30 December 2008

7.000 euro per un contratto. È questa l'alternativa agli sbarchi?

SIRACUSA, 30 dicembre 2008 - Dopo i recenti arrivi a Lampedusa, il ministro dell'interno Maroni torna a parlare di emergenza e i giornali cavalcano l'onda in cerca di titoloni con cui riempire le pagine magre di notizie nei giorni in cui anche la politica va in vacanza. Qualcuno si divide sulla durezza delle misure da applicare. Ma tutti condividono la necessità di contrastare l'immigrazione clandestina. A tutti i costi. Per uno strano cocktail di politiche securitarie, ignoranza della stampa e silenzio degli stessi immigrati, si è infatti venuta a creare una netta distinzione tra immigrati buoni e immigrati cattivi. I buoni sono quelli che hanno i documenti e lavorano. I cattivi sono i clandestini, ovvero quelli che, secondo la versione comune, arrivano con gli sbarchi e spacciano droga sotto casa. Il pensiero alternativo e lontano dai problemi reali è un po' il vecchio ritornello: volemose bene. In questo dialogo tra sordi, nessuno si è chiesto come si faccia a entrare in Italia in modo legale. Forse servirebbe a capire meglio che tra ingresso legale e ingresso illegale la differenza è davvero sottile. Diciamo che fondamentalmente è una differenza di prezzo.

Lo scorso 21 novembre la polizia di Siracusa ha arrestato 15 persone tra cui il responsabile dello Sportello unico per l'immigrazione della direzione provinciale del lavoro di Siracusa, Salvatore Busà. Insieme a un gruppo di imprenditori agricoli locali e di intermediari stranieri. Vendevano contratti di lavoro in Marocco, Tunisia e Bangladesh a chi voleva venire in Italia. Costo della assunzione fittizia tra i 4.000 e i 7.000 euro. Domanda: è questo il modello di ingressi legali che ci propongono i sostenitori della linea dura contro gli sbarchi?

E guardate che il caso siracusano non è isolato. Provate a parlare con qualsiasi immigrato oggi in regola con i documenti e scoprirete che in molti casi il contratto è stato comprato per alcune migliaia di euro, oppure è arrivato dopo anni di clandestinità e lavoro nero, con tanto di viaggio farsa di ritorno nel paese di origine per presentarsi all'ambasciata italiana a ritirare il nulla osta. Già perché mentre tutti urlano contro l'arrivo dei barbari, nessuno spiega che la legge prevede come requisito per l'ingresso in Italia il possesso di un contratto di lavoro. Ora Maroni ci spieghi quale persona dotata di buon senso assumerebbe mai uno straniero dall'altro lato del mondo senza mai averlo visto prima! E chi ancora continua a ritenere l'immigrazione come un fenomeno temporaneo e dunque evitabile per salvaguardare l'homo italicus, vada a chiedere conto al leghista Maroni del decreto flussi 2008: porta la sua firma e chiede l'ingresso di 150.000 lavoratori stranieri! Sono sei volte il numero dei migranti intercettati nel Canale di Sicilia nell'intero 2008... I conti non tornano.

E guardate che lo stesso ragionamento si potrebbe applicare anche alle espulsioni. Chi sono i “clandestini” che l'Italia vuole cacciare? Andatevi a leggere i nostri reportage dai Centri di identificazione e espulsione di Trapani e Gradisca, e scoprirete che spesso sono lavoratori. Che vivevano in regola con i documenti. E che quei documenti hanno perso dopo aver perso il contratto di lavoro.

Clandestini non si nasce, si diventa. E la fabbrica di umanità clandestina è quel testo unico sull'immigrazione scritto prima da Turco e Napolitano e poi corretto da Bossi e Fini. La fabbrica di umanità clandestina passa dalle nostre frontiere, in entrata. Dai nostri centri di identificazione e espulsione in uscita. E dalla nostra indifferenza e ipocrisia durante tutto il tragitto.

