PESCIA, 31 gennaio 2009 - Martedì 3 febbraio in Senato si aprirà la discussione sul Trattato Italia-Libia, la cui ratifica darà il via libera ai pattugliamenti congiunti e ai respingimenti nelle carceri libiche di migranti e rifugiati intercettati nel Canale di Sicilia. Fate sentire la vostra voce. Insieme agli autori di "Come un uomo sulla terra", abbiamo lanciato un appello ai senatori. Lo hanno già firmato Dario Fo, Marco Paolini, Ascanio Celestini, Franca Rame, Marco Baliani, Gad Lerner, Emanuele Crialese, Erri De Luca, Felice Laudadio, Fausto Paravidino, Francesco Munzi, Goffredo Fofi, Francesca Comencini, Giuseppe Cederna, Luca Bigazzi, Maddalena Bolognini, Giorgio Gosetti, Gianfranco Pannone, Giovanni Piperno, Giovanna Taviani, Alessandro Rizzo, Andrea Segre, Dagmawi Yimer, Riccardo Biadene, Stefano Liberti, Marco Carsetti, Alessandro Triulzi, Gabriele Del Grande, Igiaba Sciego. E poi ci sono gli oltre 2.500 firmatari della petizione on line da Italia, Francia, Germania, Spagna, Inghilterra, Tunisia, Marocco, Senegal, Mali e altri paesi.
Copiate il testo dell'appello, di sotto, e speditelo per mail al Presidente del Senato schifani_r@posta.senato.it e ai capigruppo finocchiaro_a@posta.senato.it, dalia_g@posta.senato.it, gasparri@tin.it , bricolo_f@posta.senato.it, belisario_f@posta.senato.it e ai senatori che avete eletto, qui trovate l'elenco
Grazie a tutti
Autori e produzione COME UN UOMO SULLA TERRA
TRATTATO ITALIA-LIBIA
APPELLO AI SENATORI ITALIANI CONTRO LE DEPORTAZIONI E LE VIOLENZE A DANNO DEI MIGRANTI AFRICANI IN LIBIA
Il 3 febbraio si apre al Senato la discussione per l’approvazione del Trattato Italia-Libia.
Con questo appello vogliamo rilanciare la petizione contro le deportazioni dei migranti in Libia, promossa dagli autori del film COME UN UOMO SULLA TERRA e dall’osservatorio FORTRESS EUROPE ed oggi firmata già da oltre 2500 persone.
Nel Trattato Italia-Libia non è previsto per il governo di Gheddafi alcun obbligo concreto e verificabile di accoglienza, di tutela del diritto d’asilo, di rispetto della dignità umana: la Libia semplicemente li deve “fermare”, non importa come. Questa direzione non fa altro che confermare la riduzione dei migranti a “strumento politico” di cui poter liberamente predisporre. Gheddafi potrà continuare ad utilizzare i flussi di migranti come strumento di pressione per accrescere il suo potere contrattuale con l’Italia e l’Europa. I migranti, tra i quali vi sono anche molte donne e minori, continueranno a rischiare la vita, tanto nelle carceri, nei container e nei centri della polizia libica, quanto nel deserto e nel mare, che saranno spinti ancor più ad attraversare proprio a causa delle violenze da parte della polizia libica stessa.
In Libia si compiono continue violazioni dei diritti umani fondamentali: arresti indiscriminati, violenze, deportazioni di massa, torture, connivenze tra polizia e trafficanti. Ai migranti, molti dei quali in fuga da paesi in guerra o dittatoriali come Etiopia, Sudan, Eritrea, Somalia, non è garantito alcun diritto, a partire proprio da quelli di asilo e di protezione umanitaria, perché la Libia semplicemente non ha mai aderito alla Convenzione di Ginevra. Per questo alla Libia non può essere affidato con tanta noncuranza e superficialità il compito di “fermare i migranti”. Chiediamo pertanto che nella discussione al Senato sul Trattato si tenga presente quanto richiesto nella petizione, dove le centinaia di firmatari chiedono che Parlamento Italiano ed Europeo, insieme a Governo Italiano, CE e a UNHCR promuovano:
1. Una commissione di inchiesta internazionale e indipendente sulle modalità di controllo dei flussi migratori in Libia anche in seguito agli accordi bilaterali con il Governo Italiano.
2. L’avvio rapido, vista l’emergenza della situazione, di una missione internazionale umanitaria in Libia per verificare la condizione delle persone detenute nelle carceri e nei centri di detenzione per stranieri.
