tratto da Ansa
STRASBURGO, 28 aprile 2010 - Il Comitato per la prevenzione e la tortura (Cpt) del Consiglio d'Europa denuncia i "maltrattamenti" subiti dai migranti durante le operazioni di respingimento condotte dalle autorità italiane. Nel testo del rapporto sulla politica dei respingimenti adottata dall'Italia reso pubblico oggi a Strasburgo, il Cpt analizza sette operazioni di respingimento condotte fra il 6 maggio e il 31 luglio 2009 con destinazione Libia e Algeria.
Questa la descrizione che viene fatta di alcune operazioni nel rapporto del Cpt: migranti lasciati sul ponte di una nave con poca acqua, senza cibo, né coperte anche per 12 ore, dopo un viaggio durato giorni che li ha lasciati disidradati, in stato confusionale, alcune volte in stato comatoso. Tra loro - prosegue la descrizione - potenziali richiedenti asilo, o persone che hanno ricevuto documenti temporanei dall'Unhcr, ma anche minori e donne in avanzato stato di gravidanza. In alcuni casi hanno subito maltrattamenti tali da dover essere ricoverati, oppure si sono visti togliere tutti i loro beni senza che gli fossero mai restituiti. "Nella maggior parte dei casi le informazioni che abbiamo raccolto non sono dirette, perché per noi era impossibile andare in Libia, ma le testimonianze concordano su molti particolari", ha detto Jean-Pierre Restellini, membro della delegazione del Cpt che ha condotto la visita in Italia. Sull'attendibilità delle fonti, Restellini sottolinea: "Dopo 20 anni di lavoro con il Cpt, ho la presunzione di saper riconoscere il vero dal falso".
CPT A ITALIA, CAMBIARE POLITICHE RESPINGIMENTI - Il Cpt esorta il governo a riesaminare immediatamente in modo sostanziale l'attuale prassi delle intercettazioni di migranti in mare. Secondo il Comitato, il riesame deve essere fatto in modo da "assicurare che tutte le persone sotto la sua giurisdizione - comprese quelle intercettate da navi italiane fuori dalle acque territoriali - ricevano le necessarie cure mediche e l'assistenza umanitaria che il loro stato richiede e in modo che abbiano effettivamente accesso alle procedure in grado di garantire il rispetto del principio di non respingimento. Il Comitato non contesta né il diritto né la necessità che l'Italia ha di controllare i propri confini e i flussi migratori. Tuttavia sostiene che l'attuale politica dei respingimenti è in violazione degli obblighi sottoscritti dall'Italia e che, come sottolinea Jean-Pierre Restellini, membro della delegazione Cpt che ha condotto una visita in Italia, "le basi legali su cui poggia non possono essere usate come pretesto per dire che è tutto regolare".
CPT CHIEDE INCHIESTA RESPINGIMENTI VERSO LIBIA - Il Comitato per la prevenzione della tortura del Consiglio d'Europa chiede alle autorità italiane di aprire un'inchiesta su quanto avvenuto durante due operazioni di respingimento di immigrati verso la Libia, del 6 maggio e del primo luglio 2009. Secondo il rapporto, i migranti intercettati e respinti il 6 maggio sarebbero stati tenuti sui ponti delle navi italiane per 12 ore senza cibo, né coperte e insufficiente acqua. Inoltre alcuni di loro avrebbero subito violenza fisica, calci, pugni e colpi di remo, da parte della polizia libica per costringerli a scendere dalle navi della Guardia Costiera nel porto di Tripoli. Nell'operazione del primo luglio invece, secondo le informazioni del Cpt, sei migranti, tra loro anche una donna incinta, sarebbero stati maltrattati tanto da dover essere ricoverati in ospedale una volta arrivati in Libia. Le autorità italiane hanno ammesso di aver dovuto usare la forza, ma in modo "proporzionale" perché alcuni immigrati stavano cercando di andare sotto coperta invece di rimanere sul ponte della nave. Nessuno ha subito gravi lesioni, e solo 2 migranti, tra cui una donna incinta, sarebbero stati ricoverati in via precauzionale.
Il blog di Gabriele Del Grande. Quattro anni di viaggi nel Mediterraneo lungo i confini dell'Europa. Alla ricerca delle storie che fanno la storia. La storia che studieranno i nostri figli, quando nei testi di scuola si leggerà che negli anni duemila morirono a migliaia nei mari d'Italia e a migliaia vennero arrestati e deportati dalle nostre città. Mentre tutti fingevano di non vedere.
29 April 2010
25 April 2010
Respingimenti, a giudizio direttore polizia di frontiere e generale Gdf
tratto da ANSA
SIRACUSA - La Procura della Repubblica di Siracusa ha disposto il giudizio per concorso in violenza privata del direttore della direzione centrale dell'immigrazione e della polizia delle Frontiere del ministero dell'Interno, Rodolfo Ronconi, e del generale della guardia di finanza Vincenzo Carrarini, in qualita' di capo ufficio economia e sicurezza del terzo reparto operazioni del comando generale delle Fiamme Gialle. La richiesta riguarda il 'respingimento' di 75 immigrati che tra il 29 e il 31 agosto del 2009 furono intercettati da unita' navali della guardia di finanza al largo di Portopalo di Capo Passero e che furono riportati in Libia su una nave della Gdf.
"Piena stima e vicinanza" è stata ribadita dal ministro dell'Interno, Roberto Maroni, al prefetto Rodolfo Ronconi in una telefonata. Maroni si è detto inoltre sicuro che l'accertamento giudiziario "dimostrerà che le azioni poste in essere sono state pienamente conformi alla legislazione nazionale ed internazionale".
C'é "l'assoluta convinzione" che l'azione degli uffici del Dipartimento della Pubblica Sicurezza si è svolta "nel pieno rispetto della normativa nazionale e delle convenzioni internazionali vigenti in materia". Lo dice il capo della Polizia, prefetto Antonio Manganelli, ribadendo la "propria, incondizionata fiducia nell'operato della magistratura".
La "sconcertante" iniziativa della Procura della Repubblica di Siracusa "non farà in alcun modo recedere il ministero dell'Interno dalla piena applicazione dell'accordo fra Italia e Libia". Questo il commento del sottosegretario all'Interno, Alfredo Mantovano, alla decisione di disporre il giudizio per concorso in violenza privata del direttore della direzione centrale dell'immigrazione e della polizia delle Frontiere del ministero dell'Interno, Rodolfo Ronconi, e del generale della guardia di finanza Vincenzo Carrarini. "Chi ha realizzato questi atti giudiziari - spiega Mantovano - si pone in linea con i deliberati delle correnti di Md e dei Verdi, che in un loro summit a Lampedusa, nel settembre 2009, epoca a cui risalgono le riconsegne incriminate, parlavano (infondatamente) di 'illegittime operazioni nel Canale di Sicilia'; al contrario, non si pone in linea con le norme del diritto internazionale, né con quelle del diritto interno, né con quelle della competenza territoriale, né, ancor meno, col buon senso". "Se c'era bisogno di qualcosa che desse il senso della deviazione di certa magistratura ideologizzata dalla corretta applicazione del diritto - conclude il sottosegretario - questo é un esempio chiaro e lampante. Che non avrà l'effetto di condizionare l'azione di governo per via di citazione a giudizio".