29 December 2008

Kit per le scuole

Proponiamo un kit per le scuole superiori, rivolto agli insegnanti più sensibili. Si tratta di cinque libri, di cui uno specifico sulle vittime delle frontiere, uno sui cpt in Italia, un romanzo in versi sulla traversata del Canale di Sicilia, un fumetto e un saggio sull'emigrazione italiana del secolo scorso. Per dati e statistiche consigliamo il rapporto Caritas Migrantes. Inoltre segnaliamo tutti i nostri materiali multimediali, che possono essere utilizzati senza problemi, scegliendoli nella nostra sezione video e photogallery. In rete si può scaricare una interessante canzone di due rapper senegalesi, Awadi e Kirikou. Si intitola "Sunugaal", che vuol dire "le nostre piroghe".

26 December 2008

Cassibile: a un mese dalla gara, la verità sulla gestione Alma Mater

SIRACUSA, 26 dicembre 2008 - Il 2009 rischia di essere davvero un anno nuovo per Cassibile. Segnatevi queste due date: 22 e 27 gennaio. Il 22 mattina, alle 10:00, si aprono in Prefettura le buste dei concorrenti al bando per la gestione del centro di accoglienza per gli immigrati. Il 27 invece si tiene l'udienza preliminare contro gli attuali gestori del centro. Il pubblico ministero Antonino Nicastro ha infatti chiesto il rinvio a giudizio per truffa aggravata ai danni dello Stato, a don Arcangelo Rigazzi e Marco Bianca, rispettivamente presidente e vicepresidente dell'associazione Alma Mater, e a tre imprenditori, che avrebbero falsificato delle fatture. Ma i presunti illeciti non riguardano soltanto la contabilità e tirano in ballo anche il vecchio Prefetto e la sua vice, che rinnovarono la convenzione – senza gara d’appalto – pur essendo a conoscenza delle carenze del centro e delle inadempienze di Alma Mater. A stabilire se commisero reati sarà il giudice. Noi ci limitiamo a proporvi una accurata ricostruzione dei fatti. Ognuno si faccia la propria idea.

19 December 2008

La Libia cerca immigrati in Asia, mentre l’Oim fa i rimpatri

Aereo della AfriqiyahTRIPOLI, 19 dicembre 2008 – Aeroporto internazionale di Tripoli. Il volo per Niamey parte alle 20:00. Ai banchi del check-in, un ragazzo con la pettorina blu della Organizzazione internazionale delle migrazioni (Oim) aiuta alcuni passeggeri a imbarcare pesanti valigie. Sono 30 nigerini che partecipano al programma di rimpatrio volontario assistito. Il volo è effettuato da un aereo di linea della compagnia libica Afriqiyah. Prezzo del biglietto 604 dinari, circa 350 euro. Viaggio di solo ritorno. Paga l’Unione europea. Il loro progetto migratorio è fallito. E le retate della polizia in giro fanno paura un po’ a tutti. Tanto vale tornare. E allora meglio farlo su un volo gratuito e con un vestito elegante. E non scortati dalla polizia dopo mesi di carcere. Nessuno di loro immagina che sulla pista di quello stesso aeroporto, ogni mese atterrano aerei carichi di migliaia di lavoratori che la stessa Libia, nuovo gendarme dell’Unione europea, si sta andando a cercare in Bangladesh, Filippine e Sri Lanka. Si parla di 500.000 immigrati in arrivo. Come dire che con una mano si cacciano in malo modo quelli che all’epoca del panafricanismo erano i fratelli africani, e con l’altra si invitano altri lavoratori stranieri per rimpiazzarli.

