La rivoluzione in Tunisia, l'Europa che foraggiava il dittatore Ben Ali, anche con i fondi della cooperazione internazionale, e che oggi abbandona la giovane democrazia appena uscita dalle elezioni. Il sogno dei ragazzi partiti su una barca per l'Italia con l'idea di riscattarsi, e la disillusione dei tanti di loro che alla fine hanno deciso di tornare a casa. La disperazione dei genitori dei dispersi in mare, e la loro ricerca nei centri di identificazione e espulsione di mezza Italia. E infine le immagini dei pestaggi di Lampedusa del 20 settembre. Tutto questo nell'ultima puntata di Presa Diretta: Fratelli Tunisini. Ieri sera, 8 gennaio 2012, su Rai Tre l'hanno vista due milioni e mezzo di telespettatori, circa l'8,6% dello share. E da oggi è disponibile anche online. Il video integrale della puntata si può scaricare dall'archivio della Rai cliccando sull'immagine sopra. Passaparola.
Il blog di Gabriele Del Grande. Sei anni di viaggi nel Mediterraneo lungo i confini dell'Europa. Alla ricerca delle storie che fanno la storia. La storia che studieranno i nostri figli, quando nei testi di scuola si leggerà che negli anni duemila morirono a migliaia nei mari d'Italia e a migliaia vennero arrestati e deportati dalle nostre città. Mentre tutti fingevano di non vedere.
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09 January 2012
Fratelli Tunisini. Lo speciale di Presa Diretta
La rivoluzione in Tunisia, l'Europa che foraggiava il dittatore Ben Ali, anche con i fondi della cooperazione internazionale, e che oggi abbandona la giovane democrazia appena uscita dalle elezioni. Il sogno dei ragazzi partiti su una barca per l'Italia con l'idea di riscattarsi, e la disillusione dei tanti di loro che alla fine hanno deciso di tornare a casa. La disperazione dei genitori dei dispersi in mare, e la loro ricerca nei centri di identificazione e espulsione di mezza Italia. E infine le immagini dei pestaggi di Lampedusa del 20 settembre. Tutto questo nell'ultima puntata di Presa Diretta: Fratelli Tunisini. Ieri sera, 8 gennaio 2012, su Rai Tre l'hanno vista due milioni e mezzo di telespettatori, circa l'8,6% dello share. E da oggi è disponibile anche online. Il video integrale della puntata si può scaricare dall'archivio della Rai cliccando sull'immagine sopra. Passaparola.
11 November 2011
I nostri anni migliori
Cosa resta di una rivoluzione nelle vite delle persone che l’hanno attraversata? Nel racconto di cinque ragazzi tunisini, incontrati a Manduria, Mineo e Palazzo San Gervasio, un’intera vita soffocata sotto il regime di Ben Ali, la rivoluzione inaspettata e dirompente che l’ha messo in fuga. Poi la possibilità di partire, per alcuni a lungo sognata e per altri solo improvvisata. Gli anni migliori sono i loro: quelli di una generazione di giovani cui per troppo tempo è stata negata la libertà, e che hanno deciso di provare a prendersela fino in fondo.
Un film realizzato da Matteo Calore e Stefano Collizzolli per Zalab. Con Adel ben Gaied, Fehti Ouesleti, Mehrez Houihoui, Nader Lihwel, Mouez Bouarida. Per saperne di più e organizzare una proiezione, visitate il blog del film
Un film realizzato da Matteo Calore e Stefano Collizzolli per Zalab. Con Adel ben Gaied, Fehti Ouesleti, Mehrez Houihoui, Nader Lihwel, Mouez Bouarida. Per saperne di più e organizzare una proiezione, visitate il blog del film
09 November 2011
Tunisia: il limbo dei rimpatriati

tunisini a Lampedusa, foto di Alessio Genovese
un reportage di Alessio Genovese, tratto da Borderline Sicilia
A Tunisi è il 20 ottobre, il paese si sta preparando alle prime elezioni libere con gioia e preoccupazione. Alle 7 del mattino le strade sono già piene di pendolari e lavoratori. La stazione dei micro-bus di Mansuf Bay è piena di gente che viene e va da ogni parte del paese. Sono pendolari e commercianti che portano le merci più improbabili in giro per il il paese. Dalla folla mi sento chiamare, "Abu Ali, Abu Ali il giornalista". E' Karim, uno dei 1300 tunisini che erano a Lampedusa il 20 settembre, quando il centro di contrada Imbriacola prese fuoco. Ha ancora addosso i pantaloni e le scarpe che gli hanno dato al suo arrivo sull'isola. Ha il sorriso stampato sul volto e mi chiede se mi ricordo di lui. Erano tanti, troppi per ricordarmi di tutti, ma Karim è uno di quelli che non ha ancora la barba sul volto. Me lo ricordo, era tra i 300 che hanno passato la notte alla stazione di benzina dell'isola, tra quelli che sono stati pestati e aggrediti brutalmente dai lampedusani. Era con Ali Aiadi, il suo amico di sempre, un ragazzino di appena 18 anni partito ad agosto con lui da Ben Arous uno dei quartieri più popolari di Tunisi. Mi abbraccia come se fossimo amici da anni. "Come stai? Da quanto tempo sei in Tunisia?" mi chiede stringendomi la mano "vieni con me io sto partendo adesso". Non capisco, "vieni e fai il viaggio con noi, così riprendi tutto".
