GRADISCA, 29 luglio 2008 – Ci sono bambini ed ex detenuti. Donne nigeriane sbarcate a Lampedusa dopo viaggi di mesi in mezzo al deserto e lavoratori albanesi diventati clandestini per un vecchio precedente penale. Ragazzi algerini partiti in barca da Annaba che dicono “questo è un hotel” e tunisini che in arabo alzano la voce: “Iktab! - scrivi! - siamo ostaggi non ospiti”. Il centro di Gradisca d'Isonzo, provincia di Gorizia, dieci chilometri dalla Slovenia, è molte cose insieme. Contiene una sezione di prima accoglienza per i migranti intercettati nel Canale di Sicilia (Cda), un centro di accoglienza per richiedenti asilo (Cara) e un centro di identificazione e espulsione (Cie).Il blog di Gabriele Del Grande. Sei anni di viaggi nel Mediterraneo lungo i confini dell'Europa. Alla ricerca delle storie che fanno la storia. La storia che studieranno i nostri figli, quando nei testi di scuola si leggerà che negli anni duemila morirono a migliaia nei mari d'Italia e a migliaia vennero arrestati e deportati dalle nostre città. Mentre tutti fingevano di non vedere.
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29 July 2008
Accoglienza e detenzione: le due facce del cpt di Gradisca
GRADISCA, 29 luglio 2008 – Ci sono bambini ed ex detenuti. Donne nigeriane sbarcate a Lampedusa dopo viaggi di mesi in mezzo al deserto e lavoratori albanesi diventati clandestini per un vecchio precedente penale. Ragazzi algerini partiti in barca da Annaba che dicono “questo è un hotel” e tunisini che in arabo alzano la voce: “Iktab! - scrivi! - siamo ostaggi non ospiti”. Il centro di Gradisca d'Isonzo, provincia di Gorizia, dieci chilometri dalla Slovenia, è molte cose insieme. Contiene una sezione di prima accoglienza per i migranti intercettati nel Canale di Sicilia (Cda), un centro di accoglienza per richiedenti asilo (Cara) e un centro di identificazione e espulsione (Cie).Niger: i rifugiati denunciano gli abusi subiti nel Sahara
GRADISCA, 29 luglio 2008 – Termina all'estremo nord est del Paese la corsa di centinaia di migranti e richiedenti asilo sbarcati a Lampedusa e sulle coste siciliane. Da Gradisca, in provincia di Gorizia, il confine sloveno dista meno di dieci chilometri. Ma la quasi totalità dei 135 richiedenti asilo ospiti del Cara (Centro accoglienza richiedenti asilo) è entrata in Italia dal Mediterraneo. E sulle rive del Mediterraneo sono arrivati dopo viaggi lunghi mesi attraverso il deserto del Sahara. Sono loro i testimoni degli abusi commessi lungo le rotte da agenti della polizia nigerina e trafficanti. In un ipotetico processo contro le mafie che lucrano sulla pelle di questi viaggiatori, nel deserto e nel mare, ognuno di loro potrebbe essere chiamato a testimoniare. Ad aprire il flusso della memoria, basta citare loro i luoghi dei dannati del Sahara: Dirkou, Madama, Arlit, Tumu, Gatrun. Passaggi obbligati. Luoghi di razzie e violenze, contro uomini e donne. Soltanto chi può pagare si salva. Gli altri rimangono bloccati.Sardegna: 38 dispersi al largo delle coste algerine
GRADISCA, 29 luglio 2008 - “I miei pensavano fossi morto. Quando ho telefonato a casa dalla Sardegna non volevano credere alla mia voce!”. A distanza di un mese dai fatti, Kadri ci scherza su. È algerino. È arrivato in Italia attraversando il Mediterraneo tra l'Algeria e la Sardegna. Ha visto rovesciarsi in mare due barche su cui viaggiavano 38 ragazzi algerini. Oggi è ospite del centro di accoglienza di Gradisca. Ha presentato una richiesta di protezione umanitaria. Aspetta la risposta. Delle condizioni del centro non si lamenta: “è un hotel”. Gli ospiti sono 112, tanti quanti i posti disponibili. Non c'è un letto libero. Altre 20 persone sono state ospitate all'hotel Pellegrino, a Gradisca. Kadri raduna i compagni di viaggio algerini. E riprende a raccontarmi la storia.
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