30 November 2011

مراكز تحديد الهوية والترحيل: حكومة جديدة، حظرٌ قديم


ها قد تغيرت الحكومة، لكن لم تتغير الأمور بخصوص مراكز تحديد الهوية والترحيل التي لا تزال يفرض عليها حظر دخول الصحافيين إليها. لايزال يتم العمل بقانون 1305 الذي كان قد أصدره وزير الداخلية الأسبق روبرتو ماروني منذ ثمانية أشهر، والذي يحظر – بموجبه – دخول الصحافيين إلى مراكز تحديد الهوية والترحيل. الدليل على ذلك هو الرفض الذي تلقيته من أسبوعين على طلبي استخراج تصريح لزيارة مركز روما لتحديد الهوية والترحيل. السبب الذي من أجله قامت نقابة الصحافيين بإرسال خطاب إلى وزيرة الداخلية الجديدة ماريا كانتشيللييري، يتضمن طلب إلغاء هذا القانون، وإعادة حرية الصحافة إلى هذا البلد. هذه هي الخطوة الأولى للإفشاء عن قصص العنف المؤسسي التي يتعرض لها من يتم احتجازه داخل هذه المراكز. بمعنى آخر إنها الخطوة الأولى لخلق خطاب نقدي حول تجريم التنقل، وحول قمع الفقر. فيما يلي، يمكنكم قراءة الخطاب الذي أُرسِلَ إلى وزيرة الداخلية. إذا كنتم تودون المشاركة في هذه الخطوة، حتى لو بإعادة إرسال نفس الخطاب، يمكنكم أن ترسلوا على هذه البريد الإلكتروني liberta.civiliimmigrazione@interno.it

CIE: new government, same old censorship


The government changes, but on the issue of centres for identification and expulsion (CIEs) censorship persists. Circular 1305 of April 1, 2011, by which former Interior Minister Roberto Maroni banned press entrance to CIEs eight months ago, continues to be valid. The proof is that my request to visit the CIE in Rome was denied two weeks ago. Reason why the Union and the Association of Journalists sent a letter to the new Interior Minister Anna Maria Cancellieri, asking to repeal the circular on censorship and restore freedom of the press in this country. Which is the first step in letting the stories of those centres out, stories of institutional violence endured by those being imprisoned there. In other words, the first step in creating a critical discourse on the criminalization of mobility. And on the repression of poverty. Below you can read the letter to the minister. If you too want your voice to be heard, perhaps by sending the same letter, please write to this address liberta.civiliimmigrazione@interno.it

CIE: nouveau gouvernement, ancienne censure


L’Italie change de gouvernement, mais sur la question des centres d'identification et d'expulsion (CIE) la censure résiste. La circulaire 1305 du 1er avril 2011, par laquelle l'ancien ministre de l'Intérieur Roberto Maroni a interdit il y a huit mois l'entrée de la presse dans les Cie, continue d'être valide. La preuve en est le refus que j'ai reçu il y a deux semaines à ma demande de visiter le Cie de Rome. C’est pourquoi les syndicats et l'ordre des journalistes ont envoyé une lettre au nouveau ministre de l'Intérieur, Maria Anna Cancellieri, demandant d'abroger la circulaire de la censure et rétablir la liberté de la presse en Italie. Ce qui est aussi la première étape pour faire sortir des histoires hors de ces centres de violence institutionnelle sur ceux qui souffrent. C’est aussi la première étape pour construire un discours critique sur la criminalisation de la mobilité. Et sur la suppression de la pauvreté. Ci-dessous vous pouvez lire la lettre adressée à la ministre. Si vous aussi vous voulez vous faire entendre, vous pouvez le faire en envoyant la même lettre à cette adresse liberta.civiliimmigrazione@interno.it

Cie: nuovo governo, vecchia censura

Le gabbie del Cie di Torino
Cambia il governo, ma sulla questione dei centri di identificazione e espulsione (Cie) è ancora censura. La circolare 1305 del primo aprile 2011, con cui l'ex ministro dell'Interno Roberto Maroni vietò otto mesi fa l'ingresso della stampa nei Cie, continua infatti a essere valida. La prova è il diniego che ho ricevuto due settimane fa alla mia richiesta di visitare il Cie di Roma. Motivo per cui sindacato e ordine dei giornalisti hanno inviato una lettera al nuovo ministro dell'Interno Anna Maria Cancellieri, chiedendo di abrogare la circolare della censura e di ristabilire il diritto di cronaca in questo paese. Che poi è il primo passo per fare uscire da quei centri le storie di violenza istituzionale che subisce chi vi è detenuto. Ovvero il primo passo per creare un discorso critico sulla criminalizzazione della mobilità. E sulla repressione della povertà. Di seguito potete leggere la lettera inviata al ministro. Se volete farvi sentire anche voi, magari inoltrando la stessa lettera, scrivete a questo indirizzo liberta.civiliimmigrazione@interno.it


