Canarias 7, Europa Press SANTA CRUZ DE TENERIFE , 2010-03-31
El número de inmigrantes llegados a Canarias en 2010 ha caído un 99,6 por ciento con respecto a los primeros meses de 2009, según los datos facilitados a Europa Press por la Delegación del Gobierno en las Islas.
Hasta el momento sólo ha llegado una patera al archipiélago y lo hizo por sus propios medios el 17 de febrero a la Playa de Cochino, en el término municipal de San Bartolomé de Tirajana, al sur de Gran Canaria. En ella viajaban 4 personas de origen subsahariano -3 adultos y un menor-.
Si esta cifra la comparamos con los dos primeros meses de 2009, cuando llegaron a Canarias 1.048 inmigrantes -adultos y menores- en patera o cayuco, la reducción alcanza el 99,6 por ciento. En el mes de marzo arribaron a las Islas otros 392 inmigrantes más. Si sumásemos esta cifra, a falta de un día para concluir el mes, la reducción sumaría una décima y se alcanzaría en el 99,7 por ciento.
A lo largo de 2009 llegaron a Canarias un total de 2.242 inmigrantes en 42 embarcaciones. De ellos, 201 eran menores.
Il blog di Gabriele Del Grande. Quattro anni di viaggi nel Mediterraneo lungo i confini dell'Europa. Alla ricerca delle storie che fanno la storia. La storia che studieranno i nostri figli, quando nei testi di scuola si leggerà che negli anni duemila morirono a migliaia nei mari d'Italia e a migliaia vennero arrestati e deportati dalle nostre città. Mentre tutti fingevano di non vedere.
31 March 2010
Report della prima udienza del processo ai ribelli di Ponte Galeria
tratto da Roma Indymedia
Si è conclusa nel primo pomeriggio di oggi, 31 marzo 2010, l'udienza che vedeva coinvolti i 18 rivoltosi del Cie di Ponte Galeria a Roma. I ribelli erano accusati di lesioni e violenza a pubblico ufficiale, danneggiamento aggravato, incendio doloso e tentata evasione, per la rivolta scoppiata nella notte tra lunedì 29 e martedì 30 marzo, in seguito ad un pestaggo da parte della polizia all'interno del Cie.
Si è conclusa nel primo pomeriggio di oggi, 31 marzo 2010, l'udienza che vedeva coinvolti i 18 rivoltosi del Cie di Ponte Galeria a Roma. I ribelli erano accusati di lesioni e violenza a pubblico ufficiale, danneggiamento aggravato, incendio doloso e tentata evasione, per la rivolta scoppiata nella notte tra lunedì 29 e martedì 30 marzo, in seguito ad un pestaggo da parte della polizia all'interno del Cie.
30 March 2010
Espulsi con i figli in Italia: due storie dal Cie di Milano
MILANO – Espulsi anche con i figli in Italia. Redattore Sociale ha raccolto la storia di due emigrati detenuti nel centro di identificazione e espulsione di via Corelli, a Milano. K. è in Italia dal 2000, A. dal 2001. Entrambi in Italia hanno una bambina. Ed entrambi saranno espulsi, perché – come ribadito dalla sentenza dell'11 marzo scorso della Corte di Cassazione, la tutela delle frontiere prevale sulle esigenze di tutela dei minori.Joy, la ragazza che ha denunciato un ispettore del Cie di Milano
ROMA – Ridotta in schiavitù dalle mafie nigeriane a capo dello sfruttamento della prostituzione, ha denunciato un ispettore di polizia nel centro di identificazione e espulsione di Milano per averla molestata sessualmente. È la storia di Joy, una ragazza nigeriana di 28 anni, intorno alla quale da mesi si è organizzata una mobilitazione di solidarietà. Dal 20 agosto 2009, quando al processo per direttissima a Milano per la rivolta del 13 agosto al centro espulsioni (Cie) di via Corelli, Joy inveì da dietro le sbarre della gabbia dell'aula, contro uno dei testimoni invitati a parlare. «Assassino, sei un torturatore! Mi ha cercato di violentare!». Le parole erano rivolte all'ispettore capo del Cie di Milano, Vittorio Addesso. Per quelle parole Joy venne denunciata per calunnia e poi sbattuta in carcere insieme agli altri 12 imputati per danneggiamenti e resistenza a pubblico ufficiale. Ma dal carcere, seguita da due avvocati, Joy ha trovato il coraggio di formalizzare una denuncia per tentato stupro. “Si è sdraiato sopra di me – ha raccontato Joy ai microfoni di Articolo 21 -, ha cominciato a toccarmi le tette. Io mi sono messa a gridare. ‘Sto solo scherzando’, mi ha detto”.Rivolta a Ponte Galeria, i detenuti: “tutto è partito da un pestaggio”
Un bateau de migrants chavire au large de l'Egypte
LEMONDE.FR avec AFP | 30.03.10 | 13h50
Un bateau transportant plusieurs dizaines de migrants à destination de l'Italie a fait naufrage, mardi, au large des côtes égyptiennes, où les services de secours ont repêché deux corps, a annoncé un responsable des services de sécurité égyptiens.
