cairo.
Torino: pestaggio al Cie. Si parla di una fuga, i detenuti smentiscono
TORINO - Dopo Lamezia Torino. Notte movimentata ieri al centro di identificazione e espulsione di Corso Brunelleschi. Una quindicina di detenuti si sono scontrati con i militari di guardia al centro. Un alpino della Taurinense si è pure preso un pugno in faccia da un immigrato che stava trattenendo. Gli scontri si sarebbero verificati durante il trasferimento dalla sala medica alle celle. Ma la dinamica non è affatto chiara. La versione ufficiale parla di un tentativo di fuga di una quindicina di detenuti. Ma dai detenuti del Cie arriva una versione diversa. E cioè che la fuga sia una montatura messa in scena per giustificare il pestaggio di un gruppo di detenuti avvenuto dopo l'estenuante attesa della terapia, gli insulti e i maltrattamenti. Ecco la testimonianza raccolta da Macerie. Intanto, la Croce Rossa di Torino ha incassato la "piena solidarietà" della Cgil per l’episodio dell’occupazione, martedì scorso, della sede torinese da parte di una quindicina di anarchici che contestavano la gestione della Croce rossa dei Cie di Torino, Roma e Milano. E con le loro ragioni. Leggetevi il volantino distribuito dagli anarchici durante l'occupazione. Si intitola "La Guantanamo di Bossi"
Lampedusa: dall'11 al 19 settembre convegni, festival e una manifestazione
LAMPEDUSA - Nell'isola divenuta simbolo della frontiera italiana e delle violazioni dei diritti fondamentali di emigranti e rifugiati, sta per iniziare una intensa settimana di mobilitazioni. Si parte con un convegno di due giorni nel week-end dell'11 e 12 settembre: "La frontiera del diritto. I diritti della frontiera", organizzato da Magistratura democratica, Medel, e Movimento per la giustizia - art. 3. A metà settimana poi apre i battenti la prima edizione del festival di film e video delle migrazioni e del recupero della storia orale “L’incontro con l’Altro”, organizzato da Recosol (Rete comuni solidali), Askavusa e Asgi, che avrà luogo dal 15 al 18 settembre sull'isola. On line trovate l'elenco delle opere selezionate. E poi, per concludere, ci sarà una manifestazione contro i respingimenti e le stragi in mare, il 19 settembre, promossa da Psimm – Società Italiana Medicina delle Migrazioni, Rete antirazzista catanese, ANLAIDS Sicilia e Asgi.Per saperne di più:
La frontiera del diritto. I diritti della frontiera, convegno, Lampedusa, 11-12 settembre 2009
L’incontro con l’Altro, festival, Lampedusa 15-18 settembre 2009
Lampedusa Porta d'Europa, manifestazione, Lampedusa, 19 settembre 2009
Mai più. Viareggio ricorda i 73 eritrei lasciati morire al largo di Lampedusa
LUCCA - Ieri sera Viareggio ha ricordato i 73 eritrei lasciati morire nel Canale di Sicilia dopo tre settimane alla deriva. Circa duecento persone si sono ritrovate nel giardino della chiesetta di uno dei primi preti operai, Sirio Politi (morto nel 1988), lungo i canali della Darsena. Un campo della pace, al centro del quale era sistemata una barchetta di ferro con sopra 73 candele accese, strette strette una accanto all’altra. La musica accompagnava la lettura di un articolo di Ezio Mauro con la storia di Titi, l’unica ragazza sopravvissuta. Poi ci sono state letture bibliche e testimonianze. La mia, e quella di un prete italo-eritreo, don Pietro, figlio di un italiano emigrato in Eritrea a inizio Novecento in cerca di fortuna. Ogni tre minuti il silenzio era interrotto da tre rintocchi di campana. E per ogni rintocco veniva spenta una candela. E man mano che il numero delle candele accese diminuiva, ognuno dentro di sé chiedeva fuoco per riaccenderle. Chiedeva vita da opporre alla morte. Alla morte ingiusta e insensata di 73 giovani vite, portate via nel fiore della giovinezza. Più tardi ci siamo recati sul molo. E abbiamo consegnato al mare un fiore ciascuno, dopo una preghiera funebre in Ge’ez, l’antica lingua sacra utilizzata nelle liturgie religiose in Eritrea. A una delle organizzatrici, Donatella Turri, della Caritas di Lucca, abbiamo chiesto di raccontare il senso di questa iniziativa. Ecco le sue parole. Le foto invece sono di Andrea Ruberti.
