22 September 2011

La guerra di Lampedusa raccontata da Alessio Genovese

Le violenze della polizia contro i tunisini a Lampedusa, di Actualidad Rt

Lui è uno dei migliori fotogiornalisti italiani. Si chiama Alessio Genovese e a differenza di altri colleghi parla correntemente arabo, il che gli ha permesso di passare le ultime 48 ore insieme ai tunisini di Lampedusa e di capire meglio di altri cosa è davvero accaduto sull'isola. In attesa di vedere le suo fotografie, gli abbiamo chiesto di raccontarci per scritto quello che ha visto. Questa è la sua testimonianza.

A Lampedusa guerra ai tunisini e ai giornalisti
di Alessio Genovese

Ce li avevano descritti come dei criminali, ex galeotti in fuga dalla Tunisia per non saldare i conti con la giustizia. Fino alla giornata di ieri erano numeri che si aggiungevano alle migliaia di immigrati in arrivo dal Nord Africa. Negli ultimi mesi, governo e forze dell'ordine hanno tentato di vietarci di comunicare con loro. Il diritto di cronaca e di informazione si era arrestato davanti alle continue intimidazioni e agli ostacoli messi apposta tra i giornalisti e loro. Oggi fanno notizia, sono i 1.300 tunisini detenuti speciali di un sistema che ha paura loro. Sono diventati per 24 ore i paladini del diritto d'informazione in questa Italia in cui tutti si arrendono alle circostanze troppo in fretta.

Dopo il rogo del 20 settembre si sono riversati per le strade di Lampedusa. Il centro di prima accoglienza dell'isola, il CPA di contrada Imbriacola, ha bruciato per ore. Il fumo si è alzato dalla Guantanamo in mezzo al Mediterraneo dove erano rinchiusi costringendo le forze dell'ordine ad aprire le porte. A quel punto tutti hanno pensato una sola cosa: "Libertà!". Si vedevano correre smarriti per Lampedusa. Ci hanno messo poco a capire che dall'isola non si scappa e a quel punto si sono divisi. Da subito si è avvertivo che i lampedusani erano nervosi. Quelli che si avvicinavano a loro non erano i soliti curiosi, stavano cercando di capire l'entità della fuga e di capire in che modo reagire.

Volevano riappropriarsi della loro isola. Già dalle prime ore la tensione era alle stelle. "Lampedusa non vi vuole, andate via bestie" gridavano ai migranti impauriti e non sono mancati toni pesanti anche nei confronti delle forze dell'ordine. "Se voi non siete in grado di cacciarli ci pensiamo noi". Ad aumentare la tensione ci ha pensato il sindaco dell'Isola, Dino De Rubeis, che ha pubblicamente dichiarato che a Lampedusa c'è la guerra, affermando che i lampedusani avrebbero saputo risolvere il problema e difendere l'isola. Lampedusa per loro era sotto attacco dei tunisini. Erano loro il nemico a cui fare la guerra non la politica menefreghista del governo che ha deciso di convertire l'isola in una galera. Per loro sono stati quei volti senza nome e senza barba arrivati sull'isola dopo essere stati soccorsi in mare a compromettere l'immagine del posto.

Già nella notte del 20 settembre la maggior parte degli immigrati era stata riportata nel piazzale del CPA. Fuori, liberi si fa per dire, erano soltanto in 300 che avevano trovato rifugio nel piazzale antistante il porto commerciale dell'isola, dove c'è anche una pompa di benzina. La notte è trascorsa tranquilla. I tunisini hanno pregato al tramonto la preghiera rituale e hanno vegliato per tutta la notte. Nessuno gli ha portato da mangiare o da bere. Forze dell'ordine e lampedusani non li hanno persi di vista un attimo facendo attenzione che non entrassero giornalisti o attivisti a parlare con loro.

Ieri mattina all'alba la giornata è iniziata con le prime voci sui respingimenti. I compagni che erano stati trasferiti, prima e dopo il rogo, hanno avvertito di essere stati rimpatriati in Tunisia. A quel punto anche tunisini hanno cominciato a preoccuparsi. Qualcuno di loro ha tentato di portare avanti delle trattative per essere trasferiti a mezzo nave e non con gli aerei. Al quel punto tutti insieme hanno cominciato a gridare "Journalistes! Journalistes!". Chiedevano la presenza di giornalisti e di mezzi di informazione con cui poter parlare.

Ma dall'altro lato c'erano loro, i lampedusani, a bloccare i pochi giornalisti presenti sull'isola. Per due volte la troupe di Tg Sky è stata aggredita e al cameraman del Tg3 regionale, che tentava di avvicinarsi al piazzale, hanno rotto la telecamera. Qualcuno degli immigrati è riuscito a trovare delle lenzuola e della vernice per fare degli striscioni. Su uno c'era scritto "Freedom Libertà" e sull'altro "Scusa Lampedusa". Ma quei messaggi non sono mai arrivati a nessuno.

Verso le dieci del mattino il sindaco De Rubeis ha visitato il piazzale. Ha parlato un po' con i lampedusani presenti e con le forze dell'ordine e poi si è diretto al piazzale per parlare con i tunisini. Sicuramente ha dimostrato di non avere paura di loro. Gli ha ribadito di non essere i benvenuti sull'isola e che sarebbero stati cacciati con la forza.

