30 October 2011

Speciale Libia: da Benghazi a Misratah, con i ragazzi della rivoluzione

Tre settimane in Libia con i ragazzi della rivoluzione. I volti della piazza, le famiglie dei martiri, le ragazze, i volontari al fronte, la caduta di Ijdabiya, la battaglia di Benghazi, l'assedio di Misratah, la situazione degli stranieri bloccati nel paese e infine la liberazione di Tripoli. Un viaggio tra i nostri coetanei del movimento del 17 febbraio. Per capire chi sono e che cosa chiedono. Perché si sono rivoltati al costo della vita e perché hanno dovuto imbracciare le armi arrivando addirittura a festeggiare i bombardamenti degli alleati sulle armate di Gheddafi, mentre in Italia si manifestava contro l'intervento militare. Prima del dibattito guerrasìguerrano, leggetevi questi racconti dal campo. Qualunque sia la vostra opinione, avrete più elementi concreti per argomentarla.

Vedi anche: Rivoluzionari e razzisti?

29 October 2011

I fratelli Razqi e il valore della libertà ritrovata

Nureddin Razqi, con un partigiano ferito all'ospedale Mitiga di Tripoli, foto di Alessio Genovese

Il 22 agosto, intorno alle dieci del mattino, la Nato aveva bombardato gli edifici amministrativi della prigione. Le sparatorie iniziarono subito dopo. All'inizio tutti i detenuti pensavano che fossero le armate dei rivoluzionari. Ma dopo un'intera giornata gli spari non erano ancora cessati. E allora tra i prigionieri si diffuse il panico. Qualcuno iniziò a dire che anziché una battaglia fosse una strage. E che le guardie del carcere stessero fucilando tutti i reclusi, come già era successo nel 1996 nello stesso carcere, quando vennero uccisi 1.200 detenuti politici nella sola notte del 29 giugno. Finché il giorno dopo sentirono cigolare il pesante portone di ferro della sezione.

28 October 2011

I fratelli Razqi e le tombe di Bu Selim

Ismail Razqi torna nella sua tomba di Bu Selim, foto di Alessio Genovese

Ismail lo catturarono il 9 marzo in un appartamento a Zawiya Dahmani, dove si era rifugiato insieme a Sami Sherif dopo il massacro del 20 febbraio, quando i miliziani di Gheddafi avevano sparato sui manifestanti di Tripoli confluiti in piazza verde per festeggiare la liberazione di Benghazi. Nella capitale ormai si era scatenata la caccia agli organizzatori delle manifestazioni. Jamal era già in carcere, Nureddin era stato arrestato il 26 febbraio, ma grazie a un amico colonnello era riuscito a evadere e si era dato alla clandestinità. Quanto a Ismail, i miliziani erano già stati a casa della madre a cercarlo. E l'omicidio di Najim Fashli, ucciso con un colpo al cuore da un cecchino appostato sui tetti di Fashlum durante la manifestazione del 21 febbraio, non era affatto un buon segno. Il cerchio si stringeva inesorabilmente. E alla fine presero anche lui.

27 October 2011

I fratelli Razqi e la scintilla che incendiò Tripoli

Jamal Razqi a Bu Selim, foto di Alessio Genovese

Quattro strade. Il semaforo, un parrucchiere e qualche albero a gettare un filo d'ombra su un marciapiede scassato. Sembrerebbe un incrocio qualunque della periferia di Tripoli. E invece è il simbolo della resistenza nella capitale libica. Perché è qui, nel quartiere di Fashlum, che la gente di Tripoli è scesa in strada per la prima volta contro il regime di Gheddafi. Era il 17 febbraio. La manifestazione era stata organizzata tre giorni prima, in una riunione segreta tenutasi nello stesso isolato, nella casa di un vecchio partigiano della resistenza libica contro il colonialismo italiano. Un certo Razqi, classe 1901. Lui è morto nel 1979, ma ai figli deve avere lasciato qualcosa di speciale in eredità. Perché quella sera tre di loro erano seduti intorno al tavolo che decise di sfidare la storia.