La Procura di Siracusa ha chiesto e ottenuto dal Gip il proscioglimento dei militari della Guardia di Finanza che intervennero sul posto "in considerazione del fatto che avevano operato per ordini superiori non manifestamente illegittimi". Il processo a Ronconi e al gen. Carrarini si celebrerà davanti il Tribunale di Siracusa, in composizione monocratica, che non ha ancora fissato la prima data dell'udienza.
QUELLA NOTTE DEL 30 AGOSTO 2009
Un gommone con a bordo 75 migranti, compresi alcuni bambini, partita dalla Libia bloccata da unità navali della guardia di finanza nella notte tra il 30 e il 31 agosto del 2009 in acque internazionali al largo di Portopaolo di Capo Passero. Sembrava l'ennesima operazione di soccorso di clandestini impegnati nel viaggio della speranza verso la Sicilia, porta d'Europa. Gli extracomunitari furono fatti salire sulla nave 'Denaro' della guardia di finanza ma invece di condurli in Italia li riportò in Libia, affidandoli alle autorità locali. La notizia fu riportata da numerosi quotidiani e il procuratore capo di Siracusa, Ugo Rossi, aprì un'inchiesta conoscitiva e poi indagò diversi militari della guardia di finanza. Gli ordini di 'respingimento', secondo la ricostruzione della magistratura Siracusa, che li contesta ritenendo la nave 'territorio italiano in cui si applica la legge italiana', arrivarono direttamente da Roma e per questo la Procura ha disposto la citazione a giudizio per violenza privata del direttore di polizia per l'immigrazione, Rodolfo Ronconi, e del generale della guardia di finanza Vincenzo Carrarini.
PM, NAVE GDF E' TERRA ITALIANA
Non è il "respingimento in se" ma la mancata applicazione della legge italiana sul territorio nazionale, così come è considerata una nave della Guardia di Finanza, al centro del reato. E' il convincimento della Procura di Siracusa che ha disposto il processo per violenza privata del direttore di polizia per l'immigrazione, Rodolfo Ronconi, e del generale della guardia di finanza Vincenzo Carrarini. La citazione a giudizio, senza passare dalla decisione del Gip, è prassi giuridica in caso di reati valutati dal giudice monocratico.
Secondo la Procura della Repubblica di Siracusa i due imputati, "con abuso delle rispettive qualità di pubblici ufficiali" avrebbero tenuto una "condotta violenta" nel "ricondurre in territorio libico, contro la loro palese volontà, 75 stranieri, non identificati, alcuni sicuramente minorenni, intercettati in acque internazionali su un natante proveniente dalle coste libiche". Il reato, secondo la Procura é scattato quando gli immigrati sono stati "fatti salire a bordo della nave della guardia di finanza 'Denaro' e dunque su territorio italiano".
Il comportamento nei confronti dei 75 migranti, che in quel momento, sostiene l'accusa, è come se fossero stati nel nostro Paese, sarebbe stato "in aperto contrasto con le norme di diritto interno e di diritto internazionale recepite nel nostro ordinamento". Tanto da "impedire loro l'accesso effettivo alle procedure di tutela dei rifugiati e più in generale di avvalersi dei diritti loro riconosciuti in materia di immigrazione". La Procura nel capo d'accusa sottolinea che "l'imputazione non concerne direttamente la cosiddetta 'politica dei respingimenti', ed in particolare non attiene alla legittimità in sé degli accordi sottoscritti tra l'Italia e la Libia" ma, appunto, a "una violenza privata, poiché non eseguiti nel rispetto della normativa italiana, conforme tra l'altro agli accordi internazionali".
SIRACUSA - La Procura della Repubblica di Siracusa ha disposto il giudizio per concorso in violenza privata del direttore della direzione centrale dell'immigrazione e della polizia delle Frontiere del ministero dell'Interno, Rodolfo Ronconi, e del generale della guardia di finanza Vincenzo Carrarini, in qualita' di capo ufficio economia e sicurezza del terzo reparto operazioni del comando generale delle Fiamme Gialle. La richiesta riguarda il 'respingimento' di 75 immigrati che tra il 29 e il 31 agosto del 2009 furono intercettati da unita' navali della guardia di finanza al largo di Portopalo di Capo Passero e che furono riportati in Libia su una nave della Gdf.
"Piena stima e vicinanza" è stata ribadita dal ministro dell'Interno, Roberto Maroni, al prefetto Rodolfo Ronconi in una telefonata. Maroni si è detto inoltre sicuro che l'accertamento giudiziario "dimostrerà che le azioni poste in essere sono state pienamente conformi alla legislazione nazionale ed internazionale".
C'é "l'assoluta convinzione" che l'azione degli uffici del Dipartimento della Pubblica Sicurezza si è svolta "nel pieno rispetto della normativa nazionale e delle convenzioni internazionali vigenti in materia". Lo dice il capo della Polizia, prefetto Antonio Manganelli, ribadendo la "propria, incondizionata fiducia nell'operato della magistratura".
La "sconcertante" iniziativa della Procura della Repubblica di Siracusa "non farà in alcun modo recedere il ministero dell'Interno dalla piena applicazione dell'accordo fra Italia e Libia". Questo il commento del sottosegretario all'Interno, Alfredo Mantovano, alla decisione di disporre il giudizio per concorso in violenza privata del direttore della direzione centrale dell'immigrazione e della polizia delle Frontiere del ministero dell'Interno, Rodolfo Ronconi, e del generale della guardia di finanza Vincenzo Carrarini. "Chi ha realizzato questi atti giudiziari - spiega Mantovano - si pone in linea con i deliberati delle correnti di Md e dei Verdi, che in un loro summit a Lampedusa, nel settembre 2009, epoca a cui risalgono le riconsegne incriminate, parlavano (infondatamente) di 'illegittime operazioni nel Canale di Sicilia'; al contrario, non si pone in linea con le norme del diritto internazionale, né con quelle del diritto interno, né con quelle della competenza territoriale, né, ancor meno, col buon senso". "Se c'era bisogno di qualcosa che desse il senso della deviazione di certa magistratura ideologizzata dalla corretta applicazione del diritto - conclude il sottosegretario - questo é un esempio chiaro e lampante. Che non avrà l'effetto di condizionare l'azione di governo per via di citazione a giudizio".
La Procura di Siracusa ha chiesto e ottenuto dal Gip il proscioglimento dei militari della Guardia di Finanza che intervennero sul posto "in considerazione del fatto che avevano operato per ordini superiori non manifestamente illegittimi". Il processo a Ronconi e al gen. Carrarini si celebrerà davanti il Tribunale di Siracusa, in composizione monocratica, che non ha ancora fissato la prima data dell'udienza.
QUELLA NOTTE DEL 30 AGOSTO 2009
Un gommone con a bordo 75 migranti, compresi alcuni bambini, partita dalla Libia bloccata da unità navali della guardia di finanza nella notte tra il 30 e il 31 agosto del 2009 in acque internazionali al largo di Portopaolo di Capo Passero. Sembrava l'ennesima operazione di soccorso di clandestini impegnati nel viaggio della speranza verso la Sicilia, porta d'Europa. Gli extracomunitari furono fatti salire sulla nave 'Denaro' della guardia di finanza ma invece di condurli in Italia li riportò in Libia, affidandoli alle autorità locali. La notizia fu riportata da numerosi quotidiani e il procuratore capo di Siracusa, Ugo Rossi, aprì un'inchiesta conoscitiva e poi indagò diversi militari della guardia di finanza. Gli ordini di 'respingimento', secondo la ricostruzione della magistratura Siracusa, che li contesta ritenendo la nave 'territorio italiano in cui si applica la legge italiana', arrivarono direttamente da Roma e per questo la Procura ha disposto la citazione a giudizio per violenza privata del direttore di polizia per l'immigrazione, Rodolfo Ronconi, e del generale della guardia di finanza Vincenzo Carrarini.
