Dopo l'ebbrezza della rivoluzione, l'avventura in mare e la ricerca della felicità in Europa, centinaia di ragazzi tunisini hanno ripreso la via del ritorno. Passano dal consolato di Genova e di Palermo, che dà una mano a chi non ha i soldi per comprarsi il biglietto della nave per Tunisi. E tornano a casa. A raccontare la loro storia è l'inviato di Al Jazeera English in questo servizio che vi riproponiamo. Le loro storie faranno forse vacillare le certezze di chi predica la teoria dell'invasione. Ma se ci fermiamo un attimo a pensare, era la cosa più ovvia da aspettarsi. Dalla Tunisia molti erano davvero partiti sull'onda dell'entusiasmo collettivo. Non parlo degli ex detenuti scappati dalle carceri tunisine durante la rivoluzione, i quali non hanno certo interesse a tornare e scontarsi la pena residua. Non parlo nemmeno di chi in Francia ha parenti e amici da cui appoggiarsi in attesa di trovare un lavoro e imparare la lingua. E nemmeno di chi in Italia ci è arrivato per la seconda volta, dopo averci vissuto una vita ed essere stato espulso negli anni passati. Parlo invece di tutti gli altri, quelli partiti più per curiosità e senso dell'avventura che non per altri motivi. Per tutti loro, era la cosa più scontata immaginarsi che chi non avesse trovato ciò che sognava sarebbe ritornato. "L'Europa ce l'eravamo immaginata diversa, tanto vale tornare", dicono a Al Jazeera. E lo fanno di propria volontà. E questo è il punto del ragionamento. La libertà di viaggiare, ma nei due sensi, la libertà di andare e di tornare.
Il blog di Gabriele Del Grande. Sei anni di viaggi nel Mediterraneo lungo i confini dell'Europa. Alla ricerca delle storie che fanno la storia. La storia che studieranno i nostri figli, quando nei testi di scuola si leggerà che negli anni duemila morirono a migliaia nei mari d'Italia e a migliaia vennero arrestati e deportati dalle nostre città. Mentre tutti fingevano di non vedere.
01 July 2011
A volte ritornano
Dopo l'ebbrezza della rivoluzione, l'avventura in mare e la ricerca della felicità in Europa, centinaia di ragazzi tunisini hanno ripreso la via del ritorno. Passano dal consolato di Genova e di Palermo, che dà una mano a chi non ha i soldi per comprarsi il biglietto della nave per Tunisi. E tornano a casa. A raccontare la loro storia è l'inviato di Al Jazeera English in questo servizio che vi riproponiamo. Le loro storie faranno forse vacillare le certezze di chi predica la teoria dell'invasione. Ma se ci fermiamo un attimo a pensare, era la cosa più ovvia da aspettarsi. Dalla Tunisia molti erano davvero partiti sull'onda dell'entusiasmo collettivo. Non parlo degli ex detenuti scappati dalle carceri tunisine durante la rivoluzione, i quali non hanno certo interesse a tornare e scontarsi la pena residua. Non parlo nemmeno di chi in Francia ha parenti e amici da cui appoggiarsi in attesa di trovare un lavoro e imparare la lingua. E nemmeno di chi in Italia ci è arrivato per la seconda volta, dopo averci vissuto una vita ed essere stato espulso negli anni passati. Parlo invece di tutti gli altri, quelli partiti più per curiosità e senso dell'avventura che non per altri motivi. Per tutti loro, era la cosa più scontata immaginarsi che chi non avesse trovato ciò che sognava sarebbe ritornato. "L'Europa ce l'eravamo immaginata diversa, tanto vale tornare", dicono a Al Jazeera. E lo fanno di propria volontà. E questo è il punto del ragionamento. La libertà di viaggiare, ma nei due sensi, la libertà di andare e di tornare.
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