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02 December 2013

EU 013 - L'ultima frontiera


I Centri di identificazione ed espulsione (Cie) esistono da 15 anni in Italia. Ma questa è la prima volta che il ministero dell'Interno autorizza una troupe cinematografica a girare all'interno delle strutture.

Anteprima nazionale il 2 dicembre 2013 a Firenze, al Festival dei Popoli, alle 21 allo Spazio Alfieri.




Il film di Alessio Genovese e Raffaella Cosentino non è soltanto un viaggio nei Cie, ma anche nel nostro immaginario. Perché, in fondo, la vera funzione dei Cie non è controllare i flussi migratori, come dimostrano le basse percentuali di rimpatri effettivi. La vera funzione dei Cie è simbolica. Sono la materializzazione della frontiera, sono il costante tentativo (fatto sulla pelle dei detenuti) di ridefinire il confine. E su quel confine costruire l'identità del nemico, e in fondo anche la nostra. Credo che gli autori del film abbiamo colto questa doppia funzione, e per questo non si sono limitati a raccontare la vita dei reclusi all'interno dei Cie, ma si sono spinti oltre, seguendo il lavoro della polizia di frontiera all'aeroporto di Fiumicino, a Roma. Personalmente sono le scene del film che più mi hanno colpito. Perché è incredibile vedere come in quelle stanze, nelle riunioni degli agenti con i loro formatori, si autoriproducano tutti i fantasmi del mai dimostrato teorema dell'invasione. Un teorema che - seppure falso - è diventato vero a forza di ripeterlo. Siamo infatti tutti più o meno convinti che dobbiamo difenderci dall'invasione. E investiamo miliardi in dispositivi di controllo delle vite degli altri: siano le interminabili pratiche burocratiche delle questure, i rilevamenti biometrici delle ambasciate, o i presidi militari alle frontiere. I Cie fanno parte dello stesso teorema. Voglio dire che non sono uno strumento per fermare l'invasione, bensì uno strumento per definire l'invasione. Ovvero per definire il nemico, e in fondo per definire noi stessi. Forse allora questo film può aiutarci a decostruire il racconto, sinceramente stantio, dell'invasione. Perché i Cie non vanno soltanto smontati fisicamente. Vanno prima di tutto smontati nella loro potenza simbolica. Un po' come si è fatto in passato per i manicomi.

Scheda del film:

EU 013 - L'ULTIMA FRONTIERA

Italia, 2013. 62min

Regia: Alessio Genovese

Soggetto e realizzazione: Raffaella Cosentino e Alessio Genovese / Fotografia: Bruno Fundarò / Presa Diretta: Andrea Colaiacomo / Montaggio: Dario Indelicato / Musiche originali: Alessandro Librio / Sound Editor: Gianluca Stazi / Grafica: Matteo Mangonara

Foto Reportage di Giulio Piscitelli

Realizzato con il supporto di Open Society Foundations

CONTATTA GLI AUTORI E ORGANIZZA UNA PROIEZIONE DEL FILM

25 October 2012

In nome del popolo italiano


di Gabriele Del Grande e Stefano Liberti
fotografia Enrico Parenti, montaggio Chiara Russo

Padri di famiglia, lavoratrici, ragazzi e ragazze nati in Italia. Al centro di identificazione e espulsione (CIE) di Roma ne arrivano ogni giorno. Non hanno commesso alcun reato, eppure rischiano di passare 18 mesi dietro le sbarre in attesa di essere espulsi. La loro detenzione è convalidata da un giudice di pace. In nome del popolo italiano. Basta un permesso di soggiorno scaduto. Lo dice la legge e questo basta a tranquillizzare l'opinione pubblica e a rimuovere il problema. Noi però abbiamo deciso di andare a vedere. Ne è nato un mini-doc, un viaggio per immagini e storie nel CIE di Roma. Perché siamo convinti che mostrare quei luoghi e ascoltare quelle voci significa rompere una definizione. E ribadire che nessun essere umano è illegale. Nemmeno quando lo dice una legge.

"In nome del popolo italiano" è il primo di una serie di documentari brevi prodotti da Zalab con il contributo di Open Society.

