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23 July 2011

LasciateCIEntrare, il programma del 25 luglio

L'appuntamento è per le 11,00 davanti ai Cie della vostra città, insieme a parlamentari e giornalisti, per dire no alla censura imposta per circolare ministeriale da Maroni. E per parlare delle condizioni dei detenuti con i 36 parlamentari che visiteranno le strutture. Perchè gli obiettivi sono due. LasciateCIEntrare, ma anche lasciateliuscire! Di seguito il programma delle visite con orario, adesioni e referenti. Per leggere l'appello e il motivo per cui Fortress Europe aderisce alla campagna, cliccate qui.

10 July 2011

LasciateCIEntrare. Il 25 luglio contro la censura

Da Gradisca a Lampedusa. Visite parlamentari a tappeto nei centri di identificazione e espulsione (Cie) di tutta Italia per dire no alla censura imposta dal ministro dell'Interno Roberto Maroni, che dal primo aprile vieta l'ingresso nei Cie alla stampa e alle associazioni. L'appuntamento è per lunedì 25 luglio alle 11,00. Davanti ai Cie di Roma, Modena, Gradisca, Torino, Milano, Bari e Trapani. Lo stesso giorno altre delegazioni visiteranno il centro di accoglienza per richiedenti asilo (Cara) di Mineo (Ct) e i centri di prima accoglienza di Lampedusa, Porto Empedocle (Ag) e Cagliari, dove pure dal primo aprile la stampa non può più entrare. La visita al Cie di Bologna invece è anticipata a venerdì 22 luglio. L'iniziativa è stata promossa da sindacato e ordine dei giornalisti insieme a un gruppo di parlamentari, dopo il primo appello pubblicato due mesi fa proprio su Fortress Europe. Consultate il programma delle visite con orari e referenti.

13 May 2011

Lasciateci entrare! Stampa respinta al Cara di Mineo

Come tutti sapete, dal primo aprile è vietato alla stampa l'accesso nei centri di identificazione e espulsione (Cie) e nei centri di accoglienza per richiedenti asilo politico (Cara). Personalmente ho già ricevuto un diniego telefonico a una mia richiesta di accredito stampa presso il Cie di Trapani e di Brindisi. Mentre oggi 13 maggio 2011 mi è stato negato l'ingresso nel Cara di Mineo, a Catania, al seguito di due parlamentari (Marilena Samperi e Giovanni Burtone, Pd) che sono entrati per visitare il Cara dove sono attualmente ospitate circa 1.800 persone sbarcate a Lampedusa dalla Libia e che hanno chiesto asilo politico al nostro paese. Ricordo che per cancellare il diritto di cronaca in questo paese è bastata una circolare ministeriale di Maroni, che con un solo colpo di spugna ha cancellato la possibilità di raccontare quanto accade nei centri. Siano essi centri a cinque stelle come il Cara di Mineo, oppure malsani e angusti come il Cie di Trapani. Di tutto questo ovviamente i primi a non essersi accorti di niente sono proprio i giornalisti. Che tanto i cie non lo visitavano neanche prima, quando bastava mandare un fax in prefettura per chiedere l'accredito.

12 May 2011

Allah, Mu‘ammar wa Libia bas. Gheddafiani a Mineo


“Sono venuto qui, ma oggi me ne pento. Perché sono venuto qui? Perché invece non ho iniziato la guerra in Libia? Me ne pento. Ogni giorno. Lo vedi, non parlo mai con nessuno. La mia mente ribolle. Ogni benedetto giorno non parlo con nessuno. Voglio solo stare da solo. Perché se solo penso… ah… il mio cervello… mi sento che personalmente potrei uccidermi. È così ingiusto. Quell’uomo sta cercando… Gheddafi sta cercando in Libia… lui ha sfamato tutta l’Africa! Gheddafi ha sfamato tutta l’Africa!” Mohamed Ibrahim è eccitato. Tenta di difendere Gheddafi. Parla in pijin english con toni concitati, ha una brutta cicatrice sull’occhio e accompagna le frasi con ampi gesti delle mani. Ma non fa in tempo a finire il discorso. Perché intorno a lui si è formato un capannello di una ventina di ragazzi. Ascoltano a nervi tesi. Siamo sulla statale Catania - Gela, davanti al centro d'accoglienza di Mineo. Sono le tredici di martedì 10 maggio. Duecento uomini, perlopiù africani, hanno bloccato la strada per protesta. E appena sentono pronunciare il nome del colonnello libico esplodono in un grido di rabbia e fierezza: “Allah, Mu‘ammar wa Libia bas!” E lo ripetono di nuovo a pieni polmoni e tutti in coro: “Allah, Mu‘ammar wa Libia bas!”. La traduzione è facile. Allah, è dio. Mu‘ammar, è Mu‘ammar Gheddafi. E Libia è sempre la Libia. Dunque: “Dio, Mu‘ammar, la Libia e basta!”. Sono gli slogan dei sostenitori della dittatura. Sono gli slogan che dall’inizio della rivoluzione si cantano a Tripoli e Sebha, tra chi ancora sta con il regime. E questi ragazzi, appena scappati dalla Libia, non hanno dubbi su da che parte stare. Dalla parte del malik elmuluk, il re dei re. Tanto odiato in patria quanto amato nei paesi africani per la sua politica estera panafricana e terzomondista. Al punto che basta pronunciare il suo nome per trasformare la manifestazione da un sit in per i documenti a un presidio in sostegno di Gheddafi.

11 May 2011

Sofia e la nostra vergogna

Alla manifestazione a Mineo c'era anche una donna. Si chiama Sofia ed è una ragazza nigeriana. Indossava pantaloni attillati e una maglietta rossa. Ma non era un'ospite del centro di accoglienza. E non protestava per il rilascio dei documenti. Lei sulla statale ci lavora. Vende l'amore per pochi euro al migliore offerente. All'inizio non l'avevamo vista. Di lei c'erano soltanto due tracce. Un fazzolettino di carta sporco di sangue e qualche treccina di extension strappata dai capelli e buttata a terra a pochi metri dal ciglio della statale, dove comincia una stradina sterrata che corre in salita tra l'erba alta su per la collina. Appena ce ne siamo accorti, verso le 14:00, ci siamo allontanati dal presidio con alcuni ragazzi nigeriani e siamo saliti assieme su per i campi, un po' incuriositi e un po' preoccupati.

10 May 2011

Proteste a Mineo: statale bloccata per tre ore


Un gruppo di circa 200 ospiti del centro di accoglienza per richiedenti asilo politico di Mineo, ha bloccato per tre ore oggi, dalle 12:00 alle 15:00, la statale Catania - Gela, chiedendo tempi certi per l’analisi delle loro richieste di protezione internazionale e migliori condizioni di accoglienza nel “Villaggio degli aranci”.

13 March 2011

A Siracusa il primo radar anti sbarchi

Senza che nessuno se ne accorgesse, è già stato installato a tempo di record il primo radar anti-immigrati della Guardia di finanza. Un traliccio di 36 metri nel bel mezzo dell'area protetta del Plemmirio, a Siracusa. Ma il progetto è più ambizioso e prevede altri 17 siti dove saranno installati altrettanti radar. Finanzia tutto l'Unione europea, e Finmeccanica pensa al resto. I nuovi potentissimi radar serviranno a rafforzare la militarizzazione della frontiera sud della Fortezza Europa. Per capirci qualcosa di più, rilancio in rete un articolo comparso sul blog di Antonio Mazzeo, che sulla militarizzazione del territorio siciliano è uno dei massimi esperti in Italia.