31 August 2011

المنطقة الرمادية هي نحن


انظروا إلى هذه الصور. هذا ما يراه كل صباح مئات الأشخاص بين تثاؤبٍ وآخر عندما يفتحوا مصاريع نوافذهم، أو في المساء من الشرفة عندما يقومون بتدخين سيجارة. شرفة كتلك التي قمت بزيارتها، في الطابق السادس لإحدى المباني في شارع سانتا ماريا مدزاريلُّو، في تورينو. ما يمكن رؤيته هو مركز تحديد الهوية والترحيل الخاص بالمدينة. منذ الأول من نيسان/أبريل لا تستطيع الصحافة الدخول. ولكن لم تكن هناك حاجة للرقابة لمنع الصمت. فاللامبالاة تفعل أكثر من ذلك بكثير. هذا الشعور الذي يجعل مئات المواطنين يعرضون عن هذا، ويرفضون أن تطل نوافذ منازلهم على قفصٍ حديدي كبير، حيث يتم احتجاز عشرات الرجال والنساء في الأسر، مثل الحيوانات في حديقة الحيوان، وذلك بتهمة حمل وثيقة غير سارية. يكفي فقط النظر باهتمام أكثر قليلاً للإطلاع على كافة التفاصيل. توزيع العقاقير النفسية، الحرائق، إحداث الإصابات الذاتية، غارات الفجر لأخذ المحتجزين وترحيلهم، أعمال الشغب، محاولات الهرب، الاعتدائات بالضرب. ولكن الناس يفضلون الابتعاد. ومن ثم يجول بخاطري بريمو ليفي والمنطقة الرمادية التي تضم الغارقين والناجين. المنطقة الرمادية هي نحن.

La zone grise, nous y sommes


Regardez ces images. C'est ce que voient chaque matin des centaines de personnes en train de bailler, alors qu'ils ouvrent les volets de leurs fenêtres, ou le soir sur leur balcon alors qu’ils fument une cigarette. Un balcon comme celui d’où j’ai pris ces images. Au sixième étage d'un immeuble de la rue Santa Maria Mazzarello, à Turin, en Italie. Ce que l’on voit c’est le centre d'identification et d'expulsion (CIE) de la ville de Turin. Depuis le 1er avril, la presse ne peut plus y entrer. Mais la censure n’était pas nécessaire pour imposer le silence. L'indifférence est bien plus efficace. L'indifférence, ce sentiment pour quoi des centaines de citoyens ordinaires décident de tourner la tête de l’autre côté. Pour ne pas voir que les fenêtres de leur appartement donnent sur une grande cage en fer où des dizaines d'hommes et de femmes sont gardés en captivité, comme des animaux dans un zoo, coupables d'avoir un document expiré. Il suffirait de regarder avec un peu plus d'attention pour y voir les détails. La distribution des médicaments psychotropes, les incendies, les tentatives de suicide, les raids à l'aube pour emmener les détenus de poids en vue d’une expulsion, les émeutes, les tentatives d’évasion, les coups. Mais les gens préfèrent se retourner de l’autre côté. Et alors je pense à un écrivain italien, Primo Levi, et à la zone grise dans son livre, Les Naufragés et les rescapés. La zone grise, nous y sommes.

We are the gray area


Look at these images. This is what hundreds of people see every day, while yawing and opening the shutters to their windows, or in the evening, smoking a cigarette on the balcony. A balcony like the one from which I shot these, on the sixth floor of a building in Via Santa Maria Mazzarello, in Turin, Italy. What you see is the Centre for Identification and Expulsion (CIE) of the city. From April 1st the press is not allowed inside. But there was no need for censorship to impose silence. Indifference is much more effective. That sentiment by which hundreds of common citizens decide to look the other way. To not see that one’s own windows look onto a large iron cage where dozens and dozens of men and women are kept in captivity, like animals in a zoo, guilty of having an expired document. You’d only have to look with a bit more attention to see all the details. The distribution of psychotropic drugs, the fires, the self-harm, the blitzes at dawn to forcefully take away the prisoners in order to expel them, the riots, the escape attempts, the beatings. But people prefer to turn way. And so I think about Primo Levi ad the gray area of The Drowned and the Saved. We are the gray area.

The gray area is Italy, country of the disinterested. The third element between victims and executioners, which gives body to both. Italy, the country that doesn’t want to know, that looks the other way, that remains spectator without taking responsibility. Today, like back then.

translated by Camilla Gamba

La zona grigia siamo noi

Guardate queste immagini. È quello che vedono ogni mattina centinaia di persone tra uno sbadiglio e l'altro mentre aprono le persiane delle proprie finestre, oppure la sera fumandosi una sigaretta affacciati al balcone. Un balcone come quello da cui le ho girate, al sesto piano di un palazzo in via Santa Maria Mazzarello, a Torino. Quello che si vede è il centro di identificazione e espulsione (Cie) della città. Dal primo aprile la stampa non può più entrare. Ma non c'era bisogno della censura per imporre il silenzio. Fa molto di più l'indifferenza. Quel sentimento per cui centinaia di comuni cittadini, decidono di voltarsi dall'altra parte. Di non vedere che le finestre di casa propria si affacciano su una grande gabbia di ferro dove decine e decine di uomini e donne sono tenuti in cattività, come animali allo zoo, rei di avere un documento scaduto. Basterebbe guardare con un po' più di attenzione per vedere tutti i particolari. La distribuzione degli psicofarmaci, gli incendi, l'autolesionismo, i blitz all'alba per portare via di peso i reclusi da espellere, le sommosse, i tentativi di fuga, i pestaggi. Ma la gente preferisce girarsi dall'altra parte. E allora mi viene in mente Primo Levi e la zona grigia de I sommersi e i salvati. La zona grigia siamo noi.


La zona grigia è l'Italia degli indifferenti. Il terzo elemento tra vittime e carnefici, che dà corpo agli uni e alle altre. L'Italia che non vuole sapere, che si volta dall'altra parte, che rimane spettatrice senza assumersi le proprie responsabilità. Oggi come allora.

30 August 2011

Un assassino al Cie di Ponte Galeria

È l'inverno del 1993 e per le strade di Milano si combatte una guerra tra bande per il controllo del mercato della droga. Protagonisti di questa nuova stagione di violenza sono gruppi di sbandati tunisini. Gente che vive ai margini della società, spesso in condizioni disagiate, ai quali fino a poco tempo prima quel mercato era inaccessibile. Il 3 novembre un tunisino di 24 anni viene ritrovato in una pozza di sangue con una coltellata sotto il cuore in un campo di via Caio Mario, dove dormiva in un carrello per il trasporto di cavalli. Un mese dopo, il 17 dicembre, un altro tunisino viene trovato senza vita in un appartamento al secondo piano di via Morgantini. Il movente dei due omicidi è lo stesso: regolamento di conti tra bande di spacciatori. Gli inquirenti passano al setaccio la zona. E nel giro di qualche settimana arrestano due ragazzi. Due tunisini, di 23 e 27 anni. Saranno entrambi condannati per omicidio. Diciotto anni dopo, un signore di 45 anni nasconde i suoi documenti in un borsone nel magazzino del centro di identificazione e espulsione di Roma, perché nessuno li veda. E si presenta ai suoi compagni sotto mentite spoglie. Ha paura che lo riconoscano. È l'assassino di via Morgantini.

29 August 2011

Tentata fuga al Cie di Brindisi, in 6 tornano liberi

Erano le 16:30 di ieri quando 45 dei reclusi del centro di identificazione e espulsione (Cie) di Restinco, a Brindisi, hanno tentato la fuga sfondando il cancello che separa il Cie dal centro di accoglienza dei richiedenti asilo (Cara). Immediatamente però, è scattato l'intervento delle forze armate di guardia al Cie che hanno bloccato la fuga del gruppo, con l'eccezione di sei persone che sono invece riuscite a allontanarsi e a fare perdere le proprie tracce, come riporta la cronaca locale di Repubblica.

Sequestro di Stato al Cie di Milo (Trapani)

Il cie di Milo a Trapani
Oggi Helmi entra nel suo ventiquattresimo giorno dall'inizio del sequestro. In un paese civile la sua storia sarebbe un'onta per le istituzioni e per la magistratura. Ma non in Italia, dove ormai ci scivola addosso tutto, anche un sequestro di Stato. Helmi è un ragazzo di 26 anni. Viene da Mahdia, in Tunisia. In Italia è arrivato il primo febbraio 2011, a bordo di una barca soccorsa dalla nostra guardia costiera al largo di Lampedusa dove vagava da tre giorni alla deriva con sei ragazzi a bordo. Da allora non ha più rivisto il mare. Né una piazza, una casa, un volto amico, una donna, dei bambini. Helmi infatti è stato privato della libertà subito dopo il suo arrivo. Da Lampedusa l'hanno trasferito al centro di identificazione e espulsione di Torino. Lì si è fatto cinque mesi e venticinque giorni di reclusione, fino a quando, a fine luglio, l'hanno trasferito a Palermo per essere espulso. Ma in aeroporto qualcosa è andato storto, il console ha rifiutato di identificarlo perché secondo gli accordi con il ministro dell'Interno Maroni i tunisini sbarcati prima del 5 aprile hanno diritto a un permesso umanitario di sei mesi. Così l'hanno riportato in un Cie, stavolta a Milo, Trapani. E qui è iniziato il suo dramma con la burocrazia italiana. Dallo scorso 5 agosto infatti, Helmi è tecnicamente sequestrato dallo Stato italiano. Perché è vero che la nuova legge prevede un limite massimo di 18 mesi di detenzione nei Cie, ma allo stesso tempo impone ai giudici di pace di prorogare ogni due mesi l'ordine di trattenimento. Bene a Trapani nessun giudice ha mai prorogato il trattenimento di Helmi. L'avvocato che lo segue ha presentato un'istanza per chiedere l'immediato rilascio. Se la legge in Italia valesse ancora qualcosa, qualche dirigente andrebbe incontro a un processo penale per sequestro di persona. Ma ancora una volta prevale la cultura del respingimento. Che oltre a respingere qualche centinaio di ragazzi tunisini partiti all'avventura, ha finito per respingere sempre più lontano la cultura del diritto.

Aggiornamento 2 settembre 2011
Helmi è stato finalmente rilasciato dopo circa un mese di ingiusta detenzione. Ha un foglio di via valido cinque giorni, presto sarà di nuovo illegale. E rischierà in qualsiasi momento di finire di nuovo in un Cie per altri 18 mesi per un banale controllo di identità. Per ora resta nascosto a casa di un cugino in una città del sud Italia. 

