29 May 2009

Libya: Amnesty International completes first fact-finding visit in over five years


29 May 2009

LIBYA: AMNESTY INTERNATIONAL COMPLETES FIRST FACT-FINDING VISIT IN OVER FIVE YEARS

A human rights fact-finding team from Amnesty International visited the Great Socialist People’s Libyan Arab Jamahiriya from 15-23 May 2009, the first such visit to the country by the organization that the Libyan authorities have permitted since 2004.

Gheddafi: al dittatore una laurea honoris causa in diritto

ROMA, 29 maggio 2009 - L’Università di Sassari conferirà la laurea honoris causa in diritto al Colonnello Gheddafi. Uno che meriterebbe anni di carcere per le centinaia di omicidi politici di cui si è macchiato il regime in Libia. A dirlo sono i rapporti sulla Libia firmati Amnesty International e Human Rights Watch, che parlano di prigionieri politici, di reati di opinione, di torture e di una diffusa impunità. La notizia ha fatto talmente scandalo che sta girando un appello tra i docenti contro la decisione dell'ateneo di Sassari. Per aderire all'iniziativa, promossa dai Radicali, che sulla questione hanno anche presentato una interrogazione parlamentare, basta scrivere a info@radicali.it. Questa scheda fa parte del kit informativo per la campagna "IO NON RESPINGO": la potete scaricare online, stampare e distribuire durante le vostre iniziative

Immigrazione in Libia: rapporto dell'Oim sul contesto giuridico

TRIPOLI, 29 maggio 2009 - Un rapporto dell'Organizzazione mondiale delle migrazioni fa chiarezza sul contesto legislativo che regola l'immigrazione in Libia. Un testo tecnico e dettagliato, utile per i ricercatori e operatori in Libia, per capire l'evoluzione del fenomeno migratorio nel paese negli ultimi anni. Potete scaricarlo cliccando sulla copertina.

Grande successo al Nuovo Sacher. "Io non respingo" parte bene

ROMA, 29 maggio 2009 - Ieri sera 400 persone hanno assistito a Roma alla proiezione di Come un uomo sulla terra nel cinema di Nanni Moretti. C'erano anche le ong del Tavolo Asilo. Un bellissimo segnale per una rete che continua a crescere. Soprattutto perché arriva due giorni dopo il lancio della campagna "Io non respingo", a cui stanno aderendo decine di realtà da tutta Italia. Pubblichiamo la lettera degli autori del documentario. Nei prossimi giorni metteremo online l'elenco provvisorio delle realtà che hanno aderito alla campagna con sit-in e manifestazioni in vista dell'arrivo di Gheddafi. Nel frattempo continuate a firmare la PETIZIONE on line, soltanto nelle ultime 24 ore l'hanno fatto in 200 persone!!

Lampedusa: ascolta le voci dei testimoni dei pestaggi

MODICA, 29 maggio 2009 - Ricordate la nostra inchiesta sui detenuti tunisini pestati a sangue dagli agenti di polizia nel centro di identificazione e espulsione di Lampedusa, lo scorso 18 febbraio? Ne avevamo scritto in un articolo del 15 aprile 2009, a cui era seguita una interrogazione parlamentare dei Radicali, ancora senza risposta. Oggi, che il centro di identificazione e espulsione dell'isola è vuoto, possiamo farvi ascoltare le voci dei testimoni della nostra inchiesta. Sperando la giustizia faccia presto il suo corso.

28 May 2009

Partiti i pattugliamenti a Zuwarah. Ma i ricorsi sono già alla Corte Europea

RAGUSA, 28 maggio 2009 – “Sono lieto di annunciare che il centro di Lampedusa è sostanzialmente vuoto”. Così il ministro dell’Interno Roberto Maroni ha annunciato la fine degli sbarchi, o quasi. Dall’inizio di maggio sono soltanto poche centinaia le persone intercettate nelle acque italiane: una trentina tra tunisini e algerini sulle coste cagliaritane, dove è stato ripescato anche un cadavere; una settantina di kurdi arrivati a bordo di due imbarcazioni sulle coste di Lecce e Crotone; e poi oltre un centinaio di migranti tunisini e sub-sahariani giunti a Lampedusa e nella Sicilia orientale. Davvero siamo alla fine della stagione degli sbarchi? Così in anticipo sulla bella stagione?

Archivio aggiornato: altre 868 vittime documentate in Egitto

MODICA, 28 maggio 2009 - Pubblichiamo oggi una versione aggiornata del nostro archivio delle vittime dell'immigrazione alle frontiere dell'Europa. Confrontando i nostri dati con la ricerca del Land Center for Human Rights del Cairo, basato sulla stampa egiziana del 2008, abbiamo potuto documentare la scomparsa di almeno 868 persone, in maggioranza cittadini egiziani, nel solo periodo del 2008. Di questi, 632 sono annegati sulle rotte per l'Italia, partendo sia dall'Egitto (392 casi), sia dalla Libia (240). Gli altri 236 invece risultano dispersi sulla rotta per la Grecia, nel Mediterraneo orientale. Tutte queste notizie, nonostante la consistenza dei numeri, ci erano sfuggite. Eppure sono reali, tanto che spesso sono basate sulle denunce di scomparsa presentate alle autorità locali dai familiari delle vittime. Sono dati che fanno riflettere su quanto poco si sappia delle tragedie dell'emigrazione che avvengono in prossimità delle coste meridionali di questo mare, poco dopo la partenza, oppure in alto mare, lontano dai mezzi di pattugliamento e di soccorso.

Lampedusa: how the Tunisians were beaten by the Italian police

ROMA, 28 maggio 2009 - Lampedusa, immigrants identification and expulsion centre. February 18th 2009. A riot broke out leaded by the Tunisians detainees after one month of detention in inhuman conditions. The Italian police answered beating tens of inmates. Some witnesses told us what they saw that day. An parliamentary interrogation has been presented in order to understand better what really happened that day and who was responsible. Today we are able to make you listen directly the voices of our witnesses.