06 September 2012

La vita che non CIE


Un bambino di cinque anni che si ostina a chiedere alla mamma dov'è finito papà e perché non torna più a casa. Le mani di un ragazzo innamorato che tremano scosse dalla rabbia in una gabbia, un attimo prima della rivolta. E il limbo di un uomo che da ex prigioniero si prende cura degli amici ancora dietro le sbarre, contando i giorni che mancano alla loro uscita. Sono le storie di Kabbour, Nizar e Abderrahim. Tre nomi per raccontare le vite che stanno dietro alle statistiche della macchina delle espulsioni. Così la regista Alexandra D'Onofrio prova a ribaltare l'estetica della frontiera. Affinché i numeri del Viminale tornino a essere uomini e donne in carne e ossa. Con una storia che va oltre il Cie, che ha un prima e un dopo, un dentro e un fuori la gabbia. E con un dato universale, che sia l'amore, la paternità o la solitudine, in cui tutti noi ci possiamo identificare per avere la certezza che nel 2012 viaggiare non è e non può essere un reato.


Qui trovate le schede e i trailer dei tre film:
L'Amore ai tempi della Frontiera (20 minuti)
La fortuna mi salverà (18 minuti)
Papà non torna più (15 minuti)

24 May 2012

Cie: il Tar annulla la circolare Maroni della censura

Con sentenza depositata il 18 maggio scorso, il TAR del Lazio ha dichiarato illegittimo il divieto di opporre ai giornalisti un generico diniego di accesso ai Centri d’identificazione e Espulsione (CIE). Il ricorso contro i ripetuti dinieghi all’accesso ai CIE era stato introdotto dai giornalisti Raffaella Cosentino e Stefano Liberti e promosso dagli avvocati Anton Giulio Lana e Andrea Saccucci in collaborazione con Open Society Justice Initiative (OSJI). I ricorrenti avevano richiesto l’annullamento della censura imposta dall’ex Ministro dell’Interno Roberto Maroni, che con la circolare 1305 del primo aprile 2011 vietò alla stampa l’accesso nei centri di detenzione “fino a nuova disposizione”, motivando genericamente tale divieto con il fine di non intralciare le attività dei centri “in considerazione del massiccio afflusso di immigrati provenienti dal Nord Africa”.

24 March 2012

L'amore ai tempi della frontiera

Clicca su CC per i sottotitoli in italiano, inglese, francese e arabo

Facciamo sempre di tutto per frapporre distanze incolmabili tra un “noi” e un “loro”. Fuggono dalla fame, dalla guerra, dalla disperazione. Sono profughi, rifugiati, clandestini. E così finisce che non pensiamo mai alle cose normali. Al desiderio, alla follia della gioventù, al gusto dell'avventura e perché no all'amore. Chi l'avrebbe detto, ad esempio, che dietro alla più violenta rivolta del centro di identificazione e espulsione di Chinisia, a Trapani, ci fosse una bellissima e commovente storia d'amore? Noi ci siamo arrivati un po' per caso. E abbiamo deciso di seguire la storia fino in fondo e di farci un film. Con un registratore audio, una macchina fotografica e l'archivio dei video girati con il cellulare da Winny e Nizar, i due protagonisti del film.

23 March 2012

La fortuna mi salverà

Clicca su CC per i sottotitoli in italiano, inglese, francese e arabo

A Torino il centro di identificazione e espulsione (Cie) non passa inosservato. É piantato in mezzo a un perimetro di condomini. Centinaia di torinesi ogni mattina si affacciano dai loro balconi sulle gabbie e maledicono il giorno in cui la prigione ha rovinato la reputazione del quartiere. Abderrahim sui balconi invece ci sale per salutare dall'alto gli ex compagni di cella. Dopo essersi fatto cinque mesi al Cie, gli sono rimasti più amici dentro che fuori. E per loro cerca di fare il possibile. Li intervista dai microfoni di una radio locale, gli porta la spesa, partecipa ai presidi contro il Cie. Nella speranza che non vengano espulsi, ma che come Amir, Hassan e Mahmoud siano rilasciati, aspettando tempi migliori.

