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15 September 2009

«Noi difendiamo l’Europa!»

FORTRESS EUROPE e AUDIO DOC
presentano

«Noi difendiamo l’Europa!»
Opposizione politica e lotta all’immigrazione in Libia

Un audio documentario di Roman Herzog

In 70 minuti di audio, la lotta all'immigrazione in Libia e l'opposizione politica al regime. Con le voci dei profughi, della polizia, e degli oppositori. Interamente registrato in Libia


03 September 2009

Un grido da Ganfuda: "Venite a vedere come ci fanno morire"

BENGASI – “La comunità internazionale deve sapere. Siamo pronti a morire. Da ieri abbiamo iniziato uno sciopero della fame. Abbiamo paura. Questi ci ammazzano. Meglio tornare. Meglio tornare nel nostro paese, fanculo la guerra, in Somalia almeno eravamo liberi. Qua dentro stiamo tutti impazzendo. Nessun essere umano potrebbe tollerare quello che sta accadendo qui. La comunità internazionale deve sapere”. Dopo aver pubblicato le foto delle torture inflitte dalla polizia libica ai rifugiati somali arrestati sulla rotta per l’Italia e detenuti a Ganfuda, vicino Bengasi, siamo riusciti a raggiungere telefonicamente uno di loro. Questo è il suo drammatico racconto. Alle sue parole non rimane niente da aggiungere.

02 September 2009

In 15 foto le prove del massacro dei somali a Benghazi

ROMA – Adesso abbiamo le prove. Sono quindici foto in bassa definizione. Scattate con un telefono cellulare e sfuggite alla censura della polizia libica con la velocità di un mms. Ritraggono uomini feriti da armi di taglio. Sono cittadini somali detenuti nel carcere di Ganfuda, a Bengasi, arrestati lungo la rotta che dal deserto libico porta dritto a Lampedusa. Si vedono le cicatrici sulle braccia, le ferite ancora aperte sulle gambe, le garze sulla schiena, e i tagli sulla testa. I vestiti sono ancora macchiati di sangue. E dire che lo scorso 11 agosto, quando il sito in lingua somala Shabelle aveva parlato per primo di una strage commessa dalla polizia libica a Bengasi, l'ambasciatore libico a Mogadiscio, Ciise Rabiic Canshuur, aveva prontamente smentito la notizia. Stavolta, smentire queste foto sarà un po' più difficile.


30 August 2009

Libia: firmato accordo operativo tra Oim e Acnur

ecco il comunicato dell'Oim


Libya - The UN High Commissioner for Refugees (UNHCR) and IOM offices in Libya have signed a comprehensive cooperation agreement to address the many pressing needs of migrants, refugees and asylum seekers who are currently in reception and detention centres in Libya.

Un anno di amicizia Italia-Libia: niente da festeggiare

In occasione della visita di Silvio Berlusconi a Tripoli per il primo anniversario della firma del trattato di amicizia tra Italia e Libia, gli autori e la produzione di “Come un uomo sulla terra” e Fortress Europe la petizione per chiedere una missione parlamentare nei centri di detenzione in Libia. La petizione è rivolta ai Parlamenti Italiano ed Europeo, alla Commissione Europea e all’UNHCR ed ha già raccolto on line e su carta quasi 15.000 firme.

28 August 2009

Surman: 15 eritrei rischiano la deportazione

Riceviamo e pubblichiamo questo appello dalla comunità eritrea in Libia. 15 rifugiati politici rischiano in queste ore il rimpatrio, abbiamo allertato l'Acnur, Human Rights Watch e Amnesty International.

