Naufragio al largo delle coste turche sulla rotta per la Grecia. Lo scorso 21 settembre, i corpi senza vita di quattro uomini sono affiorati dal mare lungo le coste di Izmir nella localita' di Seferihisar. Secondo le indagini si tratterebbe dei naufraghi di un'imbarcazione affondata mentre tentava di raggiungere la vicina isola greca di Samos. Al momento non si conosce il numero dei dispersi, il bilancio delle vittime potrebbe dunque essere maggiore. Di sequito, i dettagli della notizia sulla stampa turca.
Il blog di Gabriele Del Grande. Sei anni di viaggi nel Mediterraneo lungo i confini dell'Europa. Alla ricerca delle storie che fanno la storia. La storia che studieranno i nostri figli, quando nei testi di scuola si leggerà che negli anni duemila morirono a migliaia nei mari d'Italia e a migliaia vennero arrestati e deportati dalle nostre città. Mentre tutti fingevano di non vedere.
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23 September 2011
06 November 2009
Sette afgani annegati al largo delle coste turche
ANKARA, 6 NOV - È di sette morti - cinque dei quali bambini - il bilancio del naufragio di un'imbarcazione carica di migranti avvenuto nelle prime ore di oggi al largo della località turistica di Bodrum, sulla costa turca del Mediterraneo. Lo ha riferito l'agenzia Anadolu precisando che le vittime - a parte il passatore turco - erano di nazionalità afghana e non palestinerse come riferito in mattinata. Sull'imbarcazione si trovavano 19 persone, tra cui due passatori turchi uno dei quali è riuscito a salvarsi a nuoto facendo perdere le sue tracce. Gli altri 13 sono stati tratti in salvo da pescatori accorsi sul posto dopo aver sentito le grida di aiuto e da imbarcazioni della guardia costiera turca. (ANSAmed)
15 November 2008
In Turchia, sulla strada per l'Ue. I dati sui rifugiati dell'Unhcr
ISTANBUL – È una delle principali vie d’ingresso in Europa per migranti e rifugiati, ma da anni la Turchia è divenuta essa stessa una terra d’asilo, sebbene continui ad applicare la “limitazione geografica” alla Convenzione di Ginevra sui rifugiati del 1951. In altre parole la Turchia riconosce ufficialmente soltanto rifugiati provenienti da Paesi Europei. Ovvero praticamente nessuno, dato che le domande d’asilo provengono in maggior parte da iraniani, iraqeni, somali e afgani. Tuttavia esiste un sistema di protezione. Le domande vengono registrate presso gli uffici dell’Alto commissariato delle Nazioni unite (Unhcr) per i rifugiati di Istanbul, dopodichè, in attesa dell’audizione, vengono ospitati in centri aperti in 30 città “satelliti” in tutto il Paese.26 September 2008
Nei campi minati greci
In Grecia, al confine nord-orientale con la Turchia, lungo il fiume Evros, esistono ancora i campi minati, installati dopo la crisi di Cipro, nel 1974. Dal 1990 almeno 92 persone sono rimaste uccise tentando di attraversare a piedi il confine. Dal 2003 la Grecia è impegnata a togliere dall'area gli ordigni antipersona, il termine della bonifica è previsto per il 2009.01 August 2008
Amburgo, Dikili, Patras: i campi antirazzisti dell'estate
Per chi vuole coniugare vacanza e impegno politico segnaliamo tre campeggi antirazzisti organizzati in Germania, Turchia e Grecia.
Amburgo, dal 16 al 24 agosto 2008
Amburgo organizza voli di deportazione per l’Unione Europea. Da qualche tempo, anche Frontex (l’Agenzia europea per la gestione della cooperazione operativa alle frontiere esterne) partecipa a
queste deportazioni collettive. Per formare il suo personale, Frontex realizza, vicino ad Amburgo, dei corsi di formazione nella Bundespolizeiakademie a Lubecca. Prevista una settimana di seminari e manifestazioni, tra cui un'occupazione pacifica dell'aeroporto.
Per maggiori informazioni, visitate il sito http://camp08.antira.info/
Oppure scrivete agli organizzatori
Amburgo, dal 16 al 24 agosto 2008
Amburgo organizza voli di deportazione per l’Unione Europea. Da qualche tempo, anche Frontex (l’Agenzia europea per la gestione della cooperazione operativa alle frontiere esterne) partecipa aqueste deportazioni collettive. Per formare il suo personale, Frontex realizza, vicino ad Amburgo, dei corsi di formazione nella Bundespolizeiakademie a Lubecca. Prevista una settimana di seminari e manifestazioni, tra cui un'occupazione pacifica dell'aeroporto.
