Il blog di Gabriele Del Grande. Sei anni di viaggi nel Mediterraneo lungo i confini dell'Europa. Alla ricerca delle storie che fanno la storia. La storia che studieranno i nostri figli, quando nei testi di scuola si leggerà che negli anni duemila morirono a migliaia nei mari d'Italia e a migliaia vennero arrestati e deportati dalle nostre città. Mentre tutti fingevano di non vedere.
29 May 2009
Libya: Amnesty International completes first fact-finding visit in over five years
29 May 2009
LIBYA: AMNESTY INTERNATIONAL COMPLETES FIRST FACT-FINDING VISIT IN OVER FIVE YEARS
A human rights fact-finding team from Amnesty International visited the Great Socialist People’s Libyan Arab Jamahiriya from 15-23 May 2009, the first such visit to the country by the organization that the Libyan authorities have permitted since 2004.
Gheddafi: al dittatore una laurea honoris causa in diritto
ROMA, 29 maggio 2009 - L’Università di Sassari conferirà la laurea honoris causa in diritto al Colonnello Gheddafi. Uno che meriterebbe anni di carcere per le centinaia di omicidi politici di cui si è macchiato il regime in Libia. A dirlo sono i rapporti sulla Libia firmati Amnesty International e Human Rights Watch, che parlano di prigionieri politici, di reati di opinione, di torture e di una diffusa impunità. La notizia ha fatto talmente scandalo che sta girando un appello tra i docenti contro la decisione dell'ateneo di Sassari. Per aderire all'iniziativa, promossa dai Radicali, che sulla questione hanno anche presentato una interrogazione parlamentare, basta scrivere a info@radicali.it. Questa scheda fa parte del kit informativo per la campagna "IO NON RESPINGO": la potete scaricare online, stampare e distribuire durante le vostre iniziativeImmigrazione in Libia: rapporto dell'Oim sul contesto giuridico
Grande successo al Nuovo Sacher. "Io non respingo" parte bene
ROMA, 29 maggio 2009 - Ieri sera 400 persone hanno assistito a Roma alla proiezione di Come un uomo sulla terra nel cinema di Nanni Moretti. C'erano anche le ong del Tavolo Asilo. Un bellissimo segnale per una rete che continua a crescere. Soprattutto perché arriva due giorni dopo il lancio della campagna "Io non respingo", a cui stanno aderendo decine di realtà da tutta Italia. Pubblichiamo la lettera degli autori del documentario. Nei prossimi giorni metteremo online l'elenco provvisorio delle realtà che hanno aderito alla campagna con sit-in e manifestazioni in vista dell'arrivo di Gheddafi. Nel frattempo continuate a firmare la PETIZIONE on line, soltanto nelle ultime 24 ore l'hanno fatto in 200 persone!!Lampedusa: ascolta le voci dei testimoni dei pestaggi
MODICA, 29 maggio 2009 - Ricordate la nostra inchiesta sui detenuti tunisini pestati a sangue dagli agenti di polizia nel centro di identificazione e espulsione di Lampedusa, lo scorso 18 febbraio? Ne avevamo scritto in un articolo del 15 aprile 2009, a cui era seguita una interrogazione parlamentare dei Radicali, ancora senza risposta. Oggi, che il centro di identificazione e espulsione dell'isola è vuoto, possiamo farvi ascoltare le voci dei testimoni della nostra inchiesta. Sperando la giustizia faccia presto il suo corso.28 May 2009
Partiti i pattugliamenti a Zuwarah. Ma i ricorsi sono già alla Corte Europea
RAGUSA, 28 maggio 2009 – “Sono lieto di annunciare che il centro di Lampedusa è sostanzialmente vuoto”. Così il ministro dell’Interno Roberto Maroni ha annunciato la fine degli sbarchi, o quasi. Dall’inizio di maggio sono soltanto poche centinaia le persone intercettate nelle acque italiane: una trentina tra tunisini e algerini sulle coste cagliaritane, dove è stato ripescato anche un cadavere; una settantina di kurdi arrivati a bordo di due imbarcazioni sulle coste di Lecce e Crotone; e poi oltre un centinaio di migranti tunisini e sub-sahariani giunti a Lampedusa e nella Sicilia orientale. Davvero siamo alla fine della stagione degli sbarchi? Così in anticipo sulla bella stagione?Archivio aggiornato: altre 868 vittime documentate in Egitto