Appello per bloccare il rimpatrio dei 15 eritrei detenuti a Surman

"Cari amici,

scrivo questa petizione da parte di 15 richiedenti asilo eritrei detenuti nel centro di detenzione di Surman, a circa 80 km a ovest di Tripoli. Stanno molto male e la situazione fa pensare che stiano per essere deportati in Eritrea. Hanno trascorso più di tre mesi in detenzione senza nessuna speranza, insieme a prigionieri di altre nazionalità, ma in questi giorni ci sono segni che lasciano presagire il rimpatrio. Alcuni funzionari di polizia hanno chiesto loro di riempire dei moduli, li hanno fotografati e hanno preso loro le impronte digitali. Tutto questo non è mai successo prima agli eritrei detenuti in Libia, è incredibile. Loro temono che li stiano ingannando. Perché se dicessero loro che li stanno per rimpatriare, la comunità internazionale si allerterebbe e potrebbe interferire con il loro piano.

20 August 2009

Benghazi: spunta un testimone. Ecco come li hanno ammazzati

BENGHAZI – C’è un testimone oculare del massacro di Benghazi. Ha assistito personalmente alla strage dei somali nel campo di detenzione di Ganfuda. E l’ha raccontata per telefono a Fortress Europe, sotto stretto anonimato. Ecco come li hanno ammazzati.

Il campo di Ganfuda si trova a una decina di chilometri dalla città di Benghazi. Vi sono detenute circa 500 persone, in maggior parte somali, e poi un gruppo di eritrei, e alcuni nigeriani e maliani. Sono tutti stati arrestati nella regione di Ijdabiyah e Benghazi, durante le retate in città oppure durante la traversata del deserto dal sud. Molti sono dietro le sbarre da oltre sei mesi. C’è chi è dentro da un anno. Nessuno di loro è mai stato processato davanti a un giudice. Ci sono persone ammalate di scabbia, dermatiti e malattie respiratorie. Dal carcere si esce soltanto con la corruzione, ma i poliziotti chiedono 1.000 dollari a testa. Le condizioni di detenzione sono pessime. Nelle celle di cinque metri per sei sono rinchiuse fino a 60 persone, tenute a pane e acqua, e quotidianamente sottoposte a umiliazioni e vessazioni da parte della polizia. La tensione è tale che il gruppo dei detenuti somali decide di tentare l’evasione.

Berlusconi in Libia il 30 agosto per festeggiare il trattato di amicizia

ROMA - Silvio Berlusconi mantiene la promessa fatta a Gheddafi. Il 30 agosto sarà a Tripoli per celebrare la prima "Giornata dell'amicizia tra il popolo italiano e il popolo libico", istituita da Gheddafi dopo la firma a Benghazi del trattato di amicizia lo scorso 30 agosto 2008. A accompagnare Berlusconi ci saranno le frecce tricolori. Nove aerei MB339 si esibiranno nei cieli di Tripoli due giorni dopo, il primo settembre, in occasione della grande parata militare che il regime libico ha organizzato per celebrare il 40° anniversario del colpo di stato con cui Gheddafi prese il potere nel 1969. Durante la sua visita a Roma dal 10 al 12 giugno, l'Italia ha steso il tappeto rosso davanti al dittatore libico. E adesso, senza nessun imbarazzo nemmeno per la strage di 20 somali uccisi in un campo di detenzione per immigrati senza documenti a Benghazi, l'Italia si appresta a festeggiare con i massimi onori i suoi 40 anni al potere. Quarant'anni di regime macchiati di sangue e gravi restrizioni delle libertà dei 6,3 milioni di cittadini libici. E nonostante la spinta riformatrice del figlio primogenito di Gheddafi, Sayf el Islam, che ha fatto rilasciare centinaia di prigionieri politici, la situazione è ancora critica.

17 August 2009

Paleologo: denunciare la Libia al Comitato contro la tortura dell'Onu

di Fulvio Vassallo Paleologo, Università di Palermo

PALERMO, 17 agosto 2009 - Dopo giorni di notizie frammentarie provenienti da alcuni siti somali, e dopo la smentita ufficiale del governo libico, sembra confermata da fonti indipendenti la uccisione di un numero imprecisato di migranti somali detenuti nel carcere di Bengasi, alcuni, forse cinque, durante un tentativo di fuga, altri, sembrerebbe quindici, che nella fase successiva alla fuga sarebbero stati percossi a morte. Nelle proteste scaturite dalla repressione violenta del tentativo di fuga, culminato con la strage, altre decine di somali (sembrerebbe 50) detenuti all’interno della stessa struttura detentiva di Bengasi, sarebbero stati gravemente feriti con manganelli elettrici, bastoni e coltelli, utilizzati da parte della polizia libica che si scagliava contro tutti coloro che si riteneva avessero partecipato alla sommossa. Una vicenda tragica sulla quale occorre indagare.