22 March 2012

Papà non torna più

Clicca su CC per i sottotitoli in italiano, inglese, francese e arabo

Bogusha non sa come spiegare al piccolo Tareq che suo padre non tornerà più a casa. Così ha deciso di portarlo a Casablanca, per farli almeno stare un po' insieme. Kabbour li porta in giro nel suo quartiere. Qui ha passato l'infanzia, eppure oggi in quelle strade si sente straniero. E vuole tornare a casa. A casa sua, in Abruzzo, dove è arrivato che aveva solo 11 anni. È lì che ha studiato, ha lavorato, si è sposato e ha avuto il bambino. Ed è lì che viveva fino a quando i carabinieri sono andati a prenderlo a casa per rimpatriarlo in Marocco. Con in tasca un foglio di carta che in nome della legge italiana gli vieta di vivere con la sua famiglia.

09 March 2012

La primavera araba dei CIE: 580 evasioni nel 2011

Cie di Torino, reclusi in rivolta, 6 novembre 2009

Scioperi della fame, autolesionismo, incendi, evasioni e vere e proprie rivolte. Il 2011 sarà ricordato come l'anno più caldo nei centri di identificazione ed espulsione (CIE) italiani. I giovani ribelli sono i ragazzi tunisini sbarcati a Lampedusa e finiti a migliaia nei Cie, dopo l'accordo tra Roma e Tunisi del 5 aprile 2011. All'impossibilità di vedere riconosciuto per le vie legali il proprio diritto a viaggiare, hanno deciso di riconquistarselo con l'unica cosa che gli è rimasta a disposizione: i propri corpi. Gli stessi corpi che hanno esposto alle pallottole della polizia del regime di Ben Ali durante la rivoluzione di gennaio in Tunisia. I corpi con cui hanno attraversato il mare, e con i quali adesso tentano di scavalcare le gabbie dove sono stati rinchiusi, al rischio di finire in ospedale con le ossa rotte dalle manganellate, oppure in prigione con l'accusa di aggressione a pubblico ufficiale.

02 January 2012

Fuga di capodanno al Cie di Torino

Altra festa, altra fuga. Quattro reclusi del centro di identificazione e espulsione (Cie) di Torino sono riusciti a fuggire in seguito a una rivolta a cui hanno partecipato una ventina di reclusi dell'area blu la notte di capodanno. Si tratta della seconda evasione riuscita di dicembre, dopo la grande fuga di Natale, quando 21 persone erano riuscite a tornare in libertà. A differenza di quanto accaduto a Natale però, questa volta le forze dell'ordine di guardia al Cie erano state allertate del rischio di fuga. Secondo quanto riferisce il sito Macerie infatti, il giorno prima era stato rintracciato un seghetto durante una perquisizione nelle gabbie. Segno evidente che qualcuno aveva un piano di fuga. E infatti poco prima di mezzanotte una squadra di agenti ha fatto ingresso nell'area circostante le gabbie per dissuadere i reclusi da ogni piano di fuga. Ma una ventina di reclusi dell'area blu ha deciso di provarci lo stesso. E una volta sfondato il cancello dell'area si sono scontrati con gli agenti, sfidando lacrimogeni e manganellate per guadagnarsi un passaggio verso il cancello della vecchia entrata su corso Brunelleschi, da dove è facile scavalcare. Alla fine in cinque sono riusciti a saltare di là dal muro. Uno di loro però, un cittadino senegalese, è stato rintracciato e riportato in gabbia dopo una colluttazione con un'agente di polizia per la quale sarà presto processato. Gli altri quattro invece sono riusciti a dileguarsi. Ricordiamo che erano detenuti per scadenza del permesso di soggiorno. E che la legge italiana prevede in questi casi 18 mesi di reclusione nei Cie, salvo previa espulsione. Come dire che, se è vero che come dice la Costituzione la libertà individuale è un diritto inviolabile, il ritorno in libertà dei quattro ci pare una buona notizia.