MODICA, 28 maggio 2009 - Pubblichiamo oggi una versione aggiornata del nostro archivio delle vittime dell'immigrazione alle frontiere dell'Europa. Confrontando i nostri dati con la ricerca del Land Center for Human Rights del Cairo, basato sulla stampa egiziana del 2008, abbiamo potuto documentare la scomparsa di almeno 868 persone, in maggioranza cittadini egiziani, nel solo periodo del 2008. Di questi, 632 sono annegati sulle rotte per l'Italia, partendo sia dall'Egitto (392 casi), sia dalla Libia (240). Gli altri 236 invece risultano dispersi sulla rotta per la Grecia, nel Mediterraneo orientale. Tutte queste notizie, nonostante la consistenza dei numeri, ci erano sfuggite. Eppure sono reali, tanto che spesso sono basate sulle denunce di scomparsa presentate alle autorità locali dai familiari delle vittime. Sono dati che fanno riflettere su quanto poco si sappia delle tragedie dell'emigrazione che avvengono in prossimità delle coste meridionali di questo mare, poco dopo la partenza, oppure in alto mare, lontano dai mezzi di pattugliamento e di soccorso.Lampedusa: how the Tunisians were beaten by the Italian police
ROMA, 28 maggio 2009 - Lampedusa, immigrants identification and expulsion centre. February 18th 2009. A riot broke out leaded by the Tunisians detainees after one month of detention in inhuman conditions. The Italian police answered beating tens of inmates. Some witnesses told us what they saw that day. An parliamentary interrogation has been presented in order to understand better what really happened that day and who was responsible. Today we are able to make you listen directly the voices of our witnesses.Lampedusa: tunisiens frappés "sans pitié" par la police
27 May 2009
Io non respingo. Partecipa alla campagna nazionale!
ROMA, 27 maggio 2009 - Il leader libico Muammar Gheddafi visiterà l’Italia dal 10 al 12 giugno. Una tappa storica, che segna il riallineamento di Roma e Tripoli. Gheddafi parlerà di affari, ma anche e soprattutto di immigrazione, e di respingimenti in mare. Chi conosce quale destino attende gli emigranti e i rifugiati respinti al largo di Lampedusa e imprigionati nelle carceri libiche, non può rimanere indifferente e complice. Per questo invitiamo tutti a manifestare il proprio dissenso, per non rimanere indifferenti, e per essere migliori di chi ci rappresenta. Siamo tanti. Siamo molti di più di quanto possiate immaginare. Siamo decine di migliaia di persone. Siamo una rete i cui nodi non si conoscono ancora, ma che in due anni ha sostenuto più di 350 iniziative e eventi in tutta Italia, quali la presentazione del libro “Mamadou va a morire” di Gabriele Del Grande (Fortress Europe), il film documentario “Come un uomo sulla terra” di Asinitas e Zalab, la commemorazione civile dei morti in mare alla Scuola di Italiano di Asinitas, l'esposizione dei manifesti 'luoghi comuni' nella rete di trasporti a Milano e tra breve a Roma, gli incontri formativi e di condivisione di iniziative da Torino a Trieste, da Milano a Napoli, da Trento a Palermo. Grazie a voi, sono state raccolte 7.000 firme in pochi mesi per chiedere una commissione parlamentare d’inchiesta sulle condizioni dei migranti in Libia. Grazie a voi, negli ultimi 20 giorni più di 30.000 persone hanno scaricato da Fortress Europe i reportage sulla Libia. Ma informarsi non basta. È arrivato il momento di fare di più26 May 2009
Lampedusa raccontata da Erri De Luca
IMMIGRATION: LYBIA, 400 TRAFFICKERS AND ILLEGALS ARRESTED
21 May 2009
Dai Radicali esposto contro Maroni. Arriva Gheddafi in Italia
20 May 2009
Arresti spot e finanziamenti assistenzialisti. Che succede a Rosarno?
