30 November 2011

Cie: nuovo governo, vecchia censura

Le gabbie del Cie di Torino
Cambia il governo, ma sulla questione dei centri di identificazione e espulsione (Cie) è ancora censura. La circolare 1305 del primo aprile 2011, con cui l'ex ministro dell'Interno Roberto Maroni vietò otto mesi fa l'ingresso della stampa nei Cie, continua infatti a essere valida. La prova è il diniego che ho ricevuto due settimane fa alla mia richiesta di visitare il Cie di Roma. Motivo per cui sindacato e ordine dei giornalisti hanno inviato una lettera al nuovo ministro dell'Interno Anna Maria Cancellieri, chiedendo di abrogare la circolare della censura e di ristabilire il diritto di cronaca in questo paese. Che poi è il primo passo per fare uscire da quei centri le storie di violenza istituzionale che subisce chi vi è detenuto. Ovvero il primo passo per creare un discorso critico sulla criminalizzazione della mobilità. E sulla repressione della povertà. Di seguito potete leggere la lettera inviata al ministro. Se volete farvi sentire anche voi, magari inoltrando la stessa lettera, scrivete a questo indirizzo liberta.civiliimmigrazione@interno.it


Lettera al neo ministro dell'Interno Anna Maria Cancellieri

Federazione nazionale stampa italiana e Ordine dei giornalisti


Oggetto: Divieto ai giornalisti di entrare nei Cie


Con la presente Le chiediamo di revocare il divieto di accesso dei giornalisti ai CIE (i Centri di Identificazione ed Espulsione degli immigrati), fissato dalla circolare prot. n. 1305 firmata in data 1 aprile 2011 dal Suo predecessore, on. Roberto Maroni.


In conseguenza di quell’atto, oggi e “sino a nuova disposizione” possono entrare nei CIE, oltre ai parlamentari, solo gli operatori di alcuni organismi umanitari internazionali già individuati; a chi invece intenda esercitare il diritto-dovere di cronaca risulta impossibile verificare di persona cosa accada in quei luoghi (come è successo ai giornalisti che, ancora pochi giorni fa, si sono sentiti rispondere con un diniego da alcune Prefetture alla loro richiesta di ingresso). 


Comprendiamo i problemi talvolta derivanti dalla materiale gestione quotidiana dell’accoglienza, ma non è giusto considerare l’informazione un intralcio al funzionamento delle strutture (così infatti la circolare Maroni motiva il divieto). 


Il Sindacato e l’Ordine dei Giornalisti sono invece convinti - insieme ai tanti colleghi che hanno sottoscritto un appello alla revoca della circolare - che la fiducia nelle istituzioni abbia nella trasparenza un indispensabile alimento. 


L’impossibilità per la libera informazione di accedere a luoghi di concentramento non volontario delle persone non solo limita il diritto dei cittadini a sapere, ma finisce per legittimare un clima di sospetto sull’attività dei Centri. 


Questa nostra richiesta, peraltro, ha avuto già il sostegno dell’ordine del giorno n. G101 approvato dal Senato della Repubblica lo scorso 2 agosto, con il quale “si impegna il Governo a predisporre ed adottare con urgenza tutte le misure necessarie a consentire ai giornalisti e agli operatori dell’informazione l’accesso ai centri per immigrati e richiedenti asilo, modificando le regole di accesso e neutralizzando così gli effetti della circolare del Ministro dell’Interno”. 


Siamo certi che sia possibile giungere ad un’intesa atta a regolamentare il dovere dell’informazione anche nei CIE: in maniera tale da non precludere il normale funzionamento delle procedure che in essi vengono svolte e da garantire l’imprescindibile diritto alla privacy per gli immigrati, per gli operatori degli enti gestori, per le forze di polizia.

1 comment:

Anonymous said...

....sperando in un cenno meno ottuso e meno..coerente con il precedente ministro

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