18 December 2008

Mayotte: video dal centro di detenzione

Il giornale francese Libération ha pubblicato il 17 dicembre 2008 un documentario video che svela le condizioni inumane di detenzione degli immigrati senza documenti sull'isola di Mayotte, territorio della repubblica francese in mezzo all'Oceano indiano, dove da anni sbarcano migliaia di uomini e donne dalle vicine isole Comore. Per saperne di più, vai alla nostra pagina su Mayotte


15 December 2008

Tunisia: 10 anni di carcere ai sindacalisti di Redeyef

Si è chiuso in Tunisia il processo farsa contro il movimento sociale del bacino minerario di Redeyef. Così il regime stronca il più importante movimento di dissenso della presidenza Ben Ali. Pesanti le pene: 10 anni al leader della protesta Adnane Hajji e agli altri sindacalisti. Condannato a 12 anni il giornalista Fahem Boulkaddos, della televisione El Hiwar. Gli avvocati sono pronti al ricorso. “Ancora una volta, i giudici agiscono come la mano pesante del potere”, commenta l’associazione tunisina Ftcr, il cui presidente Mohieddine Cherbib è stato condannato a due anni per aver creato in Francia un comitato di solidarietà al movimento.

Per saperne di più vi invitiamo a rileggere
il nostro reportage da Redeyef dell'ottobre 2008

Italia: 1.816 rifugiati respinti in Grecia negli ultimi tre mesi

Il porto di AnconaPESCIA, 15 dicembre 2008 - Lo denunciamo da più di un anno: giorno per giorno decine di rifugiati afgani e kurdi iracheni vengono respinti in Grecia dai porti italiani dell'Adriatico. Le ultime cifre rilasciate del Dipartimento della Pubblica Sicurezza del Ministero dell'Interno danno la misura della gravità del fenomeno. Soltanto nell'ultimo trimestre (dal primo settembre al 30 novembre 2008) sono stati 1.816 i migranti riammessi in Grecia dalla Polizia di frontiera marittima di Ancona, Bari, Brindisi e Venezia. Quasi tutti fermati a bordo di navi passeggeri, nascosti nei tir o in possesso di documenti falsi.

12 December 2008

Respingimenti in Grecia, la risposta del Cir di Ancona

La lettera che ci ha inviato il Cir di Ancona in risposta all'articolo Bimbo afgano muore a Venezia. Ancora respingimenti da Ancona

Ancona, li 12 dicembre 2008

Oggetto: attività del valico di frontiera di Ancona del 11 dicembre 2008

La presente quale replica all’articolo pubblicato in data odierna sul blog Fortress Europe. Si precisa che giovedì 11 u.s., sono arrivate tre motonavi da Patrasso (Grecia) 2 della compagnia Superfast, arrivate rispettivamente alle 10.30 e alle 15.30, e una della compagnia Anek Lines arrivata alle 13.15 circa.

11 December 2008

Bimbo afgano muore a Venezia. Ancora respingimenti da Ancona

ANCONA – E’ un bambino l’ultima vittima della frontiera adriatica. Il corpo senza vita di un undicenne afgano è stato trovato la sera di mercoledì alla periferia di Mestre, in via Orlanda. Si era nascosto sotto un camion per eludere i controlli della polizia all’uscita dal porto di Venezia, dove era sbarcato nascosto su un traghetto partito da Patrasso, in Grecia. Non ha tenuto la presa. Ed è stato travolto dal tir. E’ la settima vittima dei viaggi tra la Grecia e l’Italia dall’inizio dell’anno, la quinta a Venezia. Come gli altri afghani, in fuga dalla guerra, era venuto in Europa a chiedere asilo politico. E ha trovato la morte.