Lampedusa: tunisiens frappés "sans pitié" par la police

LAMPEDUSA, 28 mai 2009 - Exclusive témoignage des tunisiens détenus dans le centre d’identification et expulsion de Lampedusa le 18 février passé, où à l’époque se trouvaient plus de 1.000 ressortissants pour la plus parts tunisiens. Sur ces violences, a été présenté une interrogation parlementaire


27 May 2009

Io non respingo. Partecipa alla campagna nazionale!

ROMA, 27 maggio 2009 - Il leader libico Muammar Gheddafi visiterà l’Italia dal 10 al 12 giugno. Una tappa storica, che segna il riallineamento di Roma e Tripoli. Gheddafi parlerà di affari, ma anche e soprattutto di immigrazione, e di respingimenti in mare. Chi conosce quale destino attende gli emigranti e i rifugiati respinti al largo di Lampedusa e imprigionati nelle carceri libiche, non può rimanere indifferente e complice. Per questo invitiamo tutti a manifestare il proprio dissenso, per non rimanere indifferenti, e per essere migliori di chi ci rappresenta. Siamo tanti. Siamo molti di più di quanto possiate immaginare. Siamo decine di migliaia di persone. Siamo una rete i cui nodi non si conoscono ancora, ma che in due anni ha sostenuto più di 350 iniziative e eventi in tutta Italia, quali la presentazione del libro “Mamadou va a morire” di Gabriele Del Grande (Fortress Europe), il film documentario “Come un uomo sulla terra” di Asinitas e Zalab, la commemorazione civile dei morti in mare alla Scuola di Italiano di Asinitas, l'esposizione dei manifesti 'luoghi comuni' nella rete di trasporti a Milano e tra breve a Roma, gli incontri formativi e di condivisione di iniziative da Torino a Trieste, da Milano a Napoli, da Trento a Palermo. Grazie a voi, sono state raccolte 7.000 firme in pochi mesi per chiedere una commissione parlamentare d’inchiesta sulle condizioni dei migranti in Libia. Grazie a voi, negli ultimi 20 giorni più di 30.000 persone hanno scaricato da Fortress Europe i reportage sulla Libia. Ma informarsi non basta. È arrivato il momento di fare di più

26 May 2009

Lampedusa raccontata da Erri De Luca

RAGUSA - 26 maggio 2009 - Lampedusa raccontata dalla voce di uno dei più sensibili scrittori italiani. Erri De Luca, che sulle traversate del Mediterraneo aveva già scritto il poema "Solo andata", racconta a "Che tempo che fa" la "sfilata della mala sorte" lungo una frontiera che "brulica di sbarre", alle porte della cinica Italia - dimentica del passato dei propri emigranti - che gli stranieri lascia "annegare per negare". Un discorso tagliente e insieme commovente. Un taglio diverso dai reportage che di solito pubblichiamo. Eppure ricco di spunti di riflessione.

IMMIGRATION: LYBIA, 400 TRAFFICKERS AND ILLEGALS ARRESTED

TRIPOLI - MAY 26, 2009 - During the night between last Friday and Saturday (the news was reported today) the Libyan Interior Ministry arrested about 400 people in an operation to fight illegal immigration. The operation involved the arrest of human traffickers, almost all of whom were Libyan, and illegal immigrants. The latter were found in a makeshift tent in an area that was not reported, where they were waiting to depart. In addition to ground-based activities, sea-based activities were employed beginning yesterday morning, including three motorboats from the Guardia di Finanza that were given to Libya May 14, and that are now based in Zuwarah, the port of departure for most of the small boats headed for Europe. The report for the first day of patrols, according to local sources, spoke of "normal service". "The 3 vessels patrolled the coast off of Zuwarah," the source confirmed, "and are ready to intervene whenever necessary when notified by other units." (ANSAmed).

21 May 2009

Dai Radicali esposto contro Maroni. Arriva Gheddafi in Italia

Guardia costiera a Tripoli, foto Cir OnlusMODICA, 21 maggio 2009 - Presentato alla Procura di Roma un esposto contro il ministero dell'Interno ed il Governo. Servirà a verificare la legittimità giuridica del respingimento in Libia dei 227 profughi soccorsi in acque internazionali due settimane fa. L'iniziativa è dei parlamentari dei Radicali eletti nelle liste del PD Rita Bernardini, Elisabetta Zamparutti, Donatella Poretti e Marco Perduca assieme agli avvocati Alessandro Gerardi e Giuseppe Rossodivita, membri dirigenti di Radicali italiani. L'esposto denuncia la violazione del principio di non respingimento dei rifugiati politici, atteso che tra i respinti vi erano persone in possesso dei requisiti per avanzare richiesta di asilo politico una volta giunti in Italia, come certificato anche dall'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati e dal Consiglio Italiano dei Rifugiati (Cir) che sta lavorando a un ricorso alla Corte europea proprio per un gruppo di 24 eritrei e somali respinti in alto mare.

20 May 2009

Arresti spot e finanziamenti assistenzialisti. Che succede a Rosarno?

Baracche nella cartiera di San FerdinandoROSARNO, 20 maggio 2009 - E' notizia di questi giorni l'arresto a Rosarno, in provincia di Reggio Calabria, di tre imprenditori agricoli calabresi, accusati di far parte di una associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e alla riduzione in schiavitù per la raccolta delle arance negli agrumeti rosarnesi. Altri arresti c'erano stati a febbraio. Intanto da Roma arrivano promesse di ingenti finanziamenti. Il Ministero dell'Interno ha promesso 200.000 euro. Mentre la Regione Calabria ne ha già stanziati 50.000 e la Protezione Civile ha dato la propria disponibilità a intervenire. Il lavoro della magistratura e l'impegno delle autorità non possono che fare piacere. Ma il nodo della questione è un altro e non possono essere i giudici a risolverlo. Vogliamo arrestare tutti gli imprenditori agricoli di Rosarno? Siamo consapevoli che nessuno di loro è in grado di assumere uno straniero senza documenti? Per il semplice fatto che la legge lo proibisce!!! E siamo consapevoli che ormai la maggior parte dei braccianti negli agrumeti calabresi sono stranieri senza documenti? E per quanto riguarda i finanziamenti: che fine faranno questi soldi? Serviranno a costruire una tendopoli? Un campo di accoglienza per i lavoratori stagionali in regola con i documenti? E tutti gli altri?