Le bateau, qui, selon des survivants, transportait une quarantaine de personnes, a chaviré à environ trois kilomètres des côtes égyptiennes, au large de la province de Kafr el-Cheikh, a indiqué le responsable sous le couvert de l'anonymat.
Vingt-cinq passagers ont été secourus et deux corps ont été repêchés, a indiqué cette source, précisant que les recherches se poursuivaient pour retrouver les autres passagers. Les causes de l'accident n'étaient pas connues dans l'immédiat. Les gardes-côtes ont par ailleurs arrêté, mardi, un autre bateau dans le même secteur, interpellant 40 migrants à son bord, a ajouté le responsable, sans autre précision.
Un bateau transportant plusieurs dizaines de migrants à destination de l'Italie a fait naufrage, mardi, au large des côtes égyptiennes, où les services de secours ont repêché deux corps, a annoncé un responsable des services de sécurité égyptiens.
Le bateau, qui, selon des survivants, transportait une quarantaine de personnes, a chaviré à environ trois kilomètres des côtes égyptiennes, au large de la province de Kafr el-Cheikh, a indiqué le responsable sous le couvert de l'anonymat.
Vingt-cinq passagers ont été secourus et deux corps ont été repêchés, a indiqué cette source, précisant que les recherches se poursuivaient pour retrouver les autres passagers. Les causes de l'accident n'étaient pas connues dans l'immédiat. Les gardes-côtes ont par ailleurs arrêté, mardi, un autre bateau dans le même secteur, interpellant 40 migrants à son bord, a ajouté le responsable, sans autre précision.
مرحلون، وأبنائهم في إيطاليا: قصتان من مركز تحديد الهوية والترحيل بميلانو

Ils ont des enfants en Italie et ils seront expulsés

Expelled with children in Italy: two stories from Milan

27 March 2010
Egypt police kill 2 African migrants on Israel border
ISMAILIA, Egypt, March 27 (Reuters) - Egyptian police shot dead two African migrants as they tried to cross the border into Israel on Saturday, security and medical sources said.
Five other African migrants were injured, and police detained a further three, the sources said.
Egyptian police have killed 11 migrants this year, and at least 19 were killed last year.
The Sinai border is a major transit route for Africans seeking work or asylum in Israel. Eritreans are the largest group attempting the journey, although Ethiopians and Sudanese also make the trek.
Egypt has come under pressure from Israel to staunch the flow, while rights groups complain about the methods of the border police.
An Israeli journalist was arrested this month at the border after paying smuggling gangs to let him witness their operations and slip back into Israel with a group of migrants. He was released a week later. The United Nations and Amnesty International have called on Egypt to check its border guards' use of excessive force against unarmed migrants. Egypt rejected comments by the U.N. human right chief earlier this month, saying they were "full of mistakes and incorrect allegations".
Security forces say they fire at migrants only if repeated orders to stop are disregarded and that smugglers who ferry migrants to the border sometimes fire on security forces. (Reporting by Yusri Mohamed; Writing by Yasmine Saleh; editing by David Stamp)
Five other African migrants were injured, and police detained a further three, the sources said.
Egyptian police have killed 11 migrants this year, and at least 19 were killed last year.
The Sinai border is a major transit route for Africans seeking work or asylum in Israel. Eritreans are the largest group attempting the journey, although Ethiopians and Sudanese also make the trek.
Egypt has come under pressure from Israel to staunch the flow, while rights groups complain about the methods of the border police.
An Israeli journalist was arrested this month at the border after paying smuggling gangs to let him witness their operations and slip back into Israel with a group of migrants. He was released a week later. The United Nations and Amnesty International have called on Egypt to check its border guards' use of excessive force against unarmed migrants. Egypt rejected comments by the U.N. human right chief earlier this month, saying they were "full of mistakes and incorrect allegations".