"Sono morti in 73.
Volevano migrare verso di noi.
Dice che nessuno li ha visti, mentre il mare se li prendeva.
Noi ci siamo ritrovati, il 9 settembre, davanti al mare, che da noi si chiama Viareggio, attorno ai loro nomi che non conosciamo per tre poverissimi motivi.
Volevamo fare memoria di loro, di 73 vite che sono state spente e che sono testimoni di molte, innumerevoli altre vite che hanno avuto una fine gemella, nel maledetto canale di Lampedusa.
Era solo un gesto, per restituire a queste persone la dignità di una memoria che le celebri, ne ricordi i nomi, ne onori i corpi colpevolmente lasciati morire.
Volevamo rimanere svegli, ora che è notte, che non ci si scandalizza più, che non si pensa sia inaccettabile. Perché queste morti hanno dei colpevoli e questi colpevoli sono le leggi e le abitudini di inospitalità che abbiamo scelto ci governino.
Volevamo, poi, suonare una voce, adesso che è così semplice sapere che cosa dire, eppure rimaniamo zitti, tutti, lo stesso. Dire che no, noi non lasciamo che sia, ci sarà ancora domani un segno qualunque di dissenso, di disubbidienza da questo tacito lasciare fare.
Nelle Scritture Sacre, nelle Tradizioni dei popoli, quando si benedice e quando si maledice davvero, definitivamente, è sempre per tre volte.
Noi abbiamo i nostri 3 buoni motivi per fare sì che trovarsi sia la promessa dannata che facciamo alle nostre vite sempre così acquietate e quiescenti: mai più. mai più. mai più"
In questa notte che ci circonda chiediamo a tutti i nostri lettori in giro per l’Italia di organizzare iniziative simili. Di fare memoria delle vittime della frontiera. Per dare loro un nome. Per non farle morire due volte consegnandole all’oblio. E per resistere alla nostra morte. Una morte lenta e silenziosa. Che è quella dell’imbarbarimento civile e umano di questa società.
08 September 2009
Soccorsi o respinti? 43 eritrei salvati dai libici, presto in carcere
TRIPOLI - È stato localizzato a circa 40 miglia dalla Libia e soccorso da una motovedetta libica il barcone in difficoltà, di cui da ieri si cercavano le tracce. Ne aveva dato notizia il sito in tigrino Assenna riportando l'sos ricevuto da un eritreo residente in Norvegia. Ne aveva dato notizia l'Arci, che aveva informato la Guardia costiera di una telefonata giunta al numero verde dell'associazione da parte di un eritreo che aveva il fratello a bordo del gommone. A bordo dell'unità soccorsa vi sarebbero 43 migranti, tra cui 10 donne, una delle quali incinta e un bambino, e non 150 come riferito in un primo momento dall'Arci, né 90 come riferito dal sito Assenna. Fonti locali riferiscono all'Ansa che la barca si trovava in gravi difficoltà ed era in balia della mareggiata. L'arrivo nel porto di Tripoli è previsto in serata. Ad attendere i passeggeri, sul molo, ci saranno i camion container della polizia libica. Presumibilmente già da stanotte saranno rinchiusi in cella. E in un secondo momento trasferiti a Misratah. Proprio come è successo agli eritrei respinti dall'Italia il primo luglio e ancora oggi detenuti nel campo dedicato agli eritrei.Sos: 90 eritrei in difficoltà al largo della Libia
ROMA - Un'imbarcazione con 90 eritrei a bordo si trova in difficoltà sulla rotta tra la Libia e l'Italia, dopo quattro giorni in mare. L'sos è stato lanciato ieri pomeriggio, 7 settembre, dal sito eritreo in lingua tigrigna Assenna. Ieri sera alcuni amici eritrei ci hanno segnalato la notizia. L'allarme è scattato quando uno dei passeggeri ha allertato un parente in Norvegia telefonando dal telefono satellitare. Stanotte alle 00:33 abbiamo avvisato la Capitaneria di porto di Lampedusa. La redazione di Assenna ci ha comunque confermato di aver fornito alle autorità italiane il numero di telefono del satellitare a bordo dell'imbarcazione. E effettivamente oggi le autorità libiche hanno tratto in salvo una barca semiaffondata a circa 40 miglia dalla Libia. A bordo però c'erano 43 passeggeri, tra cui dieci donne (una incinta) e un bambino, e non 90. Per ora non si capisce se si tratta dello stesso mezzo o di un altro. Magari quello segnalato nelle stesse ore alla Guardia costiera dall'Arci, che però aveva ricevuto un sos in cui si parlava di 150 passeggeri a bordo.