PM, NAVE GDF E' TERRA ITALIANA
Non è il "respingimento in se" ma la mancata applicazione della legge italiana sul territorio nazionale, così come è considerata una nave della Guardia di Finanza, al centro del reato. E' il convincimento della Procura di Siracusa che ha disposto il processo per violenza privata del direttore di polizia per l'immigrazione, Rodolfo Ronconi, e del generale della guardia di finanza Vincenzo Carrarini. La citazione a giudizio, senza passare dalla decisione del Gip, è prassi giuridica in caso di reati valutati dal giudice monocratico.
Secondo la Procura della Repubblica di Siracusa i due imputati, "con abuso delle rispettive qualità di pubblici ufficiali" avrebbero tenuto una "condotta violenta" nel "ricondurre in territorio libico, contro la loro palese volontà, 75 stranieri, non identificati, alcuni sicuramente minorenni, intercettati in acque internazionali su un natante proveniente dalle coste libiche". Il reato, secondo la Procura é scattato quando gli immigrati sono stati "fatti salire a bordo della nave della guardia di finanza 'Denaro' e dunque su territorio italiano".
Il comportamento nei confronti dei 75 migranti, che in quel momento, sostiene l'accusa, è come se fossero stati nel nostro Paese, sarebbe stato "in aperto contrasto con le norme di diritto interno e di diritto internazionale recepite nel nostro ordinamento". Tanto da "impedire loro l'accesso effettivo alle procedure di tutela dei rifugiati e più in generale di avvalersi dei diritti loro riconosciuti in materia di immigrazione". La Procura nel capo d'accusa sottolinea che "l'imputazione non concerne direttamente la cosiddetta 'politica dei respingimenti', ed in particolare non attiene alla legittimità in sé degli accordi sottoscritti tra l'Italia e la Libia" ma, appunto, a "una violenza privata, poiché non eseguiti nel rispetto della normativa italiana, conforme tra l'altro agli accordi internazionali".
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21 April 2010
Calais, il tunnel della Manica e altri treni
In Europa c'è anche una frontiera dopo la frontiera. Una fuga dopo la fuga. Ad esempio tra Francia e Inghilterra. Canale della Manica. Da una parte Calais, dall'altra Dover. Si attraversa in tutti i modi. Nascosti sotto i treni del tunnel o dentro i camion pronti a imbarcarsi sui ferries. Qui hanno perso la vita 33 persone. A Calais per mesi si aspetta di imbarcarsi per Dover, prima al centro di Sangatte, oggi nascosti nei boschi tutto intorno. Tentando di attraversare via mare la Manica, sono annegate almeno 3 persone. Altre 12 sono morte investite dai treni, lungo le frontiere in Grecia, Italia, Francia e SvizzeraPer approfondimenti:
Caught in between, audio doc di Alexandra D'OnofrioCalais, foto: la vita nella jungle di Calais, di S. Prestianni
Calais: evacuata la jungle. In manette 276 rifugiati
Violences policières envers les migrants à Calais
London calling: "The Northern Jungle", documentario France 2
La situazione degli esiliati sul litorale della Manica, rapporto
Wolcom to Calais, documentario su Calais di Olivier Jobard
Sognando l'Inghilterra, documentario su Calais di "Un mondo a colori"
| 21/04/10 | Francia | Un ragazzo afgano di 16 anni muore investito dal camion sotto il quale si era nascosto a Dunkerque per imbarcarsi di nascosto su un traghetto per l’Inghilterra | l’Humanité |
| 15/12/09 | Francia | Giovane afgano investito mortalmente da un’automobile mentre cercava di nascondersi sotto un camion a Calais per imbarcarsi verso l’Inghilterra | Sos sans papier |
| 01/11/09 | Francia | Calais, ragazzo muore soffocato dentro il camion nel quale si era nascosto nel tentativo di attraversare il tunnel della Manica, verso l'Inghilterra | Daily Mail |
Francia | Ritrovato un cadavere nel tunnel della Manica. L’uomo è morto cadendo dal vagone del treno sotto al quale si era nascosto per raggiungere l’Inghilterra | Le Monde | |
Francia | Muore una neonata figlia di una coppia kurda della baraccopoli lungo l'A16, a Dunkerque, sulla rotta per Dover, in Inghilterra | Nord Littoral | |
Francia | Un uomo annega in un canale a Saint-Omer (Pas-de-Calais) tentando di nascondersi in un camion pronto a imbarcarsi per l’Inghilterra. Morto anche un cittadino francese che si era tuffato in acqua per salvarlo | 20 Minutes | |
Francia | Eritreo diretto in Inghilterra ucciso in un'area di sosta dell'A26 a Saint Hilaire Cottes, vicino Pas de Calais, vittima di un pestaggio dei suoi passeurs | France Presse | |
Francia | Uomo morto investito da un camion sulla A16, all'altezza di Transmarck, vicino Calais, dove si trovava per passare clandestinamente la frontiera con l'Inghilterra | France Presse | |
| 08/07/07 | Francia | Ventenne diretta in Inghilterra, muore investita da un’auto scappando dalla polizia, a Calais | Association Salam |
| 15/07/03 | Gran Bretagna | Ritrovati nelle acque della Manica, i corpi di 2 uomini annegati durante la traversata verso l´Inghilterra | Irr |
| 12/06/02 | Francia | Affonda canoa nelle acque della Manica, annega 1 dei 2 migranti diretti in Inghilterra | Irr |
| 06/06/02 | Francia | Un uomo viene ucciso da uno sparo durante uno scontro tra i migranti accampati a Calais, in attesa di imbarcarsi di nascosto per Dover | Bbc |
| 15/04/02 | Francia | Un uomo viene ucciso da uno sparo durante uno scontro tra i migranti accampati a Calais, in attesa di nascondersi sui camion all’imbarco per Dover | Bbc |
| 20/02/02 | Francia | Trovato 1 morto lungo i binari nel Tunnel della Manica. Secondo Eurotunnel morte nel 2002 12 persone nascoste sotto i treni per passare illegalmente la Manica, 7 morti nel 2001 | Le Monde |
| 01/01/02 | Francia | Uomo fulminato da una scarica elettrica sopra un treno diretto sotto il tunnel della Manica verso l'Inghilterra | Irr |
| 26/04/01 | Francia | Due morti a Calais tentando di nascondersi sotto i treni della Manica diretti in Inghilterra | British Broadcasting Corporation |
| 14/04/01 | Francia | Una persona muore fulminata mentre cercava di scavalcare le recinzioni del terminal del Tunnel della Manica, vicino Calais | Le Monde |
| 27/07/00 | Italia | Ritrovato il corpo di un uomo morto di stenti alla stazione dei treni di Gorizia su un carro merci su cui viaggiava nascosto | Ansa |
| 08/12/99 | Italia | Un giovane scavalca le recinzioni del confine con la Slovenia nei pressi di Cormons (Gorizia) e viene travolto e ucciso da un treno lungo la linea per Trieste | Ansa |
| 17/11/98 | Grecia | Travolto e ucciso da un treno a Soufli, mentre seguiva a piedi i binari dopo aver superato la frontiera tra Turchia e Grecia attraversando il fiume Evros | Migration News Sheet |
| 03/11/96 | Italia | Uomo travolto e ucciso da un treno a Ventimiglia, al confine con la Francia, mentre camminava lungo i binari per attraversare il confine | Irr |
