Il blog di Gabriele Del Grande. Sei anni di viaggi nel Mediterraneo lungo i confini dell'Europa. Alla ricerca delle storie che fanno la storia. La storia che studieranno i nostri figli, quando nei testi di scuola si leggerà che negli anni duemila morirono a migliaia nei mari d'Italia e a migliaia vennero arrestati e deportati dalle nostre città. Mentre tutti fingevano di non vedere.
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10 February 2010
I disperati del Sahara. La video inchiesta delle Iene
ROMA - Pablo Trincia mi aveva contattato prima di andare in Niger, ma solo dopo che mia sorella, il tassista e il barista mi hanno parlato del video, mi sono reso conto della sua reale portata. Perché è un video che parla a tutta una fetta di italiani che non leggeranno mai Fortress Europe, ma che guardano le Iene, e che grazie a questo servizio si sono fatti un'idea di quello che passano gli emigrati africani prima di attraversare il Mediterraneo. Il video è andato in onda il 27 gennaio 2010. Ve lo proponiamo in tre parti.
19 July 2009
A sud di Lampedusa
Proponiamo una selezione di circa 8 minuti del documentario, che dura 31 minuti, ed è stato prodotto e distribuito da Cespi e Sid (tel. +39 06 4872172). Per contattare il regista http://andreasegre.blogspot.com/
Speciale Niger. Arlit, città dell'uranio e dell'emigrazione
[TERZA PUNTATA]
ARLIT, 7 luglio 2009 - Arrivo ad Arlit alle due di pomeriggio. Il caldo è insopportabile, nonostante i tre metri di turbante a proteggere la testa dai raggi cocenti del sole. Arlit è sorta nel 1971 dopo la scoperta dell’uranio da parte delle francesi Sominair e Cominak. Le miniere sono alle porte della città e impiegano 2.000 dei suoi 100.000 abitanti. La sera stessa trovo un passaggio per la Libia. L’intermediario è un algerino. Si fa chiamare Zidane, ha 34 anni. Lo incontro al bar “Le Coin”. Ci scoliamo un paio di birre gelide. In tre giorni può farmi arrivare fino a Ubari. L’autista è fidato. Un tuareg di Arlit sposato con una libica, che vive a Ubari. Lo incontro la mattina dopo. Si chiama Brahim. Mi guarda con sospetto, vuole sapere con insistenza la mia nazionalità. Dico che non è importante. Ma alla fine gli affari sono affari. Vuole 150.000 franchi (228 euro). Si parte nel giro di una settimana. Deve riempire i 40 posti del pick-up. Mi prendo 24 ore per decidere.Speciale Niger. Agadez crocevia dei traffici verso il Sahara
[SECONDA PUNTATA]
AGADEZ, 6 luglio 2009 - Arrivo ad Agadez con un convoglio scortato dai mezzi blindati dell’esercito. È notte. Siamo una cinquantina di veicoli, tra camion, autobus e fuoristrada. La ribellione dei tuareg non è ancora domata. E nel caos che si è generato, hanno preso piede gruppi di banditi che assalgono e derubano chi attraversa le strade del nord del paese. Quando scendo dall’autobus, all’autostazione della Rimbo Transports, vengo subito fermato da un intermediario. Un certo Musa. Gli parlo in arabo senza svelare la mia nazionalità. E dico che cerco un passaggio per la Libia, prima possibile. Il suo arabo è più elementare del mio, e se la beve. Dopo venti minuti a piedi nelle strade buie e polverose di Agadez, facciamo ingresso nell’autostazione. Abderrahman è il titolare dell’agenzia Akakus. Sulla porta è appeso un poster di Gheddafi. Su una lavagnetta sul muro, sono scritti a gesso i prezzi dei trasporti: Dirkou 25.000 franchi (38 euro), Djanet 110.000 (167 euro) Ghat 140.000 (212 euro) Gatrun 150.000 (228 euro) Tamanrasset 110.000 (167 euro). Mi presento. Un ragazzo nigeriano ci interrompe, ma è urgente. Ha il numero di cellulare della sorella in Spagna, che può mandare i soldi del biglietto con Western Union. Ma non sa il prefisso. Glielo dico io. Non prende. Pazienza.Speciale Niger. Sulle rotte degli exodants a Tchin Tabaraden.
TCHIN TABARADEN, 3 luglio 2009 – “L’emigrazione qui fa parte della vita di tutti”. Fati Ajina parla con sarcasmo della situazione del Niger. “In posti dove un uomo passa una settimana senza 5 franchi in tasca, magari avendo dei bambini a casa da sfamare, partire è l’unica alternativa”. Sulla poltrona di fronte, sotto gli occhiali da sole, Alex annuisce con la testa sorseggiando l’ennesimo tè alla menta: “Ci sono villaggi dove per sposare una donna basta portare in dote un asino, per andare a prendere l’acqua ai pozzi”. Siamo a Tahoua. Lungo l’unica strada asfaltata che porta verso il nord del paese. Le pareti d’argilla della casa sono decorate con tende e tappeti. Oltre ad essere giornalista, Fati è la vice-sindaco di Tchin Tabaraden. Fondamentale punto di partenza degli “exodants” nigerini, fin dagli anni Ottanta, prima verso l’Algeria e oggi anche verso la Libia. Sconosciuta in Europa, da qualche anno il suo nome suona familiare nei villaggi del Ghana come nelle periferie di Benin City. Sempre più “costieri” passano da qui sognando l’Europa. Il fratello più piccolo di Fati vive a Tchin Tabaraden e è disposto a farmi incontrare gli autisti. Parto l’indomani mattina, a bordo di un vecchio fuoristrada pick-up con le balestre tenute insieme da vecchie corde ingiallite.02 January 2009
Frontiera Sahara. I campi di detenzione nel deserto libico
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