| Le gabbie del Cie di Torino |
Il blog di Gabriele Del Grande. Quattro anni di viaggi nel Mediterraneo lungo i confini dell'Europa. Alla ricerca delle storie che fanno la storia. La storia che studieranno i nostri figli, quando nei testi di scuola si leggerà che negli anni duemila morirono a migliaia nei mari d'Italia e a migliaia vennero arrestati e deportati dalle nostre città. Mentre tutti fingevano di non vedere.
30 November 2011
Cie: nuovo governo, vecchia censura
29 November 2011
Ceuta: tenta di aggirare la frontiera a nuoto, ragazzo annegato
Morire di confine a vent'anni. Succede alle porte d'Europa. Ceuta. Avamposto spagnolo in Marocco. Il corpo senza vita dell'ultimo ragazzo annegato al confine l'hanno ripescato ieri all'imbocco del porto di Ceuta. I medici dicono che il corpo sia rimasto in acqua per diverse settimane. E che la causa della morte sarebbe stata l'annegamento. Sempre più ragazzi infatti, da un anno a questa parte, tentano di raggiungere l'enclave spagnola di Ceuta a nuoto, aggirando il posto di frontiera sulla costa marocchina. A poche centinaia di metri dal posto di frontiera dal quale ogni giorno migliaia di turisti spagnoli entrano in Marocco per le vacanze a Tangeri e Marrakesh. Di seguito il dettaglio della notizia sulla stampa spagnola.
28 November 2011
La libertà è partecipazione
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| Elettori in fila davanti a un seggio di Zamalek, Cairo |
27 November 2011
Ammutinamento a Tahrir. Domani si vota?
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| Il capitano che ha disertato oggi a Tahrir |
Come interpretare allora l'ennesimo ammutinamento alla vigilia delle elezioni in un paese guidato da una giunta militare? Oltretutto nel giorno in cui Tantawi ha detto che l'esercito non tollererà pressioni esterne. Il giorno in cui la piazza simbolo della rivoluzione egiziana è tornata a riempirsi. Chiedendo di nuovo il passaggio del potere dai militari ai civili, con una grande manifestazione alla vigilia delle più attese elezioni della storia egiziana.
Brindisi: recuperato un terzo corpo in mare
Sale il bilancio dei morti del naufragio di Brindisi, dopo il ritrovamento in mare di un terzo corpo senza vita.
BRINDISI: RECUPERATO TERZO CORPO
tratto da Ansa
CAROVIGNO (BRINDISI), 27 NOV - È stato recuperato dai sommozzatori dei vigili del fuoco il corpo della terza vittima del naufragio della barca a vela su cui sono giunti ieri a Carovigno decine di immigrati. Il corpo è stato imbragato e viene ora portato a terra. Si tratta di un giovane uomo.(ANSA)
BRINDISI: RECUPERATO TERZO CORPO
tratto da Ansa
CAROVIGNO (BRINDISI), 27 NOV - È stato recuperato dai sommozzatori dei vigili del fuoco il corpo della terza vittima del naufragio della barca a vela su cui sono giunti ieri a Carovigno decine di immigrati. Il corpo è stato imbragato e viene ora portato a terra. Si tratta di un giovane uomo.(ANSA)
26 November 2011
Tahrir: l'agorà, i siriani in piazza e i 3 italiani arrestati
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| Piazza Tahrir |
Ahmad Sayyed Sorour. Classe 1990. È la vittima numero 42. L'ultima di questa settimana di proteste al Cairo. E la più inaspettata. Sì perché la tregua tra manifestanti e polizia dura ormai da tre giorni e da ieri il clima di piazza Tahrir è decisamente disteso. Il maidan è di nuovo colorato dagli striscioni e dalle tende di chi la notte si accampa per non lasciare il presidio. In mezzo alla fiumana della gente, si formano e si sciolgono i soliti capannelli dove si dibatte animatamente di politica, interrotti soltanto dal ritmo dei tamburelli e dagli slogan in rima contro il governo dei militari e il generale Tantawi. Alla colonna sonora della piazza si aggiungono anche i fuochi d'artificio. Sì perché in fondo il clima è di festa. Tra la folla si aggirano i carretti di chi, approfittando dell'occasione, arrotonda vendendo patate dolci, pop corn e frutta secca tostata. Chi ha rimediato pennello e vernice invece, dipinge la bandiera egiziana sul volto dei bambini e dei ragazzi per un'offerta libera. I giovani del movimento continuano instancabilmente a distribuire i volantini e tengono pulita la piazza con scopa e paletta, come se fosse un salotto. Parte dei presenti però, sono semplici curiosi. Ahmed è uno di loro.