| 27/10/96 | Italia | Fermato lungo il confine triestino un uomo privo di permesso di soggiorno, viene fatto salire su un treno di linea che lo riporti in Slovenia. Il giovane approfittando di un rallentamento si lancia dal treno prima del confine, a Fernetti, e muore sul colpo | Ansa |
| 08/07/95 | Francia | Donna travolta e uccisa da un treno a Menton, lungo la frontiera, mentre camminava sui binari verso l'Italia | Libération |
| 09/12/93 | Italia | Morti 2 giovani gettatisi da un treno diretto in Francia appena passato il confine italiano, a Roquebrune, per evitare di essere controllati all'arrivo | Ansa |
| 09/12/93 | Italia | Muore un uomo a Ventimiglia travolto dal treno mentre tentava di raggiungere l'Italia seguendo i binari alla frontiera francese. | Ansa |
| 01/04/93 | Svizzera | 2 uomini travolti e uccisi da un treno a Balerna, frontiera italiana, mentre camminavano lungo i binari verso la Svizzera | Neue Zurcher Zeitung |
| 20/03/93 | Svizzera | Travolto e ucciso da un treno a Coldrerio, frontiera italiana, mentre camminava lungo i binari verso la Svizzera | Neue Zurcher Zeitung |
Un Afghan de seize ans meurt à Dunkerque
l'Humanité
Ramahdin tentait de passer en Angleterre caché sous un camion. Il y a laissé la vie
Pas une ligne dans les journaux. Pas un mot dans la bouche d’un officiel. Dimanche 11 avril, Ramahdin, un adolescent afghan âgé de seize ans, est mort dans l’indifférence générale, caché sous un camion qui montait à bord du ferry-boat de Loon Plage, près de Dunkerque (Nord). Des circonstances de ce drame, on ne sait presque rien. Seulement qu’il était entre 2 et 3 heures du matin. Et que le jeune homme tentait désespérément de gagner l’Angleterre, comme son cousin une semaine auparavant.
Selon les dires d’un de ses compagnons d’infortune, Ramahdin aurait perdu la vie sous les roues du semi-remorque. « Peut-être a-t-il lâché ? » s’interroge une militante de Salam, l’association d’aide aux migrants, qui connaissait un peu l’adolescent. D’après elle, ce dernier était arrivé près de Dunkerque il y a environ deux mois, accompagné de son cousin. Ils ne parlaient pas français et à peine quelques mots d’anglais. « À cause de la barrière de la langue, nous ne connaissions pas bien leur parcours, précise encore notre militante associative. Mais ce dont nous sommes sûrs, c’est qu’ils étaient tous les deux gentils et souriants. » Lorsqu’ils ont appris la nouvelle, les membres de l’association, sous le choc, ont réussi à prendre contact avec sa famille en Angleterre. Et ne décolèrent pas. « En conservant à tout prix leurs frontières fermées, les États poussent ces jeunes à prendre des risques inconsidérés et parfois à perdre la vie, dénonce Salam. Tout ça se passe dans un silence indifférent. Ce n’est pas normal. »
Des amis de Ramahdin se seraient rendus à l’ambassade d’Afghanistan afin d’organiser le rapatriement du corps. Dans l’attente d’une réponse, une place lui a été réservée au cimetière de Dunkerque. Dans le carré des indigents.
Laurent Mouloud
Ramahdin tentait de passer en Angleterre caché sous un camion. Il y a laissé la vie
Pas une ligne dans les journaux. Pas un mot dans la bouche d’un officiel. Dimanche 11 avril, Ramahdin, un adolescent afghan âgé de seize ans, est mort dans l’indifférence générale, caché sous un camion qui montait à bord du ferry-boat de Loon Plage, près de Dunkerque (Nord). Des circonstances de ce drame, on ne sait presque rien. Seulement qu’il était entre 2 et 3 heures du matin. Et que le jeune homme tentait désespérément de gagner l’Angleterre, comme son cousin une semaine auparavant.
Selon les dires d’un de ses compagnons d’infortune, Ramahdin aurait perdu la vie sous les roues du semi-remorque. « Peut-être a-t-il lâché ? » s’interroge une militante de Salam, l’association d’aide aux migrants, qui connaissait un peu l’adolescent. D’après elle, ce dernier était arrivé près de Dunkerque il y a environ deux mois, accompagné de son cousin. Ils ne parlaient pas français et à peine quelques mots d’anglais. « À cause de la barrière de la langue, nous ne connaissions pas bien leur parcours, précise encore notre militante associative. Mais ce dont nous sommes sûrs, c’est qu’ils étaient tous les deux gentils et souriants. » Lorsqu’ils ont appris la nouvelle, les membres de l’association, sous le choc, ont réussi à prendre contact avec sa famille en Angleterre. Et ne décolèrent pas. « En conservant à tout prix leurs frontières fermées, les États poussent ces jeunes à prendre des risques inconsidérés et parfois à perdre la vie, dénonce Salam. Tout ça se passe dans un silence indifférent. Ce n’est pas normal. »
Des amis de Ramahdin se seraient rendus à l’ambassade d’Afghanistan afin d’organiser le rapatriement du corps. Dans l’attente d’une réponse, une place lui a été réservée au cimetière de Dunkerque. Dans le carré des indigents.
Laurent Mouloud
20 April 2010
Egypt police kill Eritrean migrant on Israel border
Reuters
ISMAILIA, Egypt, April 20 2010- Egyptian police shot dead a 31-year-old Eritrean migrant on Tuesday as he tried to sneak across the border into Israel, security sources said.
Two more migrants -- one Eritrean and one Sudanese -- were injured and were taken to a hospital in Arish, in north Sinai for treatment, a medical source said.
The Sinai border is a major transit route for African migrants and refugees seeking work or asylum in Israel. Egypt has come under pressure from Israel to staunch the flow. Rights groups complain about the methods of the border police.
Egyptian police have killed at least 14 migrants this year, compared to 19 for the whole of 2009.
The United Nations and Amnesty International have called on Egypt to check its border guards' use of excessive force against unarmed migrants.
Security forces say they fire at migrants only after repeated orders to stop are ignored, and say that in some cases smugglers who ferry migrants to the border have opened fire on security forces. (Reporting by Yusri Mohamed; Writing by Edmund Blair; Editing by Jon Hemming)
ISMAILIA, Egypt, April 20 2010- Egyptian police shot dead a 31-year-old Eritrean migrant on Tuesday as he tried to sneak across the border into Israel, security sources said.
Two more migrants -- one Eritrean and one Sudanese -- were injured and were taken to a hospital in Arish, in north Sinai for treatment, a medical source said.
The Sinai border is a major transit route for African migrants and refugees seeking work or asylum in Israel. Egypt has come under pressure from Israel to staunch the flow. Rights groups complain about the methods of the border police.
Egyptian police have killed at least 14 migrants this year, compared to 19 for the whole of 2009.
The United Nations and Amnesty International have called on Egypt to check its border guards' use of excessive force against unarmed migrants.