29 November 2011

Ceuta: tenta di aggirare la frontiera a nuoto, ragazzo annegato

Morire di confine a vent'anni. Succede alle porte d'Europa. Ceuta. Avamposto spagnolo in Marocco. Il corpo senza vita dell'ultimo ragazzo annegato al confine l'hanno ripescato ieri all'imbocco del porto di Ceuta. I medici dicono che il corpo sia rimasto in acqua per diverse settimane. E che la causa della morte sarebbe stata l'annegamento. Sempre più ragazzi infatti, da un anno a questa parte, tentano di raggiungere l'enclave spagnola di Ceuta a nuoto, aggirando il posto di frontiera sulla costa marocchina. A poche centinaia di metri dal posto di frontiera dal quale ogni giorno migliaia di turisti spagnoli entrano in Marocco per le vacanze a Tangeri e Marrakesh. Di seguito il dettaglio della notizia sulla stampa spagnola.

28 November 2011

La libertà è partecipazione

Elettori in fila davanti a un seggio di Zamalek, Cairo
Sette minuti a passo svelto. È il tempo che serve per percorrere la fila che c'era a mezzogiorno davanti a uno dei seggi elettorali di Zamalek, un quartiere borghese del Cairo. Sono soprattutto donne. Stanno in coda da questa mattina alle sei. E non se ne andranno prima di avere intinto il dito nella boccetta d'inchiostro blu e aver scelto il nome dei loro futuri rappresentanti in parlamento. Ieri in piazza, oggi al seggio. Il messaggio è sempre lo stesso. Ed è quello di un popolo che si riappropria del proprio destino attraverso la partecipazione alla vita politica. Certo, fuori dal seggio accadono cose surreali. Ci sono i militanti dei partiti che continuano a distribuire volantini agli indecisi dell'ultima ora. Candidati che si fermano a stringere mani e rilasciare interviste. E volontari del partito dei Fratelli Musulmani, con tanto di tessera identificativa, che aiutano la polizia a gestire il flusso degli elettori in entrata e in uscita dal seggio. Eppure, tutto intorno, l'emozione che si respira è quella delle grandi occasioni.

27 November 2011

Ammutinamento a Tahrir. Domani si vota?

Il capitano che ha disertato oggi a Tahrir
Le stelle cucite sulle spalline dell'uniforme sono tre. Significa che è un capitano. Quando spunta tra la folla di Tahrir sono da poco passate le cinque di pomeriggio. I ragazzi dei quartieri popolari appollaiati sulle ringhiere lo aiutano a salire in piedi sopra quel che rimane di una vecchia insegna pubblicitaria. Prima ancora che qualcuno gli passi il microfono, la folla gli regala un applauso scrosciante. Il fatto che sia disarmato è un indizio sufficiente. Quando poi inizia a portare ripetutamente la mano sul capo, in segno di rispetto per il popolo, 3ala rasi come si dice in arabo, sulla mia testa, è chiaro a tutti la scelta che ha fatto. Finalmente, con gli occhi lucidi, ma con la voce ferma, esplode in un: “Ashsha3ab yurid is9at al mushir!”. Il popolo vuole le dimissioni del generale. Ovvero di Tantawi, il capo delle forze armate, a cui è affidata la gestione di questa fase transitoria verso le elezioni. Il resto è una ola di mani e bandiere e canti patriottici che coprono la sua uscita di scena. Come si chiama il capitano ribelle non lo sapremo mai, perché dopo aver disertato pubblicamente, è scappato correndo tra la folla, accompagnato soltanto da chi adesso lo aiuterà a nascondersi, per non fargli fare la fine degli altri 23 ufficiali già arrestati per aver disatteso gli ordini del consiglio supremo delle forze armate dall'inizio della rivoluzione. Le loro foto sono stampate su uno dei più grandi manifesti appesi in piazza Tahrir. Il movimento ne chiede la liberazione. Segno che il sentimento tra il popolo egiziano e l'esercito è ancora positivo. Segno che, come ha detto il capitano ribelle prima di scappare: “Se cade il consiglio militare, non cade l'esercito”.
Come interpretare allora l'ennesimo ammutinamento alla vigilia delle elezioni in un paese guidato da una giunta militare? Oltretutto nel giorno in cui Tantawi ha detto che l'esercito non tollererà pressioni esterne. Il giorno in cui la piazza simbolo della rivoluzione egiziana è tornata a riempirsi. Chiedendo di nuovo il passaggio del potere dai militari ai civili, con una grande manifestazione alla vigilia delle più attese elezioni della storia egiziana.