Si finse immigrato a Lampedusa. Rinviato a giudizio Fabrizio Gatti
AGRIGENTO, 20 maggio 2009 - In un paese privato del diritto di cronaca, quando i centri di accoglienza degli immigrati erano vietati alla stampa, Fabrizio Gatti si travestì da immigrato per denunciare che cosa vi accadesse. Era il luglio del 2005. L'inviato dell'Espresso si tuffò in mare da uno scoglio dell'isola e dopo alcune ore iniziò a chiedere aiuto fingendosi un naufrago kurdo iracheno. Uno stratagemma che gli consentì di rimanere otto giorni dentro il centro. E di denunciare le indegne condizioni a cui erano sottoposti i trattenuti. Fingersi kurdo era l'unico modo per entrare. E per denunciare. Ma proprio per aver fornito false generalità, adesso è stato rinviato a giudizio. Gatti comparirà davanti al giudice monocratico del tribunale di Agrigento il prossimo primo luglio. E c'è da aspettarsi una condanna. Dopotutto non sarebbe la prima volta.Lecce: pg chiede conferma della condanna per Lodeserto
LECCE, 20 maggio 2009 - Abuso di mezzi di correzione, lesioni personali e minaccia. Il sostituto procuratore generale di Lecce - Giuseppe Vignola - ha chiesto la conferma della condanna a 16 mesi inflitta in primo grado il 22 luglio 2005 a don Cesare Lodeserto, ex responsabile del Centro di permanenza temporanea (Cpt) "Regina Pacis" di San Foca, a Lecce. Un posto dove gli “ospiti” potevano essere picchiati «per i più futili motivi, anche se solo si lamentavano per il caldo o se arrivavano tardi a colazione» come ha raccontato in aula Montassar Souden, uno dei testimoni al processo. I fatti risalgono alla notte tra il 21 e il 22 novembre del 2002, quando nel centro di accoglienza si verificò un fallito tentativo di fuga di un nutrito gruppo di detenuti in attesa di espulsione. Un tentativo di fuga, denunciarono in seguito 17 di loro, per il quale furono sottoposti a punizioni corporali e a violenze psicologiche, come quella - secondo l'accusa - di essere costretti a mangiare carne di maiale servita in punta di manganello. L'udienza è stata rinviata all'8 giugno 2009 per le arringhe dei difensori Luigi Rella e Federico Massa.Nel giudizio in primo grado, oltre al sacerdote, erano stati condannati a un anno e 4 mesi anche i due carabinieri Vito Ottomani e Francesco D'Ambrosio. Per altri cinque carabinieri, in servizio al tempo dei fatti, la pena è di un anno di reclusione. Condannati a un anno e due mesi Giuseppe Lodeserto (nipote di Don Cesare) e la sua compagna Natalia Vieru e infine nove mesi a 4 operatori e medici colpevoli di aver falsificato i referti medici relativi alle violenze. Per tutti l'aggravante confermata in giudizio era di aver agito con crudeltà.
Nel 2005 Lodeserto era stato già arrestato con l’accusa di sequestro di persona e di abuso dei mezzi di correzione. Con i suoi più stretti collaboratori, aveva privato della libertà alcune ragazze ospiti in progetti di recupero dalla prostituzione. E le aveva costrette a lavorare a nero in un mobilificio di Carmiano, minacciando di incastrarle con testimoni processuali scomodi. Nell'ambito di questa inchiesta il 26 settembre 2007 venne condannato con rito abbreviato a 5 anni e 4 mesi e all'interdizione perpetua dai pubblici uffici per sequestro di persona, estorsione, calunnia ai danni degli ospiti del cpt. Il sacerdote, tuttavia, non ha scontato la pena, poiché a dicembre dello stesso anno l'arcivescovo di Lecce monsignor Ruppi lo ha inviato in missione in Moldavia.