Invitiamo tutti gli italiani ed in particolare senatori e deputati, a vedere lunedì 2 febbraio alle 21.00, martedì 3 febbraio alle ore 9.30, 14.30 e 21.00 il film COME UN UOMO SULLA TERRA, che in questa delicata fase autori e produzione hanno deciso di mettere in onda via web sul sito del film:
http://comeunuomosullaterra.blogspot.com/
Firmatari dell’appello:
Dario Fo, Marco Paolini, Ascanio Celestini, Franca Rame, Marco Baliani, Gad Lerner, Emanuele Crialese, Erri De Luca, Felice Laudadio, Fausto Paravidino, Francesco Munzi, Goffredo Fofi, Francesca Comencini, Giuseppe Cederna, Luca Bigazzi, Maddalena Bolognini, Giorgio Gosetti, Gianfranco Pannone, Giovanni Piperno, Giovanna Taviani, Alessandro Rizzo, Andrea Segre, Dagmawi Yimer, Riccardo Biadene, Stefano Liberti, Marco Carsetti, Alessandro Triulzi, Gabriele Del Grande, Igiaba Sciego ed altri 2500 firmatari da Italia, Francia, Germania, Spagna, Inghilterra, Tunisia, Marocco, Senegal, Mali e altri paesi.
Per informazioni e per firmare la petizione: http://comeunuomosullaterra.blogspot.com
Il blog di Gabriele Del Grande. Quattro anni di viaggi nel Mediterraneo lungo i confini dell'Europa. Alla ricerca delle storie che fanno la storia. La storia che studieranno i nostri figli, quando nei testi di scuola si leggerà che negli anni duemila morirono a migliaia nei mari d'Italia e a migliaia vennero arrestati e deportati dalle nostre città. Mentre tutti fingevano di non vedere.
31 January 2009
30 January 2009
Come un uomo sulla terra: in streaming l'intero documentario
PESCIA, 30 gennaio 2009 - Dopo l'approvazione alla Camera, il tre febbraio si vota al Senato la ratifica del trattato di amicizia tra Italia e Libia, che darà il via libera ai pattugliamenti congiunti e al respingimento in Libia di migranti e rifugiati intercettati a sud di Lampedusa. In Parlamento non esistono voci critiche. Anche perché fu lo stesso Pd, durante il governo Prodi, a firmare l'accordo di pattugliamento congiunto. Noi continuiamo la nostra campagna di informazione. Insieme agli autori del documentario "Come un uomo sulla terra". Che hanno deciso di mostrare on line l'intero documentario -eccezionalmente - in occasione della discussione al Senato. Lo potete scaricare in streaming il 2 febbraio alle ore 21.00, oppure il 3 febbraio alle ore 9.30, alle 14.30 e alle 21.00, dal sito http://comeunuomosullaterra.blogspot.com/Ne raccomandiamo la visione a tutti quelli che ancora non lo hanno fatto. Per ascoltare dal vivo la voce dei rifugiati detenuti nelle carceri libiche e le vacue parole ipocrite di Frattini e Laitinen.
27 January 2009
All'alba sulle vie di Rosarno, con gli immigrati in attesa dei caporali
ROSARNO - Quando esco dall'hotel Vittoria, sono le 5 e 42. La reception è vuota. Meglio così, non dovrò dare spiegazioni su questa passeggiata notturna. Fuori è ancora buio. La statale 18 è illuminata dai lampioni. Dopo un quarto d'ora a piedi raggiungo la Rognetta, la vecchia fabbrica occupata dai braccianti immigrati. La strada è deserta. Non ci sono marciapiedi. Si cammina tra le macchine parcheggiate e le serrande dei negozi chiusi, sfiorati dai camion in corsa. Un gruppetto di ragazzi allungare il passo sulla strada. Decido di seguirli. All'incrocio, davanti al supermercato, svoltano a destra, in una strada buia. Non ci sono lampioni. E' buio pesto. Decido lo stesso di inoltrarmi, oltre quella cortina nera, dopo un attimo di esitazione.Emergenza alla cartiera: 400 braccianti immigrati vivono in un capannone abbandonato
Don Pino Varra, il parroco rosarnese che a Natale mise un Gesù nero nel presepe
La storia di Pino: l'unico rosarnese al corteo degli africani
ROSARNO – La mattina del dicembre 2008, Rosarno fu svegliata dal chiasso degli immigrati. Erano in centinaia sulla via nazionale, come ogni mattina d'inverno. Ma non per cercare lavoro, bensì per protestare. La sera prima infatti due ragazzi ivoriani di 20 e 21 anni erano stati feriti a colpi di pistola da due giovani rosarnesi, mentre rientravano alle baracche della Cartiera dal lavoro negli aranceti. Marciavano diretti alla piazza del municipio con un cartello “Africani no criminali” e rovesciando i cassonetti. In mezzo a loro c'era un unico rosarnese. Pino. Un signore sulla cinquantina. Stava accompagnando la nipote a scuola. Chiese cosa fosse successo, non sapeva nulla della sparatoria. E allora decise di accompagnarli fino al municipio, “per capire cosa stava succedendo” e per calmare gli animi dei pochi che cercavano di divergere i cartelli della segnaletica stradale. In paese c'era una psicosi generale. Non si era mai visto nulla di simile. La gente guardava dalle finestre. Pino ricorda l'odore. L'odore forte. L'odore della miseria.