Si finse immigrato a Lampedusa. Rinviato a giudizio Fabrizio Gatti

AGRIGENTO, 20 maggio 2009 - In un paese privato del diritto di cronaca, quando i centri di accoglienza degli immigrati erano vietati alla stampa, Fabrizio Gatti si travestì da immigrato per denunciare che cosa vi accadesse. Era il luglio del 2005. L'inviato dell'Espresso si tuffò in mare da uno scoglio dell'isola e dopo alcune ore iniziò a chiedere aiuto fingendosi un naufrago kurdo iracheno. Uno stratagemma che gli consentì di rimanere otto giorni dentro il centro. E di denunciare le indegne condizioni a cui erano sottoposti i trattenuti. Fingersi kurdo era l'unico modo per entrare. E per denunciare. Ma proprio per aver fornito false generalità, adesso è stato rinviato a giudizio. Gatti comparirà davanti al giudice monocratico del tribunale di Agrigento il prossimo primo luglio. E c'è da aspettarsi una condanna. Dopotutto non sarebbe la prima volta.

Lecce: pg chiede conferma della condanna per Lodeserto

LECCE, 20 maggio 2009 - Abuso di mezzi di correzione, lesioni personali e minaccia. Il sostituto procuratore generale di Lecce - Giuseppe Vignola - ha chiesto la conferma della condanna a 16 mesi inflitta in primo grado il 22 luglio 2005 a don Cesare Lodeserto, ex responsabile del Centro di permanenza temporanea (Cpt) "Regina Pacis" di San Foca, a Lecce. Un posto dove gli “ospiti” potevano essere picchiati «per i più futili motivi, anche se solo si lamentavano per il caldo o se arrivavano tardi a colazione» come ha raccontato in aula Montassar Souden, uno dei testimoni al processo. I fatti risalgono alla notte tra il 21 e il 22 novembre del 2002, quando nel centro di accoglienza si verificò un fallito tentativo di fuga di un nutrito gruppo di detenuti in attesa di espulsione. Un tentativo di fuga, denunciarono in seguito 17 di loro, per il quale furono sottoposti a punizioni corporali e a violenze psicologiche, come quella - secondo l'accusa - di essere costretti a mangiare carne di maiale servita in punta di manganello. L'udienza è stata rinviata all'8 giugno 2009 per le arringhe dei difensori Luigi Rella e Federico Massa.

Nel giudizio in primo grado, oltre al sacerdote, erano stati condannati a un anno e 4 mesi anche i due carabinieri Vito Ottomani e Francesco D'Ambrosio. Per altri cinque carabinieri, in servizio al tempo dei fatti, la pena è di un anno di reclusione. Condannati a un anno e due mesi Giuseppe Lodeserto (nipote di Don Cesare) e la sua compagna Natalia Vieru e infine nove mesi a 4 operatori e medici colpevoli di aver falsificato i referti medici relativi alle violenze. Per tutti l'aggravante confermata in giudizio era di aver agito con crudeltà.

Nel 2005 Lodeserto era stato già arrestato con l’accusa di sequestro di persona e di abuso dei mezzi di correzione. Con i suoi più stretti collaboratori, aveva privato della libertà alcune ragazze ospiti in progetti di recupero dalla prostituzione. E le aveva costrette a lavorare a nero in un mobilificio di Carmiano, minacciando di incastrarle con testimoni processuali scomodi. Nell'ambito di questa inchiesta il 26 settembre 2007 venne condannato con rito abbreviato a 5 anni e 4 mesi e all'interdizione perpetua dai pubblici uffici per sequestro di persona, estorsione, calunnia ai danni degli ospiti del cpt. Il sacerdote, tuttavia, non ha scontato la pena, poiché a dicembre dello stesso anno l'arcivescovo di Lecce monsignor Ruppi lo ha inviato in missione in Moldavia.


Delle violenze nel cpt di Lecce "Regina Pacis" parlava già nel 2003 anche il documentario "Mare Nostrum" di Stefano Mencherini. Diffuso su Arcoiris.tv, lo potete scaricare comodamente dai seguenti link. Dura sessanta minuti.

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18 May 2009

Libia: 5.171 richieste d’asilo presentate all’Acnur di Tripoli

ROMA, 18 maggio 2009 - La Libia ha firmato la Convenzione dell’Unione Africana del 1969 sui rifugiati, ma non ha mai sottoscritto la Convenzione dell’Onu sui rifugiati, del 1951. Pertanto, vista la mancanza di un sistema d’asilo, il riconoscimento dei rifugiati politici è affidato all’ufficio dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Acnur) presente a Tripoli. Un ufficio che conta su uno staff di 27 persone (25 libici e due internazionali) e che nel 2008 ha potuto beneficiare di un budget di 1.593.478 dollari americani. Ma cosa fa di concreto l’Acnur in Libia? Il numero dei rifugiati riconosciuti dall’Acnur a Tripoli è di 6.688. In maggior parte sono palestinesi (2.861) e iracheni (2.205), seguiti a lunga distanza da somali (563), sudanesi (358) ed eritrei (329). Eppure sono transitati dalla Libia gli oltre 6.000 eritrei sbarcati dal 2005 a oggi in Sicilia per chiedere asilo politico. Perché non si sono presentati all’Acnur a Tripoli? Traumatizzati dalle violenze subite nei campi di detenzione libici, in particolare al sud, gli eritrei vogliono soltanto fuggire da quel paese: “Una volta in Libia non puoi tornare indietro – dice Yacob, un rifugiato in Italia – Restare a Tripoli è un inferno, la via del ritorno passa da Kufrah e dal deserto. Se proprio devi morire, meglio continuare il viaggio”. E una guardia armata di mitra all'ingresso dell'Acnur (vedi foto) non è il segnale più incoraggiante...