Delle violenze nel cpt di Lecce "Regina Pacis" parlava già nel 2003 anche il documentario "Mare Nostrum" di Stefano Mencherini. Diffuso su Arcoiris.tv, lo potete scaricare comodamente dai seguenti link. Dura sessanta minuti.
18 May 2009
Libia: 5.171 richieste d’asilo presentate all’Acnur di Tripoli
ROMA, 18 maggio 2009 - La Libia ha firmato la Convenzione dell’Unione Africana del 1969 sui rifugiati, ma non ha mai sottoscritto la Convenzione dell’Onu sui rifugiati, del 1951. Pertanto, vista la mancanza di un sistema d’asilo, il riconoscimento dei rifugiati politici è affidato all’ufficio dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Acnur) presente a Tripoli. Un ufficio che conta su uno staff di 27 persone (25 libici e due internazionali) e che nel 2008 ha potuto beneficiare di un budget di 1.593.478 dollari americani. Ma cosa fa di concreto l’Acnur in Libia? Il numero dei rifugiati riconosciuti dall’Acnur a Tripoli è di 6.688. In maggior parte sono palestinesi (2.861) e iracheni (2.205), seguiti a lunga distanza da somali (563), sudanesi (358) ed eritrei (329). Eppure sono transitati dalla Libia gli oltre 6.000 eritrei sbarcati dal 2005 a oggi in Sicilia per chiedere asilo politico. Perché non si sono presentati all’Acnur a Tripoli? Traumatizzati dalle violenze subite nei campi di detenzione libici, in particolare al sud, gli eritrei vogliono soltanto fuggire da quel paese: “Una volta in Libia non puoi tornare indietro – dice Yacob, un rifugiato in Italia – Restare a Tripoli è un inferno, la via del ritorno passa da Kufrah e dal deserto. Se proprio devi morire, meglio continuare il viaggio”. E una guardia armata di mitra all'ingresso dell'Acnur (vedi foto) non è il segnale più incoraggiante...La Libia prepara una nuova legge sull’asilo politico
15 May 2009
L'odissea di 72 indiani, bloccati dal 2006 alle porte dell'Europa
14 May 2009
Libyen: Auslagerung der Grenze für die Auslagerung des Asyls?
Libia: esternalizzare le frontiere per esternalizzare l'asilo?
12 May 2009
Asinitas
Asinitas onlus è tante cose, ma soprattutto una scuola di italiano per stranieri. La giornata tipo della scuola inizia con la colazione, intorno alle dieci del mattino. Caffè, tè e biscotti. Poi un gioco in cerchio, per rompere il ghiaccio. Al corso di base siedono una cinquantina di studenti, la metà sono donne. Dietro la cucina, dove si prepara il pranzo, una classe di una cinquantina di studenti con un livello di italiano più avanzato lavora sull'auto-narrazione, a partire dai testi delle fiabe. E dopo pranzo, una volta a settimana, un gruppo di studenti somali partecipa al cerchio narrativo. Anche questo è un modo di stare a scuola. Ogni cerchio ha un suo tema, è un modo per condividere ricordi, emozioni, speranze e delusioni. Qui nel corso del 2008 è stato ideato e girato il documentario “Come un uomo sulla terra” e più recentemente – il 16 aprile 2009 – è stata celebrata una commemorazione civile in memoria delle vittime dell'emigrazione nel Mediterraneo, tre settimane dopo il naufragio che costò la vita ad oltre 230 persone davanti alle coste libiche di Tripoli. Con Asinitas, Fortress Europe ha collaborato al Progetto Confini10 May 2009
Immigrati, in Libia un altro barcone. Bossi: "La nostra linea fa proseliti"R
PALERMO, 10 maggio 2009 - Un pattugliatore della Marina militare ha attraccato alla banchina del Porto di Tripoli gestito dalla Polizia doganale riportando in Libia 213 immigrati, mentre potrebbero arrivare altri migranti di un barcone soccorso nel canale di Sicilia. Gli immigrati sbarcati stamattina a Tripoli sono 163 uomini, 48 donne e due bambini, quasi tutti di origine nigeriana. La politica italiana dei respingimenti negli ultimi giorni ha riportato a Tripoli già 557 immigrati. Erano 227 quelli ricondotti da due motovedette italiane e da un'imbarcazione della Guardia di Finanza, nella giornata di giovedì, 77 venerdì, grazie al soccorso di una imbarcazione per l'assistenza alla piattaforma Eni e 213 questa mattina. Il nuovo respingimento di immigrati clandestini bloccati in mare fra Libia e Sicilia riaccende di nuovo la polemica e lo scontro fra governo, maggioranza e opposizione.