26 December 2011

Grande evasione di Natale dal Cie di Torino

Hurriyah, libertà, una scritta sulle mura esterne del Cie di Torino

A Natale è festa per tutti. Per i fabbri, che avrebbero dovuto riparare le serrature della gabbie danneggiate la sera prima, il 24 dicembre, ma che erano in ferie. Per i poliziotti e i militari in turno, che avranno pure il diritto di aprire un panettone e stapparsi uno spumante. E soprattutto per i reclusi del centro di identificazione e espulsione (Cie) di Torino, che la sera del 25 dicembre anziché aspettare i regali hanno direttamente sfondato i cancelli delle gabbie per poi lanciarsi in massa contro il muro di cinta dal lato di corso Brunelleschi. Alla rivolta hanno partecipato tutte le sezioni maschili, pare addirittura che qualcuno abbia pure provato ad aprire la gabbia delle donne ma senza successo. In netta inferiorità numerica, i militari hanno temporeggiato fino a quando non sono arrivati i rinforzi, con tanto di idranti e lacrimogeni sparati ad altezza d'uomo. Ormai però ben 35 ragazzi erano riusciti a saltare di là dal muro. Uno di loro cadendo si è fratturato le gambe ed è stato ripreso dalla polizia che nel frattempo ha battuto il quartiere strada per strada per rintracciare i fuggitivi, riuscendo a riprenderne 14. Alla fine però il bilancio rimane più che positivo. Sono infatti 21 i detenuti tornati in libertà. Si tratta della seconda fuga più importante della storia del Cie di Torino, dopo quella che lo scorso 21 settembre portò alla fuga di 22 reclusi, dieci giorni dopo la famosa fuga dei seghetti che il 10 settembre aveva riportato in libertà altri 12 reclusi. In tutto fanno 55 evasi in tre mesi.  E ormai sembra che il successo delle precedenti evasioni abbia fatto scuola. L'unione fa la forza. E sempre più spesso, rispetto agli anni passati, i detenuti di più sezioni tentano congiuntamente di sfondare i cancelli e assalire il muro di cinta contando sulla superiorità numerica. La rivolta fisica sembra essere rimasta l'unico mezzo a loro disposizione, in un paese in cui lo stato di diritto prevede che sia legale detenere per 18 mesi una persona colpevole di avere un documento scaduto o un passaporto senza visto.

25 December 2011

Nuova rivolta al Cie di Bologna. In libertà un tunisino

Ancora una rivolta, la seconda in una settimana, al centro di identificazione e espulsione (Cie) di Bologna. Come se ormai non fosse rimasto altro mezzo se non lo scontro fisico per ristabilire le ragioni fondamentali del diritto, ovvero l'inviolabilità della libertà personale. Perché nell'Italia di oggi basta una carta scaduta o un passaporto senza il timbro del visto di un'ambasciata, per scontare 18 mesi di detenzione in una gabbia. Di seguito trovate i dettagli della notizia come riportata dalla stampa locale. Non sappiamo se ci siano stati feriti negli scontri con le forze dell'ordine di guardia al Cie. Quel che è certo è che un ragazzo tunisino è riuscito a fuggire ed è di nuovo in libertà. Senza documenti per lui sarà comunque una vita difficile. Ma gli facciamo i nostri migliori auguri. Perché a 29 anni, non si possono perdere senza ragione 18 mesi della propria vita dietro a una gabbia. Bentornato in libertà.

18 December 2011

Cie Bologna: fuga riuscita per 3 tunisini e 1 algerino

Il Cie di Bologna, Ansa
Terza rivolta in una settimana nei centri di identificazione e espulsione. Dopo Trapani e Torino, anche il Cie di Bologna torna in stato di agitazione. La protesta è passata dai tetti. Ed ha portato frutto. Sì perché alla fine quattro ragazzi sono riusciti a fuggire e a far perdere le loro tracce. Sono tre tunisini e un algerino. Alle dieci di sera di venerdì 16 dicembre, sui tetti erano riusciti a salirci in dieci. Ma al momento di scavalcare la gabbia sul lato di via Mattei, sei di loro sono stati bloccati dalle forze dell'ordine di guardia al Cie. Uno di loro è inoltre stato arrestato con l'accusa di resistenza a pubblico ufficiale. In questo momento non sappiamo se vi siano dei feriti. Di seguito la notizia come riportata dalla stampa locale. Sul sito di Macerie invece, trovate la ricostruzione dell'evoluzione della protesta. Sì perché dopo la fuga di venerdì sera, per tutto sabato e domenica ci sono state sommosse e tentativi di fuga, contrastati con gli idranti aperti dalle forze dell'ordine contro i fuggitivi sui tetti. Negli scontri sarebbero rimasti feriti almeno due reclusi, uno avrebbe riportato una frattura alla gamba cadendo dal tetto. E l'altro avrebbe perso coscienza dopo aver sbattuto la testa in una caduta.