La Libia prepara una nuova legge sull’asilo politico

ROMA, 18 maggio 2009 – La Libia sta preparando una nuova legge sull’asilo. E da Roma, l'ambasciatore libico Hafid Gaddur fa sapere che il suo paese è pronto a firmare la Convenzione di Ginevra sui rifugiati. Due primi passi formali per fare della Libia un paese terzo sicuro. E quindi per togliere credibilità a chi oggi come ieri critica i respingimenti in mare perché contrari al divieto di refoulement dei rifugiati, che rappresentano il 30% circa di chi oggi è intercettato in Sicilia. Insomma quello che è un importantissimo processo per la creazione di un sistema d'asilo in Libia, rischia di trasformarsi nella foglia di fico dietro la quale nascondere la vergogna dell'Unione europea sempre meno disposta a farsi carico dei propri obblighi internazionali di protezione verso i rifugiati. Ma vediamo nel dettaglio che cosa sta accadendo oltremare.

15 May 2009

L'odissea di 72 indiani, bloccati dal 2006 alle porte dell'Europa

ROMA - Tredici mesi accampati in un bosco per evitare il rimpatrio. E più di 8.000 firme per chiedere al governo spagnolo di accoglierli. È l'odissea di 72 indiani, bloccati dal novembre del 2006 alle porte dell"Europa, a Ceuta. Partiti dall’India nel 2005, hanno raggiunto l’enclave spagnola in Marocco nascosti in un camion, dopo un periplo attraverso il Burkina Faso, il Mali, l’Algeria e il Marocco, costato 17.000 euro e durato quattro anni. Al loro fianco si è schierata l’associazione spagnola Elín, un collettivo di Ceuta di sostegno ai migranti. E la piattaforma internazionale Migreurop ha rilanciato l’appello al governo spagnolo. Della vicenda si è interessata anche la stampa spagnola (El Pais, Abc, El Mundo). Già in passato 32 bangladeshi avevano ottenuto un permesso di soggiorno per motivi umanitari dopo aver passato tre mesi sulle montagne di Ceuta, in seguito al nubifragio che colpì il loro paese.

14 May 2009

Libyen: Auslagerung der Grenze für die Auslagerung des Asyls?

Immigrati respinti al porto di TripoliROME, 14/05/09 - Macchi, Smalto und Buoncore. Merkt Euch diese drei Namen. So heißen die Schiffe der Guardia di Finanza, die diesen Morgen aus dem Hafen von Gaeta Richtung Tripolis ausgelaufen sind. Es gab 2 Wochen Übungen mit libyschen Militärs an Bord. Die Schiffe haben 90 Bruttoregistertonnen und sind 27 Meter lang, erreichen eine Geschwindigkeit von 43 Knoten und sind hochseetauglich. Bald werden weitere folgen. Sie sind der libyschen Marine übergeben worden und dienen zum Rücktransport aller auf See aufgehaltenen MigrantInnen und Flüchtlinge nach Tripolis. Die Mission, für 3 Jahre ausgelegt, hat ihren Sitz in Zuwarah. Dorthin wurden 10 italienische Offiziere entsandt, um die Schiffe in Ordnung zu halten. Cosimo D'Arrigo, Kommandant der Guardia di Finanza, versichert, dass die Einsätze immer "im vollen Respekt der Gesetze und des europäischen und internationalen Rechts" durchgeführt werden. Schade nur, dass gerade im Namen des internationalen Rechts die kollektiven Abschiebungen nach Libyen aus dem Jahr 2005 vom Europäischen Parlament und vom Europäischen Menschenrechtsgerichtshof verurteilt wurden. Die Abschiebungen verletzen das Asylrecht und das Verbot der kollektiven Abschiebung in Ländern, in denen die Gefahr der Folter besteht, hieß es damals. Und im Namen dieses internationalen Rechts haben sich viele gegen die Zurückweisungen positioniert: der UNCHR, der Menschenrechtskommissar des Europarats, Nichtregierungsorganisationen, und auch der Vatikan. Leider ohne die Unterstützung der Europäischen Union. Der Vizepräsident der Europäischen Kommission, Jacques Barrot, hat sogar behauptet, dass die Praxis der Zurückweisung auf See in Europa üblich sei. Das Europäische Parlament scheint sich schon voll dem Wahlkampf hingegeben zu haben und ging nicht über eine dringende Anfrage von Gerard Deprez, Präsident des Ausschusses für die Grundfreiheiten, an Barrot. Auch von einer Demokratischen Partei ist wenig zu erwarten, Fassino spricht von der Legitimität der Abschiebungen. Was den Europäischen Menschenrechtsgerichtshof betrifft bleibt abzuwarten was passiert. Die Antragsteller , die nach Libyen zurückgewiesen wurden, sind dort im Gefängnis und haben keinen Zugang zu Anwälten. Trotzdem hat es Anwalt Anton Giulio Lana, Mitglied einer italienischen Vereinigung mit Namen Unità Forense und Gründungmitglied des Italienischen Flüchtlingsrat bekannt gegeben, dass er 24 Fälle der Zurückgeschobenen vertritt, und dass er Klage vorm Europäischen Gerichtshof in Straßburg einreichen wird.

Libia: esternalizzare le frontiere per esternalizzare l'asilo?

Immigrati respinti al porto di TripoliTERNI, 14 maggio 2009 – Macchi, Smalto e Buonocore. Segnatevi questi tre nomi. Sono i nomi delle tre motovedette della Guardia di Finanza partite questa mattina alla volta di Tripoli dal porto di Gaeta, dopo due settimane di esercitazioni con 41 ufficiali della Marina militare libica a bordo. Si tratta di navi di 90 tonnellate e 27 metri di lunghezza, capaci di raggiungere i 43 nodi di velocità e di navigare in alto mare. Presto saranno affiancate da altre tre unità. Consegnate alla Marina libica, serviranno a riportare a Tripoli tutti gli emigranti e i rifugiati intercettati in mare. La missione, di durata triennale, farà base a Zuwarah, dove sono già stati inviati dieci ufficiali italiani per la manutenzione dei mezzi, mentre alcuni ufficiali libici saranno distaccati presso la Sala operativa della Guardia di Finanza a Lampedusa. Il comandante della Gdf, Cosimo D'Arrigo, assicura che le operazioni saranno svolte sempre “nel pieno rispetto delle leggi e del diritto comunitario e internazionale”. Peccato che proprio in nome del diritto internazionale le espulsioni collettive in Libia vennero condannate nel 2005 dal Parlamento Europeo e dalla Corte Europea per i diritti umani.