Cento immigrati vivono nelle baracche della vecchia fabbrica alla Rognetta
Rosarno ha una storia: le lotte del bracciantato nel dopoguerra
ROSARNO - Rosarno ha una storia. Ed è una storia di lotte contadine. Che con le occupazioni delle terre del demanio fecero di questo poverissimo borgo una ridente cittadina nell'immediato dopoguerra. Quella storia è disegnata su un affresco sul muro della posta centrale, in piazza Valarioti. Un uomo e una donna con un neonato in braccio, seguiti da un gruppo di contadini, marciano a testa alta in mezzo a oliveti e aranceti. Due generazioni dopo, a sfruttare il lavoro nero dei braccianti stranieri, sono i figli di quegli stessi contadini. La maggior parte dei terreni infatti è di piccoli proprietari, spesso eredi dei braccianti a cui vennero redistribuite le terre nel dopoguerra.Arance amare: reportage da Rosarno, tra i braccianti immigrati
Maroni a Tunisi, ecco la faccia nascosta del regime di Ben Ali
ROMA – Sindacalisti arrestati e torturati. Manifestanti uccisi dalla polizia. Giornalisti in carcere. E una potente macchina di censura per evitare il dilagare della protesta. È la faccia nascosta della Tunisia dove oggi Maroni è volato per strappare al ministro dell'interno Rafik Belhaj Kacem una maggiore collaborazione per l'identificazione e il rimpatrio delle centinaia di cittadini tunisini trattenuti nel centro di prima accoglienza di Lampedusa. Molti di loro vengono dalla regione di Gafsa. Una delle piu' povere della Tunisia. Proprio qui, tra gennaio e luglio del 2008, sono esplosi moti di protesta per la rivendicazione del diritto al lavoro e alla redistribuzione della ricchezza prodotta dai bacini minerari di Redeyef, dove si trovano alcune tra le piu' grandi miniere di fosfato al mondo. Si tratta di uno dei movimenti sociali piu' maturi e duraturi del ventennio di Ben Ali, represso manu militari. Tra il maggio e il giugno del 2008 centinaia di militanti sono stati arrestati. Il 6 giugno 2008 la polizia ha aperto il fuoco su una manifestazione, uccidendo due ragazzi e ferendone altri 27. Un mese dopo una giornalista tunisina, Zakiyah Dhifaoui è finita in carcere per essersi recata a Redeyef e aver tentato di scrivere un articolo per il giornale Muatinun.