Brindisi: recuperato un terzo corpo in mare

Sale il bilancio dei morti del naufragio di Brindisi, dopo il ritrovamento in mare di un terzo corpo senza vita.

BRINDISI: RECUPERATO TERZO CORPO
tratto da Ansa
CAROVIGNO (BRINDISI), 27 NOV - È stato recuperato dai sommozzatori dei vigili del fuoco il corpo della terza vittima del naufragio della barca a vela su cui sono giunti ieri a Carovigno decine di immigrati. Il corpo è stato imbragato e viene ora portato a terra. Si tratta di un giovane uomo.(ANSA)

26 November 2011

Tahrir: l'agorà, i siriani in piazza e i 3 italiani arrestati

Piazza Tahrir
Presente un paese dove il sabato sera non si sa ancora se il lunedì si andrà a votare? Dove i servizi segreti siriani approfittano del caos per sequestrare la moglie di un loro oppositore in esilio? E dove quattro free lance finiti al momento sbagliato nel posto sbagliato finiscono per essere arrestati con l'imbarazzante accusa di aver bruciato una palma? Benvenuti in Egitto. Secondo giorno di viaggio nella più bella agorà del Mediterraneo, piazza Tahrir.

Ahmad Sayyed Sorour. Classe 1990. È la vittima numero 42. L'ultima di questa settimana di proteste al Cairo. E la più inaspettata. Sì perché la tregua tra manifestanti e polizia dura ormai da tre giorni e da ieri il clima di piazza Tahrir è decisamente disteso. Il maidan è di nuovo colorato dagli striscioni e dalle tende di chi la notte si accampa per non lasciare il presidio. In mezzo alla fiumana della gente, si formano e si sciolgono i soliti capannelli dove si dibatte animatamente di politica, interrotti soltanto dal ritmo dei tamburelli e dagli slogan in rima contro il governo dei militari e il generale Tantawi. Alla colonna sonora della piazza si aggiungono anche i fuochi d'artificio. Sì perché in fondo il clima è di festa. Tra la folla si aggirano i carretti di chi, approfittando dell'occasione, arrotonda vendendo patate dolci, pop corn e frutta secca tostata. Chi ha rimediato pennello e vernice invece, dipinge la bandiera egiziana sul volto dei bambini e dei ragazzi per un'offerta libera. I giovani del movimento continuano instancabilmente a distribuire i volantini e tengono pulita la piazza con scopa e paletta, come se fosse un salotto. Parte dei presenti però, sono semplici curiosi. Ahmed è uno di loro.

Brindisi: 2 morti in mare e 30 dispersi

Una barca a vela con circa 80 passeggeri a bordo è naufragata lungo le coste brindisine dopo essersi incagliata contro gli scogli. Finora sono stati recuperati 2 cadaveri, mentre i superstiti accertati sono per il momento 39. Non si esclude che altri sopravvissuti possano essersi allontanati a piedi dal luogo del naufragio. Tuttavia il numero dei dispersi in mare potrebbe essere di decine di persone. Una trentina secondo il racconto dei superstiti. Sono solo le ultime vittime di una lunga e impunita strage. Dal 1988 sono morte lungo le frontiere dell'Europa almeno 17.856 persone. Di cui 2.049 soltanto dall'inizio del 2011. Di seguito i dettagli della notizia sul naufragio di Brindisi.