Security forces say they fire at migrants only after repeated orders to stop are ignored, and say that in some cases smugglers who ferry migrants to the border have opened fire on security forces. (Reporting by Yusri Mohamed; Writing by Edmund Blair; Editing by Jon Hemming)
欧洲堡垒
欧洲国家边境传来死亡的消息。二十年来从未停止过----沉船,交通事故, 在沙漠与山间饥饿至死,在希腊战后残留的地雷区中被炸死, 被土耳其军队开枪射杀,以及在利比亚警察的暴力行为下丧生。欧洲堡垒(Fortress Europe)记录着自1988年至今所有的边界受害者:据查有14978人死亡, 其中6491人失踪。
在地中海和大西洋的加那利群岛地带有10957人淹死, 其中一半的遗骸(6491)未被找到。在利比亚, 埃及,突尼斯, 马耳他和意大利之间的西西里海峡, 受害者数量是4201人, 其中3075人失踪。另外有138人在从阿尔及利亚到撒丁岛的航行途中丧生。从摩洛哥, 阿尔及利亚, 西撒哈拉, 毛里塔尼亚,塞内加尔及西班牙,到加那利群岛以及直布罗陀海峡, 死亡人数达4507人, 其中2302人失踪。 在爱琴海地带, 土耳其与希腊及埃及之间,死亡移民1369人, 其中824人失踪。而在亚得里亚海领域, 阿尔巴尼亚, 黑山以及意大利之间, 有603人死亡, 220人失踪。 另外,至少624人在去往法国马跃特岛的印度洋航行途中溺水而亡。就像很多移民那样,人们不仅仅乘坐临时船只,渡轮以及货船穿越海洋,他们也躲在轮船货舱,集装箱里航行 。 这种渡海方式安全系数极低, 经确认,窒息以及溺水死亡人数有153人。
对于启程自撒哈拉南部的人来说, 沙漠是一段必须经过的, 危险的行程。大沙漠在西非,非洲之角和地中海之间将它们一分为二。 这里, 很多移民乘坐卡车, 越野车穿过位于苏丹, 乍得, 尼日尔, 马里与利比亚,阿尔及利亚之间的公路。 在这个地段, 自1996年至今死亡人数至少有1691人。 跟据存活者的叙述, 可以得知几乎每一次穿行都会造成死亡。因此, 经确认的人数很可能低于真实数字。 死者中包括的黎波里, 阿尔及利亚和拉巴特政府采取的集体引渡措施的受害者。这些政府常年习惯于将数百人的群体驱逐到边境地区的沙漠中, 任其自生自灭。
在利比亚不断发生对移民的严重暴力事件。犯罪报导中对此从未提及。2006年人权观察(HRW)和非法移民受害者家庭协会(AFVIC)以非法拘禁及在外国人拘留中心进行虐待活动的罪名对的黎波里政府提出控诉(其中三个拘留所的资金由意大利政府提供)。 2000年9月,在利比亚西北部的扎维耶发生的种族主义暴乱中, 560个移民因此丧生。
隐藏于卡车货舱内偷渡的移民由于交通事故, 窒息及重物挤压而丧生的人数是359人。至少223人在横穿边境河流时溺水而亡:大部分死于德国与波兰之间的奥得-尼斯河, 土耳其和希腊之间的埃夫罗斯河,波斯尼亚与克罗地亚之间的萨瓦河, 以及捷克共和国和斯洛伐克之间的摩拉瓦河和塞尔维亚与匈牙利之间的蒂萨河。其他有112人在步行穿过边境关口时被冻死, 特别是在土耳其与希腊。 在希腊东北与土耳其的交界处, 埃夫罗斯地区,依旧存在着地雷区。步行途径此处的移民死亡人数为92人。
在边防警察的枪击下死亡的移民人数为246人,其中37人在摩洛哥的两块西班牙飞地休达和梅利利亚就已遭难,50人被杀害于冈比亚, 86人被杀害于埃及(其中58人在以色列边境遇难),其余32人死于土耳其与伊朗及伊拉克交界处。 不仅如此, 法国, 比利时, 德国, 西班牙, 瑞士的驱逐命令,摩洛哥和利比亚的边境管理外化制度也是导致移民死亡的原因。 41人因藏于飞往欧洲的飞机运输舱内被冻僵, 31人在从加来到英国途中因藏于卡车车厢内及在穿越英法海底隧道的火车车底丧生, 其余12人在边境地区被火车撞死, 3人于英吉利海峡中溺水死亡。
在地中海和大西洋的加那利群岛地带有10957人淹死, 其中一半的遗骸(6491)未被找到。在利比亚, 埃及,突尼斯, 马耳他和意大利之间的西西里海峡, 受害者数量是4201人, 其中3075人失踪。另外有138人在从阿尔及利亚到撒丁岛的航行途中丧生。从摩洛哥, 阿尔及利亚, 西撒哈拉, 毛里塔尼亚,塞内加尔及西班牙,到加那利群岛以及直布罗陀海峡, 死亡人数达4507人, 其中2302人失踪。 在爱琴海地带, 土耳其与希腊及埃及之间,死亡移民1369人, 其中824人失踪。而在亚得里亚海领域, 阿尔巴尼亚, 黑山以及意大利之间, 有603人死亡, 220人失踪。 另外,至少624人在去往法国马跃特岛的印度洋航行途中溺水而亡。就像很多移民那样,人们不仅仅乘坐临时船只,渡轮以及货船穿越海洋,他们也躲在轮船货舱,集装箱里航行 。 这种渡海方式安全系数极低, 经确认,窒息以及溺水死亡人数有153人。
对于启程自撒哈拉南部的人来说, 沙漠是一段必须经过的, 危险的行程。大沙漠在西非,非洲之角和地中海之间将它们一分为二。 这里, 很多移民乘坐卡车, 越野车穿过位于苏丹, 乍得, 尼日尔, 马里与利比亚,阿尔及利亚之间的公路。 在这个地段, 自1996年至今死亡人数至少有1691人。 跟据存活者的叙述, 可以得知几乎每一次穿行都会造成死亡。因此, 经确认的人数很可能低于真实数字。 死者中包括的黎波里, 阿尔及利亚和拉巴特政府采取的集体引渡措施的受害者。这些政府常年习惯于将数百人的群体驱逐到边境地区的沙漠中, 任其自生自灭。
在利比亚不断发生对移民的严重暴力事件。犯罪报导中对此从未提及。2006年人权观察(HRW)和非法移民受害者家庭协会(AFVIC)以非法拘禁及在外国人拘留中心进行虐待活动的罪名对的黎波里政府提出控诉(其中三个拘留所的资金由意大利政府提供)。 2000年9月,在利比亚西北部的扎维耶发生的种族主义暴乱中, 560个移民因此丧生。
隐藏于卡车货舱内偷渡的移民由于交通事故, 窒息及重物挤压而丧生的人数是359人。至少223人在横穿边境河流时溺水而亡:大部分死于德国与波兰之间的奥得-尼斯河, 土耳其和希腊之间的埃夫罗斯河,波斯尼亚与克罗地亚之间的萨瓦河, 以及捷克共和国和斯洛伐克之间的摩拉瓦河和塞尔维亚与匈牙利之间的蒂萨河。其他有112人在步行穿过边境关口时被冻死, 特别是在土耳其与希腊。 在希腊东北与土耳其的交界处, 埃夫罗斯地区,依旧存在着地雷区。步行途径此处的移民死亡人数为92人。
在边防警察的枪击下死亡的移民人数为246人,其中37人在摩洛哥的两块西班牙飞地休达和梅利利亚就已遭难,50人被杀害于冈比亚, 86人被杀害于埃及(其中58人在以色列边境遇难),其余32人死于土耳其与伊朗及伊拉克交界处。 不仅如此, 法国, 比利时, 德国, 西班牙, 瑞士的驱逐命令,摩洛哥和利比亚的边境管理外化制度也是导致移民死亡的原因。 41人因藏于飞往欧洲的飞机运输舱内被冻僵, 31人在从加来到英国途中因藏于卡车车厢内及在穿越英法海底隧道的火车车底丧生, 其余12人在边境地区被火车撞死, 3人于英吉利海峡中溺水死亡。
19 April 2010
الجزائر- «حراقة» إكرام

عِنَّابة - الجزائر – سردينيا. الطريق دائما ذاته، لكن الهجرة ليست دائماً هروباً من الفقر، كما أن البحر ليس دائماً هو الخطر الأعظم.