Un mese fa, l'11 dicembre 2008, si è concluso il giudizio in primo grado di 33 cittadini tunisini, tra cui una decina di sindacalisti, accusati di “associazione a delinquere” per aver organizzato la protesta degli abitanti di Redeyef. Pesanti le pene: 10 anni al leader della protesta Adnane Hajji e agli altri 32 imputati, molti dei quali sindacalisti. Dodici anni in contumacia invece al giornalista Fahem Boulkaddos, della televisione El Hiwar, condannato per aver trasmesso le immagini delle proteste, attraverso il canale italiano Arcoiris. Il 3 febbraio inizia il processo d'appello. “Ancora una volta, i giudici agiscono come la mano pesante del potere”, commenta l’associazione tunisina Ftcr, il cui presidente Mohieddine Cherbib è stato condannato a due anni per aver creato in Francia un comitato di solidarietà al movimento. Sui moti di Redeyef, si puo' leggere il nostro reportage “Speciale Tunisia: la dittatura a sud di Lampedusa”
Un mese fa, l'11 dicembre 2008, si è concluso il giudizio in primo grado di 33 cittadini tunisini, tra cui una decina di sindacalisti, accusati di “associazione a delinquere” per aver organizzato la protesta degli abitanti di Redeyef. Pesanti le pene: 10 anni al leader della protesta Adnane Hajji e agli altri 32 imputati, molti dei quali sindacalisti. Dodici anni in contumacia invece al giornalista Fahem Boulkaddos, della televisione El Hiwar, condannato per aver trasmesso le immagini delle proteste, attraverso il canale italiano Arcoiris. Il 3 febbraio inizia il processo d'appello. “Ancora una volta, i giudici agiscono come la mano pesante del potere”, commenta l’associazione tunisina Ftcr, il cui presidente Mohieddine Cherbib è stato condannato a due anni per aver creato in Francia un comitato di solidarietà al movimento. Sui moti di Redeyef, si puo' leggere il nostro reportage “Speciale Tunisia: la dittatura a sud di Lampedusa”
10 January 2009
Tradotto in spagnolo "Mamadou va a morire"
«Gabriele del Grande tiene el mínimo de decencia humana para localizar una noticia y el coraje profesional, cada vez más raro, para contarla. A lo que antes se llamaba sencillamente “periodismo” hoy lo llamamos “periodismo comprometido”. Comprometido con su trabajo, comprometido con la decencia humana, del Grande sabe que el lugar de los acontecimientos no es una patera aislada cerca de Malta, sino todo el mar Mediterráneo y parte del Atlántico y África entera y todo el tercer Mundo y la Europa candada y arrogante y el capitalismo globalizador que determina una severa cartografía del sufrimiento humano. Y sabe que el verdadero acontecimiento no es la muerte de 15 eritreos y el encarcelamiento de 12 en los lager de Malta, sino la masacre de al menos 1581 seres humanos solo en el año 2007 y la reclusión, tortura y abandono de cientos de miles de ellos en campos de concentración y desiertos en Europa y en el norte de África: eso, pues, que sin ninguna exageración el teólogo Franz Hinkelammert ha definido como un “genocidio estructural”».
De la Presentación de Santiago Alba
Mamadú va a morir: el exterminio de inmigrantes en el Mediterráneo
09 January 2009
Ucraina: la frontiera dell'est. On line il nuovo rapporto Ecre
ROMA, 9 gennaio 2009 – Non c’è soltanto la frontiera Mediterraneo. La fortezza Europa guarda sempre più a est. Il 21 dicembre 2007 il muro di Schengen si è spostato ad oriente, inglobando Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Repubblica ceca, Slovacchia, Slovenia e Ungheria. Ovvero la cintura che separa l’Unione europea da Russia, Bielorussa, Ucraina e Moldavia, paesi da dove transitano sempre più migranti e rifugiati, provenienti dalle ex Repubbliche Sovietiche, dall’Asia e dal Medio Oriente. Recentemente lo European Council on Refugees and Exiles ha pubblicato un rapporto aggiornato ai dati del 2007 proprio su questi quattro Paesi. Paesi a cui guardare con attenzione, perchè a est come a sud le politiche sono quelle dei muri e dell’esternalizzazione.La frontiera tra Slovacchia e Ucraina è di 97,8 km. L’ingresso nell’area Schengen ha significato la costruzione di un muro virtuale tra i due Paesi. 250 telecamere mobili, visori notturni, Gps, rilevatori di calore, infrarossi, raggi x, e mezzi di pattugliamento fuoristrada. Un sistema costato la bellezza di 50 milioni di euro, finanziati con fondi comunitari, e che ha visto quadruplicare il personale della polizia di frontiera, da 240 unità nel 2004, a 886. Su questa frontiera sono stati fermati 25.539 migranti nel 2004 e 32.756 nel 2005. Il loro destino è la riammissione in Ucraina.
Human Rights Watch ha criticato gli accordi di riammissione tra i Paesi dell’Est Europa e l’Ucraina, esprimendo particolare preoccupazione per i rimpatri dei rifugiati della Cecenia e dell'Uzbekistan. L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Acnur) ha espresso preoccupazione dopo il rimpatrio di un gruppo di potenziali rifugiati srilankesi nel 2008. Dall'Ucraina sono stati espulsi 5.000 migranti nel 2004 e 2.346 nella prima metà del 2005, la metà verso ex Repubbliche sovietiche, gli altri verso Cina, India, Pakistan e Bangladesh. Bruxelles conosce questi rapporti, ma con Kiev ha già stretto un accordo di riammissione. E i risultati si vedono già. Il tasso di riconoscimento dei rifugiati in Ucraina è passato dal 47% del 2002 al 1,45% del 2007, sebbene il 19% delle richieste d’asilo siano presentate da afgani e iraqeni.