25 November 2011

ساعة رياض وشباب وردية

تونس، أمهات الشباب الذين فُقِدوا في طريقهم لامبيدوزا

كانت مياه البحر هي مَن أوقف ماكينة الساعة. توقفت العقارب في 13 مارس الماضي. تشير إلى منتصف الليل وصفر ثلاثة. لم يعد صلاح يرغب في إصلاح ساعة اليد القديمة. يضعها في درج، وسط بعض قصاصات الصحف. يخرجها فقط في اللحظات الأكثر صعوبة عندما تزرف عيناه الدموع. الساعة كانت لإبنه رياض. وكان 13 مارس موعد رحيله إلى لامبيدوزا. كل شيء حدث بسرعة كبيرة في تلك الأيام. تلك الفكرة المفاجئة ببيع الكمبيوتر الجديد. ثم الذهاب إلى صفاقس مع محمد ومصطفى. لم يكن هناك حتى وقتاً للوداع ومناقشة الأمور الهامة، فرياض كان يرقد – وقد فارق الحياة – داخل ثلاجة مستشفى صفاقس. غرق أمام جزيرة قرقنة مع 39 من الـ 45 راكب على قارب صيد قديم طوله 9 أمتار كان متجهاً إلى لامبيدوزا

لامبيدوزا Spoon River


عدت من تونس ومعي ما يقرب من ثلاثين صورة فوتوغرافية. صور لشباب. بعضها بالألوان، وبعض أبيض وأسود. أحفظها في ظرف داخل كراسة. الصور مغلفة بورقة عليها قائمة تضم أسماء وتواريخ ميلاد، باللغة العربية. كل مرة أنظر فيها إلى تلك الصور تجعلني أتأثر. كما لو أنني أخشى أن أنظر في أعينهم التي لم تعد موجودة. نعم، فهؤلاء الشباب الثلاثون هم جزء من المائة وسبعة وثمانين تونسياًّ الذين فُقِدوا في البحر عام 2011 وهم في طريقهم إلى لامبيدوزا. أعطاني إياها أقاربهم. وطلبوا مني أن أنشرها وأن أسأل إذا كان أحدٌ قد رآهم سواء في إحدى مراكز تحديد الهوية والترحيل أو في السجون أو في أي مكانٍ آخر. تجربة هذه السنوات تجعلني أعتقد أنه ليس هناك أمل في العثور عليهم أحياء. ومع ذلك، قررت أن أنشرها. وأرجو من قراء المدونة أن يبذلوا بعض الجهد. سأقوم بنشر صورة كل يوم لمدة أسبوعين. حاولوا أن تنظروا إلى أعينهم التي لم تعد موجودة. وتدربوا على نطق أسمائهم بشكلٍ صحيح. وعلى تمجيدهم أيضاً. ففي نهاية المطاف لن يذكرهم الناس على أنهم ضحايا. بل كشهداء. سقطوا في حرب الحدود القذرة. أبطال متمردون قاموا بتنظيم حركة عفوية من العصيان المدني ضد قوانين الحدود الجائرة وضد تجريم حرية التنقل. شبابٌ قتلتهم سفاراتنا قبل أن تقتلهم أمواج البحر. شبابٌ دفعونا – من خلال انتهاكهم عمداً للقوانين الأوروبية الخاصة بالهجرة – لنسأل أنفسنا عن مؤسسية العنصرية، عن حظر التنقل، وعن احتجاز مَن لا يحمل مستندات هوية. هذه الوجوه ستكون جزءاً من الصور التي ستعرض في متحف الهجرة الذي سيتم افتتاحه في يومٍ من الأيام في لامبيدوزا، كما هو الحال اليوم في جزيرة إيليس في الولايات المتحدة الأمريكية. ولكن سيكون قد فات الأوان لكي نخبط على صدورنا ونتفوه بالعبارات البليغة. فلنتصرف وكأن هؤلاء الشباب مطلقاً.

استمع إلى ما يقوله راديو باسابورتو حول التونسيين المفقودين

على موقع قصص مهاجرين يمكنك التوقيع على عريضة لتطلب من الحكومة الإيطالية التزاماً أكبر للبحث عن المفقودين على الحدود

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Piazza Tahrir. La rivoluzione, atto secondo

Mahieddine, ferito all'occhio, torna a manifestare a piazza Tahrir

Oggi è il 25 novembre 2011. Sono passati esattamente dieci mesi, da quel 25 gennaio che segnò l'inizio della rivoluzione egiziana. Una rivoluzione incompiuta. Almeno a giudicare dal numero di persone che oggi sono scese di nuovo a protestare in piazza Tahrir chiedendo le dimissioni dei generali dopo i 41 morti nelle manifestazioni dei giorni scorsi. Tutto questo all'indomani della nomina di un vecchio ministro di Mubarak , Ganzouri, a capo del governo transitorio. Ma soprattutto a tre giorni dalle prime elezioni libere del paese. Insomma di tempo per cambiare le cose non ne rimane molto. E forse è per questo che il comitato promotore ha chiamato quello di oggi Gum3a al fursa al a5ira. Ovvero “il venerdì dell'ultima occasione”. Ad ogni modo, Fortress Europe oggi era in piazza Tahrir. Perché è anche e soprattutto da qui che si capisce che svolta prenderà il Mediterraneo e la sua gioventù. E questo è il mio racconto, che sono ben felice di regalare alla rete. Buona lettura.