Lamezia Terme: fuga dal Cie. La polizia spara lacrimogeni
LAMEZIA TERME (CATANZARO) - Sei immigrati sono riusciti a scappare nella serata di ieri dal Centro identificazione ed espulsione (Cie) di Lamezia Terme, a Catanzaro, dove erano detenuti perché sprovvisti di documenti di soggiorno. Non si conosce la loro nazionalità, ma pare che fossero tutti originari del Maghreb. I sei sono riusciti a scavalcare l'alta rete di recinzione esterna del centro. Gli agenti in servizio di vigilanza, per evitare che anche altri potessero seguirli, hanno lanciato alcuni lacrimogeni. Sul posto sono poi intervenute diverse pattuglie di polizia e carabinieri che poco dopo hanno bloccato tre dei sei fuggitivi mentre si aggiravano nelle campagne di Lamezia. L'evasione di Lamezia segue quella di Brindisi della scorsa settimana, e quelle di Gradisca e Bari. Segno che la tensione nei Cie continua a essere alta
06 September 2009
Salina doc festival 2009
Dal 20 al 27 settembre, con il sostegno di Associazione Salina-Isola Verde, A.N.F.E e Comuni di Leni, Malfa e Santa Marina, si tiene a Salina (Isole Eolie) la III edizione del SalinaDocFest, dedicata al documentario narrativo in area mediterranea.
Ideato e diretto da Giovanna Taviani, il SalinaDocFest - arricchito da un percorso itinerante volto ad esaltare anche il patrimonio ambientale ed enogastronamico dell'isola - è ormai l'appuntamento culturale più atteso dell’arcipelago eoliano, protagonista della storia del cinema italiano sin dagli anni Quaranta, quando Alliata, Maraini e Moncada fondavano la “Panaria Film”, casa storica di produzione dedicata proprio al documentario e set di tanti film importanti: da Stromboli all’Avventura, da Vulcano a Kaos, dal Postino a Caro diario.
Il concorso internazionale - la cui giuria è presieduta da Irene Bignardi - ha come tema IL MIO PAESE: GLI INVISIBILI. Dal mondo del lavoro, alla realtà sociale contemporanea, dai flussi migratori alle tradizioni locali, la parola d’ordine è “dare visibilità agli invisibili”: una scommessa che questo piccolo festival lancia a tutto il cinema italiano, portando in primo piano un genere narrativo che, pur raccontando le più importanti emergenze sociali del nostro paese, è condannato a una sorta di clandestinità.
Molti gli ospiti previsti in questa nuova edizione: Nicola Piovani, che parteciperà all'inaugurazione della manifestazione il 20 settembre, Lidia Ravera, che il 22 aprirà il workshop dedicato a Neorealismo tra cinema e letteratura con un intervento intitolato Che fine ha fatto la realtà? e Marco Bellocchio, che il 24, nella serata dedicata a Sguardi sul nuovo cinema italiano: tra fiction e non fiction, presenzierà alla proiezione di Vincere, il suo ultimo film.
Il 25 settembre, per la sezione Reperti di memoria, il festival renderà omaggio ai sessant’anni di Stromboli, Terra di Dio di Roberto Rossellini con una proiezione sull’isola di Stromboli, alla presenza di Renzo Rossellini e dei protagonisti isolani che parteciparono alle riprese
del film.