[continua...]
Mamadou va a morire. La strage dei clandestini nel Mediterraneo


Cinquemila copie vendute, tre ristampe e una seconda edizione aggiornata. Tradotto in tedesco e presto in spagnolo. Un grande reportage racconta le vittime dell’emigrazione, l’invasione che non c’è e i nuovi gendarmi di un cimitero chiamato Mediterraneo. Mamadou va a morire è il racconto coraggioso del fondatore di Fortress Europe, Gabriele Del Grande, che per tre mesi ha seguito le rotte dei giovani harragas lungo tutto il Mediterraneo, dalla Turchia al Maghreb e fino al Senegal, nello sforzo di custodire i nomi e la memoria di una generazione vittima di una mappa. Il suo è anche un grido d’allarme su una tragedia negata, che chiama in causa l’Europa, i governi africani e le società civili delle due sponde del Mare di Mezzo. Pubblicato in Italia da Infinito Edizioni, in Germania da Von Loeper Literaturverlag e in Spagna da Oriente y Mediterraneo.Distribuito in tutte le librerie al prezzo di 14,00 euro per 160 pagine, il libro si può acquistare anche on line, sul sito della Infinito edizioni, o cliccando sui principali internet book shop, come IBS e DVD
La mappa delle presentazioni del libro
07 May 2009
Suicidio al Cie di Roma. Si toglie la vita una donna tunisina di 49 anni
Speciale Libia: cosa accadrà ai 227 emigranti respinti a Tripoli?
In Libia i migranti soccorsi in mare
PALERMO, 7 maggio 2009 - Rispediti in Libia direttamente dal mare, senza toccare terra. Svolta nella politica dell'immigrazione italiana. I 227 migranti che hanno raggiunto su tre carrette del mare il Canale di Sicilia non saranno ospitati nei campi di accoglienza di Lampedusa. Le tre motovedette italiane, due della Guardia Costiera e una della Guardia di Finanza, che ieri hanno soccorso i clandestini, sono già approdate nel porto di Tripoli. L'autorizzazione è giunta in nottata, dopo una trattativa tra le autorità italiane e quelle libiche .
[continua...]
06 May 2009
La terra(e)strema
05 May 2009
Somalia – Italia: quelle storie parallele di emigrazione
04 May 2009
Pescatori tunisini: chiesti 3 anni e 6 mesi. Il 20 luglio la sentenza
02 May 2009
Avril 2009
A part la Sicile, durant le mois d'avril les garde-côtes espagnols ont retrouvés deux cadavres dans les eaux du détroit de Gibraltar, et en France, un homme sans vie a été retrouvé dans le tunnel sous la Manche, probablement tombé du train sous lequel il s’était caché pour atteindre l'Angleterre.