03 November 2011
Generazione revolution. La storia di Jihad
"La rivoluzione ci ha insegnato delle cose, tra cui il coraggio di venire qui e di attraversare il mare su una piccola barca. Siamo arrivati in 400 circa, il nostro coraggio, la nostra non paura, ci sono stati insegnati da quella rivoluzione"
Jihad è uno studente tunisino di 19 anni. Per venire in Italia ha lasciato gli studi. L'Europa era il suo sogno. Se l'è preso con coraggio sfidando il mare su una barca diretta a Lampedusa, lo stesso coraggio che aveva portato in strada i ragazzi durante la rivoluzione. CrossingTV lo ha intervistato al TPO di Bologna, un centro sociale che dà una mano ai tanti tunisini arrivati in città. Da ascoltare e condividere. Perché per capire quello che succede sulla frontiera, non ci sono migliori parole di quelle dei protagonisti. Soprattutto quando ci aiutano a decostruire il mito della disperazione. Jihad non parla di fame, di guerra e di oppressione. Parla del viaggio senza documenti come una seconda rivoluzione, come una ribellione contro un confine ritenuto ingiusto. E parla della ricerca della felicità. Attraverso l'accesso al consumo dei beni materiali e al diritto al movimento. Ascoltarlo ci dovrebbe ricordare che viaggiare non è una prerogativa dei disperati. E che i trentamila ragazzi che come Jihan sono partiti all'avventura dall'inizio dell'anno, parlano la stessa lingua della nostra generazione. E meritano una vita libera, anziché la frontiera cucita addosso nei rapporti con la gente e con le istituzioni, con il continuo rischio di essere arrestati senza documenti e detenuti per 18 mesi nei centri di identificazione e espulsione.
02 November 2011
Che cosa rimane del sogno francese
La rivoluzione, l'avventura e poi? Che fine hanno fatto migliaia di tunisini sbarcati a Lampedusa nei mesi scorsi? Molti sono andati a Parigi. France 24 ha incontrato tre di loro. E ci racconta che cosa rimane del sogno francese. Un reportage di Cyril Vanier, Julien Sauvaget e Zakaria Drias. In inglese.
01 November 2011
Espulsi 3.592 tunisini, nei Cie tornerà la calma?
La settimana scorsa è decollato da Palermo l'ultimo charter per Tunisi. A bordo c'erano i soliti 60 tunisini raccolti nei vari centri di identificazione e espulsione (Cie) di tutta Italia e la scorta di 120 poliziotti. Nelle stesse ore da Bari partivano i charter con i 99 egiziani sbarcati poche ore prima sulle coste calabresi e espulsi in tempo record. Dall'inizio dell'anno sono 3.592 i rimpatri coatti verso la Tunisia e 965 quelli verso l'Egitto. Fanno 4.557 persone espulse in deroga alle leggi nazionali sull'immigrazione. Ovvero dopo un periodo di detenzione spesso non convalidato dal giudice di pace, senza aver potuto incontrare un avvocato, e senza aver potuto parlare con i funzionari di Unhcr, Oim e Save the Children, che lavorano in frontiera proprio per garantire i diritti di chi arriva in Italia senza passaporto. Lo stato d'eccezione è diventato la norma. In nome della maggiore efficienza degli accordi bilaterali in vigore con Tunisia e Egitto. E per il ministero dell'Interno il risultato è doppio. Da un lato un numero di espulsioni fino a un anno fa inimmaginabile. Dall'altro una modifica sostanziale della popolazione dei Cie (centri di identificazione e espulsione), dove con la scomparsa dei tunisini inizia una sorta di tregua tra detenuti e forze dell'ordine dopo otto caldissimi mesi di rivolte, sommosse e fughe rocambolesche.
04 October 2011
L'amore ai tempi della frontiera. Sakina e Khayri
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| Sakina e Khayri, foto di Alessio Genovese |
17 August 2011
Via dalla Tunisia. Biglietto di sola andata
Dopo la rivoluzione che ha portato alla fine del regime di Ben Ali, più di 22.000 tunisini si sono imbarcati per Lampedusa. France 24 ha seguito i preparativi della partenza di alcuni harraga. Tra Tataouine e Zarzis. Un reportage di David Thomson e Khalil Bechir. In inglese.
06 July 2011
Svuotate Lampedusa, la Jolie non deve vedere
Sono passate due settimane dalla visita di Angelina Jolie, attrice e ambasciatrice dell'Onu, al centro di accoglienza di Lampedusa, lo scorso 19 giugno. Ma torniamo sul tema. Perché nel frattempo siamo riusciti a acquisire le immagini di ciò che Angelina Jolie non doveva vedere e di cui comunque non doveva parlare. Si tratta di due video girati di nascosto con i telefonini dentro il centro di accoglienza di Lampedusa. Li avevamo da giorni, ma li pubblichiamo solo adesso che gli autori sono riusciti a scappare dal centro di espulsione di Chinisia dove erano reclusi. Mostrano le condizioni del centro di Lampedusa nel mese di maggio, quando lo Stato italiano vi teneva sotto sequestro circa 200 tunisini.
01 July 2011
A volte ritornano
Dopo l'ebbrezza della rivoluzione, l'avventura in mare e la ricerca della felicità in Europa, centinaia di ragazzi tunisini hanno ripreso la via del ritorno. Passano dal consolato di Genova e di Palermo, che dà una mano a chi non ha i soldi per comprarsi il biglietto della nave per Tunisi. E tornano a casa. A raccontare la loro storia è l'inviato di Al Jazeera English in questo servizio che vi riproponiamo. Le loro storie faranno forse vacillare le certezze di chi predica la teoria dell'invasione. Ma se ci fermiamo un attimo a pensare, era la cosa più ovvia da aspettarsi. Dalla Tunisia molti erano davvero partiti sull'onda dell'entusiasmo collettivo. Non parlo degli ex detenuti scappati dalle carceri tunisine durante la rivoluzione, i quali non hanno certo interesse a tornare e scontarsi la pena residua. Non parlo nemmeno di chi in Francia ha parenti e amici da cui appoggiarsi in attesa di trovare un lavoro e imparare la lingua. E nemmeno di chi in Italia ci è arrivato per la seconda volta, dopo averci vissuto una vita ed essere stato espulso negli anni passati. Parlo invece di tutti gli altri, quelli partiti più per curiosità e senso dell'avventura che non per altri motivi. Per tutti loro, era la cosa più scontata immaginarsi che chi non avesse trovato ciò che sognava sarebbe ritornato. "L'Europa ce l'eravamo immaginata diversa, tanto vale tornare", dicono a Al Jazeera. E lo fanno di propria volontà. E questo è il punto del ragionamento. La libertà di viaggiare, ma nei due sensi, la libertà di andare e di tornare.
07 June 2011
L'anonima sequestri di Lampedusa
Duecento tunisini tenuti in ostaggio dallo Stato italiano da più di un mese. Due avvocati che provano a difenderli ma che si scontrano contro l'ostruzionismo del ministero dell'Interno, che finisce per negare il diritto alla difesa legale proprio a un ex prigioniero politico del regime di Ben Ali. Tutto questo mentre da Lampedusa riprendono i charter per Tunisi dei rimpatri collettivi, per evitare i quali a Pantelleria c'è chi si taglia le vene per protesta. Ma partiamo dall'inizio della storia. Da sabato scorso, 4 giugno 2011. Sono le nove del mattino, e gli avvocati Leonardo Marino e Giacomo La Russa si presentano puntuali davanti ai cancelli del centro d'accoglienza di Lampedusa, a Contrada Imbriacola. Sono venuti da Agrigento per incontrare i propri clienti: 16 cittadini tunisini trattenuti sull'isola da inizio maggio, dai quali sono stati regolarmente nominati come avvocati difensori. All'ingresso del centro li aspetta un agente di polizia. E da subito si capisce che qualcosa non va.