16 August 2009

Libia: massacro a Benghazi, 20 somali uccisi dalla polizia

BENGHAZI, 16 agosto 2009 – Bagno di sangue a Benghazi. Almeno 20 rifugiati somali sarebbero stati uccisi dalla polizia libica durante un fallito tentativo di evasione dal centro di detenzione di Ganfuda, dove erano detenuti perché sprovvisti di documenti. Cinque di loro sarebbero morti sotto gli spari della polizia al momento della fuga. Gli altri 15 sarebbero invece morti a seguito delle violenze inferte loro dagli agenti di polizia, armati di manganelli e coltelli. La repressione è stata durissima, i feriti sarebbero almeno una cinquantina, in maggior parte somali. I fatti risalgono alla prima settimana di agosto. La notizia è stata diffusa il 10 agosto dal sito internet della diaspora somala Shabelle Media Network che ha parlato telefonicamente con un testimone oculare della strage. La notizia è stata ripresa anche dalla stampa libica (Libia Watanona) e internazionale (Voice of America). Ed è confermata da una terza fonte, con cui Fortress Europe è direttamente in contatto a Benghazi, ma della quale non possiamo svelare l'identità per motivi di sicurezza. Sebbene al momento non si conosca ancora l'esatta ricostruzione dei fatti e non si sappia con certezza il numero delle vittime, si tratta comunque della più grave strage avvenuta nei campi di detenzione libici. Una notizia credibile anche alla luce di massacri ben più atroci, come quello che venne commesso a Tripoli, nel carcere di Abu Salim, nel giugno del 1996 e che costò la vita a centinaia di detenuti libici (vedi lo speciale di HRW). Ovviamente le autorità libiche hanno prontamente smentito la notizia. L'ambasciatore libico di stanza a Mogadiscio, Ciise Rabiic Canshuur ha definito la notizia una “menzogna” e ai giornalisti ha chiesto: “prima di parlare o scrivere dovrebbero confrontarsi con noi”.

28 July 2009

Lettera degli eritrei a Tripoli. Torturati in Libia come in Eritrea

TRIPOLI, 23 luglio 2009 - Abbiamo ricevuto questa lettera dalla comunità eritrea di Tripoli. Sotto anonimato, per evidenti motivi di sicurezza. A quanto pare infatti l'Ambasciata eritrea in Libia starebbe cercando di individuare le nostre fonti per metterle a tacere

A long column of Eritrean soldiers moves to new positions on the central front as Ethiopia launched a new attack on Eritrea, June 2000  Photo: REUTERS

29 May 2009

Immigrazione in Libia: rapporto dell'Oim sul contesto giuridico

TRIPOLI, 29 maggio 2009 - Un rapporto dell'Organizzazione mondiale delle migrazioni fa chiarezza sul contesto legislativo che regola l'immigrazione in Libia. Un testo tecnico e dettagliato, utile per i ricercatori e operatori in Libia, per capire l'evoluzione del fenomeno migratorio nel paese negli ultimi anni. Potete scaricarlo cliccando sulla copertina.