Brindisi: 2 morti in mare e 30 dispersi
Una barca a vela con circa 80 passeggeri a bordo è naufragata lungo le coste brindisine dopo essersi incagliata contro gli scogli. Finora sono stati recuperati 2 cadaveri, mentre i superstiti accertati sono per il momento 39. Non si esclude che altri sopravvissuti possano essersi allontanati a piedi dal luogo del naufragio. Tuttavia il numero dei dispersi in mare potrebbe essere di decine di persone. Una trentina secondo il racconto dei superstiti. Sono solo le ultime vittime di una lunga e impunita strage. Dal 1988 sono morte lungo le frontiere dell'Europa almeno 17.856 persone. Di cui 2.049 soltanto dall'inizio del 2011. Di seguito i dettagli della notizia sul naufragio di Brindisi.
25 November 2011
Piazza Tahrir. La rivoluzione, atto secondo
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| Mahieddine, ferito all'occhio, torna a manifestare a piazza Tahrir |
La Spoon River di Lampedusa

Sono tornato da Tunisi con una trentina di fotografie. Foto di ragazzi. Alcune a colori, altre in bianco e nero. Le tengo custodite in una busta dentro un quaderno. Avvolte da un foglio di carta con su scritto a penna un elenco di nomi e date di nascita, in arabo. Ogni volta guardarle mi fa un po' impressione. Come se temessi di incrociare il loro sguardo vivo che adesso non c'è più. Sì perché quei trenta ragazzi sono alcuni degli almeno 187 tunisini dispersi in mare nel 2011 lungo la rotta per Lampedusa. Me le hanno consegnate i loro familiari. E mi hanno chiesto di pubblicarle e di chiedere se qualcuno li ha mai visti in Italia, nei Cie o nelle carceri o in qualsiasi altro posto. L'esperienza di questi anni mi aiuta a pensare che non ci siano speranze di ritrovarli ancora in vita. Ma ho deciso di pubblicarle lo stesso. E chiedo ai lettori del blog di fare uno sforzo. Ne pubblicherò una al giorno, per due settimane. Cercate di incrociare il loro sguardo che non c'è più. E imparate a pronunciare i loro nomi. E a celebrarli. Perché alla fine dei conti non saranno ricordati soltanto come vittime. Bensì come martiri. Caduti in questa sporca guerra delle frontiere. Eroi ribelli di uno spontaneo movimento di disobbedienza civile contro le leggi ingiuste delle frontiere e contro la criminalizzazione della libera circolazione. Ragazzi uccisi dalle nostre ambasciate prima ancora che dalle onde del mare. Ragazzi che violando deliberatamente le leggi europee sull'immigrazione ci spingono a interrogarci sull'istituzionalizzazione del razzismo, sul divieto di circolazione e sulla detenzione amministrativa di chi è senza documenti. Questi volti faranno parte delle collezioni del museo dell'emigrazione che un giorno aprirà a Lampedusa, come oggi a Ellis Island negli Stati Uniti d'America. Ma allora sarà troppo tardi per battersi il petto e riempirsi la bocca di retorica. Facciamo in modo fino da oggi che questi giovani non siano morti per niente.