12 May 2009

Asinitas

Asinitas onlus è tante cose, ma soprattutto una scuola di italiano per stranieri. La giornata tipo della scuola inizia con la colazione, intorno alle dieci del mattino. Caffè, tè e biscotti. Poi un gioco in cerchio, per rompere il ghiaccio. Al corso di base siedono una cinquantina di studenti, la metà sono donne. Dietro la cucina, dove si prepara il pranzo, una classe di una cinquantina di studenti con un livello di italiano più avanzato lavora sull'auto-narrazione, a partire dai testi delle fiabe. E dopo pranzo, una volta a settimana, un gruppo di studenti somali partecipa al cerchio narrativo. Anche questo è un modo di stare a scuola. Ogni cerchio ha un suo tema, è un modo per condividere ricordi, emozioni, speranze e delusioni. Qui nel corso del 2008 è stato ideato e girato il documentario “Come un uomo sulla terra” e più recentemente – il 16 aprile 2009 – è stata celebrata una commemorazione civile in memoria delle vittime dell'emigrazione nel Mediterraneo, tre settimane dopo il naufragio che costò la vita ad oltre 230 persone davanti alle coste libiche di Tripoli. Con Asinitas, Fortress Europe ha collaborato al Progetto Confini

10 May 2009

Immigrati, in Libia un altro barcone. Bossi: "La nostra linea fa proseliti"R

tratto da "IL GIORNALE"

PALERMO, 10 maggio 2009 - Un pattugliatore della Marina militare ha attraccato alla banchina del Porto di Tripoli gestito dalla Polizia doganale riportando in Libia 213 immigrati, mentre potrebbero arrivare altri migranti di un barcone soccorso nel canale di Sicilia. Gli immigrati sbarcati stamattina a Tripoli sono 163 uomini, 48 donne e due bambini, quasi tutti di origine nigeriana. La politica italiana dei respingimenti negli ultimi giorni ha riportato a Tripoli già 557 immigrati. Erano 227 quelli ricondotti da due motovedette italiane e da un'imbarcazione della Guardia di Finanza, nella giornata di giovedì, 77 venerdì, grazie al soccorso di una imbarcazione per l'assistenza alla piattaforma Eni e 213 questa mattina. Il nuovo respingimento di immigrati clandestini bloccati in mare fra Libia e Sicilia riaccende di nuovo la polemica e lo scontro fra governo, maggioranza e opposizione.

[continua...]

Mamadou va a morire. La strage dei clandestini nel Mediterraneo

Cinquemila copie vendute, tre ristampe e una seconda edizione aggiornata. Tradotto in tedesco e presto in spagnolo. Un grande reportage racconta le vittime dell’emigrazione, l’invasione che non c’è e i nuovi gendarmi di un cimitero chiamato Mediterraneo. Mamadou va a morire è il racconto coraggioso del fondatore di Fortress Europe, Gabriele Del Grande, che per tre mesi ha seguito le rotte dei giovani harragas lungo tutto il Mediterraneo, dalla Turchia al Maghreb e fino al Senegal, nello sforzo di custodire i nomi e la memoria di una generazione vittima di una mappa. Il suo è anche un grido d’allarme su una tragedia negata, che chiama in causa l’Europa, i governi africani e le società civili delle due sponde del Mare di Mezzo. Pubblicato in Italia da Infinito Edizioni, in Germania da Von Loeper Literaturverlag e in Spagna da Oriente y Mediterraneo.

Mamadou va a morire ha ottenuto oltre 120 recensioni sulla stampa italiana e internazionale, e grazie a associazioni, università e singoli cittadini è stato presentato in oltre 150 città in una vera e propria maratona che ha attraversato tutta l'Italia e raggiunto Germania, Spagna, Grecia e Turchia.


"Dimenticare, rimuovere, rassegnarsi alla normalità delle tragedie dell’immigrazione descritte in questo libro, sarebbe come lasciare morire ancora una volta le persone vittime dell’immigrazione irregolare. Ancora peggio sarebbe ritenere, come pure qualcuno sembra fare, che queste tragiche storie possano avere un effetto pedagogico sui 'candidati' all’emigrazione clandestina" (dall’introduzione di Fulvio Vassallo Paleologo).

Distribuito in tutte le librerie al prezzo di 14,00 euro per 160 pagine, il libro si può acquistare anche on line, sul sito della Infinito edizioni, o cliccando sui principali internet book shop, come IBS e DVD

La mappa delle presentazioni del libro

07 May 2009

Suicidio al Cie di Roma. Si toglie la vita una donna tunisina di 49 anni

ROMA, 7 maggio 2009 - Doveva essere rimpatriata questa mattina sul volo delle 11:20 per Tunisi. Si è tolta la vita prima, impiccandosi nel bagno. È morta così Mabrouka Mimoni, tunisina, di 49 anni, nel centro di identificazione e espulsione (Cie) di Roma. Secondo la testimonianza di un'amica, la donna viveva in Italia da più di vent'anni, e sarebbe stata fermata davanti alla Questura, lo scorso 24 aprile 2009, con in mano la ricevuta della richiesta di rinnovo del permesso di soggiorno. E così l’hanno trasferita direttamente nel Cie. Secondo la versione della polizia invece la donna viveva a Roma dal 1999, e nel 2001 aveva ricevuto un decreto di espulsione. Più volte era stata fermata, fornendo nomi diversi. Nel 2004 era stata arrestata per scontare una pena cumulativa di 5 anni e tre mesi.

Speciale Libia: cosa accadrà ai 227 emigranti respinti a Tripoli?