Completano la manifestazione le giornate di Documentiamoci, dedicate ai più importanti documentari italiani degli ultimi anni, e il gemellaggio con la Mostra Internacional de Cinema de São Paulo, con una Finestra Brasile.
Il 26 settembre sarà inaugurato a Malfa il nuovo Museo dell'immigrazione, con Memorie del futuro: il recupero della memoria documentata, un convegno curato dall'Associazione Nazionale Famiglie Emigranti.
Il comitato artistico del festival, composto da Paolo e Vittorio Taviani, Romano Luperini e Bruno Torri, consegnerà il Premio speciale “Dal testo allo schermo” allo scrittore e giornalista pakistano Mohsin Hamid, autore de Il fondamentalista riluttante (Einaudi). La cerimonia, seguita da un incontro con l'autore, si terrà a bordo del Liberty Tug, lo storico rimorchiatore restaurato dalla "Fondazione Palazzo Intelliggente" di Guido Agnello, che ogni sera, dalle 24 in poi sarà la location del dopofestival.
Al programma cinematografico si affianca, per la prima volta, uno spazio dedicato alla fotografia, con il 1° Concorso di Fotografia Documentaria a tema ambientale dal titolo “Obiettivo Ambiente”, un'occasione per celebrare le Isole Eolie come uno dei simboli del patrimonio dell'Unesco. Gli scatti selezionati saranno presenti anche all'interno della piattaforma di sharing "YouImpact" (http://www.lifegate.it).
Ideato e diretto da Giovanna Taviani, il SalinaDocFest - arricchito da un percorso itinerante volto ad esaltare anche il patrimonio ambientale ed enogastronamico dell'isola - è ormai l'appuntamento culturale più atteso dell’arcipelago eoliano, protagonista della storia del cinema italiano sin dagli anni Quaranta, quando Alliata, Maraini e Moncada fondavano la “Panaria Film”, casa storica di produzione dedicata proprio al documentario e set di tanti film importanti: da Stromboli all’Avventura, da Vulcano a Kaos, dal Postino a Caro diario.
Il concorso internazionale - la cui giuria è presieduta da Irene Bignardi - ha come tema IL MIO PAESE: GLI INVISIBILI. Dal mondo del lavoro, alla realtà sociale contemporanea, dai flussi migratori alle tradizioni locali, la parola d’ordine è “dare visibilità agli invisibili”: una scommessa che questo piccolo festival lancia a tutto il cinema italiano, portando in primo piano un genere narrativo che, pur raccontando le più importanti emergenze sociali del nostro paese, è condannato a una sorta di clandestinità.
Molti gli ospiti previsti in questa nuova edizione: Nicola Piovani, che parteciperà all'inaugurazione della manifestazione il 20 settembre, Lidia Ravera, che il 22 aprirà il workshop dedicato a Neorealismo tra cinema e letteratura con un intervento intitolato Che fine ha fatto la realtà? e Marco Bellocchio, che il 24, nella serata dedicata a Sguardi sul nuovo cinema italiano: tra fiction e non fiction, presenzierà alla proiezione di Vincere, il suo ultimo film.
Il 25 settembre, per la sezione Reperti di memoria, il festival renderà omaggio ai sessant’anni di Stromboli, Terra di Dio di Roberto Rossellini con una proiezione sull’isola di Stromboli, alla presenza di Renzo Rossellini e dei protagonisti isolani che parteciparono alle riprese
del film.
Completano la manifestazione le giornate di Documentiamoci, dedicate ai più importanti documentari italiani degli ultimi anni, e il gemellaggio con la Mostra Internacional de Cinema de São Paulo, con una Finestra Brasile.
Il 26 settembre sarà inaugurato a Malfa il nuovo Museo dell'immigrazione, con Memorie del futuro: il recupero della memoria documentata, un convegno curato dall'Associazione Nazionale Famiglie Emigranti.
Il comitato artistico del festival, composto da Paolo e Vittorio Taviani, Romano Luperini e Bruno Torri, consegnerà il Premio speciale “Dal testo allo schermo” allo scrittore e giornalista pakistano Mohsin Hamid, autore de Il fondamentalista riluttante (Einaudi). La cerimonia, seguita da un incontro con l'autore, si terrà a bordo del Liberty Tug, lo storico rimorchiatore restaurato dalla "Fondazione Palazzo Intelliggente" di Guido Agnello, che ogni sera, dalle 24 in poi sarà la location del dopofestival.
