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29 September 2011

Assolti i pescatori tunisini: il soccorso non e' reato

Il capitano Abdelbaset Zenzeri

La storia la ricorderete. Finirono in manette nel 2007 per aver salvato la vita a 44 naufraghi al largo di Lampedusa. L'accusa era di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina e resistenza a nave da guerra. In primo grado furono condannati a tre anni e mezzo di carcere. Era il mese di novembre del 2009. Un mese dopo ricevettero una medaglia d'oro al valore civile dalla federazione tedesca per i diritti umani, che pero' non allevio' la ricaduta di quella sentenza. Sembrava un attacco a tutti i pescatori, compresi i tanti capitani coraggiosi, che soprattutto a Mazara del Vallo in questi anni si sono distinti con decine di importanti salvataggi effettuati in mare.

14 July 2011

Continua l'odissea dei naufraghi salvati da nave Nato


La storia va avanti ormai da quattro giorni. E non fa onore a nessuno. Domenica scorsa una nave da guerra della marina spagnola, la Almirante Juan de Borbón, impegnata nella missione Nato in Libia, ha soccorso un vecchio peschereccio partito da Zuwara e finito alla deriva con un carico di 111 passeggeri diretti a Lampedusa in fuga dalla guerra in Libia, comprese 17 donne e 8 bambini piccoli. La barca aveva il motore in panne e anche il tentativo dei militari spagnoli di ripararlo si è dimostrato inutile. Così, come prescritto dal diritto marittimo internazionale, è scattato il salvataggio e i 111 naufraghi sono stati presi a bordo sulla nave da guerra. Il soccorso è avvenuto a circa 78 miglia dalla Tunisia, 88 da Lampedusa e 141 da Malta. Da allora è iniziata una frenetica attività diplomatica per convincere qualcuno a prendersi i naufraghi. Tecnicamente, il comando della nave militare ha dichiarato l'evento Sar (Search and Rescue, ovvero ricerca e soccorso) alle capitanerie di porto italiane e maltesi. Nessuno dei due paesi però è disposto ad autorizzare lo sbarco dei cento indesiderati profughi di guerra. Roma si sarebbe giustificata sostenendo che il luogo dei soccorsi era troppo lontano per consentire un utile intervento delle motovedette e che, comunque, il centro di accoglienza di Lampedusa era saturo e non poteva accogliere altri naufraghi. Malta invece si sarebbe rifiutata di intervenire perché la fregata si trovava a oltre dieci ore di navigazione. Alla fine però qualcuno ha deciso di forzare il blocco navale, e la nave da guerra ha mosso i motori in direzione del porto di La Valletta. Malta è stata informata della mossa in ritardo, quando ormai la fregata era a sole 40 miglia dall'isola, e ha reagito bloccando l'accesso al porto di La Valletta e inviando una nota di protesta al comando della Nato. Intanto però le condizioni dei naufraghi a bordo sarebbero critiche. Una donna incinta, il figlio e un uomo con una ferita alla mano sono stati trasferiti a bordo di una motovedetta tunisina. Mentre un'altra donna, un neonato di dieci mesi e un ragazzo sono stati trasferiti in elicottero oggi a Malta per essere ricoverati in ospedale.

06 January 2011

Una vacanza speciale

Benessere, sport, animazione e cultura: mille esperienze in un’unica vacanza ti aspettano a bordo di Costa Concordia. Questo è il messaggio di benvenuto sul sito delle Navi Costa Crociera. Nessuno dei passeggeri però si sarebbe aspettato, il giorno della befana, di ripescare sei naufraghi nel Mediterraneo. Chissà se qualcuno di loro si è immedesimato negli avventurieri. Voglio dire in fondo i turisti sulla nave e i naufraghi sul gommone battevano la stessa rotta, direzione la Spagna. Gli uni però in prima classe annoiati sulle sdraio sotto il sole, e gli altri alla deriva col rischio di finire in fondo al mare. Una sola cosa è certa. Complimenti al comandante della nave, che si è dimostrato uomo di mare, e non curante del disturbo arrecato a lor signori i passeggeri, ha prontamente prestato soccorso ai naufraghi, poi portati a terra in Spagna. Una volta era normale, ma da quando hanno condannato i pescatori di Teboulbah, ogni volta viene da dire grazie di cuore ai marittimi che sanno restare umani nonostante le leggi inospitali della terraferma. Ecco la cronaca dei fatti.