18 May 2009

Libia: 5.171 richieste d’asilo presentate all’Acnur di Tripoli

ROMA, 18 maggio 2009 - La Libia ha firmato la Convenzione dell’Unione Africana del 1969 sui rifugiati, ma non ha mai sottoscritto la Convenzione dell’Onu sui rifugiati, del 1951. Pertanto, vista la mancanza di un sistema d’asilo, il riconoscimento dei rifugiati politici è affidato all’ufficio dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Acnur) presente a Tripoli. Un ufficio che conta su uno staff di 27 persone (25 libici e due internazionali) e che nel 2008 ha potuto beneficiare di un budget di 1.593.478 dollari americani. Ma cosa fa di concreto l’Acnur in Libia? Il numero dei rifugiati riconosciuti dall’Acnur a Tripoli è di 6.688. In maggior parte sono palestinesi (2.861) e iracheni (2.205), seguiti a lunga distanza da somali (563), sudanesi (358) ed eritrei (329). Eppure sono transitati dalla Libia gli oltre 6.000 eritrei sbarcati dal 2005 a oggi in Sicilia per chiedere asilo politico. Perché non si sono presentati all’Acnur a Tripoli? Traumatizzati dalle violenze subite nei campi di detenzione libici, in particolare al sud, gli eritrei vogliono soltanto fuggire da quel paese: “Una volta in Libia non puoi tornare indietro – dice Yacob, un rifugiato in Italia – Restare a Tripoli è un inferno, la via del ritorno passa da Kufrah e dal deserto. Se proprio devi morire, meglio continuare il viaggio”. E una guardia armata di mitra all'ingresso dell'Acnur (vedi foto) non è il segnale più incoraggiante...

La Libia prepara una nuova legge sull’asilo politico

ROMA, 18 maggio 2009 – La Libia sta preparando una nuova legge sull’asilo. E da Roma, l'ambasciatore libico Hafid Gaddur fa sapere che il suo paese è pronto a firmare la Convenzione di Ginevra sui rifugiati. Due primi passi formali per fare della Libia un paese terzo sicuro. E quindi per togliere credibilità a chi oggi come ieri critica i respingimenti in mare perché contrari al divieto di refoulement dei rifugiati, che rappresentano il 30% circa di chi oggi è intercettato in Sicilia. Insomma quello che è un importantissimo processo per la creazione di un sistema d'asilo in Libia, rischia di trasformarsi nella foglia di fico dietro la quale nascondere la vergogna dell'Unione europea sempre meno disposta a farsi carico dei propri obblighi internazionali di protezione verso i rifugiati. Ma vediamo nel dettaglio che cosa sta accadendo oltremare.

14 May 2009

Libia: esternalizzare le frontiere per esternalizzare l'asilo?

Immigrati respinti al porto di TripoliTERNI, 14 maggio 2009 – Macchi, Smalto e Buonocore. Segnatevi questi tre nomi. Sono i nomi delle tre motovedette della Guardia di Finanza partite questa mattina alla volta di Tripoli dal porto di Gaeta, dopo due settimane di esercitazioni con 41 ufficiali della Marina militare libica a bordo. Si tratta di navi di 90 tonnellate e 27 metri di lunghezza, capaci di raggiungere i 43 nodi di velocità e di navigare in alto mare. Presto saranno affiancate da altre tre unità. Consegnate alla Marina libica, serviranno a riportare a Tripoli tutti gli emigranti e i rifugiati intercettati in mare. La missione, di durata triennale, farà base a Zuwarah, dove sono già stati inviati dieci ufficiali italiani per la manutenzione dei mezzi, mentre alcuni ufficiali libici saranno distaccati presso la Sala operativa della Guardia di Finanza a Lampedusa. Il comandante della Gdf, Cosimo D'Arrigo, assicura che le operazioni saranno svolte sempre “nel pieno rispetto delle leggi e del diritto comunitario e internazionale”. Peccato che proprio in nome del diritto internazionale le espulsioni collettive in Libia vennero condannate nel 2005 dal Parlamento Europeo e dalla Corte Europea per i diritti umani.

