29 June 2008

Guerra nel Mediterraneo

PALERMO, 29/06/08 - Alcune unità di Frontex tolgono viveri e carburanti dalle navi dei migranti nel Mediterraneo per costringerli a tornare indietro a loro rischio e pericolo. È quanto emerge dall'ultimo documentario radiofonico di Roman Herzog, "Guerra nel Mediterraneo” , messo in onda dalla Radio Pubblica Tedesca (ARD) il 22 giugno 2008. Lo ammettono la Guardia di Finanza italiana e il direttore esecutivo dell'agenzia europea per il pattugliamento delle frontiere esterne (Frontex) Ilkka Laitinen. Sui respingimenti in mare però le autorità degli Stati membri sarebbero divise. Priorità al soccorso per gli italiani, pugno di ferro da parte della Germania. Ecco un estratto del documentario con le dichiarazioni di Frontex e della Finanza.


Frontex: krieg im Mittelmeer

PALERMO, 29/06/08 –Einheiten der Grenzschutzagentur Frontex entnehmen den Schiffen der Migranten im Mittelmeer Nahrungsmittel und Treibstoff, um sie zur Umkehr zu zwingen. Dies geht aus der Radiosendung „Krieg im Mittelmeer“ hervor, dem jüngsten Dokumentarfeature von Roman Herzog, das am 22. Juni von der ARD ausgestrahlt und am 25. Juni in italienischer Version in Palermo präsentiert wurde. Sowohl die italienische Guardia di Finanza als auch der Frontex-Exekutivdirektor Ilkka Laitinen äußern sich dementsprechend in dem Radiofeature. Hinsichtlich der Zurückweisungen auf dem Meer seien die Sicherheitskräfte der Mitgliedsstaaten jedoch unterschiedlicher Meinung: genieße die Lebensrettung in Italien Priorität, so bevorzugen deutsche Einheiten die harte Hand. Hier ein Auszug aus dem Dokumentarfeature mit den Aussagen der Guardia di Finanza und von Frontex.

28 June 2008

Tamanrasset: il cuore nero dell’Algeria

di Laura De Santi, tratto dal mensile di giugno 2008 di Peace Reporter
le foto sono di Bahri Hamza

Bambino africano appoggiato alla ruota di un fuoristradaTAMANRASSET - In questa stagione di venti di sabbia il cielo di Tamanrasset (o Tamenghest, in tamashek, una delle varianti del berbero parlata dai tuareg), è bianco latte. Il grande caldo qui, a 1400 metri di altitudine, non è ancora arrivato. Il sole pesa sull’asfalto appena fatto e sulle nuove file di case in cemento inadatte alla violenza del Sahara, ma le folate di vento polveroso daranno, ancora per pochi giorni, sollievo alla città. Capoluogo dell’ Hoggar, terra di Tin Hinan, la mitica regina dei tuareg (o forse un re, rivelano le ultime ricerche britanniche), Tamanrasset (2000 km a sud di Algeri) è da sempre il punto d’incontro delle grandi carovane in arrivo da Agades e Arlit (Niger), Gao e Bamako (Mali). Terra di nomadi, terra di passaggio, lungo la ’pista dei carri’ che nel VII secolo univa l’Atlantico a Tripoli. Oggi, quelle stesse rotte, quelle stesse piste di sabbia incandescente, sono percorse ogni anno da migliaia di migranti che dai paesi del Sahel e dell’Africa nera arrivano in Maghreb con la speranza di raggiungere la costa. Da quando nel 2000, dopo un decennio di apertura, il leader libico Muammar Gheddafi ha stretto accordi con Italia e Ue e proclamato il pugno di ferro contro l’immigrazione irregolare, l’Algeria, via Tamanrasset, è diventata una delle rotta principali per chi punta al Mediterraneo e al sogno europeo. Migranti di almeno 30 nazionalità non soltanto africane, ma anche asiatiche, convivono, o meglio sopravvivono, a Tam. Comunità anglofone e francofone, cattolici e musulmani, in arrivo da Niger e Mali, Nigeria, poi Camerun, Angola, Liberia, Costa d’Avorio, Mauritania, Burkina Faso fino a Bangladesh, India e Pakistan, transitano dall’estremo sud algerino. Un passaggio lungo anche due o tre anni, necessari per raccogliere quei pochi euro fondamentali per compiere un nuovo passo verso Nord.

20 June 2008

Egitto: continua la deportazione di massa degli eritrei

CAIRO, (20 giugno 2008) - Continua la deportazione di massa dei rifugiati eritrei dall'Egitto. Fonti della polizia citate dalla Reuters affermano che la notte del 20 giugno scorso 350 eritrei sono stati trasferiti da un campo di detenzione sul mar Rosso al Cairo, e deportati nella stessa giornata. Secondo Amnesty International sono gia' 810 gli eritrei deportati dall'11 giugno 2008 sul totale dei 1.600 eritrei detenuti nei campi di detenzione egiziani. Si tratta della piu' grande deportazione mai organizzata negli ultimi anni dall'Egitto e potrebbe segnare il passo di una nuova stagione di repressione anche al Cairo.


18 June 2008

Ue: passa direttiva rimpatri. Ecco chi l’ha votata


STRASBURGO, 18/06/08 – Quando i nostri nipoti studieranno l’Europa razzista sui libri di storia troveranno una pagina di approfondimento con i nomi degli europarlamentari che il 18 giugno 2008 approvarono la direttiva rimpatri. E si domanderanno come fosse stato possibile un attacco così spudorato contro i diritti di una minoranza di alcuni milioni di persone residenti nei 27 Stati Membri. Sì perchè una tabella a fine capitolo spiegherà che nel maggio 2007, secondo una comunicazione della Commissione Europea, gli immigrati senza documenti in Europa erano tra 4,5 e 8 milioni. E che ogni anno il loro numero aumentava di 500.000 unità, tra i nuovi arrivati e chi diventava illegale perchè aveva perso il lavoro. La direttiva - spiegherà una nota a piè di pagina – rese legale arrestare gli immigrati senza documenti fino a 18 mesi, in uno dei 224 campi di detenzione presenti nel Vecchio continente, per poi rimpatriarli e vietare loro il reingresso in Europa per 5 anni.

UE: directive retour approuvée. Qui a voté quoi?


STRASBOURG, 18/06/08 - Quand nos petits-enfants étudieront à l'école l'âge de l’Europe raciste, ils trouveront sur leurs livres la liste des députés européens qui le 18 Juin 2008 approuvèrent la directive retour. Et ils demanderont à leurs enseignants comment il fut possible une telle attaque aux droits d'une minorité de plusieurs millions de personnes vivant dans les 27 États membres. Oui parce que un tableau à la fin du chapitre expliquera que, selon la Commission européenne, entre 4,5 et 8 millions d'immigrés sans-papiers vivaient et travaillaient sans contrat en Europe en 2007. Et que chaque année, leur nombre augmentait de 500.000 unités, avec les nouveaux arrivés et ces qui devenaient illégale perdant l'emploi. La directive - expliquera une note de bas de page - prévoyait un maximum de 18 mois de détention pour le sans-papiers dans les 224 camps de l'UE et une interdiction de cinq années sur la ré-entrée dans l'UE aux déportés.

EU approved return directive.The name of MEPs who voted it


STRASBOURG, 18/06/08 – When our grandchildren will study the age of racist Europe at school, they will find on their books the list of the European MEPs who on June 18, 2008 approved the return directive. And they will ask to their teacher how it was possible such a shamefull attack against the rights of a minority of several million people living in the 27 Member States. Yes because a table at the end of the chapter will explains that, according to the European Commission, between 4.5 and 8 million of undocumented immigrants were living and working without contract in Europe in 2007. And that each year their number increased by 500,000 units, with the newcomers and who became illegal because he lost the job. The directive – will explain a footnote – laid down an 18 months maximum period of detention in the 224 undocumented migrants detention camps of EU and a five years ban on re-entry into the EU by deportees.

15 June 2008

L'Egitto deporta 200 eritrei. Uno spiraglio per l'Unhcr

CAIRO, 15 giugno 2008 - Il governo egiziano ha finalmente autorizzato l’Alto commissariato per i rifugiati delle Nazioni Unite (UNHCR) a incontrare i richiedenti asilo eritrei. L’accordo giunge in coincidenza con l’avviata deportazione di massa degli eritrei disposta dal Cairo. Abeer Etefa, portavoce dell’UNHCR, ha dichiarato che l’Alto commissariato e’ stato aurorizzato a visitare i campi di detenzione di Assuan, nel sud, e quello di Hurghada, sul Mar Rosso. L’ultima visita ai campi risaliva al 27 febbraio scorso. L'UNHCR dispone di una lista di 1.600 nominativi di richiedenti asilo eritrei. Per loro l’Egitto rappresenta soltanto un paese di transito, per cercare asilo in Israele, per viaggiare verso la Siria e da li’ verso la Turchia e la Grecia, oppure semplicemente per abbandonare il Sudan, sempre meno sicuro.

Egypt gives UN access to Eritrean asylum seekers

CAIRO, June 15, 2008 (Reuters) - The Egyptian government has agreed to give the United Nations access to Eritreans seeking political asylum in Egypt for the first time since February, the U.N. refugee agency said on Sunday. But the agreement coincided with large-scale deportations of Eritrean migrants by the Egyptian authorities and it was not clear whether the United Nations will have time to save many of them from forcible repatriation.

ΕΛΛΑΔΑ: Το ελληνικό λιμενικό πυροβολεί και βουλιάζει βάρκα μεταναστών

Λαστιχένια βάρκα με τριάντα επιβάτες, αναγκάστηκε να πλεύσει σε τουρκικά ύδατα όταν άντρες του ελληνικού λιμενικού άνοιξαν πυρ εναντίον της βάρκας προξενώντας της βλάβες έτσι ώστε να μην μπορεί να επιστρέψει στα ελληνικά ύδατα. Το περιστατικό συνέβη στις 10 Ιουνίου 2008. Ιδιωτικό σκάφος που έπλεε στην περιοχή (μεταξύ της ακτής Ντιντίμ και της Λέρου) είδε τυχαία το φουσκωτό με τους ανθρώπους να κραυγάζουν ζητώντας βοήθεια, τους περισυνέλεξε και κάλεσε το τουρκικό λιμενικό το οποίο ολοκλήρωσε την επιχείρηση διάσωσης. Το βίντεο προβλήθηκε από το τουρκικό κανάλι ΝΤV. Σύμφωνα με την αναφορά ProAsyl 2007, η καταδίωξη και η προξένηση βλαβών στις βάρκες των προσφύγων που προσπαθούν να εισέλθουν στην Ελλάδα είναι συνήθης πρακτική του ελληνικού λιμενικού. Κατά τη διάρκεια μια ανάλογης επιχείρησης 8 άτομα έχασαν τη ζωή τους στις 26 Σεπτεμβρίου 2008.

12 June 2008

Turchia: somalo ucciso in scontri nel cpt di Kirklareli

ANKARA, 12/06/08 - Un cittadino somalo e' morto per un colpo di arma da fuoco e quattro persone, tra cui due poliziotti, sono rimaste ferite in una rivolta scoppiata nel centro di detenzione per immigrati di Kirklareli, nella Turchia nord occidentale, alla frontiera con Grecia e Bulgaria. La protesta e' iniziata ieri notte. Gli immigrati hanno preso possesso di due pistole della polizia e tentato di fuggire, secondo quanto dichiarato dal governatore della provincia Zeki Kocberber. La polizia quindi ha chiuso gli immigrati nelle loro stanze e chiamato rinforzi dalle truppe paramilitari. La vittima avrebbe sfondato la porta e iniziato a sparare, secondo Kocberber. Gli ufficiali avrebbero sparato "un colpo di avvertimento" - secondo la versione ufficiale - quando l'uomo ha rifiutato di fermarsi tentando di scappare. L'autopsia ha confermato che l'uomo e' morto per una ferita da arma da fuoco.

Grèce: bateau de migrants coulé par les Gardes-côtes

Un bateau pneumatique transportant 30 migrants et réfugiés a été refoulé en mer par la Garde côtière grecque, vers les eaux territoriales turques. La Garde côtière grecque aurait ensuite ouvert le feu sur le bateau afin de le faire couler et pour qu'il ne puisse pas revenir sur la route pour la Grèce. L'incident s'est produit le 10 Juin 2008. Un bateau privé qui naviguait dans la région (entre la côte de Didim et l'île de Leros) a vu par hasard les naufragés, a commencé à les recueillir et a appelé la Garde côtière turque qui a poursuivi l'opération de sauvetage. La vidéo a été montré par la télévision turque NTV. Selon le rapport de Pro Asyl 2007, le refoulement en mer est une pratique courante de la Garde côtière grecque. Dans une opération similaire, le 26 septembre 2006 au moins 8 personnes sont mortes noyées.

Greece: migrants boat sank by the Coast Guard

A rubber boat carrying 30 people was forced to sail to the Turkish territorial waters by the Greek Coast Guard which later opened fire on the boat and made it drown so that it cannot return to the Greek waters. The incident happened on the 10 June 2008. A private boat which was sailing in the region (between Didim coast and the island of Leros) by coincidence saw the people in the sea crying for help, began to collect them from the sea and called the Turkish Coast Guard which continued the rescue operation.The video was shown by the turkish television NTV. According to the report of Pro Asyl of 2007, the refoulement at sea is a common practice of the Greek Coast Guard. During a similar operation, on the 26 september 2006 8 people died.

11 June 2008

Grecia: guardia costiera affonda zodiac. Video

ISTANBUL, 11 giugno 2008 - Per l'ennesima volta la Guardia costiera greca ha respinto in mare aperto un gommone di migranti e rifugiati abbandonandolo in acque turche, tra Didimi e l'isola di Leros. Secondo i superstiti la Guardia costiera greca avrebbe sparato alcuni colpi contro il gommone per fare sgonfiare le camere d'aria ed evitare che potessero riprendere la rotta. Il video dei soccorsi e' stato mostrato dalla tv turca NTV con l'intervista al diportista che ha avvistato e soccorso i naufraghi prima dell'arrivo della Guardia costiera turca. I respingimeti in mare di migranti e rifugiati sono una prassi delle autorita' greche secondo il rapporto 2007 di Pro Asyl. Durante una simile operazione, il 26 settembre 2006 morirono annegate 8 persone.

Lampedusa Gate to Europe

Vai alla galleriaEvery year, thousands of migrants and refugees from Africa pay smugglers to help them cross the Mediterranean sea to Europe. The Italian island of Lampedusa is one of their main destination. The migrants are sent out on their own from Libya in overloaded boats by their smugglers and often lose their way. Misinformed about the dangers they are bound to face, hundreds never make it across the Mediterranean. Some are lucky to be spotted by the fishermen who report their location to the Italian Coast Guard. Many of those who reach Europe and do not get sent back, find a reality which does not resemble their dreams of a better life. A photo reportage by Mashid Mohadjerin

Vai alla galleriaGate to Europe. Boat refugees in Lampedusa, Italy
Vai alla galleria
Objects left behind on a newly arrived refugee boat, Lampedusa, Italy
Vai alla galleriaSan Nicola Varco. A make-shift migrants settlement
Vai alla galleriaStranded in Libya. African migrants stuck on their way to Europe


To contact the author: info@mashid.com - Tel. +1 917 378 7961

08 June 2008

Israele nuova meta per i rifugiati eritrei e sudanesi

TEL AVIV, giugno 2008 - Nel solo mese di giugno 2008, gli spari della polizia hanno ucciso tre profughi lungo il confine egiziano con Israele. Una delle vittime è una bambina sudanese di sette anni. Quella del Sinai si conferma la nuova rotta dei rifugiati eritrei e sudanesi, che alle carceri libiche e alla morte in mare preferiscono lo Stato ebraico. Nel 2007, secondo l’Unhcr, ne sono arrivati almeno 5.000. Intanto l’Egitto ha rinforzato i propri dispositivi di controllo, autorizzando la polizia di frontiera ad aprire il fuoco sui migranti. Dall’inizio dell’anno i morti ammazzati sono almeno 16. Messo sotto pressione da Israele, l’Egitto ha avviato una vasta operazione di arresti e deportazioni, colpendo in modo particolare gli eritrei. Secondo Amnesty International, su un totale dei 1.600 eritrei detenuti nei campi di detenzione egiziani, 810 sono già stati deportati dall'11 giugno 2008. Si tratta della più grande deportazione mai organizzata negli ultimi anni dall'Egitto e potrebbe segnare il passo di una nuova stagione di repressione al Cairo. Intanto chi ce l'ha fatta cerca una nuova vita in Israele.


02 June 2008

Giugno 2008

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ROMA – È un triste anniversario quello della Giornata mondiale dei rifugiati del 20 giugno. Nel mese appena trascorso infatti, lungo le frontiere europee sono morti almeno 185 migranti e richiedenti asilo, dei quali 173 soltanto nel Canale di Sicilia. Quattro uomini sono deceduti alle Canarie, dopo essere stati ricoverati in gravi condizioni dopo il loro sbarco. In Italia, a distanza di pochi giorni, due iracheni sono stati trovati morti dentro due container sbarcati nel porto di Venezia a bordo di traghetti partiti dalla Grecia. In Turchia due migranti hanno perso la vita in un incidente del camion nel quale viaggiavano nascosti nella provincia orientale di Dogubayazit, mentre un cittadino somalo è rimasto ucciso da un proiettile durante una violenta protesta esplosa nel campo di detenzione di Kırklareli, vicino alla frontiera bulgara. E un proiettile ha ucciso anche tre profughi lungo il confine egiziano con Israele. Una delle vittime è una bambina sudanese di sette anni, ammazzata lo scorso 28 giugno.