14 December 2011

E adesso tutti nei Cie! Come si fa l'accredito stampa


Il Cie di Torino ripreso dal balcone di un condominio

Dalle parole ai fatti. Per mesi migliaia di persone si sono mobilitate chiedendo il diritto di entrare nei Cie, per poter raccontare all'esterno la violenza istituzionale di quelle strutture. E adesso è arrivato il momento di adempiere a quell'impegno. Ieri è caduta la censura. E già molti di voi ci hanno chiesto come districarsi nella burocrazia delle Prefetture per ottenere l'accredito. Oggi vi spieghiamo tutto. E invitiamo tutti i giornalisti che frequentano questo blog a seguire la procedura. Affinché ogni settimana ci siano storie che rompano il muro del silenzio, in attesa di romperne altre di mura, e liberarci una volta per tutte di questi luoghi di sospensione dello stato di diritto e del principio di inviolabilità della libertà personale.

Ancora autolesionismo al Cie di Milo. Fuga al Vulpitta

Cie di Milo, Trapani
Ali si è tagliato le vene, Ahmed ha ingoiato tre bottiglie di shampoo, e Redha si è fatto la corda. I nomi sono di fantasia, per rispettare la loro richiesta di anonimato. Le storie invece sono dannatamente vere. E dannatamente banali. Cronache di ordinaria amministrazione nei gironi infernali del centro di identificazione e espulsione (Cie) di Milo, a Trapani. Dove ieri pomeriggio nel settore "B" è andata in scena l'ennesima serie di gesti autolesionistici e tentati suicidi. Protagonisti tre tunisini, due dei quali residenti in Italia da molti anni. Tutto è cominciato dopo pranzo, quando Ali si è ingoiato una vite di ferro e un pezzo di vetro, e poi si è messo a tagliarsi le vene. Come se mutilarsi fosse rimasto l'unico e ultimo modo per comunicare il proprio dissenso e il proprio desiderio di libertà. Poche ore dopo, nello stesso settore un altro tunisino ha strappato un lenzuolo e si è fatto la corda per impiccarsi. L'hanno fermato appena in tempo i compagni, prima che infilasse la testa nel nodo e saltasse nel vuoto. Fa parte dei pochi, pare siano tre o quattro in tutto a Milo, ai quali è stata prorogata la detenzione oltre i sei mesi, come effetto della nuova legge. Il terzo ad aver scelto la via dell'autolesionismo è un altro tunisino, finito in infermeria con il contenuto di tre bottigliette di shampoo nello stomaco. Nessuno dei tre però ha impietosito il personale. E nel giro di poco sono tornati tutti in cella senza passare dal pronto soccorso. Vero è che il Cie di Milo è stato inaugurato soltanto la scorsa estate, ma operatori sociali e agenti delle forze dell'ordine sembrano avere già fatto l'abitudine al sangue. Il che la dice lunga sulla frequenza dei gesti di autolesionismo nel nuovo Cie trapanese di massima sicurezza, gestito dalla stessa cooperativa Insieme - del consorzio Connecting People - che ha in mano gli altri due Cie della città di Trapani: il Serraino Vulpitta e quello di Chinisia (chiuso dalla scorsa estate, dopo l'apertura di Milo). La conferma di quanto sia divenuta insostenibile la situazione a Milo ci arriva da altri due detenuti, con cui abbiamo avuto modo di parlare questa settimana, e dai quali abbiamo appreso della rivolta con fuga dal Serraino Vulpitta.

