16 September 2009

Ecco perché i respingimenti sono illegali. Parla l'avvocato di 24 rifugiati respinti

ROMA – Ventiquattro rifugiati eritrei e somali hanno denunciato l’Italia alla Corte europea dei diritti umani di Strasburgo. A difenderli è l’avvocato Anton Giulio Lana, del foro di Roma. Il ricorso, già depositato, fa appello all'articolo 3 della “Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali”, che vieta la tortura e la riammissione in Paesi terzi dove esista un effettivo rischio di tortura e trattamenti inumani e degradanti; all'articolo 13, che stabilisce il diritto a un ricorso effettivo; e all'articolo 4 del quarto protocollo, che vieta espressamente le deportazioni collettive.

Tutti articoli che secondo l'avvocato Lana sarebbero stati violati, dal momento che le persone sono state respinte senza nessuna identificazione, in modo collettivo, senza permettere di presentare richiesta d'asilo politico e tantomeno di poter fare ricorso. E sono state respinte in Libia, dove è documentata la pratica di torture e trattamenti inumani e degradanti nei campi di detenzione. E se è vero che i fatti sono occorsi in acque internazionali, è altrettanto vero che i respinti sono stati fatti salire a bordo di unità marittime italiane, che in base all'articolo 4 del codice di navigazione sono sotto la giurisdizione dello Stato italiano. E quindi sotto il Testo unico sull’immigrazione, come modificato dalla legge Bossi-Fini, che vieta espressamente il respingimento in frontiera “nei casi previsti dalle disposizioni vigenti che disciplinano l'asilo politico, il riconoscimento dello status di rifugiato ovvero l'adozione di misure di protezione temporanea per motivi umanitari” (articolo 10, comma 4, Testo unico sull’immigrazione).

Adesso si dovranno aspettare i tempi della pronuncia della Corte europea. Il caso non rientra nei provvedimenti di urgenza, in quanto i 24 ricorrenti sono già stati respinti in Libia. Pertanto potrebbero passare mesi prima che la Corte dichiari l'ammissibilità dei ricorsi e notifichi al governo italiano l'apertura delle indagini. Per un'eventuale sentenza invece, potrebbero passare anni. Basti pensare che ancora non è stata pronunciata la sentenza per i respingimenti in Libia effettuati da Lampedusa nel 2005. Ad ogni modo, una volta che il ricorso sarà dichiarato ammissibile, ci saranno 12 settimane di tempo perché soggetti terzi depositino i loro interventi presso la Corte, in quello che si annuncia come un ricorso chiave per il destino delle politiche di contrasto all’immigrazione nel Mediterraneo. E non solo.

Già perché in tutta questa vicenda c'è un altro aspetto. Di cui non si è parlato. Ma che interessa tutti. È questo esecutivo che calpesta lo stato di diritto. È questo governo che in nome di una ragion politica fa carta straccia delle sue leggi, e persino della sua Costituzione, perché l'articolo 10 della Costituzione italiana parla proprio di asilo politico. E allora il problema riguarda tutti gli italiani. Noi che non saremo respinti, assistiamo indifferenti all'erosione dello stato di diritto. Si comincia dalle frontiere. Si comincia dai cittadini di altri paesi del mondo. Ma di questo passo non si da dove andremo a finire.