10 December 2008

ጓንታናሞ ሊብያ፡ እቲ ሓዲሽ ናይ ኢጣልያ ፖሊሲ

Centro di detenzione di Zlitanትሪፖሊ- እቲ ሓጺናዊ ማዕጾ ዕጹው’ዩ ዘሎ። በታ ንእሽቶ ከፋት ናይታ ማዕጾ ከኣ ገጽ ናይ ክልተ ኣፍሪቃውያንን ሓደ ግብጻውን ክርኢ ክኢለ። ብሰንኪ እቲ ካብ ውሽጢ’ቲ ገዛ ዝወጽእ ብርቱዕ ጨና ሓንሳብ ደው ምባል ክሳብ ዝስእን ኮይነ። ሓንሳብ ክእለዩ ምስ ሓተትኩዎም’የ እምበኣር ኩላ እታ ክፍሊ ክሪኣ ዝኸኣልኩ፡ ሰለስት ብ ሸሞንተ ሜትሮ ኣቢላ ትኸውን። ከባቢ ሰላሳ ዝኾኑ ሰባት ከኣ ኣብ ርእሲ ርእሲ ተጸፋጺፎም ኣሎዉ። ዓራት የብሎምን፡ ኣብ ረሳሕ ፍርናሻትን ምንጻፍን’ዮም ዝድቅሱ። ኣብቲ መንደቕ ከኣ ገለ ሰባት ጓንታናሞ ኢሎም ጽሒፎም ይርከቡ። እንተኾነ ግና ኣብ ናይ ሕ.መ.ኣ መደበር ኣይኮናን ዘሎና፡ ኣብ ዘለጤን ሊብያ ኢና ዘሎና። እቶም እሱራት ከኣ ጥርጡራት ግብረ-ሽበራ ዘይኮኑስ ኣብ ደቡባዊ ሸነኽ ናይ ላምፓዱዛ ዝተታሕዙ ስደተኛታት’ዮም።

05 December 2008

Pro Asyl: la situazione in Grecia è fuori controllo

BERLINO, 5 dicembre 2008 - La ong tedesca Pro Asyl presenta il suo ultimo rapporto sulla Grecia, e incentrato sulla situazione dei richiedenti asilo rinviati ad Atene in base al Regolamento Dublino II. Ne emerge una situazione "fuori controllo". La Grecia, si scrive, non è capace di garantire i requisiti minimi di un sistema d'asilo. Un dato su tutti: a fronte di 10.165 domande presentate nella prima metà del 2008, circa 8.387 hanno ricevuto una risposta: tutte negative. Il rapporto è disponibile in inglese e tedesco.

04 December 2008

Fortress Europe cresce ancora: 55.000 volte grazie!

MODICA, 4 dicembre 2008 - Grazie! 55.302 volte grazie per altrettante visite che il sito di Fortress Europe ha ricevuto negli ultimi tre mesi, segnando il record mensile a novembre con 18.703 visite. I dati sono in continua crescita. Il che dà sempre più autorevolezza al nostro lavoro. Ormai riceviamo visite da tutta l'Europa e da buona parte dei paesi del Mediterraneo. Purtroppo siamo ancora carenti in alcune traduzioni. Con un progetto a budget zero non si riesce a fare di più. Ma vi assicuro che i risultati ottenuti in due anni di attività sono di gran lunga superiori a quelli di tanti altri progetti in giro finanziati per decine di migliaia di euro. Ogni settimana mi contattano giornalisti di ogni Paese per chiedere informazioni e contatti. E la newsletter ha ormai superato i diecimila contatti! I nostri dati continuano ad essere citati dai principali organi di stampa nazionali e internazionali.

Il libro "Mamadou va a morire", dopo la traduzione in tedesco, uscirà a gennaio anche in spagnolo con l'editore Oriente y Mediterraneo. E si stanno sviluppando nuove sinergie e nuove campagne. Prima tra tutte la diffusione del documentario "Come un uomo sulla terra" e la petizione sulla Libia. Per il 2009 sono in programma nuovi e esclusivi reportage da ogni angolo del Mediterraneo e non solo. E poi tanto nuovo materiale per le sezioni foto, audio e video.

In questi giorni si moltiplicano su internet le richieste di fondi in vista del Natale. Noi non vi chiediamo soldi. Ma fateci un piacere. Mobilitatevi! Firmate la petizione sulla Libia, se ancora non lo avete fatto, siamo già a 2.000 firme! Organizzate presentazioni del documentario "Come un uomo sulla terra" piuttosto che del libro "Mamadou va a morire". Segnalate il sito ad amici e colleghi, iscrivetevi alla newsletter, inventatevi iniziative, mettetevi in rete e magari a Natale regalate "Mamadou va a morire". Ormai si compra anche on line.