25 August 2011

Sangue in via Corelli, ricoverati 5 reclusi del Cie

Cie Milano, foto di Simona Granati
Quando Munir ha fatto la corda, i compagni di cella gli sono saltati addosso e gli hanno impedito anche solo di appenderla. Quindi i più grandi si sono messi a parlargli. Con il tono di un fratello maggiore. Come si fa a un ragazzo di 22 anni che ha deciso di uccidersi per porre fine alla propria sofferenza. Perché Munir non ne può più del ferro. Prima la galera, poi il Cie. Vuole viversi la libertà dei suoi vent'anni e non vuole assolutamente rientrare in un paese, il Marocco, che non è più il suo. Sì perché Munir in Italia ci vive da quando era un bambino. A Milano ci sono suo padre, sua madre e tutta la famiglia. L'Italia è il suo paese. Ma l'Italia ha deciso di espellerlo. Perché il suo è un corpo in eccesso, un corpo improduttivo e macchiato per sempre dalla colpa. Roba di poco. Sei mesi di carcere per un po' di fumo che gli trovarono addosso durante un controllo d'identità. Quanto basta per perdere a vita il diritto a un permesso di soggiorno. Al centro di identificazione e espulsione di via Corelli, a Milano, ce lo hanno portato direttamente dopo il carcere, un mese fa. La notte di lunedì scorso aveva deciso di farla finita. Quando gli hanno impedito di impiccarsi, sembrava che gli fosse passata. E invece no. Le due ambulanze sono arrivate alle sei del mattino. E l'hanno portato via insieme a altri quattro tunisini in un bagno di sangue.

24 August 2011

Cie Bologna: protesta al femminile, 3 donne picchiate


Donne in rivolta al centro di identificazione e espulsione (Cie) di via Mattei, a Bologna. Protestano contro la nuova legge che ha esteso a 18 mesi il limite massimo della detenzione nei Cie. La protesta sarebbe iniziata da uno sciopero della fame indetto all'ora di pranzo, quando un gruppo di nigeriane avrebbe rifiutato il cibo chiedendo la libertà. Per reprimere le proteste - pare che siano anche stati incendiati dei materassi - una quindicina di agenti delle forze dell'ordine hanno fatto irruzione nell'area femminile del Cie. Negli scontri sarebbero rimaste ferite tre recluse. Una ragazza marocchina, colpita da una manganellata alla mano, una cinese colpita alla gamba, e una nigeriana che sarebbe quella ad aver ricevuto più percosse. La cinese e la marocchina sono state medicate in infermeria. Mentre la ragazza nigeriana, Suzan, è stata portata via dal Cie. Non si capisce ancora se l'hanno trasferita in ospedale per un ricovero o se invece l'abbiano portata in questura per l'arresto. Alle tre del pomeriggio, quando abbiamo avuto la notizia, le ragazze del Cie erano ancora sotto shock per l'aggressione fisica effettuata ai loro danni dagli agenti, e gridavano chiedendo aiuto. La Misericordia di Modena, che gestisce il Cie di Bologna, ha smentito che vi siano state violenze. Tuttavia non sarebbe la prima volta che agenti delle forze dell'ordine alzano il manganello contro le recluse. Era già successo al Cie di Roma, e avevamo pubblicato su Fortress Europe le foto degli ematomi sul corpo di una reclusa tunisina. Comunque che al femminile del Cie di Bologna la tensione stava salendo lo si era capito da un pezzo, almeno dallo scorso 20 luglio, quando le ragazze avevano bruciato l'area dove erano recluse. Già il 23 luglio la parlamentare Zampa e l'avvocato Ballerini, dopo aver visitato il Cie, avevano esposto i problemi delle ragazze recluse. Ma la goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata l'approvazione della legge sui rimpatri. Tra le recluse del Cie di Bologna infatti ben 6 hanno già ricevuto la proroga a 8 mesi.

Cie Milo: le fughe, il pestaggio e i lacrimogeni

Il Cie di Milo a Trapani
Succede ogni notte. Il copione è sempre lo stesso. I reclusi si lanciano in massa contro i cancelli della gabbia, la polizia carica, e nel caos che ne segue, i più agili tentano la fuga scavalcando le recinzioni di ferro e il muro di cinta. A due mesi dalla sua inaugurazione, il centro di identificazione e espulsione (Cie) di Milo, a Trapani, continua a essere teatro di proteste e tentate evasioni. L'ultima volta è accaduto lunedì scorso, 22 agosto 2011, intorno all'una di notte. Due detenuti tunisini sono riusciti a arrivare fino all'ultima recinzione e a buttarsi dall'altra parte del muro di cinta. Mentre nella gabbia le forze dell'ordine in tenuta antisommossa tentavano di raffreddare gli animi sparando l'acqua dell'idrante sui rivoltosi. Dei due fuggitivi però, soltanto uno sarebbe riuscito a dileguarsi, mentre l'altro sarebbe rimasto bloccato sotto il muro con una gamba fratturata, prontamente ripreso dalle forze dell'ordine, medicato e riportato al Cie. Due giorni fa era successa la stessa cosa. Con la differenza che a fuggire c'erano riusciti in cinque. La rivolta e la fuga sempre più spesso sembrano le uniche vie d'uscita rimaste ai reclusi, in un Cie, quello di Milo, dove la tensione con le forze dell'ordine è sempre più alta.

Tornano i respingimenti! 102 ricondotti in Tunisia

Nel silenzio generale della stampa, i respingimenti in mare sono ricominciati.Stavolta però verso la Tunisia. Il primo di cui abbiamo notizia è stato effettuato lo scorso 21 agosto e per poco non c'è scappato il morto. Quel giorno una motovedetta della Guardia di Finanza, ha intercettato nel Canale di Sicilia una barca con 110 passeggeri, tutti tunisini, tutti harraga, e anziché portarli a terra per i soccorsi, ha girato l'sos a una motovedetta tunisina chiedendo che se li venissero a riprendere. Quindi li ha presi a bordo e li ha trasbordati sulla nave della marina militare italiana Borsini, che a sua volta li ha riportati in acque maltesi dove li attendeva una imbarcazione delle autorità tunisine. Durante il trasbordo però sulla nave tunisina però qualcuno ha pensato di fare un gesto estremo per evitare il rimpatrio.

23 August 2011

Ancora rivolta a Pozzallo: 54 reclusi in fuga, 13 arresti

Il centro d'accoglienza di Pozzallo dopo la rivolta
Foto tratta da Il Clandestino
Dopo le violente proteste degli egiziani del mese scorso, è di nuovo rivolta al centro di prima accoglienza di Pozzallo, a Ragusa, trasformato di fatto da mesi in un centro di identificazione e espulsione. Stavolta però a ribellarsi sono stati i 104 tunisini reclusi nel centro. La sommossa è esplosa intorno alle tre del mattino, la notte tra domenica e lunedì scorso. A incendiare gli animi è stata la voce sempre più insistente di un imminente rimpatrio per tutti. Prima un gruppo di reclusi ha simulato una rissa per una brandina per distrarre l'attenzione del personale di guardia. Dopodiché, armati di ferri e calcinacci, ottenuti smontando i letti e spaccando gli intonaci del muro, una cinquantina di ragazzi si sono lanciati contro la porta principale, fronteggiando compatti le forze dell'ordine. Mentre un secondo gruppo tentava di sfondare l'uscita secondaria del vecchio hangar dove si trovavano reclusi. Un'azione preparata nei minimi dettagli, che ha riportato in libertà 54 tunisini, al prezzo del lieve ferimento di 5 agenti delle forze dell'ordine - 3 poliziotti, 1 carabiniere e 1 finanziere - e di ingenti i danni procurati alla struttura di accoglienza, da mesi utilizzata illegalmente come centro di detenzione.

Protesta al cpa di Cagliari, 2 ragazzi algerini in fuga

Notte di proteste al centro di prima accoglienza (Cpa) di Cagliari. Per evitare il rimpatrio, intorno alle due di questa mattina, due reclusi algerini hanno bevuto due bustine monodose di shampoo e sono quindi stati ricoverati a seguito degli improvvisi malori accusati, all'ospedale di Cagliari. Durante i controlli medici però sono riusciti a dileguarsi e a fare perdere le loro tracce. Saputo della riuscita del piano, altri tre reclusi hanno ripetuto l'operazione alle quattro del mattino, bevendo anche loro dello shampoo. Ma stavolta le autorità hanno bloccato il ricovero, disponendo che i controlli medici venissero effettuati all'interno della struttura. Al diniego del ricovero, i circa 60 reclusi si sono accalcati sulle porte del centro di accoglienza tentando di sfondarle, ma sono stati respinti dall'intervento delle forze dell'ordine. Si tratta di circa 60 ragazzi tra algerini e tunisini, compresi alcuni minorenni, intercettati su due imbarcazioni al largo di Capo Teulada, a sud di Cagliari, lo scorso 14 agosto e da allora reclusi senza convalida del giudice di pace, dunque di fatto sequestrati dallo Stato italiano, nel centro di prima accoglienza di Cagliari, all'interno dell'area militare dell'aeroporto di Cagliari-Elmas. Al momento sembrerebbe essere tornata la calma nel cpa. 

22 August 2011

Ricostruzione di un'espulsione svizzera


Quella che vedete è la ricostruzione di un rimpatrio forzato in Svizzera. Si tratta di una docufiction realizzata sulla base di testimonianze di persone che sono state espulse e di funzionari che hanno partecipato alle operazioni di rimpatrio forzato. Ma anche sui materiali di addestramento della polizia di frontiera svizzera, che prevedono 4 livelli di intervento a seconda della resistenza opposta dalla persona da espellere. Il livello 4 è il più brutale. Talmente brutale che il 17 marzo del 2010 il nigeriano Joseph Ndukaku Chiakwa è morto d'infarto mentre lo stavano legando alla sedia per portarlo su un aereo charter con cui dovevano partire altri 16 nigeriani da espellere. Joseph Chiakwa non è stato l'unica vittima delle espulsioni dalla Svizzera. Prima di lui, il 3 marzo del 1999 a morire fu il palestinese Khaled Abuzarif, soffocato. E ancora il primo maggio 2001 fu Samson Chukwu a morire anche lui soffocato mentre la polizia tentava di legarlo come un animale.
Perché questa è l'immagine che restituiscono queste pratiche. Non si vedono più uomini tra i loro simili. Si vedono alcuni uomini che trattano un loro simile come se fosse un animale, lo umiliano, lo dominano, lo legano, lo violentano. E mentre lo fanno ci accorgiamo che gli animali sono loro, quelli in divisa. E che l'uomo è l'altro. Quello che ha voluto viaggiare, spinto dalla più antica e nobile qualità dell'essere umano. La spirito della ricerca, la ricerca di se stesso nell'altro, la ricerca della libertà e dell'avventura.
Per maggiori informazioni rimandiamo al sito dei produttori del video, augenauf, dove potete trovare materiale completo e aggiornato, in tedesco e inglese, sulla situazione svizzera.