Al programma cinematografico si affianca, per la prima volta, uno spazio dedicato alla fotografia, con il 1° Concorso di Fotografia Documentaria a tema ambientale dal titolo “Obiettivo Ambiente”, un'occasione per celebrare le Isole Eolie come uno dei simboli del patrimonio dell'Unesco. Gli scatti selezionati saranno presenti anche all'interno della piattaforma di sharing "YouImpact" (http://www.lifegate.it).
Per ulteriori informazioni www.salinadocfest.org
Presa diretta: speciale respingimenti
l'intervista di Gabriele Del Grande a Presa Diretta, guarda la puntata on line
Da quando sono cominciati i respingimenti in mare sono stati finora oltre 1.200 gli uomini e le donne che le autorità italiane hanno riconsegnato alla Libia. Eppure di tutti questi respingimenti non abbiamo mai visto neanche un’immagine: nessun telegiornale italiano, nè pubblico nè privato ha potuto documentare che cosa sia successo. PRESADIRETTA per la prima volta è riuscita ad alzare il velo sul primo respingimento, quello fatto nei giorni 6 e 7 maggio dalla motonave BOVIENZO della guardia di finanza insieme ad altre due unità della capitaneria di porto . In esclusiva la RAI manderà in onda le foto scattate da Enrico Dagnino l’unico giornalista che si trovava a bordo della BOVIENZO e che ha assistito al primo respingimento dal momento in cui è stato avvistato il gommone carico di migranti fino a quando sono stati letteralmente “buttati” sui pontili del porto di Tripoli.
Brevi dalla frontiera n°7
LECCE, FERMATI 17 AFGANI APPENA SBARCATI NEL SALENTO
Lecce, 6 set 2009 - I carabinieri della Compagnia di Tricase, in provincia di Lecce, hanno rintracciato un gruppo di 17 cittadini afgani appena sbarcati sulla costa italiana in località San Gregorio, nel capo di Leuca, approdati in mattinata. Alcuni di loro indossavano abiti umidi, mentre gli altri si erano già cambiati e avevano conservato gli abiti bagnati in alcuni borsoni. Condotti in caserma sono stati rifocillati e fatti visitare da personale sanitario che ne ha accertato il sostanziale buono stato di salute. Tutti sono sprovvisti di documenti. Sono in corso le operazioni di identificazione, circa la metà sono minorenni. Non vi sono donne. (Pas/Pn/Adnkronos)
Lecce, 6 set 2009 - I carabinieri della Compagnia di Tricase, in provincia di Lecce, hanno rintracciato un gruppo di 17 cittadini afgani appena sbarcati sulla costa italiana in località San Gregorio, nel capo di Leuca, approdati in mattinata. Alcuni di loro indossavano abiti umidi, mentre gli altri si erano già cambiati e avevano conservato gli abiti bagnati in alcuni borsoni. Condotti in caserma sono stati rifocillati e fatti visitare da personale sanitario che ne ha accertato il sostanziale buono stato di salute. Tutti sono sprovvisti di documenti. Sono in corso le operazioni di identificazione, circa la metà sono minorenni. Non vi sono donne. (Pas/Pn/Adnkronos)
05 September 2009
Sangue a Milano: un detenuto a Corelli si taglia la gola
Riceviamo da Macerie e segnaliamo
"Questa mattina un recluso appena arrivato a Corelli si è tagliato la gola. Non sappiamo in che condizioni sia in questo momento. Conosciamo un po’ la sua storia, però. Già “trattentuto” nel Cie per due mesi all’inizio dell’estate, era stato rilasciato giusto un mese fa - evitando di pochissimi giorni l’entrata in vigore delle norme del Pacchetto Sicurezza . Un mese di libertà, per quanto si possa definire “libertà” la vita di chi è senza documenti in un mondo dove tutti gli altri ce l’hanno. Un mese da braccato, insomma, tanto che l’altro giorno è incappato in un controllo e si è ritrovato di nuovo rinchiuso dentro al Centro: questa volta, però, il giudice gli ha spiegato che sarebbe potuto rimanere prigioniero per 6 mesi".