Security forces say they fire at migrants only if repeated orders to stop are disregarded and that smugglers who ferry migrants to the border sometimes fire on security forces. (Reporting by Yusri Mohamed; Writing by Yasmine Saleh; editing by David Stamp)
22 March 2010
Immigrati soccorsi nel Canale di Sicilia: "In tre sono morti durante la traversata"
La Republica
PALERMO - E' stato soccorso nella notte il barcone di immigrati somali che ieri sera avevano richiesto aiuto con un telefono satellitare mentre erano in navigazione nel Canale di Sicilia a 25 miglia a Sud di Lampedusa. Il natante è stato raggiunto da tre motovedette, due della guardia di finanza e una della guardia costiera, e ciascuna ha imbarcato una ventina di migranti, tra i quali tre donne in stato avanzato di gravidanza. A bordo del barcone non c'erano cadaveri. Nella telefonata gli extracomunitari avevano detto che tre di loro erano morti durante la traversata. Le motovedette hanno condotto i somali in tre diverse porti della Sicilia: Pozzallo (Ragusa), Trapani e Porto Empedocle (Agrigento).
PALERMO - E' stato soccorso nella notte il barcone di immigrati somali che ieri sera avevano richiesto aiuto con un telefono satellitare mentre erano in navigazione nel Canale di Sicilia a 25 miglia a Sud di Lampedusa. Il natante è stato raggiunto da tre motovedette, due della guardia di finanza e una della guardia costiera, e ciascuna ha imbarcato una ventina di migranti, tra i quali tre donne in stato avanzato di gravidanza. A bordo del barcone non c'erano cadaveri. Nella telefonata gli extracomunitari avevano detto che tre di loro erano morti durante la traversata. Le motovedette hanno condotto i somali in tre diverse porti della Sicilia: Pozzallo (Ragusa), Trapani e Porto Empedocle (Agrigento).
11 March 2010
Marcia indietro della Cassazione: espulsi anche con i figli in Italia
tratto dall'Ansa
ROMA - Marcia indietro della Cassazione in tema di immigrazione: gli immigrati irregolari, con figli minori che studiano in Italia, non possono chiedere di restare nel nostro Paese sostenendo che la loro espulsione provocherebbe un trauma "sentimentale" e un calo nel rendimento scolastico dei figli. Infatti, secondo il nuovo orientamento della suprema corte che smentisce una recente sentenza, l'esigenza di garantire la tutela alla legalità delle frontiere prevale sulle esigenze di tutela del diritto allo studio dei minori.
La Cassazione - con la sentenza n. 5856 - ha respinto il ricorso di un immigrato albanese, con moglie in attesa della cittadinanza italiana e due figli minori residente a Busto Arsizio (VA), per ottenere l'autorizzazione a restare in Italia in nome del diritto del "sano sviluppo psicofisico" dei suoi bambini che sarebbe stato alterato dall'allontanamento del loro papà. I supremi giudici gli hanno risposto che è consentito agli irregolari la permanenza in Italia per un periodo di tempo determinato solo in nome di "gravi motivi connessi con lo sviluppo psicofisico del minore se determinati da una situazione d'emergenza".
Queste situazioni d'emergenza, però, non sono quelle che hanno una "tendenziale stabilità " come la frequenza della scuola da parte dei minori e il normale processo educativo formativo che sono situazioni di "essenziale normalità ". Se così non fosse, dice la Cassazione, le norme che consentano la permanenza per motivi d'emergenza anche a chi è irregolare, finirebbero con il "legittimare l'inserimento di famiglie di stranieri strumentalizzando l'infanzia". Con questa pronuncia, inoltre, i supremi giudici tacciano la precedente decisione della stessa Cassazione che aveva dato il via libera alla permanenza di un papà irregolare, definendola come "riduttiva in quanto orientata alla sola salvaguardia delle esigenze del minore, omettendone l'inquadramento sistematico nel complessivo impianto normativo" della legge sull'immigrazione
ROMA - Marcia indietro della Cassazione in tema di immigrazione: gli immigrati irregolari, con figli minori che studiano in Italia, non possono chiedere di restare nel nostro Paese sostenendo che la loro espulsione provocherebbe un trauma "sentimentale" e un calo nel rendimento scolastico dei figli. Infatti, secondo il nuovo orientamento della suprema corte che smentisce una recente sentenza, l'esigenza di garantire la tutela alla legalità delle frontiere prevale sulle esigenze di tutela del diritto allo studio dei minori.