Ascolta l'approfondimento radio di Passpartù sui dispersi tunisini
Sul sito di Storie Migranti è possibile firmare una petizione per chiedere al governo italiano un maggiore impegno per la ricerca dei dispersi in frontiera
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Walid, un padovano tra i dispersi di Sidi Mansour
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I fratelli Boulila e i ragazzi di Hay Nur e Mallasin
Il naufragio di Sfax e i 4 martiri della famiglia Cherni
L'orologio di Riad e i ragazzi di Ouardiya
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| Tunisi, le madri dei ragazzi dispersi sulla rotta per Lampedusa |
24 November 2011
Ahmed, Akram, Mohammed, Makram e Walid
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| Akram Manai |
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23 November 2011
I cugini Nasri e i la famiglia Aayari
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| Redouan el Aayari |
Due famiglie, un naufragio. Quello di Sidi Mansour, a Sfax, il 14 marzo 2011. I passeggeri dispersi quella notte sono 48. Cinque di loro appartenevano a due famiglie di Tunisi. Tutti parenti. Tre cugini della famiglia Aayari: Ayman el Aayari, Redouane el Aayari e Hatem el Aayari. E due della famiglia Nasri: Yassin Nasri e Sami Nasri. Non abbiamo al momento altre informazioni a parte le foto che vi mostriamo. Guardatele bene, perché questi ragazzi non torneranno più in vita. Inghiottiti per sempre dalla frontiera della fortezza.
22 November 2011
Walid, un padovano tra i dispersi di Sidi Mansour
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| Walid Bouani |
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21 November 2011
Il naufragio di Zarzis e i ragazzi di Jebal Ahmer
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Rivolte al Cie di Bologna, rimpatri collettivi a Bari
Apprendiamo dall'Ansa di due nuovi tentativi di fuga dal centro di identificazione e espulsione di Bologna, dove ieri notte e quest'oggi si sono registrate due rivolte a cui hanno partecipato sia i detenuti che le detenute. Nessuno dei reclusi è però riuscito a guadagnarsi la libertà. Di seguito il dettaglio della notizia secondo la versione della Questura. Intanto da Bari continuano i respingimenti collettivi. In serata sono stati rimpatriati al Cairo 106 degli ultimi 170 egiziani sbarcati ieri lungo le coste pugliesi. Ancora una volta senza che le Nazioni Unite e gli avvocati abbiano avuto modo di incontrarli.
DUE TENTATIVI FUGA IN UN GIORNO DA CIE BOLOGNA
(ANSA) - BOLOGNA, 20 NOV - Due tentativi di fuga in meno di ventiquattro ore al Centro di identificazione ed espulsione di Bologna. Nel primo, un gruppo di detenuti ha scardinato una porta e ha tentato con questa di forzare le sbarre. Dopo dieci minuti di tentativi, militari e forze dell'ordine sono riusciti a fermarli. Ieri notte il secondo tentativo, organizzato in modo più scientifico: mentre un gruppo (composto sia da uomini che da donne) distraeva gli agenti colpendoli con un fitto lancio di oggetti, un altro tentava con una corda composta da lenzuola di arrampicarsi fuori dalla struttura. Nonostante il lancio che rendeva complesso avvicinarsi ai fuggitivi, anche in questo caso nessuno è riuscito a scappare. Nel settore femminile sono stati anche accesi piccoli incendi subito spenti. La polizia ha spiegato che nessuno è rimasto ferito.(ANSA
DUE TENTATIVI FUGA IN UN GIORNO DA CIE BOLOGNA
(ANSA) - BOLOGNA, 20 NOV - Due tentativi di fuga in meno di ventiquattro ore al Centro di identificazione ed espulsione di Bologna. Nel primo, un gruppo di detenuti ha scardinato una porta e ha tentato con questa di forzare le sbarre. Dopo dieci minuti di tentativi, militari e forze dell'ordine sono riusciti a fermarli. Ieri notte il secondo tentativo, organizzato in modo più scientifico: mentre un gruppo (composto sia da uomini che da donne) distraeva gli agenti colpendoli con un fitto lancio di oggetti, un altro tentava con una corda composta da lenzuola di arrampicarsi fuori dalla struttura. Nonostante il lancio che rendeva complesso avvicinarsi ai fuggitivi, anche in questo caso nessuno è riuscito a scappare. Nel settore femminile sono stati anche accesi piccoli incendi subito spenti. La polizia ha spiegato che nessuno è rimasto ferito.(ANSA
20 November 2011
Cie Bologna: in un giorno 2 rivolte con tentata fuga
Apprendiamo dall'Ansa di due nuovi tentativi di fuga dal centro di identificazione e espulsione di Bologna, dove ieri notte e quest'oggi si sono registrate due rivolte a cui hanno partecipato sia i detenuti che le detenute. Nessuno dei reclusi è però riuscito a guadagnarsi la libertà. Di seguito il dettaglio della notizia secondo la versione della Questura. Al momento non sappiamo se ci siano feriti tra i reclusi.