In balia del mare. "Concordia” salva sei clandestini

17 December 2009

Condannati e premiati. Lo strano caso dei pescatori tunisini

menzione del premioROMA – In Italia sulle loro teste pesa una condanna di due anni e mezzo di carcere per resistenza a pubblico ufficiale. In Germania hanno appena ricevuto una medaglia d’oro all’impegno per la salvaguardia dei diritti umani. È lo strano caso dei due comandanti dei due pescherecci tunisini che l’8 agosto 2007 salvarono la vita a 44 naufraghi nel Canale di Sicilia e li sbarcarono a Lampedusa e che sono stati processati per due anni per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina insieme ai cinque uomini dell’equipaggio. La sentenza è stata pronunciata lo scorso 17 novembre. Assolti per il favoreggiamento, i due comandanti, Bayoudh Abdelkarim e Zenzeri Abdelbasset, furono condannati a due anni e sei mesi per aver disatteso gli ordini delle autorità italiane di restare fermi al largo di Lampedusa.

17 November 2009

Assolti i pescatori tunisini. Ma resta la condanna per resistenza

I giudici della prima sezione del tribunale di Agrigento hanno assolto i sette tunisini arrestati, con l'accusa di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, l'8 agosto del 2007. I sette erano arrivati con due pescherecci sulle coste di Lampedusa con 44 migranti a bordo soccorsi a 40 miglia a sud dell'isola dopo che avevano lanciato l'sos con un telefono satellitare. La Capitaneria aveva però negato l'autorizzazione all'ingresso nelle acque territoriali ai due comandanti dei pescherecci, invitandoli a fare rotta verso le coste nordafricane. Bayoudh Abdelkarim, Bayoudh Mohamed Amin, Ibrahim Hamza, Kalifha Kamel, Zenzri Abdelbasset, Gharred Lassad e Jafouri Abdelwahed, rimasero in carcere 32 giorni. I giudici di Agrigento hanno condannato però i due comandanti dei pescherecci, Bayoudh Abdelkarim e Zenzeri Abdelbasset, a due anni e sei mesi di reclusione per l'imputazione di resistenza a pubblico ufficiale visto che disattesero gli ordini di restare fermi al largo di Lampedusa. I pm, Santo Fornasier e Maria Antonia Di Lazzaro, avevano chiesto la condanna a 3 anni e 6 mesi.

16 November 2009

Delitto di solidarietà. Il processo ai pescatori tunisini visto da Teboulbah

GUARDA IL VIDEO

Il capitano Zenzeri e l'armatore NouiraTEBOULBAH – Salvarono 44 migranti naufragati al largo di Lampedusa. Oggi rischiano tre anni di carcere e 440.000 euro di multa. I protagonisti sono sette pescatori tunisini. L’accusa è favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. I fatti risalgono all’8 agosto del 2007, ma la sentenza sarà emessa il 17 novembre 2009, dalla Corte del Tribunale di Agrigento. Un caso emblematico. Che criminalizza la solidarietà e mostra le contraddizioni tra il diritto internazionale e le leggi italiane. Da un lato la Convenzione SAR del 1979 che impone sempre e comunque il soccorso in mare e l’accompagnamento dei naufraghi in un luogo sicuro. Dall'altro il Testo unico sull’immigrazione che prevede il reato di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina per chiunque porti in Italia dei migranti senza un visto d'ingresso. Per vederci più chiaro, ho studiato gli atti del processo, e è andato a Teboulbah, in Tunisia, per incontrare il capitano sotto accusa e il proprietario dei pescherecci.

Agrigento: solidarietà ai pescatori tunisini sotto processo

L’8 agosto 2007 a Lampedusa furono arrestati, con l’accusa di favoreggiamento all’immigrazione clandestina, sette pescatori tunisini che avevano soccorso e salvato in mare 44 migranti. I profughi che provenivano da Sudan, Eritrea, Etiopia, Marocco, Togo e Costa D’Avorio vennero intercettati su un gommone in avaria. L’equipaggio dei due motopescherecci tunisini si trovava a circa 40 miglia dalle coste di Lampedusa, dove stava svolgendo attività di pesca. Dopo avere lanciato l’SOS, i comandanti hanno provveduto al trasbordo dei naufraghi – fra loro due donne in stato di gravidanza ed un bambino disabile in seguito trasferite d’urgenza in un ospedale di Palermo – per condurli nel porto “sicuro” più vicino per assicurare loro assistenza sanitaria. Dopo l’arrivo a Lampedusa i pescatori tunisini venivano rinchiusi nel carcere di Agrigento per settimane. Ora rischiano 3 anni di carcere ed una multa di 440.000 euro!