26 October 2011

La gioventù, la frontiera e il doppio stereotipo


Rilancio in rete questa mia intervista a Global Tv girata a inizio ottobre al festival del giornalismo di Ferrara. A qualcuno sembrerà delirante parlare di libertà di circolazione. Eppure è arrivato il momento di aprire seriamente un dibattito. A partire dal doppio stereotipo. Che è quello di chi nei harraga non riesce a vedere altro se non delinquenti o poveri beati. Sempre lontani, sempre distanti. E mai invece così dannatamente vicini come lo sono in realtà. Giovani tagliati fuori dai giochi, vittime del precariato e dello sfruttamento. E perennemente all'inseguimento dei propri sogni e alla ricerca di avventura. Esattamente come noi della riva nord. Ma con un aggiunta di coraggio. Che è quello che serve a ribellarsi. A un regime come a una frontiera.

24 October 2011

Sbarco nella Locride, muore un sedicenne

Mentre l'Italia tutta piange la scomparsa di un giovane pilota di motociclismo e sbatte in prima pagina le lacrime di un campione, nessuno si è accorto che un altro giovanissimo non è più tra noi. Si tratta di un ragazzino egiziano. Sedici anni. L'hanno ritrovato i sub. Adagiato sul basso fondale a neanche venti metri dalla riva, nella Locride, in località Capo Bruzzano. Lì si era incagliata la barca su cui viaggiava con altri 53 ragazzi egiziani. Di lui non parlerà nessuno. E le lacrime che verseranno sua madre, suo padre e i suoi amici, resteranno lettera morta sui giornali itailani e egiziani. Di seguito i dettagli della notizia.

Tentano di raggiungere a nuoto Ceuta, 3 morti

Ormai basta il proprio corpo da opporre alla frontiera. Niente barconi, niente passaporti falsi. Soltanto le proprie braccia per tentare di scavalcare quella invisibile barriera che è la frontiera. Succedeva intorno a Ceuta e Melilla, le due enclave spagnole in Marocco, nel 2005, quando centinaia di ragazzi accampati nei boschi sulle colline intorno tentavano ogni sera di violare il confine assalendo le reti e sfidando gli spari dei gendarmi spagnoli e marocchini. Succede di nuovo, sei anni dopo, ancora a Ceuta. Dove da qualche mese chi sogna l'Europa prova a arrivarci a nuoto. Per chi sa nuotare bene, l'impresa non è impossibile. Si tratta di aggirare il confine tra il Marocco e l'enclave spagnola. Ma il rischio resta altissimo. Tanto che ieri sono stati ritrovati i corpi senza vita di altri tre ragazzi annegati nel tentativo di aggirare a nuoto il posto di frontiera di Tarajal. E il bilancio dei morti potrebbe salire, visto che le autorità marocchine non escludono la presenza di altri dispersi in mare. Di seguito i dettagli della notizia sulla stampa spagnola.

22 October 2011

La scheda bianca dei harraga

Quattro ragazzi di Jebal Lahmer, Tunisi, dispersi al largo di Lampedusa

Se è pressoché certo che il primo partito a uscire dalle urne delle prossime elezioni in Tunisia sarà il Nahda, per il resto regna l'incertezza. Le stime più attendibili danno un 30% agli islamisti moderati, un altro 30% all'insieme di tutte le forze di centro sinistra e sinistra, e il resto dei voti alle liste indipendenti e ai reduci del partito di Ben Ali, l'Rcd, confluiti in una galassia di 47 micropartiti forti di relazioni clientelari consolidate negli anni. Eppure il voto potrebbe riservare più di una sopresa. Perchè prima ancora del Nahda, rischia di vincere il partito dell'astensionismo. Su circa 7,5 milioni di cittadini aventi diritto al voto infatti, soltanto 3,8 milioni si sono iscritti alle urne. Per gli altri sarà comunque possibile votare. Basta presentarsi al seggio con un documento valido di identità. La città di Tunisi è tappezzata di manifesti che invitano alla partecipazione e sui cellulari arrivano sms del governo che invitano a registrarsi ai seggi. Molti però hanno già deciso. Dei mille volti dei nuovi arrivati sulla scena politica tunisina non si fidano, e non andranno a votare. Mohammed e Aymen sono due di loro.