Ascolta la testimonianza di un suo compagno di cella
04 September 2009
Agosto 2009
ROMA - Sono almeno 104 le vittime dell'emigrazione lungo le frontiere europee documentate nel mese di agosto dall'osservatorio Fortress Europe. Il dato si basa sulle notizie riportate dalla stampa internazionale. Nella classifica delle frontiere più insanguinate, il Canale di Sicilia continua a vantare un triste primato. Oltre ai 73 eritrei dispersi nei 23 giorni alla deriva da cui si sono tratti in salvo soltanto in cinque, nell'ultima settimana di agosto sono stati rinvenuti altri tre cadaveri tra Malta e Linosa, mentre un cittadino tunisino è dato disperso al largo di Pantelleria. Nei primi otto mesi del 2009 i morti registrati nel tratto di mare tra l'Egitto, la Libia, la Tunisia, Malta e Lampedusa sono 418, per 373 dei quali non è stato mai recuperata la salma delle vittime.. Un dato preoccupante se comparato con quello dello scorso anno. Se infatti le vittime documentate dall'osservatorio Fortress Europe sulla rotta per Malta e l'Italia, erano state 1.274 nei dodici mesi del 2008, il numero degli arrivi è però diminuito del 60%. Dall'1 gennaio al 19 agosto, secondo i dati del Viminale, ci sono stati infatti 7.567 arrivi, contro i 17.585 dello stesso periodo del 2008. Diecimila in meno. Vittime anche lungo le altre frontiere del Mediterraneo. In Grecia, un naufragio al largo dell'isola di Kos ha fatto cinque vittime, due corpi sono stati recuperati, altri tre sono dati per dispersi. In Spagna, la cronaca degli sbarchi del mese di agosto registra due vittime, una alle Canarie e l'atra a Cartagena, in Andalucia. Sei rifugiati somali sono invece stati uccisi dalla polizia libica nel campo di detenzione per immigrati senza documenti di Ganfuda, vicino Bengasi, durante gli scontri seguiti a un tentativo di evasione di massa, lo scorso 9 agosto.Gradisca: ancora regime di massima sicurezza al Cie. Fallita altra fuga
GRADISCA D'ISONZO (GORIZIA) - È ancora massima allerta al centro di identificazione e espulsione di Gradisca d'Isonzo, in provincia di Gorizia. Due giorni fa sei trattenuti della zona rossa sono stati fermati dai militari di guardia al centro mentre erano già saliti sul tetto, nella notte, dalle camerate, pronti a fuggire. Un metodo di evasione già rodato in passato, il 20 agosto, quando 7 reclusi, tre tunisini e quattro algerini, riuscirono a scappare all'alba allargando con dei ferri le sbarre alle finestre delle celle. Altri due algerini, che stavano tentando di scappare attraverso i tetti della struttura, furono bloccati in quell'occasione dalle forze dell'ordine. Anche questa volta i fuggiaschi sono stati bloccati dai militari, e in questo momento si trovano ancora in isolamento. Ce lo hanno confermato i loro compagni di cella, che ci hanno raggiunto telefonicamente.. E in isolamento si trovano anche tutti gli altri trattenuti, in gran parte tunisini, marocchini e algerini. La maggior parte di loro è detenuta da oltre due mesi.Ingoia lametta, la polizia lo mena. Tensione al Cie di Roma
ROMA - Sale la tensione al Centro di identificazione e espulsione di Ponte Galeria a Roma. Dopo uno sciopero della fame che ha coinvolto una cinquantina degli immigrati detenuti, che due sere fa hanno rifiutato il cibo per protesta, ieri si è registrato l'ennesimo caso di autolesionismo. Un trattenuto tunisino - che ci ha chiesto di mantenere l'anonimato – dopo aver ricevuto la notifica della proroga di altri 60 giorni del trattenimento per l'identificazione e espulsione, dopo due mesi già trascorsi nel Cie, ha reagito con un gesto di protesta estrema. I suoi compagni di cella raccontano: si è bevuto due bottiglie di shampoo e poi ha ingoiato una lametta da rasoio. Lui conferma tutto. È ancora sotto shock. Lo hanno portato d'urgenza in infermeria per salvarlo. Ma subito dopo la visita sarebbe stato malmenato da un agente di polizia. Al centro di identificazione e espulsione è arrivato da Venezia, dove ha scontato una pena di sei mesi di carcere per non aver ottemperato all'ordine di allontanamento dal territorio italiano. Non è il solo a mettere a rischio la vita come gesto estremo di protesta.Cie Bari: in quattro tentano la fuga. Un arresto