Dimenticavo! Se siete madrelingua inglese o arabo e volete aiutarci con una traduzione al mese, fatevi avanti! Ecco la mia mail gabriele_delgrande@yahoo.it

Grazie di nuovo

Gabriele Del Grande

Matar Hammam Lif

A force de se voir heurtés au mur et devant la difficulté de franchir la mer clandestinement, les jeunes découvrent un nouveau moyen baptisé l'Aéroport international de Hammmam-Lif. Tournée en 2007 en Tunisie, sous la direction de Slim BEN CHIEKH, a gagné le 1er prix, médaille d’or (Compétition nationale) au FIFAK 2007. Duré 23 minutes. Ici vous pouvez le voir en deux partie

03 December 2008

La fuga dopo la fuga. Reportage fotografico da Patrasso

PATRASSO, 3 dicembre 2008 - Uno straordinaria galleria fotografica ricostruisce la vita dei rifugiati nella baraccopoli che da dieci anni sorge intorno al porto greco di Patrasso. La quotidianità al campo, i tentativi di nascondersi nei camion pronti a imbarcarsi sui traghetti di linea diretti in Italia, le violenze brutali della polizia greca e i sogni di questi giovanissimi esuli. Tutto in 180 meravigliosi scatti firmati Salinia Stroux, Ioana Katsarou, Giorgos Poutachidis e Nassim Mohammadi (del gruppo Fotofraxia) e di Juma Khan Karimi e Georgos Moutafis.

02 December 2008

ΝΟΕΜΒΡΙΟΣ 2008

ΡΩΜΗ - Τουλάχιστον 41 μετανάστες έχασαν τη ζωή τους στα σύνορα της Ευρώπης τον Νοέμβριο του 2008. Οκτώ άνθρωποι πνίγηκαν στο κανάλι της Σικελίας, τρεις από τους οποίους σε ναυάγιο-φάντασμα στα ανοιχτά της Μάλτας τέλη Οκτωβρίου προς αρχές Νοεμβρίου. Στα Κανάρια, τέσσερις άνθρωποι έχασαν τη ζωή τους στο νοσοκομείο υποκύπτοντας στη σοβαρή ταλαιπωρία ταξιδιών που διαρκούν όλο και περισσότερο… Σε μία περίπτωση, η πιρόγα είχε ξεκινήσει από το Guinea Conakry, νότια της Σενεγάλης και ταξίδευε επί δώδεκα μέρες. Δύο ακόμα θάνατοι σημειώθηκαν στην Ελλάδα, ενώ ένα ναυάγιο στα ανοιχτά του γαλλικού νησιού Μαγιότ στον ινδικό ωκεανό κόστισε τη ζωή 21 ανθρώπων.

Libia: siamo entrati a Misratah. Ecco la verità sui 600 detenuti eritrei

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Vista sul cortile del carcere di MisratahMISRATAH – Di notte, quando cessano il vociare dei prigionieri e gli strilli della polizia, dal cortile del carcere si sente il rumore del mare. Sono le onde del Mediterraneo, che schiumano sulla spiaggia, a un centinaio di metri dal muro di cinta del campo di detenzione. Siamo a Misratah, 210 km a est di Tripoli, in Libia. E i detenuti sono tutti richiedenti asilo politico eritrei, arrestati al largo di Lampedusa o nei quartieri degli immigrati a Tripoli. Vittime collaterali della cooperazione italo libica contro l’immigrazione. Sono più di 600 persone, tra cui 58 donne e diversi bambini e neonati. Sono in carcere da più di due anni, ma nessuno di loro è stato processato. Dormono in camere senza finestre di 4 metri per 5, fino a 20 persone, buttati per terra su stuoini e materassini di gommapiuma. Di giorno si riuniscono nel cortile di 20 metri per 20 su cui si affacciano le camere, sotto lo sguardo vigile della polizia. Sono ragazzi tra i 20 e i 30 anni. La loro colpa? Aver tentato di raggiungere l’Europa per chiedere asilo.

Novembre 2008

ROMA, 08 dicembre 2008 – Sono almeno 41 i migranti che hanno perso la vita alle frontiere europee nel mese di novembre. Otto persone sono annegate nel Canale di Sicilia, tre delle quali vittime di un naufragio fantasma avvenuto al largo di Malta tra la fine di ottobre e l’inizio di novembre. Quattro persone sono invece morte alle isole Canarie, dopo essere state ricoverate in condizioni critiche di salute a causa dei viaggi sempre più lunghi. In un caso la piroga era partita addirittura dalla Guinea Conakry, a sud del Senegal, per una traversata durata 12 giorni. Due vittime anche in Grecia, mentre un naufragio al largo dell’isola francese di Mayotte, nell’oceano Indiano, ha fatto 21 morti. Nel deserto algerino di Tanezrouft invece sono stati ritrovati i resti di sei migranti.

November 2008

ROME, 08 December 2008 – At least 41 migrants have lost their lives at Europe’s borders in the month of November. Eight people drowned in the Channel of Sicily, three of whom were the victims of a “ghost shipwreck” that occured in the high seas off Malta between the end of October and the start of November. Elsewhere, four people died in the Canary islands, after having been admitted in a hospital in critical health conditions due to journeys whose length is ever-increasing. In one case, the pirogue had set off from as far as Guinea Conakry, to the south of Senegal, for a crossing that lasted 12 days. There were two further victims in Greece, while a shipwreck in the high seas off the French island of Mayotte in the Indian Ocean, caused 21 deaths. In the Algerian desert of Tanezrouft, the remains of six migrants were found.

Libyen – Wir waren in Misratah. Die Wahrheit über die 600 eritreischen Häftlinge

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Vista sul cortile del carcere di MisratahMISRATAH – Nachts, wenn die Stimmen der Häftlinge und das Geschrei der Polizei verstummen, hört man vom Hof des Gefängnisses das Meer. Die Wellen des Mittelmeers branden auf den Strand, etwa hundert Meter von der Mauer des Häftlingslagers entfernt. Wir sind in Misratah, 210 km östlich von Tripolis, in Libyen. Und die Häftlinge sind alle politische Asylbewerber aus Eritrea, die im Meer vor Lampedusa oder in den Wohnvierteln der Einwanderer in Tripolis verhaftet wurden. Sie sind kollaterale Opfer der italienisch-libyschen Zusammenarbeit gegen die Einwanderung. Es sind mehr als 600 Personen, davon 58 Frauen und mehrere Kinder und Neugeborene. Sie sind seit mehr als zwei Jahren inhaftiert, aber niemand von ihnen hat einen Prozess vor Gericht bekommen. Sie schlafen in fensterlosen Zimmern von 4 mal 5 Metern, bis zu 20 Personen liegen auf Matten und Schaumstoffmatratzen auf dem Boden. Tagsüber versammeln sie sich unter den wachsamen Augen der Polizei auf dem 20 mal 20 Meter großen Hof, um den die Zimmer angeordnet sind. Es sind junge Männer zwischen 20 und 30 Jahren. Ihr Vergehen? Sie haben versucht, nach Europa zu gelangen, um dort Asyl zu beantragen.

Libya: inside the immigrants detention centre of Misratah

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Vista sul cortile del carcere di MisratahMISRATAH - At night, from the courtyard of the prison, you can hear the sound of the sea. The sound of the waves of the Mediterranean, a hundred meters from the fence of the detention centre. We are in Misratah, 210 km east of Tripoli, in Libya. The prisoners are all Eritrean asylum seekers arrested off Lampedusa or in the suburbs of Tripoli. Victims of the collateral effects of the Italo-Libyan agreement against immigration. They are more than 600 people, between 20 and 30 years old, including 58 women and several children and babies. The majority was arrested two years ago, but none of them has been to a trial in court. They sleep on the ground in rooms with no windows, 4 meters per 5, up to 20 people in each one. At least they are allowed to stay in the courtyard, under the watchful eyes of the police. Their fault? Having tried to reach Europe in order to seek asylum.