21 October 2011

Nahdha chiama Italia

Una ragazza tra il pubblico a un dibattito del Nahda

In arabo vuol dire rinascita. Nahda. Si chiama così il partito dato per favorito in tutti i sondaggi per le elezioni tunisine. Si tratta del partito islamico moderato, attivo già dagli anni Ottanta, e dichiarato illegale nei primi anni di presidenza del deposto dittatore Ben Ali. Oggi vanta sostenitori non soltanto nei ceti popolari, come sarebbe facile pensare, bensì in tutte le classi sociali tunisine. Lo abbiamo visto in questi giorni a Hay Tahrir, assistendo a uno dei tanti e affollatissimi dibattiti pubblici organizzati in questi giorni in tutto il paese dal partito di Rachid Ghannouchi. I mezzo alle centinaia di ascoltatori c'erano studentesse universitarie, operaie in pensione, sindacaliste, farmacisti, avvocati, e intere famiglie. E il discorso dei candidati era tutt'altro che reazionario. Liberazione della Palestina occupata e femminismo in salsa islamica.

20 October 2011

Cie Bari: arrestati per danneggiamento 4 tunisini

Ancora una rivolta al centro di identificazione e espulsione di Bari. Protagonisti un gruppo di tunisini in stato di detenzione perché sbarcati in Italia senza visto sul passaporto. Secondo le notizie diffuse dalla stampa locale, i quattro ventenni avrebbero danneggiato una telecamera e una vetrata. Sconosciute per ora le ragioni della protesta e le condizioni dei quattro già portati in carcere. Di seguito i dettagli della notizia.

Comunisti a Mallasin

Mariem durante il volantinaggio del partito dei lavoratori a Mallasin, Tunisi

Dopo le due manifestazioni pro e contro Persepolis, per una settimana a Tunisi non si è parlato d'altro nel paese. Identità musulmana e libertà di espressione. Da un lato chi difende la libertà di espressione a tutti i costi. Dall'altro chi non tollera le offese alla religione. E in mezzo la vera partita, che è quella per il potere. L'appuntamento è per il 23 ottobre. Si elegge l'assemblea costituente, che dovrà riscrivere la costituzione e preparare entro un anno le elezioni parlamentari e presidenziali. Ma in gioco c'è molto di più della riforma della costituzione, su cui di fatto c'è già un accordo di massima tra i principali partiti. Le elezioni sono soprattutto la prima conta dei voti, che permetterà di capire il peso reale delle forze in campo. Al voto partecipano 80 partiti e più di mille liste civiche sparse in tutto il paese per un totale di oltre diecimila candidati. Ma i posti in ballo per l'assemblea costituente sono soltanto 230.

19 October 2011

Persepolis a Tunisi

Montaggio delle sequenze di Persepolis che mostrano dio

Un sogno in bianco e nero. Un letto che vola tra le nuvole, un dio con la faccia di un nonno dalla barba lunga e una bambina arrabbiata che gli grida “Stai zitto! Non voglio più sentirti, vattene!”. A Tunisi era la prima serata dell'otto ottobre quando hanno diffuso il cartone animato Persepolis, doppiato in arabo, sulle frequenze della tv commerciale Nesma. E ancora nessuno immaginava che il famoso film tratto dal romanzo a fumetti di Marjane Satrapi sul regime iraniano, avrebbe provocato un terremoto politico nella Tunisia post rivoluzionaria alla vigilia delle prime elezioni libere dopo la caduta del regime di Zin el Abidine Ben Ali.

18 October 2011

Calabria: ritrovato il corpo di un uomo caduto in mare

Ancora una vittima sulle frontiere d'Europa. Ancora in Italia. Si tratta di un ragazzo poco più che ventenne, caduto in mare mentre tentava di arrampicarsi sugli scogli insieme agli altri 41 passeggeri con cui era appena sbarcato sabato scorso a Seminara, in provincia di Reggio Calabria. Di seguito trovate i dettagli della notizia.