19 November 2011
I fratelli Boulila e i ragazzi di Hay Nur e Mallasin
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18 November 2011
Il naufragio di Sfax e i 4 martiri della famiglia Cherni
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Quelli che vedete nelle foto sono tutti ragazzi di una stessa famiglia. La famiglia Cherni, della città di Kef. Hanno tra 25 e 30 anni. Bilel, quello con la maglietta azzurra, è il fratello di Najiba, la ragazza che mi ha consegnato le quattro foto in un caffè di Ouardiya, a Tunisi. Gli altri tre sono i loro cugini: Mohammed Naceur, Mohammed Dieb e Mahieddin. Mahieddin è il più grande. Classe 1980. Avrebbe dovuto compiere 32 anni il prossimo 7 febbraio. Ma quest'anno la moglie Suhayla e le due bimbe di quattro e due anni non avranno un bel niente da festeggiare. Perché Mahieddin è scomparso. E con lui sono scomparsi Mohammed Naceur, Mohammed Dieb e Bilel. L'ultima volta che i familiari li hanno sentiti al telefono, era il 29 marzo 2011. Tutti e quattro avevano raggiunto Sfax e da lì si stavano imbarcando per Lampedusa. Da quella sera più nessun contatto. E nessuna notizia. Nemmeno i familiari che li aspettavano in Francia, li hanno mai visti arrivare. Tutto fa pensare che siano morti in mare durante la traversata. Insieme agli altri 70 passeggeri che erano a bordo oltre a loro quattro.
Se qualcuno avesse loro notizie ci contatti per mail.
Sul sito di Storie Migranti è possibile firmare una petizione per chiedere al governo italiano un maggiore impegno per la ricerca dei dispersi in frontiera
Leggi anche LA SPOON RIVER DI LAMPEDUSA
16 November 2011
Promesse da mercante. Nei Cie è ancora censura
Era il due agosto del 2011. Il Senato approvava in via definitiva la legge sui rimpatri, portando a 18 mesi il limite della detenzione nei centri di identificazione e espulsione (Cie). Quello stesso giorno passava un ordine del giorno che impegnava il governo a rimuovere la circolare 1305. Ovvero la circolare che dal primo aprile 2011 ha reistituito la censura in Italia, vietando alla stampa l'accesso nei Cie. Da agosto sono passati tre mesi, e nel frattempo il governo si è dimesso. Ma la circolare 1305 è ancora in piedi. L'unica modifica è stata approvata l'8 novembre 2011, attraverso un'altra circolare, la 1305(4), che autorizza ufficialmente parlamentari e consiglieri regionali a visitare le strutture. A darcene notizia è la Prefettura di Roma, a cui avevo chiesto l'autorizzazione per visitare il Cie di Ponte Galeria. Di seguito riporto la mail di risposta che ho ricevuto.


11 November 2011
I nostri anni migliori
Cosa resta di una rivoluzione nelle vite delle persone che l’hanno attraversata? Nel racconto di cinque ragazzi tunisini, incontrati a Manduria, Mineo e Palazzo San Gervasio, un’intera vita soffocata sotto il regime di Ben Ali, la rivoluzione inaspettata e dirompente che l’ha messo in fuga. Poi la possibilità di partire, per alcuni a lungo sognata e per altri solo improvvisata. Gli anni migliori sono i loro: quelli di una generazione di giovani cui per troppo tempo è stata negata la libertà, e che hanno deciso di provare a prendersela fino in fondo.