“إكرام حمزة” رحل عن عنابة من أجل الحب. لكن الجيش الجزائري، والذي يتعاون مع وكالة فرونتكس الأوروبية لمراقبة الحدود الخارجية والتي كانت قد وقَّعت مع الجزائر إتفاقية حماية حدودها الخارجية في أعالي البحار منذ ثلاث سنوات، اعترض طريقه.
يقضي “إكرام” نهاره وليله أمام شاشة الكومبيوتر متصفحاً الإنترنت، هكذا تعرف على فتاة فرنسية تدعى “كريستيلليه” من بلدة “سينيه سور مير”، كانا يتراسلان يومياً من خلال الـ “سكايبي” و”الـفيس بوك”.
“إكرام حمزة” رحل عن عنابة من أجل الحب. لكن الجيش الجزائري، والذي يتعاون مع وكالة فرونتكس الأوروبية لمراقبة الحدود الخارجية والتي كانت قد وقَّعت مع الجزائر إتفاقية حماية حدودها الخارجية في أعالي البحار منذ ثلاث سنوات، اعترض طريقه.
يقضي “إكرام” نهاره وليله أمام شاشة الكومبيوتر متصفحاً الإنترنت، هكذا تعرف على فتاة فرنسية تدعى “كريستيلليه” من بلدة “سينيه سور مير”، كانا يتراسلان يومياً من خلال الـ “سكايبي” و”الـفيس بوك”.
15 April 2010
Picchiati e maltrattati sui charter di Frontex per la Nigeria
Testimonianza su le condizioni di espulsione effettuate dai charter nel quadro del dispositivo europeo FRONTEX.
Tratto da Millebabords
"Ovunque si posava il mio sguardo, non c’era altro che punizione gratuita".
Testimonianza in inglese di una persona deportata da un charter Frontex, tradotta da Alessandra Cervi.
La storia di PBBB. Restato in contatto con un amico della Gran Bretagna ed ha accettato di scrivere la sua testimonianza su ciò che vuol dire essere su un charter Frontex.
LE PERSONE PORTATE COME CADAVERI
Ho avuto lo choc della mia vita quando abbiamo cominciato il nostro viaggio[dal centro di detenzione] di Tinsley House all’aeroporto. Siamo restati nel bus dalle ore 11 alle 18 senza potere uscire. Nel bus non abbiamo potuto muoverci né uscire per 7 ore, poiché ogni detenuto era scortato da due agenti di sicurezza. Gli agenti di sicurezza prendevano una pausa ogni 30 minuti ed erano rimpiazzati da altri agenti, mentre noi, restavamo seduti, stretti come sardine in scatola. Le mie gambe si sono gonfiate e sembravano pesanti come mai mi era successo. Più le ore avanzavano, più ogni ora era per noi un’ora di lotta. Mi sentivo sempre più debole, come se il mio sangue avesse smesso di circolare. Non eravamo affatto preparati a ciò che stava per succedere su quel volo charter. Ovunque posassi il mio sguardo, non c’era che punizione gratuita
C’erano molte donne tristi e molti bambini nei loro passeggini. I bambini piangevano con veemenza vedendo come i loro genitori venivano trattati. Su questo volo c’erano molte donne con neonati e i minori separati dai loro genitori avevano la tristezza sul viso.
Siamo partiti da un altro aeroporto, Gatwick. Siamo atterati a Dublino. Là, molti altri sono saliti sul volo charter. I detenuti di Dublino sono stati condotti all’aereoporto nei furgoni penitenziari e avevano le manette ai polsi. Molti erano stati percossi abbondantemente prima di essere imbarcati. Già nella stessa Gran Bretagna, un minore era stato picchiato quando aveva cominciato ascrivere il suo messaggio « ho lasciato la Nigeria quando avevo 3 anni, non ho più alcuna famiglia in Nigeria» L’agente di sicurezza al suo fianco gli diceva che non serviva a niente scrivere e che si doveva calmare. Tutt’un tratto, dalla folla sono partite delle grida che dicevano che dovevano smettere di picchiarlo in quel modo. Hanno gridato così forte che i medici sono accorsi ad occuparsi del ragazzo.
Siamo partiti da Dublino per la Spagna, ed è là che è stato più orribile: uomini e donne ammanettati alle mani e ai piedi. I due agenti di sicurezza ai miei lati hanno realizzato che le mie gambe bruciavano. Quello alla mia sinistra mi ha chiesto se avevo problemi alle gambe e gli ho detto che avevo le vene collassate. Hanno chiamato immediatamente la squadra medica. Questi hanno detto che non era previsto che fossi espulso su quel volo. L’agente di sicurezza ha di nuovo chiesto cosa si potesse fare nell’immediato.I medici hanno risposto che bisognava autorizzarmi a camminare o a trovare un posto dove mettere le gambe in alto. Riuscivo appena a muovere le gambe. é stata un’altra causa di sofferenza ed esasperazione. Quando ripenso a come siamo stati trattati su questo charter, uno spettro arriva a svuotarmi il cuore. Non mi è mai stato dato un rapporto medico, benché l’avessi chiesto mille volte. Tutti gli ospedali che ho visitato mi domandavano questo rapporto che io non avevo.
Eravamo spaventati in questo aereo, ero spaventato dal gran numero di gente che non voleva tornare nel proprio paese.
La mia esperienza: attacchi di panico che mi assalivano quando vedevo come gli agenti picchiavano tutti quelli che cercavano di contrastare i loro piani. Già all’aeroporto, tanta gente è stata maltrattata, in Spagna i detenuti sono stati insultati, la polizia li aggrediva verbalmente e li picchiava. Quando sono rivenuto dai bagni, ho visto molti di quei detenuti che erano saliti in Spagna e avevano le manette. Ho provato a domandare alla polizia perché stavano così, e allora i poliziotti hanno cominciato a picchiarmi fino a quando i poliziotti inglesi non li hanno fermati, a causa del mio stato di salute. C’erano molti bambini che piangevano a causa di queste violenze e queste grida nell’aereo. L’insieme di questi atteggiamenti inattesi mi ha ricordato le mie esperienze di tortura.
Tra i passeggeri venuti dalla Gran Bretagna, molti gridavano per dire che dovevano prima passare davanti a un tribunale, altri per dire che avevano moglie e figli qui in Gran Bretagna. Molti si domandavano cosa sarebbe successo ai loro beni che avevano lasciati.