Per maggiori informazioni, visitate il sito http://camp08.antira.info/
Oppure scrivete agli organizzatori
06 July 2008
Istanbul crocevia della migrazione africana
“Quando riparti allora, oggi o domani?” John scherza con Hammady nella piazzetta davanti alla moschea. Si mettono a ridere e finalmente si salutano con una lunga e articolata stretta di mano. L'hanno scampata bella e adesso si sentono invincibili. Pochi giorni prima hanno visto la morte in faccia. Quella notte John non faceva che gridare come un pazzo: “Nina! Nina!” Nina – la moglie – era l'unica donna a bordo. Si è salvata anche lei. Si sono salvati tutti. Ma poteva essere una strage. Hammadi e John sono due dei 25 sopravvissuti dell'ennesimo affondamento in mare nell'Egeo, operato stavolta non dalla Guardia costiera greca, ma da quella turca. I fatti risalgono al 4 giugno 2008, in un imprecisato punto della costa turca, a un paio d'ore di macchina da Izmir. È a Izmir che ho incontrato Hammady, un giovane calciatore professionista ivoriano in cerca di fortuna. Nel quartiere Basmane. Una rete di vicoli dietro il grande bazar, in pieno centro, nella zona vecchia della città. È l'anticamera della partenza. Dopo aver pagato i kaçakçi a Istanbul, dormono qua almeno un paio di notti tutti quelli che attraverseranno l'Egeo. Gli otel economici del quartiere chiudono un occhio sui documenti dei propri clienti e hanno il pieno garantito tutto l'anno. Nei bar dei vicoli siedono sudanesi e somali, eritrei e senegalesi, nigeriani e ivoriani. E anche molti algerini e marocchini.12 June 2008
Turchia: somalo ucciso in scontri nel cpt di Kirklareli
ANKARA, 12/06/08 - Un cittadino somalo e' morto per un colpo di arma da fuoco e quattro persone, tra cui due poliziotti, sono rimaste ferite in una rivolta scoppiata nel centro di detenzione per immigrati di Kirklareli, nella Turchia nord occidentale, alla frontiera con Grecia e Bulgaria. La protesta e' iniziata ieri notte. Gli immigrati hanno preso possesso di due pistole della polizia e tentato di fuggire, secondo quanto dichiarato dal governatore della provincia Zeki Kocberber. La polizia quindi ha chiuso gli immigrati nelle loro stanze e chiamato rinforzi dalle truppe paramilitari. La vittima avrebbe sfondato la porta e iniziato a sparare, secondo Kocberber. Gli ufficiali avrebbero sparato "un colpo di avvertimento" - secondo la versione ufficiale - quando l'uomo ha rifiutato di fermarsi tentando di scappare. L'autopsia ha confermato che l'uomo e' morto per una ferita da arma da fuoco.
06 May 2008
Trappola Grecia: divieto d'ingresso, divieto d'uscita
10 February 2008
Patrasso: rifugiati deportati in massa in Turchia
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10 December 2007
Evros: mine antiuomo alla frontiera
Alt dogana. Un uomo in divisa si drizza sull’attenti e la nostra Audi sfila sulla corsia a lato delle auto ferme per i controlli. Svoltiamo a destra e ci fermiamo nel parcheggio di una piccola base militare. John Karaganis mi fa da interprete e mi presenta il capitano Hristos Pitsianis. Piove e senza troppe formalità ci infiliamo sui sedili di un piccolo fuoristrada verde già acceso. Una fossa di un metro divide l’una dall’altra due strade sterrate parallele, coperte di ghiaia, fango e pozzanghere. Tutto intorno, nebbia e prati verdi. Ogni 500 metri due torrette di metallo, una di fronte all’altra, filo spinato e soldati di guardia. Sebbene la vallata del fiume Evros non suggerisca alcuna rottura, quella fossa d’erbacce tra le due strade è la frontiera tra Grecia e Turchia a Kastanies. La squadra ci aspetta al campo. Nove soldati sull’attenti, sotto la pioggia, ci salutano al di là della rete metallica e dei rotoli di filo spinato. A distanza di un metro uno dall’altro, triangoli rossi appesi alle maglie di ferro segnalano pericolo di morte. C’è scritto in greco, in turco e in inglese. Quello è un campo minato.30 March 2007
Turchia: la rivolta dei rifugiati del campo di Edirne
ROMA - Nel febbraio 2007, i migranti detenuti nel campo di Edirne, in Turchia, vicino alla frontiera con la Grecia, hanno dato alle fiamme, per tre volte, le mura del vecchio magazzino dove sono reclusi da mesi, in segno di protesta. Queste sono le uniche immagini della rivolta e del campo, dove ogni anno migliaia di migranti e rifugiati – soprattutto irakeni, afgani, pakistani e somali – sono arrestati per poi essere deportati.
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