La Cassazione - con la sentenza n. 5856 - ha respinto il ricorso di un immigrato albanese, con moglie in attesa della cittadinanza italiana e due figli minori residente a Busto Arsizio (VA), per ottenere l'autorizzazione a restare in Italia in nome del diritto del "sano sviluppo psicofisico" dei suoi bambini che sarebbe stato alterato dall'allontanamento del loro papà. I supremi giudici gli hanno risposto che è consentito agli irregolari la permanenza in Italia per un periodo di tempo determinato solo in nome di "gravi motivi connessi con lo sviluppo psicofisico del minore se determinati da una situazione d'emergenza".
Queste situazioni d'emergenza, però, non sono quelle che hanno una "tendenziale stabilità " come la frequenza della scuola da parte dei minori e il normale processo educativo formativo che sono situazioni di "essenziale normalità ". Se così non fosse, dice la Cassazione, le norme che consentano la permanenza per motivi d'emergenza anche a chi è irregolare, finirebbero con il "legittimare l'inserimento di famiglie di stranieri strumentalizzando l'infanzia". Con questa pronuncia, inoltre, i supremi giudici tacciano la precedente decisione della stessa Cassazione che aveva dato il via libera alla permanenza di un papà irregolare, definendola come "riduttiva in quanto orientata alla sola salvaguardia delle esigenze del minore, omettendone l'inquadramento sistematico nel complessivo impianto normativo" della legge sull'immigrazione
ITALIANI NEI CIE Fuori hanno moglie e figli. L'Italia li rimpatria
Le vittime del giro di vite sulla clandestinità sono soprattutto “italiani”. Italiani tra virgolette, perché non hanno la cittadinanza, ma in Italia vivono da 20 anni. Le loro famiglie abitano qui e adesso rischiano di essere spezzate in nome della sicurezza degli italiani senza virgolette. Le loro storie su Fortress Europe. Una ogni giorno
تراجع محكمة النقض: ترحيل أيضاً من لديه أبناء في إيطاليا
مأخوذ من وكالة أنسا الإخبارية
روما – تراجع محكمة النقض في حكمها التي كانت قد أصدرته بشأن المهاجرين: ليس من حق المهاجرين غير الشرعيين – الذين لهم أطفال يدرسون في إيطاليا – طلب البقاء في هذا البلد بدعوى أن ترحيلهم سيسبب ضرراً "نفسياًّ"، وتراجعاً في الأداء المدرسي للأطفال. ووفقاً للتوجه الجديد للمحكمة العليا التي ألغت قرارها السابق، فإن ضرورة حماية شرعية الحدود تتجاوز ضرورة حماية حق الأبناء في التعليم.
Cassation: expulsés même si leurs enfants sont en Italie
(Source: agence de presse italienne, Ansa)
Marche arrière de la Cour suprême sur l'immigration: les immigrés clandestins, dont les enfants étudient en Italie, ne peuvent pas demander à rester dans ce pays prétendant que leur expulsion causerait un préjudice «sentimental» et une baisse du rendement scolaire des enfants. Selon la nouvelle orientation de la Cour suprême qui nie une sentence récente, la nécessité de défendre la légalité des frontières prévaut sur la nécessité de protéger le droit à l'éducation des enfants.
Marche arrière de la Cour suprême sur l'immigration: les immigrés clandestins, dont les enfants étudient en Italie, ne peuvent pas demander à rester dans ce pays prétendant que leur expulsion causerait un préjudice «sentimental» et une baisse du rendement scolaire des enfants. Selon la nouvelle orientation de la Cour suprême qui nie une sentence récente, la nécessité de défendre la légalité des frontières prévaut sur la nécessité de protéger le droit à l'éducation des enfants.
Reversal of the Supreme Court: expelled even those with children in Italy
Taken from Ansa
ROME – Italian Supreme Court reversal on the issue of immigration: illegal immigrants, with children studying in Italy, may not ask to remain in this country claiming that their deportation would cause ‘emotional’ harm and a decrease in their children’s school performance. According to the new orientation of the Supreme Court which refutes a recent ruling, the need to ensure the protection of the law at the borders prevails over the need to protect the children’s right to education.