13 December 2011

Ritirata la circolare 1305. La stampa torna nei Cie



Fine della censura. La neo ministra dell'Interno Maria Cancellieri ha riaperto alla stampa le porte dei centri di identificazione e espulsione (Cie). Finisce così l'era della censura. Durata più di otto mesi, da quando lo scorso primo aprile, l'allora ministro dell'Interno Roberto Maroni instaurò il divieto di ingresso della stampa nei Cie, con la famosa circolare 1305. Contro la censura si sono schierati in questi mesi un gruppo di giornalisti a partire da un primo appello lanciato a maggio da Fortress Europe. Il gruppo nel tempo è andato crescendo, grazie al decisivo e convinto sostegno del sindacato e dell'ordine dei giornalisti, e di un gruppo di parlamentari e associazioni che lo scorso 25 luglio hanno dato vita alla campagna lasciateCIEntrare, davanti ai Cie di mezza Italia. I colleghi Raffaella Cosentino e Stefano Liberti, sostenuti dall'Unione Forense per i diritti umani e da Open Society, avevano pure presentato ricorso contro il divieto di ingresso. Ma il ministero dell'Interno ha fatto marcia indietro prima che ci pensassero i giudici. E adesso che la censura è finita, la palla passa nel campo dei giornalisti. C'è da augurarsi infatti che ora, a differenza di quanto accadeva negli anni passati, i giornalisti si diano da fare per richiedere quanto prima le autorizzazioni alle Prefetture interessate per visitare i luoghi di detenzione. E per raccontare. Perché senza quei racconti non si libera l'immaginario dalla frontiera che ci hanno cucito addosso. Noi cominciamo da parte nostra col ripubblicare le foto scattate nei Cie negli anni scorsi, nella gallery in alto. Tutto il materiale raccolto dal 2009, lo trovate invece nello SPECIALE CIE.

10 December 2011

Rivolta al cie di Torino: 3 feriti, ancora alta la tensione

La porta bruciata di una gabbia del Cie di Torino, tratta da Macerie

Coperte e materassini dati alle fiamme, ferri delle gabbie divelti, e un gruppo di reclusi che riescono a scavalcare la prima delle due recinzioni prima di essere fermati dagli agenti delle forze dell'ordine, armati di idranti, lacrimogeni e manganelli. Al centro di identificazione e espulsione (Cie) di Torino, quella dell'8 dicembre è stata una notte di rivolta, finita con un tentativo di fuga di massa, a cui hanno preso parte una cinquantina di reclusi tunisini. Negli scontri sono rimasti feriti in tre. Un ragazzo tunisino, colpito a manganellate alla testa. E poi un poliziotto e un carabiniere. Tutti e tre sono stati portati al pronto soccorso. La calma è ritornata soltanto verso le quattro di notte.
L'indomani mattina, mentre gli operai lavoravano per sistemare la gabbia, un gruppo di reclusi ha indetto uno sciopero della fame in diverse aree del Cie. Lo sciopero si è protratto per tutta la giornata del 9 dicembre, fino a quando, intorno alle 22:00, i detenuti dell'area gialla e dell'area bianca, hanno iniziato a protestare battendo sui ferri e gridando, per poi incendiare per protesta coperte e materassini, prima che le polizia li ricacciasse nelle stanze con gli idranti, senza tuttavia fare ingresso nelle gabbie. La situazione è quindi tornata alla calma.
Già lo scorso 2 dicembre, il Cie di Torino era stato scosso da una notte di rivolta e repressione. Quella notte però la rivolta era scoppiata - secondo il racconto dei detenuti - dopo che un detenuto malato sarebbe stato picchiato dalla polizia, reo di aver troppo insistentemente richiesto un trattamento sanitario.
Tutte notizie su cui l'autorità vieta tuttora alla stampa di indagare, non essendo possibile entrare nei Cie dallo scorso primo aprile. Nemmeno il governo tecnico di Monti infatti, ha rimosso la circolare 1305 che ha reistituito la censura in Italia.