20 August 2011

Cie Torino: sciopero della fame dopo la rivolta

I reclusi sui tetti dell'area bianca del Cie di Torino, Foto di Macerie
Il giorno dopo la rivolta al centro di identificazione e espulsione di Torino, i reclusi indicono lo sciopero della fame. Questa sera nell'area bianca e nell'area blu i detenuti hanno rifiutato la cena e alcuni di loro sono saliti sui tetti dell'area bianca per protesta, mostrando delle magliette bianche con su scritto a pennarello: "Libertà per tutti", mentre fuori dal Cie, in corso Brunelleschi, un gruppo di solidali faceva una battitura sui lampioni della strada. La protesta arriva all'indomani della sommossa che per tutta la notte ha messo a ferro e fuoco il Cie di Torino. Tutto è cominciato intorno all'una di notte, dopo che due tunisini dell'area bianca giacevano a terra feriti, uno dopo aver tentato di impiccarsi e l'altro dopo essersi tagliato. Nonostante le forti proteste dei compagni di cella, le ambulanze tardavano ad arrivare con i soccorsi. E alla fine la gabbia si è riempita di polizia e militari in tenuta antisommossa, mentre in alcune sezioni del centro venivano dati alle fiamme per protesta dei materassi. Secondo tre testimoni oculari con cui abbiamo parlato, la polizia sarebbe entrata nell'area bianca utilizzando oltre ai manganelli anche cani antidroga e spray urticanti. Nel confronto alcuni reclusi sarebbero stati picchiati e i due che si sentivano male portati in isolamento nell'ospedaletto del Cie. Tutto questo mentre dall'area blu un gruppetto tentava, non riuscendoci, di darsi alla fuga approfittando del caos. Durante la sommossa sarebbero stati danneggiati finestre, tubi e arredi della mensa dell'area bianca. I due feriti, nel pomeriggio di oggi sono stati riportati nella gabbia dell'area bianca. E hanno raccontato ai loro compagni di essere stati spogliati nudi per la perquisizione nei locali della polizia questa notte, e di essere quindi stati picchiati con i manganelli e bagnati con l'acqua. Intanto la questura di Torino - forse per distogliere l'attenzione dalla rivolta - ha diffuso la notizia del ritrovamento di piccoli quantitativi di hashish in alcune palline da tennis rinvenute all'interno del cortile. Eppure nessuno si è mai scandalizzato in questura per la somministrazione sistematica di psicofarmaci ai reclusi, senza nessun controllo medico.

Rivolta al Cie di Modena, 3 reclusi riescono a fuggire

Due sommosse in due giorni. Tre reclusi in fuga, ventimila euro di danni, e un numero imprecisato di contusi tra i rivoltosi e le forze dell'ordine. Questo il bilancio delle ultime 48 ore al centro di identificazione e espulsione di Modena, in via La Marmora. La tecnica ormai è rodata e ha portato nei mesi scorsi a rocambolesche fughe dal Cie emiliano. Non più sui tetti a piccoli gruppi, ma in massa contro la cancellata principale della gabbia. Per tornare in libertà i reclusi sono disposti a scontrarsi con i loro carcerieri, a maggior ragione con la nuova legge che ha esteso da 6 a 18 mesi il limite del trattenimento nei Cie. A differenza delle notizie allarmiste diffuse dall'ente gestore, la Misericordia di Modena, a tentare il tutto per tutto non sono scafati galeotti, ma piuttosto ragazzini partiti all'avventura e ritrovatisi dopo Lampedusa con la prospettiva di farsi 18 mesi in gabbia senza aver commesso reati, oppure italiani tra virgolette, ovvero quarantenni e cinquantenni che nel nostro paese ci vivono da una vita e che qui hanno casa, famiglia e qualche volta pure i figli, ma che hanno i documenti scaduti. La questura di Modena comunque non sembra stare a guardare e sta organizzando il rinforzo del personale di guardia della struttura, probabilmente con un reparto mobile della polizia di Bologna. Intanto dal Cie, dove a differenza di tutti gli altri Cie d'Italia i detenuti non possono usare i cellulare, è comunque trapelata la notizia dei pestaggi avvenuti in seguito alle due rivolte. Di seguito, la notizia sulla stampa locale.

19 August 2011

Dispersi in mare 2 tunisini. Nuova rivolta a Pantelleria

Ancora un dramma sulla rotta per Lampedusa. Due i dispersi. Si tratta di due ragazzi tunisini. Erano caduti in acqua insieme a altri tre passeggeri di un'imbarcazione partita dalla Tunisia con 111 persone a bordo, proprio mentre avevano incrociato sulla loro rotta un peschereccio tunisino che ha prestato loro immediati soccorsi riuscendo però a soccorrere soltanto tre dei cinque uomini in mare. Intanto a Pantelleria è di nuovo rivolta. I tunisini reclusi nella caserma Barone, hanno di nuovo bruciato i materassi nella struttura già devastata dalle fiamme dei giorni scorsi. Dopo l'incendio si sono quindi recati nel centro del paese, dove hanno manifestato pacificamente chiedendo una sistemazione migliore e la possibilità di poter telefonare ai propri familiari in Tunisia. Di seguito la notizia sulle agenzie stampa.

18 August 2011

Egitto: due uomini uccisi dalla polizia di frontiera nel Sinai

Non si ferma la guerra contro gli emigranti lungo la frontiera tra Egitto e Israele. Altri due ragazzi sudanesi sono stati abbattuti a colpi di arma da fuoco dalla polizia di frontiera egiziana. Si tratta di Abdel Rahman Basheer, classe 1988, e di un secondo ragazzo che non aveva documenti di identita' addosso. Dall'inizio del 2011 circa 3.000 persone sono riuscite a entrare in Israele passando dal Sinai. La rotta e' aperta dal 2006 ed e' divenuta via via piu' battuta man mano che la rotta libica verso l'Italia si chiudeva, negli anni dei respingimenti, tra il 2009 e il 2010. Qui potete leggere i miei reportage su questa rotta. Di seguito invece i dettagli degli ennesimi e impuniti omicidi nel Sinai.

17 August 2011

Via dalla Tunisia. Biglietto di sola andata


Dopo la rivoluzione che ha portato alla fine del regime di Ben Ali, più di 22.000 tunisini si sono imbarcati per Lampedusa. France 24 ha seguito i preparativi della partenza di alcuni harraga. Tra Tataouine e Zarzis. Un reportage di David Thomson e Khalil Bechir. In inglese.

Pantelleria: rivolta nel centro d'accoglienza

Ancora rivolta al centro di accoglienza di Pantelleria. Ieri un gruppo di tunisini, reclusi da giorni nella caserma Baroné, ha dato alle fiamme materassi e suppellettili devastando la struttura. Chiedevano la libertà E alla fine della protesta una decina di loro se la sono presa. Soltanto 80 dei 90 tunisini reclusi nella caserma infatti risultavano ancora presenti dopo il rogo. Anche se c'è da aspettarsi che si ripresentino ai cancelli ben presto, visto che da Pantelleria non si va molto lontano. Si tratta di persone accusate di viaggio.Ovvero di ragazzi tunisini arrivati a Pantelleria senza passaporto e da settimane detenuti illegalmente, sin dal loro sbarco a terra. La caserma Baroné infatti non è un carcere, nè un centro di identificazione e espulsione. E la loro privazione della libertà non è stata convalidata da nessun giudice, come invece prevede la legge - e la Costituzione - in questi casi. Sulla questione si è espresso anche il sindaco di Pantelleria, Fabrizio D'Ancona, che ha chiesto la chiusura della caserma perché inagibile. Si tratta della terza rivolta in un mese, dopo le proteste avvenute nello stesso centro a metà luglio e a inizio agosto. Come già era successo nei mesi precedenti anche a Lampedusa.

16 August 2011

What will become of the refugees from the war in Libya?


The year 2008 was a record year for landings from Libya. Thirty thousand people arrived in Lampedusa in the space of twelve months. Then came the rejections in 2009 and zero landings the following year. Now, with the outbreak of war in Libya, the crossings have started up again with the same intensity as before. The difference being that this time the tension in reception centers is skyrocketing. Italy’s Interior Minister Roberto Maroni has decided that the refugees will be deported. And from Bari to Crotone, from Trapani to Mineo, we have witnessed protests, riots, clashes and arrests. So it's time to clarify the matter. Who are these people coming over? What has changed since 2008? And what will happen to the refugees from the war in Libya?

Che cosa sarà dei profughi della guerra di Libia?


Il 2008 fu l'anno record degli sbarchi dalla Libia. A Lampedusa arrivarono 30mila persone in dodici mesi. Poi fu la volta dei respingimenti nel 2009 e degli sbarchi zero l'anno successivo. Ora, con l'esplosione della guerra in Libia le traversate sono riprese con la stessa intensità di prima. Ma con la differenza che questa volta nei centri di accoglienza la tensione è alle stelle. Maroni ha deciso che i profughi saranno espulsi. E da Bari a Crotone, da Trapani a Mineo, abbiamo assistito a proteste, rivolte, scontri e arresti. E allora è arrivato il momento di fare chiarezza. Chi sono le persone che stanno arrivando? Che cosa è cambiato dal 2008? E che cosa sarà dei profughi della guerra di Libia?

14 August 2011

Marettimo: 3 ragazzi tunisini dispersi in mare

Ancora tre vittime sulla rotta per l'Italia. Si tratta di tre ragazzi tunisini finiti in mare dopo che il gommone su cui viaggiavano in sei si è capovolto al largo dell'isola di Marettimo. Di seguito i dettagli sulle agenzie stampa.

13 August 2011

Trapani: morto un nigeriano al centro d'accoglienza

Sarebbe morto d'infarto il giovane nigeriano deceduto la mattina di giovedì scorso nel centro d'accoglienza per richiedenti asilo (Cara) di Salinagrande, a Trapani. Si chiamava Cinoso Evans, detto Computer per le sue abilità informatiche. E non era un numero, il 3507 che gli avevano assegnato al centro d'accoglienza di Mineo (Catania) da dove era stato appena trasferito al Cara di Trapani. E allora viene da chiedersi che cosa sia successo davvero a Salinagrande. Anche perché Evans non aveva mai avuto nè dichiarato particolari problemi di salute al Cara di Mineo. Come è stato possibile che sia morto così? Secondo la versione ufficiale sarebbe deceduto una volta ricoverato all'ospedale Sant'Antonio Abate, dopo essere stato colto da un malore poco dopo la colazione. Ma secondo altre testimonianze, gli infermieri che presidiano il centro d'accoglienza avrebbero tardato a chiedere l'intervento dell'ambulanza e Evans sarebbe deceduto nel centro prima di essere ricoverato. Tuttavia non abbiamo ancora elementi concreti per comprovare questa tesi. Ma stiamo indagando.

