Il blog di Gabriele Del Grande. Sei anni di viaggi nel Mediterraneo lungo i confini dell'Europa. Alla ricerca delle storie che fanno la storia. La storia che studieranno i nostri figli, quando nei testi di scuola si leggerà che negli anni duemila morirono a migliaia nei mari d'Italia e a migliaia vennero arrestati e deportati dalle nostre città. Mentre tutti fingevano di non vedere.
22 February 2009
Donne invisibili: rapporto sull'emigrazione femminile in Marocco
19 February 2009
Brucia Lampedusa. Rivolte anche a Malta. No ai rimpatri
CAIRO, 19 febbraio 2009 - Iniziano i trasferimenti dal Cie di Lampedusa. Ieri la rivolta degli 800 cittadini tunisini detenuti da dicembre nel Centro di identificazione e espulsione dell'isola, che hanno dato alle fiamme la struttura per protestare contro l'imminente deportazione di 107 persone. Nella notte, 180 persone sono state trasferite nei Cie di Cagliari e Torino. E un terzo aereo è volato a Crotone, in Calabria. Sono una cinquantina le persone rimaste ferite nell'incendio, alcuni intossicati e altri contusi.16 February 2009
Libia:liberato l'avvocato Jumaa Attiga
10 February 2009
Libia: arrestato l'avvocato Attiga. Lo avevamo intervistato
TRIPOLI, 10 febbraio 2009 – Hanno arrestato Jumaa Attiga. L’avvocato libico che avevamo intervistato durante il mio viaggio in Libia nel novembre scorso e di cui avevo pubblicato alcune dichiarazioni nell’ultimo reportage sulla Libia. Fortress Europe esprime profonda preoccupazioni per le sorti di una delle personalità più attive della società civile libica, da anni impegnato in una campagna contro la tortura nelle carceri di Gheddafi e per la promozione dei diritti umani. Chiediamo a Amnesty International di seguire il caso.Dall'Unione europea 20 milioni alla Libia contro l'immigrazione
09 February 2009
Capitan vergogna: uccise migrante in mare, chiesto l'ergastolo

MODICA, 9 febbraio 2009 - Quando Mohamed Ahmed Abdissalam telefonò al fratello, a Tripoli, gli rispose il coinquilino Garane Alì. “Sanwà è partito la settimana scorsa”, gli disse. Mohamed rimase in silenzio. Dagli Stati Uniti, dove viveva, chiamava ogni due settimane Sanwà. Lo avevano aiutato con i soldi a partire da Gaalkacyo, in Somalia, e a attraversare il deserto per arrivare in Libia. Se era a Lampedusa perchè non lo aveva ancora avvisato? “È morto”, aggiunse dopo un attimo di silenzio Garane. Lo aveva saputo da una donna somala che aveva chiamato in Libia qualche giorno prima, dall’Italia. Mohamed non chiese altro. Riagganciò e corse a comprare un biglietto per Roma, sicuro che avrebbe ritrovato il fratello.
07 February 2009
Lampedusa: tentano il suicido per evitare il rimpatrio
MODICA, 7 febbraio 2009 - Hanno ingoiato lamette da barba e bulloni di ferro. Un gesto estremo di protesta. L'ultimo e forse l'unico rimedio per evitare la deportazione. E' successo la notte scorsa a Lampedusa. I protagonisti sono una decina di tunisini. Uno è stato ricoverato d'urgenza all'ospedale di Palermo, per le profonde ferite alla trachea. Il centro di prima accoglienza e soccorso dell'isola è stato trasformato con un decreto in centro di identificazione e espulsione. Vi sono detenuti oltre mille tunisini. Molti da prima di Natale. In condizioni igieniche pessime. Da dicembre, 343 minori non accompagnati e 377 richiedenti asilo sono stati trasferiti in altre strutture in Italia. Per tutti gli altri Maroni ha promesso il rimpatrio. Un gruppo di 150 tra egiziani e nigeriani sono stati rimpatriati direttamente dall'isola. E la settimana scorsa 120 persone sono state trasferite al centro di identificazione e espulsione di Roma, per uno scalo tecnico prima del rimpatrio in Tunisia, come concordato dal ministro Maroni con il suo omologo tunisino Kacem. Ad accoglierli ci sarà il regime di Ben Ali, un regime che - tanto per capire con chi l'Italia collabora - lo scorso 4 febbraio 2009 ha confermato in appello le condanne a dieci anni di carcere ai sindacalisti che nel 2008 promossero il movimento sociale di Redeyef, nei bacini minerari di fosfato, e ai giornalisti tunisini che raccontarono quelle proteste che, lo ricordiamo, causarono la morte di 2 persone sotto il fuoco della polizia.02 February 2009
Guantanamo Libya. The new Italian border police
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Guantanamo Libia. Il nuovo gendarme delle frontiere italiane
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TRIPOLI – La porta di ferro è chiusa a doppia mandata. Dalla piccola feritoia si affacciano i volti di due ragazzi africani e un di egiziano. L’odore acre che esce dalla cella mi brucia le narici. Chiedo ai tre di spostarsi. La vista si apre su due stanze di tre metri per quattro. Incrocio gli sguardi di una trentina di persone. Ammassati uno sull’altro. A terra vedo degli stuoini e qualche lercio materassino in gommapiuma. Sui muri qualcuno ha scritto Guantanamo. Ma non siamo nella base americana. Siamo a Zlitan, in Libia. E i detenuti non sono presunti terroristi, ma immigrati arrestati a sud di Lampedusa e lasciati marcire in carceri fatiscenti finanziate in parte dall’Italia e dall’Unione europea.