PISTOIA, 7 maggio 2009 - Né a Malta, né a Lampedusa. Sono stati riportati in Libia i 227 emigranti e rifugiati (cittadini di Nigeria, Ghana, Gambia, Costa d'Avorio, Somalia e Mali) – tra cui 40 donne, tre delle quali incinte - soccorsi ieri a circa 35 miglia a sud est di Lampedusa dalle autorità italiane. Dopo una giornata di infruttuose trattative con il governo maltese sulla responsabilità dei soccorsi, l"Italia è riuscita a strappare a Tripoli il consenso per la riammissione in Libia dei naufraghi. Nessuno dei passeggeri è stato identificato, nessuno degli eventuali minori non accompagnati è stato tutelato, nessun rifugiato è stato messo nelle condizioni di chiedere asilo politico, e nessun medico ha verificato le condizioni di salute dei naufraghi. Prassi che sulla terra ferma sono obblighi previsti dalla legge. Ma non in mare aperto, fuori dalle frontiere e dallo stato di diritto. Maroni ha rivendicato quanto accaduto come “un risultato storico” e annunciato che sarà la prassi della prossima stagione di sbarchi. Maroni e l'Italia hanno la memoria corta.

In Libia i migranti soccorsi in mare

tratto da "LA REPUBBLICA"

PALERMO, 7 maggio 2009 - Rispediti in Libia direttamente dal mare, senza toccare terra. Svolta nella politica dell'immigrazione italiana. I 227 migranti che hanno raggiunto su tre carrette del mare il Canale di Sicilia non saranno ospitati nei campi di accoglienza di Lampedusa. Le tre motovedette italiane, due della Guardia Costiera e una della Guardia di Finanza, che ieri hanno soccorso i clandestini, sono già approdate nel porto di Tripoli. L'autorizzazione è giunta in nottata, dopo una trattativa tra le autorità italiane e quelle libiche .

[continua...]

06 May 2009

La terra(e)strema

ROMA, 6 maggio 2009 - Inizia nella primavera del 2007, a Cassibile, frazione di Siracusa, il viaggio nella "Terra(e)strema”, il nuovo documentario di Enrico Montalbano, Angela Giardina e Ilaria Sposito. Girato nelle campagne della Sicilia per raccontare il lavoro dei braccianti immigrati. Ad Avola e Cassibile, ogni anno, per la raccolta delle patate, da maggio a giugno, si presentano centinaia di braccianti dal Nord Africa e dall’Est Europa. Vivono in accampamenti di fortuna, nei campi, a volte insultati e aggrediti dai residenti locali. Giampaolo e Pina, due abitanti di Cassibile spiegano come il borgo è cambiato. Il viaggio continua a Pachino, terra di pomodori, e poi verso ovest a Vittoria e Gela, verso le terre dei vigneti e degli oliveti, per poi terminare ad Alcamo, Campobello di Mazara e Giuseppe Jato. In attesa di poter vedere l’intero documentario, gli autori hanno pubblicato un’anteprima sul blog http://terraestrema.blogspot.com


05 May 2009

Somalia – Italia: quelle storie parallele di emigrazione

Disegno di uno degli studenti della scuola di italiano AsinitasROMA, 5 maggio 2009 - “Passavano centinaia e centinaia di emigranti per notte e con nidiate intere di bambini. Malconci, pallidissimi, le labbra violacee”. Erano i tristi giorni degli emigranti italiani che, braccati dalla fame, valicavano clandestinamente le frontiere. Nel 1947, il giornalista del corriere della sera Egidio Corradi si unì a un gruppo di loro per scrivere un reportage sulla traversata clandestina delle Alpi, verso la Francia. Sessant'anni dopo, il suo racconto viene letto con stupore dagli alunni della scuola di italiano organizzata dall'associazione “Asinitas”, a Roma. Sono una cinquantina di ragazzi. Vengono da molti paesi del mondo. E sono i sopravvissuti delle traversate clandestine di oggi. Somali, eritrei, afgani, da qualche mese partecipano a un laboratorio sulla storia dell'emigrazione italiana. C'è chi ha attraversato il deserto del Sahara e il Canale di Sicilia. E chi invece ha valicato le montagne innevate tra Iran e Turchia, per poi arrivare in Grecia via mare, e in Italia nascosto sotto un camion.

04 May 2009

Pescatori tunisini: chiesti 3 anni e 6 mesi. Il 20 luglio la sentenza

AGRIGENTO, 4 maggio 2009 - Volge alla fine il processo contro i sette pescatori tunisini che l'8 agosto 2007 trassero in salvo 44 migranti al largo di Lampedusa e che vennero poi arrestati per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. Nell'udienza di oggi a Agrigento, gli avvocati della difesa - Leonardo Marino e Giacomo La Russa - hanno presentato la memoria difensiva, dopo che il pubblico ministero aveva chiesto una condanna a tre anni e sei mesi di detenzione per i sette marinai, e una multa di 440.000 euro (10.000 euro per ogni persona trasportata). Il pubblico ministero ha chiesto di poter replicare alla discussione della difesa. La prossima udienza è stata fissata al 20 luglio 2009. Quel giorno si dovrebbe conoscere la sentenza della corte. Per il 20 maggio 2009 invece è attesa la sentenza per l'altro spinoso caso della Cap Anamur.

02 May 2009

Avril 2009

ROMA – Encore 9 victimes le long des frontières de l'Europe, dont six au large des côtes de Lampedusa, pendant le mois d’avril 2009. En mars, les morts avaient été 316, dont 297 entre la Libye, la Tunisie et la Sicile. Difficile comparer les chiffres, étant donné qu’on n’a aucune idée de combien de naufrages fantômes se passent dans la mer sans que la presse le sache. Ce qui est sure, c’est que dans les quatre premiers mois de 2009, selon notre revue de presse, au moins 339 réfugiés et emigrés ont trouvé la mort dans le Canal de Sicile. En 2008 ils avaient été 642 au cours de toute l’année, alors qu’ils avaient été 556 en 2007. Une augmentation de la mortalité des traversée qui n'est pas surprenante, car le nombre de migrants interceptés en Sicile est aussi en train d’augmenter. Dans les quatre premiers mois de l’année, 6.300 personnes ont étés sauvées en mer, c'est-à-dire le 75% plus de la même période de l'année passée, quand il furent 3.600. Depuis 1994 au moins 3.467 personnes sont noyées en traversant le Canal de Sicile, selon Fortress Europe. Alors que 13.771 personnes sont mortes le long des frontières européennes depuis 1988.

A part la Sicile, durant le mois d'avril les garde-côtes espagnols ont retrouvés deux cadavres dans les eaux du détroit de Gibraltar, et en France, un homme sans vie a été retrouvé dans le tunnel sous la Manche, probablement tombé du train sous lequel il s’était caché pour atteindre l'Angleterre.

Aprile 2009

PISTOIA, 6 maggio 2009 - Aprile 2009: altre nove vittime lungo le frontiere europee, di cui sei al largo di Lampedusa. Nel mese di marzo i morti del Mediterraneo erano stati 316, di cui 297 sulle rotte tra la Libia, la Tunisia e la Sicilia. Difficile confrontare i dati, non avendo idea di quanti naufragi fantasma avvengano ogni mese, senza che la stampa ne riporti notizia. Di sicuro nei primi quattro mesi del 2009, Fortress Europe ha documentato la scomparsa di 339 emigranti e rifugiati nel Canale di Sicilia. In tutto il 2008 erano stati 642, mentre nel 2007 erano 556. Non stupisce l’aumento, dato che è cresciuto anche il numero dei migranti intercettati nelle acque del Canale di Sicilia. Nei primi quattro mesi dell’anno sono stati 6.300, il 75% in più dello stesso periodo dello scorso anno, quando furono 3.600. Dal 1994 almeno 3.467 persone sono annegate nella traversata del Canale di Sicilia. Mentre le vittime censite alle porte dell’Europa sono 13.771 dal 1988.

Auf der Route der eritreischen Diaspora in Ägypten. Ziel: Israel

ZamalekROM, 5. Mai 2009 – Asmara, Kairo, Tripolis, Asmara. Pater Austin hält etwa zwanzig weiße Umschläge in der Hand. Er überprüft die mit der Hand darauf geschriebenen Adressen. Die Umschläge haben keine Briefmarken. Es sind die Briefe der eritreischen Häftlinge aus Burg el Arab. Wir sind in Ägypten. Die Gemeinde Saint Yousuf, auf der wohlhabenden Nilinsel Zamalek, mitten im Zentrum von Kairo, ist eine Anlaufstelle für etwa 200 Eritreer die in dieser Gegend leben. Am Vortag hat eine Delegation der Gemeinde das Gefängnis Burg el Arab besucht, das im Norden, in der Nähe von Alexandria, liegt. Sie konnten mit 15 Häftlingen sprechen, die ihnen einige Briefe an ihre Familien ausgehändigt haben. 170 Eritreer sitzen hinter Gittern. Und nicht nur in Burg el Arab. In halb Ägypten haben sich die Gefängnisse in den letzten zwei Jahren mit Flüchtlingen aus Eritrea und dem Sudan gefüllt. Sie werden auf der Sinai-Halbinsel verhaftet und nach Qanater, nach Kairo, nach el-Arish und Rafah, in der Nähe des Gazastreifens, und in den Süden, nach Hurghada, Shallal und Aswan, gebracht.

01 May 2009

مصر وشتات إريتريا. المقصد إسرائيل

Zamalekأسمرا، القاهرة، طرابلس، أسمرا. يتصفح الأب أوستين ما يقرب من عشرين مظروف أبيض. يتحقق من العناوين المكتوبة بقلم جاف. لا توجد طوابع. إنها خطابات خاصة بالسجناء الإريتريين ببرج العرب. نحن في مصر. أبرشية القديس يوسف – الواقعة في الجزيرة الساحرة المطلة على النيل بالزمالك، في قلب القاهرة – تعد مرجعية ما يقرب من 200 إريتري يعيشون في تلك المنطقة. بالأمس، قام وفد من الأبرشية بزيارة سجن برج العرب، في الشمال، بالقرب من الإسكندرية. استطاعوا أن يتحدثوا إلى 15 محتجز، والذين قاموا بإعطائهم بعض الخطابات كي يسلمونها لأقربائهم. خلف القضبان يوجد 170 إريتري. وليس فقط في سجن برج العرب. ففي السنتين الأخيرتين، امتلأت حوالي نصف سجون مصر باللاجئين الإريتريين والسودانيين. فبعد القبض عليهم في شبه جزيرة سيناء، يتم نقلهم إلى القناطر، وإلى القاهرة، والعريش ورفح، بالقرب من قطاع غزة، وإلى جنوب الغردقة، والشلال، وأسوان.

In Egypt, on the route of the Eritrean diaspora toward Israel

ZamalekROME, 5th May 2009 - Asmara, Cairo, Tripoli, Asmara. Father Austin glances through a dozen white envelopes. He checks the addresses written in pen. There are no stamps. These are the letters of Eritrean prisoners of Burg el Arab. We are in Egypt. The parish of Saint Yousuf, on the Nile island of Zamalek in the centre of Cairo, is a reference point for about 200 Eritreans living in the neighbourhood. The day before a delegation of the parish visited the prison in Burg el Arab, in the north, near Alexandria. They met 15 detainees, who gave them these letters to send to their relatives. Just in Burg el Arab, there are around 170 Eritreans detainees. And not only there. During the last two years, half of the Egyptian prisons have been filled with Eritreans and Sudanese refugees. Once arrested in the Sinai Peninsula, they are brought to Qanater, in Cairo, el-Arish and Rafah, near the Gaza Strip, and in the south in Hurghada, Shallal, Aswan.