La Spoon River di Lampedusa


Sono tornato da Tunisi con una trentina di fotografie. Foto di ragazzi. Alcune a colori, altre in bianco e nero. Le tengo custodite in una busta dentro un quaderno. Avvolte da un foglio di carta con su scritto a penna un elenco di nomi e date di nascita, in arabo. Ogni volta guardarle mi fa un po' impressione. Come se temessi di incrociare il loro sguardo vivo che adesso non c'è più. Sì perché quei trenta ragazzi sono alcuni degli almeno 187 tunisini dispersi in mare nel 2011 lungo la rotta per Lampedusa. Me le hanno consegnate i loro familiari. E mi hanno chiesto di pubblicarle e di chiedere se qualcuno li ha mai visti in Italia, nei Cie o nelle carceri o in qualsiasi altro posto. L'esperienza di questi anni mi aiuta a pensare che non ci siano speranze di ritrovarli ancora in vita. Ma ho deciso di pubblicarle lo stesso. E chiedo ai lettori del blog di fare uno sforzo. Ne pubblicherò una al giorno, per due settimane. Cercate di incrociare il loro sguardo che non c'è più. E imparate a pronunciare i loro nomi. E a celebrarli. Perché alla fine dei conti non saranno ricordati soltanto come vittime. Bensì come martiri. Caduti in questa sporca guerra delle frontiere. Eroi ribelli di uno spontaneo movimento di disobbedienza civile contro le leggi ingiuste delle frontiere e contro la criminalizzazione della libera circolazione. Ragazzi uccisi dalle nostre ambasciate prima ancora che dalle onde del mare. Ragazzi che violando deliberatamente le leggi europee sull'immigrazione ci spingono a interrogarci sull'istituzionalizzazione del razzismo, sul divieto di circolazione e sulla detenzione amministrativa di chi è senza documenti. Questi volti faranno parte delle collezioni del museo dell'emigrazione che un giorno aprirà a Lampedusa, come oggi a Ellis Island negli Stati Uniti d'America. Ma allora sarà troppo tardi per battersi il petto e riempirsi la bocca di retorica. Facciamo in modo fino da oggi che questi giovani non siano morti per niente.

Ascolta l'approfondimento radio di Passpartù sui dispersi tunisini

Sul sito di Storie Migranti  è possibile firmare una petizione per chiedere al governo italiano un maggiore impegno per la ricerca dei dispersi in frontiera

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Il naufragio di Sfax e i 4 martiri della famiglia Cherni

Lampedusa’s Spoon River


I returned from Tunis with thirty photographs. Pictures of young men. Some in colour, some black and white. I keep them stored in an envelope inside a notebook. Wrapped in a sheet of paper in which a list of names and dates of birth are written in pen, in Arabic. Every time I look at them I feel uneasy. As if I were afraid to meet their lively gaze now that their lives are gone. Yes, because those thirty young men are some of among at least 187 Tunisians lost at sea in 2011 en route to Lampedusa.

L'orologio di Riad e i ragazzi di Ouardiya

Tunisi, le madri dei ragazzi dispersi sulla rotta per Lampedusa
È stata l'acqua del mare a bloccare gli ingranaggi. Le lancette si sono fermate lo scorso 13 marzo. Segnano mezzanotte e zero tre. Salah non ha più voluto aggiustare il vecchio orologio da polso. Lo custodisce in un cassetto, insieme a qualche ritaglio di giornale. Lo tira fuori soltanto nei momenti più difficili quando le lacrime salgono agli occhi. L'orologio era di suo figlio Riad. E il 13 marzo era la data della sua partenza per Lampedusa. Era accaduto tutto così in fretta in quei giorni. Quella improvvisa idea di vendere il computer nuovo. E poi la partenza per Sfax con Mohammed e Mustafa. Neanche il tempo per salutarsi e dirsi le cose che contano, che Riad giaceva senza vita in una cella frigorifero dell'ospedale di Sfax. Annegato davanti all'isola di Kerkennah assieme a 39 dei 45 passeggeri di un vecchio peschereccio di 9 metri diretto a Lampedusa.