12 August 2011

Egitto: la polizia uccide un uomo al confine con Israele

Dal 2007, secondo Human Rights Watch, sono almeno 85 le persone abbattute a colpi di arma da fuoco dalla polizia di frontiera egiziana lungo il confine con Israele, nella penisola del Sinai, colpiti mentre tentavano di attraversare a piedi la frontiera senza documenti con l'intenzione di chiedere asilo politico al governo di Tel Aviv. L'ultima vittima e' un ragazzo sudanese di soli 23 anni, colpito a una gamba lo scorso 11 agosto. Di seguito, i dettagli dell'omicidio sulla stampa egiziana.

Dopo l'evasione, ancora disordini al Cie di Roma

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Giovedì 11 agosto. Undicesimo giorno del mese sacro del Ramadan. La preghiera del 'Asr di oggi, a Roma è prevista per le 17:08. Gli orari sono stampati su dei programmi diffusi in città dalle comunità islamiche. Uno è arrivato anche al centro di identificazione e espulsione di Ponte Galeria. I reclusi musulmani per quell'ora si ritrovano nella cella adibita a moschea. E si genuflettono in direzione sud est, con lo sguardo rivolto alla Mecca. Ma mentre pregano, da fuori arriva uno strano odore, come di bruciato. E appena finito il rapido rito, vedono la colonna di fumo uscire da una delle celle. I materassi sono in fiamme ammucchiati uno sull'altro contro la porta d'ingresso. Seduto in fondo alla stanza, appoggiato al muro, c'è un detenuto. Aspetta che le fiamme lo portino fuori dalla gabbia, per sempre. Ma i suoi compagni di cella gli rovinano i piani. Sfidando le fiamme e il fumo entrano dentro e lo trascinano fuori di peso. Di peso sì, perché M. - lo chiameremo così – non può camminare. Ha una gamba ingessata dalla caviglia al ginocchio, con due fratture. Se l'è rotta domenica scorsa saltando dal muro di cinta del Cie di Ponte Galeria, durante la maxi evasione che ha portato alla fuga, il dato è confermato, di 32 reclusi.

10 August 2011

Il Viminale ai giudici di pace: non liberate i tunisini


Non tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge. O almeno non lo sono i tunisini. A sostenerlo è il Ministero dell'Interno, che tramite le questure ha fatto pervenire una lettera agli uffici dei giudici di pace competenti per le udienze di proroga del trattenimento nei Cie chiedendo di applicare una discriminante contro i reclusi tunisini. Una simile intrusione del ministero dell'Interno in una materia tanto delicata come la giurisdizione della libertà personale, non si era mai vista. Sì perché di questo parliamo, prima ancora che di espulsioni. Come saprete infatti, la privazione della libertà personale nei centri di identificazione e espulsione (Cie) è sottoposta a udienze di convalida davanti a un giudice di pace. Anche con la nuova legge, che porta a 18 mesi il limite della detenzione nei Cie, sono previste udienze di proroga ogni due mesi. E la legge prevede che in quella sede la questura debba allegare la documentazione dell'avvenuta attivazione delle procedure per l'identificazione del trattenuto. Perché il trattenimento nei Cie è autorizzato soltanto in funzione dell'identificazione e del rimpatrio. E se l'autorità non dimostra di essersi attivata per identificare la persona, il giudice può disporne l'immediato rilascio. Ai giudici di pace che seguono i casi dei reclusi tunisini però, adesso viene chiesto di chiudere un occhio. E di limitarsi a eseguire le convalide, fino ai 18 mesi, per non rovinare i risultati della macchina delle espulsioni. La prova sta in questo documento, che per la prima volta siamo in grado di mostrarvi.

09 August 2011

من الحرب إلى مركز تحديد الهوية والتحريل

صورة من سيمونا جراناتي

أدرك بوبكر هذا الأمر مع مرور الوقت. أن الجنة لا توجد. وأن العلاقات كلما اشتدت أكثر، فإنه سيأتي عليها وقتٌ وتتمزق. وفي الأيام الماضية، كرر هذا الكلام - إلى حد الملل – إلى أحد رفقائه في الزنزانة. اسمه وليد، هو أيضاً جزائري، ولكن لديه فقط 21 سنة. كلما نظر إليه بوبكر، كلما شعر أنه يرى نفسه في بداية مغامرته في إيطاليا، عندما وصل إلى باليرمو، وكان لايزال يبلغ من العمر 17 سنة. حدث ذلك في عام 1984. في ذلك الوقت، كان الناس يسافرون بدون مشاكل في عَبَّارات تنطلق من تونس. كان يكفي أن يكون لديك جواز السفر. وبعد مرور 30 عاماً على ذلك الوقت، اختلفت القصة تماماً. واضطر وليد إلى السفر بدون تذكرة، معرضاً حياته للخطر. كان يعمل في طرابلس عندما فاجئته الحرب بلا سابق إنذار. وصل إلى لامبيدوزا منذ شهرين. ولكن خلافاً لغيره من لاجئي الحرب الآخرين (نيجيريين، إرتريين، ماليين، صوماليين، باكستانيين، ..) هو وباقي زملاءه العرب على ظهر القارب المطاطي، تم ترحيلهم – خلال أيامٍ قليلةٍ – إلى مركز روما لتحديد الهوية والترحيل. مصريون وجزائريون. جاهزون كي يتم تعبئتهم وتسليمهم مرةً أخرى إلى راسلهم. كان وليد يرغب في الهروب. كما حاول الجزائريون الآخرون ليلة الإنتفاضة التي اندلعت يوم 29 تموز/يوليو. ولكن بوبكر هو مَن أقنعه بعكس ذلك. بقصة الجنة والعلاقات. أحياناً لا يتدخل في شئونه. ولكن عندما رآه ينهار أمامه في البكاء وشعر باعترافه، أحس بواجبه في إسداء النصيحة المخلصة إليه، كما لو كان أمامه ابنه الذي لم ينجبه بعد

De la guerre au Centre d’identification et d’expulsion



Boubacar l’a réalisé au cours du temps. C'est que le paradis n'existe pas. Et que les liens a force de tirer dessus, se brisent. C’est bien ce qu’il a répété jusqu’à la nausée ces derniers jours à son nouveau compagnon de cellule. Il s’appelle Walid, lui aussi est algérien, mais il n'a que 21 ans. Plus Boubacar le regarde et plus il a la sensation de se voir au début de son aventure italienne, quand il est arrivé à Palerme, à dix-sept ans. C’était il y a longtemps, en 1984. A cette époque, on voyageait sans problèmes sur la ligne du ferry de Tunis. Il suffisait d'avoir un passeport dans sa poche. Trente ans plus tard, c'est une autre histoire. Et Walid a dû partir sans billet et risquer sa vie. Il travaillait à Tripoli quand la guerre l’a surpris sans préavis. Il y a deux mois il a débarqué à Lampedusa. Mais par rapport à d'autres réfugiés de guerre (Nigerians, Erythréens, Maliens, Somaliens, Pakistanais ...), lui et tous les Arabes à bord du navire ont été transférés en quelques jours au centre d'identification et d'expulsion (CIE) de Rome. Egyptiens et Algériens. Prêts à être emballés et rapatriés. Walid a voulu s'échapper. Comme d'autres avaient tenté de le faire la nuit de la révolte algérienne, le 29 juillet. Mais Boubacar l’a convaincu du contraire. Avec son histoire de paradis et de liens. Il n’a pas l’habitude de se mêler des affaires des autres. Mais quand il l’a vu s'effondrer en larmes et entendu sa confession, il s'est senti obligé de lui donner un conseil sincère, comme s’il s’était trouvé face à son fils qu'il n'avait jamais eu.

Dalla guerra al Cie. Walid, un algerino a Ponte Galeria


Boubacar l'ha capito col tempo. Che il paradiso non esiste. E che i legami a forza di tirarli si spezzano. E i giorni scorsi lo ha ripetuto fino alla noia al suo nuovo compagno di cella. Si chiama Walid, anche lui è algerino, ma ha soltanto 21 anni d'età. Più Boubacar lo guarda più gli sembra di rivedere se stesso all'inizio della sua avventura italiana, quando arrivò a Palermo, ancora diciassettenne. Era il lontanissimo 1984. A quel tempo si viaggiava senza problemi sul traghetto di linea da Tunisi. Bastava avere in tasca un passaporto. Trent'anni dopo, è tutta un'altra storia. E a Walid è toccato partire senza biglietto e al rischio della vita. Era a Tripoli a lavorare quando la guerra l'ha sorpreso senza preavviso. A Lampedusa è sbarcato due mesi fa. Ma a differenza degli altri profughi di guerra (nigeriani, eritrei, maliani, somali, pakistani...), lui e tutti gli arabi a bordo del peschereccio sono stati trasferiti nel giro di pochi giorni al centro di identificazione e espulsione (Cie) di Roma. Egiziani e algerini. Pronti per essere impacchettati e rispediti al mittente. Walid voleva fuggire. Come avevano tentato gli altri algerini la notte della rivolta, il 29 luglio. Ma è stato Boubacar a convincerlo del contrario. Con la storia del paradiso e dei legami. Di solito non si immischia. Ma quando l'ha visto crollare in lacrime e ha sentito la sua confessione, si è sentito in dovere di dargli un consiglio sincero, come se davanti a se avesse il figlio che non ha mai avuto.

From war to the CIE. Walid, an Algerian in Italy

Photograph by Simona Granati

Boubacar has realized this over time. That heaven does not exist. And that ties, by dint of being pulled, get broken. And in the last few days he has repeated this ad nauseam to his new cellmate. His name is Walid, he too is Algerian, but he is only 21. The more Boubacar looks at him, the more he feels like he’s looking at himself at the beginning of his Italian adventure, when he first arrived in Palermo, at the young age of 17. It was way back in 1984. At that time people used to travel without a problem on the ferry lines from Tunis. All you needed was a passport in your pocket. Thirty years later, it’s a different story. And it fell to Walid to travel without a ticket and at the risk of his life. He was working in Tripoli when the war caught him unawares. He disembarked in Lampedusa two months ago. But unlike other war refugees (Nigerians, Eritreans, Malians, Somalis, Pakistanis ...), he and all the Arabs on board the vessel were transferred within a few days to the Centre for Identification and Expulsion (CIE) of Rome. Egyptians and Algerians. Ready to be packed and returned to sender. Walid wanted to escape. Like the other Algerians attempted to do the night of the revolt, on July 29. But it was Boubacar who convinced him otherwise. With the story of paradise and the ties. He usually does not meddle. But when he saw him collapse in tears and heard his confession, he felt compelled to give him sincere advice, as though in front of him sat the son that he never had.