13 November 2009

Capitani coraggiosi. Il video reportage di RSI


di Franca Verda Hunziker

ROMA - “Pescatori di uomini” e “Angeli del mare”: li chiamano così e hanno ricevuto medaglie al valore dall’Alto Commissariato dell’ONU per i Rifugiati. Sono i pescatori di Mazara del Vallo che con i loro grossi motopescherecci sono stati protagonisti di epiche operazioni di salvataggio di centinaia di migranti clandestini alla deriva su gommoni o barche fatiscenti nel Canale di Sicilia. Ma c’è un’altra storia persasi nelle reti della cronaca: quella di 7 pescatori tunisini sotto processo da due anni ad Agrigento con l’infamante accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina per aver salvato e portato a Lampedusa 44 naufraghi. Una storia con implicazioni diplomatiche e politiche - con effetti collaterali devastanti per il soccorso in mare- che si dovrebbe chiudere con la sentenza il 17 novembre.

07 October 2009

Cap Anamur: tutti assolti. Il salvataggio non è un reato

cap anamur, foto Francesco CoccoAGRIGENTO – Salvare vite umane non costituisce reato. Molti lo riterranno scontato, eppure è la notizia dell'anno. Anzi degli ultimi cinque anni. Tanto infatti è passato dal 12 luglio 2004, quando l'equipaggio della nave Cap Anamur della omonima ong tedesca, venne arrestato con l'accusa di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina dopo aver salvato la vita a 37 naufraghi soccorsi nel Canale di Sicilia. Dopo un estenuante processo durato 5 anni e oltre 30 udienze in cui sono stati sentiti più di 40 testimoni, il Tribunale di Agrigento oggi ha assolto con formula piena gli imputati: Elias Bierdel e Stefan Schmidt, rispettivamente presidente dell'associazione Cap Anamur e comandante dell’omonima nave, perché "il fatto non costituisce reato". Il primo ufficiale Vlasimir Dachkevitce, è stato invece assolto per non avere commesso il fatto. Una sentenza per niente scontata, che smonta l'impianto accusatorio dei pubblici ministeri Santo Fornasier e Gemma Milani, che avevano sostenuto che non si fosse trattato di un salvataggio, quanto piuttosto di “una grande speculazione mediatica per pubblicizzare un film documentario e trarne vantaggi di notorietà”. Per questo l'accusa aveva chiesto la condanna degli imputati a 4 anni di carcere e 400.000 euro di multa.

03 October 2009

Cap Anamur: il 7 ottobre la sentenza. Iniziative a Agrigento

AGRIGENTO - A cinque anni di distanza, finalmente si chiude il processo alla Cap Anamur, la nave dell'omonima associazione umanitaria tedesca che il 12 luglio 2004 trasse in salvo 37 naufraghi nel Canale di Sicilia. La sentenza è attesa per l'udienza del 7 ottobre. Ma sul verdetto c'è ancora molta incertezza. I due pubblici ministeri del tribunale di Agrigento, Santo Fornasier e Gemma Miliani, che oggi hanno chiesto la condanna a 4 anni di carcere e 400 mila euro di multa per Elias Bierdel e Stefan Schmidt, rispettivamente presidente dell'associazione Cap Anamur e comandante dell’omonima nave. Schmidt e Bierdel furono arrestati per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, subito dopo l'attracco a Porto Empedocle. Secondo i pm, la vicenda non fu un salvataggio, ma piuttosto “una grande speculazione mediatica per pubblicizzare un film documentario e trarne vantaggi di notorietà”. La Procura sostiene addirittura che i naufraghi furono soccorsi della Cap Anamur per filmare le scene di un documentario e realizzare interviste poi pubblicate sul sito web dell'associazione

26 July 2009

Omicidio volontario al pescatore che ributtò mare naufrago somalo

AGRIGENTO, 22 luglio 2009 - Omicidio volontario. Con questa accusa la Corte di Agrigento ha condannato ieri in primo grado il pescatore barese, comandante Ruggiero Marino. Il 10 gennaio 2008 ributtò in mare uno dei passeggeri di un gommone alla deriva intercettato al largo di Lampedusa. La vittima, un 37enne somalo di nome Mohamud Ahmed Mohamed, detto Sanwà, morì annegato. Marino dovrà scontare 12 anni di carcere. La pena è stata ridotta di un terzo per il rito abbreviato. Al comandante sono state riconosciute le attenuanti generiche essendo incensurato. Marino è stato anche condannato a risarcire un gruppo dei compagni di viaggio di Sanwà, che si erano costituiti parte civile.

04 May 2009

Pescatori tunisini: chiesti 3 anni e 6 mesi. Il 20 luglio la sentenza

AGRIGENTO, 4 maggio 2009 - Volge alla fine il processo contro i sette pescatori tunisini che l'8 agosto 2007 trassero in salvo 44 migranti al largo di Lampedusa e che vennero poi arrestati per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. Nell'udienza di oggi a Agrigento, gli avvocati della difesa - Leonardo Marino e Giacomo La Russa - hanno presentato la memoria difensiva, dopo che il pubblico ministero aveva chiesto una condanna a tre anni e sei mesi di detenzione per i sette marinai, e una multa di 440.000 euro (10.000 euro per ogni persona trasportata). Il pubblico ministero ha chiesto di poter replicare alla discussione della difesa. La prossima udienza è stata fissata al 20 luglio 2009. Quel giorno si dovrebbe conoscere la sentenza della corte. Per il 20 maggio 2009 invece è attesa la sentenza per l'altro spinoso caso della Cap Anamur.

01 May 2009

Italia rifiuta accesso a nave di Malta, che protesta con l'Ue

LUCCA, 1 maggio 2009 – Altro incidente diplomatico tra Malta e l’Italia. A poco più di una settimana dal caso del mercantile turco Pinar, rimasto bloccato nelle acque del Canale di Sicilia per tre giorni con 140 naufraghi a bordo, stavolta è il turno di un peschereccio tunisino. La notte scorsa aveva soccorso 66 emigranti su un gommone alla deriva, tra cui due donne. L’operazione di soccorso è avvenuta a 23 miglia a sud di Lampedusa, e a circa 120 da Malta. Sul luogo – in acque SAR (Search and Rescue) di competenza maltese, si è recata una motovedetta della guardia costiera maltese, dopo che le autorità italiane avevano comunicato di non avere mezzi in zona. Diretta verso Lampedusa, l’unità maltese si è però vista negare l’autorizzazione a entrare nelle acque italiane e ha dovuto invertire la rotta, anche perché una delle donne a bordo era in gravi condizioni di disidratazione. I passeggeri si trovano adesso a Malta. Sono di nazionalità del Bangladesh, Marocco, Nigeria e Ghana. Saranno in parte rimpatriati e in parte detenuti per 18 mesi, nei centri per i richiedenti asilo, sulle cui condizioni Medici senza frontiere ha recentemente pubblicato un durissimo rapporto.

22 April 2009

Ancora polemiche tra Italia e Malta. In ballo 211 milioni

MILANO, 22 aprile 2009 – Continua la polemica tra Italia e Malta sulle responsabilità del soccorso in mare degli immigrati. La Commissione Europea ha discusso ieri il caso del cargo turco Pinar, ma per ora non ha preso decisioni in materia. Dal primo gennaio 2007, l’Italia ha compiuto 670 operazioni di salvataggio nelle acque Sar (search and rescue) internazionali di competenza maltese. L’obiettivo di Maroni sembra a questo punto non tanto scaricare su Malta l’accoglienza di migliaia di persone in piu’, quanto piuttosto ridistribuire i fondi europei per il controllo delle frontiere esterne. Nel 2009 l’Ue metterà a disposizione per l’Italia 17,7 milioni di euro, di cui 12,6 utilizzabili per il controllo delle frontiere marittime. Per Malta, invece, l'Ue ha stanziato 7,3 milioni; di questi la quasi totalità, 7,1 milioni sono per il controllo delle frontiere. Dall’inizio del 2007 l’Italia ha tratto in salvo 42.600 persone: solo la prima assistenza di queste persone (vitto e alloggio nei centri) è costata quasi 78 milioni. Piu’ i 3 milioni spesi per il soccorso in mare e i circa 4,5 milioni per il noleggio degli aerei con cui gli immigrati vengono trasferiti nei vari Centri di accoglienza o di identificazione ed espulsione sparsi sul territorio. Il programma pluriennale 2007-2013 prevede un contributo di 211 milioni per l’Italia. Soldi destinati all'informatizzazione e all'integrazione di un sistema unico europeo per il controllo delle frontiere, allo sviluppo di una rete europea permanente di pattuglie marittime, e alla lotta contro l'immigrazione nelle ambasciate all'estero. Soldi che sembrano troppo pochi rispetto ai 112 milioni assegnati per lo stesso periodo a Malta, uno Stato di 400.000 abitanti che riceve tra i duemila e i tremila immigrati ogni anno. Chissà che Maroni non voglia proprio rinegoziare l'assegnazione di altri fondi europei.