Em direção obstinada e contrária. Reportage da Grécia

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Lapide sulla tomba di un naufrago afgano a LesvosSAMOS – Cada vez que entro na água sinto uma angústia de dar frio no estômago. E penso que isso não seja, de maneira alguma, normal. Avanço com cautela, numa pequena baía de Samos. Estou descalço. E tenho medo de tocar um cadáver debaixo d´água. As fotografias de duas crianças tiradas d´água que me mostraram na semana passada em Levos, na Grécia, me vêm à mente. Também os relatos dos pescadores e a crônica do último mês, que falava de pelo menos 112 mortos nas rotas para a Europa, dos quais 102 somente no Canal da Sicília. O corpo de uma mulher encontrada na praia de Maluk, em Lampedusa. Um outro cadáver em Pozzallo, na província de Siracusa. Um em Castel Vetrano, em Trapani. Os 37 mortos em Malta e os 50 em Teboulba, na Tunísia. Cadáveres que bóiam nessa grande fossa comum que se tornou o Mediterrâneo – pelo menos 12.180 mortos nos últimos 20 anos -, sem que nada se saiba das embarcações naufragadas. Sem que nada se saiba de quantos passageiros estavam a bordo e quantos eram os dispersos no mar. Como os 21 de Samos, no 16 de maio passado, dos quais não sobrou nenhum rastro a não ser uma carta autografada, escrita por um amigo sobrevivente.

Trapped in Greece: illegal entry, illegal exit

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Lapide sulla tomba di un naufrago afgano a LesvosSAMOS - Every time I enter the sea I feel anguish. And I think it's not normal. I walk with caution, in a small bay of the Greek island of Samos, full of tourists. I don’t wear shoes. And I'm afraid to touch a dead body underwater. My mind brings me back to the pictures I saw one week ago in Lesvos, of the corpses of two children found along the coast. I remember the stories of fishermen and the news of the last month. In May at least 112 people were reported to be died on the route to Europe, 102 of them just in the Strait of Sicily. Buried in the largest mass grave ever know, the Mediterranean - at least 12,180 dead in the last 20 years. Normally the authorities find some corpses but nobody knows more about their ghost-shipwreck. The last one happened here in Greece, on the island of Samos. One body was recovered from the sea on May 20. Four days before, a migrant rescued by a fisherman wrote this letter before leaving the detention camp on the island:

Haziran 2008

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ROMA - Haziran 2008 içinde AB sınırlarında en az 185 mülteci ve sığınmacı öldü, bunların 173’ü Sicilya Boğazı’nda hayatlarını kaybetti. Kanarya Adaları’na ulaşmalarının ardından dört kişi hayatını kaybetti. Yunanistan’dan İtalya’nın Venedik limanına gelen iki gemide bulunan konteynerlerin içinde iki Iraklının cesedi bulundu. Türkiye’de Doğubayazıt’ta bir kamyon içinde gizlenip seyahat eden iki göçmen aracın kaza yapması üzerine hayatlarını kaybettiler; Bulgaristan sınırına yakın Kırklareli’ndeki göçmen alıkonum merkezinde çıkan olaylarda bir Somalili vurularak öldürüldü. Mısır-İsrail sınırında üç mülteci vurularak öldürüldü. 28 Haziran’da öldürülen kurbanlardan biri yedi yaşında Sudanlı bir kız çocuğuydu.

Maggio 2008

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Lapide sulla tomba di un naufrago afgano a LesvosSAMOS – Ogni volta che entro in acqua sento l’angoscia salire allo stomaco. E penso che non sia affatto normale. Avanzo con cautela, in una piccola baia di Samos. Sono scalzo. E ho paura di toccare un cadavere sottacqua. Ho in mente le fotografie che mi hanno mostrato una settimana fa a Lesvos, in Grecia, di due bambini ripescati in mare. Ho in mente i racconti dei pescatori e la cronaca dell’ultimo mese, che parla di almeno 112 morti sulle rotte per l’Europa, di cui 102 soltanto nel Canale di Sicilia. Il corpo di una donna ritrovato sulla spiaggia di Maluk, a Lampedusa. Un’altro cadavere a Pozzallo, in provincia di Siracusa. Uno a Castel Vetrano, a Trapani. I 37 morti a Malta e i 50 a Teboulba, inTunisia. Cadaveri che galleggiano sopra questa grande fossa comune che è diventato il Mediterraneo – almeno 12.180 morti negli ultimi 20 anni -, senza che nulla si sappia delle loro imbarcazioni naufragate. Senza che nulla si sappia di quanti altri passeggeri erano a bordo e quanti siano i dispersi in mare. Come i 21 di Samos, lo scorso 16 maggio, di cui non è rimasta alcuna traccia se non una lettera autografata scritta dall’unico superstite.