09 March 2010
Libia: la denuncia di Radio Erena, i servizi eritrei implicati nei rimpatri
A dieci mesi di distanza dai primi refoulement, abbiamo ricostruito il loro destino, grazie a una rodata rete di informatori in Libia. Molti dei respinti sono stati rimpatriati nei loro paesi. Ma non i rifugiati politici, somali e eritrei, che sono ancora in carcere. I primi si trovano in due campi, a Tripoli e a Gatrun, mille chilometri più a sud, in pieno deserto. Gli eritrei invece sono divisi tra Misratah, Zlitan, Garaboulli e, le donne, Zawiyah. E mentre in Italia si brinda al giro di vite sugli sbarchi, i rifugiati in Libia rischiano l'espulsione. Rischiano sì, perché a differenza dei contadini del Burkina Faso o dei ragazzi delle periferie di Casablanca, per un eritreo o per un somalo il rimpatrio significa arresti e persecuzioni. E in alcuni casi, la vita. La Somalia è in guerra civile dal 1991. E il regime eritreo dal 2001 stringe in una morsa sempre più serrata l'opposizione e l'esercito. La repressione è tale, che recentemente i servizi segreti eritrei sono arrivati addirittura in Libia alla ricerca degli oppositori.
È successo nel gennaio 2010. L'idea iniziale era di organizzare un'espulsione di massa, come fece l'Egitto nel 2008 quando rimpatriò in un mese ottocento eritrei, in gran parte disertori. Così, tra gennaio e febbraio, centinaia di eritrei detenuti in Libia sono stati schedati. Alle iniziali proteste di chi rifiutava di fornire le proprie generalità all'ambasciata, la polizia libica ha risposto con la violenza. Nel campo di Surman gli scontri sono stati particolarmente cruenti. Ma alla fine la diaspora eritrea è riuscita a esercitare una certa pressione sulle organizzazioni internazionali e sulla stampa. E il progetto di rimpatrio si è ridimensionato, assumendo però un carattere ancora più preoccupante.
Secondo Radio Erena, una radio indipendente dell'opposizione eritrea basata a Parigi, tra le centinaia di eritrei detenuti in Libia, il regime ne avrebbe selezionati dodici e li avrebbe espulsi. I fatti risalirebbero al 2 febbraio 2010. Il criterio con cui i dodici sarebbero stati scelti è il ruolo politico che avevano in patria prima della fuga. Tutti infatti erano assunti presso diversi uffici ministeriali e due di loro erano membri dell'aviazione militare eritrea. Radio Erena ha diffuso una lista dei nomi:Nove dei dodici espulsi, sarebbero ancora detenuti in modo arbitrario nel carcere eritreo di Embatkala. Si tratta di: Zigta Tewelde, Asmelash Kidane, Zeraburuk Tsehaye, Zewde Teferi, Yohannes Tekle , Ghebrekidan Tesema, Tilinte Estifanos Halefom, Nebyat Tesfay e Tilinte Tesfagabre Mengstu. Inoltre, Habte Semere e Yonas Ghebremichael, che prima di fuggire dall'Eritrea lavoravano nell'ufficio del presidente Afewerki, sarebbero in queste ore detenuti nella prigione di Ghedem, vicino Massawa. In Eritrea li attendono anni di carcere duro e torture. Ma per gli eritrei rimasti in Libia la situazione non è migliore.
Secondo Radio Erena, una radio indipendente dell'opposizione eritrea basata a Parigi, tra le centinaia di eritrei detenuti in Libia, il regime ne avrebbe selezionati dodici e li avrebbe espulsi. I fatti risalirebbero al 2 febbraio 2010. Il criterio con cui i dodici sarebbero stati scelti è il ruolo politico che avevano in patria prima della fuga. Tutti infatti erano assunti presso diversi uffici ministeriali e due di loro erano membri dell'aviazione militare eritrea. Radio Erena ha diffuso una lista dei nomi:Nove dei dodici espulsi, sarebbero ancora detenuti in modo arbitrario nel carcere eritreo di Embatkala. Si tratta di: Zigta Tewelde, Asmelash Kidane, Zeraburuk Tsehaye, Zewde Teferi, Yohannes Tekle , Ghebrekidan Tesema, Tilinte Estifanos Halefom, Nebyat Tesfay e Tilinte Tesfagabre Mengstu. Inoltre, Habte Semere e Yonas Ghebremichael, che prima di fuggire dall'Eritrea lavoravano nell'ufficio del presidente Afewerki, sarebbero in queste ore detenuti nella prigione di Ghedem, vicino Massawa. In Eritrea li attendono anni di carcere duro e torture. Ma per gli eritrei rimasti in Libia la situazione non è migliore.