24 November 2011

أحمد، أكرم، محمد، مكرم ووليد

Ahmed Neqashi
Mohammed Jebali
Outhman Hamraoui
Walid Khalfallah


Akram Manai

عثمان الحمراوي كان سيتم 26 سنة في 7 أبريل 2011. رحل من تونس قبل ثلاثة أسابيع من عيد ميلاده. كان ذلك في 14 مارس. وصل إلى صفاقس من خلال لواج، وهي إحدى سيارات الأجرة التي يتم استئجارها من محطة منصف بيه. في المنطقة التي نشأ فيها - وهي حي النور – الجميع يذكر أنه كان ميكانيكي. في إيطاليا كان ينتظره اثنين من أبناء عمه وعمه. وكان لديه عم آخر يعيش في فرنسا. منذ 14 مارس، عثمان مفقود مع الـ 47 راكب الذين غرقوا في الطريق إلى لامبيدوزا. هذه هي صور لبعض منهم، محمد جبالي، أحمد نقاشي، أكرم مناعي، وليد خلف الله

Spoon River de l’île sicilienne de Lampedusa


Je suis rentré de Tunis avec une trentaine de photos. Photos d'enfants. Certaines en couleurs, certaines en noir et blanc. Je les garde dans une enveloppe entre les pages de mon cahier. Enveloppées dans une feuille de papier où j’ai noté à la plume une liste de noms et dates de naissance, en arabe. Chaque fois que je les regarde cela m’ému toujours un peu. Comme si je craignais de croiser leurs regards maintenant qu’ils ne sont plus là. Oui parce que ces trente jeunes garçons font partie des 187 Tunisiens disparus en mer en 2011 sur la route pour Lampedusa, l’île sicilienne au sud de l’Italie. Leurs familles me les ont remis. Et ils m'ont demandé de les publier et de demander si quelqu'un les a vus en Italie, dans un centre d’identification et d’expulsion ou en prison ou partout ailleurs. L'expérience de ces années me permet de penser que l'on n’a plus aucun espoir de les trouver encore en vie. Mais j'ai décidé de les publier quand même. Et je demande aux lecteurs de ce blog de faire un effort. J’en publierai une par jour pendant deux semaines. Essayez de croiser leurs regards qui n'existent plus. Et de prononcer leurs noms. Et de les célébrer. Parce qu'en fin de compte on se souviendra d’eux non seulement comme des victimes. Mais comme des martyrs. Tombés dans cette sale guerre des frontières. Héros rebelles d'un mouvement spontané de désobéissance civile contre les lois injustes des frontières et contre la criminalisation de la libre circulation. Des garçons tués par nos ambassades, avant même que par les vagues de la mer. Des garçons violant délibérément les lois européennes sur l'immigration nous poussent à nous poser des questions sur l'institutionnalisation du racisme, sur l’interdiction de circuler et sur la rétention administrative des sans-papiers. Ces visages feront partie des collections du musée de l'émigration qui un jour ouvrira à Lampedusa, comme aujourd'hui à Ellis Island, aux États-Unis. Mais il sera alors trop tard pour se frapper la poitrine et se remplir la bouche de rhétorique. Essayons de faire en sorte dès maintenant que ces jeunes ne soient pas morts pour rien.

Écoutez l’émission d’approfondissement Passpartù sur les Tunisiens disparus

Sur le site Histoires migrantes vous pouvez signer une pétition demandant au gouvernement italien un plus grand engagement pour la recherche des personnes disparues à la frontière

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L'horloge de Riyad et les jeunes d’Ouardiya


C’est de la faute à l'eau de mer qui a arrêté les engrenages. Les aiguilles se sont arrêtées le 13 mars dernier sur minuit, zéro, trois. Salah n’a plus voulu réparer cette vieille montre. Il la garde dans un tiroir, avec quelques coupures de presse. Il la sort seulement dans les moments les plus difficiles lorsque les larmes lui montent aux yeux. La montre appartenait à son fils Riad. Et le 13 mars était la date de son départ pour Lampedusa. Tout a été très rapide ces jours. Cette idée soudaine de vendre son nouvel ordinateur. Et puis le départ à Sfax avec Mohammed et Mustafa. Même pas le temps de se dire au revoir et se confier les choses les plus importantes. Le corps de Riad était déjà dans une salle réfrigérateur de l’hôpital de Sfax. Noyé devant l'île de Kerkennah avec 39 des 45 passagers d'un vieux bateau de pêche de 9 mètres direct à Lampedusa.