Cap Anamur: chiesti 4 anni di carcere per Bierdel e Schmidt

AGRIGENTO, 22 aprile 2009 – La solidarietà in mare è un reato. Ne sono convinti i due pubblici ministeri del tribunale di Agrigento, Santo Fornasier e Gemma Miliani, che oggi hanno chiesto la condanna a 4 anni di carcere e 400 mila euro di multa per Elias Bierdel e Stefan Schmidt, rispettivamente presidente dell'associazione umanitaria Cap Anamur e comandante dell’omonima nave. Sono passati quattro lunghissimi anni da quel 12 luglio del 2004, quando l’equipaggio tedesco approdò a Porto Empedocle con i 37 migranti e rifugiati salvati nelle acque del Canale di Sicilia. Coincidenza degna di nota, la richiesta di condanna arriva nelle stesse ore in cui il ministro degli Esteri Franco Frattini elogia l’Italia per aver accolto i 140 naufraghi soccorsi venerdì scorso dal mercantile turco Pinar perché “ha prevalso giustamente la solidarietà sul rispetto formale delle regole di salvataggio in mare”.

21 April 2009

In porto la Pinar. Ripartono i processi contro il salvataggio in mare

ROMA, 21 aprile 2009 – Dopo tre giorni in mare, con 140 naufraghi a bordo, e il cadavere di una ragazza nigeriana di 18 anni, il mercantile turco Pinar è stato autorizzato a entrare nelle acque italiane, e gli emigrati sono stati sbarcati a Porto Empedocle. Non si è però spenta la polemica tra Italia e Malta sugli obblighi dell'isola Stato nelle acque di sua competenza. Maroni ha inviato alla Commissione europea un dossier in cui documenta il salvataggio da parte delle autorità italiane di 40.000 persone intercettate in acque internazionali di competenza maltese, dal 2007 ad oggi. Mentre i due governi si rimpallano le responsabilità, quali ordini sono stati dati alla nostra Marina militare? Chi interverrà nel prossimo naufragio al largo di Lampedusa? E i marittimi civili saranno pronti a rischiare la fine del Pinar per un salvataggio?

18 April 2009

Mercantile bloccato a sud di Lampedusa: il governo intervenga

ROMA, 18 aprile 2009 - Assistiamo indignati alla decisione assunta dal governo italiano di rifiutare da giorni l’accesso alle acque territoriali italiane del mercantile turco “Pinar” che ha salvato dal naufragio 154 immigrati, e rifugiati, e che è ancora bloccato a venti miglia a sud di Lampedusa, con a bordo decine di feriti e il cadavere di una donna morta durante la traversata. Il comandante continua a lanciare richieste di aiuto sempre più pressanti ma le autorità italiane, al pari di quelle maltesi, rifiutano l’ingresso nelle acque territoriali. Esattamente come nel caso della nave tedesca Cap Anamur, nel 2004, i cui responsabili sono ancora oggi sotto processo ad Agrigento. Decisioni del governo italiano, come quelle assunte nel 2004, che continueranno a dissuadere in futuro le navi mercantili da interventi di salvataggio e saranno oggettivamente causa di altri morti e di altri dispersi. L'Italia deve dare accoglienza ai migranti salvati dal mercantile “Pinar”. Se, infatti, il mercantile dovesse essere fatto proseguire per la Tunisia, sua destinazione, con i migranti ancora a bordo, si realizzerebbe un respingimento collettivo, vietato da tutte le convenzioni internazionali.