27 May 2011
Lampedusa: il marito di Winny pestato dai finanzieri
La sua storia aveva commosso l'Italia qualche settimana fa, quando a parlare era stata la moglie Winny, una ragazza olandese di 23 anni venuta a Lampedusa a riprendersi il marito, anche lui ventitreenne. I due ragazzi si erano conosciuti un anno fa nell'isola di Kos, in Grecia: Nizar faceva l'animatore turistico, Winny era in vacanza. È stato amore a prima vista, seguito da un matrimonio lampo, celebrato sull'isola, il 26 settembre scorso. Poi la coppia si è trasferita in Tunisia. Quando sono scoppiati i primi disordini, Winny è stato costretta a lasciare il paese mentre il marito è rimasto bloccato e ha deciso alla fine di salire su una barca per Lampedusa. Ma il sogno di un amore si è trasformato in un incubo. Ieri Nizar è stato pestato a sangue dagli agenti della Guardia di Finanza nel centro di accoglienza di Lampedusa, per poi essere arrestato. Unico pescato nel mucchio dopo i violenti tafferugli tra i reclusi tunisini e le forze dell'ordine sfociati in un pestaggio. Un pestaggio annunciato. Lo dicevamo da giorni. Che al centro d'accoglienza di Lampedusa, trasformato di fatto dal 2 maggio in un centro di detenzione, la tensione stava salendo in modo preoccupante. E che presto sarebbe scoppiata l'ennesima rivolta. E così è stato.
25 May 2011
Harraguantanamo
Uno straordinario racconto fotografico del viaggio a Lampedusa e della detenzione al campo di Chinisia, in 70 immagini scattate da un harraga tunisino, Ilyess, e montate da una giornalista modenese, Giulia, che qui ci spiega come è nato questo lavoro.
17 May 2011
Tunisini: un altro volo di rimpatrio annullato
Ci risiamo. È la terza volta in una settimana. Un altro volo charter diretto a Tunisi con 30 passeggeri da espellere, è stato annullato. È successo ieri dopo che i 30 tunisini erano stati trasferiti da Lampedusa a Palermo per essere riportati a Tunisi dopo l'espletamento delle formalità burocratiche da patte del consolato di Palermo. Il console, Abderrahman Ben Mansour, ha fatto sapere che aspetta direttive dal proprio ministero dell'Interno. Intanto i 30 sono stati smistati in vari centri di identificazione e espulsione. Dove li aspettano sei mesi di detenzione e il rilascio sul territorio italiano con un foglio di via, ovvero senza documenti di soggiorno e senza la possibilità di averli in futuro. A meno che nel frattempo l'accordo con la Tunisia non si rimetta in moto e le espulsioni di massa riprendano.
16 May 2011
Le lacrime di una sala d'attesa
Abbiamo ricevuto una lettera da un gruppo di italiani di Tunisi. Raccontano i rimpatri visti dall'aeroporto della capitale. Un aeroporto destinato a segnare la storia del paese da qualche mese ormai. Lì c'è stato il primo grande atto di disobbedienza. Da lì è fuggito il dittatore. E lì oggi ritornano. Gli esuli di una vita, accolti dagli abbracci dei parenti. E i ragazzi rimpatriati dall'Italia. Anch'essi accolti dai parenti, ma con lacrime che sanno molto più di amaro. Intanto i rimpatri sono ripresi, seppure con molta più lentezza rispetto al primo mese dopo l'accordo del 5 aprile scorso. Dopotutto è stato raggiunto il tetto degli 800 rimpatri e adesso va tutto a rilento. Fonti del Viminale parlano del rimpatrio di 30 tunisini lo scorso giovedì da Palermo. Ma dal sindacato di polizia Coisp, fanno sapere invece che già per due volte i voli di rimpatrio sono saltati per mancanza del nulla osta del consolato tunisino di Palermo, fra l'altro con spese astronomiche per il contribuente. Di seguito, la lettera degli italiani di Tunisi.
11 May 2011
Tunisia: 58 morti, 4 motovedette e 800 rimpatri
Sono almeno 58 i corpi ripescati lungo le spiagge di Skhira, Chaffar, Kerkennah, Gabes, Djerba e Mahdia durante il mese di aprile. Lo ha riferito il ministro dell'Interno tunisino Habib Essid, presente oggi al porto di Civitavecchia per la consegna alla Tunisia di quattro motovedette italiane che saranno impegnate nei pattugliamenti della costa tunisina con equipaggi tunisini a bordo. La cerimonia presidiata dal ministro dell'interno Maroni ricordava per certi versi la consegna nel 2009 delle motovedette ai libici per i respingimenti. E infatti il senso è lo stesso. Serviranno a bloccare in mare i ragazzi delle traversate e a riportarli in Tunisia. Nelle prossime settimane saranno ceduti anche anche 28 fuoristrada tropicalizzati, 10 motori fuoribordo e 10 quadricicli. Mentre sono già stati consegnati a Tunisi 60 personal computer, 10 scanner, 20 stampanti e 20 metal-detector portatili. È inoltre in fase avanzata il ripristino di 7 imbarcazioni da 17 metri già in uso alle forze di polizia tunisine. Dopotutto il nuovo ministro tunisino Essid l'ha detto: "La Tunisia ha come priorità la sicurezza e vogliamo compiere ogni sforzo per impedire l'attraversamento illegale delle frontiere". Intanto a Lampedusa rimangono trattenuti nel centro di prima accoglienza gli ultimi 137 tunisini, compresa una donna e 11 minori. I rimpatri in Tunisia sono di fatto sospesi dal 23 aprile scorso, giorno dell'ultimo volo. L'accordo del 5 aprile infatti, prevedeva sì rimpatri collettivi su due voli al giorno da 30 passeggeri l'uno, ma soltanto per una quota massima di 800 rimpatri, che evidentemente è già stata raggiunta. Come dire che iniziano i pattugliamenti e finiscono i rimpatri.
03 May 2011
Il poeta di Tozeur e i harraga di Ventimiglia
A Ventimiglia ho incontrato un poeta. Si chiama Imad, e prima di partire era uno studente di ingegneria meccanica all'università di Sidi Bouzid, la città dove è scoppiata la rivoluzione in Tunisia lo scorso 17 dicembre. Eravamo davanti alla stazione di Ventimiglia il giorno della manifestazione della campagna Welcome, con tutti i treni per la Francia soppressi e gli striscioni in piazza contro le frontiere. Quando ho chiesto a Imad di raccontarmi del viaggio, e da quanto tempo stava pensando di bruciare la frontiera, mi ha risposto con una poesia in arabo classico. Gli altri harraga, tutti ragazzi dello stesso paesino, Bi'r Ali Ben Khalifa, annuivano con la testa e alcuni continuavano a recitare altri versi dello stesso poeta. Abu-l-Qacem Chebbi, il poeta contemporaneo più conosciuto della Tunisia. Un sognatore, come i harraga, morto ancora da ragazzo, a soli 25 anni nel 1934. Anche lui del sud, il sud ribelle e indomito del paese. Di Tozeur per l'esattezza. In questi giorni sono andato su internet a cercare il testo completo della poesia. L'ho trovata e l'ho tradotta in italiano.
19 April 2011
Liberi come il vento. Si scrive Ventimiglia si legge modernità
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| Con Nizar durante la manifestazione a Ventimiglia |
04 March 2011
Guantanamo Italia. Su facebook la protesta dei tunisini del Cie di Torino
Sono arrivati a Lampedusa senza valigie, ma si sono portati appresso un po' del vento rivoluzionario che da dicembre scuote la Tunisia. Gli ingredienti sono gli stessi: mobilitazioni pacifiche e comunicazione sui social network e sulla stampa internazionale. Loro sono trenta dei seimila tunisini arrivati a Lampedusa dall'inizio dell'anno. Lavoratori diretti in Francia dove i familiari li stanno aspettando pronti a farsene carico. Da ormai tre settimane sono reclusi nel centro di identificazione e espulsione di Torino, e adesso che hanno capito che dovranno restare in gabbia per altri sei mesi e con il rischio di essere espulsi, hanno organizzato la protesta. Dentro il centro hanno proclamato lo sciopero della fame. Hanno iniziato a rifiutare il cibo martedì e oggi è il quinto giorno che non mangiano. Giovedì sono svenuti tre ragazzi e altri due si sono sentiti male. Sono tutti molto stanchi, ma si dicono pronti a portare avanti la protesta fino al giorno della loro liberazione. E intanto si sono organizzati su internet.
03 March 2011
La cosa più bella al mondo è la libertà
“Non è per le condizioni del centro, è per la libertà. Che me ne importa di come si mangia, lo vedi qui è a posto, ma perché ci devono tenere rinchiusi come animali?”. Ali è un elettricista di Zarzis, suo zio l'aspettava a Parigi. Ma a questo punto non sa più neanche lui se e quando arriverà. “Non si capisce niente. C'è chi dice che ti tengono dentro sei mesi, chi dice che ti rimandano in Tunisia”. Centro di identificazione e espulsione di Modena. È la mattina di venerdì 25 febbraio. Mancano ancora due giorni alla rivolta di domenica. E la prefettura mi ha autorizzato a visitare il centro. Con un po’ di insistenza ho finalmente ottenuto l’ok per l’ingresso nei moduli dove sono reclusi i tunisini trasferiti da Lampedusa nelle settimane scorse.
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