Il panico si è diffuso tra i tunisini. Molti hanno avuto paura che sarebbero stati ammazzati dai siciliani "mafiosi". E' stato allora che hanno pensato di radunarsi all'interno della pompa di benzina sperando di non esser caricati. "Se ci sparano addosso salteremo in aria tutti", di questo ne erano convinti. L'incomprensione non aiuta, e le forze dell'ordine hanno pensato che gli immigrati volessero fare esplodere il distributore. Uomini in tenuta anti-sommossa hanno chiuso l'accesso al piazzale bloccando le quattro strade che ci arrivano.

I lampedusani si sono presi di coraggio e si sono avvicinati ancora di più. Per più di un ora un cordone di poliziotti ha evitato che i lampedusani aggredissero i tunisini. Verso le undici del mattino la situazione è degenerata. Un paio di tunisini hanno cominciato a rispondere alle provocazioni e al lancio di pietre. Altri hanno trovato delle bombole di gas e le hanno cominciate a mostrare ai poliziotti minacciando di fare saltare tutto in aria se li avessero aggrediti. Uno di loro continuava a gridare in italiano: "Ce ne andiamo, ma le botte no". Ma la carica a quel punto era scontata. I poliziotti hanno caricato da tutte e quattro le parti e anche i lampedusani si sono buttati nella mischia armati di bastoni e ferri. (vedi video, ndr)

La violenza dell'aggressione è stata indescrivibile. Uomini della Lampedusa Accoglienza (l'ente gestore del centro di accoglienza) hanno partecipato al linciaggio. Erano in prima fila a picchiare e sputare sui tunisini. Gli immigrati si sono dati alla fuga gettandosi dal muro di tre metri della pompa di benzina. I colpi arrivavano da tutte le parti. Un gruppo di abitanti del posto tiravano pietre sugli immigrati dal tetto di una casa. In quel momento non c'erano giornalisti o attivisti presenti, erano stati tutti allontanati per evitare che vedessero.

Un gruppetto di cinque, sei immigrati feriti si era riparato nell'angolo della pompa di benzina. Chi gli passava davanti, gli ha sputato addosso insultandoli e minacciandoli. Tra di loro c'era anche una persona di una certa eta'. L'avevamo notato la notte prima, quando era possibile scoprire i nomi e le storie di quei volti. Muhammed E. ha 48 anni. Ha vissuto e lavorato per 18 anni a Padova fino al giorno in cui si è infortunato sul lavoro. Dal '97 è in causa con la EDIL MET srl, ma il suo avvocato ha smesso di seguirlo dal 2001 quando andò in convalescenza in Tunisia. Per negligenza del datore di lavoro è caduto da una impalcatura e gli hanno asportato la milza e un testicolo. Veniva in Italia per riprendersi la sua vita. La notte prima, quando quei volti avevano un nome, ci aveva chiesto di potere parlare con un responsabile del Governo. Adesso Muhammad ha del sangue che gli esce dalla testa e ha gli occhi pieni di paura. Il suo sogno di una vita migliore in Italia muore a Lampedusa.

di Alessio Genovese

6 comments:

Anonymous said...

"L'incomprensione non aiuta" è una frase che sintetizza egregiamente questa triste storia, a partire dall'incapacità della politica di gestire con lungimiranza e pragmaticità una crisi, di comprenderla e di prevederne i risvolti...
Alla fine a farne le spese sono tutti quegli immigrati che sperano in un futuro e migliore e con loro tutti quegli italiani che non sanno come dare una possibilità a queste persone senza affondare a loro volta.

Anonymous said...

L'incomprensione non aiuta...tra tutti...governo,immigrati,siciliani mafiosi(?) e chi più ne ha più ne metta...ma forse è permesso dire che da quando son nata Lampedusa è teatro di queste ondate di gente e per chi non c'è stato,per chi non ci vive, per chi non sa che quell'isola campa solo 3 mesi all'anni purtroppo diventa facile addossare la colpa sulla violenza e sulle tecniche di terrore che i cittadini lampedusani hanno utilizzato nei confronti degli immigrati...non è corretto, come non è corretto incendiare un posto che ti ospita, se la colpa di tutto ciò è di politiche governative assolutamente assenti...come i tunisini si sono sentiti abbandonati, credimi, anche i lampedusani si sono sentiti allo stesso modo...per cui se vogliamo l'uguaglianza sarebbe giusto evitare di addossare colpe a chi molte volte agisce perchè oramai esausto...e assicuro in tutto ciò che qui la Mafia o riferimento puramente casuali associati al comportamento dei cittadini, non c'entra niente...

Anonymous said...

Intanto dire che nei CPA i migranti vengano ospitati mi sembra alquanto azzardato dato che sono detenuti ed è ben diverso...e non mi pare che i tunisini siano andati a incendiare casa di un lampedusano. Inoltre di fronte a chi, in questo caso il lampedusano esausto della situazione, preferisce la via più semplice, ovvero quella della violenza contro chi sta peggio di te, non credo ci si possa esimere dall'esprimere un giudizio profondamente negativo.

Anonymous said...

Ho conosciuto anche io al Centro Mohamed, leggere questo post mi addolora profondamente. Mi fa vergognare per il fatto di essere italiana, per il fatto di essere stata li ed iesere sta impotente ed incapace di cambiare questa situazione, nonostante la buona volontà. Non so cosa siamo in grado di fare veramente.
Ciao Alessio grazie, federica di Terni.

Anonymous said...

IL COMPORTAMENTO DI QUEI LAMPEDUSANI CHE HANNO TIRATO PIETRE E BASTONATO NON E' IN ALCUN MODO GIUSTIFICABILE. MERITANO LA GALERA

Anonymous said...

che boiate!

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