30 November 2011

Cie: nuovo governo, vecchia censura

Le gabbie del Cie di Torino
Cambia il governo, ma sulla questione dei centri di identificazione e espulsione (Cie) è ancora censura. La circolare 1305 del primo aprile 2011, con cui l'ex ministro dell'Interno Roberto Maroni vietò otto mesi fa l'ingresso della stampa nei Cie, continua infatti a essere valida. La prova è il diniego che ho ricevuto due settimane fa alla mia richiesta di visitare il Cie di Roma. Motivo per cui sindacato e ordine dei giornalisti hanno inviato una lettera al nuovo ministro dell'Interno Anna Maria Cancellieri, chiedendo di abrogare la circolare della censura e di ristabilire il diritto di cronaca in questo paese. Che poi è il primo passo per fare uscire da quei centri le storie di violenza istituzionale che subisce chi vi è detenuto. Ovvero il primo passo per creare un discorso critico sulla criminalizzazione della mobilità. E sulla repressione della povertà. Di seguito potete leggere la lettera inviata al ministro. Se volete farvi sentire anche voi, magari inoltrando la stessa lettera, scrivete a questo indirizzo liberta.civiliimmigrazione@interno.it


21 November 2011

Rivolte al Cie di Bologna, rimpatri collettivi a Bari

Apprendiamo dall'Ansa di due nuovi tentativi di fuga dal centro di identificazione e espulsione di Bologna, dove ieri notte e quest'oggi si sono registrate due rivolte a cui hanno partecipato sia i detenuti che le detenute. Nessuno dei reclusi è però riuscito a guadagnarsi la libertà. Di seguito il dettaglio della notizia secondo la versione della Questura. Intanto da Bari continuano i respingimenti collettivi. In serata sono stati rimpatriati al Cairo 106 degli ultimi 170 egiziani sbarcati ieri lungo le coste pugliesi. Ancora una volta senza che le Nazioni Unite e gli avvocati abbiano avuto modo di incontrarli.

DUE TENTATIVI FUGA IN UN GIORNO DA CIE BOLOGNA
(ANSA) - BOLOGNA, 20 NOV - Due tentativi di fuga in meno di ventiquattro ore al Centro di identificazione ed espulsione di Bologna. Nel primo, un gruppo di detenuti ha scardinato una porta e ha tentato con questa di forzare le sbarre. Dopo dieci minuti di tentativi, militari e forze dell'ordine sono riusciti a fermarli. Ieri notte il secondo tentativo, organizzato in modo più scientifico: mentre un gruppo (composto sia da uomini che da donne) distraeva gli agenti colpendoli con un fitto lancio di oggetti, un altro tentava con una corda composta da lenzuola di arrampicarsi fuori dalla struttura. Nonostante il lancio che rendeva complesso avvicinarsi ai fuggitivi, anche in questo caso nessuno è riuscito a scappare. Nel settore femminile sono stati anche accesi piccoli incendi subito spenti. La polizia ha spiegato che nessuno è rimasto ferito.(ANSA

20 November 2011

Cie Bologna: in un giorno 2 rivolte con tentata fuga

Apprendiamo dall'Ansa di due nuovi tentativi di fuga dal centro di identificazione e espulsione di Bologna, dove ieri notte e quest'oggi si sono registrate due rivolte a cui hanno partecipato sia i detenuti che le detenute. Nessuno dei reclusi è però riuscito a guadagnarsi la libertà. Di seguito il dettaglio della notizia secondo la versione della Questura. Al momento non sappiamo se ci siano feriti tra i reclusi.

16 November 2011

Promesse da mercante. Nei Cie è ancora censura

Era il due agosto del 2011. Il Senato approvava in via definitiva la legge sui rimpatri, portando a 18 mesi il limite della detenzione nei centri di identificazione e espulsione (Cie). Quello stesso giorno passava un ordine del giorno che impegnava il governo a rimuovere la circolare 1305. Ovvero la circolare che dal primo aprile 2011 ha reistituito la censura in Italia, vietando alla stampa l'accesso nei Cie. Da agosto sono passati tre mesi, e nel frattempo il governo si è dimesso. Ma la circolare 1305 è ancora in piedi. L'unica modifica è stata approvata l'8 novembre 2011, attraverso un'altra circolare, la 1305(4), che autorizza ufficialmente parlamentari e consiglieri regionali a visitare le strutture. A darcene notizia è la Prefettura di Roma, a cui avevo chiesto l'autorizzazione per visitare il Cie di Ponte Galeria. Di seguito riporto la mail di risposta che ho ricevuto.