Un film realizzato da Matteo Calore e Stefano Collizzolli per Zalab. Con Adel ben Gaied, Fehti Ouesleti, Mehrez Houihoui, Nader Lihwel, Mouez Bouarida. Per saperne di più e organizzare una proiezione, visitate il blog del film
Un film realizzato da Matteo Calore e Stefano Collizzolli per Zalab. Con Adel ben Gaied, Fehti Ouesleti, Mehrez Houihoui, Nader Lihwel, Mouez Bouarida. Per saperne di più e organizzare una proiezione, visitate il blog del film
10 November 2011
L'Italia sono anch'io
Cittadinanza a tutti i bambini nati in Italia e diritto di voto per tutti i residenti in questo paese. Fortress Europe aderisce alla campagna nazionale "L'Italia sono anch'io!". Per saperne di più e organizzare banchetti per la raccolta firme, visitate il sito ufficiale della campagna.
Verso Spagna e Canarie
Lungo le rotte che vanno dal Marocco e dall'Algeria alle coste andaluse e alle Baleari, e dalle coste atlantiche dell'Africa alle isole Canarie sono morte almeno 4.658 persone, di cui almeno 2.423 dispersi: 2.614 le vittime sulle rotte per le Canarie e 2.044 quelle dello stretto di Gibilterra, navigando verso la costa andalusa tra Cadice e Almeria, ma anche verso le spiagge di Ceuta e Melilla, e verso le isole Baleari.09 November 2011
Tunisia: il limbo dei rimpatriati

tunisini a Lampedusa, foto di Alessio Genovese
un reportage di Alessio Genovese, tratto da Borderline Sicilia
A Tunisi è il 20 ottobre, il paese si sta preparando alle prime elezioni libere con gioia e preoccupazione. Alle 7 del mattino le strade sono già piene di pendolari e lavoratori. La stazione dei micro-bus di Mansuf Bay è piena di gente che viene e va da ogni parte del paese. Sono pendolari e commercianti che portano le merci più improbabili in giro per il il paese. Dalla folla mi sento chiamare, "Abu Ali, Abu Ali il giornalista". E' Karim, uno dei 1300 tunisini che erano a Lampedusa il 20 settembre, quando il centro di contrada Imbriacola prese fuoco. Ha ancora addosso i pantaloni e le scarpe che gli hanno dato al suo arrivo sull'isola. Ha il sorriso stampato sul volto e mi chiede se mi ricordo di lui. Erano tanti, troppi per ricordarmi di tutti, ma Karim è uno di quelli che non ha ancora la barba sul volto. Me lo ricordo, era tra i 300 che hanno passato la notte alla stazione di benzina dell'isola, tra quelli che sono stati pestati e aggrediti brutalmente dai lampedusani. Era con Ali Aiadi, il suo amico di sempre, un ragazzino di appena 18 anni partito ad agosto con lui da Ben Arous uno dei quartieri più popolari di Tunisi. Mi abbraccia come se fossimo amici da anni. "Come stai? Da quanto tempo sei in Tunisia?" mi chiede stringendomi la mano "vieni con me io sto partendo adesso". Non capisco, "vieni e fai il viaggio con noi, così riprendi tutto".