BARI - Nuovo tentativo di fuga dai centri di identificazione e espulsione. Dopo Gradisca, è la volta del Cie di Bari Palese, dove questa mattina all'alba quattro detenuti sono stati bloccati dai militari che presidiano la struttura, quando già erano saliti sui tetti dei blocchi per evadere. Uno dei quattro, un tunisino di 25 anni è stato arrestato con gravi accuse. I capi d'imputazione sono resistenza, violenza e lesioni a pubblico ufficiale. Avrebbe infatti lanciato dal tetto una bottiglia d'acqua in faccia a uno dei militari, il quale avrebbe riportato un taglio alla guancia. Sale così a tre il numero dei trattenuti arrestati a Bari. Gli altri due erano stati messi dentro dopo un altra tentata evasione, lo scorso 17 agosto.
Immigration day al Milano Film Festival
NAGA e MILANO FILM FESTIVAL
invitano a
IMMIGRATION DAY
Milano, Teatro del Verme, 15 settembre 2009

Teatro dal Verme - Via San Giovanni sul Muro, 2 – MM1 Cairoli - ingresso libero
invitano a
IMMIGRATION DAY
Milano, Teatro del Verme, 15 settembre 2009

Teatro dal Verme - Via San Giovanni sul Muro, 2 – MM1 Cairoli - ingresso libero
Programma
10.30 - Inaugurazione della giornata
11.00 – Documentario e cortometraggi. Proiezione aperta alle scuole superiori
14.30 - Apertura del pomeriggio e interventi
15 –18 Documentari e cortometraggi da Israele (sottotitoli in inglese), Spagna (sottotitoli in italiano) e Italia
18.30 - Tavola rotonda: intervengono Gabriele Del Grande (Fortress Europe), Ouissal Mejri (Yalla - Vita), Pietro Massarotto (Naga) Elena Parasiliti (Terre di Mezzo). Modera Massimo Rebotti (Diario)
Proiezioni speciali per le comunità straniere durante tutta la durata del festival
![]() | Malta Radio Manuel Menchòn 15 settembre, ore 16.30, Teatro Dal Verme | ![]() | Haplitim (Refugees) Shai Carmeli Polak 15 settembre, ore 11.00, Teatro Dal Verme |
![]() | Les oubliés de Cassis Sonia Kichah 15 settembre, ore 15.00, Teatro Dal Verme | ![]() | Storie Migranti T.Traoré, A.Fahmi, A.M.Preda, O.Petriu, F.Lucan, S.Gassma 15 settembre, ore 18.30, Teatro Dal Verme |
03 September 2009
Un grido da Ganfuda: "Venite a vedere come ci fanno morire"
BENGASI – “La comunità internazionale deve sapere. Siamo pronti a morire. Da ieri abbiamo iniziato uno sciopero della fame. Abbiamo paura. Questi ci ammazzano. Meglio tornare. Meglio tornare nel nostro paese, fanculo la guerra, in Somalia almeno eravamo liberi. Qua dentro stiamo tutti impazzendo. Nessun essere umano potrebbe tollerare quello che sta accadendo qui. La comunità internazionale deve sapere”. Dopo aver pubblicato le foto delle torture inflitte dalla polizia libica ai rifugiati somali arrestati sulla rotta per l’Italia e detenuti a Ganfuda, vicino Bengasi, siamo riusciti a raggiungere telefonicamente uno di loro. Questo è il suo drammatico racconto. Alle sue parole non rimane niente da aggiungere. 02 September 2009
Devueltos al infierno: 15 fotos prueban la masacre de somalíes en Bengasi
Ahora tenemos las pruebas. Son quince fotos en baja definición sacadas con un teléfono celular que se les escaparon a la policía libia con la velocidad de un mms. Son retratos de hombres heridos con armas blancas. Se trata de ciudadanos somalíes detenidos en la cárcel de Ganfuda, en Bengasi, arrestados en la ruta que conduce desde el desierto libio directamente a Lampedusa. Se ven las cicatrices en los brazos, las heridas aún abiertas en las piernas, las gasas en la espalda, los cortes en la cabeza. La ropa aún está manchada de sangre. El pasado 11 de agosto, cuando el sitio Shabelle en lengua somalí, mencionó una matanza cometida por la policía libia en Bengasi, el embajador libio en Mogadiscio, Ciise Rabiic Canshuur, desmintió enseguida la noticia. Esta vez, sin embargo, resultará más difícil desmentir estas fotos.