La mia grande sorpresa è stata di non atterrare in un aeroporto nigeriano normale, ma di atterrare su un terreno chiamato NACO AIRPORT (scalo merci) e che i nostri bagagli erano stati posati lì senza alcuna custodia e molti mancavano".
Tratto da Millebabords
"Ovunque si posava il mio sguardo, non c’era altro che punizione gratuita".
Testimonianza in inglese di una persona deportata da un charter Frontex, tradotta da Alessandra Cervi.
La storia di PBBB. Restato in contatto con un amico della Gran Bretagna ed ha accettato di scrivere la sua testimonianza su ciò che vuol dire essere su un charter Frontex.
LE PERSONE PORTATE COME CADAVERI
Ho avuto lo choc della mia vita quando abbiamo cominciato il nostro viaggio[dal centro di detenzione] di Tinsley House all’aeroporto. Siamo restati nel bus dalle ore 11 alle 18 senza potere uscire. Nel bus non abbiamo potuto muoverci né uscire per 7 ore, poiché ogni detenuto era scortato da due agenti di sicurezza. Gli agenti di sicurezza prendevano una pausa ogni 30 minuti ed erano rimpiazzati da altri agenti, mentre noi, restavamo seduti, stretti come sardine in scatola. Le mie gambe si sono gonfiate e sembravano pesanti come mai mi era successo. Più le ore avanzavano, più ogni ora era per noi un’ora di lotta. Mi sentivo sempre più debole, come se il mio sangue avesse smesso di circolare. Non eravamo affatto preparati a ciò che stava per succedere su quel volo charter. Ovunque posassi il mio sguardo, non c’era che punizione gratuitaC’erano molte donne tristi e molti bambini nei loro passeggini. I bambini piangevano con veemenza vedendo come i loro genitori venivano trattati. Su questo volo c’erano molte donne con neonati e i minori separati dai loro genitori avevano la tristezza sul viso.
Siamo partiti da un altro aeroporto, Gatwick. Siamo atterati a Dublino. Là, molti altri sono saliti sul volo charter. I detenuti di Dublino sono stati condotti all’aereoporto nei furgoni penitenziari e avevano le manette ai polsi. Molti erano stati percossi abbondantemente prima di essere imbarcati. Già nella stessa Gran Bretagna, un minore era stato picchiato quando aveva cominciato ascrivere il suo messaggio « ho lasciato la Nigeria quando avevo 3 anni, non ho più alcuna famiglia in Nigeria» L’agente di sicurezza al suo fianco gli diceva che non serviva a niente scrivere e che si doveva calmare. Tutt’un tratto, dalla folla sono partite delle grida che dicevano che dovevano smettere di picchiarlo in quel modo. Hanno gridato così forte che i medici sono accorsi ad occuparsi del ragazzo.
Siamo partiti da Dublino per la Spagna, ed è là che è stato più orribile: uomini e donne ammanettati alle mani e ai piedi. I due agenti di sicurezza ai miei lati hanno realizzato che le mie gambe bruciavano. Quello alla mia sinistra mi ha chiesto se avevo problemi alle gambe e gli ho detto che avevo le vene collassate. Hanno chiamato immediatamente la squadra medica. Questi hanno detto che non era previsto che fossi espulso su quel volo. L’agente di sicurezza ha di nuovo chiesto cosa si potesse fare nell’immediato.I medici hanno risposto che bisognava autorizzarmi a camminare o a trovare un posto dove mettere le gambe in alto. Riuscivo appena a muovere le gambe. é stata un’altra causa di sofferenza ed esasperazione. Quando ripenso a come siamo stati trattati su questo charter, uno spettro arriva a svuotarmi il cuore. Non mi è mai stato dato un rapporto medico, benché l’avessi chiesto mille volte. Tutti gli ospedali che ho visitato mi domandavano questo rapporto che io non avevo.
Eravamo spaventati in questo aereo, ero spaventato dal gran numero di gente che non voleva tornare nel proprio paese.
La mia esperienza: attacchi di panico che mi assalivano quando vedevo come gli agenti picchiavano tutti quelli che cercavano di contrastare i loro piani. Già all’aeroporto, tanta gente è stata maltrattata, in Spagna i detenuti sono stati insultati, la polizia li aggrediva verbalmente e li picchiava. Quando sono rivenuto dai bagni, ho visto molti di quei detenuti che erano saliti in Spagna e avevano le manette. Ho provato a domandare alla polizia perché stavano così, e allora i poliziotti hanno cominciato a picchiarmi fino a quando i poliziotti inglesi non li hanno fermati, a causa del mio stato di salute. C’erano molti bambini che piangevano a causa di queste violenze e queste grida nell’aereo. L’insieme di questi atteggiamenti inattesi mi ha ricordato le mie esperienze di tortura.
Tra i passeggeri venuti dalla Gran Bretagna, molti gridavano per dire che dovevano prima passare davanti a un tribunale, altri per dire che avevano moglie e figli qui in Gran Bretagna. Molti si domandavano cosa sarebbe successo ai loro beni che avevano lasciati.
La mia grande sorpresa è stata di non atterrare in un aeroporto nigeriano normale, ma di atterrare su un terreno chiamato NACO AIRPORT (scalo merci) e che i nostri bagagli erano stati posati lì senza alcuna custodia e molti mancavano".
13 April 2010
Rescatados tres supervivientes del naufragio de una patera con 14 personas a bordo
Miguel Cabrera por El Mundo
ALMERIA - Un mercante ha rescatado con vida a primera hora de este martes a tres hombres de origen argelino, dos de ellos en estado muy grave que, según comunicaron a la tripulación del buque, llevaban varias horas en el agua después de que naufragara la patera en la que navegaban junto a otras 11 personas a unas 18 millas al este de Carboneras.
La tripulación del mercante 'Liliana' observó la presencia de cuatro personas que nadaban con dificultades, de las que sólo pudo rescatar a tres de ellas, mientras que no podían hacer nada por evitar que el cuarto se hundiera en las aguas en su presencia.
Según relataron los náufragos a los marineros del buque, habían permanecido durante unas cuatro horas en el agua después de que la patera en la que navegaban, una pequeña embarcación rígida, naufragara.
Dos barcos y un avión buscan a los desaparecidos
Según dijeron, la patera había partido desde las costas argelinas hacía dos días. Los supervivientes también afirmaron que en la embarcación había 14 personas, de las que once siguen desaparecidas y son buscadas por un dispositivo coordinado por Salvamento Marítimo de Almería.
En la operación de rescate participan la embarcación Salvamar 'Algenib', con base en Garrucha, y la 'Remolcanosa V', mientras que el avión 'Serviola II' de sobrevuela un amplio perímetro a al este de la zona conocida como Punta de la Media Naranja.
El servicio unificado de emergencias 112 recibió a las 17.53 horas de esta tarde aviso de Salvamento Marítimo de que el mercante había rescatado a los tres supervivientes, por lo que se comunicó los hechos a la Guardia Civil y a los servicios sanitarios. Los tres argelinos han sido evacuados en helicóptero al hospital Torrecárdenas de Almería, donde se encuentran ingresados con síntomas graves de hipotermia.
Se desconocen las causas del naufragio
Fuentes del servicio de emergencias sanitarias 061 precisaron a Europa Press que se ha despejado el área de Urgencia de Torrecárdenas para atender a las tres personas rescatadas y se han puesto en servicio hasta tres ambulancias en previsión de que se hallen más supervivientes.
