29 April 2011

L'Ue boccia il reato di inottemperanza. Il commento di Paleologo

Finalmente una buona notizia. Buona davvero questa volta. La Corte di giustizia Ue ha sancito con una sentenza del 28 aprile 2011 che l'Italia deve sospendere il ricorso alla detenzione in carcere come sanzione di chi si trova sul nostro territorio con i documenti di soggiorno scaduti e un pregresso ordine di espulsione non ottemperato. In parole povere, fino a oggi se ti scadeva il permesso di soggiorno, al primo controllo ti beccavi un foglio di via e al secondo finivi dritto in carcere per non avere rispettato l'ordine del questore a lasciare l'Italia. Le pene erano da sei mesi a quattro anni. Roba della legge Bossi Fini del 2002, articolo 14 comma 5 ter. Insomma ben prima dell'ultimo pacchetto sicurezza. Un obbrobrio giudiziario che ha scritto la storia delle carceri italiane e delle politiche di creazione del disagio e della marginalità nel nostro paese. E sì perché per 10 anni, dal 2002 a oggi, migliaia e migliaia di persone sono state arrestate senza aver commesso reati e condannate perché prive di un documento di soggiorno e colpevoli di non aver lasciato l'Italia. Migliaia di processi celebrati sulla loro pelle hanno intasato le aule dei tribunali italiani, alla faccia di chi oggi propone il processo breve. Senza poi calcolare l'effetto devastante che tutto ciò può avere avuto sulle vite di moltissimi di loro, costretti in carcere per mesi e anni nelle condizioni disastrose di sovraffollamento in cui si trovano le carceri italiane da prima e dopo l'indulto del 2006. Adesso però toccherà applicare la direttiva europea sui rimpatri. La Corte di giustizia non lascia margine di dubbio. Una direttiva europea prevale sul diritto interno. E allora, secondo quella direttiva, gli Stati membri possono fare limitare la libertà di uno straniero solo come strumento atto all'identificazione e all'espulsione dello stesso, e non come pena aggiuntiva. Che poi era la stessa tesi sostenuta dalle procure di Roma, Brescia e Firenze, che già dal gennaio scorso avevano smesso di contestare il reato di inottemperanza.
Anche se poi questa direttiva rimpatri non è tutta rose e fiori. E non è un caso che tre anni fa, quando venne approvata, era soprannominata la direttiva vergogna. Se da un lato infatti vieta il ricorso al carcere come strumento delle politiche migratorie di un paese, dall'altro invece sostiene di fatto il ricorso ai centri di identificazione e espulsione, autorizzando addirittura la detenzione negli stessi centri fino a 18 mesi, sempre con la condizione che ciò sia propedeutico all'espulsione. Insomma un colpo al cerchio e uno alla botte. Ma per ora prendiamo il lato straordinariamente positivo di questa sentenza. Ovvero l'azzeramento di dieci anni di politiche di criminalizzazione delle migliaia di persone che vivono in questo paese senza i documenti o con i documenti scaduti.
Per capire meglio di cosa si tratta, vi proponiamo di seguito una analisi del professor Fulvio Vassallo Paleologo, giurista dell'università di Palermo, e il testo della sentenza della Corte di giustizia.