TUNISI – Tra i simboli del deposto regime di Ben Ali c'è anche un numero. Il 404. É il codice di errore che veniva visualizzato dai provider tunisini ogni volta che qualcuno tentava di aprire i siti proibiti. Dai siti di controinformazione come Nawaat, Al Badil o Radio Kalima, ai social network come Vimeo, Dailymotion e Youtube. La censura era così frequente che 404 è diventa una parola comune nella lingua parlata dai giovani. Ragazzi come Soufien Belhajj, classe 1982, che contro quel numero hanno speso gli ultimi anni di cyberattivismo. Lui il suo primo account su facebook lo apre all'inizio del 2008. A Tunisi si parla delle rivolte dei minatori a Redeyef, ma tutte le informazioni sono censurate. Gli unici video, registrati da Fahim Boukaddous - che per quelle immagini sarà presto arrestato – dalla rete si scaricano solo da facebook, perché youtube è censurato. Due anni dopo, il suo nome finisce sulla lista nera dei servizi segreti tunisini per il suo attivismo in rete. Ecco la sua storia.Il blog di Gabriele Del Grande. Sei anni di viaggi nel Mediterraneo lungo i confini dell'Europa. Alla ricerca delle storie che fanno la storia. La storia che studieranno i nostri figli, quando nei testi di scuola si leggerà che negli anni duemila morirono a migliaia nei mari d'Italia e a migliaia vennero arrestati e deportati dalle nostre città. Mentre tutti fingevano di non vedere.
31 January 2011
Hamadi Kaloutcha. Un cyberdissidente a Tunisi
TUNISI – Tra i simboli del deposto regime di Ben Ali c'è anche un numero. Il 404. É il codice di errore che veniva visualizzato dai provider tunisini ogni volta che qualcuno tentava di aprire i siti proibiti. Dai siti di controinformazione come Nawaat, Al Badil o Radio Kalima, ai social network come Vimeo, Dailymotion e Youtube. La censura era così frequente che 404 è diventa una parola comune nella lingua parlata dai giovani. Ragazzi come Soufien Belhajj, classe 1982, che contro quel numero hanno speso gli ultimi anni di cyberattivismo. Lui il suo primo account su facebook lo apre all'inizio del 2008. A Tunisi si parla delle rivolte dei minatori a Redeyef, ma tutte le informazioni sono censurate. Gli unici video, registrati da Fahim Boukaddous - che per quelle immagini sarà presto arrestato – dalla rete si scaricano solo da facebook, perché youtube è censurato. Due anni dopo, il suo nome finisce sulla lista nera dei servizi segreti tunisini per il suo attivismo in rete. Ecco la sua storia.
Subscribe to:
Posts (Atom)