08 August 2011

نجاح هروب ثلاثين محتجزاً من مركز روما لتحديد الهوية والترحيل


لا يزال جمال يشعر بألمٍ في كتفيه. قفز من فوق الجدار بشكلٍ خاطيءٍ. ولكنه قفز. والآن هو بالخارج. أخيراً حر. وأصبح مستعداً للعودة بين أحضان صديقته في بولونيا. هرب هذه الليلة من مركز روما لتحديد الهوية والترحيل. وهرب معه 30 محتجزاً آخرون. تونسيون، مغاربة، ومصريون. إدارة المقاطعة بروما لم تعط أية معلومات عنهم. ولكن شاهدين عيان أوصلا الخبر إلى فورتريس إيوروب. إنها أكبر حادثة هروب شهدها مركز بونتيه جاليريا لتحديد الهوية والترحيل هذا العام. وليس من قبيل الصدفة أن تقع هذه الحادثة بعد مرور يومين على الإعلان في الجريدة الرسمية عن قانون الترحيلات الجديد، والذي سيزيد مدة الاحتجاز داخل مراكز تحديد الهوية والترحيل من 6 إلى 18 شهراً. كان نفس القانون قد تسبب في إحباط المحتجزين، مما دفعهم للقيام – في 29 تموز/يوليو – بانتفاضة عقب تعذيب ثلاثة محتجزين جزائريين كانوا قد حاولوا الهرب. هذه المرة قرروا أن يغيروا استراتيجيتهم. فبدلاً من الاصطدام مع قوات الشرطة أو الإضراب عن الطعام، فضلوا الهرب

Ceuta: due morti nascosti nella stiva di un traghetto

Sul ponte viaggiano migliaia di turisti ogni settimana. Fanno la spola tra Ceuta e Algeciras. Nella sala macchine invece si nascondono i viaggiatori illegali. Harraga. Quelli che non hanno diritto di spostarsi da una città all'altra perché non hanno il visto e spesso non hanno nemmeno il passaporto. Per fermarli, in questi giorni l'agenzia europea Frontex sta passando al setaccio i traghetti che collegano il Marocco alla Spagna. Gli ultimi due li hanno trovati ieri. Ed erano morti. Probabilmente uccisi dalle turbine del motore. Succede anche questo alle porte d'Europa nel 2011. Di seguito i dettagli sulla stampa spagnola.

The invasion that is not there. From Libya 23,890 refugees


We had already written about it in February. That the numbers of landings from Libya were not those of the announced biblical exodus , so dear to the Italian Interior Minister Roberto Maroni and much of the Italian press. And that in the worst case scenario one might expect the arrival of a number of war refugees equal to that of the people who embarked for Lampedusa in 2008, the first year of rejections, when Gaddafi encouraged departures towards Italy to raise the stakes of the negotiations with Rome. That year they reached 36,900 people. It was a record that to date, despite the NATO bombing of Tripoli, is still far from being surpassed. The confirmation can be found in the most recent figures from the Interior Ministry in the briefing to the Chamber of Deputies of 3 August. Since the beginning of the year 23,890 people from Libya disembarked in Lampedusa and in Sicily, in other words 65% of those who arrived throughout 2008. And the pace of arrivals is in sharp decline. In the second half of July, for example, there were no landings for over two weeks. Yet the sea was calm. Which is a real mystery. Because at the moment, reasons to stay in Libya in the midst of war just don’t exist.

Riuscita evasione per 30 reclusi del Cie di Roma


Jamal ha ancora male alle spalle. È saltato male dal muro. Ma è saltato. E adesso è fuori. Finalmente libero. Pronto a tornare tra le braccia della sua ragazza a Bologna. È fuggito stanotte dal centro di identificazione e espulsione (Cie) di Roma. E con lui sono scappati altri 30 detenuti. Tunisini, marocchini e egiziani. La prefettura di Roma non ne ha finora dato notizia. Ma due testimoni oculari hanno confermato la notizia a Fortress Europe. Si tratta della più importante evasione registrata quest'anno al Cie di Ponte Galeria. E non è un caso che sia avvenuta due giorni dopo la pubblicazione in Gazzetta ufficiale della nuova legge sui rimpatri, che porta da 6 a 18 mesi il limite della detenzione nei centri di identificazione e espulsione. La stessa legge che aveva scaldato gli animi dei reclusi, quando lo scorso 29 luglio avevano dato vita a una rivolta dopo il pestaggio di tre reclusi algerini che avevano tentato la fuga. Stavolta però hanno deciso di cambiare strategia. E allo scontro con le forze dell'ordine o agli scioperi della fame, hanno preferito la fuga.

L'invasion qui n'existe pas. 23.890 réfugiés de la Libye


Nous l’avions déjà écrit au mois de février. Le nombre de débarquements en provenance de la Libye n’auraient pas été celui de l'exode biblique annoncé, si chère au Ministre de l'Intérieur Maroni et à une grande partie de la presse italienne. Et au pire, on aurait dû s’attendre à l'arrivée d'un nombre de réfugiés de guerre égale au nombre de personnes qui s’étaient embarquées en direction de Lampedusa en 2008, l’année avant les rapatriements forcés, lorsque Kadhafi encourageait les départs vers l’Italie pour relever les enjeux des négociations avec Rome. Cette année-là 36.900 personnes étaient arrivées en Italie. Un record qui à ce jour, malgré les bombardements de l'OTAN sur Tripoli, est loin d'être atteint. La preuve est dans les derniers chiffres présentés par le ministère de l'Intérieur dans les informations à l’Assemblé nationale ce 3 août. Depuis le début de l'année, 23890 personnes ont débarqué à Lampedusa et en Sicile en provenance de la Libye, soit 65% du nombre de personnes qui sont arrivés durant l'année 2008. Et le rythme des arrivées a fortement diminué. Dans la deuxième moitié de juillet notamment, il n'y a pas eu de débarquements pendant plus de deux semaines. Pourtant, la mer était bonne. C'est un vrai mystère. Parce que, à présent, il n’y a vraiment pas de raisons de rester en Libye en pleine guerre.

30 détenus du centre d’expulsion de Rome réussissent à s’évader


Jamal a toujours des douleurs dans le dos. Il a manqué son saut sur le mur. Mais il a quand même réussi à sauter. Et maintenant il est sorti. Enfin libre. Prêt à retourner dans les bras de sa petite amie à Bologne. Il s’est enfui la nuit dernière du centre d'identification et d'expulsion (CIE) de Rome. Et avec lui 30 autres prisonniers se sont échappés. Tunisiens, Marocains et Egyptiens. La préfecture de Rome n'a toujours pas donné l’information. Mais deux témoins oculaires ont confirmé la nouvelle à Forteresse Europe. Il s’agit de l’évasion la plus importante cette année au Cie de Ponte Galeria. Et cela n’est pas un hasard si cette évasion s’est produite deux jours après la publication au Journal officiel de la nouvelle loi sur les rapatriements, qui transforme de 6 à 18 mois la limite de la détention dans un centre d’identification et d'expulsion. Il s’agit de la même loi qui avait allumé les esprits des détenus, lorsque le 29 juillet ils s’étaient révoltés après les violences contre trois détenus algériens qui avaient tenté de s'évader. Mais cette fois ils ont décidé de changer de stratégie. Et au lieu de la confrontation avec la police ou des grèves de la faim, ils ont préféré la fuite.

الغزو غير المُعلَن. 23.890 لاجئاً ليبياًّ


كنا قد كتبنا بالفعل في شباط/فبراير أن أعداد المهاجرين القادمين من ليبيا ستتعدى أعداد الهجرة الجماعية التي يعلنها وزير الداخلية "روبرتو ماروني" والكثير من الصحف الإيطالية. وفي أسوأ الأحوال من المتوقع وصول عدد من لاجئي الحرب مماثل لأعداد المهاجرين التي شهدتها لامبيدوزا في عام 2008، العام السابق لعمليات الترحيل، عندما شجع القذافي الهجرة إلى إيطاليا لزيادة فرص المفاوضات مع روما. وصل عددهم ذاك العام إلى 36900 شخصاً. كان هذا رقماً قياسياًّ والذي يصعب تخطيه حتى مع قصف قوات حلف شمال الأطلسي لطرابلس. والدليل على هذه الأرقام تجدونه في البيانات الأخيرة الصادرة عن وزارة الداخلية في نشرتها التي عرضتها على مجلس النواب في 3 آب/أغسطس. وصل عدد المهاجرين الليبيين منذ بداية العام إلى لامبيدوزا وصقلية إلى 23890 مهاجراً، أي 65% من الأعداد التي شهدها عام 2008. وهي بذلك في انخفاضٍ حادٍّ. ففي النصف الثاني من شهر تموز/يوليو - على سبيل المثال - لم يكن هناك مهاجرين لأكثر من أسبوعين، بالرغم من أن البحر كان هادئاً. وهو ما يعد لغزاً حقيقياً، لأنه - مع مرور الوقت - لم تعد هناك أسباب للبقاء في ليبيا في خضم الحرب

Cie Torino: tentata fuga e espulsioni in Tunisia

Nella notte tra sabato e domenica, un gruppo di reclusi dell'area bianca del centro di identificazione e espulsione (Cie) di Torino, ha tentato la fuga. I detenuti sono riusciti ad aprire il cancello della sezione e si stavano già arrampicando sulla gabbia esterna con delle corde improvvisate, quando sono stati fermati da una squadra di agenti delle forze dell'ordine. Riportati immediatamente nelle camerate, sono stati sottoposti a perquisizione. La notte successiva, intorno all'una, 12 tunisini (tra cui 8 della sezione bianca) sono stati portati via e caricati lunedì mattina sul volo per Palermo, da dove sono stati rimpatriati in Tunisia, come accade ormai ogni lunedì.

L'invasione che non c'è. Dalla Libia 23.890 profughi


Lo avevamo già scritto a febbraio. Che le cifre degli sbarchi dalla Libia non sarebbero state quelle degli annunciati esodi biblici, tanto cari al ministro dell'Interno Roberto Maroni e a buona parte della stampa italiana. E che nella peggiore delle ipotesi c'era da aspettarsi l'arrivo di un numero di profughi di guerra pari a quello delle persone che si erano imbarcate per Lampedusa nel 2008, l'anno prima dei respingimenti, quando Gheddafi incoraggiava le partenze verso l'Italia per alzare la posta del negoziato con Roma. Quell'anno arrivarono 36.900 persone. Fu un record, che ad oggi, nonostante i bombardamenti della Nato su Tripoli, è ancora lontano dall'essere superato. La conferma si trova negli ultimi dati forniti dal ministero dell'Interno nell'informativa alla Camera dei deputati del 3 agosto scorso. Dall'inizio dell'anno sono sbarcate a Lampedusa e in Sicilia 23.890 persone provenienti dalla Libia, ovvero il 65% di quanti ne arrivarono nell'intero 2008. E il ritmo degli arrivi è in forte diminuzione. Nella seconda metà di luglio ad esempio, non ci sono stati sbarchi per più di due settimane. Eppure il mare era buono. Il che è un vero mistero. Perché ora come ora, di ragioni per rimanere in Libia in mezzo alla guerra proprio non ce ne sono.

Successful evasion for 30 inmates in the CIE of Rome, Italy


Jamal still feels pain in his shoulders. He jumped from the wall and landed badly. But he jumped. And now he's out. Free at last. Ready to return to his girlfriend’s arms in Bologna. He fled last night from the centre for identification and expulsion (CIE) in Rome. And along with him another 30 detainees escaped. Tunisians, Moroccans and Egyptians. The prefecture of Rome has so far not let this information out. But two eyewitnesses have confirmed the news to Fortress Europe. This is the most important escape recorded this year at the CIE of Ponte Galeria. It is no accident that it occurred two days after the publication in the Official Gazette of the new law on repatriation, increasing from 6 to 18 months the limit of detention in the centres for identification and expulsion. The same law that had heated the souls of the inmates, when on July 29 they gave life to a revolt after the beatings of three Algerian detainees who had tried to escape. But this time they decided to change strategy. And to the confrontation with the police or to the hunger strikes, they preferred escape.

04 August 2011

مركز تحديد الهوية والترحيل بروما: 20 غرزة تقيك الترحيل


فليقل لنا أحدٌ ما إذا كان هذا أمراً طبيعياًّ. ما إذا كان طبيعي أنه كي يذهب شابٌّ في العشرين من عمره لزيارة شقيقته في ليفورنو لابد أن يُفتح فخذه بشفرة من الحديد وأن يُحفر في لحمه حتى تتقطع أحشائه، فقط لأنه هكذا لن يرسلوه مرة أخرى إلى تونس. قصة أخرى جديدة من الألم والإذلال تأتي إلينا من مركز تحديد الهوية والترحيل في روما. بطل الرواية يدعى خليل. شابٌّ تونسيٌّ من الجبل الأحمر، وهو حيٌّ شعبيٌّ يقع في ضواحي تونس العاصمة، وصل إلى لامبيدوزا منذ أربعة أشهر، ومن هناك انتهى به الأمر بمركز تحديد الهوية والترحيل في بونتيه جاليريا. جائوا ليأخذوهم هذه الليلة. الخميس هو يوم الترحيلات. عندما دخلوا كانت الساعة 3:40 صباحاً. ثمانية عشر ضابطاً في زيٍّ مدنيٍّ. سحبوا خارج السجن المحتجزين التونسيين واحداً تلو الآخر. ثم جائوا إليه. عندما رآهم، صعد على رف أعلى السرير، حيث يضعون الملابس. وأخذ يتوسل إليهم حتى لا يرحلوه. قائلاً بأنه لا تزال هناك آثار الجروح التى أحدثها في نفسه المرتين الأخيرتين عندما حاولوا نقله إلى المطار. توسل إليهم ليتركوه حتى يتعافى أولاً من جروحه. لكن المسئولين أصروا على موقفهم. لا مجال للحديث طويلاً. "إذا كنت لا تزال تنزف لتركناك، وإلا فلابد من ترحيلك". فالقاعدة واضحة. وهكذا أخرج شفرة حلاقة، وشق بها اللحم فوق الركبة مسبباً جرحاً عميقاً. وعند رؤيتهم للدم، خرج الضباط من العنبر وعادوا إلى المكتب، بخطواتٍ هادئةٍ وكأن شيئاً لم يحدث، منشغلين أكثر بالجولة الثانية من عمليات الطرد التي ستبدأ من السابعة صباحاً، وفيها يتم ترحيل خمسة جزائريين آخرين، وهم ليسوا في ظروف خليل

سامحيني يامَّا. مَن يدري: هل ستفهم والدة أمير؟

سامحيني يامَّا، أشرف

محطة تورينو بورتا نووفا. القطار الإقليمي المتجه إلى بولونيا في الساعة 6.20 م يتحرك الآن من الرصيف رقم 10. وراء نافذة القطار، يضع محمود سماعات الآي فون على أذنيه ويضغط "بلاي". سامحيني يامَّا لأشرف. ربما أخطأ في اختيار الأغنية. أو ربما هي الأغنية المناسبة لهذه اللحظة. سامحيني يامَّا. سامحيني إذا كنت غادرت، اغفري لي نفيي لنفسي، اغفري لي غيابي. في وداعه، يقف شابٌّ على رصيف القطار وعيناه قد احمرت من شدة البكاء. إنه صديقه المقرب. يتنهد. نشئوا سوياًّ في شوارع صفاقس، في تونس. لسنواتٍ عملوا معاً على قوارب قرقنة، وسوياًّ عبروا إلى لامبيدوزا. كان الرابع والعشرين من كانون الثاني/يناير. مرت ستة أشهر منذ ذلك الحين. والآن حانت أصعب لحظات الرحلة. لحظة الوداع. سيذهب محمود إلى بارما، بينما سيذهب حسن إلى باريس. سيلحقا بأقربائهما. في جيب كلٍّ منهما تذكرة ذهاب فقط. حصلا للتو على هاتين التذكرتين من مركز تحديد الهوية والترحيل بتورينو مع صديقٍ آخر ضمن فوج صفاقس يدعى أمير، الذي عبر معهما إلى لامبيدوزا على متن نفس الفلوكة (القارب) بصحبة ستة ركاب آخرين. بالنسبة لهم، الرحلة تبدأ من هنا. بعد ستة أشهر من الاحتجاز. بنفس العزيمة لتحقيق النجاح، ولكنهم يحملون في قلوبهم مرارةً أكبر؛ فأوروبا التي طالما حلموا بها لم يعد لها وجود في مخيلتهم

Decine di morti nelle acque libiche. Giallo sulla Nato

Ancora una strage nel Mediterraneo, sulla via di fuga che porta dalla Libia in guerra all'isola di Lampedusa. E ancora un giallo su quella che sembra l'ennesima omissione di soccorso delle navi da guerra della Nato. Le vittime sarebbero decine, alcuni testimoni parlano addirittura di cento persone. Si trovavano a bordo di un vecchio peschereccio di 20 metri partito venerdì scorso dalla Libia con circa 400 passeggeri a bordo che da due giorni vagava 90 miglia a sud di Lampedusa, con il motore in avaria. Il racconto dei superstiti è ancora al vaglio degli investigatori. I passeggeri sarebbero morti di stenti e disidratazione. Le vittime sono soprattutto donne e bambini. I loro corpi sono stati abbandonati in mare. A bordo della barca, la Guardia Costiera ha ritrovato il corpo di un uomo senza vita e nel tratto di mare sono stati visti galleggiare vestiti che potevano fare pensare a dei cadaveri. Tuttavia visto il sopraggiungere dell'oscurità e viste le gravi condizioni di salute dei superstiti, la priorità è stata al trasferimento dei sopravvissuti a Lampedusa. Le motovedette dovrebbero arrivare in serata. Intanto quattro donne e un uomo sono stati trasportati in elisoccorso e ricoverati al poliambulatorio. Due delle donne sono state intubate, si trovano in gravissime condizioni e stanno per essere trasferite all'ospedale Cervello di Palermo.

Samhini yamma

Samhini Yamma, Ashref

Gare de Turin, Porta Nuova. Le train régional à destination de Bologne part à 18h20 du quai numéro 10. Derrière la fenêtre, Mahmoud pose les écouteurs de son iPhone sur ses oreilles et presse play. Samhini yamma de Ashref. Peut-être c’est le mauvais morceau. Ou alors, c'est juste la bonne chanson à ce moment là. Samhini yamma, pardonne-moi maman. Pardonne-moi si je suis parti, pardonne-moi l'exil, pardonne-moi l'absence. Sur le quai un jeune homme les yeux rouges de larmes le salue. C’est son meilleur ami. Il sanglote. Ils ont grandi ensemble dans les rues de Sfax, en Tunisie. Ensemble, ils ont travaillé pendant des années sur les bateaux de Kerkennah et ensemble ils ont fait la traversée vers Lampedusa. C'était le 24 janvier. Six mois ont passé depuis. Et maintenant le moment le plus difficile du voyage est venu. Le temps de dire au revoir. Mahmoud va à Parme, Hasan à Paris. Ils vont rejoindre leurs familles. Un ordre d’expulsion dans leur poche. Ils viennent juste d’être libérés du centre d’identification et d'expulsion de Turin, avec un autre copain du groupe de Sfax, Amir, qui a fait le voyage sur leur même fluca (bateau) avec six autres passagers. Pour eux, le voyage commence. Après six mois de détention. Avec la même détermination de réussir, mais avec une amertume bien plus forte au fond du cœur. Parce que l'Europe à laquelle ils ont rêvé pendant des années, a cessé d'exister dans leur imagination.

Samhini yamma. Chissà se la madre di Amir capirà

Samhini Yamma, Ashref

Stazione di Torino Porta Nuova. Il treno regionale per Bologna delle 18:20 è in partenza al binario 10. Dietro il finestrino, Mahmud si infila gli auricolari dell’iPhone e schiaccia play. Samhini yamma di Ashref. Forse ha sbagliato canzone. O forse è proprio quella giusta per questo momento. Samhini yamma, perdonami mamma. Perdonami se me ne sono andato, perdonami l’esilio, perdonami l’assenza. A salutarlo dal marciapiede del binario c’è un ragazzo con gli occhi arrossati dalle lacrime. È il suo migliore amico. Singhiozza. Sono cresciuti insieme per le strade di Sfax, in Tunisia. Insieme hanno lavorato per anni sui pescherecci di Kerkennah e insieme hanno fatto la traversata per Lampedusa. Era il 24 gennaio. Sono passati sei mesi da allora. E adesso è arrivato il momento più difficile del viaggio. Il momento di dirsi addio. Mahmud va a Parma, Hasan a Parigi. Raggiungono i parenti. In tasca hanno un foglio di via. Li hanno appena rilasciati dal centro di identificazione e espulsione di Torino, insieme a un altro amico della comitiva di Sfax, Amir, che ha fatto la traversata sulla loro stessa fluca (barca) insieme a altri sei passeggeri. Per loro il viaggio ricomincia da qui. Dopo sei mesi di detenzione. Con la stessa determinazione di riuscire, ma con molta più amarezza nel cuore. Perché l’Europa che hanno sognato per anni, ha cessato di esistere nel loro immaginario.

Samhini yamma. Will Amir's mother understand?

Samhini Yamma, Ashref

Turin, Italy. Porta Nuova railway station. The 18:20 regional train to Bologna is leaving from platform 10. From behind the window, Mahmoud puts in his earphones and hits play on his iPhone. Samhini yamma by Ashref. Maybe it’s the wrong song. Or maybe it's just right for this moment. Samhini yamma, forgive me mother. Forgive me if I have left, forgive me this exile, forgive me my absence. Waving goodbye from the platform is a young man, eyes reddened by tears. It is his best friend. He’s sobbing. They grew up together in the streets of Sfax, Tunisia. They worked together for years on the fishing boats of Kerkennah and together they made the crossing to Lampedusa. It was January 24. Six months have passed since then. And now the most difficult moment of the trip has come. The moment to say goodbye. Mahmoud is going to Parma, Hasan to Paris. They are joining their relatives. In their pockets they have an expulsion paper. They have just been released by the center for identification and expulsion of Turin, together with another friend of the group from Sfax, Amir, who made the trip on their same Fluch (boat) along with six other passengers. For them, the journey begins once again from here. After six months of detention. With the same determination to succeed, but with much more bitterness in their hearts. Because the Europe they’ve been dreaming of for years has ceased to exist in their imagination.