16 October 2011

Ancora una fuga dal cie di Brindisi. Liberi 18 tunisini

Ennesima fuga dal centro di identificazione e espulsione di Brindisi. Protagonisti 18 ragazzi tunisini, detenuti perché giunti in Italia senza visto sul passaporto. Rischiavano fino a 18 mesi di reclusione. Ma adesso sono di nuovo in libertà e potranno raggiungere i propri amici e familiari, tra Parigi, Milano e Marsiglia. A Brindisi si tratta dell'ennesima rivolta con fuga. Il copione è sempre lo stesso. Al punto che la situazione al Cie di Brindisi deve imbarazzare non poco il ministero dell'Interno, visto che soltanto nell'ultimo mese sono già scappati più di 100 reclusi. Mentre dai Cie di tutta Italia il bilancio delle fughe, dopo un'estate di rivolte, è di oltre 400 persone tornate in libertà. Ma dopotutto era difficile aspettarsi una reazione diversa dopo l'approvazione della legge che porta a 18 mesi il limite massimo della detenzione nei Cie dei senza documenti. Al punto che persino il sindacato di polizia inizia a esprimere le proprie critiche sulla norma. In fondo ogni volta si contano i feriti tra le forze dell'ordine, chiamate a reprimere un fenomeno prettamente sociale come la circolazione degli esseri umani. Anche a Brindisi all'ultimo giro si sono contati due feriti. Uno era un agente di polizia. E l'altro uno dei tunisini fuggitivi che è rimasto a terra con una gamba rotta dove aver saltato il muro di cinta. Di seguito i dettagli della notizia sulla stampa locale.

14 October 2011

L'amore ai tempi della frontiera. Winny e Nizar

Winny, Nizar e Rafael, foto di Alessio Genovese

Winny è partita dall’Olanda. Capelli biondi, occhi verdi e un sorriso sempre pronto a illuminarle il viso, salvo poi sfumare in uno sguardo malinconico e offuscato dai cattivi pensieri. La gravidanza la fa sembrare più grande dei suoi ventitré anni. I poliziotti di guardia al Centro di identificazione ed espulsione di Chinisia, dove è rinchiuso suo marito Nizar, la riconoscono da lontano e la fanno accomodare senza nemmeno chiederle i documenti. È autorizzata a visitarlo due volte al giorno. I colloqui si tengono nel tendone sul piazzale, sotto lo sguardo attento e un po’ invidioso di cinque agenti che li controllano a vista. Parlano poco e in inglese. Il resto è fatto di sguardi. Lui appoggia le mani sul pancione per sentire i calcetti del piccolino. Sarà maschio, il nome ancora non l’hanno scelto. L’unica cosa sicura è che appena nascerà, Nizar si farà un altro tatuaggio sul braccio. Una piccola stella con le iniziali del figlio, accanto alla stella più grande con la W di Winny.

13 October 2011

L'Amour aux temps des frontières. Winny et Nizar

Winny devant le centre d'expulsion de Chinisia, photo de Alessio Genovese

Winny est partie de Hollande. Les cheveux blonds, les yeux verts et un sourire toujours prêt à illuminer son visage, sauf lorsqu’il se fond dans un regard sombre et mélancolique offusqué par des idées noirs. La grossesse la fait paraître plus âgée de ses vingt-trois ans. Les policiers en service au centre d'identification et d'expulsion de Chinisia, près de la ville de Trapani en Sicile, où son mari Nizar est emprisonné, la reconnaissent de loin et ne lui demandent même pas ses papiers. Elle a l’autorisation à lui rendre visite deux fois par jour. Les parloirs sont situés sous le chapiteau sur la place, sous l'œil attentif et un peu jaloux de cinq agents qui les contrôlent à vue. Ils parlent peu et en anglais. Le reste se passe par les regards. Il pose ses mains sur son ventre rond pour sentir son enfant bouger. C’est un garçon, le nom n'a pas encore été choisi. La seule chose sûre est que dès qu’il sera né, Nizar se fera un autre tatouage sur le bras. Une petite étoile avec les initiales de son fils, à côté de l'étoile la plus grande avec le W comme Winny.