Libye: reportage depuis le camp de détention de Misratah

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Vista sul cortile del carcere di MisratahMISRATAH – Durant la nuit, dans la cour de la prison, on entend le son de la mer. Ce sont les vagues de la Méditerranée, à une centaine de mètres du centre. Nous sommes à Misratah, 210 km à l'est de Tripoli, en Libye. Les prisonniers sont des réfugiés érythréens: 600 personnes, âgés de 20 à 30 ans, dont 58 femmes et plusieurs enfants et bébés. Arrêtés au large de Lampedusa ou dans la banlieue de Tripoli, ils sont oubliés dans cette prisons depuis deux ans, sans procès. Ce sont eux les premières victimes de l’accord italo-libyen contre l'immigration. Ils dorment par terre dans des chambres sans fenêtres, 4 mètres pour 5, entassés jusqu'à 20 personnes par chambre. Ils sont autorisés à sortir dans la cour fermée, sous le regard attentif de la police libyenne. Leur faute? Avoir tenté de rejoindre l'Europe afin de chercher asile.

01 December 2008

Misratah: appello di sei studenti eritrei perseguitati

Un'immagine del campo di MisratahPubblichiamo questo appello, in inglese, scritto da un gruppo di sei studenti universitari eritrei detenuti nel carcere di Misratah, in Libia, come migranti irregolari. Hanno lasciato l'Eritrea perchè perseguitati politicamente dopo le manifestazioni universitarie del 2001. Sono stati arrestati dalla polizia libica mentre tentavano di raggiungere l'Italia per chiedere asilo politico. L'appello è stato scritto nel mese di agosto 2008. Oggi, alcuni degli studenti firmatari di questo appello sono riusciti a arrivare in Italia. Altri vivono clandestinamente a Tripoli, in attesa di partire per Lampedusa. Altri invece sono ancora dentro il campo di detenzione.

Viaggio nei Cara

Richiedente asilo somalo appoggiato alla gabbia che circonda il Cara di CassibileUna giornata nel centro di accoglienza siracusano "Giovanni Paolo II". Ospita 247 persone in camerate di 30 letti a castello. Ad agosto erano 421. Insufficiente il personale dell'ufficio immigrazione e della Commissione per il riconoscimento dello status di rifugiato. Con l'aumento degli sbarchi, la macchina burocratica si è intasata. E i richiedenti asilo, da ospiti sono diventati detenuti. Già perché per depositare la domanda d'asilo serve anche un mese. E nel frattempo non ci si può allontanare dalla struttura, circondata da una gabbia e presidiata da militari armati. Parlano le donne eritree chi ammette di aver guidato i gommoni dalla Libia. L'ente gestore, Alma Mater, è stato recentemente indagato per truffa aggravata. Il tribunale del riesame ha però dissequestrato i beni per insufficienza di prove

Reportage da Trapani. Il cie Vulpitta e il nuovo Cara a Salina
Ballatoio cie VulpittaSorge nel centro di Trapani il primo cie aperto in Italia. Venne inaugurato nel luglio del 1998, in una sezione dell'istituto geriatrico Rosa Serraino Vulpitta. La legge Turco-Napolitano, che istituiva i cpt, era stata appena approvata. Un anno dopo un incendio causò la morte di sei migranti detenuti. Dopo l'incidente, la capienza è passata da 180 a 57 posti. Nei primi sei mesi del 2008 ha ospitato 94 persone. La gestione, affidata alla cooperativa Insieme, vale un milione di euro, per una media di 80 rimpatri l'anno. La cooperativa Insieme gestisce anche il Cara di Salina Grande. Trenta giorni l'attesa per l'intervista della Commissione. I rifugiati ospitati, confermano le accuse alla polizia libica.