06 November 2011
Nel mar Adriatico e nello Ionio
Nel Mare Adriatico, tra l'Albania, il Montenegro, la Grecia e le coste della Puglia, in Italia, sono morte 696 persone, delle quali 307 sono disperse, la maggior parte negli anni tra il 1991 e il 2004 ai tempi degli sbarghi dall'Albania. La più grave tragedia quella della Kater I Rades, affondata dopo uno speronamento della nave militare Sibilla. Durante gli ultimi anni queste rotte sono state di fatto abbandonate. Gli unici sbarchi registrati sono quelli di piccoli natanti provenienti da navi madre, spesso mercantili, da cui si separano al largo dalle coste italiane. A partire dal 2010 però si registra un'inversione di tendenza, con l'arrivo di 822 persone nel Salento nei primi sette mesi dell'anno, in maggior parte kurdi e afgani imbarcati in Turchia e in Grecia, anche a bordo di barche a vela utilizzate per non insospettire le guardie costiere.Dati anno per anno
03 November 2011
Generazione revolution. La storia di Jihad
"La rivoluzione ci ha insegnato delle cose, tra cui il coraggio di venire qui e di attraversare il mare su una piccola barca. Siamo arrivati in 400 circa, il nostro coraggio, la nostra non paura, ci sono stati insegnati da quella rivoluzione"
Jihad è uno studente tunisino di 19 anni. Per venire in Italia ha lasciato gli studi. L'Europa era il suo sogno. Se l'è preso con coraggio sfidando il mare su una barca diretta a Lampedusa, lo stesso coraggio che aveva portato in strada i ragazzi durante la rivoluzione. CrossingTV lo ha intervistato al TPO di Bologna, un centro sociale che dà una mano ai tanti tunisini arrivati in città. Da ascoltare e condividere. Perché per capire quello che succede sulla frontiera, non ci sono migliori parole di quelle dei protagonisti. Soprattutto quando ci aiutano a decostruire il mito della disperazione. Jihad non parla di fame, di guerra e di oppressione. Parla del viaggio senza documenti come una seconda rivoluzione, come una ribellione contro un confine ritenuto ingiusto. E parla della ricerca della felicità. Attraverso l'accesso al consumo dei beni materiali e al diritto al movimento. Ascoltarlo ci dovrebbe ricordare che viaggiare non è una prerogativa dei disperati. E che i trentamila ragazzi che come Jihan sono partiti all'avventura dall'inizio dell'anno, parlano la stessa lingua della nostra generazione. E meritano una vita libera, anziché la frontiera cucita addosso nei rapporti con la gente e con le istituzioni, con il continuo rischio di essere arrestati senza documenti e detenuti per 18 mesi nei centri di identificazione e espulsione.
02 November 2011
Che cosa rimane del sogno francese
La rivoluzione, l'avventura e poi? Che fine hanno fatto migliaia di tunisini sbarcati a Lampedusa nei mesi scorsi? Molti sono andati a Parigi. France 24 ha incontrato tre di loro. E ci racconta che cosa rimane del sogno francese. Un reportage di Cyril Vanier, Julien Sauvaget e Zakaria Drias. In inglese.
01 November 2011
Espulsi 3.592 tunisini, nei Cie tornerà la calma?
La settimana scorsa è decollato da Palermo l'ultimo charter per Tunisi. A bordo c'erano i soliti 60 tunisini raccolti nei vari centri di identificazione e espulsione (Cie) di tutta Italia e la scorta di 120 poliziotti. Nelle stesse ore da Bari partivano i charter con i 99 egiziani sbarcati poche ore prima sulle coste calabresi e espulsi in tempo record. Dall'inizio dell'anno sono 3.592 i rimpatri coatti verso la Tunisia e 965 quelli verso l'Egitto. Fanno 4.557 persone espulse in deroga alle leggi nazionali sull'immigrazione. Ovvero dopo un periodo di detenzione spesso non convalidato dal giudice di pace, senza aver potuto incontrare un avvocato, e senza aver potuto parlare con i funzionari di Unhcr, Oim e Save the Children, che lavorano in frontiera proprio per garantire i diritti di chi arriva in Italia senza passaporto. Lo stato d'eccezione è diventato la norma. In nome della maggiore efficienza degli accordi bilaterali in vigore con Tunisia e Egitto. E per il ministero dell'Interno il risultato è doppio. Da un lato un numero di espulsioni fino a un anno fa inimmaginabile. Dall'altro una modifica sostanziale della popolazione dei Cie (centri di identificazione e espulsione), dove con la scomparsa dei tunisini inizia una sorta di tregua tra detenuti e forze dell'ordine dopo otto caldissimi mesi di rivolte, sommosse e fughe rocambolesche.
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