Scarica il rapporto ECRE Country Report 2007 Belarus, Moldova, Russia, Ukraine, in inglese
REPORTAGE
- L’Ukraine, une porte trop grande ouverte pour l’Europe, Libération, 30 décembre 2008
- Held in Ukraine, immigrants cling to Europe dream, Turkish Daily News, 9 july 2008
- Outside of Europe, a short documentary examining the effects of EU's immigration policies on Ukraine. Filmed by Miller, Chaldovich, and Individeo Russia
Egitto: continuano le deportazioni dei rifugiati eritrei
CAIRO, 9 gennaio 2009 – L’Egitto continua le deportazioni dei richiedenti asilo eritrei. L’ultimo volo per Asmara è partito mercoledì scorso con 32 profughi a bordo. Altri 25 erano stati rimpatriati lo scorso 19 dicembre 2007. Inascoltate le critiche dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Acnur). Si tratta in maggior parte di disertori dell’esercito eritreo e di membri della Chiesa Pentecostale perseguitati. In caso di rimpatrio è alto il rischio di tortura, come ben documentato dal video “Eritrea – Voices of Torture”. L’Egitto è da un paio d’anni un importante punto di transito della diaspora eritrea verso Israele. Nel 2008 circa 1.200 potenziali rifugiati politici eritrei sono stati rimpatriati dal Cairo. Ed erano eritrei buona parte dei 28 africani abbattuti sotto il fuoco della polizia di frontiera egiziana, lungo la frontiera del Sinai con Israele.Per saperne di più vi invitiamo a scaricare il rapporto sul Sinai di Human Rights Watch
REPORTAGE
Israele: la nuova meta dei rifugiati eritrei e sudanesi
Leggi anche:
Israele: nuove deportazioni di rifugiati in Egitto
Egitto: Amnesty chiede un'indagine sui morti del Sinai
Dall'Egitto la lettera di un prigioniero eritreo
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Egitto-Israele: fuoco sul Sinai, già 3 morti nel 2007
Melilla: migrante ucciso dalla polizia marocchina. Amnesty chiede indagine
ROMA, 9 gennaio 2009 – Una settimana dopo l’uccisione di un migrante da parte delle forze ausiliarie dell’esercito marocchino, che presidiano la frontiera dell’enclave spagnola di Melilla, Amnesty International ha ufficialmente chiesto a Rabat di aprire un’indagine per fare luce su quanto accaduto. La notte di capodanno, un gruppo di una cinquantina di migranti sub-sahariani ha tentato di saltare la doppia recinzione alta sei metri che corre lungo il confine di Melilla. Per fermarli, le forze militari marocchine hanno sparato una serie di colpi. Uno dei migranti è stato ferito gravemente ed è morto poco dopo all’ospedale El Hassani, a Nador. Si tratta di un giovane camerunese di 29 anni, noto come Alino. Altri 14 uomini sono stati arrestati e deportati arbitrariamente alla frontiera algerina, in prossimità di Oujda.Alino non è il primo migrante sub-sahariano ucciso dalle forze ausiliarie marocchine. Tra il 2005 e il 2006, almeno 15 migranti furono abbattuti a colpi di arma da fuoco lungo la frontiera di Ceuta e Melilla. L’ultima omicidio di cui si ha notizia risale al 24 dicembre 2006. E il 31 luglio 2007, due migranti furono abbattuti nel Sahara occidentale, nei pressi di El ‘Ayun, mentre si imbarcavano per le Canarie. Per non parlare del gommone affondato all'alba del 28 aprile 2008 da agenti della marina reale marocchina, al largo di al-Hoceima, sulla rotta per la Spagna. Un incidente che costò la vita ad almeno 28 emigranti.
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Melilla: le piogge torrenziali aprono un varco nella frontiera
Aden: 949 morti nel 2008 sulla rotta yemenita della diaspora somala
ROMA, 9 gennaio 2009 – Sono oltre 50.000 i profughi somali sbarcati nel corso del 2008 sulle coste yemenite. Un dato in aumento del 70% rispetto al 2007, segno del deterioramento della situazione in Somalia. La guerra civile non accenna a trovare una soluzione, e ogni anno decine di migliaia di persone abbandonano il paese, dirette nei paesi confinanti o al di là del golfo di Aden. Ne parliamo perchè di somali quest’anno se ne sono visti davvero tanti sulle barche intercettate a sud di Lampedusa. Nel 2008 la loro è stata la prima nazionalità tra i migranti intercettati in mare. E probabilmente anche tra le almeno 642 vittime documentate nelle acque del Canale di Sicilia.06 January 2009
حصن أوروبا: 1.502 مهاجر و لاجئ لاقوا حتفهم عام 2008

شاهده صياد في ظهيرة يوم 26 ديسمبر الماضي. كانت الجثة تطوف بين صخور شاطئ مليلا, الارض الاسبانية في المغرب. إنها الضحية رقم 1.502 لعام 2008. أي أقل بـ 23% نسبة لعام 2007, حيث أن عدد الوفيات على حدود أوروبا كان قد بلغ 1.942 , أقل بقليل من نسبة الوفيات اللتي سُجلت سنة 2006 واللتي بلغت 2.088. تصعُب مقارنة المعلومات كونها تمثل فقط الأخبار اللتي تنقلها الصحافة. فلا أحد يستطيع معرفة عدد الغرقى " الأشباح” اللذين لم تراهم الصحافة خلافاً على الصيادين في قناة صقلية, اللذين ما زالوا يصطادون بقايا بشرية في شباكهم وخاصة بالقرب من الشواطئ الليبية.
حتى في فصل الشتاء, في شهر ديسمبر, وصل عدد الضحايا على طول الحدود الأوروبية الى 15. في بحر إيجا بين تركيا و اليونان بلغ عدد هم 12 و إثنين لاقوا حتفهم قرب جزر الكاناري في إسبانيا. في إيطاليا, دهست شاحنة ولد أفغاني كان قد اختبأ تحتا على متن عبارة يونانية كانت متوجهة الى مدينة البندقية.
حتى في فصل الشتاء, في شهر ديسمبر, وصل عدد الضحايا على طول الحدود الأوروبية الى 15. في بحر إيجا بين تركيا و اليونان بلغ عدد هم 12 و إثنين لاقوا حتفهم قرب جزر الكاناري في إسبانيا. في إيطاليا, دهست شاحنة ولد أفغاني كان قد اختبأ تحتا على متن عبارة يونانية كانت متوجهة الى مدينة البندقية.
02 January 2009
Frontière Sahara: les camps de détention dans le désert libyen
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Frontiera Sahara. I campi di detenzione nel deserto libico
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Il centro di detenzione di Sebha non è l’unico campo di detenzione al sud. Ce ne sono almeno altri cinque. Quelli di Shati, Qatrun, Ghat e Brak, nel sud ovest del paese, fanno capo a Sebha, nel senso che gli immigrati arrestati in queste località vengono poi smistati a Sebha dentro i container. L’altro campo si trova 800 km a sud est, a Kufrah, e lì vengono detenuti i rifugiati eritrei e etiopi in arrivo dal Sudan. È il carcere che gode della peggiore fama, tra gli stessi libici.
Non sono stato autorizzato a visitare il centro di Kufrah e non ho potuto verificare di persona. Tuttavia il fatto che le versioni dei tanti rifugiati con cui ho parlato coincidano nel disegnare un luogo di abusi, violenze e torture, mi fa pensare che sia tutto vero. Nel 2004 la Commissione europea riferiva che l’Italia stava finanziando il centro di detenzione di Kufrah. Nel 2007 il governo Prodi smentiva la notizia, dicendo che si trattava di un centro di assistenza sanitaria. Poco importa. Dal 2003, Italia e Unione Europea finanziano operazioni di contrasto dell’immigrazione in Libia. La domanda è la seguente: perché fingono tutti di non sapere?
[1] Testimonianza raccolta dalla scuola di italiano Asinitas, Roma, 2007
Per approfondimenti:
Guarda il documentario “Come un uomo sulla terra”
Leggi Reportage dalla Libia: siamo entrati a Misratah
Leggi La Libia cerca immigrati in Asia, mentre l’Oim pensa ai rimpatri
Scarica Fuga da Tripoli. Reportage sulla Libia, Fortress Europe, 2007
(Gabriele Del Grande, 7 gennaio 2009)
Fortezza Europa: 1.502 migranti e rifugiati morti nel 2008
ROMA – Ad avvistarlo è stato un pescatore, nel pomeriggio dello scorso 26 dicembre. Il cadavere galleggiava tra gli scogli di Melilla, l’enclave spagnola in Marocco. È la vittima numero 1.502 del 2008. Un dato che segna un meno 23% rispetto al 2007, quando le morti documentate alle frontiere Ue furono 1.942, poco meno delle 2.088 registrate nel 2006. Difficile comparare i dati, dato che si tratta delle sole notizie riportate dalla stampa. Nessuno infatti è in grado di conoscere il numero di naufragi “fantasma” sfuggiti alla cronaca ma non ai pescatori del Canale di Sicilia, che continuano a pescare resti umani nelle reti, specialmente in prossimità delle coste libiche.In linea con la crescita del numero degli arrivi, aumentano le vittime nel Canale di Sicilia. Le vittime documentate tra Libia, Tunisia, Malta e Sicilia sono passate dalle 302 nel 2006 alle 556 nel 2007 alle 642 nel 2008. Negli stessi anni, il numero di migranti intercettati nel Canale di Sicilia è passato da 19.000 a 20.450 per poi balzare a 36.900 nel 2008. Un aumento significativo, ma comunque di gran lunga inferiore al fabbisogno di manodopera straniera, dato che il governo Berlusconi ha da poco chiesto l’ingresso di 150.000 lavoratori immigrati per il 2008. Ancora maggiore – per quanto contenuto in termini assoluti - è stato invece l’aumento dei migranti intercettati in acque maltesi, passati dai 311 del 2006 ai 613 del 2007 e ai 1.266 nei primi nove mesi del 2008. Somalia e Nigeria sono le prime nazionalità di chi attraversa il Canale di Sicilia. E parallela alla rotta siciliana, continua a essere battuta la rotta che dalle coste algerine di Annaba porta in Sardegna. Circa 1.500 algerini erano stati intercettati nel 2007. Le vittime continuano a susseguirsi. Dopo i 65 morti del 2007, l’anno appena trascorso ha registrato la scomparsa di 60 persone, tra annegati e dispersi in mare.
Fortress Europe, vittime dell'immigrazione alle frontiere europee dal 2006 al 2008
| Isole Canarie | Stretto di Gibilterra | Canale di Sicilia | Sardegna | Mar Egeo | Altro | Totale | |
| 2008 | 136 | 216 | 642 | 60 | 181 | 267 | 1502 |
| 2007 | 745 | 142 | 556 | 65 | 257 | 177 | 1.942 |
| 2006 | 1035 | 215 | 302 | 0 | 73 | 463 | 2.088 |
| Totale | 1916 | 573 | 1500 | 125 | 511 | 907 | 5532 |
Nello stretto di Gibilterra invece l’andamento è opposto: gli sbarchi continuano a diminuire, e le vittime ad aumentare. Il numero di migranti intercettati al largo delle coste andaluse sono passati dai 5.579 nel 2006 ai 3.748 nel 2007 e ai 3.017 nel 2008. Negli stessi anni le vittime sono prima scese dalle 215 del 2006 alle 142 del 2007, per poi risalire alle 216 dell’anno appena passato. Ma non c’è solo il mare a uccidere i migranti. C’è il caldo del deserto del Sahara, gli spari della polizia in Egitto, le mine alla frontiera turco-greca, i camion dentro i quali ci si nasconde in Turchia, come in Grecia e in Francia. E allora ai 1.235 morti del Mediterraneo nel 2008 se ne aggiungono altri 267: 27 al largo dell’isola francese di Mayotte, nell’Oceano Indiano; 4 al porto di Calais, alla frontiera tra Francia e Inghilterra, 32 sotto gli spari della polizia, di cui 25 in Egitto, 4 sui campi minati di Evros, in Grecia, 8 nei porti italiani dell’Adriatico nascosti sotto i tir in arrivo dalla Grecia, altri 75 sotto i camion, 27 annegati nei fiumi di frontiera e addirittura 90 morti disidratati nel deserto del Sahara tentando di raggiungere la costa mediterranea per poi imbarcarsi.