En Egypte, sur le chemin de la diaspora érythréenne. Destination Israël

ZamalekROME, 5 Mai 2009 - Asmara, Caire, Tripoli, Asmara. Père Austin jette un coup d’œil sur une douzaine d'enveloppes blanches entre les mains. Il vérifie les adresses des destinataires. Il n'y a pas de timbres. Ce sont les lettres des prisonniers érythréens de Burg el Arab. Nous sommes en Egypte. La paroisse de Saint Yousuf, sur l'île du Nil de Zamalek, dans le centre du Caire, est un point de référence pour les 200 Érythréens qui vivent dans le quartier. La veille, une délégation de la paroisse a visité la prison de Burg el Arab, dans le nord, près d'Alexandrie. Ils ont rencontrés 15 détenus, qui lui ont remis ces lettres pour ses proches. A Burg el Arab ils sont détenus 170 Érythréens. Et pas seulement là bas. La moitié des prisons égyptiennes ont étés rempli de réfugiés soudanais et érythréens au cours des deux dernières années. Arrêtés dans la péninsule du Sinaï, ils sont amenés à Qanater, au Caire, à el-Arish et Rafah, près de Gaza, et dans le sud à Hurghada, Shallal, Assouan.

April 2009

ROMA - April 2009: nine more victims along the borders of Europe. Six of them drowned off the Italian island of Lampedusa. In March, the deaths in the Mediterranean sea had been 316, including 297 in the Channel of Sicily, between Libya, Tunisia and Italy. However it is difficult to compare these figures, since we have no idea of how many ghost shipwrecks happened each month, without any media covering. For sure, during the first four months of 2009, Fortress Europe documented the deaths of 339 refugees and emigrants in the Channel of Sicily. During the entire 2008, they were 642, while in 2007 they had been 556. The increase of deaths toll is not surprising, since the number of arrivals is also increasing. In the first four months of the year, about 6,300 people were intercepted off Lampedusa, that is to say the 75% more of the same period in 2008, when they were 3,600. Since 1994 at least 3,467 people were drowned in their attempt to cross the Channel of Sicily. While the victims surveyed along the EU’s borders were 13,771 since 1988.

In Egitto sulla via della diaspora eritrea. Destinazione Israele

ZamalekROMA, 5 maggio 2009 – Asmara, Cairo, Tripoli, Asmara. Padre Austin sfoglia tra le mani una ventina di buste bianche. Controlla le intestazioni scritte a penna. Non ci sono francobolli. Sono le lettere dei prigionieri eritrei di Burg el Arab. Siamo in Egitto. La parrocchia di Saint Yousuf, nella benestante isola sul Nilo di Zamalek, in pieno centro al Cairo, è un punto di riferimento per i circa 200 eritrei che vivono nella zona. Il giorno prima una delegazione della parrocchia ha visitato il carcere di Burg el Arab, nel nord, vicino Alessandria. Hanno potuto parlare con 15 detenuti, che gli hanno consegnato alcune lettere per i familiari. Dietro le sbarre ci sono 170 eritrei. E non soltanto a Burg el Arab. Le carceri di mezzo Egitto si sono riempite negli ultimi due anni di profughi eritrei e sudanesi. Arrestati nella penisola del Sinai, vengono portati a Qanater, al Cairo, a el-Arish e Rafah, vicino alla striscia di Gaza, e al sud a Hurghada, Shallal, Aswan.

Απρίλης 2009

Πιστόια, 6 Μάη 2009 - Άλλοι εννέα νεκροί στα σύνορα της Ευρώπης, οι περισσότεροι στ’ ανοιχτά της Λαμπεντούσα. Τον Μάρτιο οι νεκροί στη Μεσόγειο ήταν 316, εκ των οποίων οι 297 στους θαλάσσιους δρόμους μεταξύ Λιβύης, Τυνησίας και Σικελίας. Δύσκολο να επιβεβαιώσει κανείς τον ακριβή αριθμό των θυμάτων, αφού γνωρίζουμε ότι κάθε μήνα δεν μαθαίνουμε τίποτε από τον Τύπο για τα διάφορα ναυάγια-φαντάσματα στις ευρωπαϊκές θάλασσες…Το σίγουρο είναι ότι τους πρώτους τέσσερις μήνες του 2009, η Fortress Europe έχει καταγράψει τον θάνατο 339 μεταναστών και προσφύγων στο κανάλι της Σικελίας. Καθόλη τη διάρκεια του 2008 ο αριθμός των θυμάτων ήταν 642, ενώ το 2007 ήταν 556. Η αύξηση των ανθρώπων που χάνουν τη ζωή τους επιχειρώντας να περάσουν δεν πρέπει να μας εκπλήσσει, αφού και ο αριθμός των ανθρώπων που συνελήφθησαν στο κανάλι της Σικελίας αυξήθηκε κι αυτός. Τους πρώτους τέσσερις μήνες της χρονιάς συνελήφθησαν 6300, 75% δηλαδή περισσότεροι απ’ όσοι πέρσυ την ίδια περίοδο (3600). Από το 1994, τουλάχιστον 3467 άνθρωποι έχουν πνιγεί προσπαθώντας να περάσουν αυτό το κανάλι. Ο συνολικός αριθμός των νεκρών μεταναστών και προσφύγων στις πύλες της Ευρώπης από το 1988 ανέρχεται σε 13.771.


Italia rifiuta accesso a nave di Malta, che protesta con l'Ue

LUCCA, 1 maggio 2009 – Altro incidente diplomatico tra Malta e l’Italia. A poco più di una settimana dal caso del mercantile turco Pinar, rimasto bloccato nelle acque del Canale di Sicilia per tre giorni con 140 naufraghi a bordo, stavolta è il turno di un peschereccio tunisino. La notte scorsa aveva soccorso 66 emigranti su un gommone alla deriva, tra cui due donne. L’operazione di soccorso è avvenuta a 23 miglia a sud di Lampedusa, e a circa 120 da Malta. Sul luogo – in acque SAR (Search and Rescue) di competenza maltese, si è recata una motovedetta della guardia costiera maltese, dopo che le autorità italiane avevano comunicato di non avere mezzi in zona. Diretta verso Lampedusa, l’unità maltese si è però vista negare l’autorizzazione a entrare nelle acque italiane e ha dovuto invertire la rotta, anche perché una delle donne a bordo era in gravi condizioni di disidratazione. I passeggeri si trovano adesso a Malta. Sono di nazionalità del Bangladesh, Marocco, Nigeria e Ghana. Saranno in parte rimpatriati e in parte detenuti per 18 mesi, nei centri per i richiedenti asilo, sulle cui condizioni Medici senza frontiere ha recentemente pubblicato un durissimo rapporto.