29 May 2009

Gheddafi: al dittatore una laurea honoris causa in diritto

ROMA, 29 maggio 2009 - L’Università di Sassari conferirà la laurea honoris causa in diritto al Colonnello Gheddafi. Uno che meriterebbe anni di carcere per le centinaia di omicidi politici di cui si è macchiato il regime in Libia. A dirlo sono i rapporti sulla Libia firmati Amnesty International e Human Rights Watch, che parlano di prigionieri politici, di reati di opinione, di torture e di una diffusa impunità. La notizia ha fatto talmente scandalo che sta girando un appello tra i docenti contro la decisione dell'ateneo di Sassari. Per aderire all'iniziativa, promossa dai Radicali, che sulla questione hanno anche presentato una interrogazione parlamentare, basta scrivere a info@radicali.it. Questa scheda fa parte del kit informativo per la campagna "IO NON RESPINGO": la potete scaricare online, stampare e distribuire durante le vostre iniziative

Gheddafi è al potere dal 1969, dopo un colpo di stato, anche se dal 1979 non riveste alcuna carica ufficiale. Dal febbraio 2009 è anche presidente dell’Unione africana. I suoi 40 anni di regime sono macchiati di sangue e gravi restrizioni delle libertà dei 6,3 milioni di cittadini libici. La situazione è in miglioramento, grazie alla spinta riformatrice del figlio primogenito di Gheddafi, Sayf el Islam, che ha fatto rilasciare centinaia di prigionieri politici. Tuttavia la situazione è ancora critica.

PRIGIONIERI POLITICI
Fathi el-Jahmi, attivista politico, arrestato nel 2004 per aver chiesto riforme democratiche e criticato Gheddafi durante alcune interviste televisive. Nel 2005 venne condannato per “tentativo di rovesciare il governo, insulti al colonnello Gheddafi e contatti con le autorità estere”. E nel 2006 venne giudicato mentalmente inabile e trasferito in un manicomio. È morto il 21 maggio 2009, dopo essere caduto in coma.

Idriss Boufayed e altri 11 attivisti sono stati condannati a pene dai 6 ai 25 anni di carcere per “tentativo di rovesciare il sistema politico”, “diffusione di false notizie sul regime libico” e “comunicazione con le potenze nemiche”. Erano stati arrestati nel febbraio 2007 per aver organizzato la commemorazione dell’uccisione di 12 persone a Benghazi, durante una manifestazione nel febbraio 2006. La sentenza è stata emanata dalla Corte di Stato della Sicurezza, istituita nel 2007 per casi di attività politiche non autorizzate. Tra ottobre e novembre 2008, nove degli 11 prigionieri sono stati rimessi in libertà.

Mohammed Adel Abu Ali, aveva chiesto asilo politico in Svezia nel 2003. Rimpatriato in Libia il 6 maggio 2008, è morto sotto la custodia della polizia. Human Rights Watch sostiene che a ucciderlo sarebbero state le torture a cui venne sottoposto

TORTURA
La tortura è proibita dalla legge in Libia, tuttavia è praticata. Di 32 detenuti libici intervistati da Human Rights Watch nel 2005, 15 erano stati torturati per estorcere confessioni poi utilizzate nei processi. Sarebbe pratica comune incatenare i detenuti per ore al muro, picchiarli con bastonate sulla pianta del piede, e sottoporli a scariche elettriche. Altre sevizie sarebbero le ferite inferte con i cavatappi sulla schiena, la rottura delle articolazioni delle dita, il versamento di succo di limone sulle ferite aperte, il tentato soffocamento con sacchetti di plastica, la privazione del sonno e del cibo, lo spegnimento di sigarette sulla pelle e la minaccia ravvicinata di cani ringhiosi.

IMPUNITÀ
Nel 1996 centinaia di detenuti vennero uccisi dalla polizia durante una rivolta nel carcere di Abu Salim, a Tripoli. A 13 anni di distanza non è mai stata fatta chiarezza sulla vicenda. Né alcuno dei responsabili è stato individuato. E nessuna chiarezza è stata fatta sulle centinaia di oppositori e critici del regime, arrestati e scomparsi negli anni Settanta, Ottanta e Novanta. Il sito www.stopqaddafi.org fa addirittura una lista di 343 civili uccisi dai servizi segreti libici dal 1969 al 1994

Per maggiori informazioni scaricate il rapporto di Human Rights Watch