Fortress Europe, migranti intercettati nel Canale di Sicilia e migranti respinti in Libia
*escluso imigranti intercettati a Malta, dato trascurabile
**dato non pervenuto
Oltre alla Sicilia gli sbarchi aumentano anche in Grecia, sulle rotte che dalla Turchia attraversano l’Egeo. Dai 4.000 arrivi registrati nel 2006 si è passati agli oltre 10.000 del 2007 e il dato è in aumento anche per il 2008. Diminuiscono invece le vittime. Dopo l’anno nero del 2007, quando al largo delle isole greche persero la vita almeno 257 persone, perlopiù rifugiati afgani e iraqeni, nel 2008 le vittime registrate sono 181. Continuano a diminuire invece gli arrivi in Spagna e alle isole Canarie, complici i pattugliamenti di Frontex e gli accordi di riammissione firmati dalla Spagna con i paesi di origine dei migranti. Il numero dei migranti intercettati al largo delle isole Canarie, nell’oceano Atlantico, è passato dai 32.000 del 2006 ai 12.624 del 2007 e ai 9.089 del 2008. Calano di pari passo le vittime. Passate dalle 1.035 del 2006 alle 745 del 2007 e alle 136 del 2008. Tuttavia rimane alta l’incertezza sul numero di naufragi fantasma, dato che i pattugliamenti europei hanno causato un allungamento delle rotte: ormai si parte da Gambia e Guinea, per viaggi di due settimane in mare. E di una imbarcazione che affonda in pieno oceano al largo delle coste africane non rimane nessuna traccia.| 2003 | 2004 | 2005 | 2006 | 2007 | 2008 | |
| Migranti intercettati nel Canale di Sicilia* | 14.000 | 13.000 | 17.500 | 19.000 | 20.455 | 36.900 |
| Migranti arrestati in Libia e rimpatriati | 43.000 | 54.000 | 47.991 | 53.842 | 30.490 | ** |
**dato non pervenuto
Fortress Europe, migranti intercettati nel Mediterraneo e nell'Atlantico dal 2006 al 2008
Anche in pieno inverno, a dicembre, le vittime lungo le frontiere europee sono state almeno 15, di cui 12 nel mar Egeo, tra Turchia e Grecia, 2 alle isole Canarie, in Spagna, e una in Italia.| Isole Canarie | Andalucia | Canale di Sicilia | Malta | Mar Egeo | totale | |
| 2008 | 9.089 | 3.017 | 36.900 | 2.700 | 15.315 | 67.021 |
| 2007 | 12.624 | 3.748 | 20.450 | 613 | 9.240 | 46.675 |
| 2006 | 32.000 | 5.579 | 19.000 | 311 | 4.000 | 60.890 |
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Grenze Sahara. Die Inhaftierungslager in der libyschen Wüste
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Das Haftlager von Sebha ist nicht das einzige Zentrum dieser Art im Süden. Es gibt mindestens fünf weitere davon. Jene von Shati, Qatrun, Ghat und Brak im Südwesten des Landes gehören zu Sebha, insofern die Einwanderer, die in diesen Ortschaften verhaftet werden, anschliessend in den Containern nach Sebha geschickt werden. Das andere Lager befindet sich 800 km in Richtung Südosten, in Kufrah. Hier werden die eritreischen und äthiopischen Flüchtlinge inhaftiert, die von Sudan her einreisen. Es ist das Gefängnis mit dem schlechtesten Ruf unter den Libyern selbst.
Ich habe keine Erlaubnis zur Besichtigung des Lagers von Kufrah erhalten und konnte mich nicht persönlich vergewissern. Doch die Tatsache, dass die Versionen der vielen Flüchtlinge, mit denen ich gesprochen habe, alle in der Beschreibung eines Orts des Missbrauchs, der Gewalt und Folterungen übereinstimmen, lässt mich glauben, dass alles wahr ist. 2004 hat die Europäische Kommission berichtet, dass Italien das Inhaftierungslager von Kufrah finanziere. 2007 dementierte die Regierung Prodi die Nachricht und erklärte, es handle sich um ein Zentrum für medizinische Betreuung. Es ist unwichtig. Seit 2003 finanzieren Italien und die Europäische Union Operationen zur Bekämpfung der Immigration in Libyen. Die Frage lautet: warum geben alle vor, nichts zu wissen?
Für Vertiefungen:
Dokumentarfilm “Come un uomo sulla terra”
Lies den Bericht Libyen – Wir waren in Misratah. Die Wahrheit über die 600 eritreischen Häftlinge
Zum Herunterladen: Escape from Tripoli. Libya report, Fortress Europe, 2007
(Gabriele Del Grande, 7 gennaio 2009)
(Translated by Karin Leiter)
(Translated by Karin Leiter)
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