Paleologo: inutile appellarsi all'accordo di Amato. Respingimenti privi di basi legali
di Fulvio Vassallo Paleologo, Università di Palermo
Dopo l’ultimo respingimento collettivo di 75 rifugiati somali verso Tripoli, Maroni continua a sostenere che i respingimenti non costituirebbero altro che l'attuazione di un accordo firmato dall'allora ministro dell'Interno, Giuliano Amato, con il governo di centrosinistra. Basta leggere il testo dell’accordo firmato a Tripoli da Amato nel dicembre del 2007 ed il protocollo operativo allegato firmato dal capo della polizia Manganelli per verificare, documenti alla mano, che nulla di quanto commesso illecitamente dalle unità militari italiane in occasione dei respingimenti in Libia di migranti intercettati in acque internazionali trova una base giuridica nelle clausole degli accordi del 2007. Il Protocollo in questione non fa infatti riferimento alla riconsegna di migranti imbarcati su unità italiane con il trasbordo su unità libiche, o addirittura con l’ingresso in un porto libico (come avvenuto il 7 ed 8 maggio scorso), e anzi richiama espressamente come limite invalicabile il rispetto dei diritti fondamentali della persona sanciti dalle Convenzioni internazionali.
In 15 foto le prove del massacro dei somali a Benghazi
ROMA – Adesso abbiamo le prove. Sono quindici foto in bassa definizione. Scattate con un telefono cellulare e sfuggite alla censura della polizia libica con la velocità di un mms. Ritraggono uomini feriti da armi di taglio. Sono cittadini somali detenuti nel carcere di Ganfuda, a Bengasi, arrestati lungo la rotta che dal deserto libico porta dritto a Lampedusa. Si vedono le cicatrici sulle braccia, le ferite ancora aperte sulle gambe, le garze sulla schiena, e i tagli sulla testa. I vestiti sono ancora macchiati di sangue. E dire che lo scorso 11 agosto, quando il sito in lingua somala Shabelle aveva parlato per primo di una strage commessa dalla polizia libica a Bengasi, l'ambasciatore libico a Mogadiscio, Ciise Rabiic Canshuur, aveva prontamente smentito la notizia. Stavolta, smentire queste foto sarà un po' più difficile.
01 September 2009
In 15 pictures the evidence of tortures against refugees in Libya
ROME – Finally we gathered photographic evidence of the Benghazi massacre. Fifteen pictures in low definition, taken by a cell phone in order to overcome Libyan censorship. They show a group of men injured by knife. They are Somali refugees kept in the detention centre for undocumented migrants of Ganfuda, near Benghazi, after having been arrested along the route which leads from the Libyan desert straight to Lampedusa. You can see the scars on their arms, the wounds still open on their legs, the bandages on their back and on their head. Clothes are still stained with blood. On 11th August, when the Somali website Shabelle released the news of a massacre committed by the Libyan police in Benghazi, the Libyan ambassador in Mogadishu, Rabiic Canshuur, denied the report. This time, it will be a bit more difficult to deny these photos.
Egypt police kill African at border, wound another
ISMAILIA, Egypt, Sept 1 (Reuters) - Egyptian police shot and killed an African migrant near the border with Israel on Tuesday, seriously wounded a women he was travelling with and arrested eleven others, medical and security sources said.
Subscribe to:
Comments (Atom)