Aprile 2009
Auf der Route der eritreischen Diaspora in Ägypten. Ziel: Israel
ROM, 5. Mai 2009 – Asmara, Kairo, Tripolis, Asmara. Pater Austin hält etwa zwanzig weiße Umschläge in der Hand. Er überprüft die mit der Hand darauf geschriebenen Adressen. Die Umschläge haben keine Briefmarken. Es sind die Briefe der eritreischen Häftlinge aus Burg el Arab. Wir sind in Ägypten. Die Gemeinde Saint Yousuf, auf der wohlhabenden Nilinsel Zamalek, mitten im Zentrum von Kairo, ist eine Anlaufstelle für etwa 200 Eritreer die in dieser Gegend leben. Am Vortag hat eine Delegation der Gemeinde das Gefängnis Burg el Arab besucht, das im Norden, in der Nähe von Alexandria, liegt. Sie konnten mit 15 Häftlingen sprechen, die ihnen einige Briefe an ihre Familien ausgehändigt haben. 170 Eritreer sitzen hinter Gittern. Und nicht nur in Burg el Arab. In halb Ägypten haben sich die Gefängnisse in den letzten zwei Jahren mit Flüchtlingen aus Eritrea und dem Sudan gefüllt. Sie werden auf der Sinai-Halbinsel verhaftet und nach Qanater, nach Kairo, nach el-Arish und Rafah, in der Nähe des Gazastreifens, und in den Süden, nach Hurghada, Shallal und Aswan, gebracht.01 May 2009
مصر وشتات إريتريا. المقصد إسرائيل
أسمرا، القاهرة، طرابلس، أسمرا. يتصفح الأب أوستين ما يقرب من عشرين مظروف أبيض. يتحقق من العناوين المكتوبة بقلم جاف. لا توجد طوابع. إنها خطابات خاصة بالسجناء الإريتريين ببرج العرب. نحن في مصر. أبرشية القديس يوسف – الواقعة في الجزيرة الساحرة المطلة على النيل بالزمالك، في قلب القاهرة – تعد مرجعية ما يقرب من 200 إريتري يعيشون في تلك المنطقة. بالأمس، قام وفد من الأبرشية بزيارة سجن برج العرب، في الشمال، بالقرب من الإسكندرية. استطاعوا أن يتحدثوا إلى 15 محتجز، والذين قاموا بإعطائهم بعض الخطابات كي يسلمونها لأقربائهم. خلف القضبان يوجد 170 إريتري. وليس فقط في سجن برج العرب. ففي السنتين الأخيرتين، امتلأت حوالي نصف سجون مصر باللاجئين الإريتريين والسودانيين. فبعد القبض عليهم في شبه جزيرة سيناء، يتم نقلهم إلى القناطر، وإلى القاهرة، والعريش ورفح، بالقرب من قطاع غزة، وإلى جنوب الغردقة، والشلال، وأسوان.In Egypt, on the route of the Eritrean diaspora toward Israel
ROME, 5th May 2009 - Asmara, Cairo, Tripoli, Asmara. Father Austin glances through a dozen white envelopes. He checks the addresses written in pen. There are no stamps. These are the letters of Eritrean prisoners of Burg el Arab. We are in Egypt. The parish of Saint Yousuf, on the Nile island of Zamalek in the centre of Cairo, is a reference point for about 200 Eritreans living in the neighbourhood. The day before a delegation of the parish visited the prison in Burg el Arab, in the north, near Alexandria. They met 15 detainees, who gave them these letters to send to their relatives. Just in Burg el Arab, there are around 170 Eritreans detainees. And not only there. During the last two years, half of the Egyptian prisons have been filled with Eritreans and Sudanese refugees. Once arrested in the Sinai Peninsula, they are brought to Qanater, in Cairo, el-Arish and Rafah, near the Gaza Strip, and in the south in Hurghada, Shallal, Aswan.En Egypte, sur le chemin de la diaspora érythréenne. Destination Israël