CIE de Rome: 20 points pour ne pas être expulsé


Que quelqu'un nous dise si cela est normal ! Si pour aller voir sa sœur à Livourne, en Toscane, un garçon de vingt ans doit s’ouvrir une cuisse avec une lame de rasoir en fer et creuser dans la chair jusqu'à ce que la blessure soit profonde, parce que c’est le seul moyen de ne pas être réexpédié en Tunisie. Encore une autre histoire de douleur et d'humiliation en provenance du centre d'identification et d'expulsion (CIE) de Rome. Le protagoniste s’appelle Khalil. C'est un garçon tunisien de Jbel Ahmer, un quartier populaire de la banlieue de Tunis. Il est arrivé à Lampedusa il y a quatre mois et de là il est passé au Cie de Ponte Galeria. On est venu le chercher cette nuit. Le jeudi est le jour des expulsions. Quand ils sont arrivés il était 03h40 heures. Dix-huit agents, en tenue civile. Un par un, ils ont sorti de leurs cages six Tunisiens. Puis ils sont arrivés chez lui. Quand il les a vus, il a voulu grimper sur l’échafaud au-dessus du lit, où on range les vêtements. Et il a commencé à les supplier. De ne pas le laisser partir. Qu’il avait encore les marques des coupures qu’il s’était faites les deux dernières fois qu'on avait essayé de l'emmener à l'aéroport. De le laisser guérir d'abord. Mais les agents ont insisté. Pas d’histoires. « S'il y a du sang on te laisse, sinon tu repars quand même.» Les règles sont claires. Alors, il a sorti une lame de rasoir, il l’a enfoncée dans la chair au-dessus du genou et a coupé profondément. A la vue du sang, les agents ont quitté la cellule et sont rentrés à leur poste, tranquillement, comme si de rien n’était, plutôt occupés par la préparation de la deuxième ronde d'expulsions de 07:00 heures, que non par les conditions de Khalil.

Cie Roma: 20 punti per non essere espulso


Qualcuno ci dica se tutto questo è normale. Se per andare a trovare sua sorella a Livorno un ragazzo di vent'anni debba aprirsi una coscia con una lametta di ferro e scavare nella carne fino a tagliare in profondità, perché soltanto così non lo rispediranno in Tunisia. L'ennesima storia di dolore e di umiliazione arriva dal centro di identificazione e espulsione (Cie) di Roma. Il protagonista si chiama Khalil. È un ragazzo tunisino di Jbel Ahmer, un sobborgo popolare delle periferie di Tunisi, arrivato a Lampedusa quattro mesi fa e da lì finito al Cie di Ponte Galeria. Sono venuti a prenderli stanotte. Il giovedì è giorno di espulsioni. Quando sono entrati erano le 3:40 del mattino. Diciotto agenti, in borghese. Uno per uno hanno tirato fuori dalle gabbie sei tunisini. Poi sono arrivati da lui. Quando li ha visti si è arrampicato sullo scaffale sopra i letti, dove appoggiano i vestiti. E ha iniziato a implorarli. Di non farlo partire. Che ancora aveva i segni dei tagli che si è fatto le ultime due volte che hanno provato a portarlo all'aeroporto. Di lasciarlo prima guarire. Ma gli agenti hanno insistito. Poche storie. "Se c'è il sangue ti lasciamo, altrimenti vieni via lo stesso". Il regolamento è chiaro. Lui allora ha tirato fuori una lametta da barba, l'ha affondata nella carne sopra il ginocchio e ha tagliato in profondità. Alla vista del sangue, gli agenti della squadra sono usciti dalla cella e sono tornati negli uffici, con passo calmo, come se niente fosse, più preoccupati dei preparativi del secondo giro di espulsioni delle 7:00, altri cinque algerini, che non delle condizioni di Khalil.

CIE in Rome: 20 stitches to avoid expulsion


Someone tell us if this is normal. If to visit his sister in Livorno, on the eastern coast of Italy, a boy of twenty should open his thigh with an iron razor blade and dig into the meat until the cut runs deep, because only by doing so he will not be sent back to Tunisia. Yet another story of pain and humiliation comes from the centre of identification and expulsion (CIE) in Rome. The main character is named Khalil. He is a young Tunisian from Jbel Ahmer, a lower-class neighbourhood in the suburbs of Tunis, who disembarked in Lampedusa four months ago and from there ended up in the CIE of Ponte Galeria. They came to get them tonight. Thursday is the day of expulsions. When they entered it was the 3:40 in the morning. Eighteen officers, in civilian clothes. One by one they pulled out of the cages six Tunisians. Then they came to him.

03 August 2011

بونتيه جاليريا: العمل يجعلك حراًّ


بعد الانتفاضة، تأتي عمليات الطرد. في أعقاب أعمال الشغب التي شهدها مركز روما لتحديد الهوية والترحيل في ليلة نهاية الجمعة وبداية السبت، بدأ تفعيل عمليات الترحيل الإجبارية بأعلى معدلاتها. وكان أول من تم ترحيلهم 17 مصرياًّ. صباح يوم السبت، تم وضعهم في حبسٍ انفراديٍّ في القسم المخصص للإناث. وفي عصر يوم الأحد، تم وضعهم على متن الطائرة المتجهة إلى القاهرة. سيشعر الجميع بغيابهم. سيفتقدهم أقاربهم (جميعهم لديهم بعض الأقارب في روما، وأحدهم ينتظر طفلاً من صديقته الرومانية التي كان يعيش معها). سيفتقدهم أيضاً أصحاب العمل الذين كانوا يعملون لديهم. نعم، لأنه بعيداً عن شاب من المنصورة كان قد وصل إلى لامبيدوزا منذ شهرٍ، قادماً من ليبيا؛ فإن الباقين جميعهم كانوا يعملون كحمالين في مركز الغذاء في روما. إنه المكان الرئيسي لبيع الفاكهة والخضروات بالجملة في جميع أنحاء العاصمة، تبلغ مساحته 45.000 متراً مربعاً على أبواب المدينة، في جويدونيا مونتيتشيليو، حيث يعمل آلاف الأشخاص، من بينهم مئات الحمالين الذين يعملون بشكلٍ غير قانونيٍّ لدى أصحاب العمل. تماماً مثل الستة عشر مصرياًّ التي قامت إيطاليا لتوها بترحيلهم. شبابٌ بدأ منذ وصوله صقلية – منذ أربع أو خمس سنوات – العمل بجِدٍّ. تحميل وتفريغ، نوبات ليلية، أعمال إضافية. ليس لديه أي سوابق جنائية. أناسٌ يقضون حياتهم بين البيت والعمل. إلى أن جاء يوم الغارة التي شنتها قوات الشرطة على سوق الغذاء بروما

In parlamento i dati e le inchieste di Fortress Europe


Il 3 agosto alla Camera dei deputati, Andrea Sarubbi (Pd) risponde all'informativa urgente del governo sui 25 morti a Lampedusa, citando i dati di Fortress Europe sui 1.674 morti nel Canale di Sicilia dall'inizio dell'anno, le nostre inchieste sul ruolo del regime libico nell'organizzazione delle traversate e nelle deportazioni verso Lampedusa, la campagna lasciateCIEntrare, la rivolta di venerdì notte al Cie di Roma e la situazione dei minori a Lampedusa. Tutto materiale che dalle pagine virtuali del blog finirà nella carta ingiallita dei verbali del Parlamento italiano. Il che non ci concederà alibi. Tra vent'anni nessuno potrà dire ai nostri figli che non sapeva cosa stava accadendo in Europa. 

In the Strait of Sicily at least 5,962 deaths since 1994



The solid sea, by Alberta Torres

Since 1994, in the Strait of Sicily at least 5,962 people have died along the routes that go from Libya (from Zuwarah, Tripoli and Misratah), Tunisia (Sousse, Mahdia and Chebba) and Egypt (in particular the area of Alexandria ) towards the islands of Lampedusa and Pantelleria, Malta and the south-eastern coast of Sicily, but also from Egypt and Turkey towards Calabria. More than half (4,547) are lost at sea. Another 189 young people drowned sailing from the city of Annaba, in Algeria, to Sardinia. The year 2011 is the worst. So far this year, among the dead and missing, at least 1,674 people have disappeared in the Strait of Sicily, 239 deaths per month, 8 per day: a massacre. The data was last updated August 1, 2011. It does not take into account all the ghost shipwrecks, of which we will never know a thing. Since January more people have disappeared than those that died in all of 2008, the first year of rejections, when 1,274 victims were counted, compared to the 36,000 who arrived in Sicily. Not only. Those 1,674 dead in the Strait of Sicily represent 87% of the 1,931 deaths recorded in the first seven months of 2011 around the Mediterranean. It is not just bad weather to cause such a high number of deaths. There’s more to it and you can tell by the fact that one is eight times more likely to die on the Libyan route than on the Tunisian one.

Dans le Canal de Sicile 5.962 décès depuis 1994


The solid sea, by Alberta Torres    

Depuis 1994, au moins 5962 personnes sont mortes dans le Canal de Sicile, le long des routes qui vont de la Libye (de Zuwarah, Tripoli et Misratah), de la Tunisie (Sousse, Mahdia et Chebba) et de l'Egypte (en particulier la région d'Alexandrie ) vers les îles de Lampedusa, Pantelleria, Malte et la côte sud-est de la Sicile, mais aussi de l'Egypte et de la Turquie à la Calabre. Plus de la moitié (4547) sont portées disparues. 189 autres jeunes gens se sont noyés durant la navigation de la ville d'Annaba, en Algérie, vers la Sardaigne. L'année 2011 est la pire. Jusqu'à présent, cette année, entre les morts et les portés disparus, au moins 1674 personnes ont disparus dans le Canal de Sicile, 239 morts par mois, 8 par jour: un massacre. Ces données sont mises à jour au 1er août 2011 et ne prennent pas en compte tous les naufrages fantômes, dont nous ne saurons jamais rien. Depuis le mois de janvier cette année, le nombre de disparus est déjà plus important que celui des disparus de toute l’année 2008, la dernière année avant les rapatriements forcés, lorsque nous avions compté 1 274 victimes par rapport aux 36 000 personnes arrivées en Sicile. Ce n’est pas tout. Ces 1674 victimes dans le Canal de Sicile représentent 87% des 1931 décès enregistrés au cours des sept premiers mois de 2011 dans l’entière région de la Méditerranée. Ce n'est pas seulement le mauvais temps à provoquer un aussi grand nombre de décès. La raison est ailleurs et elle est bien évidente si l’on considère que l’on meurt huit fois plus sur la route libyenne que sur la route tunisienne.