02 April 2009

Capitani coraggiosi. Parlano i pescatori

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Il salvataggio del GhibliMAZARA DEL VALLO - “Ci troviamo nel passaggio. È la nostra zona di pesca, e la loro zona di transito”. Quasi ogni giorno i pescatori del Canale di Sicilia incrociano le barche dei migranti al largo di Lampedusa. E sempre più spesso sostituiscono Guardia Costiera e Marina militare in difficili salvataggi. L’ultimo è avvenuto lo scorso 28 novembre 2008. Col mare in burrasca e onde alte otto metri, cinque equipaggi siciliani hanno coraggiosamente soccorso 650 persone. Per incontrare i protagonisti di quel salvataggio, sono andato a Mazara del Vallo, primo distretto della pesca in Italia. E ho scoperto che non è la prima volta. Negli ultimi anni i pescatori mazaresi hanno salvato la vita a centinaia di uomini e donne. Le loro sono storie incredibili, di uomini ripescati in alto mare, a mollo da ore, aggrappati alla chiglia di un gommone affondato. Sono storie drammatiche, di barche capovolte durante le operazioni di salvataggio e di persone annegate a due metri dalla loro salvezza. Storie eroiche, di marinai saltati in mare, nella notte, per salvare una donna caduta in acqua. Ma anche storie crudeli, indicibili, di cadaveri ritrovati nelle reti, mangiati dai pesci. Sono le storie di una profonda umanità. Di anonimi eroi che non si sono girati dall’altra parte. Perché “quando vedi un bambino di tre mesi a mare, non pensi più ai soldi, né al tempo perso. Pensi soltanto a salvargli la vita”.

09 February 2009

Capitan vergogna: uccise migrante in mare, chiesto l'ergastolo

Disegno di Stefania Infante
MODICA, 9 febbraio 2009 - Quando Mohamed Ahmed Abdissalam telefonò al fratello, a Tripoli, gli rispose il coinquilino Garane Alì. “Sanwà è partito la settimana scorsa”, gli disse. Mohamed rimase in silenzio. Dagli Stati Uniti, dove viveva, chiamava ogni due settimane Sanwà. Lo avevano aiutato con i soldi a partire da Gaalkacyo, in Somalia, e a attraversare il deserto per arrivare in Libia. Se era a Lampedusa perchè non lo aveva ancora avvisato? “È morto”, aggiunse dopo un attimo di silenzio Garane. Lo aveva saputo da una donna somala che aveva chiamato in Libia qualche giorno prima, dall’Italia. Mohamed non chiese altro. Riagganciò e corse a comprare un biglietto per Roma, sicuro che avrebbe ritrovato il fratello.

18 May 2008

Cap Anamur. Solidarietà a Bierdel e al capitano Schmidt

La nave Cap AnamurROMA, 18 maggio 2008 - Era la notte di domenica 20 giugno 2004, quando una nave della ong tedesca Cap Anamur, navigando in acque internazionali, avvistò 37 migranti - tutti uomini e originari dell'Africa sub Sahariana - a bordo di un gommone alla deriva in acque internazionali, tra la Libia e l'isola di Lampedusa. La Cap Anamur stava facendo un giro di prova dopo aver riparato il motore a Malta. La nave ottenne il permesso di attraccare nel porto di Porto Empedocle, ad Agrigento, soltanto 21 giorni dopo, il 12 luglio 2004. Il governo italiano contestava alla Cap Anamur di essere entrata in acque maltesi e pretendeva che i profughi fossero portati a Malta. Inoltre essendo la nave di proprietà tedesca l'Italia delegava alla Germania la responsabilità dei profughi. Dopo 20 giorni di negoziazione, in cui la nave ferma in alto mare fu raggiunta da giornalisti, politici, missionari e membri del Consiglio italiano per i rifugiati (Cir), finalmente venne concesso di attraccare a Porto Empedocle. Ma al momento dell'arrivo Elias Bierdel, Stefan Schmidt e Vladimir Dachkevitce, rispettivamente presidente dell’associazione umanitaria Cap Anamur, comandante e primo ufficiale della nave omonima, vennero arrestati in flagranza di reato con l'accusa di "favoreggiamento aggravato dell'immigrazione clandestina". La nave fu posta immediatamente sotto sequestro e venne restituita all'associazione, sotto pagamento di una cauzione, solo il 28 febbraio del 2005. In seguito è stata venduta. I 37 migranti vennero portati, subito dopo lo sbarco, nel Cpt di San Benedetto ad Agrigento, chiuso pochi mesi dopo la visita del Comitato europeo di Prevenzione della Tortura. Da lì vennero trasferiti dopo 48 ore al Cpt di Pian del Lago a Caltanissetta. 30 di loro furono rimpatriati in Ghana e 5 in Nigeria. In Ghana vennero quindi arrestati per lesa immagine del paese e alto tradimento della patria. Il processo a Bierdel, Schmidt e Dachewitsch è durato cinque lunghi anni e volgerà presto alla fine.