Nel centro di detenzione di Garabulli sono in centosettanta, rinchiusi insieme a ventiquattro somali, in celle grandi quanto un monolocale, trenta metri quadrati, dove vengono stipate fino a quaranta o cinquanta persone buttate a dormire per terra. Qui gli eritrei sono arrivati il 16 settembre, dal carcere di Ganfuda, a Bengasi, dove nel mese di agosto una rivolta dei detenuti era stata sedata nel sangue dalla polizia libica, con l'uccisione di almeno sei prigionieri somali. Anche qui il 28 dicembre 2009 sono arrivati i formulari dell'ambasciata eritrea per l'identificazione e il rimpatrio. Ma nessuno li ha voluti firmare per paura di essere perseguitato in patria. Sono quasi tutti disertori dell'esercito e in Eritrea rischiano la corte marziale e i campi di lavoro forzato. A fargli cambiare idea sono state le torture della polizia libica. L'11 gennaio li hanno fatti uscire uno a uno, nel corridoio del carcere, riempiendoli di manganellate. Un uomo è stato ammanettato e appeso al muro per i polsi, perché fosse da esempio agli altri. Alla fine hanno riempito i formulari in centoventi, altri cinquanta hanno continuato a rifiutare nonostante i pestaggi. Oggi hanno tutti la stessa paura. Chi ha firmato teme di essere rimpatriato. Chi non lo ha fatto ha paura di essere trasferito in un'altra prigione e di passare anni nelle galere libiche. Gli anni migliori della vita. Magari con una famiglia qui in Italia che li aspetta e che da mesi non ha più loro notizie. Ma non si preoccupino gli italiani. Maroni l'ha detto e ripetuto: "La Libia fa parte dell'Onu e in Libia è presente l'Alto commissariato per i rifugiati della nazione Unite".
08 March 2010
Milano, continua lo sciopero della fame al Cie
MILANO – Continua lo siopero della fame degli immigrati detenuti presso il centro di identificazione e espulsione (Cie) di via Corelli, a Milano. Debilitati dopo sei giorni senza cibo, il numero degli aderenti allo sciopero si è ormai ridotto a una trentina dei circa cento trattenuti. Questa mattina, una delle ragazze in sciopero si è sentita male ed è stata medicata presso l’infermeria del centro. Gli immigrati protestano contro la legge sulla sicurezza 94/2009, entrata in vigore l’8 agosto 2009, che ha innalzato da due a sei mesi il limite massimo della detenzione nei Cie degli immigrati sprovvisti di permesso di soggiorno, in attesa delle operazioni di identificazione e espulsione. E se sei mesi di privazione della libertà possono sembrare tanti, tra i reclusi vi è chi sta dentro da giugno.
تطوُن نقطة وصل بين مصر و ميلانو
القاهرة - هناك حيّ في الفيوم لم يتم وصله بعد بمترو الأنفاق. يُدعى تطون. ويتواجد في مصر في الأرياف اللتي يرويها النيل. يبلغ عدد سكانها 80.000 فقط, ولكن هنا في ميلانو تعيش الالاف العائلات أكثر من 47.000 مصري مُقيمين في عاصمة اللومبرديا. تقوم وكالات سفر ليبية خاصّة بوصل ميلانو بضاحيتها القصوى هذه, وتستخدم مراكب صيد قديمة هشّة يتم اعتراضها أسبوعياً مقابل سواحل لامبيدوزا. وهو ما بدأ في أوائل التسعينات بالرحلات الى بوليا ومن ثم الى صقلية. ما بين العام 2005 والعام 2007 عبر أكثر من 20.000 مصري البحر الأبيض المتوسط. أتى من سوّى وضعه القانوني, عبر قوانين تنظيم أمور المهاجرين, بأخوته وأقاربه الى ميلانو. وأقيمت في ميلانو شبكة تضامن عائلي تسمح للاَلاف من الأقارب بالحصول على مسكن وعمل. معظمهم دهّانون ونجارون وخبازون. مُعظم من يملك الوثائق القانونية عندما يفقدون عملهم يعودون الى مصر لبضعة أشهر. يذهبون بالسيارات, يشترون الأراضي ويبنون المنازل. في ريف أفقره الإصلاح الزراعي حيث يعمل المُزارع كل النهار للحصول على سبعة يورو, لقد رسم وجودهم مخيلة جديدة فالهجرة تبدوا اليوم طريق الخلاص الوحيد.
Subscribe to:
Posts (Atom)