Tendopoli, container e... braccianti. Reportage da Borgo Mezzanone
Lungo la pista del vecchio aeroporto militare di Ortanova sono ospitate 1.020 persone in 91 tende e 41 container. Donne e nuclei familiari sono invece alloggiati nei locali del Cie mai aperto. L'ente gestore è la Croce rossa italiana. Con o senza documenti, nel giro di qualche mese, i richiedenti asilo lasceranno il centro. Per chi non ha dove andare, la prima tappa della clandestinità sarà il lavoro nero. Magari nelle campagne foggiane. La raccolta del pomodoro attira ogni anno migliaia di braccianti stranieri. Msf ha distribuito loro un kit sanitario dopo che la Regione aveva installato 20 cisterne per l'acqua potabile e bagni chimici

Bari: reportage dal centro d'accoglienza richiedenti asilo
Il Cara di Bari Palese sorge in una base dell'Aeronautica militare. Costruito per accogliere 744 persone, ospita già 978 richiedenti asilo. Tra loro anche due dei superstiti del terribile naufragio di Teboulbah. Solo 70 degli ospiti però saranno accolti nello Sprar alla fine dell'anno. Gli altri torneranno in strada. Oppure saranno rimandati in Grecia in base al regolamento Dublino II. Come nel caso di S., afgano, che dalla polizia greca è stato pestato, sull'isola di Simi, prima di arrivare in Italia. Sulle riammissioni in Grecia tuttavia, si è recentemente aperto uno spiraglio, grazie a una importante sentenza del Tar

Reportage dal Sant'Anna. Il cpa più grande d'Europa

Ospita 1.677 persone su una capienza ufficiale di 1.698 posti. Dormono in container e tende. Un ospite su quattro viene dall'Afghanistan. Fuggono dalla guerra ma non hanno fatto i conti con la burocrazia, che rischia di rispedirli in Grecia. Il centro è gestito da Misericordie e Caritas, che ricevono un'indennità di 30 euro al giorno per ogni richiedente asilo, che a pieno regime significa circa 18 milioni di euro l'anno. Ma una volta usciti da qua, soltanto pochi entreranno nella seconda accoglienza. Lo Sprar è saturo e la maggior parte degli stranieri, con o senza documenti, torneranno in mezzo alla strada.

Accoglienza e detenzione. Reportage da Caltanissetta

Una sezione per l'accoglienza dei richiedenti asilo. L'altra per la detenzione dei migranti senza documenti. Sono 600 i posti del centro gestito dalla cooperativa Albatros 1973. Un mese fa il centro finì nella bufera per la morte di un ghanese, portato in ospedale 6 ore dopo le richieste d'aiuto. Il 70% dei trattenuti al Cie sono ex-detenuti. Sì perchè la direttiva interministeriale sui rimpatri dal carcere, non viene applicata. Dietro le gabbie del Cie, accanto agli ex detenuti, anche le vittime del clima sicuritario. Gente che in Italia vive e lavora da anni. Ma che ha perso i documenti. E accanto a chi vuole scappare c'è chi al centro ci vuole entrare a ogni costo. Dormono sui cartoni fuori dai cancelli. Sono decine di afghani in lista d'attesa

Viaggio nei Cara-Cie. Le due facce del centro di Gradisca

Ci sono bambini ed ex detenuti. Donne nigeriane sbarcate a Lampedusa dopo viaggi di mesi in mezzo al deserto e lavoratori albanesi diventati clandestini per un vecchio precedente penale. Ragazzi algerini partiti in barca da Annaba che dicono “questo è un hotel” e tunisini che in arabo alzano la voce: “Iktab! - scrivi! - siamo ostaggi non ospiti”. Il centro di Gradisca d'Isonzo, provincia di Gorizia, dieci chilometri dalla Slovenia, è molte cose insieme. Un luogo di accoglienza per i richiedenti asilo intercettati nel Canale di Sicilia. E una gabbia per tutti quelli che non hanno i documenti in regola.