Riad’s watch and the young men of Ouardiya

Tunis, the mothers of the boys missing en route to Lampedusa

It was the seawater that blocked the gears. The hands stopped last March 13, at three minutes past midnight. Salah has not wanted to fix the old wristwatch. She keeps it in a drawer, along with some newspaper clippings. She takes it out only in the most difficult moments when tears sting her eyes. The clock belonged to her son, Riad. And March 13 was the date of his departure for Lampedusa. It had all happened so quickly, in a matter of days. That sudden idea of selling the new computer. And then the departure to Sfax with Mohammed and Mustafa. No time to say goodbye and say the things that matter… and then Riad was lying dead in a refrigerator in the hospital of Sfax. Drowned in front of the island of Kerkennah along with 39 of the 45 passengers on an old 9-meter-long fishing boat en route to Lampedusa.

Ahmed, Akram, Mohammed, Makram e Walid

Ahmed Neqashi
Mohammed Jebali
Outhman Hamraoui
Walid Khalfallah

Akram Manai
Outhman Hamraoui avrebbe compiuto 26 anni il 7 aprile 2011. Dalla Tunisia è partito tre settimane prima del compleanno. Era il 14 marzo. A Sfax c'era arrivato con un louage, i taxi collettivi che partono dalla stazione di Moncef Bey. Nel suo quartiere, a Hay Nur, nella capitale Tunisi, lo ricordano come un meccanico. In Italia lo aspettavano due cugini e uno zio. Un altro zio viveva in Francia. Dal 14 marzo Outhman è disperso insieme agli altri 47 passeggeri naufragati con lui sulla rotta per Lampedusa. Queste sono le foto di alcuni di loro: Mohammed Jebali, Ahmed Neqashi, Akram Manai, Walid Khalfallah.

Leggi anche: La Spoon River di Lampedusa


23 November 2011

أبناء العم نصري وأعضاء عائلة أياري

Yassin Nasri
Nasri
Ayman el Aayari
Hater el Aayari


Redouan el Aayari
عائلتين، وحادثة غرق. تلك التي وقعت في 14 مارس 2011 في صفاقس. بلغ عدد الركاب الذين فقدوا في تلك الليلة 48. خمسة منهم كانوا ينتمون إلى عائلتين من تونس. ثلاثة أبناء عم من عائلة أياري: أيمن الأياري، رضوان الأياري وحاتم الأياري. واثنين من عائلة نصري: ياسين نصري وسامي نصري. حتى هذه اللحظة ليس لدينا أي معلومات أخرى باستثناء الصور التي سنعرضها عليكم. انظروا إليها جيداً، فهؤلاء الشباب لن يعودوا مجدداً إلى الحياة. فقد ابتلعتهم حدود الحصن إلى الأبد

Ahmed, Akram, Mohammed, Makram and Walid

Ahmed Neqashi
Mohammed Jebali
Outhman Hamraoui
Walid Khalfallah


Akram Manai
Outhman Hamraoui would have turned 26 on April 7, 2011. He left Tunisia three weeks before his birthday. It was March 14. In Sfax had arrived with a louage, the collective taxis from the station of Moncef Bey. In his neighbourhood, Hay Nur, in the capital Tunis, they remember him as a mechanic. In Italy, two cousins and an uncle were waiting for him. Another uncle was living in France. From March 14 Outhman is dispersed along with 47 other passengers who were shipwrecked with him on the route to Lampedusa. These are photos of some of them: Mohammed Jebali, Ahmed Neqashi, Akram Manai, Walid Khalfallah.

translated by Camilla Gamba

I cugini Nasri e i la famiglia Aayari

Yassin Nasri
Aggiungi didascalia
Ayman el Aayari
Hater el Aayari

Redouan el Aayari

Due famiglie, un naufragio. Quello di Sidi Mansour, a Sfax, il 14 marzo 2011. I passeggeri dispersi quella notte sono 48. Cinque di loro appartenevano a due famiglie di Tunisi. Tutti parenti. Tre cugini della famiglia Aayari: Ayman el Aayari, Redouane el Aayari e Hatem el Aayari. E due della famiglia Nasri: Yassin Nasri e Sami Nasri. Non abbiamo al momento altre informazioni a parte le foto che vi mostriamo. Guardatele bene, perché questi ragazzi non torneranno più in vita. Inghiottiti per sempre dalla frontiera della fortezza. 