Centre d'expulsion de Rome: le travail ne rend pas libre


Après la révolte, les expulsions. La machine des rapatriements forcés du centre d'identification et d'expulsion (CIE) de Rome, dans le quartier de Ponte Galeria, a repris à fonctionner à plein rythme, après les émeutes qui ont mis le feu au Cie, la nuit entre vendredi et samedi dernier. Les premiers à payer les conséquences de cela ont été 17 Egyptiens. Samedi matin ils avaient été déplacés en isolement dans la section des femmes. Et dimanche après-midi, ils ont été chargés sur un avion pour le Caire. On s’apercevra de leur absence. Leurs familles d’abord (tous ont des cousins à Rome et l'un d'eux est loin de sa compagne roumaine avec qui il vivait et qui attend un enfant). Et leurs employeurs. Oui, car en dehors d'un garçon de Mansourah, débarqué à Lampedusa il y a un mois en provenance de la Libye, tous les autres travaillaient comme porteurs aux halles de Rome (RCA, le centre de l'alimentation de Rome). C'est le plus important point de vente en gros de fruits et légumes de la capitale, 45.000 mètres carrés d'exposition au portes de la ville, à Guidonia-Montecelio, où des milliers de personnes travaillent, dont des centaines de porteurs engagés par leurs employeurs pour travailler au noir. Tout comme les 16 Egyptiens que l'Italie vient d'expulser. Des jeunes qui à partir du moment où ils ont débarqué en Sicile, quatre, cinq ans plus tôt, n’ont fait que travailler dur, trouvant un logement chez leurs cousins à Rome. Chargement et déchargement, heures de nuit, heures supplémentaires. Jamais rien sur leur casier judiciaire, des gens biens consacrés à la maison et au travail. Jusqu'au jour de la descente de police dans les locaux des halles.

مصرع ما لا يقل عن 5.962 في قناة صقلية منذ عام 1994


The solid sea, by Alberta Torres    

وصل عدد الوفيات في قناة صقلية منذ عام 1994 إلى ما لا يقل عن 5962 شخصاً، بالطرق الواصلة بين ليبيا (من زوارة وطرابلس ومصراتة)، وتونس (سوسة والمهدية والشابة)، ومصر (ولا سيما منطقة الأسكندرية ) من جهة، وجزر لامبيدوزا وبانتيليريا ومالطا وساحل جنوب شرق جزيرة صقلية من جهة أخرى، ليس هذا فحسب وإنما أيضاً من مصر وتركيا إلى جزيرة كالابريا. أكثر من نصفهم (4547) في عداد المفقودين. 189 شاباًّ آخرين ماتوا غرقاً أثناء رحلتهم من مدينة عنابة الجزائرية إلى جزيرة سَردينيا. سجل عام 2011 أعلى حالات الوفاة, فمنذ بداية هذا العام وحتى الآن اختفى في قناة صقلية ما لا يقل عن 1674 شخصاً بين موتى ومفقودين، 239 حالة وفاة شهرياًّ، و 8 حالات يومياًّ: حقاًّ إنها مجزرة. وهذه البيانات قد تم تحديثها في الأول من آب/أغسطس 2011. هذه بيانات لا تأخذ في الإعتبار جميع المفقودين الوهميين، الذين لا نعرف عنهم أي شيء. فاق عدد الوفيات التي سجلها شهر كانون الثاني/يناير وحده ما سجله عام 2008، العام السابق لعمليات الترحيل، عندما وصل فيه عدد الضحايا إلى 1274 في مقابل 36000 شخصاً، عدد الوافدين إلى صقلية. ليس هذا فحسب، فقتلى قناة صقلية البالغ عددهم 1674 يمثلون 87% من العدد الإجمالي للوفيات (1931) الذي سجلته الأشهر السبعة الأولى من عام 2011 في جميع أنحاء البحر الأبيض المتوسط. ليس الأمر مجرد سوء أحوال جوية تتسبب في قتل هذا العدد الكبير. بل هناك أسباب أخرى، وهذا ما يمكن أن نفهمه عندما نعلم أن عدد الوفيات بين القادمين من ليبيا يفوق ثماني مرات عدد الوفيات بين القادمين من تونس

Ponte Galeria: il lavoro rende liberi


Dopo la rivolta, le espulsioni. La macchina dei rimpatri forzati del centro di identificazione e espulsione (Cie) di Roma, a Ponte Galeria, ha ripreso a funzionare a pieno ritmo, dopo i disordini che hanno messo a ferro e fuoco il Cie la notte tra venerdì e sabato scorso. I primi a farne le spese sono stati 17 egiziani. Sabato mattina erano stati trasferiti in isolamento in una sezione dell'area femminile. E domenica pomeriggio sono stati caricati sull'aereo per Il Cairo. La loro assenza si farà sentire. Mancheranno ai loro familiari (hanno tutti qualche cugino a Roma e uno di loro aspetta un figlio dalla compagna rumena con cui conviveva). E mancheranno ai loro datori di lavoro. Sì perché a parte un ragazzo di Mansura, sbarcato a Lampedusa un mese fa dalla Libia, tutti gli altri lavoravano come facchini al CAR, il centro agroalimentare di Roma. Si tratta del principale punto di vendita all'ingrosso di frutta e verdura di tutta la capitale, 45.000 metri quadrati di esposizione alle porte della città, a Guidonia Montecelio, dove lavorano migliaia di persone, compresi centinaia di facchini tenuti in nero dai loro datori di lavoro. Esattamente come i 16 egiziani che l'Italia ha appena espulso. Ragazzi che da quando erano sbarcati in Sicilia, quattro, cinque anni fa, si erano messi a lavorare sodo, appoggiandosi dai cugini a Roma. Carico e scarico, turni di notte, straordinari. Mai un precedente penale, gente tutta casa e lavoro. Fino al giorno della retata della polizia ai mercati generali.

Ponte Galeria, Italy: Work will set you free


After the revolt, the expulsions. The forced repatriation machine of the center for identification and expulsion (CIE) of Rome, in Ponte Galeria, has started up again at full speed after the riots that devastated the CIE the night between Friday and Saturday . The first to pick up the bill were 17 Egyptians. Saturday morning they were transferred to solitary confinement in a section of the women’s area. And Sunday afternoon they were loaded onto a plane to Cairo. Their absence will be felt. They will be missed by their families (they all have cousins ​​in Rome and one of them is expecting a child by his Romanian partner with whom he was living). And they will be missed by their employers. Yes, because apart from a young man from Mansura, who landed at Lampedusa from Libya a month ago, all the others worked as porters in the CAR, the food center of Rome. This is the main point of wholesale of fruit and vegetables throughout the capital, 45,000 square meters of exhibition at the city gates, in Guidonia Montecelio where thousands of people work, including hundreds of porters kept without a contract by their employers. Just like the 16 Egyptians that Italy has just expelled. Young men who from the moment they landed in Sicily, four or five years ago, began to work diligently, leaning for support on cousins ​​in Rome. Loading and unloading, night shifts, overtime. Never a criminal record, people all ‘home and work.’ Until the day of the police raid at the general markets.

02 August 2011

È legge: 18 mesi nei Cie per chi è senza documenti

Giusto in tempo prima della chiusura per ferie fino al 12 settembre, il Senato ha oggi convertito in legge il decreto rimpatri, già approvato dalla Camera lo scorso 14 luglio. Con 151 voti favorevoli e 129 contrari. Il limite massimo della detenzione nei centri di identificazione e espulsione (Cie) passa quindi da 6 a 18 mesi. Per la promulgazione della legge, tecnicamente manca soltanto la firma del presidente della repubblica Giorgio Napolitano e la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. Di fatto però la norma è già applicabile, in virtù del decreto legge approvato dal governo lo scorso 17 giugno. Tanto per capirci, nei Cie di Milano, Bologna e Torino - per limitarci ai soli casi di cui abbiamo notizia certa - nelle ultime tre settimane abbiamo assistito ad almeno 7 proroghe oltre il sesto mese.

It's the law: 18 months in the Italian centres for expulsion


Just in time before closing for vacation until 12 September, the Italian Senate has now passed into law the repatriation decree, already approved by the House on 14 July. With 151 votes in favor and 129 against. The maximum limit of detention in the Centres for Identification and Expulsion (CIE) has thus increased from 6 to 18 months. For the promulgation of the law, all that is technically missing is the signature of the President of the Republic Giorgio Napolitano and the publication in the Official Gazette. But in fact, the norm is already applicable by virtue of the decree approved by the government on 17 June. That is to say, in the CIEs of Milan, Bologna and Turin - to limit ourselves to cases of which we have certain news – during the last three weeks we have seen at least 7 extensions beyond sixth months.

C'est la loi: 18 mois dans les Cie pour les sans-papiers


Juste à temps avant la fermeture estivale, jusqu'au 12 septembre, le Sénat a désormais converti en loi le décret sur les rapatriements, déjà approuvé par le Parlement le 14 juillet. Avec 151 voix pour et 129 contre. La limite maximale pour la rétention dans les centres d’identification et d’expulsion (Cie) est ainsi passée de 6 à 18 mois. Pour la promulgation de la loi, techniquement il ne manque que la signature du Président de la République, Giorgio Napolitano, et la publication dans la Gazette officielle. Mais en fait, la norme est déjà applicable en vertu du décret approuvé par le gouvernement le 17 juin. C'est-à-dire, dans les Cie de Milan, Bologne et Turin - pour nous limiter à des cas dont nous avons des informations certes - les trois dernières semaines, nous avons vu au moins sept épisodes concernant une prolongations au-delà du sixième mois.

إنه قانون: 18 شهراً في مراكز تحديد الهوية والترحيل


في الوقت المناسب وقبل أن تُغلق للإجازة حتى 12 أيلول / سبتمبر، أقر مجلس الشيوخ اليوم كقانون مرسومَ الترحيل الذي وافق عليه مجلس النواب في 14 تموز / يوليو الماضي. هكذا وسط 151 صوتاً مؤيداً و 129 معارضاً. وبهذا زاد الحد الأقصى لمدة الاحتجاز داخل مراكز تحديد الهوية والترحيل من 6 إلى 18 شهراً. ولإصدار قانون بالمرسوم لا ينقص سوى توقيع رئيس الجمهورية جورجيو نابوليتانو ونشره بالجريدة الرسمية. وفي الواقع القانون مطبق بالفعل بموجب مرسوم وافقت عليه الحكومة في 17 حزيران / يونيو الماضي. ولمزيد من الفهم فإن مراكز تحديد الهوية والترحيل في ميلانو وبولونيا وتورينو شهدت في الأسابيع الثلاثة الأخيرة ما لا يقل عن 7 حالات مد احتجاز بعد الشهر السادس, وهنا نقتصر فقط على الحالات التي نعرف عنها أخباراً مؤكدة