ROME, 5 Mai 2009 - Asmara, Caire, Tripoli, Asmara. Père Austin jette un coup d’œil sur une douzaine d'enveloppes blanches entre les mains. Il vérifie les adresses des destinataires. Il n'y a pas de timbres. Ce sont les lettres des prisonniers érythréens de Burg el Arab. Nous sommes en Egypte. La paroisse de Saint Yousuf, sur l'île du Nil de Zamalek, dans le centre du Caire, est un point de référence pour les 200 Érythréens qui vivent dans le quartier. La veille, une délégation de la paroisse a visité la prison de Burg el Arab, dans le nord, près d'Alexandrie. Ils ont rencontrés 15 détenus, qui lui ont remis ces lettres pour ses proches. A Burg el Arab ils sont détenus 170 Érythréens. Et pas seulement là bas. La moitié des prisons égyptiennes ont étés rempli de réfugiés soudanais et érythréens au cours des deux dernières années. Arrêtés dans la péninsule du Sinaï, ils sont amenés à Qanater, au Caire, à el-Arish et Rafah, près de Gaza, et dans le sud à Hurghada, Shallal, Assouan.April 2009
In Egitto sulla via della diaspora eritrea. Destinazione Israele
ROMA, 5 maggio 2009 – Asmara, Cairo, Tripoli, Asmara. Padre Austin sfoglia tra le mani una ventina di buste bianche. Controlla le intestazioni scritte a penna. Non ci sono francobolli. Sono le lettere dei prigionieri eritrei di Burg el Arab. Siamo in Egitto. La parrocchia di Saint Yousuf, nella benestante isola sul Nilo di Zamalek, in pieno centro al Cairo, è un punto di riferimento per i circa 200 eritrei che vivono nella zona. Il giorno prima una delegazione della parrocchia ha visitato il carcere di Burg el Arab, nel nord, vicino Alessandria. Hanno potuto parlare con 15 detenuti, che gli hanno consegnato alcune lettere per i familiari. Dietro le sbarre ci sono 170 eritrei. E non soltanto a Burg el Arab. Le carceri di mezzo Egitto si sono riempite negli ultimi due anni di profughi eritrei e sudanesi. Arrestati nella penisola del Sinai, vengono portati a Qanater, al Cairo, a el-Arish e Rafah, vicino alla striscia di Gaza, e al sud a Hurghada, Shallal, Aswan.Απρίλης 2009
Πιστόια, 6 Μάη 2009 - Άλλοι εννέα νεκροί στα σύνορα της Ευρώπης, οι περισσότεροι στ’ ανοιχτά της Λαμπεντούσα. Τον Μάρτιο οι νεκροί στη Μεσόγειο ήταν 316, εκ των οποίων οι 297 στους θαλάσσιους δρόμους μεταξύ Λιβύης, Τυνησίας και Σικελίας. Δύσκολο να επιβεβαιώσει κανείς τον ακριβή αριθμό των θυμάτων, αφού γνωρίζουμε ότι κάθε μήνα δεν μαθαίνουμε τίποτε από τον Τύπο για τα διάφορα ναυάγια-φαντάσματα στις ευρωπαϊκές θάλασσες…Το σίγουρο είναι ότι τους πρώτους τέσσερις μήνες του 2009, η Fortress Europe έχει καταγράψει τον θάνατο 339 μεταναστών και προσφύγων στο κανάλι της Σικελίας. Καθόλη τη διάρκεια του 2008 ο αριθμός των θυμάτων ήταν 642, ενώ το 2007 ήταν 556. Η αύξηση των ανθρώπων που χάνουν τη ζωή τους επιχειρώντας να περάσουν δεν πρέπει να μας εκπλήσσει, αφού και ο αριθμός των ανθρώπων που συνελήφθησαν στο κανάλι της Σικελίας αυξήθηκε κι αυτός. Τους πρώτους τέσσερις μήνες της χρονιάς συνελήφθησαν 6300, 75% δηλαδή περισσότεροι απ’ όσοι πέρσυ την ίδια περίοδο (3600). Από το 1994, τουλάχιστον 3467 άνθρωποι έχουν πνιγεί προσπαθώντας να περάσουν αυτό το κανάλι. Ο συνολικός αριθμός των νεκρών μεταναστών και προσφύγων στις πύλες της Ευρώπης από το 1988 ανέρχεται σε 13.771.
Italia rifiuta accesso a nave di Malta, che protesta con l'Ue