02 April 2009

Libia: arrestati i superstiti del naufragio, sono a Tuaisha

MODICA, 2 aprile 2009 – Sono in carcere i 21 superstiti del naufragio che lunedì scorso ha fatto 230 vittime a poche miglia dalle coste libiche. Alcuni saranno presto rimpatriati, per altri invece si prospettano mesi e forse anni di detenzione. La conferma arriva dall’Organizzazione internazionale delle migrazioni, la cui missione a Tripoli è stata autorizzata dalle autorità libiche a visitare gli emigranti. Si trovano nel centro di detenzione di Tuaisha, a Tripoli, in condizioni degradanti. “Li abbiamo visitati ieri per la prima volta – ci ha detto al telefono Michele Bombassei (Oim) – e oggi stiamo tornando con un medico, perchè alcuni di loro hanno problemi di stomaco a reni, a causa dell’acqua salata che hanno bevuto”. Prima dell’arrivo dei soccorsi infatti, i 21 sono rimasti aggrappati per otto ore ai legni di poppa del peschereccio semiaffondato, fino alle 16:00. Tra i superstiti c’è anche una donna, che però è stata rilasciata per essere ricoverata in ospedale, viste le precarie condizioni di salute. Per molti di loro sono già iniziate le pratiche di identificazione per il rimpatrio forzato.

07 March 2009

“Così le navi di Frontex ci respinsero in Libia”. La storia tre liberiani

Nave di pattugliamento malteseOUAGADOUGOU, 7 marzo 2009 – Respinti in acque internazionali, al largo di Lampedusa, dalle navi di Frontex. Torturati nelle carceri libiche. E abbandonati in mezzo al deserto nigerino. È la storia recente di tre cittadini liberiani. Li ho incontrati in Burkina Faso, a Ouagadougou, a margine del festival del cinema africano, insieme ad Andrea Segre, autore del documentario Come un uomo sulla terra. Alla vigilia dell'avvio dei pattugliamenti congiunti italo libici, che affideranno alla polizia libica tutti i migranti fermati in mare, la loro testimonianza svela che cosa stia realmente accadendo in Libia.

16 February 2009

Libia:liberato l'avvocato Jumaa Attiga

MILANO, 16 febbraio 2009 - E' stato liberato ieri l'avvocato libico Jumaa Attiga, difensore dei diritti umani, arrestato a Tripoli lo scorso 31 gennaio 2009. Fortress Europe esprime il proprio ringraziamento a quanti hanno dimostrato solidarietà. Per sapere di più sulla storia di Attiga leggete questo post

10 February 2009

Libia: arrestato l'avvocato Attiga. Lo avevamo intervistato

TRIPOLI, 10 febbraio 2009 – Hanno arrestato Jumaa Attiga. L’avvocato libico che avevamo intervistato durante il mio viaggio in Libia nel novembre scorso e di cui avevo pubblicato alcune dichiarazioni nell’ultimo reportage sulla Libia. Fortress Europe esprime profonda preoccupazioni per le sorti di una delle personalità più attive della società civile libica, da anni impegnato in una campagna contro la tortura nelle carceri di Gheddafi e per la promozione dei diritti umani. Chiediamo a Amnesty International di seguire il caso.

Dall'Unione europea 20 milioni alla Libia contro l'immigrazione

TRIPOLI, 10 febbraio 2009 - Un assegno da 20 milioni di euro. Per combattere l'immigrazione africana. A tutti i costi. A pagare è l'Unione europea. E a fare il lavoro sporco sarà al solito la polizia libica. L'annuncio viene dal Commissario Ue per le relazioni esterne Benita Ferrero Waldner ieri in visita a Tripoli. Rimangono inascoltate le nostre critiche e quelle degli stessi rifugiati intervistati nel documentario "Come un uomo sulla terra". L'Europa civile conferma così la sua criminale ipocrisia. Pur di combattere l'invasione che non c'è - lo dicono i numeri: 67.000 arrivi in tutto il Mediterraneo nel 2008 - i nostri governi sono disposti a collaborare con la polizia di un regime come quello di Gheddafi. E a finanziare campi di detenzione come quello di Kufrah, nel deserto del Sahara, dove la tortura è la regola. E a rimpatriare i rifugiati politici del Corno d'Africa, che rappresentano una buona metà di coloro che attraversano il Canale di Sicilia. Per chi ancora ha dei dubbi su ciò che succede in Libia, consigliamo per l'ennesima volta i nostri reportage, le gallerie fotografiche e i nostri rapporti: