PESCIA, 31 gennaio 2009 - Martedì 3 febbraio in Senato si aprirà la discussione sul Trattato Italia-Libia, la cui ratifica darà il via libera ai pattugliamenti congiunti e ai respingimenti nelle carceri libiche di migranti e rifugiati intercettati nel Canale di Sicilia. Fate sentire la vostra voce. Insieme agli autori di "Come un uomo sulla terra", abbiamo lanciato un appello ai senatori. Lo hanno già firmato Dario Fo, Marco Paolini, Ascanio Celestini, Franca Rame, Marco Baliani, Gad Lerner, Emanuele Crialese, Erri De Luca, Felice Laudadio, Fausto Paravidino, Francesco Munzi, Goffredo Fofi, Francesca Comencini, Giuseppe Cederna, Luca Bigazzi, Maddalena Bolognini, Giorgio Gosetti, Gianfranco Pannone, Giovanni Piperno, Giovanna Taviani, Alessandro Rizzo, Andrea Segre, Dagmawi Yimer, Riccardo Biadene, Stefano Liberti, Marco Carsetti, Alessandro Triulzi, Gabriele Del Grande, Igiaba Sciego. E poi ci sono gli oltre 2.500 firmatari della petizione on line da Italia, Francia, Germania, Spagna, Inghilterra, Tunisia, Marocco, Senegal, Mali e altri paesi.
Il blog di Gabriele Del Grande. Sei anni di viaggi nel Mediterraneo lungo i confini dell'Europa. Alla ricerca delle storie che fanno la storia. La storia che studieranno i nostri figli, quando nei testi di scuola si leggerà che negli anni duemila morirono a migliaia nei mari d'Italia e a migliaia vennero arrestati e deportati dalle nostre città. Mentre tutti fingevano di non vedere.
31 January 2009
30 January 2009
Come un uomo sulla terra: in streaming l'intero documentario
PESCIA, 30 gennaio 2009 - Dopo l'approvazione alla Camera, il tre febbraio si vota al Senato la ratifica del trattato di amicizia tra Italia e Libia, che darà il via libera ai pattugliamenti congiunti e al respingimento in Libia di migranti e rifugiati intercettati a sud di Lampedusa. In Parlamento non esistono voci critiche. Anche perché fu lo stesso Pd, durante il governo Prodi, a firmare l'accordo di pattugliamento congiunto. Noi continuiamo la nostra campagna di informazione. Insieme agli autori del documentario "Come un uomo sulla terra". Che hanno deciso di mostrare on line l'intero documentario -eccezionalmente - in occasione della discussione al Senato. Lo potete scaricare in streaming il 2 febbraio alle ore 21.00, oppure il 3 febbraio alle ore 9.30, alle 14.30 e alle 21.00, dal sito http://comeunuomosullaterra.blogspot.com/27 January 2009
All'alba sulle vie di Rosarno, con gli immigrati in attesa dei caporali
ROSARNO - Quando esco dall'hotel Vittoria, sono le 5 e 42. La reception è vuota. Meglio così, non dovrò dare spiegazioni su questa passeggiata notturna. Fuori è ancora buio. La statale 18 è illuminata dai lampioni. Dopo un quarto d'ora a piedi raggiungo la Rognetta, la vecchia fabbrica occupata dai braccianti immigrati. La strada è deserta. Non ci sono marciapiedi. Si cammina tra le macchine parcheggiate e le serrande dei negozi chiusi, sfiorati dai camion in corsa. Un gruppetto di ragazzi allungare il passo sulla strada. Decido di seguirli. All'incrocio, davanti al supermercato, svoltano a destra, in una strada buia. Non ci sono lampioni. E' buio pesto. Decido lo stesso di inoltrarmi, oltre quella cortina nera, dopo un attimo di esitazione.Emergenza alla cartiera: 400 braccianti immigrati vivono in un capannone abbandonato
Don Pino Varra, il parroco rosarnese che a Natale mise un Gesù nero nel presepe
La storia di Pino: l'unico rosarnese al corteo degli africani
ROSARNO – La mattina del dicembre 2008, Rosarno fu svegliata dal chiasso degli immigrati. Erano in centinaia sulla via nazionale, come ogni mattina d'inverno. Ma non per cercare lavoro, bensì per protestare. La sera prima infatti due ragazzi ivoriani di 20 e 21 anni erano stati feriti a colpi di pistola da due giovani rosarnesi, mentre rientravano alle baracche della Cartiera dal lavoro negli aranceti. Marciavano diretti alla piazza del municipio con un cartello “Africani no criminali” e rovesciando i cassonetti. In mezzo a loro c'era un unico rosarnese. Pino. Un signore sulla cinquantina. Stava accompagnando la nipote a scuola. Chiese cosa fosse successo, non sapeva nulla della sparatoria. E allora decise di accompagnarli fino al municipio, “per capire cosa stava succedendo” e per calmare gli animi dei pochi che cercavano di divergere i cartelli della segnaletica stradale. In paese c'era una psicosi generale. Non si era mai visto nulla di simile. La gente guardava dalle finestre. Pino ricorda l'odore. L'odore forte. L'odore della miseria.
Cento immigrati vivono nelle baracche della vecchia fabbrica alla Rognetta
Rosarno ha una storia: le lotte del bracciantato nel dopoguerra
ROSARNO - Rosarno ha una storia. Ed è una storia di lotte contadine. Che con le occupazioni delle terre del demanio fecero di questo poverissimo borgo una ridente cittadina nell'immediato dopoguerra. Quella storia è disegnata su un affresco sul muro della posta centrale, in piazza Valarioti. Un uomo e una donna con un neonato in braccio, seguiti da un gruppo di contadini, marciano a testa alta in mezzo a oliveti e aranceti. Due generazioni dopo, a sfruttare il lavoro nero dei braccianti stranieri, sono i figli di quegli stessi contadini. La maggior parte dei terreni infatti è di piccoli proprietari, spesso eredi dei braccianti a cui vennero redistribuite le terre nel dopoguerra.Arance amare: reportage da Rosarno, tra i braccianti immigrati
Maroni a Tunisi, ecco la faccia nascosta del regime di Ben Ali
ROMA – Sindacalisti arrestati e torturati. Manifestanti uccisi dalla polizia. Giornalisti in carcere. E una potente macchina di censura per evitare il dilagare della protesta. È la faccia nascosta della Tunisia dove oggi Maroni è volato per strappare al ministro dell'interno Rafik Belhaj Kacem una maggiore collaborazione per l'identificazione e il rimpatrio delle centinaia di cittadini tunisini trattenuti nel centro di prima accoglienza di Lampedusa. Molti di loro vengono dalla regione di Gafsa. Una delle piu' povere della Tunisia. Proprio qui, tra gennaio e luglio del 2008, sono esplosi moti di protesta per la rivendicazione del diritto al lavoro e alla redistribuzione della ricchezza prodotta dai bacini minerari di Redeyef, dove si trovano alcune tra le piu' grandi miniere di fosfato al mondo. Si tratta di uno dei movimenti sociali piu' maturi e duraturi del ventennio di Ben Ali, represso manu militari. Tra il maggio e il giugno del 2008 centinaia di militanti sono stati arrestati. Il 6 giugno 2008 la polizia ha aperto il fuoco su una manifestazione, uccidendo due ragazzi e ferendone altri 27. Un mese dopo una giornalista tunisina, Zakiyah Dhifaoui è finita in carcere per essersi recata a Redeyef e aver tentato di scrivere un articolo per il giornale Muatinun.
10 January 2009
Tradotto in spagnolo "Mamadou va a morire"
«Gabriele del Grande tiene el mínimo de decencia humana para localizar una noticia y el coraje profesional, cada vez más raro, para contarla. A lo que antes se llamaba sencillamente “periodismo” hoy lo llamamos “periodismo comprometido”. Comprometido con su trabajo, comprometido con la decencia humana, del Grande sabe que el lugar de los acontecimientos no es una patera aislada cerca de Malta, sino todo el mar Mediterráneo y parte del Atlántico y África entera y todo el tercer Mundo y la Europa candada y arrogante y el capitalismo globalizador que determina una severa cartografía del sufrimiento humano. Y sabe que el verdadero acontecimiento no es la muerte de 15 eritreos y el encarcelamiento de 12 en los lager de Malta, sino la masacre de al menos 1581 seres humanos solo en el año 2007 y la reclusión, tortura y abandono de cientos de miles de ellos en campos de concentración y desiertos en Europa y en el norte de África: eso, pues, que sin ninguna exageración el teólogo Franz Hinkelammert ha definido como un “genocidio estructural”».
De la Presentación de Santiago Alba
Mamadú va a morir: el exterminio de inmigrantes en el Mediterráneo
09 January 2009
Ucraina: la frontiera dell'est. On line il nuovo rapporto Ecre
ROMA, 9 gennaio 2009 – Non c’è soltanto la frontiera Mediterraneo. La fortezza Europa guarda sempre più a est. Il 21 dicembre 2007 il muro di Schengen si è spostato ad oriente, inglobando Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Repubblica ceca, Slovacchia, Slovenia e Ungheria. Ovvero la cintura che separa l’Unione europea da Russia, Bielorussa, Ucraina e Moldavia, paesi da dove transitano sempre più migranti e rifugiati, provenienti dalle ex Repubbliche Sovietiche, dall’Asia e dal Medio Oriente. Recentemente lo European Council on Refugees and Exiles ha pubblicato un rapporto aggiornato ai dati del 2007 proprio su questi quattro Paesi. Paesi a cui guardare con attenzione, perchè a est come a sud le politiche sono quelle dei muri e dell’esternalizzazione.Egitto: continuano le deportazioni dei rifugiati eritrei
CAIRO, 9 gennaio 2009 – L’Egitto continua le deportazioni dei richiedenti asilo eritrei. L’ultimo volo per Asmara è partito mercoledì scorso con 32 profughi a bordo. Altri 25 erano stati rimpatriati lo scorso 19 dicembre 2007. Inascoltate le critiche dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Acnur). Si tratta in maggior parte di disertori dell’esercito eritreo e di membri della Chiesa Pentecostale perseguitati. In caso di rimpatrio è alto il rischio di tortura, come ben documentato dal video “Eritrea – Voices of Torture”. L’Egitto è da un paio d’anni un importante punto di transito della diaspora eritrea verso Israele. Nel 2008 circa 1.200 potenziali rifugiati politici eritrei sono stati rimpatriati dal Cairo. Ed erano eritrei buona parte dei 28 africani abbattuti sotto il fuoco della polizia di frontiera egiziana, lungo la frontiera del Sinai con Israele.Per saperne di più vi invitiamo a scaricare il rapporto sul Sinai di Human Rights Watch
Melilla: migrante ucciso dalla polizia marocchina. Amnesty chiede indagine
ROMA, 9 gennaio 2009 – Una settimana dopo l’uccisione di un migrante da parte delle forze ausiliarie dell’esercito marocchino, che presidiano la frontiera dell’enclave spagnola di Melilla, Amnesty International ha ufficialmente chiesto a Rabat di aprire un’indagine per fare luce su quanto accaduto. La notte di capodanno, un gruppo di una cinquantina di migranti sub-sahariani ha tentato di saltare la doppia recinzione alta sei metri che corre lungo il confine di Melilla. Per fermarli, le forze militari marocchine hanno sparato una serie di colpi. Uno dei migranti è stato ferito gravemente ed è morto poco dopo all’ospedale El Hassani, a Nador. Si tratta di un giovane camerunese di 29 anni, noto come Alino. Altri 14 uomini sono stati arrestati e deportati arbitrariamente alla frontiera algerina, in prossimità di Oujda.Aden: 949 morti nel 2008 sulla rotta yemenita della diaspora somala
ROMA, 9 gennaio 2009 – Sono oltre 50.000 i profughi somali sbarcati nel corso del 2008 sulle coste yemenite. Un dato in aumento del 70% rispetto al 2007, segno del deterioramento della situazione in Somalia. La guerra civile non accenna a trovare una soluzione, e ogni anno decine di migliaia di persone abbandonano il paese, dirette nei paesi confinanti o al di là del golfo di Aden. Ne parliamo perchè di somali quest’anno se ne sono visti davvero tanti sulle barche intercettate a sud di Lampedusa. Nel 2008 la loro è stata la prima nazionalità tra i migranti intercettati in mare. E probabilmente anche tra le almeno 642 vittime documentate nelle acque del Canale di Sicilia.06 January 2009
حصن أوروبا: 1.502 مهاجر و لاجئ لاقوا حتفهم عام 2008

شاهده صياد في ظهيرة يوم 26 ديسمبر الماضي. كانت الجثة تطوف بين صخور شاطئ مليلا, الارض الاسبانية في المغرب. إنها الضحية رقم 1.502 لعام 2008. أي أقل بـ 23% نسبة لعام 2007, حيث أن عدد الوفيات على حدود أوروبا كان قد بلغ 1.942 , أقل بقليل من نسبة الوفيات اللتي سُجلت سنة 2006 واللتي بلغت 2.088. تصعُب مقارنة المعلومات كونها تمثل فقط الأخبار اللتي تنقلها الصحافة. فلا أحد يستطيع معرفة عدد الغرقى " الأشباح” اللذين لم تراهم الصحافة خلافاً على الصيادين في قناة صقلية, اللذين ما زالوا يصطادون بقايا بشرية في شباكهم وخاصة بالقرب من الشواطئ الليبية.
حتى في فصل الشتاء, في شهر ديسمبر, وصل عدد الضحايا على طول الحدود الأوروبية الى 15. في بحر إيجا بين تركيا و اليونان بلغ عدد هم 12 و إثنين لاقوا حتفهم قرب جزر الكاناري في إسبانيا. في إيطاليا, دهست شاحنة ولد أفغاني كان قد اختبأ تحتا على متن عبارة يونانية كانت متوجهة الى مدينة البندقية.
حتى في فصل الشتاء, في شهر ديسمبر, وصل عدد الضحايا على طول الحدود الأوروبية الى 15. في بحر إيجا بين تركيا و اليونان بلغ عدد هم 12 و إثنين لاقوا حتفهم قرب جزر الكاناري في إسبانيا. في إيطاليا, دهست شاحنة ولد أفغاني كان قد اختبأ تحتا على متن عبارة يونانية كانت متوجهة الى مدينة البندقية.
02 January 2009
Frontière Sahara: les camps de détention dans le désert libyen
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Frontiera Sahara. I campi di detenzione nel deserto libico
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Fortezza Europa: 1.502 migranti e rifugiati morti nel 2008
ROMA – Ad avvistarlo è stato un pescatore, nel pomeriggio dello scorso 26 dicembre. Il cadavere galleggiava tra gli scogli di Melilla, l’enclave spagnola in Marocco. È la vittima numero 1.502 del 2008. Un dato che segna un meno 23% rispetto al 2007, quando le morti documentate alle frontiere Ue furono 1.942, poco meno delle 2.088 registrate nel 2006. Difficile comparare i dati, dato che si tratta delle sole notizie riportate dalla stampa. Nessuno infatti è in grado di conoscere il numero di naufragi “fantasma” sfuggiti alla cronaca ma non ai pescatori del Canale di Sicilia, che continuano a pescare resti umani nelle reti, specialmente in prossimità delle coste libiche.Grenze Sahara. Die Inhaftierungslager in der libyschen Wüste
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01 January 2009
Border Sahara: the detention centres in the Libyan desert
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