ΤΟ ΣΥΝΟΡΟ ΣΑΧΑΡΑ: ΣΤΡΑΤΟΠΕΔΑ ΚΡΑΤΗΣΗΣ ΣΤΗ ΛΙΒΥΚΗ ΕΡΗΜΟ
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January 2009
To Γκουαντάναμο της Λιβύης. Η νέα ιταλική αστυνομία συνόρων
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ΤΡΙΠΟΛΗ - Η σιδερένια πόρτα έχει κλείσει. Από το μικρό ματάκι της πόρτας βλέπω τα πρόσωπα δύο αφρικανών κι ενός αιγύπτιου. Η μπόχα από τα κελιά δεν αντέχεται. Τους ζητώ να φύγουν για λίγο από μπροστά από την πόρτα, για να δω ολόκληρο το δωμάτιο. Τρία επί οκτώ. Τριάντα άτομα είναι μέσα, στοιβαγμένοι ο ένας πάνω στον άλλον. Δεν υπάρχουν κρεβάτια, οι άνθρωποι κοιμούνται στο πάτωμα σε κάτι στρώματα βρωμερά. Πίσω, στους τοίχους, κάποιος έχει γράψει τη λέξη Γκουαντάναμο. Δεν βρισκόμαστε όμως στην αμερικανική βάση. Είμαστε στην Ζλιτάν, στη Λιβύη. Και οι κρατούμενοι εκεί δεν είναι ύποπτοι τρομοκράτες, είναι μετανάστες που συνελήφθησαν νότια της Λαμπεντούσα.
Guantanamo Libyen. Der neue Gendarm der italienischen Grenzen
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TRIPOLIS – Das Eisentor ist doppelt verriegelt. Aus der kleinen Luke blicken die Gesichter zweier junger afrikanischer Männer und eines Ägypters. Der herbe Geruch, der aus der Zelle schlägt, brennt in meinen Nasenhöhlen. Ich bitte die drei, zur Seite zu gehen. Der Blick öffnet sich auf zwei Räume von drei mal vier Metern. Ich begegne den Blicken von etwa dreißig Personen. Übereinander gepfercht. Am Boden sehe ich ein paar Matten und einzelne schäbige Schaumgummimatratzen. Auf die Mauern hat jemand Guantanamo geschrieben. Aber wir sind nicht in der amerikanischen Basis. Wir sind in Zlitan, in Libyen. Und die Häftlinge sind keine mutmaßlichen Terroristen, sondern Migranten, die südlich von Lampedusa verhaftet wurden und die man in teils von Italien und der Europäischen Union finanzierten, baufälligen Haftanstalten verkommen lässt. Die Häftlinge drängen sich gegen die Zellentür. Sie erhalten seit Monaten keine Besuche. Einige erheben die Stimme: “Helft uns!” Ein Junge streckt die Hand über die erste Reihe hinaus und reicht mir ein Stückchen Karton. Eine Telefonnummer steht darauf, mit Kugelschreiber geschrieben. Die Vorwahl ist die von Gambia. Ich stecke es ein bevor die Polizei etwas davon merkt. Der Junge heißt Outhman. Er bittet mich, seiner Mutter zu sagen dass er noch lebe. Er ist seit fünf Monaten im Gefängnis. Fabrice hingegen verlässt diese Zelle seit neun Monaten nicht. Beide wurden während der Razzien in den Einwanderervierteln von Tripolis verhaftet.
Guantanamo Libye: le nouveau gendarme des frontières italiennes
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TRIPOLI - La porte en fer est fermée à double tour. De la petite lucarne se montrent les visages de deux jeunes africains et d’un Egyptien. L'odeur âcre qui vient de la cellule me brûle les narines. Je demande aux trois de se déplacer. La vue s'ouvre sur deux chambres à coucher, de trois mètres sur quatre. Je croise les regards d’une trentaine de personnes. Empilés les uns sur les autres. A terre je vois des nattes et quelques matelas de mousse crasseux. Sur les murs, quelqu'un a écrit Guantanamo. Mais nous ne sommes pas à la base américaine. Nous sommes à Zlitan, en Libye. Et les détenus ne sont pas des terroristes présumés, mais des immigrants arrêtés au sud de Lampedusa et laissés moisir dans des prisons délabrées en partie financées par l'Italie et l'Union européenne.
01 February 2009
غوانتانموا ليبيا: الجندرمة الجدد للحدود الإيطالية
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