12 October 2011

Grecia: 2 morti annegati sul fiume Evros

Due ragazzi di 18 e di 25 anni. Che anziché godersi un viaggio in aereo sono costretti a viaggiare di nascosto per sfuggire al divieto di viaggio imposto ai cittadini dei paesi più poveri. I loro corpi senza vita li hanno ritrovati mercoledì sulla riva del fiume Evros, lungo cui corre la frontiera terrestre tra Turchia e Grecia. Si erano tuffati nelle acque gelide del fiume tentando di raggiungere a nuoto il lato greco del confine. E sono morti così. Di seguito il dettaglio della notizia.

06 October 2011

الحب في زمن الحدود. ويني ونزار


رحلت ويني من هولندا. شعرها أشقر، وعيناها خضراء، وابتسامتها تُنير وجهها، إلا أن كل هذا يتلاشى في نظرةٍ حزينةٍ تملؤها الأفكار السيئة. حَمْلُها يجعلها تبدو أكبر من سنها (23 سنة). رجال الشرطة الذين يتولون حراسة مركز كينيزيا لتحديد الهوية والترحيل - حيث يتم احتجاز زوجها نزار – يعرفونها منذ زمنٍ بعيدٍ، ويسمحون لها بالدخول دون أن يطلبوا منها إبراز أية مستندات. يُسمَح لها بزيارته مرتين في اليوم. وتكون المقابلة تحت مظلةٍ كبيرةٍ بساحة المركز، تحت حراسة خمسة من رجال الشرطة. يتحدثان قليلاً وباللغة الإنجليزية. باقي المقابلة تسيطر عليها النظرات. يضع نزار يده على بطن ويني الكبيرة ليتحسس ركلات طفليهما. سيكون ذكراً. لم يختارا بعد الاسم. الشيء الوحيد الأكيد هو أنه عندما سيولد، سيضع نزار وشماً آخراً على ذراعه. نجمة صغيرة تحتوي على الأحرف الأولى من اسم المولود، وبجوارها نجمة أكبر تحتوى على الحرف الأول من اسم ويني

Love in the time of frontiers. Winny and Nizar

Winny in front of the CIE of Chinisia, Sicily. Photo by Alessio Genovese

Winny left from Holland. Blond hair, green eyes and a smile always ready to light up her face, only to fade into a melancholy gaze, dimmed by bad thoughts. Pregnancy makes her seem older than her twenty-three years. The policemen on guard at the Centre for Identification and Expulsion of Chinisia, Sicily, where her husband Nizar is imprisoned, recognize her from afar and they ask her to take a seat without even checking her documents. She’s authorised to visit him twice a day. The talks are held under a large tent in the lot, under the watchful and slightly jealous eyes of five agents that keep them under check. They speak little and in English. The rest is communicated through their expressions. He puts his hands on her belly to hear the baby's kicks. It’s going to be a boy, they have not yet chosen the name. The only sure thing is that as soon as he is born, Nizar will add another tattoo on his arm. A little star with the initials of his son, next to the larger star with a W for Winny.

05 October 2011

الحب في زمن الحدود. ناتالي وصلاح

صلاح وناتالي أمام مركز كينيزيا لتحديد الهوية والترحيل، تصوير أليسيو جينوفيزيه

"اسمي ناتالي. أنا فرنسية. وزوجي صلاح هو أحد أولئك الذين تعتبرونهم غزاة. وهو محتجز في لامبيدوزا، هذه الجزيرة التي لم أكن أعلم بوجودها حتى اليوم. ونحن متزوجان بشكل قانوني. نتصل ببعضنا البعض من خلال الرسائل القصيرة. أحاول دائماً تهدئته. بينما أكتب هذه الأسطر، زوجي لا يزال ينتظر - كالمحكوم عليه بالإعدام - أن يقرر شخصٌ آخرٌ مصيره. وأنا أتسائل ماذا سيكون مستقبله ومستقبلي ومستقبلنا؟"

Love in the time of frontiers. Nathalie and Salah

Salah and Nathalie in front of the CIE of Chinisia (Sicily), photo by Alessio Genovese

"My name is Nathalie. I am French. And my husband, Salah is one of your invaders. He is being detained in Lampedusa, this Italian island, which until now I didn’t even know existed. We are legally married. We keep in touch by text messages. I tell him to keep calm. As I write this, my husband is still waiting, like someone awaiting a death sentence, waiting for someone to decide on his fate. And I wonder what his future will be, and mine, and ours?"

L'Amour aux temps des frontières. Nathalie et Salah

Salah et Nathalie devant le centre d'expulsion de Chinisia, photos d'Alessio Genovese

« Je m'appelle Nathalie. Je suis française. Et mon mari, Salah, et l’un de vos envahisseurs, retenu à Lampedusa, cette île dont j’ignorais l’existence jusqu’à présent. Nous sommes officiellement mariés. On communique par SMS. Je lui dis de rester tranquille. Au moment où j'écris ceci, mon mari attend toujours comme un condamné à mort, que quelqu'un décide de son sort. Et je me demande quel sera son sort, le mien, le notre? ». Nathalie a écrit cette lettre de sa propre main, le 20 juin et me l’a envoyée par e mail. Ensuite elle a éteint l'ordinateur, a fait sa valise et est partie en courant à l’aéroport de Paris pour prendre le vol à destination de Palerme, en Sicile. La veille au soir elle avait parlé au téléphone avec Sakiné, une autre femme française dont le mari était aussi à Lampedusa, Khayri. Le hasard a voulu que Khairy et Salah ont voyagé sur le même bateau parti de Zarzis le13 mai et arrivé sur l’île le 14. C’est le mari de Sakiné, Khayri, qui a recueilli parmi les détenus du Cie de Chinisia les numéros de téléphone de leurs femmes et de leurs familles en Europe.

L'amore ai tempi della frontiera. Nathalie e Salah

Salah e Nathalie davanti al Cie di Chinisia, foto di Alessio Genovese

Mi chiamo Nathalie. Sono francese. E mio marito Salah è uno dei vostri invasori. È detenuto a Lampedusa, quest'isola di cui fino ad oggi non conoscevo nemmeno l'esistenza. Siamo legalmente sposati. Ci teniamo in contatto per sms. Gli dico di restare calmo. Mentre scrivo queste righe, mio marito aspetta ancora, come un condannato a morte, che qualcuno decida sulla sua sorte. E io mi chiedo quale sarà il suo avvenire, e il mio, e il nostro?

Nathalie ha scritto questa lettera di pugno, lo scorso 20 giugno. E me l'ha spedita per mail. Poi ha spento il computer, ha fatto la valigia ed è corsa all'aeroporto di Parigi a prendere il volo per Palermo. La sera prima aveva parlato al telefono con Sakina, un'altra donna francese, un'altra che a Lampedusa aveva il marito, Khayri. Il caso ha voluto che Khairy e Salah abbiano viaggiato sulla stessa barca partita da Zarzis il 13 maggio e arrivata sull'isola il 14. È stato il marito di Sakiné, Khiary, a raccogliere tra i reclusi del cie di Chinisia i numeri di telefono di mogli e parenti in Europa.

04 October 2011

الحب في زمن الحدود. سكينة وخيري

سكينة وخيري، صورة لـ أليسيو جينوفيزيه

كانت شمس الصباح قد أشرقت، تهبط إحدى رحلات خطوط ريان الجوية في مطار تراباني، وهدوء الصيف يخيم على جميع أنحاء ريف جزيرة صقلية. تتكيء سكينة على العمود المصنوع من الألومنيوم الذي يقوم عليه كشك إحدى الحدائق في ساحة من الأسمنت. لديها ابتسامة عريضة، وتستمتع بإرسال القبلات في اتجاه رجال الشرطة الذين يقفون أمام بوابة مركز كينيزيا لتحديد الهوية والترحيل. ينظر بعضهم في حيرة محاولاً أن يفهم إلى أيٍّ منهم موجه هذا الاهتمام المفاجيء وغير الطبيعي. ولكن ليس من يرتدون الزي العسكري هم من تقصد سكينة النظر إليهم. فقبلاتها موجهة للرجل الذي يقف خلف القضبان، التونسي الذي يرتدي تي شيرت ذا لون بنفسجي، وتمسك يده بقضبان قفص المركز، وتتحرك شفتاه لتقول لسكينة "أحبك"

Love in the time of frontiers. Sakina and Khayri

Sakina and Khayri, photo by Alessio Genovese

The morning sun, high already, a Ryanair flight on its descent to the airport of Trapani, and all around the silence of summer in the Sicilian countryside. Sakina is holding on tight to the aluminium pole that holds the gazebo up on the cement lot. She is smirking and enjoying sending kisses in the direction of the policemen at the gate of the centre for identification and expulsion of Chinisia, Sicily. Some look on with suspicion to see whom that sudden and inappropriate attention is dedicated to. But it’s not to the men in uniform that Sakina is looking at. The kisses are for the man behind the bars, the Tunisian wearing a purple shirt, whose hands are gripping the bars of the cage and who mouths to her "je t'aime".

L'amore ai tempi della frontiera. Sakina e Khayri

Sakina e Khayri, foto di Alessio Genovese
Il sole già alto del mattino, un volo Ryanair in discesa sull’aeroporto di Trapani e tutto intorno il silenzio dell’estate sulle campagne siciliane. Sakina si tiene stretta al palo d’alluminio che regge il gazebo nel piazzale di cemento. Ha un sorriso compiaciuto e si diverte a mandare baci nella direzione dei poliziotti davanti al cancello del Centro di identificazione ed espulsione di Chinisia. Alcuni si guardano con aria sospetta per capire a chi di loro siano dedicate quelle improvvise e inadeguate attenzioni. Ma non è agli uomini in divisa che guarda Sakina. I baci sono per l’uomo dietro le sbarre, il tunisino con la maglietta viola e le mani aggrappate ai ferri della gabbia, che le dice in labiale «je t’aime».

L'Amour aux temps des frontières. Sakina et Khayri

Sakina et Khayri à Trapani, en Sicile, photos d'Alessio Genovese

Le soleil est déjà haut dans le ciel, un vol Ryanair descend sur l'aéroport de Trapani et tout autour sur la campagne sicilienne le silence de l'été. Sakina se tien bien fort au poteau en aluminium qui soutient le kiosque dans la cour en béton. Elle a un sourire narquois et s’amuse à envoyer des baisers en direction des policiers qui sont de garde devant le portail du CIE (le centre d'identification et d'expulsion) de Chinisia, près de la ville de Trapani, en Sicile. Certains d’entre eux se regardent d’un air méfiant pour voir à qui ces attentions soudaines et inadéquates s’adressent. Mais ce ne sont pas les hommes en uniforme que regarde Sakina. Les baisers sont pour l'homme derrière les barreaux, le Tunisien, la chemise mauve et les mains serrées aux barreaux de sa cage, dont les lèvres prononcent « je t'aime ».

Brindisi: ancora una rivolta al Cie, 18 in libertà

Ancora una rivolta. Ancora una fuga. L'ennesima al centro d'identificazione e espulsione (Cie) di Restinco, a Brindisi. Protagonisti i tunisini trasferiti nei giorni scorsi dalle navi Cie di Palermo. La sommossa è esplosa venerdì scorso. I reclusi hanno sradicato le porte per utilizzarle come grimaldello per creare un varco nella recinzione attraverso cui sono riusciti a fuggire in 18. Quattro di loro dono stati rintracciati e tratti in arresto. Sono accusati di violenza, resistenza, lesioni e danneggiamento del patrimonio dello Stato. Secondo la questura di Brindisi ci sarebbero almeno 11 feriti tra poliziotti, finanzieri e militari del reggimento San Marco. Sconosciuto invece il numero dei feriti tra i reclusi tunisini. Soltanto dieci giorni fa dallo stesso Cie erano riusciti a fuggire 62 tunisini. Tra agosto e settembre sono già 368 le persone riuscite a fuggire dai Cie. Segno che nonostante i Cie galleggianti, la macchina delle espulsioni continua a perdere pezzi.