22 November 2011

وليد، أحد سكان بادوفا بين مفقودي سيدي منصور

Walid Bouani
كان وليد بوعني يشبه الإيطاليين إلى حد كبير. عاش لمدة تسع سنوات في بادوفا. من 2001 وحتى 2010. تم طرده من إيطاليا في العام الماضي. ذات مرة كان عائداً فيها إلى منزل العائلة في حي النور، إحدى ضواحي تونس العاصمة، بحث دون جدوى عن وظيفة جديدة. ولكن عندما رأى كم كان سهلاً عبور الشباب للحدود عقب اندلاع الثورة، قرر على الفور أن يقوم بالشيء نفسه. يوم 14 مارس 2011، أبحر قاربهم من ساحل سيدي منصور (صفاقس) متجهاً إلى لامبيدوزا. ثمة اسماً كان مكتوباً على القارب "زهير". على متن القارب كان هناك 48 شخصاً. آخر اتصالات هاتفية تمت بينهم وبين ذويهم على أرض تونس كانت في العاشرة والنصف مساء تلك الليلة. أثناء تلك المكالمة، أخبر وليد بوعني – مواليد 1981 – أخاه أن البحر كان هادئاً. منذ ذلك الحين لا أحد يعلم عنه شيئاً. ولا عن أخويه الإثنين اللذين كانا في انتظاره في بادوفا حيث يعيشا هناك منذ سنوات وحيث كان كل شيء جاهزاً لاستقباله

Les cousins Nasri ​​et la famille Aayari

Yassin Nasri
Sami Nasri
Ayman el Aayari
Hater el Aayari


Redouan el Aayari
Deux familles, un naufrage. Celui de Sidi Mansour, à Sfax, le 14 mars 2011. Les passagers portés disparus cette nuit-là sont 48. Cinq d'entre eux appartenaient à deux familles de Tunis. Tous de la même famille. Trois cousins ​​de la famille Aayari: Ayman el Aayari, Redouane el Aayari et Hatem el Aayari. Et deux de la famille Nasri: Yassin Nasri et Sami Nasri. Nous n'avons aucune autre information pour le moment à part les photos que nous vous montrons. Regardez-les bien, car ces jeunes hommes ne reviendront plus jamais parmi nous. Engloutis à jamais par la forteresse frontalière.

Walid, un jeune Italien, parmi les dispersés de Sidi Mansour

Walid Bouani
Walid Bouani était aussi un peu Italien. Il avait vécu pendant neuf ans à Padoue, dans le nord de l’Italie. De 2001 à 2010. Il avait été expulsé il y a un an. Une fois de retour dans la maison familiale à Hay Nur, un quartier de Tunis, il avait en vain cherché un nouvel emploi. Et dès qu'il a vu avec quelle facilité ses copains arrivaient à traverser la mer, immédiatement après la révolution, il avait décidé de faire la même chose. Quand leur bateau est parti de la côte de Sidi Mansour (Sfax) à destination de Lampedusa, c’était la soirée du 14 mars 2011. Sur le vieux bateau de pêche il y avait écrit un nom, «Zuhair ». Il y avait 48 personnes à bord. Les dernières communications téléphoniques avec les familles, à Tunis, remontent à 21h30 ce soir-là. Dans cet appel Walid Bouani, né en 1981, dit à son frère que la mer était calme. Depuis lors personne n'a eu de ses nouvelles. Pas même ses deux frères qui l'attendaient à Padoue où ils habitent depuis des années et où tout était prêt pour l'accueillir.

The Nasri cousins and the Aayari family

Yassin Nasri
Sami Nasri
Ayman el Aayari
Hater el Aayari


Redouan el Aayari

Two families, one shipwreck. That of Sidi Mansour, in Sfax, on March 14, 2011. The passengers who went missing that night are 48. Five of them belonged to two families of Tunis. All relatives. Three cousins from the Aayari family: Ayman el Aayari, Redouane el Aayari and Hatem el Aayari. And two from the Nasri family: Yassin Nasri and Sami Nasri. At the moment we have no other information other than the pictures we’re publishing. Look at them closely, because these these young men will never return to life. Swallowed up forever by the frontier fortress.

Translated by Camilla Gamba