El primer aviso sobre la presencia de los náufragos fue comunicado por el mercante, que alertó a Salvamento Marítimo para que acudiera a rescatarlos. Por el momento, se desconocen las causas que provocaron el naufragio de la embarcación, aunque Salvamento Marítimo ha informado de que en la zona no se registran condiciones meteorológicas adversas.
ALMERIA - Un mercante ha rescatado con vida a primera hora de este martes a tres hombres de origen argelino, dos de ellos en estado muy grave que, según comunicaron a la tripulación del buque, llevaban varias horas en el agua después de que naufragara la patera en la que navegaban junto a otras 11 personas a unas 18 millas al este de Carboneras.
La tripulación del mercante 'Liliana' observó la presencia de cuatro personas que nadaban con dificultades, de las que sólo pudo rescatar a tres de ellas, mientras que no podían hacer nada por evitar que el cuarto se hundiera en las aguas en su presencia.
Según relataron los náufragos a los marineros del buque, habían permanecido durante unas cuatro horas en el agua después de que la patera en la que navegaban, una pequeña embarcación rígida, naufragara.
Dos barcos y un avión buscan a los desaparecidos
Según dijeron, la patera había partido desde las costas argelinas hacía dos días. Los supervivientes también afirmaron que en la embarcación había 14 personas, de las que once siguen desaparecidas y son buscadas por un dispositivo coordinado por Salvamento Marítimo de Almería.
En la operación de rescate participan la embarcación Salvamar 'Algenib', con base en Garrucha, y la 'Remolcanosa V', mientras que el avión 'Serviola II' de sobrevuela un amplio perímetro a al este de la zona conocida como Punta de la Media Naranja.
El servicio unificado de emergencias 112 recibió a las 17.53 horas de esta tarde aviso de Salvamento Marítimo de que el mercante había rescatado a los tres supervivientes, por lo que se comunicó los hechos a la Guardia Civil y a los servicios sanitarios. Los tres argelinos han sido evacuados en helicóptero al hospital Torrecárdenas de Almería, donde se encuentran ingresados con síntomas graves de hipotermia.
Se desconocen las causas del naufragio
Fuentes del servicio de emergencias sanitarias 061 precisaron a Europa Press que se ha despejado el área de Urgencia de Torrecárdenas para atender a las tres personas rescatadas y se han puesto en servicio hasta tres ambulancias en previsión de que se hallen más supervivientes.
El primer aviso sobre la presencia de los náufragos fue comunicado por el mercante, que alertó a Salvamento Marítimo para que acudiera a rescatarlos. Por el momento, se desconocen las causas que provocaron el naufragio de la embarcación, aunque Salvamento Marítimo ha informado de que en la zona no se registran condiciones meteorológicas adversas.
05 April 2010
Odradek: a Sassari il nuovo libro di Del Grande
da Alguer.it
SASSARI - Parte da Sassari il lunghissimo tour di presentazioni in tutta Italia del nuovo libro di Gabriele Del Grande "Il mare di mezzo. Al tempo dei respingimenti". Il libro verrà presentato a Sassari in anteprima assoluta giovedì 8 Aprile alle 18.30 nella saletta della libreria Odradek in via Torre tonda 42.
Gabriele del Grande, toscano, viaggiatore e scrittore. è nato a Lucca nel 1982, si è laureato a Bologna in Studi Orientali. Scrive su L’Unità, Redattore Sociale e Peace Reporter e collabora con lettera27. Nel 2006 ha fondato l’osservatorio sulle vittime dell’emigrazione Fortress Europe. Per Infinito edizioni ha pubblicato Mamadou va a morire (2007) e ha collaborato a Come un uomo sulla terra (2009). Per le Edizioni del Gruppo Abele (Ega), ha collaborato al quarto taccuino del premio Ilaria Alpi Africa e Media.
Il suo blog Fortress Europe è dedicato alla memoria delle vittime dell'emigrazione e alla denuncia dei crimini commessi alla frontiera contro migranti e rifugiati. Nato nel gennaio 2006, non riceve nessun finanziamento e si regge su una rete volontaria di giornalisti, traduttori e associazioni. Il mare di mezzo è frutto di tre anni di inchieste in un unico avvincente racconto. Un viaggio tra memoria e attualità attraverso le storie che fanno la storia. La nostra storia.
La presentazione è posta all’interno di una serie di eventi promossi dalle associazioni: La Città di Ar, Libera Mente, Circolo Ilaria Alpi, in collaborazione con la libreria Odradek alcuni dei quali già realizzati su energia, lavoro, relazioni politiche, convivenza urbana, e migrazioni intitolato “Prove di un mondo diverso”.
SASSARI - Parte da Sassari il lunghissimo tour di presentazioni in tutta Italia del nuovo libro di Gabriele Del Grande "Il mare di mezzo. Al tempo dei respingimenti". Il libro verrà presentato a Sassari in anteprima assoluta giovedì 8 Aprile alle 18.30 nella saletta della libreria Odradek in via Torre tonda 42.
Gabriele del Grande, toscano, viaggiatore e scrittore. è nato a Lucca nel 1982, si è laureato a Bologna in Studi Orientali. Scrive su L’Unità, Redattore Sociale e Peace Reporter e collabora con lettera27. Nel 2006 ha fondato l’osservatorio sulle vittime dell’emigrazione Fortress Europe. Per Infinito edizioni ha pubblicato Mamadou va a morire (2007) e ha collaborato a Come un uomo sulla terra (2009). Per le Edizioni del Gruppo Abele (Ega), ha collaborato al quarto taccuino del premio Ilaria Alpi Africa e Media.
Il suo blog Fortress Europe è dedicato alla memoria delle vittime dell'emigrazione e alla denuncia dei crimini commessi alla frontiera contro migranti e rifugiati. Nato nel gennaio 2006, non riceve nessun finanziamento e si regge su una rete volontaria di giornalisti, traduttori e associazioni. Il mare di mezzo è frutto di tre anni di inchieste in un unico avvincente racconto. Un viaggio tra memoria e attualità attraverso le storie che fanno la storia. La nostra storia.
La presentazione è posta all’interno di una serie di eventi promossi dalle associazioni: La Città di Ar, Libera Mente, Circolo Ilaria Alpi, in collaborazione con la libreria Odradek alcuni dei quali già realizzati su energia, lavoro, relazioni politiche, convivenza urbana, e migrazioni intitolato “Prove di un mondo diverso”.
02 April 2010
Marzo 2010
MILANO - Marzo 2010: 20 morti alle frontiere del Mediterraneo, nonostante l'azzeramento degli sbarchi a Lampedusa e alle Canarie, in Spagna. Per saperne di più, i link alle notizie.
| 30/03/10 | Egitto | Naufragio a Kafr Sheykh. Si rovescia in mare imbarcazione diretta in Italia, ritrovati 2 cadaveri, 13 uomini sono dispersi |
| 27/03/10 | Egitto | La polizia egiziana spara su un gruppo di emigrati al confine con Israele, sul Sinai. 2 morti e 5 feriti. 11 le vittime dall’inizio dell’anno |
| 22/03/10 | Italia | I passeggeri di un’imbarcazione soccorsa 25 miglia al largo di Lampedusa parlano di 3 morti abbandonati in mare |
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